Archive for luglio 2014

L’Occidente camuffa da scienza la propria ideologia

28 luglio 2014

Camuffare da scienza la propria ideologia è uno stratagemma ben noto.

Anche l’Occidente lo adopera, per esempio farfugliando formulette della teoria dei giochi come fa Anthony de Jasay:

https://luigicocola.wordpress.com/2014/05/20/essere-contro-lo-stato-non-e-monopolio-della-sinistra/

Così poi leader politici che vogliono eliminare lo Stato, come Obama e la Merkel, possono affermare che chi vuole difenderlo, come Putin, non è a contatto con la realtà, è dal lato sbagliato della storia:

https://luigicocola.wordpress.com/2014/03/04/chi-e-a-contatto-con-la-realta-chi-e-dal-lato-giusto-della-storia/

Ma tutta questa gentaglia che vuole eliminare lo Stato non può uccidere la Ragione, che da Parmenide in poi illumina le menti degli uomini: “…giudica con la ragione…”.

Copyright © 2014 Luigi Cocola. Tutti i diritti riservati.

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Le favolette che l’Occidente si racconta

25 luglio 2014

Leggo un articolo di Vittorio Emanuele Parsi intitolato L’egemonia perduta dell’America:

“Quando un aereo di linea civile viene abbattuto nei cieli d’Europa su una zona di guerra al confine tra Russia e Ucraina, mentre le forze militari israeliane danno vita all’ennesima invasione di Gaza, a settimane dalla proclamazione di un nuovo “califfato” tra Siria e Iraq, c’è solo un monito che possiamo raccogliere: l’ordine internazionale sta collassando.

Il tutto appare pericolosamente fuori controllo. La dispersione di potenza nel sistema sembra aver raggiunto un livello ormai insostenibile, in cui ogni singolo incidente rischia di innescare pericolose escalation alle quali nessuno è seriamente in grado di opporsi.”

E ancora:

“Quello che più inquieta è che nella crisi ucraina si sia fatto strame di regole e prassi che si riteneva fossero non solo consolidate, ma anche interesse comune dei contendenti preservare. Paradossalmente è proprio il venir meno del conflitto ideologico a rendere la competizione meno limitata. Dal punto di vista sostanziale, infatti, l’arena è una sola: quella del mercato globale e delle sue risorse. Oggi la Russia è un attore integrato nel sistema capitalista (per quanto in maniera imperfetta, non diversamente dalla Cina), non è più il polo ispiratore o il leader di un’altra idea di ordine, di economia, di politica.”

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2014-07-19/l-egemonia-perduta-america-081130.shtml?uuid=ABnMaPcB

Queste sono le favolette che l’Occidente si racconta!!!

In realtà siamo in mezzo a un conflitto sempre più aspro tra chi vuole abolire lo Stato, ossia l’Occidente, e il resto del mondo, che vuole giustamente conservarlo.

Si tratta di un conflitto squisitamente ideologico, checché ne dica Vittorio Emanuele Parsi.

Perché c’è questo conflitto?

Perché, a differenza del resto del mondo, l’Occidente è totalmente dominato dalle ideologie antistato: l’internazionalismo di David Rockefeller, l’europeismo e il multiculturalismo.

Per approfondire, vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2014/05/03/siamo-in-mezzo-a-un-conflitto-mondiale-ma-nessuno-ne-parla/

e qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2014/03/19/loccidente-e-accecato-dallideologia-antistato/

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Tanto peggio per i fatti

11 luglio 2014

Leggo un articolo di Michele Di Branco pubblicato oggi dal Messaggero e intitolato Produzione industriale, calo a sorpresa. A maggio -1,2%:

http://economia.ilmessaggero.it/economia_e_finanza/produzione-industriale-calo-maggio-auto/791180.shtml

Calo a sorpresa???

I fatti continuano a essere ostili all’ideologia europeista!

Ma che ce ne frega? Come disse Hegel: “Tanto peggio per i fatti”.

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Povero Alberoni

9 luglio 2014

Leggo con un ritardo di due anni un vecchio articolo di Francesco Alberoni, pubblicato sul Giornale l’11 giugno 2012 e intitolato Quegli anglosassoni così poco altruisti:

http://www.ilgiornale.it/news/quegli-anglosassoni-cos-poco-altruisti.html

L’incipit è fenomenale nella sua ridicolaggine:

“Il mondo anglosassone – Inghilterra, Stati Uniti, Canada, Australia- costituisce una civiltà totalmente diversa da quella europea continentale.”

Ah, davvero? Forse Alberoni dimentica che senza lo scisma di Enrico VIII, Isaac Newton, invece di essere nominato baronetto e presidente della Royal Society of London for Improving Natural Knowledge, avrebbe fatto la fine di Galileo, la scienza in Inghilterra sarebbe stata annientata come lo fu in Italia, e noi oggi, probabilmente, andremmo ancora a cavallo.

Avrebbe preferito questo? A giudicare dalle sciocchezze che scrive si direbbe di sì. Perché è evidentemente un oscurantista, una persona contraria alla ragione e alla scienza.

Inoltre è veramente superficiale non distinguere fra inglesi e americani.

Ma egli non si ferma qui:

“Nel Medioevo la gente considerava scientifico solo ciò che era scritto in latino ed aveva l’imprimatur della Chiesa. Gli anglosassoni molto semplicemente leggono solo quello che è scritto in inglese e che è pubblicato da loro. Negli ultimi decenni hanno imposto questo loro modo di pensare anche in Europa. Oggi anche da noi nessuna idea viene considerata scientifica se non è scritta in inglese e approvata dall’accademia anglosassone. L’alta cultura europea, la filosofia, le scienze umane non hanno più niente da dire, sono sparite, ammutolite.”

Queste sono parole di una gravità inaudita, di una persona che ha perso il ben dell’intelletto. È sicuro Alberoni di star bene?

E pensare che una volta, tanto tempo fa, diciamo negli anni 80, mi era personalmente simpatico.

Povero Alberoni, come è invecchiato male…

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La menzogna senza fine dell’Occidente

5 luglio 2014

Leggiamo un passo di Ermanno Vitale:

«A questo punto – prima di passare all’analisi dell’altra grande lezione di Hobbes, l’individualismo – a chi ha intensamente frequentato per anni la letteratura hobbesiana non può non ritornare alla mente un saggio di Roland Pennock, provocatoriamente intitolato Hobbes’s confusing ‘clarity’. The case of ‘liberty’, che si conclude così: “sembrerebbe, comunque, che ci fosse o della follia nel suo metodo, o del metodo nella sua follia, o entrambe le cose” [J. R. Pennock, Hobbes’s confusing Clarity in K. C. Brown (ed.) Hobbes Studies, Blackwell Oxford 1965, p. 116]. Ciò che Pennock contesta con vigore è – in generale, non solo a proposito della nozione di libertà – proprio l’apparenza di chiarezza e di forza dimostrativa del pensiero hobbesiano, pensiero che appena si sappia andare sotto la superficie si rivela invece confuso, un insieme di definizioni e di dimostrazioni inconcludenti frutto appunto di un uso perverso della logica. Scrive ancora Pennock: “la filosofia politica di Hobbes contiene così numerose confusioni e inconsistenze che non possono essere coperte da una qualche singola spiegazione. Probabilmente ciò che più si avvicina a tale spiegazione va comunque colto nei termini della sua metodologia, della sua propensione agli argomenti ‘tutto o niente’, del suo rifiuto di definire e considerare le cose in una prospettiva gradualistica” [Ivi, pp. 115-16].»

(Ermanno Vitale, Forme e livelli della razionalità in Hobbes, disponibile su: http://www.sifp.it/i-classici-the-classics/hobbes-2008/forme-e-livelli-della-razionalita-in-hobbes, data di accesso odierna)

Non sono affatto d’accordo con Pennock.

Egli ha certamente ragione quando nota che la chiarezza di Hobbes è solo apparente.

Ma la causa di ciò non è quella indicata da lui.

È semplicemente che lo scopo di Hobbes non è quello di trovare la verità, ma quello di dimostrare una tesi, ossia che non si deve disubbidire al sovrano.

Così il saggio di Malmesbury ammucchia insieme diversi argomenti che possano avvalorare tale tesi, senza preoccuparsi troppo della loro compatibilità reciproca. Se invece ricercasse la verità, la sua esposizione avrebbe un carattere di ragionamento lineare e privo di confusione. Anzi, egli arriva addirittura a barare deliberatamente, come ho mostrato nei miei due saggi di scienza politica.

Ciononostante, Hobbes è l’unico, per quanto riguarda lo Stato e la teoria dello Stato, che si avvicina alla verità. Molto più di Max Weber, ad esempio. Per non parlare di Kelsen, che ragiona solo in insulsi termini giuridici.

Perché Hobbes è l’unico che si avvicina alla verità?

Perché egli ha il coraggio di giudicare senza alcuna illusione la natura umana.

Il termine “state of nature”, che egli prende (stravolgendolo) da Tommaso d’Aquino (si trova innumerevoli volte, come “status naturae”, nella Summa theologiae e nella De veritate), viene da lui usato come un irridente sberleffo alle illusioni cristiane sulla natura dell’uomo.

Tantoché, prudentemente, non lo usa nel Leviathan, destinato al grande pubblico, bensì soltanto negli Elements of Law Natural and Politic e nel De cive, che erano destinati a un pubblico estremamente ristretto. Questa prudenza non era eccessiva: nel 1666 Hobbes, proprio a causa del Leviathan, corse concretamente il rischio di essere processato per eresia.

Molto tempo dopo, un altro grande pensatore, anzi ancor più grande di Hobbes, Charles Darwin, userà hobbesianamente il termine “state of nature” nel suo capolavoro, On the Origin of Species.

Se ci si prende la briga di andare a contare quante volte Darwin usa tale termine nel suo capolavoro (http://www.gutenberg.org/cache/epub/2009/pg2009.txt, data di accesso odierna), si scopre che esso vi compare ben 45 volte.

E Darwin lo usa nel senso di Hobbes, non certo nel senso di San Tommaso.

Purtroppo occorre notare che nella traduzione italiana di Celso Balducci (Charles Darwin, L’origine della specie, Newton Compton, 2010) tale termine è quasi sempre censurato, comparendovi soltanto poche volte.

In effetti Darwin è proprio hobbesiano, cosa di cui si accorse perfettamente Marx, vedi la sua lettera a Engels del 18 giugno 1862, nella quale egli parla del capolavoro di Darwin:

«E’ il bellum omnium contra omnes di Hobbes…»

(http://www.pikaia.eu/EasyNe2/Download.aspx?code=Pikaia&filename=/EasyNe2/Archivi/Pikaia/ALL/0000/14A.pdf, data di accesso odierna)

Il fatto è che, nel campo della filosofia politica/scienza politica, da Locke in poi l’Occidente ha incominciato progressivamente a voltare le spalle alla Weltanschauung scientifica (della quale Darwin è un caposaldo irrinunciabile) e a rivolgersi sempre più alla Weltanschauung religiosa, fino ad esserne completamente posseduto. Ormai esso è del tutto in balia del millenarismo cristiano e vuole eliminare lo Stato dalla faccia della terra.

E neanche riconosce tutto ciò, anzi millanta di seguire la Weltanschauung scientifica, in una menzogna senza fine.

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