Archive for luglio 2012

Siamo in guerra e non abbiamo uno Stato che ci difenda!

13 luglio 2012

Lo Stato non è, come credono gli stolti, un male.

Lo Stato non va confuso con la forma di governo, che può essere anche la dittatura, la quale effettivamente arreca oppressione, dolore e danno.

Lo Stato non va confuso con lo Stato totalitario, che è una degenerazione estrema dello Stato.

Lo Stato non va confuso con l’associazione Stato-Chiesa che vige da sempre in Italia, un ibrido mostruoso, la cui debolezza intrinseca ha causato una situazione incredibile, ma vera: mai, dico mai (escluso ovviamente il ventennio della dittatura fascista), un governo dello Stato italiano è arrivato a durare cinque anni, che è la durata fisiologica di una legislatura sia nello Statuto Albertino che nella Costituzione della Repubblica Italiana (per non parlare della durata media dei governi italiani, che è di un anno circa).

Lo Stato non va confuso con quella parodia di Stato che è il risultato della recente cessione di sovranità all’Unione Europea (la quale, a sua volta non è, né può essere, neanche lontanamente, un sostituto dello Stato).

Lo Stato è l’istituzione sovrana che difende la comunità.

Senza uno Stato, come scrisse genialmente Thomas Hobbes (Leviatano, 2009, Laterza, pag. 142), la comunità non può difendersi né “dall’aggressione di stranieri” (che, oggi lo sappiamo, può essere anche un’aggressione condotta con le armi dell’economia), né “dai torti reciproci” (per opporsi a questi ultimi lo Stato adopera le leggi).

Senza uno Stato (lo Stato italiano si chiama così, ma non è affatto uno Stato), gli italiani sono oggi prede inermi di un pesantissimo attacco condotto con le armi dell’economia:

“Moody’s declassa il debito sovrano italiano: titoli di stato giù di due gradini, nel giudizio dell’agenzia di rating, da A3 a Baa2. Appena due punti sopra il livello «junk», quello cioè dei titoli «spazzatura».”

http://www.corriere.it/economia/12_luglio_13/moodys-declassa-debito-italia_cc3d0952-cc81-11e1-b65b-6f476fc4c4c1.shtml

Siamo in guerra, una guerra economica, e non abbiamo uno Stato, uno Stato vero, che ci difenda!

Copyright © 2012 Luigi Cocola. Tutti i diritti riservati.

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I have a dream

12 luglio 2012

Come Martin Luther King, anche io ho ancora un sogno. E anche il mio sogno ha radici profonde.

Ho un sogno, che un giorno questa nazione, la nazione italiana, ora in ginocchio, si rialzerà in piedi e disperderà gli spacciatori di utopie (la sinistra politica italiana) e coloro che vogliono mantenerla nel Medio Evo (la destra politica italiana).

Ho un sogno, che un giorno il popolo italiano si riprenderà il potere politico rubatogli dall’unione europea, dalle banche, dalla finanza internazionale e dai loro servi, e ricostruirà uno Stato indipendente e sovrano, lo Stato italiano.

Ho un sogno, che un giorno il popolo italiano si riapproprierà di quel lembo di territorio romano che è suo e di nessun altro, intendo il territorio del Vaticano. Perché solo così il popolo italiano potrà separare lo Stato dalla Chiesa e uscire una volta per tutte dal Medio Evo.

Ho un sogno, che un giorno il popolo italiano ricostruirà uno Stato di province, uno Stato che sia unito, ripudiando lo Stato di regioni, che porta alla disunione e alla discordia.

Ho un sogno, oggi!

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La fissazione

11 luglio 2012

Da quando John Locke pubblicò i “Due trattati sul governo” (Edizioni Plus, 2007), ossia dal 1690, l’Occidente non fa che sfornare ideologie che hanno lo scopo di eliminare lo Stato.

Il comunismo e l’anarchismo sono le più famose di esse e Norberto Bobbio descrive mirabilmente l’essenza di entrambi in “Stato, governo, società” (Einaudi, 1995, pagg. 122-125).

Oggi, dopo che la storia ha cacciato fuori dalla porta il comunismo e l’anarchismo, le due decrepite ideologie antistato, quella che Bobbio definisce «un’ubbia, una specie di fissazione», ossia l’idea dell’«estinzione dello stato» (“Politica e cultura”, Einaudi, 2005, pag. 158), è rientrata dalla finestra con le sembianze dell’europeismo e del multiculturalismo.

Sono queste le nuove forme dell’Utopia, i nuovi nomi di una vecchia illusione.

Ho approfondito la questione nel mio saggio di scienza politica: “Le nuove forme dell’utopia: europeismo e multiculturalismo – Come e perché l’Occidente cerca ripetutamente di suicidarsi” (19 aprile 2012, prima edizione), vedi:

http://www.lulu.com/shop/luigi-cocola/le-nuove-forme-dellutopia-europeismo-e-multiculturalismo/paperback/product-20071124.html

Occorre capire bene cosa significhi nella lingua italiana la parola “fissazione”: Idea fissa, pensiero ossessivo. Sinonimo: mania.

Vedi:

http://dizionari.corriere.it/dizionario_italiano/F/fissazione.shtml

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L’ignoranza ci sta sommergendo

10 luglio 2012

Leggo su “Toghe rotte”, a cura di Bruno Tinti, prefazione di Marco Travaglio, Chiarelettere Editore, quarta edizione, ottobre 2007, pagina 161:

“…quindi secondo le regole di separazione dei poteri inventate dopo la Rivoluzione francese…”

Questa frase mostra in modo inequivocabile l’ignoranza dei concetti basilari della scienza politica. Sarebbe bastato dare uno sguardo a Wikipedia (alla voce “Separazione dei poteri”).

Ma Travaglio, prima di scriverne la prefazione, l’ha letto il libro?
L’ha letto un qualche editor, un qualche correttore di bozze?
L’ha letto qualcuno alla prima o alla seconda o alla terza edizione?
L’hanno letto prima di dargli il Premio Enzo Biagi 2008?
Vedi a questo proposito:

http://toghe.blogspot.it/2008/05/toghe-rotte-vince-il-premio-enzo-biagi.html

In Italia la scienza politica è in genere considerata una scienza inutile, un residuo del passato. Invece è la chiave, con la teoria dello Stato, per interpretare sia il disastro italiano, sia il disastro europeo. Certo, bisogna ripudiare Marx (e il suo concetto che l’economia sia la base di tutto) e Locke (e il suo concetto che l’uomo sia, allo stato di natura, un essere virtuoso e razionale).

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Ingoiare il rospo non servirà a niente

9 luglio 2012

La sinistra politica ha due anime: quella che intende favorire una maggiore redistribuzione delle risorse economiche e quella che intende realizzare l’utopia.
Purtroppo queste due anime sono in conflitto fra loro, poiché lo sono oggettivamente i fini che esse perseguono: per tentare di realizzare l’utopia si deve essere disposti a sacrificare tutto (in nome di un ideale superiore ecc. ecc.).
Oggi noi assistiamo a un eclatante acuirsi di questo conflitto: il PD, in nome dell’utopia europeista, sostiene un governo (il governo Monti) che fa macelleria sociale (da cui il piantino della sensibile Fornero).
Questa è la semplice spiegazione di una domanda che arrovella molti: perché il PD sostiene una politica di destra (che è ovviamente quella di favorire una minore redistribuzione delle risorse economiche)?
Il sostenere una politica di destra è il rospo che il PD deve ingoiare per tentare di realizzare l’utopia europeista.
Ma non servirà a niente, perché Utopia è, letteralmente, un luogo che non c’è, un luogo irraggiungibile. È semplicemente impossibile unificare popoli che parlano ben 23 lingue differenti, vedi:

http://ec.europa.eu/languages/languages-of-europe/eu-languages_it.htm

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Ma è davvero necessario sapere di economia per capire che l’euro è fallito?

8 luglio 2012

Si stanno moltiplicando in internet i post di economisti che condannano l’euro: la miglior fonte d’informazione in lingua italiana è, a mio parere, Goofynomics, il blog di Alberto Bagnai (professore associato di politica economica presso il Dipartimento di Economia dell’Università Gabriele d’Annunzio di Chieti-Pescara e ricercatore associato al Centre de Recherche en Economie Appliquée à la Mondialisation, CREAM, dell’Università di Rouen).
Vedi per esempio:

Euro: una catastrofe annunciata

http://goofynomics.blogspot.it/2011/12/euro-una-catastrofe-annunciata.html

In lingua inglese ci sono i post di Paul Krugman, premio Nobel per l’economia 2008, vedi per esempio:

Boring Cruel Romantics

http://www.nytimes.com/2011/11/21/opinion/boring-cruel-euro-romantics.html?_r=1

e questa è la traduzione italiana:

Noiosi Romantici Crudeli

http://www.megachip.info/tematiche/kill-pil/7209-noiosi-romantici-crudeli.html

Ma è davvero necessario sapere di economia per capire che l’euro è fallito?

Vediamo l’intervista all’artista islandese Hordur Torfason, leader della recente rivoluzione silenziosa dell’Islanda contro la finanza internazionale:

http://www.youtube.com/watch?v=zZ9Vy-3lXG0

Vediamo in particolare questo punto dell’intervista:

Domanda: “Lei è un esperto di economia o finanza?”
Risposta: “No. Sono una persona molto semplice su queste questioni. Ma non c’è bisogno di studiare economia per capire quando ti stanno fregando.”

Non c’è altro da aggiungere.

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