Archive for 16 febbraio 2013

L’ambasciatore Gardner cerca di metterci una pezza

16 febbraio 2013

Il Fatto Quotidiano scrive:

«L’ambasciatore Usa Richard Gardner in un’intervista al Messaggero entra nel dibattito sul possibile sostegno del presidente degli Stati Uniti a Monti e spiega: “Obama è troppo intelligente e rispetta troppo il vostro Paese per avere la presunzione di intervenire in modo così rozzo nelle elezioni [il corsivo è mio]”. Tuttavia, afferma, “è vero che crede nelle riforme che il governo Monti è riuscito a realizzare, e spera che vengano continuate”.»

Ambasciatore, è inutile che lei cerchi di metterci una pezza (si faccia tradurre quest’espressione idiomatica italiana), è troppo tardi. La frittata l’avete fatta e bella grossa (ma chi è il consigliere diplomatico di Obama: Marchionne?).

Ed è divertente constatare che il Fatto Quotidiano remi contro gli strenui sforzi diplomatici dell’ambasciatore (poverino, sembra quasi di ascoltare C-3PO), scrivendo così:

«Grazie a Gardner, primo ambasciatore negli anni Settanta ad aprire ai comunisti, Napolitano fu il primo comunista ad ottenere un visto per gli Stati Uniti perché ne intuì “l’anelito democratico”.»

http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/02/16/usa-lambasciatore-gardner-obama-crede-nelle-riforme-del-governo-monti/502057/

Certo che Ronald Reagan, uno dei più grandi presidenti degli Stati Uniti d’America, si starà rivoltando nella tomba.

Vedi qui, sorvolando su alcune idiozie scritte nell’articolo (ah, ma è dell’Economist del 2004!):

Ronald Reagan

The man who beat communism

http://www.economist.com/node/2747709

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Obama, che delusione

16 febbraio 2013

Con questo post voglio esprimere la mia delusione per Obama.

Con il suo endorsement rozzo e grossolano per Monti ha dimostrato sia di non avere alcuna considerazione per gli italiani, neanche fossero dei servi a cui dare ordini, sia di non capire assolutamente nulla dell’europeismo, il che, trattandosi del presidente degli Stati Uniti d’America, è piuttosto grave.

Non sono soltanto io ad indicare, dal punto di vista della scienza politica, che l’europeismo non è altro che un’ideologia suicida, come ho spiegato in vari post e nel mio saggio di scienza politica: “Le nuove forme dell’utopia: europeismo e multiculturalismo – Come e perché l’Occidente cerca ripetutamente di suicidarsi” (il secondo dei due con la copertina verde sotto il titolo del mio blog, se si vuole leggerne l’anteprima basta cliccare sulla sua icona).

Certo, se ci fossi solo io contro l’europeismo, Obama avrebbe ragione a fare ciò che sta facendo.

C’è però anche Hans Magnus Enzensberger, “il maggior poeta e saggista tedesco contemporaneo”, che ha scritto un saggio proprio per evidenziare che la democrazia nell’Unione Europea è del tutto assente, vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2013/02/07/ma-il-mostro-di-bruxelles-e-buono-o-cattivo/

Ecco come Enzensberger conclude il suo saggio:

“L’Europa ha già superato ben altri tentativi di uniformare il continente. Tutti avevano in comune la hybris e nessuno di loro era destinato a un successo duraturo. Neppure la versione non violenta di un progetto simile può avere una prognosi favorevole.”

(Hans Magnus Enzensberger, “Il mostro buono di Bruxelles – ovvero L’Europa sotto tutela”, Einaudi, 2013, pag. 84)

E ci sono moltissimi economisti di grande valore, i quali, dal punto di vista della scienza economica, spiegano che l’euro non può durare: tra di essi ci sono anche premi Nobel per l’economia!

Ecco cosa ha dichiarato recentemente Joseph Stiglitz (Nobel per l’economia 2001): “Uscire dall’euro è meglio che seguire politiche suicide”.

http://www.huffingtonpost.it/2012/09/19/stiglitz-euro-crisi-premio-nobel_n_1896622.html

Come è possibile, dunque, che Obama abbia legato indissolubilmente il suo nome all’europeismo? È un po’ come legarsi una pietra al collo e buttarsi a mare.

In questo modo Obama ha distrutto la sua credibilità politica: sarà ricordato come un presidente mediocre, il cui unico merito è quello del colore della propria pelle, ossia di essere stato il primo presidente nero degli Stati Uniti d’America.

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