L’assordante silenzio della destra italiana

I nostri fratelli francesi si muovono:

«Adesso però, oltre a tallonare i Pigs, Merkel ha di fronte una sfida politica: la tenuta dell’Unione minacciata dalle spinte anti-euro interpretate al meglio dalla leader francese Marine Le Pen, in testa nei sondaggi per le prossime elezioni europee di primavera.»

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2013-11-20/come-sara-2014-europa-stretta-due-donne-angela-merkel-e-marine-pen-083816.shtml?uuid=ABfAFNe

E l’economista francese di sinistra Jacques Sapir non ha problemi a legittimare Marine Le Pen:

«“Un sacco di politici sono venuti da me, sia Gaullistes che Socialisti. Sono d’accordo con me, ma non vogliono esprimersi pubblicamente. Vogliono che qualcun altro prenda l’iniziativa. Se Marine Le Pen vuole usare il mio lavoro, io non ho alcun problema, “ha detto Sapir.»

http://www.investireoggi.it/economia/la-trionfante-giovanna-darco-francese-promette-di-riportare-il-franco-e-distruggere-leuro/

In Italia invece c’è uno scenario differente.

A tutt’oggi l’unico leader politico italiano che condanni energicamente e senza ambiguità l’euro è Matteo Salvini, che è davvero encomiabile, però è il leader di un partito regionale, la Lega Nord, non di un partito nazionale.

E per quanto riguarda gli economisti italiani, non posso fare a meno di notare che Alberto Bagnai ha la hybris di convincere la sinistra italiana ad abbandonare l’euro, spingendosi fino al punto di affermare che “quello dell’euro è un regime fascista”, affermazione piuttosto ridicola per chiunque abbia studiato storia al liceo, o forse anche alle medie, o forse anche alle elementari.

Ve lo figurate Mussolini propugnare una moneta plurinazionale e che distrugge l’economia nazionale italiana?

Vedi infatti qui un’intervista a Bagnai:

«“Il tonfo ce lo potevamo aspettare. I mercati hanno spesso reazioni emotive. A questo punto il problema è estremamente semplice. Noi sappiamo che lo spread dipende dal comportamento della Bce e quindi fondamentalmente dalla volontà della Germania. I casi sono due. O si instaura a livello europeo un atteggiamento cooperativo di riflessione sulla costruzione europea o, se la decisione sarà quella di manganellare l’Italia con lo spread, un numero sempre maggiore di cittadini capirà che quello dell’euro è un regime fascista [il corsivo è mio] che usa la violenza”.»

http://notizie.tiscali.it/articoli/interviste/13/02/intervista_bagnai_m5s.html

Ed Emiliano Brancaccio non gli è da meno, insistendo che occorre uscire dall’euro da sinistra, vedi qui:

«In questo scenario, possibile che le sinistre rifiutino anche solo di avviare una riflessione sulle decisioni da assumere in caso di precipitazione dell’Unione? Possibile che tuttora manchi una indicazione di massima su una exit strategy dall’euro che permetta di tutelare gli interessi del lavoro subordinato? La questione, si badi bene, è cruciale. Le modalità di abbandono di un regime di cambi fissi come l’eurozona sono infatti molteplici, e ognuna può ricadere in modi diversi sui diversi gruppi sociali. In altre parole: esistono modi “di destra” e modi “di sinistra” di gestire una eventuale uscita dall’euro. E la sinistra è in netto ritardo.»

http://www.emilianobrancaccio.it/2013/07/03/uscire-dalleuro-ce-modo-e-modo-3/

Egregi economisti italiani, la sinistra lotterà per l’euro fino alla morte, fatevene una ragione!

In questo scenario desolante risuona un assordante silenzio: è quello della destra italiana.

A questo proposito mi viene in mente un famoso passo di Giuseppe Prezzolini:

«Lo vedemmo [Machiavelli] accanto a Napoleone I ricordargli nell’orecchio d’essere nato italiano e fargli creare il primo esercito nazionale, nel quale lombardi e veneti, toscani e napoletani combatterono insieme e riabituarono alle armi un popolo di larve e di morti.»

(Giuseppe Prezzolini, Vita di Nicolò Machiavelli fiorentino, Mondadori, 1927, pag. 253).

In internet il libro di Prezzolini su Machiavelli è integralmente disponibile, vedi qui:

https://archive.org/stream/vitadinicolmachi00prez/

vitadinicolmachi00prez_djvu.txt

Ecco, ci vorrebbe un nuovo Napoleone.

Per resuscitare un popolo di larve e di morti.

Copyright © 2013 Luigi Cocola. Tutti i diritti riservati.

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