Archive for agosto 2012

Il disastro italiano è un disastro doppio e le risse peggiorano le cose

31 agosto 2012

In rete c’è ormai una rissa continua tra Alberto Bagnai (economista) e Paolo Barnard (giornalista e divulgatore di economia).
Nei post precedenti ho elogiato entrambi, perché, oggettivamente, lo meritano entrambi.

Questa rissa continua è assai italiana (nel senso deteriore del termine) e va deprecata: entrambi i suddetti stanno svolgendo un’opera estremamente importante, non c’è affatto bisogno di litigare, e tantomeno quando le teorie economiche rispettivamente sostenute sono simili.
Perché si tratta, in definitiva, di due correnti keynesiane diverse.
Dobbiamo stare a litigare per delle sfumature?

E trovo che Debora Billi, nel suo post Keynesiani: potreste per cortesia smettere di litigare?, abbia perfettamente ragione quando scrive:

«Mentre attendiamo trepidanti che i postkeynesiani arrivino col cavallo bianco a salvarci dall’apocalisse Maya, essendo ormai gli ultimi a poterlo fare, loro sono indaffarati in beghette da parrocchia che a me ricordano tanto quando se le davano quelli di Lotta Continua e quelli di Avanguardia Operaia. Aspetta e spera, a fare la rivoluzione!»

E anche quando scrive:

«A questo punto è chiaro che chiedere “Sei di destra o di sinistra?” non ha più alcun senso. La vera domanda, da fare ad ogni politico che chieda il nostro voto, è “Keynes o Friedman?”

http://crisis.blogosfere.it/2012/08/keynesiani-potreste-per-cortesia-smettere-di-litigare.html

Dal canto mio, vorrei osservare che, se l’euro è certamente un argomento di economia, lo Stato è un argomento di scienza politica.

La teoria dello Stato, che fa parte della scienza politica, è, a mio parere, la chiave per interpretare sia il disastro europeo, sia il disastro italiano.
Quest’ultimo è un disastro doppio, come ho scritto nel post precedente.

Se noi pensassimo che la reintroduzione della lira sia in grado di risolvere da sola la situazione disastrosa dell’Italia, sbaglieremmo completamente: perché in Italia c’è, da sempre, un collasso cronico dello Stato che non c’entra nulla con l’euro e l’europeismo. Perché l’Italia è un’anomalia, l’anomalia italiana.

Per salvare l’Italia occorre eliminare sia l’euro (il male nuovo), sia il collasso cronico dello Stato italiano (il male antico).

Copyright © 2012 Luigi Cocola. Tutti i diritti riservati.

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I mali dell’Italia non si limitano all’euro

30 agosto 2012

Mentre il male dell’Europa è solo l’euro, vale a dire l’europeismo, in quanto il primo è espressione diretta del secondo (non esiste un europeismo “buono” e attuabile, un europeismo senza euro), l’Italia ha due mali, perché all’europeismo, che è un male recente, si somma la mancata separazione tra Stato e Chiesa (l’anomalia italiana), che è un male antico e che produce il collasso cronico dello Stato italiano. In termini più crudi, lo Stato italiano è uno Stato fallito.

Oggi noi italiani siamo di fronte a una doppia sfida.

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Come volevasi dimostrare (quod erat demonstrandum)

29 agosto 2012

Ho scritto più volte che lo Stato italiano non è in realtà uno Stato, bensì un sistema associato Stato-Chiesa.

Formalmente è uno Stato, sostanzialmente non lo è.

Non essendo uno Stato, non può comportarsi come tale.

E c’è da ridere (o piangere) quando si ascolta o si legge di certe invocazioni di uno Stato forte.

Come può essere forte un sistema associato Stato-Chiesa, quando il principio cardine del Cristianesimo è la condanna assoluta della forza, perfino come legittima difesa?

“…se uno ti colpisce alla guancia destra, volgigli anche la sinistra.”
(Bibbia Emmaus, 1998, Edizioni San Paolo, Matteo, 5,39)

“Se qualcuno ti percuote su una guancia, porgigli anche l’altra…”
(Bibbia Emmaus, 1998, Edizioni San Paolo, Luca, 6,29)

Sono forse idioti tutti gli altri popoli dell’Occidente ad aver separato lo Stato dalla Chiesa (tranne gli inglesi, che, più sbrigativamente, hanno posto la Chiesa agli ordini dello Stato)?

Un’ulteriore prova che lo Stato italiano non sia in realtà uno Stato, bensì un sistema associato Stato-Chiesa, ci è data dal recente intervento del cardinale Bagnasco, presidente della CEI, su cosa lo Stato italiano deve fare e su cosa non deve fare:

«Bagnasco: ”E’ ora di rifondare la politica e riformare lo Stato”»

http://www.adnkronos.com/IGN/News/Politica/Bagnasco-E-ora-di-rifondare-la-politica-e-riformare-lo-Stato_313641808723.html

Come volevasi dimostrare

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Volevo scrivere un post sull’utopia…

26 agosto 2012

Leggo un lungo e farneticante editoriale di Eugenio Scalfari, L’Europa federale tra il sogno e la realtà, in cui si parla dell’ipotesi di formare un “Club” (sì, un Club, avete letto bene) tra alcuni paesi europei (Italia, Spagna, Portogallo, ecc. ecc.) e vari altri paesi del pianeta Terra.

Ne cito solo alcuni: Algeria, Egitto, Israele, Turchia, Argentina, Brasile, Messico, ecc. ecc.

http://www.repubblica.it/politica/2012/08/26/news/l_europa_federale_

tra_il_sogno_e_la_realt-41490496/

E dopo questo pot-pourri di paesi fra i più disparati e strampalati, Scalfari conclude:

“A volte bisogna saper sognare per affrontare le più dure realtà.”

Volevo scrivere un post sull’utopia (l’Europa federale), ma mi si è trasformato (contro il mio volere, lo giuro) in un post sulla follia.

D’altronde, non sono forse due concetti affini?

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Caro Bersani, in internet non è come da Mentana o da Vespa

26 agosto 2012

Leggo dalle News di Google amene (ma anche gravi) dichiarazioni dell’On. Bersani:

“Pier Luigi Bersani, censura gli attacchi offensive [sic] che, su web, vengono lanciati nei confronti del Pd. «Vedo correre sulla rete – afferma – frasi come ‘siete cadaveri ambulanti, siete zombi, vi seppelliremo’. Sono espressioni fasciste. Noi non ci impressioniamo, vengano via dalla rete, vengano qui a dircele»…

…Bersani non ha fatto esplicito riferimento né al blog di Grillo né a quello dell’Idv…”

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-08-25/bersani-attacca-grillo-pietro-194613.shtml?uuid=AbZNreTG

Innanzitutto, caro Bersani, è tutta internet che vi dice queste cose, come potremmo venire tutti fisicamente davanti a lei? Non basterebbe neanche uno stadio intero, suvvia…

Il suo tono, però, non va affatto bene, è un tono intimidatorio. Cosa vorrebbe dire: che se gliele dicessimo in faccia, ci farebbe prendere a calci dalle sue guardie del corpo?

E lascerei perdere il fascismo, perché, vede, in internet queste accuse non fanno più neanche sorridere.

Lanciando queste accuse lei non fa che confermare di non essere al passo coi tempi, di essere rimasto al secolo scorso.

Lei non fa che confermare l’opinione che moltissimi in internet hanno su di lei.

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Uno strozzino non avrebbe detto diversamente

24 agosto 2012

«Merkel: vorrei Atene restasse nell’euro

‘Faro’ di tutto perche’ possa mantenere gli impegni’»

http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/topnews/2012/08/24/Merkel-vorrei-Atene-restasse-euro_7374212.html

Che significa precisamente “strozzino”?

Vediamo il Wikizionario:

«Sostantivo

strozzino m (pl: strozzini)

1. chi dà danaro a forte interesse

2. persona disonesta che briga per ricavare da ogni affare la maggior somma possibile

Sillabazione

stroz | zì | no

Pronuncia

IPA (alfabeto fonetico internazionale): /strot’tsino/

Etimologia / Derivazione

derivato dal verbo strozzare

Sinonimi

  1. (chi dà danaro…) cravattaro, usuraio
  2. (persona disonesta…) approfittatore »

http://it.wiktionary.org/wiki/strozzino

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La destra politica italiana è una destra fallita

23 agosto 2012

Mentre nei post precedenti ho scritto ampiamente dei difetti della sinistra politica italiana, oggi scriverò di quelli della destra.

La destra politica italiana è una destra fallita, perché è una destra clericale, vale a dire è un ossimoro.
Cos’è un ossimoro?
Vediamo cosa ci dice Wikipedia:

“L’ossimoro (dal greco ὀξύμωρον, composto da ὀξύς «acuto» e μωρός «ottuso»), pronunciabile tanto ossimòro quanto ossìmoro (alla greca), è una figura retorica che consiste nell’accostamento di due termini di senso contrario o comunque in forte antitesi tra loro.”

http://it.wikipedia.org/wiki/Ossimoro

Per esser chiari, vediamo cosa ci dice Wikipedia alla voce “clericalismo”:

“La parola clericalismo indica un agire in senso politico che mira alla salvaguardia e al raggiungimento degli interessi del Clero e, conseguentemente, si concretizza nel tentativo di indebolire la laicità di uno Stato…”

http://it.wikipedia.org/wiki/Clericalismo

Indebolire la laicità dello Stato non vuol dire altro che indebolire lo Stato.

Il punto nodale della situazione è che lo Stato e il Cristianesimo sono in conflitto tra loro.
L’Occidente ha risolto brillantemente questo conflitto o separando lo Stato dalla Chiesa, o mettendo la Chiesa agli ordini dello Stato (la soluzione inglese, che in realtà fu inventata da Costantino il Grande; del resto gli inglesi rivendicano come britannica la madre di Costantino).
A differenza di tutte le altre culture occidentali, in Italia non c’è separazione tra Stato e Chiesa (né, tantomeno, è stata adottata la soluzione inglese).

Approfondiamo l’argomento del conflitto tra Stato e Cristianesimo.

La definizione universalmente accettata di Stato (vedi: Robert A. Dahl, Introduzione alla scienza politica, 1970, Il Mulino, pag. 28 e pag. 211; Ian Robertson, Sociologia, 1988, Zanichelli, pag. 505) è quella fornita da Max Weber:

“…lo Stato è quella comunità umana che all’interno di un determinato territorio – quello del «territorio» costituisce un segno distintivo – rivendica per sé (con successo) il monopolio dell’uso legittimo della forza fisica.” (Max Weber, La politica come professione, 2005, Armando, pagg. 32-33).

Il principio cardine del Cristianesimo è la proibizione assoluta della forza fisica, perfino come legittima difesa:

“…se uno ti colpisce alla guancia destra, volgigli anche la sinistra.”
(Bibbia Emmaus, 1998, Edizioni San Paolo, Matteo, 5,39)

“Se qualcuno ti percuote su una guancia, porgigli anche l’altra…”
(Bibbia Emmaus, 1998, Edizioni San Paolo, Luca, 6,29)

Né l’Ebraismo, né l’Islam sono contro lo Stato, perché né l’uno né l’altro proibiscono la forza fisica.
L’ideologia cristiana è l’unica ideologia antistato che abbia avuto storicamente successo.
Dopo un periodo iniziale di collasso (anzi di scomparsa) dello Stato, che noi usualmente chiamiamo Medio Evo, le culture cristiane (tranne quella italiana) hanno raggiunto un equilibrio soddisfacente, ossia un compromesso funzionale tra forza e caritas.
Invece quello italiano è un compromesso disfunzionale tra forza e caritas, ossia un compromesso sbilanciato a sfavore della forza.

La cultura italiana costituisce una vera e propria anomalia rispetto a tutte le altre culture cristiane, anomalia che ha molte, e gravissime, manifestazioni patologiche: per esempio la proverbiale ingovernabilità dello Stato italiano, la giustizia estremamente inefficiente, e via discorrendo.

Nessuna di queste clamorose manifestazioni patologiche può essere eliminata, come ingenuamente i politici italiani pensano (o almeno mostrano di pensare), perché la loro causa è il collasso cronico dello Stato italiano.  

Lasciando inalterato questo collasso cronico, non è possibile eliminare nulla di nulla.

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Barnard ha organizzato per ottobre la seconda conferenza italiana sulla MMT

22 agosto 2012

Il 20-21 ottobre 2012 a Rimini

e

il 27-28 ottobre 2012 a Cagliari

si terrà la seconda conferenza italiana sulla Modern Money Theory, MMT.

Per i particolari, si rimanda al sito di Paolo Barnard:

http://www.paolobarnard.info/

Il Presidente del Consiglio Monti dimostra con le sue parole di non conoscere l’Italia

17 agosto 2012

Leggo sull‘Unità un’esternazione del Presidente del Consiglio Monti:

“«Mi rifiuto di pensare che un grande paese democratico come l’Italia non sia in grado, attraverso libere elezioni, di scegliere una maggioranza di governo efficace [il corsivo è mio] e, indirettamente, un leader adeguato a guidarla…»”.

http://www.unita.it/italia/monti-evasione-fiscale-br-italia-in-stato-di-guerra-1.438555

Ebbene, la storia ci mostra proprio il contrario di ciò che afferma il Presidente del Consiglio Monti.

Dal 1861 (anno di nascita dello Stato italiano) a oggi, mai (escluso ovviamente il ventennio della dittatura fascista) un governo dello Stato italiano è arrivato a durare cinque anni, che è la durata fisiologica di una legislatura sia nello Statuto Albertino che nella Costituzione della Repubblica Italiana (per non parlare poi della durata media dei governi italiani, che è di un anno circa).

Questo significa che in Italia non c’è mai stata “una maggioranza di governo efficace“. Usando il gergo di internet, si potrebbe definire la governabilità dell’Italia come un epic fail, ossia un fallimento totale.
In Italia i governi, prima o poi, cadono. Sempre.

Perché? Perché lo Stato italiano non è in realtà uno Stato, bensì un sistema associato Stato-Chiesa. Formalmente è uno Stato, sostanzialmente non lo è.

Sostanzialmente è un ibrido Stato-Chiesa, la cui caratteristica fondamentale è la debolezza intrinseca, la quale produce un collasso cronico di tutte le funzioni dello Stato, a partire da quelle che Bobbio definisce come “le due funzioni essenziali” dello Stato: “la milizia e i tribunali” (Norberto Bobbio, Stato, governo, società, Einaudi, 1995, pag. 124).

Per inciso, chi pensa che si possa far funzionare bene la giustizia italiana, notoriamente malfunzionante, senza creare un vero Stato italiano, uno Stato sia di nome che di fatto, è un povero illuso.

Ebbene, il Presidente del Consiglio Monti è uno di questi, infatti l’articolo dell’Unità finisce così:

“Giustizia: il premier anticipa a Tempi, «numerose novita [sic]» legislative, volte «a dare risposta non solo all’emergenza carceraria ma anche a quella lentezza dei processi che, come calcolato dalla Banca d’Italia, incide negativamente sulla crescita del Paese per un punto percentuale di Pil»”.

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Ma lo Stato è sempre esistito, oppure è un’invenzione recente?

10 agosto 2012

C’è chi arriva a scrivere che la polis, la città stato degli antichi greci, era sì una città, ma non era uno Stato.

Diciamola tutta, quest’affermazione fa sghignazzare: non avevano forse gli antichi greci un codice di leggi e un esercito? Dracone, Solone, Temistocle, Pausania, Epaminonda, chi erano costoro?

Le due funzioni essenziali dello Stato sono proprio la giustizia e l’esercito (Machiavelli, Il Principe, 1991, Rizzoli, pag. 128; Hobbes, Leviatano, 2009, Laterza, pag. 142; Bobbio, Stato, governo, società, 1995, Einaudi, pag. 124).

Fu Niccolò Machiavelli, che può essere considerato il padre della scienza politica, ad affermare per primo in modo chiaro e netto questo concetto basilare, circa cinquecento anni fa:

“E’ principali fondamenti che abbino tutti li stati, così nuovi, come vecchi o misti, sono le buone legge e le buone arme.” (Machiavelli, ibid., pag.128).

Ma leggiamo questo passo di Bobbio:

“…la questione se sia sempre esistito lo Stato oppure se si possa parlare di Stato soltanto a cominciare da una certa epoca è una questione la cui soluzione dipende unicamente dalla definizione di Stato da cui si parte: se da una definizione più larga o più stretta. La scelta di una definizione dipende da criteri di opportunità e non di verità.”

(Bobbio, ibid., pag. 59)

 E ancora:

«Una tesi ricorrente percorre con straordinaria continuità tutta la storia del pensiero politico: lo Stato, inteso come ordinamento politico di una comunità, nasce dalla dissoluzione della comunità primitiva fondata sui legami di parentela e dalla formazione di comunità più ampie derivanti dall’unione di più gruppi familiari per ragioni di sopravvivenza interne (il sostentamento) ed esterne (la difesa). Mentre per alcuni storici contemporanei, come si è detto, la nascita dello Stato segna l’inizio dell’età moderna [il corsivo è mio], secondo questa più antica e più comune interpretazione la nascita dello Stato rappresenta il punto di passaggio dall’età primitiva, via via distinta in selvaggia e barbara, all’età civile, dove “civile” sta insieme per “cittadino” e “civilizzato” (Adam Ferguson).»

(Bobbio, ibid., pag. 63)

Ebbene, la tesi di “alcuni storici contemporanei” che “la nascita dello Stato segna l’inizio dell’età moderna” è semplicemente il prodotto delle ideologie antistato nate a causa del concetto di stato di natura di Locke, che risale al 1690, come ho già scritto nei post precedenti.

Tale tesi costituisce il tentativo di affermare che lo Stato non è esistito sempre, quindi non è necessario e quindi può essere tranquillamente eliminato. In altre parole, tale tesi non ha come scopo la verità oggettiva, bensì una verità di parte, fittizia.

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