Multiculturalismo, razzismo e politiche di immigrazione

Innanzitutto voglio chiarire che tutto ciò che segue è scritto dal punto di vista della teoria dello Stato (che fa parte della scienza politica), ossia dal punto di vista di Machiavelli, Hobbes, Weber, Kelsen e Bobbio.

Altri invece, come per esempio Aristotele e Locke, usano un punto di vista diverso, come spiega ottimamente Bobbio: “I due criteri, l’aristotelico, fondato sull’interesse, e il lockiano, fondato sul principio di legittimità, sono criteri non analitici ma assiologici, in quanto servono a contraddistinguere il potere politico quale dovrebbe essere e non quale è, le forme buone dalle forme corrotte. [il corsivo è mio]” (Norberto Bobbio, Stato, governo, società, Einaudi, 1995, pagg. 69-70).

Sembra un distinguo pretenzioso e pedante, invece è essenziale, perché non scriverò di ciò che è “buono”, ma di ciò che è “vero”. Molto spesso, sull’argomento “multiculturalismo”, si fa il contrario. Alla fine è facile finire in un predicozzo alla Celentano.

Un altro errore molto diffuso su quest’argomento è quello di parlarne in modo vago, generico e confuso. Cos’è precisamente il multiculturalismo? È la tesi che ciascuno debba venir giudicato con il codice di leggi della propria cultura di appartenenza e non con il codice di leggi dello Stato in cui si trova.

Questa tesi è irrealizzabile, perché poi con quale codice di leggi si potrebbe mai giudicare un conflitto fra due individui di cultura diversa, ma che vivono nello stesso Stato?

Si tratta dunque di un’ideologia appartenente alla classe delle ideologie che vedono lo “Stato come male non necessario”, ossia alla classe delle ideologie antistato, come, per esempio, la “teoria marx-engelsiana” e “l’anarchismo” (Norberto Bobbio, ibid., pagg. 122-125).

Infatti l’impossibilità di risolvere i “torti reciproci” (Thomas Hobbes, Leviatano, Laterza, 2009, pag. 142), blocca proprio una (la seconda) delle “due funzioni essenziali” dello Stato: “la milizia e i tribunali” (Norberto Bobbio, ibid., pag. 124).

Le ideologie antistato sostengono “l’ideale della società senza Stato”: esse sono definibili come utopie, perché “la società senza Stato” è un “salto fuori della storia” (Norberto Bobbio, ibid., pag. 124).

Spesso gli USA vengono erroneamente indicati come il paese del multiculturalismo, mentre invece non lo sono affatto. Negli USA lo Stato è una realtà indiscussa. Gli USA sono invece un paese multirazziale. Essi storicamente sono sempre stati, a differenza dei paesi europei, un paese multirazziale.

Oggi il Presidente degli USA, Barack Obama, è un nero e io ne sono felice, perché ciò rappresenta la completa attuazione dello spirito del Cristianesimo e il Cristianesimo è la religione dell’Occidente, anzi è la religione da cui esso è nato. Chi è razzista è al di fuori dell’Occidente.

Ho approfondito l’argomento del Cristianesimo nel mio saggio: Il leviatano senza spada – Una teoria del popolo italiano e del Cristianesimo (19 aprile 2012, terza edizione), vedi:

http://www.lulu.com/shop/luigi-cocola/il-leviatano-senza-spada/paperback/product-20071149.html

Bisogna adesso affrontare un’altra questione: il multiculturalismo viene spesso confuso con una politica di immigrazione con poche restrizioni (o nessuna).

Questa è una politica inaccettabile, per il semplice motivo che un afflusso incontrollato e massivo di immigranti distruggerebbe inevitabilmente lo Stato e le sue strutture. E infatti gli USA e l’Australia, che un tempo avevano fortemente favorito l’immigrazione, perché dovevano popolare velocemente i loro immensi territori, oggi altrettanto fortemente restringono l’immigrazione.

Occorre notare che, sull’argomento “immigrazione”, Giovanni Sartori ha scritto riflessioni giuste e condivisibili (Giovanni Sartori, Mala tempora, Laterza, 2004, pagg. 417-449). Purtroppo a Sartori sfugge un punto fondamentale: che la sinistra politica italiana sostiene sia il multiculturalismo che una politica di immigrazione senza restrizioni, semplicemente perché è una sinistra politica posseduta dalla hybris di realizzare l’utopia, dalla hybris di eliminare lo Stato.

Infatti egli scrive: “Torno a chiedere: perché questi argomenti sarebbero di destra? La risposta è semplice: è perché la sinistra ha stabilito che la sinistra dev’essere xenofila. Non voglio entrare nelle credenziali ideologiche-dottrinarie di questa posizione. A me sembrano dubbie o quanto meno non obbligate.” (Giovanni Sartori, ibid., pagg. 446-447).

Ho scritto in un post precedente che, in generale, la sinistra politica ha due anime: quella che intende favorire una maggiore redistribuzione delle risorse economiche e quella che intende realizzare l’utopia. Ebbene, la sinistra politica italiana ha scelto da sempre di privilegiare la seconda, fino al punto di sacrificare totalmente la prima. E coloro che votano per la sinistra politica italiana, come è attualmente, non si rendono conto di commettere un evidente suicidio.

Copyright © 2012 Luigi Cocola. Tutti i diritti riservati.

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