Perché il comunismo è un’ideologia contraria allo Stato?

Il nesso tra comunismo e volontà di eliminare lo Stato non è intuitivo da capire. Perché abbiamo in mente ad esempio l’URSS o Cuba: ma queste dittature non rappresentano propriamente il comunismo, bensì ciò che si è ottenuto nella realtà mettendo in pratica l’utopia comunista, il sogno comunista.

Quando si cerca di mettere in pratica un’utopia, qualsiasi utopia, il risultato che se ne ottiene è disastroso, fallimentare, e non coincide affatto con il sogno che ci si era creato nella mente.

Il nesso tra comunismo e volontà di eliminare lo Stato ci viene spiegato da questo straordinario brano di Norberto Bobbio, il gigante sulle cui spalle dobbiamo salire, se vogliamo capire cosa stia succedendo all’Occidente.

“E se lo Stato fosse un male e per di più non necessario? La risposta affermativa a questa domanda ha dato vita alle varie teorie della fine dello Stato. Occorre premettere che in tutte queste teorie lo Stato è inteso sempre come il detentore del monopolio della forza e quindi come la potenza che, unica su un determinato territorio, ha i mezzi per costringere i reprobi e i recalcitranti anche ricorrendo in ultima istanza alla coazione. Pertanto fine dello Stato vuol dire nascita di una società che può sopravvivere e prosperare senza bisogno di un apparato di coercizione…

…La più popolare delle teorie che sostengono l’attuabilità o addirittura l’avvento necessario di una società senza Stato è quella marxiana o per meglio dire engelsiana, in base a un ragionamento che ridotto ai minimi termini può essere esposto così: lo Stato è nato dalla divisione della società in classi contrapposte per effetto della divisione del lavoro, allo scopo di consentire il dominio della classe che sta sopra sulla classe che sta sotto; quando in seguito alla conquista del potere da parte della classe universale (la dittatura del proletariato) verrà meno la società divisa in classi, verrà meno anche la necessità dello Stato. Lo Stato si estinguerà, morirà di morte naturale, perché non sarà più necessario. Questa teoria è forse la più ingegnosa fra quelle che difendono l’ideale della società senza Stato ma non è meno discutibile: perché tanto la premessa maggiore del sillogismo (lo Stato è uno strumento di dominio di classe) quanto la premessa minore (la classe universale è destinata a distruggere la società di classe) non hanno resistito a quel formidabile argomento che sono, come avrebbe detto Hegel, le «dure repliche della storia».

La teoria marx-engelsiana della fine dello Stato è certamente la più popolare ma non è la sola…”

(Norberto Bobbio, Stato, governo, società, 1995, Einaudi, pagg. 122-123).

La mia tesi è che, oltre al comunismo (e all’anarchismo, che è molto semplice da capire), l’Occidente abbia poi ideato altre vie per eliminare lo Stato: l’europeismo e il multiculturalismo. Ossia abbia ideato altre vie per suicidarsi, dato che lo Stato è indispensabile per difendere la comunità “dall’aggressione di stranieri” (per opporsi alla quale lo Stato adopera l’esercito) e “dai torti reciproci” (per opporsi ai quali lo Stato adopera le leggi), come spiegò dettagliatamente per primo Hobbes (Thomas Hobbes, Leviatano, 2009, Laterza, pag. 142).

Vedi il mio saggio di scienza politica, Le nuove forme dell’utopia: europeismo e multiculturalismo – Come e perché l’Occidente cerca ripetutamente di suicidarsi (19 aprile 2012, prima edizione):

http://www.lulu.com/shop/luigi-cocola/le-nuove-forme-dellutopia-europeismo-e-multiculturalismo/paperback/product-20071124.html

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