Come l’ex direttore della rivista “The Economist” vede l’Italia e come la vedo io

Bill Emmott è un giornalista e saggista inglese (dal 1993 al 2006 è stato direttore della rivista “The Economist”).

Ultimamente, con l’italiana Annalisa Piras, ha anche girato un film sull’Italia: “Girlfriend in a Coma” (che è anche il titolo di una vecchia canzone della band inglese “The Smiths”).

Vedi:

http://girlfriendinacoma.eu/

Leggiamo cosa scrive sull’argomento il “Sole24ore”:

“Girlfriend in a coma ha una struttura e un passo suo. E soprattutto, in stile «Economist», una tesi precisa che si può riassumere così: l’Italia è al bivio finale, il trapasso o la salvezza dipendono da noi italiani, da quanto saremo, cioè, capaci o meno di riscattarci dal peccato nazionale. È l’ignavia, secondo l’autore, l’arma che darà il colpo di grazia alla ragazza in coma, oppure, al contrario, si dissolverà, restituendo al Paese un futuro che, come ricorda Sergio Marchionne, «va sempre costruito, non si presenta mai per automatismi».”

http://www.ilsole24ore.com/art/cultura/2012-12-09/riscatto-amica-coma-081838.shtml?uuid=AbgfySAH

Vedi anche:

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2013-01-14/emmott-berlusconi-senza-riflettori-155811.shtml?uuid=Ab0zeFKH

Non ho visto il film (presumo che non sia ancora uscito in Italia), ma ho letto attentamente il sito relativo, nel quale Bill Emmott chiede il parere degli italiani sulle varie tematiche affrontate nella sua opera.

In particolare ha attirato la mia attenzione la pagina dedicata alla seguente domanda: “QUALI CAMBIAMENTI OCCORRONO PER RIFORMARE LO STATO?”.

In essa Emmott riporta le sue riflessioni sull’argomento (banalmente moraleggianti, tanto che nella home del sito è scritto addirittura: “Ora tocca a voi denunciare i peccatori”), cita Umberto Eco (che compare nel film) e conclude così:

“Lo Stato deve diventare il liberatore degli italiani, non la loro guardia carceraria o la loro badante. E quindi, che cambiamenti occorre operare nello Stato per far sì che sia così? Ditemelo.”

http://girlfriendinacoma.eu/quali-cambiamenti-occorrono-per-riformare-lo-stato/?lang=it

Di fronte a tale richiesta, così franca e diretta, non ho saputo resistere e ho scritto quanto segue:

“Mr. Emmott, non vorrei essere scortese, e a maggior ragione verso di lei che è inglese (considero la cultura inglese, ossia la comunità linguistica inglese, la cultura più riuscita dell’Occidente), ma, almeno sull’Italia, non sono d’accordo con lei.

E siccome si tratta del mio paese, mi vedo costretto a rispondere al suo invito in modo alquanto critico.

Lei s’immagina evidentemente che esista, nella sostanza, lo Stato italiano.

Ebbene, niente potrebbe essere più lontano dalla realtà. Lo Stato italiano esiste solo formalmente, non sostanzialmente.

Lo Stato italiano non è in realtà uno Stato, bensì un sistema associato Stato-Chiesa.

Non essendo uno Stato, non può comportarsi come tale.

Ho scritto su tale argomento due saggi di scienza politica (e so che sia lei sia Annalisa Piras avete familiarità con tale scienza).

In altri termini, lo Stato italiano è uno Stato fallito. Ed è per questo che non funziona.

Quando Umberto Eco afferma che gli italiani non hanno il senso dello Stato ha ragione a metà: ha centrato il punto, ma non si tratta di una mancanza di virtù civica da parte degli italiani, si tratta di un’oggettiva inesistenza sostanziale dello Stato italiano.

In estrema sintesi: lo Stato italiano è uno Stato cronicamente collassato (un eufemismo per non dire che è uno Stato fallito), perché in Italia non c’è la separazione tra Stato e Chiesa, né tantomeno la cosiddetta soluzione inglese, ossia la subordinazione della Chiesa allo Stato, che è in realtà un’invenzione assai antica di Costantino il Grande (del resto gli inglesi rivendicano come britannica la madre di Costantino).

In tutte le altre culture cristiane lo Stato funziona proprio perché o c’è la separazione tra Stato e Chiesa o c’è la subordinazione della Chiesa allo Stato.

L’Italia è un’anomalia.”

Copyright © 2013 Luigi Cocola. Tutti i diritti riservati.

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