Archive for febbraio 2013

La volontà di potenza adleriana della cultura tedesca

27 febbraio 2013

Questo post riguarda un argomento a proposito del quale ho già scritto sia nei miei due saggi di scienza politica (quelli con la copertina verde sotto il titolo del mio blog), sia in questo post precedente:

https://luigicocola.wordpress.com/2012/12/28/se-lo-stato-e-indispensabile-bisogna-non-solo-rigettare-lunione-europea-ma-anche-attuare-unigiene-politica-degli-stati-europei/

La caratteristica volontà di potenza della cultura tedesca (ossia della comunità linguistica tedesca) è il prodotto di una lunga concatenazione di eventi.

L’evento iniziale, il primo anello della catena, è la guerra dei Trent’anni, iniziata da Ferdinando II d’Asburgo allo scopo di eliminare la Riforma Protestante.

Leggiamo un brano della Storia d’Europa del grande storico inglese Herbert A. L. Fisher:

Primum mobile della guerra fu un gesuita coronato. Giudicato alla luce dei mutamenti attuati per sua personale iniziativa, Ferdinando di Stiria (1619-37), divenuto più tardi l’imperatore Ferdinando II, dev’esser considerato come uno dei grandi uomini d’azione del secolo. Fu il primo allievo di un collegio di gesuiti che salisse al trono imperiale; e sulla sua intelligenza angusta, esasperata e permeata della dottrina gesuitica, dominava un’unica passione, un unico scopo: odiava i protestanti e stabilì di sradicarli dai suoi dominii.”

(Herbert A. L. Fisher, Storia d’Europa, 1971, Laterza, vol. II, pag. 201)

La guerra terminò nel 1648 con la pace di Westfalia, nella quale i contendenti si accordarono per un compromesso. In altri termini non vinsero né i cattolici Asburgo, né i protestanti tedeschi.

Il risultato fu la distruzione della preesistente unità politica del popolo tedesco (intendo per popolo tedesco l’insieme di individui di madre lingua tedesca, ossia la comunità linguistica tedesca, ossia la cultura tedesca). Tale unità politica fu frammentata in circa 350 piccoli Stati autonomi.

Leggiamo un altro brano di Fisher:

“Un vero abisso separa la Germania di Federico Barbarossa dalla debole federazione di circa trecento e cinquanta stati (ciascuno dei quali autorizzato a seguire una propria politica finché non si opponesse a quella dell’imperatore) uscita dal congresso di Westfalia. Mentre il Barbarossa esercitava sulla Germania un’autorità reale, anche se irregolare, ora la potenza dell’imperatore, benché riconfermata nell’Austria, nella Boemia e nell’Ungheria, non era che un’ombra fra i tedeschi.”

(Herbert A. L. Fisher, ibid., pag. 222)

È proprio da questa frammentazione che nacque la volontà di potenza ipercompensatoria caratteristica della cultura tedesca, per il semplice motivo che in Europa, in assenza di barriere geografiche (ad esempio il mare), l’impulso di coloro che parlano la stessa lingua a unirsi politicamente è irrefrenabile e inestirpabile.

Ciò probabilmente è causato dal grande numero di lingue esistenti in Europa (a differenza che nelle Americhe): ognuna di queste lingue lotta strenuamente per la propria sopravvivenza e l’impulso a unirsi politicamente è la diretta conseguenza di questa strenua lotta per la sopravvivenza.

È interessante notare che volontà di potenza e ipercompensazione sono concetti fondamentali della psicologia di Alfred Adler, che era di madrelingua tedesca, ossia un tedesco.

Adler ci fornisce un esempio di cosa egli intenda per ipercompensazione: Demostene era balbuziente, ma reagì a tale stato di inferiorità divenendo un grandissimo oratore. Il punto nodale della teoria di Adler è che la reazione a uno stato di inferiorità non mira a una semplice compensazione, ma a una ipercompensazione. Il povero non sogna una banale tranquillità economica, bensì la ricchezza.

È ben noto che il concetto di volontà di potenza nacque con Nietzsche, anch’egli di madrelingua tedesca, ma questi intendeva tale concetto in modo assai differente da come lo intese poi Adler, al cui pensiero io mi sto qui riferendo. E vorrei enfatizzare ciò: la filosofia di Nietzsche mi è completamente estranea, come risulta evidente a chiunque legga i miei due saggi di scienza politica.

È da rimarcare che la filosofia di Nietzsche ha la sua vera origine proprio nel tentativo di fornire al popolo tedesco l’aggressività necessaria a riconquistare manu militari l’unità politica perduta con la pace di Westfalia.

Che la riunificazione politica del popolo tedesco sia stata fortemente propugnata dai suoi filosofi è riconosciuto da tutti, da Bertrand Russell (Bertrand Russell, Storia della filosofia occidentale, 1967, Longanesi, pagg. 958-959) agli storici della Columbia University:

“Ma l’elemento determinante, la concezione della Germania come qualcosa di diverso da un’espressione geografica, derivò soprattutto dalla visione e dalla passione dei filosofi e dei letterati tedeschi.”

(John A. Garraty, Peter Gay, Storia del mondo, a cura della Columbia University, 1973, Mondadori, pag. 755)

Nietzsche però esagerò nell’elaborare concetti di barbarica e ripugnante aggressività e fornì così una base filosofica alla demoniaca ideologia nazista.

Comunque, se nel Seicento i tedeschi avessero avuto il buon senso di trattare gli Asburgo come gli inglesi trattarono nello stesso secolo gli Stuart (ossia con la prima e la seconda rivoluzione inglese), non ci sarebbero in seguito state né la prima, né la seconda guerra mondiale, la cui origine remota fu la Controriforma degli Asburgo, che distrusse l’unità politica del popolo tedesco e produsse in esso una palese volontà di potenza ipercompensatoria.

C’è un modo per eliminare questa adleriana volontà di potenza della cultura tedesca? La ragione ci suggerisce che l’unificazione politica di tutta la comunità linguistica tedesca attuale (intendo la Germania e l’Austria) sia l’unica via che possa portare, col tempo, alla scomparsa di questa tendenza assai deleteria della cultura tedesca, tendenza che provoca tensione in Europa e nel mondo.

Intanto però non bisogna dare modo a tale volontà di potenza di manifestarsi e l’euro fornisce invece lo scenario ideale perché essa si possa manifestare liberamente, come ho già scritto in questo post:

https://luigicocola.wordpress.com/2013/02/06/ecco-come-finiscono-le-utopie/

Da ricordare che, immediatamente dopo la prima guerra mondiale, l’Austria, diventata repubblica, chiese di potersi unificare alla Germania, ma ciò le fu proibito dagli Stati vincitori della guerra.

Fu un enorme errore, fatto perché non si ragiona sulla storia. Eppure Machiavelli ci aveva insegnato proprio questo: a ragionare sulla storia.

Non va ovviamente compresa in questa unificazione la porzione di lingua tedesca della Svizzera, perché il patto sociale del popolo svizzero è del tutto peculiare e non si basa sulla lingua, come ho più volte scritto, ad esempio qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2012/10/01/cretinismo-europeista/

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Quello che Paul Krugman non capisce

26 febbraio 2013

Ho letto Austerity, Italian Style, l’ultimo articolo di Paul Krugman, Nobel per l’economia 2008, sul New York Times.

Qui c’è l’articolo originale (uscito il 24 febbraio 2013):

http://www.nytimes.com/2013/02/25/opinion/krugman-austerity-italian-style.html

e qui c’è la traduzione italiana pubblicata su Keynes blog, che ringrazio:

http://keynesblog.com/2013/02/25/krugman-monti-proconsole-della-germania-per-imporre-lausterita-allitalia/

Leggiamo un brano della traduzione italiana:

“E’ probabile che il partito di Mr. Monti arrivi quarto. Non solo ben dietro l’essenzialmente comico Silvio Berlusconi; Monti è dietro a un comico vero, Beppe Grillo, che, pur senza una piattaforma coerente, è diventato una forza politica importante.

E’ una prospettiva straordinaria, e tale da aver scatenato una forte discussione sulla cultura politica italiana. Ma senza cercare di difendere la politica del bunga bunga, vorrei fare l’ovvia domanda: ciò che passa attualmente per maturo realismo che benefici ha portato, esattamente, all’Italia, o alla vicenda europea nel suo insieme?

Poiché Monti era, in effetti, il proconsole messo dalla Germania per imporre l’austerità fiscale su un’economia già in difficoltà, la volontà di perseguire l’austerità senza limiti è ciò che definisce la rispettabilità nei circoli politici europei. Questo andrebbe bene se le politiche di austerità effettivamente funzionassero – ma non è così. E lungi dal sembrare maturi o realistici, i sostenitori dell’austerità suonano sempre più come petulanti e deliranti [il corsivo è mio].

Considerate come si pensava che le cose dovessero funzionare a questo punto. Quando l’Europa ha iniziato la sua infatuazione per austerità, i suoi alti funzionari hanno respinto le preoccupazioni che il taglio della la spesa e l’aumento delle tasse nelle economie depresse fossero in grado di approfondirne la depressione. Al contrario, hanno insistito sul fatto che tali politiche avrebbero effettivamente dato impulso all’economia inspirando fiducia.

Ma la fata fiducia non è comparsa. Le nazioni che hanno imposto una dura austerità hanno subito profonde crisi economiche, e più dura è stata l’austerità, più profonda è stata la crisi. In effetti, questa relazione è stata così forte che il Fondo Monetario Internazionale, con un sorprendente mea culpa, ha ammesso di aver sottovalutato il danno che l’austerità avrebbe inflitto.”

Paul Krugman capisce lucidamente (e ci mancherebbe altro) l’aspetto economico della situazione italiana ed europea: l’austerity non funziona e non può funzionare.

Per inciso, questo Obama non lo capisce: se l’avesse capito, non si sarebbe esposto a brutte figure, come il suo tragico endorsement per Monti, di cui ho scritto in vari post precedenti, ad esempio qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2013/02/15/noi-italiani-non-accettiamo-che-gli-usa-ci-dicano-chi-votare/

Ritornando a Krugman, ciò che egli non capisce è l’aspetto politico (intendo quello relativo alla scienza politica) della situazione italiana ed europea.

Il punto è che egli non capisce cos’è in realtà l’europeismo, la sua vera natura.

Esso non è altro che l’ennesimo tentativo dell’Occidente (dopo l’anarchismo e il comunismo) di eliminare lo Stato.

Questa è la tesi da me sostenuta nei post di questo blog e nei miei due saggi di scienza politica (quelli con la copertina verde sotto il titolo del blog), vedi ad esempio qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2012/07/18/perche-loccidente-cerca-ripetutamente-di-suicidarsi/

Così, quando Krugman predica il verbo di Keynes, giustissimo in sé, non comprende affatto che non è possibile applicarlo all’Unione Europea, a uno scenario, cioè, nel quale non c’è (né ci può essere) lo Stato, come ho spiegato in molti post, vedi ad esempio qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2012/08/05/domanda-cose-la-democrazia/

https://luigicocola.wordpress.com/2012/09/06/la-realta-delle-cose-e-tragica/

https://luigicocola.wordpress.com/2012/11/17/sartori-ed-io-sugli-stati-uniti-deuropa-scriviamo-le-stesse-cose/

https://luigicocola.wordpress.com/2013/01/27/gli-usa-non-capiscono-che-cosa-stia-succedendo-in-europa/

Insomma: No Stato, No Keynes.

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La classe dirigente italiana è incapace perfino di controllare un curriculum

25 febbraio 2013

Già in passato avevo scritto della pochezza della classe dirigente italiana, vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2012/10/31/questo-e-il-fior-fiore-della-classe-dirigente-italiana/

Ma stavolta siamo arrivati a livelli inimmaginabili. Infatti Oscar Giannino, che Crozza ha giustamente definito “il laureato immaginario” (vedi YouTube), era, nientepopodimeno, “un consigliere molto ascoltato” di Emma Marcegaglia (quando era presidente della Confindustria!), come scrive il Corriere della Sera dell’11 febbraio 2013 (pag. 3):

Il caso Già corteggiata da Casini e da Monti, l’ex presidente di Confindustria ha partecipato con un video al meeting di «Fare»

Marcegaglia promuove Giannino: «Programma coraggioso»

ROMA – Non è un endorsement, perché ha deciso da tempo non solo di non candidarsi, ma anche di non scegliere una lista da appoggiare ufficialmente. Ma il videomessaggio inviato da Emma Marcegaglia al meeting milanese di Fare per fermare il Declino esprime tutta la sua simpatia e l’appoggio per il movimento di Oscar Giannino, in ascesa nelle ultime settimane.
Del resto l’amicizia tra l’ex presidente della Confindustria e il dandy ultraliberista della politica è cosa nota. Giannino è stato un consigliere molto ascoltato quando la Marcegaglia reggeva ancora le redini di viale dell’Astronomia e il rapporto non si è mai interrotto [il corsivo è mio]. Ora viene ufficialmente smentita l’appartenenza dell’imprenditrice mantovana alla cabina di regia di Giannino, ma l’apprezzamento verso Fare per fermare il declino c’è tutto. E si è visto nel video di sabato, dove la Marcegaglia ha dichiarato ufficialmente di appoggiare i 10 punti del programma del movimento, lodando in particolare la «chiarezza»: «Siete stati quelli che l’hanno fatto meglio»…”

Ho trovato il suddetto articolo del Corriere della Sera in pdf a questo indirizzo:

http://www.google.it/url?sa=t&rct=j&q=Marcegaglia+promuove+Giannino:+

%C2%ABProgramma+coraggioso&source=web&cd=5&ved=0CEkQFjAE&

url=http%3A%2F%2Fwww.confindustria.ge.it%2Fchrapp%2FchrCorrelati%

2Fupload%2Fdoc%2Frassegna_stampa_11_febbraio_2013.pdf&ei=anArUdT

vDfH74QSUpoHgDw&usg=AFQjCNGhhFK-hG5C9UmBinWixoMASBoGUA

&cad=rja

L’articolo in questione è citato anche da Dagospia:

http://www.dagospia.com/rubrica-2/media_e_tv/1-la-buona-notizia-che-alla-fine-di-questa-campagna-elettorale-fregnona-e-noiosa-50709.htm

con tanto di foto della Marcegaglia e di Giannino che si baciano sulle guance.

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L’economia dell’eurozona non obbedisce alle previsioni degli analisti

21 febbraio 2013

Da La Stampa di oggi:

Economia

21/02/2013 – IL PUNTO SULLA CRISI

L’economia dell’Eurozona rallenta

Borse in affanno, cresce lo spread

L’indice Pmi del gruppo Markit registra una flessione delle attività.

Gli analisti si aspettavano un passo avanti verso la soglia dell’espansione

Regge la Germania, male la Francia”

http://www.lastampa.it/2013/02/21/economia/l-economia-dell-eurozona-rallenta-UDSt1gQkME9PPpOz8dvW6K/pagina.html

Ma questi analisti sono per caso Senior Fellow dell’Istituto Bruno Leoni di Torino?

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Esplode lo scandalo Giannino

19 febbraio 2013

Anche le due lauree (in giurisprudenza e in economia) di Oscar Giannino non esistono.

Vedi qui:

http://www.repubblica.it/speciali/politica/elezioni2013/2013/02/

19/news/giannino_pensa_passo_indietro-52979257/

e qui:

http://www.fermareildeclino.it/articolo/la-risposta-di-oscar

e qui:

http://www.liberoquotidiano.it/news/1187490/Giannino-dopo-il-finto-master–il-giallo-delle-due-lauree–sono-false-anche-quelle.html

Spunta poi un altro video in cui Giannino, al punto 0.30.34, dice:

“…insegna alla Chicago Booth dove io ho preso il master in corporate and public finance…”

Non è stato un lapsus

19 febbraio 2013

Siccome leggo in rete commenti follemente assolutori sullo scandalo Giannino (sì, è un vero e proprio scandalo, che in altri paesi…beh lasciamo andare), che cioè sia stato il lapsus di un  fugace momento and so on, allora eccovi serviti: due belle foto del curriculum di Oscar Giannino sul sito dell‘Istituto Bruno Leoni di Torino, prima della rivelazione di Luigi Zingales e dopo.

il vecchio curriculum di Giannino

il nuovo curriculum di Giannino

P.S.: cliccate sulle foto per ingrandirle.

La prova del mendacio

18 febbraio 2013

Qui:

http://video.repubblica.it/dossier/elezioni-politiche-2013/giannino-soli-perche-monti-ha-ceduto-a-fini-e-casini/118437/116906

c’è il video dove Oscar Giannino dice (al punto 00.13):

“…Luigi Zingales che insegna a Chicago dove ho preso il master…”

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Giannino non ha preso un master a Chicago!

18 febbraio 2013

Terremoto nel partito Fare per Fermare il Declino: l’economista Luigi Zingales se ne va sbattendo la porta, perché Oscar Giannino, il leader del neopartito e candidato premier, ha mentito pubblicamente in TV e in internet, millantando un master alla University of Chicago Booth School of Business, proprio l’università dove Zingales insegna.

Vedi qui:

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2013-02-18/zingales-dimette-faree-accusa-155539.shtml?uuid=AbpxAbVH

e qui:

http://www.repubblica.it/

politica/2013/02/18/news/

zingales_lascia_giannino_per_curriculum_falso-52912103/

Che strano, io ho sempre pensato che Oscar Giannino fosse uno stilista.

Sì, è vero, alle volte parla di economia, ma che sia un economista è escluso, perché qui non ne trovo alcuna traccia:

http://ideas.repec.org/cgi-bin/htsearch?q=giannino

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Una modesta proposta

17 febbraio 2013

Leggo sul Fatto Quotidiano che ci sono, nonostante i ben noti vantaggi offerti dall’euro e dall’Unione Europea, grossi problemi economici in Grecia.

Vedi qui:

http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/02/13/grecia-multinazionali-fanno-affari-ma-tagliano-stipendi-e-indennita/496224/

e qui:

http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/02/13/allarme-grecia-silenzio-e-bufale-dei-media/497979/

Avanzo una modesta proposta: per evitare che la povera gente greca sia un peso per l’Unione Europea e per renderla invece un beneficio per quest’ultima.

Reintroduciamo la schiavitù, che del resto era la norma nelle culture antiche, anche tra i greci e i romani dell’antichità.

Erano forse incivili Platone e Aristotele? Cicerone e Giulio Cesare?

Niente affatto.

Possiamo quindi ritornare ai costumi degli antichi e risolvere così tutti gli attuali problemi economici dei poveri dell’Unione Europea, ad iniziare dai greci, ma potendo senz’altro estendere questa mia modesta proposta anche agli spagnoli, agli italiani, agli irlandesi, ecc. ecc.

Gli schiavi saranno venduti alla Germania, che provvederà a smistarli ove occorrano: nelle fabbriche, nelle case private, nei campi di concentramento.

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L’ambasciatore Gardner cerca di metterci una pezza

16 febbraio 2013

Il Fatto Quotidiano scrive:

«L’ambasciatore Usa Richard Gardner in un’intervista al Messaggero entra nel dibattito sul possibile sostegno del presidente degli Stati Uniti a Monti e spiega: “Obama è troppo intelligente e rispetta troppo il vostro Paese per avere la presunzione di intervenire in modo così rozzo nelle elezioni [il corsivo è mio]”. Tuttavia, afferma, “è vero che crede nelle riforme che il governo Monti è riuscito a realizzare, e spera che vengano continuate”.»

Ambasciatore, è inutile che lei cerchi di metterci una pezza (si faccia tradurre quest’espressione idiomatica italiana), è troppo tardi. La frittata l’avete fatta e bella grossa (ma chi è il consigliere diplomatico di Obama: Marchionne?).

Ed è divertente constatare che il Fatto Quotidiano remi contro gli strenui sforzi diplomatici dell’ambasciatore (poverino, sembra quasi di ascoltare C-3PO), scrivendo così:

«Grazie a Gardner, primo ambasciatore negli anni Settanta ad aprire ai comunisti, Napolitano fu il primo comunista ad ottenere un visto per gli Stati Uniti perché ne intuì “l’anelito democratico”.»

http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/02/16/usa-lambasciatore-gardner-obama-crede-nelle-riforme-del-governo-monti/502057/

Certo che Ronald Reagan, uno dei più grandi presidenti degli Stati Uniti d’America, si starà rivoltando nella tomba.

Vedi qui, sorvolando su alcune idiozie scritte nell’articolo (ah, ma è dell’Economist del 2004!):

Ronald Reagan

The man who beat communism

http://www.economist.com/node/2747709

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