Archive for luglio 2012

Un eroe della storia: Enrico VIII d’Inghilterra

29 luglio 2012

Enrico VIII d’Inghilterra, vissuto circa cinquecento anni fa, è uno degli uomini più importanti della storia, un vero e proprio eroe, sebbene egli sia enormemente sottovalutato, perfino dagli inglesi medesimi.

Senza la sua incrollabile ed energica convinzione della sovranità dello Stato, probabilmente noi oggi andremmo ancora a cavallo e la nostra vita sarebbe molto più breve e costellata di malattie inguaribili.

Infatti, senza il suo scisma, che bloccò le ingerenze della Chiesa di Roma negli affari dello Stato inglese, la scienza, che era stata creata dal Rinascimento italiano (vedi post precedente) e che in Italia era stata poi annientata proprio dalla Chiesa di Roma, non avrebbe potuto trovare un rifugio sicuro in Inghilterra e non avrebbe potuto svilupparsi (dato che in Europa, all’epoca, nessun altro paese avrebbe potuto offrirle rifugio).
Newton avrebbe forse passato tutto il suo tempo, prudentemente, a compulsare la Bibbia (è noto che aveva una vera e propria passione per essa), oppure avrebbe fatto la fine di Galileo, che fu condannato agli arresti domiciliari a vita. Invece egli potè esprimere liberamente tutto il suo genio ed ebbe il consenso e l’ammirazione di tutti, tanto che divenne Sir e presidente della The Royal Society of London for Improving Natural Knowledge, nota più semplicemente come The Royal Society, fondata nel 1660. Alla sua morte Newton ebbe funerali di Stato e fu sepolto nell’Abbazia di Westminster.

Occorre ricordare che in Italia l’Accademia dei Lincei, di cui fece parte Galileo, fu chiusa nel 1630 e l’Accademia del Cimento, fondata dagli allievi di Galileo, fu chiusa nel 1667.

Enrico VIII è per noi un insegnamento fondamentale: egli ci indicò la via. Per esempio quando si sbarazzò di Tommaso Moro (Thomas More), l’autore di “Utopia”, che da allora in poi è il nome con cui si bollano tutte le fantasie politiche irrealizzabili scritte prima e dopo la pubblicazione di quest’opera. In conformità agli usi del tempo, Thomas More fu condannato a morte.

Noi oggi siamo più progrediti e, giustamente, non adoperiamo più la pena di morte.
Ma possiamo sbarazzarci degli spacciatori di utopie in un modo estremamente facile e del tutto innocuo: basta un tratto di matita sulla scheda elettorale, quando siamo chiamati a votare.

Copyright © 2012 Luigi Cocola. Tutti i diritti riservati.

Annunci

Cos’è l’Occidente?

28 luglio 2012

Il termine “Occidente” è assai spesso frainteso, mentre è essenziale comprenderne esattamente il significato.

L’Occidente è il luogo ideale delle culture nate dal crollo dell’Impero romano d’Occidente, crollo provocato dal Cristianesimo (da cui il Medio Evo). Così, ad esempio, il Brasile fa parte dell’Occidente tanto quanto il Portogallo, perché è la lingua l’elemento fondante di una cultura.

Occorre puntualizzare che il Cristianesimo presenta sia lati negativi, che possono essere altamente distruttivi (ad esempio il Medio Evo), sia lati positivi, che hanno trasformato il mondo, costituendo la via del cambiamento, ossia la via di ciò che Jacques Monod indica come “una seconda evoluzione, quella culturale” (Jacques Monod, Il caso e la necessità, 1974, Mondadori, pag. 133).

Infatti è nell’ambiente cristiano che nacque e si sviluppò la scienza, laddove perfino il cosiddetto miracolo greco non era riuscito a darle i natali.

Ovviamente occorre comprendere un dato, estremamente semplice e del tutto assodato, che alcune menti molto raffinate non vogliono, per motivi loro, accettare: che la matematica non è scienza, che per “scienza” si intende universalmente la “scienza sperimentale”.

Leggiamo cosa scrive a questo proposito Alan Cromer, un fisico nostro contemporaneo:

“So what is physics? It is a motivation and a method. The motivation is the same as that of the Greeks: to find the fundamental nature of things. But the method is that of Galileo: to investigate simple systems by means of experimentation and mathematical analysis.” (Alan Cromer, Physics for the Life Sciences, 1977, McGraw-Hill, pag. 3).

In realtà la primissima formulazione del metodo scientifico, che consiste nell’associazione di sperimentazione e matematica, come scritto giustamente da Cromer, si ha prima di Galileo, ossia nel Rinascimento.

Leggiamo infatti questo passo di Leonardo:

“Nessuna umana investigazione si può dimandare vera scienza, se essa non passa per le matematiche dimostrazioni; e se tu dirai che le scienze, che principiano e finiscono nella mente, abbiano verità, questo non si concede, ma si nega per molte ragioni; e prima, che in tali discorsi mentali non accade esperienza, senza la quale nulla dà di sè certezza.” (Leonardo da Vinci, Trattato della pittura, 1996, Newton Compton, pag. 4).

Del resto il ruolo di Leonardo nella genesi del metodo scientifico è ampiamente riconosciuto.

Ludovico Geymonat, un filosofo della scienza, scrive a questo proposito:

“Dal punto di vista metodologico, egli può venir considerato un precursore di Galileo, per l’importanza essenziale attribuita sia all’esperienza che alla matematica…” (Ludovico Geymonat, Storia del pensiero filosofico e scientifico, 1977, Garzanti, vol. 2, pag. 56).

Quando Galileo fu messo agli arresti domiciliari a vita dalla Chiesa di Roma, la scienza in Italia ne fu annientata, ma essa trovò la sua sede in Inghilterra, grazie allo scisma di Enrico VIII e al genio di Newton.

Leonardo, Galileo e Newton erano di religione cristiana e vivevano in culture cristiane.

Ho approfondito l’argomento del rapporto fra Cristianesimo e scienza nel mio saggio: Il leviatano senza spada – Una teoria del popolo italiano e del Cristianesimo (19 aprile 2012, terza edizione), vedi:

http://www.lulu.com/shop/luigi-cocola/il-leviatano-senza-spada/paperback/product-20071149.html

La scienza non è niente altro che un prodotto, anche se indiretto, del Cristianesimo e quindi l’Occidente non può rinunciare a questa religione, in quanto tagliare le radici da cui è nato l’albero della scienza sarebbe un’assoluta follia.

Quando noi osserviamo un qualsiasi oggetto fabbricato per mezzo della scienza, ad esempio un treno, un’automobile, un aereo, un computer, ecc. ecc., noi vediamo l’Occidente, o meglio, la potenza del potere creativo dell’Occidente.

Come ho spiegato in dettaglio nel suddetto saggio, questo potere creativo è un effetto, anche se indiretto, dei valori del Cristianesimo.

Copyright © 2012 Luigi Cocola. Tutti i diritti riservati.

Essere per lo Stato non vuol dire essere antinglesi e antiamericani

27 luglio 2012

In alcuni di coloro che auspicano l’uscita dall’euro e il ripristino dello Stato (quello vero, lo Stato sovrano, non le parodie di Stato che ci sono oggi in Europa) è possibile notare un certo atteggiamento antinglese e antiamericano, più o meno pronunciato.

Ciò, sul piano della ragione, è assurdo.

Gli inglesi sono notoriamente euroscettici: infatti non hanno accettato l’euro e si sono tenuti ben stretta la loro sterlina.

Gli statunitensi, poi, hanno un’idea estremamente salda dello Stato e della sua sovranità (chi s’immagina il contrario, semplicemente non li conosce). Del resto anche gli inglesi la pensano così.

Non che nel Regno Unito o negli Stati Uniti d’America non esistano pazzi, illusi e sognatori (“You may say I’m a dreamer…” cantava John Lennon nel suo inno alla fratellanza universale e all’anarchismo, prima di morire ammazzato in mezzo alla strada).

Ma essi non riescono a influenzare in modo significativo la loro politica nazionale, ciò che invece, purtroppo, accade altrove, perfino nella grande e gloriosa cultura francese, la cultura che con Carlo Martello, il nonno di Carlo Magno, salvò l’intero Occidente nel 732, vincendo la battaglia di Poitiers (nota anche come battaglia di Tours) contro gli islamici.

Copyright © 2012 Luigi Cocola. Tutti i diritti riservati.

Il disastro europeo e il disastro italiano

24 luglio 2012

Apro le News di Google e trovo sempre, in cima alla lista, articoli riguardanti il disastro europeo.

Ma nessuno fa niente: la politica non dà più risultati.

I politici italiani e i partiti politici italiani sembrano appartenere all’altro secolo, sorpassati, inutili, incapaci non dico di capire la situazione, che sarebbe pretendere troppo, ma perfino di agitarsi senza scopo, come fanno coloro che stanno per annegare. Neanche di un sussulto sono più capaci. La politica italiana sembra morta, pietrificata.

È uno scenario disastroso, di catastrofe conclamata.

Copyright © 2012 Luigi Cocola. Tutti i diritti riservati.

Spread e Spleen

23 luglio 2012

«Gli spread di Spagna e Italia venerdì si sono impennati fino a toccare i 610 e i 500 con rendimenti altissimi del 7,2% e del 6,1% e le borse hanno chiuso ‘a picco’.»

http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/economia/2012/07/22/Domani-test-brivido-Torna-paura-Grecia_7222639.html

«chaque jour vers l’Enfer nous descendons d’un pas, sans horreur»

Charles Baudelaire, Les Fleurs du Mal, Au Lecteur

Copyright © 2012 Luigi Cocola. Tutti i diritti riservati.

I due corni del problema

22 luglio 2012

Nella trasmissione TV di Gianluigi Paragone “L’ultima parola” del 20 luglio 2012 c’era anche Paolo Barnard, il giornalista noto per essersi fortemente impegnato nella divulgazione della Teoria Monetaria Moderna (Modern Monetary Theory, o Modern Money Theory, MMT).

Barnard è assai encomiabile per la passione e l’impegno che profonde nel propagandare soluzioni nuove al disastro economico provocato dall’euro e nel propagandare il concetto che senza lo Stato siamo completamente indifesi nei riguardi del sistema finanziario internazionale.
Vedi:

http://paolobarnard.info/

Ebbene, Barnard, nella suddetta trasmissione TV, ha espresso un concetto fondamentale:

“Lei [si rivolgeva a Maroni] si deve porre la domanda: chi crea la liquidità? Chi crea il bene finanziario? 1. Lo Stato 2. Le banche. Con il sistema euro lo Stato è morto.”

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-562e7042-d847-4816-921b-ec60c4536332.html#p=0

O lo Stato o le banche. Sono questi i due corni del problema.

La sinistra politica italiana, spacciatrice di utopie, ha voluto eliminare lo Stato pensando di realizzare il paradiso in terra, di realizzare l’utopia, e invece, senza lo scudo dello Stato, si è trovata davanti il potere delle banche!
Non che lo Stato sovrano non abbia il potere, ma un conto è un potere che ha lo scopo di difendere la comunità, un altro è un potere al quale della comunità non frega niente, un potere per il quale la comunità è solo un pollo da spennare!

Illuminante, sempre nella suddetta trasmissione TV, anche il breve intervento di Alain Parguez (Professore Emerito di Economia dell’Université de Franche-Comté at Besançon, ed ex consigliere di Mitterrand), il quale ha detto chiaro e tondo che l’euro è stato creato proprio per distruggere lo Stato.

Vedi un altro intervento di Alain Parguez, quello pronunciato a Rimini il 25 febbraio 2012 al seminario sulla Teoria Monetaria Moderna organizzato da Paolo Barnard:

http://www.libreidee.org/2012/05/parguez-con-leuro-si-avvera-oggi-il-sogno-dei-fan-di-hitler/

Focalizziamo l’attenzione su un punto di quest’ultimo intervento di Parguez:
“Cito il direttore generale del ministero delle finanze francese, che appartiene all’ordine monastico dei Benedettini ed è anche il capo dell’Opus Dei francese – fra l’altro, anche la Commissione Europea (come il governo francese) è ampiamente controllata dall’Opus Dei.”

Leggiamo adesso questo passo di Bobbio:
“All’estremo opposto l’ideale della fine della società politica e della classe politica che ne trae un abusivo vantaggio è stato predicato da una concezione che oggi si direbbe tecnocratica dello Stato, come quella esposta da Saint-Simon secondo cui nella società industriale ove protagonisti non sono più i guerrieri e i legisti ma diventano gli scienziati e i produttori, non ci sarà più bisogno della «spada di Cesare». Questo ideale tecnocratico peraltro si accompagna in Saint-Simon con una forte ispirazione religiosa (il nouveau christianisme), quasi a suggerire l’idea che questo salto fuori della storia che è la società senza Stato [il corsivo è mio] non sia pensabile prescindendo da un’idea messianica.” (Norberto Bobbio, Stato, governo, società, Einaudi, 1995, pag. 124).

Copyright © 2012 Luigi Cocola. Tutti i diritti riservati.

Gli Stati non sono razzi e non hanno una funzione propulsiva

21 luglio 2012

Ho visto ieri sera in TV la trasmissione di Gianluigi Paragone “L’ultima parola”. E ho sentito l’ex ministro Maroni dire assurdità del tipo, ad esempio, che «…gli Stati nazionali, così come li conosciamo, hanno finito la loro funzione propulsiva…».

Vedi:

http://video.corriere.it/maroni-sbagliato-entrare-euro-ma-non-bisogna-uscirne/5ca82730-d310-11e1-acdf-447716ba2f20

Se Norberto Bobbio fosse ancora vivo e fosse stato presente, avrebbe spiegato a Maroni (laureato in giurisprudenza, ex ministro dell’interno ed ex ministro del lavoro) che l’idea dell’«estinzione dello stato» è «un’ubbia, una specie di fissazione», in quanto: «…non vi saranno più matrimoni infelici, incidenti automobilistici, delitti sessuali? E se vi saranno a chi spetterà il còmpito di proclamare la separazione o il divorzio, il risarcimento del danno e la pena, se non a un giudice, e a chi di farle eseguire se non a funzionari muniti di forza?» (Norberto Bobbio, Politica e cultura, Einaudi, 2005, pagg. 158-159).

Si tratta, cioè, di una delle «due funzioni essenziali» dello Stato: «la milizia e i tribunali» (Norberto Bobbio, Stato, governo, società, Einaudi, 1995, pag. 124).

Non esiste una terza funzione dello Stato, quella propulsiva, come sembra ritenere invece l’ex ministro Maroni.

Copyright © 2012 Luigi Cocola. Tutti i diritti riservati.

Bertrand Russell e John Locke

19 luglio 2012

Ecco cosa pensava Bertrand Russell del concetto di stato di natura di Locke:

“Quanto allo stato di natura, Locke fu meno originale di Hobbes, il quale parlava di uno stato in cui ci fosse la guerra di tutti contro tutti e la vita fosse sgradevole, brutale e breve. Ma Hobbes era reputato un ateo…
…La convinzione dell’esistenza di un felice «stato di natura» nel remoto passato, è derivata in parte dalla narrazione biblica dell’età dei patriarchi, e in parte dal mito classico dell’età dell’oro. La convinzione della bruttezza del remoto passato nacque solo più tardi, con la dottrina dell’evoluzione [il corsivo è mio].
La frase seguente è fra tutte quella che si può prendere più verosimilmente, in Locke, come definizione dello stato di natura:
«Gli uomini vivono insieme secondo ragione, senza nessuno sulla terra che sia superiore agli altri, e hanno l’autorità di giudicarsi tra loro: questo è propriamente lo stato di natura». [John Locke, Due trattati sul governo, II Trattato, Cap. III, 19]
Questa non è una descrizione della vita dei selvaggi, bensì quella di un’immaginaria comunità di virtuosi anarchici, che non hanno bisogno di polizia o di tribunali perché obbediscono sempre alla «ragione»…”

(Bertrand Russell, Storia della filosofia occidentale, 1967, Longanesi, pag. 817).

Come ho scritto nel post precedente, la causa prima della tendenza autodistruttiva continua dell’Occidente è proprio il concetto di stato di natura di Locke, perché ha imposto alla cultura occidentale il mito dell’inutilità (anzi della dannosità) dello Stato.

Copyright © 2012 Luigi Cocola. Tutti i diritti riservati.

Perché l’Occidente cerca ripetutamente di suicidarsi

18 luglio 2012

Come ho già scritto in un post precedente, da quando John Locke pubblicò i Due trattati sul governo (Edizioni Plus, 2007), ossia dal 1690, l’Occidente non fa che sfornare ideologie che hanno lo scopo di eliminare lo Stato.

Dato che lo Stato (intendo uno Stato vero, ossia sovrano) è indispensabile per proteggere la comunità sia “dall’aggressione di stranieri” (che, oggi lo sappiamo, può essere anche un’aggressione condotta con le armi dell’economia), sia “dai torti reciproci” (per opporsi a questi ultimi lo Stato adopera le leggi), come scritto da Thomas Hobbes (Leviatano, 2009, Laterza, pag. 142) e ribadito da Norberto Bobbio (Stato, governo, società, Einaudi, 1995, pag. 124; Politica e cultura, Einaudi, 2005, pagg. 158-159), sfornare ideologie che hanno lo scopo di eliminare lo Stato non vuol dire altro che tentare di suicidarsi.

Bobbio ha fornito un elenco di queste ideologie (comunismo, anarchismo, ecc. ecc.) in Stato, governo, società, Einaudi, 1995, pagg. 122-125. Oggi bisogna aggiornare quest’elenco, aggiungendo l’europeismo e il multiculturalismo.
L’origine e lo scopo dell’europeismo e del multiculturalismo sono gli stessi di quelli dell’anarchismo e del comunismo. L’origine è il concetto di stato di natura di Locke, lo scopo è quello di eliminare lo Stato.

La mia tesi è infatti questa: Locke descrivendo l’uomo come un essere che allo stato di natura è virtuoso e razionale, un essere che vive naturalmente in armonia con i propri simili, ha introdotto nella cultura occidentale il mito dell’inutilità (anzi della dannosità) dello Stato. Lo Stato deve essere quindi eliminato. È l’irrealistico concetto dello stato di natura di Locke a condurre, nel Settecento, a Rousseau e infine, nell’Ottocento, a Marx, Engels e al comunismo da un lato e a Proudhon e all’anarchismo dall’altro.

In altre parole, il concetto di stato di natura di Locke ha prodotto nel corso del tempo una sorta di credenza religiosa, o meglio parareligiosa, che consiste nella volontà di eliminare a tutti i costi lo Stato.
Ma la realtà delle cose è ben diversa e ogni tentativo di eliminare lo Stato fallisce (come sono falliti l’anarchismo e il comunismo nel Novecento).

Così il fallimento dell’euro (il disastro europeo) è in realtà l’epifenomeno di qualcosa di molto più grande, di cui nessuno parla. Si tratta, cioè, di una tendenza autodistruttiva continua dell’Occidente. Questa tendenza non ha niente a che fare con gli immaginari cicli vitali ineluttabili di Oswald Spengler (Il tramonto dell’Occidente, 1978, Longanesi), né, tantomeno, con le teorie del complotto (vedi Wikipedia, Teoria del complotto), che vanno così di moda oggi.

Copyright © 2012 Luigi Cocola. Tutti i diritti riservati.

Multiculturalismo, razzismo e politiche di immigrazione

15 luglio 2012

Innanzitutto voglio chiarire che tutto ciò che segue è scritto dal punto di vista della teoria dello Stato (che fa parte della scienza politica), ossia dal punto di vista di Machiavelli, Hobbes, Weber, Kelsen e Bobbio.

Altri invece, come per esempio Aristotele e Locke, usano un punto di vista diverso, come spiega ottimamente Bobbio: “I due criteri, l’aristotelico, fondato sull’interesse, e il lockiano, fondato sul principio di legittimità, sono criteri non analitici ma assiologici, in quanto servono a contraddistinguere il potere politico quale dovrebbe essere e non quale è, le forme buone dalle forme corrotte. [il corsivo è mio]” (Norberto Bobbio, Stato, governo, società, Einaudi, 1995, pagg. 69-70).

Sembra un distinguo pretenzioso e pedante, invece è essenziale, perché non scriverò di ciò che è “buono”, ma di ciò che è “vero”. Molto spesso, sull’argomento “multiculturalismo”, si fa il contrario. Alla fine è facile finire in un predicozzo alla Celentano.

Un altro errore molto diffuso su quest’argomento è quello di parlarne in modo vago, generico e confuso. Cos’è precisamente il multiculturalismo? È la tesi che ciascuno debba venir giudicato con il codice di leggi della propria cultura di appartenenza e non con il codice di leggi dello Stato in cui si trova.

Questa tesi è irrealizzabile, perché poi con quale codice di leggi si potrebbe mai giudicare un conflitto fra due individui di cultura diversa, ma che vivono nello stesso Stato?

Si tratta dunque di un’ideologia appartenente alla classe delle ideologie che vedono lo “Stato come male non necessario”, ossia alla classe delle ideologie antistato, come, per esempio, la “teoria marx-engelsiana” e “l’anarchismo” (Norberto Bobbio, ibid., pagg. 122-125).

Infatti l’impossibilità di risolvere i “torti reciproci” (Thomas Hobbes, Leviatano, Laterza, 2009, pag. 142), blocca proprio una (la seconda) delle “due funzioni essenziali” dello Stato: “la milizia e i tribunali” (Norberto Bobbio, ibid., pag. 124).

Le ideologie antistato sostengono “l’ideale della società senza Stato”: esse sono definibili come utopie, perché “la società senza Stato” è un “salto fuori della storia” (Norberto Bobbio, ibid., pag. 124).

Spesso gli USA vengono erroneamente indicati come il paese del multiculturalismo, mentre invece non lo sono affatto. Negli USA lo Stato è una realtà indiscussa. Gli USA sono invece un paese multirazziale. Essi storicamente sono sempre stati, a differenza dei paesi europei, un paese multirazziale.

Oggi il Presidente degli USA, Barack Obama, è un nero e io ne sono felice, perché ciò rappresenta la completa attuazione dello spirito del Cristianesimo e il Cristianesimo è la religione dell’Occidente, anzi è la religione da cui esso è nato. Chi è razzista è al di fuori dell’Occidente.

Ho approfondito l’argomento del Cristianesimo nel mio saggio: Il leviatano senza spada – Una teoria del popolo italiano e del Cristianesimo (19 aprile 2012, terza edizione), vedi:

http://www.lulu.com/shop/luigi-cocola/il-leviatano-senza-spada/paperback/product-20071149.html

Bisogna adesso affrontare un’altra questione: il multiculturalismo viene spesso confuso con una politica di immigrazione con poche restrizioni (o nessuna).

Questa è una politica inaccettabile, per il semplice motivo che un afflusso incontrollato e massivo di immigranti distruggerebbe inevitabilmente lo Stato e le sue strutture. E infatti gli USA e l’Australia, che un tempo avevano fortemente favorito l’immigrazione, perché dovevano popolare velocemente i loro immensi territori, oggi altrettanto fortemente restringono l’immigrazione.

Occorre notare che, sull’argomento “immigrazione”, Giovanni Sartori ha scritto riflessioni giuste e condivisibili (Giovanni Sartori, Mala tempora, Laterza, 2004, pagg. 417-449). Purtroppo a Sartori sfugge un punto fondamentale: che la sinistra politica italiana sostiene sia il multiculturalismo che una politica di immigrazione senza restrizioni, semplicemente perché è una sinistra politica posseduta dalla hybris di realizzare l’utopia, dalla hybris di eliminare lo Stato.

Infatti egli scrive: “Torno a chiedere: perché questi argomenti sarebbero di destra? La risposta è semplice: è perché la sinistra ha stabilito che la sinistra dev’essere xenofila. Non voglio entrare nelle credenziali ideologiche-dottrinarie di questa posizione. A me sembrano dubbie o quanto meno non obbligate.” (Giovanni Sartori, ibid., pagg. 446-447).

Ho scritto in un post precedente che, in generale, la sinistra politica ha due anime: quella che intende favorire una maggiore redistribuzione delle risorse economiche e quella che intende realizzare l’utopia. Ebbene, la sinistra politica italiana ha scelto da sempre di privilegiare la seconda, fino al punto di sacrificare totalmente la prima. E coloro che votano per la sinistra politica italiana, come è attualmente, non si rendono conto di commettere un evidente suicidio.

Copyright © 2012 Luigi Cocola. Tutti i diritti riservati.