Archive for novembre 2012

“La notte dei morti viventi” di George A. Romero

18 novembre 2012

È vero, paragonare i politici attuali a degli zombi non è molto originale, ci ha già pensato Grillo.

Il fatto è che ho acquistato giorni fa il DVD di questo film (quello del 1968, il primo e insuperabile) e ne ho potuto gustare appieno la metafora potente.

Che è una critica feroce alla società USA del tempo.

Ma è una metafora perfetta anche per la società italiana di oggi.

Siamo infatti circondati da morti viventi, gente, cioè, che crede ancora vivo il mondo al quale essi sono abituati.

Non si rendono affatto conto che quel mondo è in parte già defunto e in parte lo sarà presto, del tutto e definitivamente.

Mi riferisco all’euro, vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2012/11/17/la-realta-delle-cose-sta-incominciando-a-imporsi-sui-sogni-e-le-utopie/

e qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2012/11/17/sartori-ed-io-sugli-stati-uniti-deuropa-scriviamo-le-stesse-cose/

Senza l’unità politica dell’Europa, l’euro inevitabilmente cadrà.

E l’unità politica dell’Europa è una chimera, un sogno irrealizzabile.

Siamo di fronte a un cambiamento drammatico, come ad esempio il crollo del comunismo nell’URSS all’inizio degli anni ’90.

Copyright © 2012 Luigi Cocola. Tutti i diritti riservati.

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La realtà delle cose sta incominciando a imporsi sui sogni e le utopie

17 novembre 2012

Leggo questo post di Fabio Vander del 14 novembre:

«Anti-europeismo delle classi dirigenti?

Nei giorni scorsi sono usciti, in contemporanea, tre ‘strani’ articoli. Strani per il taglio: al tempo stesso anti-europeista e anti-montiano, ma soprattutto per il dove, cioè rispettivamente su “Sole 24 ore”, “Corriere della Sera” e “Repubblica”.»

http://www.paneacqua.info/2012/11/anti-europeismo-delle-classi-dirigenti/

Lo strano (a detta di Vander) articolo del “Corriere della Sera” è l’editoriale del 12 novembre di Giovanni Sartori, di cui ho scritto nel mio post precedente:

https://luigicocola.wordpress.com/2012/11/17/sartori-ed-io-sugli-stati-uniti-deuropa-scriviamo-le-stesse-cose/

Il Prof. Giovanni Sartori è un politologo di fama mondiale (ha anche insegnato alla Columbia University), del quale Wikipedia riporta:

«È considerato uno dei massimi esperti di scienza politica a livello internazionale»

http://it.wikipedia.org/wiki/Giovanni_Sartori_%28politologo%29

Vediamo cosa scrive Vander del suddetto editoriale:

«Sul “Corriere della Sera” è Giovanni Sartori a prendersi la libertà di dire [sic] che l’Europa della moneta unica è un “animale assurdo”. Un sistema con una moneta unica fuori del controllo degli Stati, ma senza uno “Stato federale” continentale è esattamente l’assurdo. Qualcosa che lascia campo libero alle “incursioni monetarie della speculazione internazionale” e soprattutto rende ingestibile economicamente e socialmente il continente. L’esempio recente dell’Alcoa e sintomatico, dice Sartori. Abbiamo perso migliaia di posti di lavoro e un settore strategico come quello dell’alluminio per rispondere agli assurdi diktat delle autorità europee.»

Eh no, caro Vander, Sartori non ha detto soltanto questo, ha detto anche, sia pure con un certo grado di understatement, che i tanto sognati Stati Uniti d’Europa non si possono proprio fare, a causa delle lingue diverse che gli europei parlano.

Come ho riportato nel mio precedente post, ecco cosa Sartori ha scritto su questo fondamentale argomento:

«Il rimedio? Quello risolutivo sarebbe, a detta dei più, di arrivare a un’Europa federale. Ma temo che sia un rimedio impossibile. Uno Stato federale richiede una lingua comune. Difatti tutti gli Stati federali esistenti sono costituiti da componenti che si capiscono e parlano tra loro. La Germania parla tedesco, gli Stati Uniti e l’Australia l’inglese (e così pure l’India a livello di élite di governo), il Brasile il portoghese, l’Argentina e il Messico lo spagnolo, e così via citando. Se l’Europa diventasse uno Stato federale io mi potrei trovare sulla scheda di voto un candidato finlandese del quale non saprei nemmeno pronunziare il nome e del quale nessun europeo sa nulla. La sola piccolissima eccezione è la Svizzera, che però a livello di classe politica federale si intende benissimo. E trovo stupefacente che nessuno dei proponenti dell’Europa federale si renda conto di questo pressoché insuperabile ostacolo.»

http://www.corriere.it/editoriali/12_novembre_12/un-animale-senza-difese-giovanni-sartori_121347e2-2c91-11e2-ac32-eb50b1e8a70b.shtml

Questo concetto, molto modestamente rispetto al Prof. Sartori, che può pubblicare un editoriale sul “Corriere della Sera”, lo sto ripetendo da mesi sul mio quasi ignoto blog, ad esempio in un post del 5 agosto, nel quale ho scritto :

«Il punto nodale della questione è che non esiste uno Stato europeo, sia pure federale, né potrà mai esistere, perché le lingue ufficiali dell’Unione Europea sono ben 23: bulgaro, ceco, danese, estone, finlandese, francese, greco, inglese, irlandese, italiano, lettone, lituano, maltese, olandese, polacco, portoghese, rumeno, slovacco, sloveno, spagnolo, svedese, tedesco e ungherese.
Vedi:

http://ec.europa.eu/languages/languages-of-europe/eu-languages_it.htm

L’Unione Europea è una Torre di Babele, non uno Stato.»

https://luigicocola.wordpress.com/2012/08/05/domanda-cose-la-democrazia/

La verità è che la realtà delle cose sta incominciando a imporsi sui sogni e le utopie.

Quando si abbandona la Ragione, quella “strana” cosa di cui scrisse Parmenide circa 2500 anni fa, si producono mostri, come ben notò Goya: “Il sonno della ragione genera mostri”.

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Sartori ed io sugli Stati Uniti d’Europa scriviamo le stesse cose

17 novembre 2012

Sugli Stati Uniti d’Europa l’11 ottobre ho scritto un post intitolato: “L’idea degli Stati Uniti d’Europa è un’idea aberrante, anzi delirante”:

“Infatti nell’Unione Europea ci sono ben 23 popoli diversi, cioè quelli corrispondenti alle 23 lingue ufficiali dell’Unione Europea…

…È un vero e proprio delirio pensare di poter creare gli Stati Uniti d’Europa, a somiglianza degli Stati Uniti d’America…

Gli Stati Uniti d’America esistono perché la lingua di quel paese è una sola: la lingua inglese…

…Se si volesse veramente formare gli Stati Uniti d’Europa, occorrerebbe che tutti i popoli dell’Unione Europea, tranne uno, rinunciassero alla propria lingua: sono pronti gli italiani, i francesi, i tedeschi, gli inglesi, ecc. ecc., a fare ciò?”

https://luigicocola.wordpress.com/2012/10/11/lidea-degli-stati-uniti-deuropa-e-unidea-aberrante-anzi-delirante/

E il 1° ottobre ho scritto quest’altro post, intitolato “Cretinismo europeista”:

“Insomma, Bernard-Henri Lévy ci racconta che, su sei esperienze di moneta unica tentate in Occidente, due sono fallite e quattro sono riuscite.

Le due fallite riguardano proprio monete uniche con popoli diversi tra loro (l’Unione Monetaria Latina e l’Unione Monetaria Scandinava), ossia la stessa identica situazione dell’Unione Europea.

Le quattro riuscite riguardano la Svizzera, l’Italia, la Germania e gli Stati Uniti.

A parte la Svizzera, a Lévy sfugge un dato che non sfuggirebbe, ne sono sicuro, al mio elettrauto: in Italia si parla l’italiano, in Germania si parla il tedesco e negli Stati Uniti si parla l’inglese.

Lévy ha descritto cioè la storia di tre popoli!

È ovvio che un popolo abbia un suo Stato sovrano (federale o non federale, questo non ha alcuna importanza) e di conseguenza una sua moneta.

L’eccezione è la Svizzera. Ma la Svizzera è un caso unico in Occidente ed essendo tale non può essere presa come esempio!”

https://luigicocola.wordpress.com/2012/10/01/cretinismo-europeista/

Ho scoperto ieri che Giovanni Sartori il 12 novembre ha scritto un editoriale sul “Corriere della Sera”, intitolato “L’EUROPA DELLA MONETA UNICA – Un animale senza difese“:

Il rimedio? Quello risolutivo sarebbe, a detta dei più, di arrivare a un’Europa federale. Ma temo che sia un rimedio impossibile. Uno Stato federale richiede una lingua comune. Difatti tutti gli Stati federali esistenti sono costituiti da componenti che si capiscono e parlano tra loro. La Germania parla tedesco, gli Stati Uniti e l’Australia l’inglese (e così pure l’India a livello di élite di governo), il Brasile il portoghese, l’Argentina e il Messico lo spagnolo, e così via citando. Se l’Europa diventasse uno Stato federale io mi potrei trovare sulla scheda di voto un candidato finlandese del quale non saprei nemmeno pronunziare il nome e del quale nessun europeo sa nulla. La sola piccolissima eccezione è la Svizzera, che però a livello di classe politica federale si intende benissimo. E trovo stupefacente che nessuno dei proponenti dell’Europa federale si renda conto di questo pressoché insuperabile ostacolo.”

http://www.corriere.it/editoriali/12_novembre_12/un-animale-senza-difese-giovanni-sartori_121347e2-2c91-11e2-ac32-eb50b1e8a70b.shtml

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Un’idea perniciosa

16 novembre 2012

È un’idea perniciosa, ma piuttosto diffusa, giudicare un pensatore dai suoi errori.

Purtroppo quest’idea, che dovrebbe allignare solo nelle anime semplici e incolte, finisce per essere ubiquitaria o quasi.

Un pensatore va giudicato dalle verità originali che ha prodotto, non dai suoi errori o, peggio ancora, dai suoi difetti.

Se noi giudicassimo dalle loro negatività Thomas Hobbes o, per parlare dei nostri giorni, Norberto Bobbio, ci precluderemmo quello che di grande questi pensatori hanno prodotto.

Un altro (sommo) esempio: è noto che Newton ebbe in vita sua almeno due esaurimenti nervosi. E allora? Ciò non toglie assolutamente nulla al suo genio.

Per dirla con Goethe ed Hegel, nessuno è eroe per il suo cameriere: non perché l’uno non è un eroe, ma perché l’altro è un cameriere.

Così, quando Aldo Busi scrive dispregiativamente di Machiavelli, che era solo un cortigiano depresso, ecc. ecc., egli si sta comportando, né più, né meno, da cameriere.

Il fatto è che Busi si crede un maître à penser e l’ultima sua scempiaggine sulla politica italiana è che un Monti bis sia “necessario” (Tg3 Linea Notte del 15 novembre).

Vedi qui:

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-05cbe895-d753-4c5e-822b-0a0180a83690-tg3.html#p=

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Un Principe della Chiesa ci raccomanda la democrazia

15 novembre 2012

Leggo sulla Repubblica di oggi un’intervista al cardinale Angelo Scola (chiamato dall’intervistatore «Eminenza»), che, fra l’altro, afferma:

«E’ assolutamente necessaria una democrazia sostanziale, dalle libertà realizzate, non solo conclamate. Questa crisi morde la carne di tante persone: giovani fermi sul posto, gente che perde il lavoro in età intermedia, pensioni troppo ridotte per le fasce deboli»

http://www.repubblica.it/politica/2012/11/15/news/intervista_scola-46681345/

Leggo su Wikipedia:

«Dal 1630 l’appellativo per i cardinali è Eminenza. In base all’art. 21 comma 1 del Trattato Lateranense, i cardinali “godono in Italia degli onori dovuti ai Principi del sangue”; di conseguenza, nelle cerimonie pubbliche, hanno la precedenza su tutte le cariche italiane e straniere ad eccezione del Presidente della Repubblica Italiana…

…stemma: indica la dignità cardinalizia come principe della Chiesa ed esclude ogni altro titolo nobiliare;

titolo: avendo dignità principesca hanno in titolo di “Eminentissimo Principe” o di “Eminenza”»

http://it.wikipedia.org/wiki/Cardinale

E ancora:

«Lo Stato della Città del Vaticano (denominazione in latino: Status Civitatis Vaticanæ;[11] ellissi diffuse nel linguaggio comune: Città del Vaticano e Vaticano)[12] è uno Stato indipendente dell’Europa. In particolare è il più piccolo Stato indipendente del mondo in termini sia di popolazione (994 abitanti)[13] sia di estensione territoriale (0,44 km²). Nello stato vige un regime di monarchia assoluta elettiva con a capo il papa della Chiesa Cattolica che dal 19 aprile 2005 è Benedetto XVI. Il Sommo Pontefice ha la pienezza dei poteri legislativo, esecutivo e giudiziario.»

http://it.wikipedia.org/wiki/Citt%C3%A0_del_Vaticano

Fino a quando gli italiani si faranno prendere per il culo in questo modo?

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L’ignoranza della scienza politica contagia anche Wikipedia

10 novembre 2012

Leggendo Wikipedia in italiano alla voce “democrazia” c’è da trasecolare, perché viene affermato che la democrazia è una forma di Stato, invece che una forma di governo, come anche i bambini sanno:

“La democrazia è una forma di stato…”

http://it.wikipedia.org/wiki/Democrazia

Meno male che su Wikipedia in inglese è correttamente riportato che:

“Democracy is a form of government…”

http://en.wikipedia.org/wiki/Democracy

Per chi avesse qualche dubbio sul corretto significato di “government”:

“States are served by a continuous succession of different governments.”

http://en.wikipedia.org/wiki/Government

C’è da rimarcare che le classificazioni delle forme di governo sono parecchie.

Norberto Bobbio, ad esempio, riporta le classificazioni delle forme di governo proposte da Aristotele, Machiavelli, Montesquieu e Kelsen (Norberto Bobbio, Stato, governo, società, Einaudi, 1995, pagg. 95-97).

Ma vediamo cosa personalmente scrive Bobbio della democrazia:

«Dall’età classica ad oggi il termine “democrazia” è sempre stato adoperato per designare una delle forme di governo…»

(Norberto Bobbio, ibid., pag. 126).

Comunque su Wikipedia in italiano è riportato correttamente che:

“Per forma di governo si intende il modello organizzativo che uno Stato assume per esercitare il potere sovrano.”

http://it.wikipedia.org/wiki/Forma_di_governo

Ne discende che senza Stato non vi può essere forma di governo, come ho scritto più volte in post precedenti.

Vedi ad esempio:

https://luigicocola.wordpress.com/2012/08/05/domanda-cose-la-democrazia/

Quindi, volendo abolire in Europa lo Stato, verrà abolita anche la democrazia, come in effetti sta vistosamente e palesemente accadendo.

Una democrazia senza Stato (così come una giustizia senza Stato) può esistere, parodiando Shakespeare, soltanto nei sogni dei nostri filosofi.

In assenza dello Stato ci ritroviamo, come spiega Thomas Hobbes, in una “guerra di tutti contro tutti” (Thomas Hobbes, De cive, Editori Riuniti, 1979, pag. 73 e pag. 87), nella quale ovviamente vincono i più forti: la Germania, le banche, la finanza internazionale, i ricchi.

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L’Unione Europea è una barzelletta

9 novembre 2012

«Il nord Europa blocca gli aiuti Ue per il sisma in Emilia: poi l’accordo in extremis»

«…Germania, Olanda, Finlandia, Svezia e Gb avevano in un primo momento bloccato gli aiuti Ue, non intendendo aderire in pieno al fondo solidarietà…

…In pratica, anche se tutti i Paesi hanno riconosciuto che l’Italia ha diritto ai finanziamenti del Fondo di solidarietà Ue, approvando formalmente la decisione, Germania, Olanda, Finlandia, Gran Bretagna e Svezia non vogliono però “pagare il conto”, hanno spiegato le fonti…

…Maroni: “Vergogna, perché stare in Ue?”

Così Roberto Maroni su Twitter: “E’ semplicemente una vergogna. Se questa è l’Europa non capisco cosa ci stiamo a fare?”. Per Maroni, “una Europa che nega poche centinaia di milioni di euro per aiutare i terremotati, gente che sta male, che vive una catastrofe naturale – ha proseguito – non capisco cosa ci stia a fare”. »

http://www.tgcom24.mediaset.it/cronaca/emilia-romagna/articoli/1068139/germania-finlandia-olanda-gran-bretagna-e-svezia-bloccano-gli-aiuti-ue-per-il-sisma-allitalia.shtml

Ogni tanto anche Maroni dice cose giuste e condivisibili.

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Disgraziati, avete rovinato l’Italia

8 novembre 2012

«UE: Italia in recessione profonda, disoccupazione record»

«(ANSAmed) – BRUXELLES – L’onda lunga della crisi si stringe attorno all’Italia: nelle acque ancora “agitate” dell’eurozona, la “profonda recessione” in cui il Paese è sprofondato lascerà il posto a una “ripresa tiepida”, dove la disoccupazione toccherà il picco record nel 2014 con quasi il 12% di persone senza lavoro.»

http://ansamed.ansa.it/ansamed/it/

notizie/rubriche/economia/2012/11/08/UE-Italia-recessione-profonda-

disoccupazione-record_7759550.html

Negli anni ’80 CON LA LIRA eravamo la quinta potenza economica del mondo, avendo superato l’Inghilterra.

E adesso ci chiedono il voto? Meglio votare per Grillo e distruggere così questa classe politica di asini e presuntuosi.

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Non bisogna confondere lo statalismo con lo Stato

7 novembre 2012

Alcuni confondono il cosiddetto statalismo con lo Stato. C’è molta confusione su questi argomenti di scienza politica.

Così noi oggi viviamo circondati da oggetti ipertecnologici, che sono costruiti grazie a concetti scientifici estremamente raffinati, ma brancoliamo nel buio dell’ignoranza per quanto riguarda i principi fondamentali della convivenza con il nostro prossimo.

Questo è veramente un paradosso.

Alla base della scienza politica ci sono i concetti di Stato e di forma di governo. Non bisogna confondere questi concetti con quello riguardante le politiche di redistribuzione delle risorse economiche. Quando noi usiamo il termine “statalismo”, stiamo indicando una politica di accentuata redistribuzione delle risorse economiche, ossia lo stato sociale, in inglese welfare state.

Si può essere, oppure no, favorevoli allo stato sociale (personalmente io sono favorevole), ma questo non c’entra nulla col concetto di Stato e neanche con il concetto di democrazia, la quale è una forma di governo (ce n’è più d’una).

Cos’è lo Stato? È l’istituzione politica che, come scrive Hobbes nel Leviatano, difende la comunità “dall’aggressione di stranieri” (mediante l’esercito) “e dai torti reciproci” (mediante la giustizia) (Thomas Hobbes, Leviatano, Laterza, 2009, pag. 142).

Hobbes comunque va interpretato, vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2012/11/02/e-sbagliato-spiegare-i-difetti-della-societa-italiana-in-termini-di-questione-morale/

Lo Stato è indispensabile e la sua esistenza è messa in dubbio soltanto dalle ideologie antistato, un esempio delle quali è l’europeismo.

Negli Stati Uniti d’America, ad esempio, lo Stato è una realtà indiscussa. Il pragmatismo e la concretezza degli americani rendono impossibile metterlo in dubbio, se non a livello di infime minoranze.

La tesi di alcuni storici contemporanei che la nascita dello Stato segna l’inizio dell’età moderna è a mio parere falsa, vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2012/08/10/ma-lo-stato-e-sempre-esistito-oppure-e-uninvenzione-recente/

La democrazia, parola con la quale spesso in Italia ci si riempie la bocca a sproposito, è quella particolare forma di governo che è basata sul principio della divisione (o separazione) dei poteri.

Questo principio ha lo scopo di permettere la libertà politica: senza divisione dei poteri non ci può essere libertà politica.

È lapalissiano che avere la libertà politica è meglio che non averla, sebbene nei momenti storici in cui occorra un cambiamento drastico sia spesso necessario farne momentaneamente a meno.

Nell’Evo Antico la cultura greca e quella romana hanno offerto grandi esempi di tale principio.

Nel Medio Evo quest’ultimo era ignorato, per il semplice motivo che in tale periodo storico (del tutto eccezionale e limitato all’Occidente) non c’era più lo Stato: non ci può essere una forma di governo senza Stato.

A questo proposito vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2012/08/05/domanda-cose-la-democrazia/

Nell’Evo Moderno i primi ad applicare il principio della divisione dei poteri furono gli inglesi, dopo la Gloriosa Rivoluzione (1688). Per la loro tipica tendenza all’understatement, essi lo chiamano spesso principio dei controlli e dell’equilibrio (system of checks and balances). Da precisare che tale principio non si identifica affatto con la classica tripartizione di Montesquieu (potere esecutivo, potere legislativo e potere giudiziario): questa tripartizione ne è solo un caso particolare.

Il primo autore a scrivere del principio della divisione dei poteri nell’Evo Moderno fu, nel Cinquecento, Niccolò Machiavelli, nella sua opera Discorsi sopra la prima deca di Tito Livio. Siccome molti italiani sono all’oscuro di tale opera, conoscendo soltanto Il Principe, si parla spesso a vanvera del grandissimo Machiavelli, che può essere a buon diritto considerato il padre della scienza politica, scambiandolo per un propugnatore dell’assolutismo.

Paradossalmente la cultura inglese conosce i Discorsi meglio di quella italiana (perché non fu influenzata dall’Index librorum prohibitorum della Chiesa di Roma, vedi avanti).

Ecco infatti cosa scrive Bertrand Russell, un uomo della cui intelligenza è impossibile dubitare, sui Discorsi di Machiavelli:

“Ci sono interi capitoli che sembrano quasi scritti da Montesquieu; la maggior parte del libro avrebbe potuto ricevere l’assenso di un liberale del XVIII secolo. La dottrina dei controlli e dell’equilibrio è esposta esplicitamente [il corsivo è mio]…

…La costituzione repubblicana di Roma era buona, proprio per il conflitto tra il Senato e il popolo.”

(Bertrand Russell, Storia della filosofia occidentale, 1967, Longanesi, pag. 668).

Vediamo cosa scrive di Machiavelli l’insigne politologo americano Robert A. Dahl:

“Probabilmente l’esempio più evidente di approccio noncognitivista alla teoria politica è costituito dal pensiero di Thomas Hobbes, che era politicamente un monarchico [il corsivo è mio]. Benché Machiavelli non abbia mai espresso in modo elaborato le sue opinioni a questo proposito, sembra che anch’egli sia stato noncognitivista, e naturalmente un sostenitore accanito della repubblica [il corsivo è mio].”

(Robert A. Dahl, Introduzione alla scienza politica, 1970, Il Mulino, pag. 193).

Parlavo prima dell’Index librorum prohibitorum della Chiesa di Roma. Ebbene, andate qui e scrivete solo il cognome, in questo caso Machiavelli, e poi cliccate su Search:

http://search.beaconforfreedom.org/search/censored_publications/

Potrete così leggere che la Chiesa di Roma proibì sia Il Principe che i Discorsi.

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Piangere, o ridere, that is the question

5 novembre 2012

Leggo su La Stampa un editoriale di Mario Deaglio, che da Wikipedia apprendo essere Professore ordinario di Politica economica presso la Facoltà di Economia dell’Università di Torino e marito del Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Elsa Fornero.

Si intitola Speriamo di non finire come gli Usa:

http://lastampa.it/2012/11/04/cultura/opinioni/editoriali/speriamo-di-non-finire-come-gli-usa-ScgmVJ6nMatVDNUxozba3J/pagina.html

Vediamo cosa scrive Deaglio:

“L’Europa è stata quasi assente dal dibattito della campagna elettorale, se si eccettuano le accuse rituali – e largamente gratuite – all’euro che, con la sua particolare crisi, secondo il presidente Obama, sarebbe la causa dell’attuale rallentamento dell’economia. Si dovrebbe ricordare al Presidente la vecchia massima secondo la quale si vede facilmente la pagliuzza nell’occhio del vicino e si ignora la trave nel proprio. Forse sarebbe un bene per tutti, senza che con questo si voglia fare alcuna recriminazione o attribuire colpe, che il vincitore delle elezioni del 6 novembre si rendesse conto che la crisi è essenzialmente una crisi del sistema americano e che i rimedi devono partire dall’America.”

Di fronte a queste parole francamente non so se piangere o ridere.

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