Archive for settembre 2013

L’ennesima dimostrazione che gli economisti non capiscono cos’è l’europeismo, l’Unione Europea e l’euro

25 settembre 2013

Emiliano Brancaccio scrive il 3 luglio 2013:

Uscire dall’euro? C’è modo e modo

Il tentativo di salvare la moneta unica a colpi di deflazione salariale nei paesi periferici dell’Unione potrebbe esser destinato al fallimento. L’eventualità di una deflagrazione dell’eurozona è dunque tutt’altro che scongiurata. Il problema è che le modalità di sganciamento dalla moneta unica sono molteplici e ognuna ricadrebbe in modi diversi sui diversi gruppi sociali. Esistono cioè modi “di destra” e modi “di sinistra” di gestire un’eventuale uscita dall’euro. Ma esiste una sinistra in grado di governare il processo?

http://www.emilianobrancaccio.it/2013/07/03/uscire-dalleuro-ce-modo-e-modo-3/

Emiliano Brancaccio è un economista (Dottore di Ricerca in Economia e Politica dello Sviluppo), che nasce però come laureato in Scienze Politiche (sebbene con indirizzo economico).

Vedi qui:

http://www.emilianobrancaccio.it/curriculum/

Si potrebbe dire che egli sia stato traviato dall’economia. Infatti, come sostengo da tempo, a permettere la reale comprensione dell’europeismo, dell’Unione Europea e dell’euro non è l’economia, bensì è la scienza politica.

In un vecchio post avevo scritto:

“Questo brano di Massimo Pivetti (un economista), che chiude l’articolo succitato, è paradigmatico, perché mostra che gli economisti non comprendono (per via della loro visione settoriale) la causa di quel processo di eliminazione degli Stati europei che sta avvenendo oggi sotto i nostri occhi. Infatti non ne danno una spiegazione razionale e circostanziata.
Soprattutto non spiegano come mai sia proprio la sinistra politica a volere, e fortissimamente, questo processo, pur essendo quest’ultimo assolutamente contrario agli interessi dei suoi elettori.
Non è possibile cavarsela coll’accusa di essersi venduti al capitale (tutti?), oppure, come scrive Pivetti, di essere ottusi (tutti?).”

https://luigicocola.wordpress.com/2012/08/09/gli-economisti-non-comprendono-perche-in-europa-si-voglia-eliminare-lo-stato/

vedi anche qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2012/09/06/la-realta-delle-cose-e-tragica/

e qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2012/12/19/perche-gli-economisti-non-si-interrogano-seriamente-sulla-volonta-europea-di-distruggere-lo-stato/

Anche Brancaccio (come Pivetti, Krugman, ecc. ecc.) non comprende la situazione, dato che scrive:

“…La precipitazione della crisi greca insegna che il feroce tentativo di salvare l’Unione a colpi di deflazione salariale potrebbe anch’esso esser destinato al fallimento. Se così fosse, la scelta di uscire dall’euro e svalutare diventerebbe l’ultima carta per tentare di rimettere in equilibrio le bilance verso l’estero dei paesi periferici.

Su una “exit strategy” dall’euro la sinistra è in ritardo

In uno scenario simile, è curioso che le sinistre insistano ancora oggi con la riduttiva litania secondo cui «fuori dall’euro sarebbe l’inferno». Come si fa cioè a non capire che il pigro affidarsi a simili espressioni apodittiche vanifica qualsiasi sforzo di comprensione delle reali dinamiche in corso e accentua l’emarginazione politica di tutti gli eredi, più o meno degni e diretti, della tradizione novecentesca del movimento operaio? Beninteso, una spiegazione raffinata della irriducibile fedeltà della sinistra alla moneta unica potrebbe risiedere nella tendenza storica delle rappresentanze del lavoro a cercare il proprio antagonista dialettico nel grande capitale, laddove invece con i piccoli capitali si fatica anche solo ad avviare una lotta per il riconoscimento [spiegazione raffinata? Personalmente la definirei una spiegazione strampalata]…”

E ancora:

“…In questo scenario, possibile che le sinistre rifiutino anche solo di avviare una riflessione sulle decisioni da assumere in caso di precipitazione dell’Unione? Possibile che tuttora manchi una indicazione di massima su una exit strategy dall’euro che permetta di tutelare gli interessi del lavoro subordinato? La questione, si badi bene, è cruciale. Le modalità di abbandono di un regime di cambi fissi come l’eurozona sono infatti molteplici, e ognuna può ricadere in modi diversi sui diversi gruppi sociali. In altre parole: esistono modi “di destra” e modi “di sinistra” di gestire una eventuale uscita dall’euro. E la sinistra è in netto ritardo…”

http://www.emilianobrancaccio.it/2013/07/03/uscire-dalleuro-ce-modo-e-modo-3/

La sinistra italiana ed europea, caro Brancaccio, è posseduta dalla hybris di eliminare lo Stato e l’euro altro non è che il mezzo per tentare di realizzare questa follia.

Quindi la sinistra lotterà per l’euro fino alla morte.

Lei non comprende questa palese verità perché è stato traviato dall’economia.

Copyright © 2013 Luigi Cocola. Tutti i diritti riservati.

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L’economia italiana cola a picco

4 settembre 2013

Leggo sul Fatto Quotidiano di oggi:

Italia sempre meno competitiva: adesso è solo 49esima al mondo

Nel rapporto annuale del World Economic Forum il nostro Paese perde altre sette posizioni rispetto al 2012 e adesso rischia di uscire dalla “Top Cinquanta”. In difficoltà anche gli altri Paesi del Sud Europa come Spagna, Portogallo e Grecia (precipitata al 91esimo posto dopo la crisi). In testa si conferma per il quinto anno di fila la Svizzera

http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/09/04/italia-sempre-meno-competitiva-adesso-e-solo-49esima-al-mondo/700881/

Sulla Stampa di oggi:

L’Italia è sempre meno competitiva

Lituania e Barbados più avanti di noi

La nostra economia crolla al 49° posto nella classifica del World Economic Forum. Pesano la scarsa efficienza dei mercati e il ristretto accesso ai finanziamenti

http://www.lastampa.it/2013/09/04/economia/litalia-sempre-meno-competitiva-lituania-e-barbados-pi-avanti-di-noi-4iUlmVJhwS5jhZGNjJ05pO/pagina.html

Su Quotidiano.net di oggi:

Competitività, Italia al 49° posto

Perse sette posizioni in un anno

La classifica del World Economic Forum: prima la Svizzera. Il Pil europeo torna a crescere, non quello del nostro Paese

http://qn.quotidiano.net/economia/2013/09/04/944708-classifica-competitivita-italia.shtml

Cosa intendono fare i politici italiani?

Cosa intende fare il popolo italiano?

Qualcosa bisognerà fare.

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Fiamma Nirenstein scrive cose sorprendenti

3 settembre 2013

Leggo sul blog di Fiamma Nirenstein un suo articolo pubblicato sul Giornale del 2 settembre, intitolato La (sottile) linea rossa di Obama:

“Qui sta uno dei punti più importanti: tutta la recentissima storia del Medio oriente ha messo l’Occidente di fronte allo stesso dilemma, anche l’Egitto o la Libia e la Tunisia. Il risultato della confusione suscitata dallo scontro fra odiosi dittatori e fanatici islamisti che spregiano ogni diritto umano in nome della Sharia, ha creato un’autentica contrazione psicotica del ruolo occidentale. Che faccio, si è chiesto Obama tutto il tempo da quando questo scontro è in atto in tutto il Medio Oriente, mi butto a difendere l’odioso dittatore perché promette una maggiore stabilità, o dimostro fiducia verso l’islamista che opprime i suoi con la Sharia (come Morsi e in genere tutti i Fratelli musulmani, e come certo farebbero i ribelli siriani se vincessero) e cerca il califfato mondiale, uccidendo cristiani e maledicendo gli ebrei?

Oggi Obama non ha ancora una vera risposta. Nessuno ce l’ha.”

http://www.fiammanirenstein.com/articoli.asp?Categoria=3&Id=3269

Nessuno ce l’ha???

Guardi che lei si sbaglia.

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Contro il terrorismo islamico gli USA sbagliano tutto

2 settembre 2013

Ieri sera ho visto in tv un interessante film sul terrorismo islamico negli USA.

Si tratta di Unthinkable di Gregor Jordan (2010).

La morale del film è che gli americani non hanno il coraggio (o la crudeltà, a seconda dei punti di vista) di ricorrere a mezzi estremi, ossia la tortura dei figli del terrorista, per salvare una loro grande città (o New York o Los Angeles o Dallas) dall’esplosione di un ordigno nucleare.

Infatti alla fine l’ordigno nucleare esploderà.

Il film è ben fatto, però rispecchia un approccio verso il terrorismo islamico che personalmente ritengo completamente sbagliato.

Mi spiego.

Il nodo della questione non è quello di non essere sufficientemente feroci per sconfiggere il terrorismo islamico.

Il nodo della questione è comprendere la causa di tale terrorismo.

Senza la comprensione della causa non ci può essere un’azione efficace.

Ebbene, come ho scritto più e più volte, la causa è una sola: l’indebolimento dell’Occidente, che è il risultato del suo tentativo (suicida) di eliminare lo Stato.

Per approfondire vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2013/08/18/senza-lunione-europea-non-ci-sarebbe-mai-stato-l11-settembre/

Non c’è affatto bisogno di diventare dei mostri e di torturare bambini (come suggerisce chiaramente il film), c’è soltanto bisogno di smetterla di pensare che l’uomo sia un essere naturalmente buono e mansueto (mito introdotto nella cultura occidentale da John Locke), un essere che non ha quindi bisogno di un’istituzione politica, ossia lo Stato, che lo protegga “dall’aggressione di stranieri e dai torti reciproci” (per usare le parole di Thomas Hobbes).

È questo mito malefico che ha condotto all’attacco dell’11 settembre 2001.

E coloro che propugnano questo mito hanno le mani sporche del sangue di quasi tremila morti.

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Il fallimento dell’utopia

1 settembre 2013

Giovedì 29 agosto il settimanale Time ha dedicato la copertina a Obama, con il titolo THE UNHAPPY WARRIOR.

Leggiamo cosa scrive Tempi del 30 agosto nell’articolo intitolato Siria, anche Time critica Obama. Da Nobel per la Pace a «guerriero infelice»:

“Barack Obama? È un «guerriero infelice», secondo Time, settimanale statunitense progressista. «Obama corse alla presidenza per portare gli Stati Uniti fuori dalle guerre, non dentro», come invece accadrebbe nuovamente se approvasse un intervento militare in Siria. Obama è il presidente «che ha dato la caccia ai terroristi nelle grotte e nei deserti, affibbiando un duro colpo ai talebani in Afghanistan», ma allo stesso tempo, prosegue Time, è anche «colui che si era presentato come un conciliatore, un operatore di pace, tanto da ricevere il Premio Nobel ancora prima di varcare la soglia dell’Ufficio Ovale».

FALLIMENTO DELL’UTOPIA. «La sua opposizione all’invasione dell’Iraq», definita dallo stesso Obama, “guerra stupida”, «ha lanciato la sua prima corsa presidenziale del senatore», ricorda il Time: «Arrivò alla Casa Bianca con la chiara visione di un’America più umile strettamente focalizzata sugli interessi nazionali, come la cura delle ferite economiche e sociali». Ma le sue parole «nei discorsi a Washington, a Praga, al Cairo», che parlavano di «speranza» e di un «ordine mondiale trasformato», sono rimaste senza conseguenze. Aveva parlato di un mondo nuovo, «di avviare un dialogo di “rispetto reciproco” con l’Iran, e con altri rivali, ai quali promise “vi tenderemo la mano se sarete pronti ad aprire il vostro pugno”» [il corsivo è mio]. Aveva detto che la «visione “neocon” sarebbe andata in pensione, che c’era una «speranza di cambiamento su scala globale». «Ma la storia – osserva il Time -, non era interessata». “

http://www.tempi.it/siria-time-obama-premio-nobel-gueeriero-infelice-assad#.UiMAdFSW-PQ

Il 18 agosto in un mio post intitolato Senza l’Unione Europea non ci sarebbe mai stato l’11 settembre avevo scritto:

Più l’Occidente delegittima lo Stato (con l’europeismo e il multiculturalismo, che sono ideologie antistato), più diventa debole e più l’Islam si sente autorizzato ad attaccarlo.

Questo accade perché l’Islam si diffonde, come dimostra la storia, mediante l’aggressione bellica.

Gli USA sono stati attaccati, in quanto sono il campione dell’Occidente.

È piuttosto semplice da capire.

È anche piuttosto angosciante.

Così l’Occidente lo rimuove, elaborando una realtà fittizia.

Obama e le élite USA che lo hanno sospinto verso la presidenza rappresentano il tentativo, ovviamente destinato al fallimento, di trasformare, come per magia (we can), questa realtà fittizia in realtà vera, cioè rappresentano il tentativo di dialogare con un immaginario Islam moderato, laico, democratico e pacifista.

https://luigicocola.wordpress.com/2013/08/18/senza-lunione-europea-non-ci-sarebbe-mai-stato-l11-settembre/

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