Gli economisti non comprendono perché in Europa si voglia eliminare lo Stato

“Insomma, tutti al fondo sanno che riformismo e socialdemocrazia sono inconcepibili se viene meno la sovranità dello Stato-nazione in campo economico, ed essa non è sostituita da nuove forme di potere politico sovranazionale capaci di regolare i processi produttivi e distributivi in funzione della crescita di un insieme di economie e del contenimento delle disuguaglianze al loro interno. Ora, è proprio questa duplice assenza – dello Stato nazionale e di un potere politico sovranazionale – ciò che è stato realizzato con la costituzione dell’Unione europea e dell’Eurosistema; ed è questa duplice assenza ciò che oggi si cerca pervicacemente di preservare di fronte alla recessione.
Si tratta indubbiamente di un percorso spregiudicato, che però contiene al suo interno un elemento di ottusità, in parte alimentato dal fatto di continuare a non incontrare, perlomeno al di fuori della Francia e della Grecia, alcuna vera opposizione politica. Questo elemento di ottusità sostanzialmente consiste nel supporre che la stabilità sociale non stia correndo alcun serio pericolo, ovvero nell’aver perso di vista che in Europa essa è stata a lungo proprio il frutto di quelle politiche redistributive di cui ci si sta alacremente liberando.”
(Massimo Pivetti, L’austerità, gli interessi nazionali e la rimozione dello Stato, pagg. 17-18, in Sergio Cesaratto e Massimo Pivetti, a cura di, Oltre l’austerità, luglio 2012, Roma, http://www.micromega.net).

http://temi.repubblica.it/micromega-online/oltre-lausterita-un-ebook-gratuito-per-capire-la-crisi/

Questo brano di Massimo Pivetti (un economista), che chiude l’articolo succitato, è paradigmatico, perché mostra che gli economisti non comprendono (per via della loro visione settoriale) la causa di quel processo di eliminazione degli Stati europei che sta avvenendo oggi sotto i nostri occhi. Infatti non ne danno una spiegazione razionale e circostanziata.
Soprattutto non spiegano come mai sia proprio la sinistra politica a volere, e fortissimamente, questo processo, pur essendo quest’ultimo assolutamente contrario agli interessi dei suoi elettori.
Non è possibile cavarsela coll’accusa di essersi venduti al capitale (tutti?), oppure, come scrive Pivetti, di essere ottusi (tutti?).
Non a caso Pivetti inizia il suo articolo con questa citazione di Schiller: «”Mit der Dummheit kämpfen Götter selbst vergebens”  (“Contro la stupidità gli stessi dei combattono invano”)».

Allora? Semplicemente, gli economisti non comprendono la situazione.

Che poi non si formi quello che Pivetti chiama “potere politico sovranazionale”, non è l’effetto di una volontà negativa deliberata, bensì è l’effetto dell’impossibilità oggettiva di formarlo, come ho scritto più volte nei post precedenti, vedi per esempio:

https://luigicocola.wordpress.com/2012/08/05/domanda-cose-la-democrazia/

Perché, dunque, in Europa si vuole eliminare lo Stato?
Si vuole eliminare lo Stato, perché si tratta, in realtà, di un tentativo ricorrente dell’Occidente, fin da quando John Locke pubblicò i Due trattati sul governo (2007, Edizioni Plus), ossia dal 1690, come ho scritto più volte, vedi per esempio:

https://luigicocola.wordpress.com/2012/07/18/perche-loccidente-cerca-ripetutamente-di-suicidarsi/

La mia tesi è infatti questa: Locke descrivendo l’uomo come un essere che allo stato di natura è virtuoso e razionale, un essere che vive naturalmente in armonia con i propri simili, ha introdotto nella cultura occidentale il mito dell’inutilità (anzi della dannosità) dello Stato. Lo Stato deve essere quindi eliminato. È l’irrealistico, puerile e antiscientifico (antidarwiniano) concetto dello stato di natura di Locke a condurre, nel Settecento, a Rousseau e infine, nell’Ottocento, a Marx, Engels e al comunismo da un lato e a Proudhon e all’anarchismo dall’altro.

Norberto Bobbio ha fornito un elenco dettagliato delle ideologie che vedono lo “Stato come male non necessario” (comunismo, anarchismo, ecc. ecc.) in Stato, governo, società, 1995, Einaudi, pagg. 122-125. Eccezionale, in tal senso, è la sua descrizione del comunismo, ossia, come egli scrive, della “teoria marx-engelsiana”.

Oggi bisogna aggiornare quest’elenco, aggiungendo l’europeismo e il multiculturalismo.
L’origine e lo scopo dell’europeismo e del multiculturalismo sono gli stessi di quelli dell’anarchismo e del comunismo. L’origine è il concetto di stato di natura di Locke, lo scopo è quello di eliminare lo Stato.

Ho approfondito la questione nel mio saggio di scienza politica: Le nuove forme dell’utopia: europeismo e multiculturalismo – Come e perché l’Occidente cerca ripetutamente di suicidarsi (19 aprile 2012, prima edizione), vedi:

http://www.lulu.com/shop/luigi-cocola/le-nuove-forme-dellutopia-europeismo-e-multiculturalismo/paperback/product-20071124.html

È imperativo comprendere che esiste una tendenza autodistruttiva continua dell’Occidente (dato che lo Stato è un’istituzione indispensabile, come ho già spiegato in un post precedente), tendenza che non ha niente a che fare con gli immaginari cicli vitali ineluttabili di Oswald Spengler (Il tramonto dell’Occidente, 1978, Longanesi), né, tantomeno, con le teorie del complotto (vedi Wikipedia, Teoria del complotto), che vanno così di moda oggi.

L’Occidente non è affatto vecchio, e se ci sono complotti, nello scenario di cui stiamo parlando sono secondari, perché essi non hanno la forza necessaria a crearlo. Sono tutt’al più paragonabili alle infezioni opportunistiche in corso di AIDS. Se l’Occidente fosse sano, essi si scioglierebbero come neve al sole.

È l’Occidente stesso che si vuole autodistruggere e questa sua volontà di autodistruzione ha come unica causa il mito dell’inutilità (anzi della dannosità) dello Stato, mito imposto alla cultura occidentale dalla filosofia politica di John Locke.

Copyright © 2012 Luigi Cocola. Tutti i diritti riservati.

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