Il collasso cronico dello Stato italiano: cos’è e perché esiste

Non c’è alcun dubbio che lo Stato italiano è uno Stato cronicamente collassato (un eufemismo per non dire che è uno Stato fallito).

Questa palese, ma spiacevole, realtà viene taciuta dai politici italiani e da coloro che vivono grazie a questi ultimi, intendo coloro che lavorano nei mass media italiani. Ma anche coloro che costituiscono la cultura italiana tacciono: è un tacere di tutti, una sorta di rimozione collettiva.
E il resto del mondo fa finta di credere che le cose italiane stiano realmente come gli italiani vorrebbero.

Ma l’ingovernabilità, la malagiustizia, la pervasiva corruzione dei politici, l’assenza (salvo eccezioni) di meritocrazia (che è nell’interesse del popolo, perché consente di avere l’uomo giusto al posto giusto), l’istituzione politica delle regioni, la questione meridionale, ecc. ecc., sono tutti sintomi inequivocabili di un’estrema debolezza del potere centrale. Per non parlare poi del piccolo particolare rappresentato dal fatto che la criminalità organizzata controlla vastissime porzioni del territorio dello Stato italiano, ossia almeno diverse regioni.

A questo proposito, occorre ricordare che la definizione universalmente accettata di Stato è quella di Max Weber:

“…lo Stato è quella comunità umana che all’interno di un determinato territorio – quello del «territorio» costituisce un segno distintivo – rivendica per sé (con successo) il monopolio dell’uso legittimo della forza fisica.”
(Max Weber, La politica come professione, Armando, 2005, pagg. 32-33).

Qual è la causa del collasso cronico dello Stato italiano?

Non essendoci in Italia la separazione tra Stato e Chiesa (né tantomeno la cosiddetta soluzione inglese, ossia la subordinazione della Chiesa allo Stato, invenzione antichissima di Costantino il Grande, che fu adottata non solo dagli inglesi, ma anche da altri popoli nordici, p.e. i norvegesi), lo Stato italiano è collassato, perché il principio cardine del Cristianesimo è il divieto assoluto della forza fisica, perfino come legittima difesa (principio che confligge ovviamente con lo Stato):

“…se uno ti colpisce alla guancia destra, volgigli anche la sinistra.”
(Bibbia Emmaus, Edizioni San Paolo, 1998, Matteo, 5,39)
“Se qualcuno ti percuote su una guancia, porgigli anche l’altra…”
(Bibbia Emmaus, Edizioni San Paolo, 1998, Luca, 6,29)

Da puntualizzare che il divieto cristiano della forza non impedisce che quest’ultima possa essere usata a livello privato, individuale, perché in tal caso si tratta di un peccato e quindi è ammissibile. È a livello pubblico che il divieto fa sentire tutta la sua potenza.
Lo Stato non può usare la forza, i criminali (i peccatori) si.
Infatti il divieto cristiano della forza rende la forza illegittima, quindi lo Stato non può usarla, perché lo Stato è il luogo della legittimità.
Senza la legittimità lo Stato non potrebbe esistere, come ci viene ottimamente spiegato da Robert A. Dahl (Robert A. Dahl, Introduzione alla scienza politica, Il Mulino, 1970, pagg. 77-79).
Se la forza fisica diventa illegittima, lo Stato (il luogo della legittimità) non può usarla, perché non può esistere un uso legittimo (vedi la suddetta definizione di Stato di Max Weber) di un qualcosa che di per sé, ossia intrinsecamente, è illegittimo.

Negli altri popoli dell’Occidente lo Stato non è collassato, proprio perché o c’è la separazione tra Stato e Chiesa o c’è la subordinazione della Chiesa allo Stato.
Per quanto riguarda poi i popoli cristiani d’Oriente (p.e. in Russia), c’è solo quest’ultima situazione, perché essi nacquero dall’Impero romano d’Oriente, le cui basi furono create da Costantino il Grande.

Copyright © 2012 Luigi Cocola. Tutti i diritti riservati.

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