Un neologismo inutile e sbagliato

Si sta affermando un neologismo che io trovo inutile e sbagliato: il sostantivo “sovranista” (et similia, ossia l’aggettivo “sovranista” e il sostantivo “sovranismo”).

Che cosa significa il sostantivo “sovranista”? Esso viene usato per indicare chi è per lo Stato, in opposizione a chi vuole eliminarlo.

Infatti la sovranità è una proprietà caratteristica dello Stato.

Leggiamo la voce “Stato” del Dizionario di filosofia di Nicola Abbagnano:

STATO (gr. πολιτεία; lat. Respublica; inglese State; franc. État; ted. Staat). In generale, l’organizzazione giuridica coercitiva di una comunità determinata. L’uso della parola S. è dovuta a Machiavelli (Principe, 1513, § 1)…

…lo S. ha tre elementi o proprietà caratteristiche: la sovranità o il potere preponderante o supremo; il suo popolo e il suo territorio.”

(Nicola Abbagnano, Dizionario di filosofia, 1971, UTET, pagg. 833-835)

Perché ritengo che il sostantivo “sovranista” sia un neologismo inutile e sbagliato?

Perché le ideologie antistato (anarchismo, comunismo, europeismo, multiculturalismo) sono un errore della ragione.

E non ha senso coniare una denominazione per chi non commette tale errore.

Se si fa ciò, si mette sullo stesso piano chi erra e chi non erra.

Ci si comporta come se si trattasse di un’opinione, di un giudizio di valore.

Invece non si tratta di un giudizio di valore, bensì di un giudizio di fatto: uno è un errore, l’altro non lo è.

Infatti lo Stato è sempre esistito, da quando il genere umano è uscito dall’età primitiva.

Leggiamo questo passo di Norberto Bobbio:

«Una tesi ricorrente percorre con straordinaria continuità tutta la storia del pensiero politico: lo Stato, inteso come ordinamento politico di una comunità, nasce dalla dissoluzione della comunità primitiva fondata sui legami di parentela e dalla formazione di comunità più ampie derivanti dall’unione di più gruppi familiari per ragioni di sopravvivenza interne (il sostentamento) ed esterne (la difesa). Mentre per alcuni storici contemporanei, come si è detto, la nascita dello Stato segna l’inizio dell’età moderna [il corsivo è mio], secondo questa più antica e più comune interpretazione la nascita dello Stato rappresenta il punto di passaggio dall’età primitiva, via via distinta in selvaggia e barbara, all’età civile, dove “civile” sta insieme per “cittadino” e “civilizzato” (Adam Ferguson).»

(Norberto Bobbio, Stato, governo, società, 1995, Einaudi, pag. 63)

Ebbene, la tesi di “alcuni storici contemporanei” che “la nascita dello Stato segna l’inizio dell’età moderna” è semplicemente il prodotto delle ideologie antistato nate a causa del concetto di stato di natura di John Locke, che risale al 1690, come ho già scritto più volte, sia nei miei post che nel mio saggio di scienza politica Le nuove forme dell’utopia: europeismo e multiculturalismo – Come e perché l’Occidente cerca ripetutamente di suicidarsi.

La suddetta tesi costituisce il tentativo di affermare che lo Stato non è esistito sempre, quindi non è necessario e quindi può essere tranquillamente eliminato. In altre parole, tale tesi non ha come scopo la verità oggettiva, bensì una verità di parte, fittizia.

Vedi ad esempio qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2012/08/10/ma-lo-stato-e-sempre-esistito-oppure-e-uninvenzione-recente/

Copyright © 2013 Luigi Cocola. Tutti i diritti riservati.

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