Archive for dicembre 2013

La destra non è al palo: sta valutando attentamente

28 dicembre 2013

Da un articolo su http://www.destra.it del 5 dicembre 2013, intitolato Euro e dintorni. La destra non è al palo, di Carlo Fidanza:

«Negare che esista il tema della collocazione europea della destra italiana sarebbe infantile. Ma allo stesso tempo sarebbe semplicistico liquidarlo con un’acritica adesione al fronte delle forze anti-Ue che Marine Le Pen sta cercando di coagulare attorno al suo Front National.

Noi ci sforziamo di partire dai contenuti. Abbiamo aperto l’Officina per l’Italia a cui hanno aderito molte personalità della politica e della cultura: una parte consistente del documento finale è incentrato sul concetto di sovranità e su una proposta forte. Dobbiamo rinegoziare tutte le condizioni del nostro permanere in Europa e nell’Eurozona: Fiscal compact e patto di stabilità, contributo al Mes e al bilancio comunitario, ruolo della Bce, politica dell’immigrazione e dell’asilo, tutela delle produzioni di qualità. Lo abbiamo definito un manifesto “eurocritico“

…Questo panorama magmatico rende la scelta della collocazione europea della destra italiana tutt’altro che banale. È di tutta evidenza che c’è un grande spazio anche in Italia per un messaggio forte ma non siamo abituati a fare scelte sull’onda di emozioni o tendenze giornalistiche. Non siamo in posizione attendista ma di attenta valutazione [il corsivo è mio]. La nostra unica bussola è e l’interesse nazionale in un’Europa che vogliamo radicalmente diversa dall’Ue che abbiamo conosciuto fino ad oggi. Sceglieremo il percorso che meglio ci permetterà di tutelarlo. C’è spazio per questo percorso costruendo un fronte più vasto di opposizione dentro il Ppe, che rimarrà il gruppo più importante del prossimo Parlamento europeo? C’è spazio per ricostruire una presenza autonoma delle destre, come fu con il gruppo Uen (Unione per l’Europa delle Nazioni)? C’è spazio per un percorso comune con i Conservatori, ai quali ci unisce una battaglia contro l’eurocrazia ma dai quali ci divide la necessità di difendere la qualità dei nostri prodotti da un mercato globale senza regole?

Ha senso confinare la posizione eurocritica nell’ambito di gruppi anti-Ue che, a dispetto della loro consistenza, verranno realisticamente tagliati fuori dai giochi del prossimo Europarlamento e in cui ci sarà meno possibilità di difendere tutti i giorni l’Italia?…»

http://www.destra.it/euro-e-dintorni-la-destra-non-e-al-palo/

Di fronte a cotanta determinazione e assenza di dubbi, mi sento sopraffatto.

Avevo torto, la destra italiana non sta tacendo sull’euro, trattasi invece di “attenta valutazione”.

Copyright © 2013 Luigi Cocola. Tutti i diritti riservati.

L’assordante silenzio della destra italiana

28 dicembre 2013

I nostri fratelli francesi si muovono:

«Adesso però, oltre a tallonare i Pigs, Merkel ha di fronte una sfida politica: la tenuta dell’Unione minacciata dalle spinte anti-euro interpretate al meglio dalla leader francese Marine Le Pen, in testa nei sondaggi per le prossime elezioni europee di primavera.»

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2013-11-20/come-sara-2014-europa-stretta-due-donne-angela-merkel-e-marine-pen-083816.shtml?uuid=ABfAFNe

E l’economista francese di sinistra Jacques Sapir non ha problemi a legittimare Marine Le Pen:

«“Un sacco di politici sono venuti da me, sia Gaullistes che Socialisti. Sono d’accordo con me, ma non vogliono esprimersi pubblicamente. Vogliono che qualcun altro prenda l’iniziativa. Se Marine Le Pen vuole usare il mio lavoro, io non ho alcun problema, “ha detto Sapir.»

http://www.investireoggi.it/economia/la-trionfante-giovanna-darco-francese-promette-di-riportare-il-franco-e-distruggere-leuro/

In Italia invece c’è uno scenario differente.

A tutt’oggi l’unico leader politico italiano che condanni energicamente e senza ambiguità l’euro è Matteo Salvini, che è davvero encomiabile, però è il leader di un partito regionale, la Lega Nord, non di un partito nazionale.

E per quanto riguarda gli economisti italiani, non posso fare a meno di notare che Alberto Bagnai ha la hybris di convincere la sinistra italiana ad abbandonare l’euro, spingendosi fino al punto di affermare che “quello dell’euro è un regime fascista”, affermazione piuttosto ridicola per chiunque abbia studiato storia al liceo, o forse anche alle medie, o forse anche alle elementari.

Ve lo figurate Mussolini propugnare una moneta plurinazionale e che distrugge l’economia nazionale italiana?

Vedi infatti qui un’intervista a Bagnai:

«“Il tonfo ce lo potevamo aspettare. I mercati hanno spesso reazioni emotive. A questo punto il problema è estremamente semplice. Noi sappiamo che lo spread dipende dal comportamento della Bce e quindi fondamentalmente dalla volontà della Germania. I casi sono due. O si instaura a livello europeo un atteggiamento cooperativo di riflessione sulla costruzione europea o, se la decisione sarà quella di manganellare l’Italia con lo spread, un numero sempre maggiore di cittadini capirà che quello dell’euro è un regime fascista [il corsivo è mio] che usa la violenza”.»

http://notizie.tiscali.it/articoli/interviste/13/02/intervista_bagnai_m5s.html

Ed Emiliano Brancaccio non gli è da meno, insistendo che occorre uscire dall’euro da sinistra, vedi qui:

«In questo scenario, possibile che le sinistre rifiutino anche solo di avviare una riflessione sulle decisioni da assumere in caso di precipitazione dell’Unione? Possibile che tuttora manchi una indicazione di massima su una exit strategy dall’euro che permetta di tutelare gli interessi del lavoro subordinato? La questione, si badi bene, è cruciale. Le modalità di abbandono di un regime di cambi fissi come l’eurozona sono infatti molteplici, e ognuna può ricadere in modi diversi sui diversi gruppi sociali. In altre parole: esistono modi “di destra” e modi “di sinistra” di gestire una eventuale uscita dall’euro. E la sinistra è in netto ritardo.»

http://www.emilianobrancaccio.it/2013/07/03/uscire-dalleuro-ce-modo-e-modo-3/

Egregi economisti italiani, la sinistra lotterà per l’euro fino alla morte, fatevene una ragione!

In questo scenario desolante risuona un assordante silenzio: è quello della destra italiana.

A questo proposito mi viene in mente un famoso passo di Giuseppe Prezzolini:

«Lo vedemmo [Machiavelli] accanto a Napoleone I ricordargli nell’orecchio d’essere nato italiano e fargli creare il primo esercito nazionale, nel quale lombardi e veneti, toscani e napoletani combatterono insieme e riabituarono alle armi un popolo di larve e di morti.»

(Giuseppe Prezzolini, Vita di Nicolò Machiavelli fiorentino, Mondadori, 1927, pag. 253).

In internet il libro di Prezzolini su Machiavelli è integralmente disponibile, vedi qui:

https://archive.org/stream/vitadinicolmachi00prez/

vitadinicolmachi00prez_djvu.txt

Ecco, ci vorrebbe un nuovo Napoleone.

Per resuscitare un popolo di larve e di morti.

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Jacques Sapir scopre oggi che l’europeismo è una sorta di religione

26 dicembre 2013

L’economista francese Jacques Sapir scopre oggi che l’europeismo è una sorta di religione.

Ecco il suo articolo originale (del 15 dicembre 2013):

Chez ces gens là, monsieur…

http://russeurope.hypotheses.org/1835

Ed ecco la traduzione italiana pubblicata da Voci dall’estero:

I Sommi sacerdoti del culto dell’euro

Jacques Sapir smaschera le bugie dei politici francesi: nell’eurozona NON va tutto bene, e se i tassi di interesse sul debito nominali sono stabili, quelli reali sono in rapida salita a causa della disinflazione in atto. Ma ormai i politici al governo si comportano come sommi sacerdoti, incapaci di mettere in discussione il culto dell’euro.

http://vocidallestero.blogspot.it/2013/12/i-sommi-sacerdoti-del-culto-delleuro.html

L’articolo di Sapir finisce così:

«Qui è necessaria una piccola precisazione, perché non possiamo immaginare per un solo secondo che il signor Pierre Moscovici, Ministro delle Finanze della Repubblica, possa mentire. Sarebbe gravissimo. Quindi, l’unica spiegazione è l’ignoranza. Non che questo sia meno preoccupante. Come si spiega questa ignoranza, dal momento che è circondato da economisti di ottima reputazione? Stiamo forse vedendo l’effetto di qualche ideologia, che rende queste persone cieche all’evidenza? Dovremmo dunque credere che, in questo campo, vige un atteggiamento fideistico e che il Ministro sia divenuto un sommo sacerdote del culto dell’euro? Ma, come ha detto Jacques Brel nella canzone ‘Ces gens là’ in un versetto: “queste persone non pensano, Signore, pregano”.»

Il 19 aprile 2012 ho pubblicato un saggio di scienza politica, Le nuove forme dell’utopia: europeismo e multiculturalismo – Come e perché l’Occidente cerca ripetutamente di suicidarsi, nel quale ho scritto:

«Oggi, dopo che la storia ha cacciato fuori dalla porta l’anarchismo e il comunismo, le due decrepite ideologie antistato di tipo filosofico, l’idea esiziale di eliminare lo Stato è rientrata dalla finestra con le sembianze dell’europeismo e del multiculturalismo.

Sono queste le nuove forme dell’Utopia, i nuovi nomi di una vecchia illusione.

L’origine e lo scopo dell’europeismo e del multiculturalismo sono gli stessi di quelli dell’anarchismo e del comunismo.

L’origine è il concetto di stato di natura di Locke, lo scopo è quello di eliminare lo Stato...

Dunque, dalla fine del Seicento, ossia da quando Locke pubblicò i “Due trattati sul governo” (30), l’Occidente non fa che sfornare bislacche ideologie, le quali altro non sono che tentativi di eliminare lo Stato.

Essendo lo Stato un’istituzione indispensabile (vedi capitolo 2), l’Occidente in realtà sta cercando ripetutamente e pervicacemente di suicidarsi, non disdegnando peraltro di esportare presso popoli non appartenenti all’Occidente queste sue ideologie suicide.

Quest’impulso di morte dell’Occidente non ha niente a che fare con gli immaginari cicli vitali ineluttabili di cui scrisse Spengler (40), bensì deriva da un solo e unico fattore: il concetto di stato di natura di Locke. Tale concetto ha prodotto nel corso del tempo una sorta di credenza religiosa, o meglio parareligiosa, che consiste nella volontà di eliminare a tutti i costi lo Stato.»

(ibid., terza edizione, 31 luglio 2013, lulu.com, pagg. 38-40).

Perché le ideologie antistato suddette hanno questo spiccato carattere religioso? Perché esse derivano tutte dal Cristianesimo, il quale nacque proprio in antitesi allo Stato romano (vedi a questo proposito il mio saggio: Il leviatano senza spada – Una teoria del popolo italiano e del Cristianesimo).

Per approfondire vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2012/10/23/il-mito-della-dannosita-dello-stato/

e qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2013/06/22/la-vera-causa-dell11-settembre/

e qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2013/06/24/di-quale-religione-era-karl-marx/

I popoli cristiani hanno penato moltissimo per conservare la loro religione e al contempo lo Stato, il quale, come spiegato in modo approfondito per la prima volta da Hobbes (Thomas Hobbes, Leviatano, 2009, Laterza, pag. 142), è indispensabile per gestire efficacemente il potere della forza fisica nelle comunità umane.

Così la storia dei popoli cristiani è la storia di un difficile, instabile e altalenante compromesso fra questi due poli, la religione cristiana e lo Stato.

Ma da questo compromesso sono scaturiti in duemila anni due incommensurabili vantaggi: l’eliminazione dello schiavismo e la nascita della scienza, come ho mostrato in dettaglio nei miei due suddetti saggi.

Così, ad un’analisi costi-benefici, il risultato prodotto dal Cristianesimo è nettamente, anzi estremamente, positivo.

Questo però soltanto a patto che il suddetto compromesso sia funzionale e non disfunzionale (vedi a questo proposito Robert K. Merton, Teoria e struttura sociale, 1992, Il Mulino, pagg. 172-173).

Per avere più probabilità di mantenerlo funzionale, occorre essere consapevoli di tutto ciò.

Siamo purtroppo assai lontani da tale consapevolezza.

Le classi dirigenti attuali dell’Occidente ignorano completamente l’argomento, sono come i ciechi del famoso dipinto di Pieter Bruegel il Vecchio, La parabola dei ciechi.

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Le previsioni sull’Italia di Ambrose Evans-Pritchard

22 dicembre 2013

Il 18 dicembre è stata pubblicata su Voci dall’estero la traduzione italiana di un articolo di Ambrose Evans-Pritchard, uscito il giorno precedente sul Telegraph.

Ecco l’articolo originale:

Italy’s president fears violent insurrection in 2014 but offers no remedy

http://blogs.telegraph.co.uk/finance/ambroseevans-pritchard/100026297/italys-president-fears-violent-insurrection-in-2014-but-offers-no-remedy/

Ed ecco la traduzione italiana (a cura di Carmen):

Telegraph: Il Presidente Italiano teme un’insurrezione violenta nel 2014, ma non propone nessun rimedio

http://vocidallestero.blogspot.it/2013/12/telegraph-il-presidente-italiano-teme.html

Vediamo cosa scrive Ambrose Evans-Pritchard:

«Per ora l’Italia ha evitato un ritorno agli “anni di piombo”, il terrorismo tra gli anni ’70 e i primi anni ’80, quando la stazione ferroviaria di Bologna fu fatta saltare dai fascisti e l’ex premier Aldo Moro fu sequestrato e ucciso dalle Brigate Rosse. Ma questo tipo di violenza non è poi così lontano come la gente pensa. Nel 2011 il capo dell’agenzia fiscale Equitalia è stato quasi accecato da una lettera bomba di matrice anarchica. Da allora ci sono stati ripetuti casi di attacchi dinamitardi.

La mia ipotesi è che ad un certo punto ci sarà un incidente – un po’ come lo scontro tra le truppe francesi e i portuali a Brest nel 1935, quando un lavoratore fu colpito a morte con il calcio di un fucile, mettendo in moto degli eventi che infine costrinsero Laval alle dimissioni e fecero uscire la Francia dal Gold Standard.

A coloro che continuano a insistere che l’Italia deve stringere la cinghia e recuperare competitività tagliando i salari, vorrei obiettare che questo è matematicamente impossibile, in un clima di ampia deflazione o quasi deflazione in tutta l’UEM.

La ragione dovrebbe essere evidente a tutti, ormai. Non è possibile permettere allo stock di debito nominale di salire su una base nominale in contrazione. Una politica del genere fa sì che la traiettoria del debito aumenti in maniera esponenziale. Negli ultimi tre anni il debito Italiano è già aumentato dal 119% al 133% del PIL, in gran parte a causa delle politiche di austerità fiscale.

Sotto le attuali politiche UEM questo rapporto presto sfonderà il 140%, nonostante l’avanzo primario del bilancio Italiano – un livello oltre il punto di non ritorno per un paese senza moneta sovrana o senza una propria banca centrale. Tale è il potere dell’effetto denominatore.»

Insomma, ciò che accadrà è che sorgerà una nuova Italia, un’Italia senza euro.

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Ai miserabili che ci hanno portato al disastro europeo

18 dicembre 2013

Mi rivolgo ai miserabili che ci hanno portato al disastro europeo e intendo, in ordine decrescente d’importanza, gli intellettuali, i politici, i giornalisti: pentitevi adesso, siete ancora in tempo.

Quando la diga si romperà in modo conclamato (si è già rotta, ma siamo appena all’inizio), le vostre azioni miserabili e scellerate non vi saranno più perdonate.

Non ci sarà più posto per voi miserabili nella nuova Italia che sorgerà.

Ed è certo che una nuova Italia sorgerà, come è certo che domani sorgerà il sole.

Il popolo italiano adesso è in ginocchio, ma sta iniziando a rialzarsi in piedi.

Pentitevi, miserabili!

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Un italiano su tre a rischio povertà

18 dicembre 2013

Dalla Stampa del 16 dicembre 2013:

Un italiano su tre a rischio povertà

E la crisi cambia la dieta: via la carne

Metà famiglie sotto 2.053 euro al mese. E sono in aumento del 35% le persone che non riescono a permettersi un cibo proteico adeguato ogni due giorni

La povertà avanza fino a minacciare quasi una persona su tre in Italia e una su due nel Mezzogiorno. Secondo il report Istat `Reddito e condizioni di vita. Anno 2012´ sono sempre di più gli individui in condizioni di «severa deprivazione» (il 14,5%) e aumentano quelli che non riescono a scaldare la propria casa (il 21,2%), affrontare spese impreviste di 800 euro (il 42,5%), andare in ferie una settimana l’anno (il 50,8%) o addirittura mangiare un pasto proteico adeguato ogni due giorni (il 16,8%).”

http://www.lastampa.it/2013/12/16/italia/cronache/un-italiano-su-tre-a-rischio-povert-e-la-crisi-cambia-la-dieta-via-la-carne-78hWSJIyl0WshsEyEkVwBO/pagina.html

Questo è il tragico risultato dell’Euro e dell’Unione Europea.

Fino a quando il popolo italiano dovrà morire di fame?

FINO A QUANDO?

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Finalmente un leader italiano che condanna energicamente e senza ambiguità l’euro

16 dicembre 2013

Matteo Salvini è stato eletto segretario della Lega Nord.

Come riporta il Corriere della Sera:

Salvini, primo discorso da leader della Lega

«L’euro è un crimine contro l’umanità»

“Matteo Salvini è il nuovo segretario della Lega Nord. Lo ha eletto, dopo le primarie della scorsa settimana, il congresso federale del Carroccio riunito a Torino per alzata di mano.

NUOVO LEADER – Nel suo primo discorso da leader Matteo Salvini ha detto ai militanti leghisti che «l’euro è un crimine contro la nostra umanitá e prima salta l’euro prima posso riprendere la battaglia per l’indipendenza, quindi prima vivere, prima ammazzare il mostro».”

http://milano.corriere.it/milano/notizie/cronaca/13_dicembre_15/salvini-primo-discorso-leader-lega-l-euro-crimine-contro-l-umanita-73aa2104-658b-11e3-95f1-73e6b5fcc151.shtml

Dopo i tentennamenti di Berlusconi (peraltro tipici del personaggio) e l’assurda timidezza di Grillo su tale argomento, finalmente un leader italiano che condanna l’euro senza se e senza ma.

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Prendiamo esempio dai nostri fratelli francesi

13 dicembre 2013

Ecco La Marsigliese, l’inno della Rivoluzione Francese:

Chi c’è dietro la rivolta dei forconi?

11 dicembre 2013

Mi ero ripromesso di prendermi una pausa e di non scrivere più nulla, per un bel pezzo almeno, ma è difficile rimanere in silenzio quando l’indignazione fa aumentare la pressione arteriosa.

La colpa, in verità, è delle news di Google. O forse mia, che non dovrei leggerle. Fatto sta che mi sono imbattuto, come è accaduto altre volte in passato, in un articolo del Sole24ore, l’ineffabile giornale della Confindustria. Articolo riportato, appunto, dalle news di Google.

L’articolo è il seguente:

Forconi, chi c’è dietro la rivolta? Ecco le cinque ragioni per cui sono scesi in piazza, di Silvia Sperandio:

“Blocchi stradali e ferroviari, assalti urbani, presidi, cortei, volantinaggi. In due giorni, dalle 22 di domenica scorsa, l’Italia si è bloccata a causa della mobilitazione dei «Forconi». Guerriglia urbana a Torino, paralisi dei treni in Liguria, caos a Milano, tensioni in Triveneto e Emilia-Romagna, disagi al Sud, soprattutto in Puglia, Campania e Sicilia. Ma chi c’è dietro questa rivolta di piazza, e quali sono le rivendicazioni portate avanti? Non è facile rispondere [il corsivo è mio]…”

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2013-12-10/-forconi-chi-c-e-dietro-rivolta-ecco-cinque-ragioni-cui-sono-scesi-piazza-172156.shtml?uuid=ABnBcEj

Non è facile rispondere, afferma il Sole24ore.

Invece è facile come bere un bicchiere d’acqua: “dietro questa rivolta di piazzac‘è, in generale, una classe dirigente incapace e, in particolare, una classe politica che regge valorosamente il confronto con quella che causò la Rivoluzione Francese.

È una classe politica che, con l’euro, sta distruggendo l’Italia e gli italiani.

Ecco svelato l’arcano!

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P.S.: ho letto il commento di un lettore del Sole24ore, il quale, definendosi un liberista convinto, si chiede se i manifestanti vogliano più Stato o meno Stato. Invito chi nutrisse questo dubbio a non confondere fra Stato e statalismo, argomento su cui ho scritto l’anno scorso un post, vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2012/11/07/non-bisogna-confondere-lo-statalismo-con-lo-stato/

Quando si afferma: “Più mercato, meno Stato”, ci si riferisce appunto allo statalismo, non allo Stato.

Per esempio, gli Stati Uniti d’America sono tradizionalmente uno Stato senza statalismo.

Che poi ci sia in Italia un apparato politico sovradimensionato e truffaldino, come lamenta il suddetto lettore, è un’altra cosa ancora e si tratta dell’evidentissimo effetto della corruzione, la quale a sua volta è l’effetto del fallimento dello Stato italiano. In altre parole, la corruzione è dilagante proprio perché in Italia c’è uno Stato cronicamente collassato, uno Stato fallito. Se ci fosse uno Stato degno di questo nome, come accade in tutti gli altri paesi dell’Occidente, la corruzione sarebbe molto minore e l’apparato politico non sarebbe sovradimensionato e truffaldino. Ciò anche in presenza dello statalismo, ossia del welfare state.

Per esempio, in Svezia c’è tradizionalmente un welfare state, ma l’apparato politico non è né sovradimensionato, né truffaldino.

Il nodo della questione è la giustizia: di regola gli uomini non si comportano in modo corretto per pura scelta etica personale, bensì per paura della pena.

Questo concetto risale ad Aristotele ed ha attraversato tutta la storia della filosofia, passando per Hobbes e l’Illuminismo (vedi a questo proposito Nicola Abbagnano, Dizionario di Filosofia, 1971, UTET, pagg. 656-657).

E non ci può essere una giustizia funzionante in uno Stato fallito, perché uno Stato fallito non è in grado di infliggere pene, non è in grado di punire i colpevoli.

Senza una pena (adeguata!) che l’accompagni, una legge è solo un’esortazione o una predica.

Vedi a questo proposito un mio vecchio post:

https://luigicocola.wordpress.com/2012/11/02/e-sbagliato-spiegare-i-difetti-della-societa-italiana-in-termini-di-questione-morale/

Vedi anche qui, dove si parla del collasso cronico dello Stato italiano:

https://luigicocola.wordpress.com/2012/09/30/il-collasso-cronico-dello-stato-italiano-cose-e-perche-esiste/

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