Cretinismo europeista

Leggo un articolo di Bernard-Henri Lévy, Federalismo o morte (titolo francese: Construire l’Europe politique, ou mourir; titolo inglese: Build a Political Europe, or Die), in cui egli sostiene: “Se non si fa l’Europa politica, l’euro scomparirà.”

E fin qui sono d’accordo.

Il bello (per modo di dire) è che egli pensa possibile l’unione politica dei popoli europei, anzi la propugna. E per sostenere questa tesi, che io trovo non solo assurda, ma anche ridicola, egli porta degli esempi:

“Non dobbiamo dimenticare che l’euro non è la prima esperienza di moneta unica tentata dall’Occidente. Ve ne sono state almeno sei, la cui storia – anche se come sempre le situazioni non sono paragonabili – è ricca di insegnamenti.

Due sono fallite in modo evidente e sono fallite proprio a causa degli egoismi nazionali sommati alle disuguaglianze di sviluppo fra paesi che non potevano – senza unirsi – parlare la stessa lingua monetaria (del resto nel primo caso l’episodio chiave è stato proprio il fallimento della Grecia!). Si tratta di due avventure oggi dimenticate: l’Unione latina (1865-1927) e l’Unione scandinava (1873-1914).

Due invece hanno avuto successo, un successo evidente e rapido. E questo successo è stato possibile perché il processo di unificazione monetaria è stato accompagnato da un’unificazione politica. Si tratta della nascita del franco svizzero che nel 1848, con la costituzione che dà vita alla Confederazione elvetica dopo mezzo secolo di incertezze dovute al rifiuto di pagare il prezzo politico dell’unione economica. La moneta sostituisce le varie monete locali coniate dalle città, cantoni e territori.

L’altro successo è rappresentato dalla lira italiana, che trionfa al momento dell’unità italiana sulla miriade di monete indicizzate agli stati tedeschi, al franco o basate sulle tradizioni ducali o delle vecchie repubbliche.

Due, infine, hanno proceduto nell’incertezza ma alla fine hanno avuto successo. Due unioni che hanno creato una moneta veramente comune, ma solo dopo mille crisi, passi indietro, abrogazioni provvisorie e grazie a dei dirigenti coraggiosi che avevano capito che una moneta unica può esistere solo sostenuta da un bilancio, da una fiscalità, da un regime di distribuzione delle risorse, da un diritto del lavoro, da regole della vita sociale, in altre parole da una politica realmente comune.

Questa è la storia del nuovo marco, che circa 40 anni dopo lo Zollverein del 1834 si è imposto sul fiorino, sul tallero, sul kronenthaler e sugli altri marchi delle città anseatiche; ed è la storia del dollaro, che ha impiegato cento anni per imporsi e che in realtà lo ha fatto solo dopo che si era acconsentito a federare il debito degli Stati membri dell’Unione.”

In italiano:

http://www.presseurop.eu/it/content/article/2777571-federalismo-o-morte

In francese:

http://www.lepoint.fr/editos-du-point/bernard-henri-levy/construire-l-europe-politique-ou-mourir-13-09-2012-1505713_69.php

in inglese:

http://www.huffingtonpost.com/bernardhenri-levy/build-a-political-europe-_b_1880214.html

Insomma, Bernard-Henri Lévy ci racconta che, su sei esperienze di moneta unica tentate in Occidente, due sono fallite e quattro sono riuscite.

Le due fallite riguardano proprio monete uniche con popoli diversi tra loro (l’Unione Monetaria Latina e l’Unione Monetaria Scandinava), ossia la stessa identica situazione dell’Unione Europea.

Le quattro riuscite riguardano la Svizzera, l’Italia, la Germania e gli Stati Uniti.

A parte la Svizzera, a Lévy sfugge un dato che non sfuggirebbe, ne sono sicuro, al mio elettrauto: in Italia si parla l’italiano, in Germania si parla il tedesco e negli Stati Uniti si parla l’inglese.

Lévy ha descritto cioè la storia di tre popoli!

È ovvio che un popolo abbia un suo Stato sovrano (federale o non federale, questo non ha alcuna importanza) e di conseguenza una sua moneta.

L’eccezione è la Svizzera. Ma la Svizzera è un caso unico in Occidente ed essendo tale non può essere presa come esempio!

Il fatto è che in Svizzera (a parte che quattro lingue sono infinitamente meno delle ventitré lingue ufficiali dell’Unione Europea!) il patto sociale non è basato come per gli altri popoli sulla lingua comune, bensì sul fatto comune di vivere sulle Alpi, ossia su un territorio talmente montuoso da essere difendibile molto facilmente dalle aggressioni militari di stranieri: in pratica le Alpi sono una fortezza naturale. Senza le Alpi non esisterebbe questo peculiare patto sociale e non esisterebbe nemmeno la Svizzera. E infatti gli svizzeri sono ossessionati dalla sicurezza militare del loro territorio.

Questa è la realtà delle cose. Poi ci sono le utopie, a proposito delle quali Machiavelli scrisse:

“E molti si sono imaginati republiche e principati che non si sono mai visti né conosciuti essere in vero…”

(Niccolò Machiavelli, Il Principe, Rizzoli, 1991, pag. 150)

Copyright © 2012 Luigi Cocola. Tutti i diritti riservati.

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