Archive for settembre 2012

Il collasso cronico dello Stato italiano: cos’è e perché esiste

30 settembre 2012

Non c’è alcun dubbio che lo Stato italiano è uno Stato cronicamente collassato (un eufemismo per non dire che è uno Stato fallito).

Questa palese, ma spiacevole, realtà viene taciuta dai politici italiani e da coloro che vivono grazie a questi ultimi, intendo coloro che lavorano nei mass media italiani. Ma anche coloro che costituiscono la cultura italiana tacciono: è un tacere di tutti, una sorta di rimozione collettiva.
E il resto del mondo fa finta di credere che le cose italiane stiano realmente come gli italiani vorrebbero.

Ma l’ingovernabilità, la malagiustizia, la pervasiva corruzione dei politici, l’assenza (salvo eccezioni) di meritocrazia (che è nell’interesse del popolo, perché consente di avere l’uomo giusto al posto giusto), l’istituzione politica delle regioni, la questione meridionale, ecc. ecc., sono tutti sintomi inequivocabili di un’estrema debolezza del potere centrale. Per non parlare poi del piccolo particolare rappresentato dal fatto che la criminalità organizzata controlla vastissime porzioni del territorio dello Stato italiano, ossia almeno diverse regioni.

A questo proposito, occorre ricordare che la definizione universalmente accettata di Stato è quella di Max Weber:

“…lo Stato è quella comunità umana che all’interno di un determinato territorio – quello del «territorio» costituisce un segno distintivo – rivendica per sé (con successo) il monopolio dell’uso legittimo della forza fisica.”
(Max Weber, La politica come professione, Armando, 2005, pagg. 32-33).

Qual è la causa del collasso cronico dello Stato italiano?

Non essendoci in Italia la separazione tra Stato e Chiesa (né tantomeno la cosiddetta soluzione inglese, ossia la subordinazione della Chiesa allo Stato, invenzione antichissima di Costantino il Grande, che fu adottata non solo dagli inglesi, ma anche da altri popoli nordici, p.e. i norvegesi), lo Stato italiano è collassato, perché il principio cardine del Cristianesimo è il divieto assoluto della forza fisica, perfino come legittima difesa (principio che confligge ovviamente con lo Stato):

“…se uno ti colpisce alla guancia destra, volgigli anche la sinistra.”
(Bibbia Emmaus, Edizioni San Paolo, 1998, Matteo, 5,39)
“Se qualcuno ti percuote su una guancia, porgigli anche l’altra…”
(Bibbia Emmaus, Edizioni San Paolo, 1998, Luca, 6,29)

Da puntualizzare che il divieto cristiano della forza non impedisce che quest’ultima possa essere usata a livello privato, individuale, perché in tal caso si tratta di un peccato e quindi è ammissibile. È a livello pubblico che il divieto fa sentire tutta la sua potenza.
Lo Stato non può usare la forza, i criminali (i peccatori) si.
Infatti il divieto cristiano della forza rende la forza illegittima, quindi lo Stato non può usarla, perché lo Stato è il luogo della legittimità.
Senza la legittimità lo Stato non potrebbe esistere, come ci viene ottimamente spiegato da Robert A. Dahl (Robert A. Dahl, Introduzione alla scienza politica, Il Mulino, 1970, pagg. 77-79).
Se la forza fisica diventa illegittima, lo Stato (il luogo della legittimità) non può usarla, perché non può esistere un uso legittimo (vedi la suddetta definizione di Stato di Max Weber) di un qualcosa che di per sé, ossia intrinsecamente, è illegittimo.

Negli altri popoli dell’Occidente lo Stato non è collassato, proprio perché o c’è la separazione tra Stato e Chiesa o c’è la subordinazione della Chiesa allo Stato.
Per quanto riguarda poi i popoli cristiani d’Oriente (p.e. in Russia), c’è solo quest’ultima situazione, perché essi nacquero dall’Impero romano d’Oriente, le cui basi furono create da Costantino il Grande.

Copyright © 2012 Luigi Cocola. Tutti i diritti riservati.

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Il ruolo dell’intellettuale

28 settembre 2012

Il ruolo dell’intellettuale è quello dello sciamano.

È quello di chi ha avuto una visione, un’illuminazione.

Non è il ruolo del politico, del capotribù.

Ma senza lo sciamano il capotribù non sa cosa fare, e spesso finisce col rubare il denaro pubblico, adoperandolo poi per soddisfare in grande stile i propri bassi desideri materiali.

Senza lo sciamano, nei casi migliori il capotribù governa male, in quelli peggiori diventa un volgare truffatore.

In Italia gli intellettuali scarseggiano (gli intellettuali veri, quelli che hanno avuto un’illuminazione).

Abbondano invece i carrieristi, i conformisti, i falsi profeti, i fuori di testa, i cortigiani, i pennivendoli.

Non c’è bisogno di fare nomi e cognomi: sono noti a tutti.

L’intellettuale descrive senza abbellimenti la realtà, foss’anche quella, veramente orrenda, della società italiana.

E nel descriverla, ne ricerca le ragioni e le vie per cambiarla.

La speranza dell’intellettuale è nei ragazzi e nelle ragazze, nei giovani uomini e nelle giovani donne. Che questi riescano a fare ciò che i loro genitori, i loro antenati, non hanno mai avuto il coraggio di fare.

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Marcello Veneziani, le regioni e la destra politica italiana

27 settembre 2012

Leggo un post di Marcello Veneziani del 22 settembre sulle regioni:

Mille ragioni per tagliare le Regioni

“Per colpire la casta e i costi esagerati del settore pubblico manca il coraggio civile e radicale di abolire le Regioni. Lo scrivo da tempo. Sono la vergogna d’Italia, persino più del Parlamento (da dimezzare). Il marcio emerso ora è solo la cresta, il costo vero è il raddoppio di tutto: ci permettiamo il lusso di mantenere un doppio Stato, uno centrale e uno federale.

Le Regioni costano l’ira di Dio, moltiplicano il ceto politico e il finanziamento pubblico ai partiti, dispongono di poteri esagerati, divorano risorse, duplicano la burocrazia statale. Anziché accanirsi con gli spiccioli delle Province, è lì che bisogna tagliare.

L’inizio del declino italiano,del suo indebitamento e della crescita vertiginosa della partitocrazia, coincide con la nascita delle Regioni, 1970…

…Una riforma necessaria, risparmiosa e ragionevole, perciò non si farà mai. Non sono in grado di farla né i partiti né i tecnici.

E allora chi? Chi? La domanda risuona nel vuoto.”

http://www.ilgiornale.it/news/mille-ragioni-tagliare-regioni-839805.html

Innanzitutto lei parla solo di denaro (Marx ha agito anche su di lei?) e le sfugge evidentemente la distruzione dello Stato italiano che l’istituzione delle regioni ha comportato (è precisamente a questo scopo che la sinistra italiana impose tale istituzione, perché essa è posseduta dall’utopia di eliminare lo Stato, come ho scritto più volte nei post precedenti).

In secondo luogo, suscita in me grande indignazione la sua vana domanda finale: chi farà mai questa sacrosanta riforma, ossia eliminare le regioni?

Certamente non sarà la destra castrata dal Vaticano della quale lei è uno dei più noti rappresentanti.

Una destra paralitica e fallita. Perché tale è una destra che non difende lo Stato con qualsiasi mezzo possibile e immaginabile, anche a costo di morire, e che evidentemente non prende in considerazione la teoria dello Stato e Max Weber.

È una destra che ha paura “dell’uso legittimo della forza fisica” (Max Weber, La politica come professione, 2005, Armando, pag. 33).

È una destra sostanzialmente contraria allo Stato.

È una destra che tra Chiesa e Stato (una scelta che non si può eludere) sceglie la Chiesa.

Certo, a parole si può dire quello che si vuole, ma le parole non contano, contano i fatti.

Vedi su quest’argomento il mio post del 23 agosto (pubblicato quindi ben prima che scoppiasse lo scandalo della regione Lazio):

La destra politica italiana è una destra fallita

https://luigicocola.wordpress.com/2012/08/23/la-destra-politica-italiana-e-una-destra-fallita/

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Per capire il disastro europeo e il disastro italiano

21 settembre 2012

La realtà non è facile da capire. Se lo fosse, resterebbe solo l’azione.

Per capire la realtà, occorre elaborare teorie che spieghino razionalmente i fatti che la realtà ci impone (se sono teorie irrazionali, si chiamano, più propriamente, idee deliranti, come per esempio le teorie di David Icke).

Per capire il disastro europeo (assai recente) e il disastro italiano (antichissimo), ho elaborato teorie razionali, che ho esposto in due saggi:

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il leviatano senza spada – Una teoria del popolo italiano e del Cristianesimo (19 aprile 2012, terza edizione):

http://www.lulu.com/shop/luigi-cocola/il-leviatano-senza-spada/paperback/product-20071149.html

e

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Le nuove forme dell’utopia: europeismo e multiculturalismo – Come e perché l’Occidente cerca ripetutamente di suicidarsi (19 aprile 2012, prima edizione):

http://www.lulu.com/shop/luigi-cocola/le-nuove-forme-dellutopia-europeismo-e-multiculturalismo/paperback/product-20071124.html

P.S.: sono visionabili diverse pagine dei due saggi presso lulu, amazon e google libri.

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Oggi voglio riproporre un vecchio post…

7 settembre 2012

Oggi voglio riproporre un vecchio post. Oddio, vecchio per modo di dire, perché è quello del 12 luglio. Si intitola: “I have a dream”.

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Come Martin Luther King, anche io ho ancora un sogno. E anche il mio sogno ha radici profonde.

Ho un sogno, che un giorno questa nazione, la nazione italiana, ora in ginocchio, si rialzerà in piedi e disperderà gli spacciatori di utopie (la sinistra politica italiana) e coloro che vogliono mantenerla nel Medio Evo (la destra politica italiana).

Ho un sogno, che un giorno il popolo italiano si riprenderà il potere politico rubatogli dall’unione europea, dalle banche, dalla finanza internazionale e dai loro servi, e ricostruirà uno Stato indipendente e sovrano, lo Stato italiano.

Ho un sogno, che un giorno il popolo italiano si riapproprierà di quel lembo di territorio romano che è suo e di nessun altro, intendo il territorio del Vaticano. Perché solo così il popolo italiano potrà separare lo Stato dalla Chiesa e uscire una volta per tutte dal Medio Evo.

Ho un sogno, che un giorno il popolo italiano ricostruirà uno Stato di province, uno Stato che sia unito, ripudiando lo Stato di regioni, che porta alla disunione e alla discordia.

Ho un sogno, oggi!

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P.S.: oggi, 7 settembre 2012, questo blog, iniziato l’8 luglio 2012, ha raggiunto le cinquemila visite.

La realtà delle cose è tragica

6 settembre 2012

Dopo il momento comico del post precedente, occorre ritornare alla realtà delle cose: che è tragica.

E lo è per due ragioni:

a) mancanza di comprensione

b) mancanza di azione.

Vediamo di approfondire la prima (la seconda è chiarissima a tutti; del resto, senza comprensione non si può avere alcun’azione utile).

La comprensione di cosa stia accadendo non c’è.
Io ho fornito una teoria esplicativa della situazione, ma sono inascoltato (per usare un eufemismo).
Infatti c’è chi è fermamente, adamantinamente, convinto che basterebbe abbandonare l’euro e tornare alla lira, applicando poi i dettami dell’economia keynesiana (in una o nell’altra delle sue tante sfumature), e tutti i problemi, come per miracolo, verranno risolti.
Ma i concetti di Keynes (giustissimi) prevedono uno Stato, per la miseria!
UNO STATO!
Dov’è lo Stato in Italia???
È lo Stato che manca, che è sempre mancato, in Italia!

Inoltre, a prescindere dall’eccezionalità dell’Italia (l’anomalia italiana), gli economisti non comprendono la situazione, come ho già scritto qui, dove criticavo un articolo di Massimo Pivetti:

https://luigicocola.wordpress.com/2012/08/09/gli-economisti-non-comprendono-perche-in-europa-si-voglia-eliminare-lo-stato/

Perfino Paul Krugman, un premio Nobel, su quest’argomento sbaglia. Vedi infatti il suo articolo sull’austerity:

The Austerity Agenda

http://www.nytimes.com/2012/06/01/opinion/krugman-the-austerity-agenda.html

e questa è la traduzione italiana:

L’agenda dell’austerity

http://www.informarexresistere.fr/2012/09/03/paul-krugman-usano-il-panico-da-deficit-per-smantellare-i-programmi-sociali/

Vediamo dov’è l’errore di Krugman:

«Questa storia ha una morale ben chiara: quando il settore privato sta cercando disperatamente di diminuire il debito, il settore pubblico dovrebbe fare l’opposto, spendendo proprio quando il settore privato non vuole, o non può. Per carità, una volta che l’economia avrà recuperato si dovrà sicuramente pensare al pareggio di bilancio, ma non ora. Il momento giusto per l’austerity è il boom, non la depressione.

Come ho già detto, non si tratta di una novità. Allora come mai così tanti politici insistono con misure di austerity durante la depressione? E come mai non cambiano piani, anche se l’esperienza diretta conferma le lezioni di teoria e della storia?

Beh, qui è dove le cose si fanno interessanti. Infatti, quando gli “austeri” vengono pressati sulla fallacità della loro metafora, quasi sempre ripiegano su asserzioni del tipo: “Ma è essenziale ridurre la grandezza dello Stato”.

Queste asserzioni spesso vengono accompagnate da affermazioni che la crisi stessa dimostra il bisogno di ridurre il settore pubblico. Ciò e [sic] manifestamente falso. Basta guardare la lista delle nazioni che stanno affrontando meglio la crisi. In cima alla lista troviamo nazioni con grandissimi settori pubblici, come la Svezia e l’Austria…

Dunque, la corsa all’austerity in Gran Bretagna, in realtà non ha nulla a che vedere col debito e con il deficit; si tratta dell’uso del panico da deficit come scusa per smantellare i programmi sociali. Naturalmente, la stessa cosa sta succedendo negli Stati Uniti.»

È lo stesso identico errore di Pivetti.
Finché si parla del Regno Unito (dove governa attualmente la destra) e degli USA (che fanno parte di un altro universo, ossia che hanno un’altra Weltanschauung) il ragionamento fila.

Ma non fila più quando si prende atto che tutto ciò è perseguito, e con sacro furore, proprio dalla sinistra politica italiana ed europea.
I politici di sinistra italiani ed europei si sono tutti venduti? O sono tutti ottusi (per usare il termine di Pivetti)?

No, la spiegazione è un’altra: come ho più volte scritto, la spiegazione è il mito dell’inutilità (o meglio della dannosità) dello Stato che percorre tutta la storia dell’Occidente dal 1690, ossia dalla pubblicazione dei Due trattati sul governo di John Locke. È lui ad aver imposto alla cultura occidentale questo mito.

Non c’è alcun complotto, e men che meno lucertoloni extraterrestri (i rettiliani), i quali, sotto mentite spoglie (inglesi, massoni, ebrei, ecc. ecc.), guidano il mondo e violentano i bambini, come pensa qualcuno che ha perso il contatto con la realtà.

C’è invece il mito, che, come tutti sanno (o dovrebbero sapere), ha la capacità e la forza di spingere il genere umano a fare qualsiasi cosa, anche a suicidarsi.

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Il momento comico

5 settembre 2012

In Italia il mondo va alla rovescia: i comici (come Grillo) vogliono fare i premier e i premier vogliono (evidentemente) fare i comici.

Infatti Monti ha affermato:

“Non la si vede nei numeri ma io invito a constatare che la ripresa, se riflettiamo un attimo, è dentro di noi”.

http://www.adnkronos.com/IGN/News/Politica/Crisi-Monti-assicura-La-ripresa-arrivera-presto-e-alla-portata-del-nostro-Paese_313663469669.html

In altre parole, l’economia è uno stato d’animo.

Ecco un video con Corrado Guzzanti, che ci dice qualcosa di simile alla battuta di Monti:


I tedeschi non mollano la presa: vogliono distruggere le imprese italiane

4 settembre 2012

Ecco ciò che ha affermato Martin Schulz:

«E dire “usciamo dall’euro e torniamo alla lira” io penso sia pura ciarlataneria».

http://video.repubblica.it/edizione/bologna/schulz-a-bologna-attacca-grillo/104225/102605

Chi è Martin Schulz:

http://it.wikipedia.org/wiki/Martin_Schulz

È chiaro che i tedeschi hanno l’intenzione di distruggere le imprese italiane, che sono (o meglio erano) agguerrite concorrenti delle loro imprese, vedi post precedente.

E gli italiani che li aiutano, voi come li definireste?

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Era parecchio che i tedeschi non vincevano una guerra

4 settembre 2012

La Germania ha vinto la prima guerra economica europea.

L’ultima guerra vinta dai tedeschi fu la guerra franco-prussiana (1870-1871).

Bismarck oggi non c’è più, ma c’è l’euro, altrettanto efficace.

Leggete qui:

“Europa mai così divisa. Le imprese di Italia e Spagna pagano il 60% di interessi in più della Germania”

http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2012-09-04/europa-cosi-divisa-imprese-112514.shtml

P.S.: alle prossime elezioni, meditate bene prima di dare il vostro voto.

 

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Perché il comunismo è un’ideologia contraria allo Stato?

4 settembre 2012

Il nesso tra comunismo e volontà di eliminare lo Stato non è intuitivo da capire. Perché abbiamo in mente ad esempio l’URSS o Cuba: ma queste dittature non rappresentano propriamente il comunismo, bensì ciò che si è ottenuto nella realtà mettendo in pratica l’utopia comunista, il sogno comunista.

Quando si cerca di mettere in pratica un’utopia, qualsiasi utopia, il risultato che se ne ottiene è disastroso, fallimentare, e non coincide affatto con il sogno che ci si era creato nella mente.

Il nesso tra comunismo e volontà di eliminare lo Stato ci viene spiegato da questo straordinario brano di Norberto Bobbio, il gigante sulle cui spalle dobbiamo salire, se vogliamo capire cosa stia succedendo all’Occidente.

“E se lo Stato fosse un male e per di più non necessario? La risposta affermativa a questa domanda ha dato vita alle varie teorie della fine dello Stato. Occorre premettere che in tutte queste teorie lo Stato è inteso sempre come il detentore del monopolio della forza e quindi come la potenza che, unica su un determinato territorio, ha i mezzi per costringere i reprobi e i recalcitranti anche ricorrendo in ultima istanza alla coazione. Pertanto fine dello Stato vuol dire nascita di una società che può sopravvivere e prosperare senza bisogno di un apparato di coercizione…

…La più popolare delle teorie che sostengono l’attuabilità o addirittura l’avvento necessario di una società senza Stato è quella marxiana o per meglio dire engelsiana, in base a un ragionamento che ridotto ai minimi termini può essere esposto così: lo Stato è nato dalla divisione della società in classi contrapposte per effetto della divisione del lavoro, allo scopo di consentire il dominio della classe che sta sopra sulla classe che sta sotto; quando in seguito alla conquista del potere da parte della classe universale (la dittatura del proletariato) verrà meno la società divisa in classi, verrà meno anche la necessità dello Stato. Lo Stato si estinguerà, morirà di morte naturale, perché non sarà più necessario. Questa teoria è forse la più ingegnosa fra quelle che difendono l’ideale della società senza Stato ma non è meno discutibile: perché tanto la premessa maggiore del sillogismo (lo Stato è uno strumento di dominio di classe) quanto la premessa minore (la classe universale è destinata a distruggere la società di classe) non hanno resistito a quel formidabile argomento che sono, come avrebbe detto Hegel, le «dure repliche della storia».

La teoria marx-engelsiana della fine dello Stato è certamente la più popolare ma non è la sola…”

(Norberto Bobbio, Stato, governo, società, 1995, Einaudi, pagg. 122-123).

La mia tesi è che, oltre al comunismo (e all’anarchismo, che è molto semplice da capire), l’Occidente abbia poi ideato altre vie per eliminare lo Stato: l’europeismo e il multiculturalismo. Ossia abbia ideato altre vie per suicidarsi, dato che lo Stato è indispensabile per difendere la comunità “dall’aggressione di stranieri” (per opporsi alla quale lo Stato adopera l’esercito) e “dai torti reciproci” (per opporsi ai quali lo Stato adopera le leggi), come spiegò dettagliatamente per primo Hobbes (Thomas Hobbes, Leviatano, 2009, Laterza, pag. 142).

Vedi il mio saggio di scienza politica, Le nuove forme dell’utopia: europeismo e multiculturalismo – Come e perché l’Occidente cerca ripetutamente di suicidarsi (19 aprile 2012, prima edizione):

http://www.lulu.com/shop/luigi-cocola/le-nuove-forme-dellutopia-europeismo-e-multiculturalismo/paperback/product-20071124.html

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