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Il relativismo culturale non è di per sé contro lo Stato

29 settembre 2014

Leggo l’intervista di Vittorio Pesato a Magdi Cristiano Allam, pubblicata il 1 settembre 2014 sul sito posizione.org e intitolata Magdi Cristiano Allam:” Il conflitto e’ gia’ in Europa”:

“La sinistra, dopo il fallimento del comunismo, ha individuato l’alternativa nell’europeismo che, al pari del comunismo, opera per la fine degli stati nazionali e la concentrazione del potere nelle mani di una cupola che oggi è rappresentata dai poteri finanziari ed economici. In questo contesto il relativismo valoriale e religioso è lo strumento necessario per sradicare le identità nazionali e locali, e il buonismo è l’atteggiamento culturale che ci porta a farci auto-invadere e a scegliere il suicidio della nostra civiltà.”

http://www.posizione.org/index.php/component/content/article/3-notizie-flash/813-magdi-cristiano-allamq-il-conflitto-e-gia-in-europaq

Vedo con piacere che Allam esprime qui un concetto di cui ho più volte scritto in passato: la sinistra è incondizionatamente a favore dell’euro, perché così può attuare lo stesso obiettivo finale del comunismo, cioè l’eliminazione dello Stato.

Come ho scritto in un post precedente:

“Così coloro che in passato erano fanaticamente comunisti, adesso sono diventati fanaticamente europeisti, dato che il comunismo è fallito alla fine del secolo scorso e quindi si è rivelato incapace di attuare l’eliminazione dello Stato come previsto dalla teoria marx-engelsiana.”

https://luigicocola.wordpress.com/2014/03/23/ecco-perche-le-sinistre-europee-vogliono-leuro/

In altre parole, come ho più volte scritto, il comunismo e l’europeismo sono due ideologie antistato (come pure l’anarchismo, il multiculturalismo e l’internazionalismo di David Rockefeller).

Vedo anche però che Allam, senza fare le necessarie distinzioni, parla negativamente del relativismo culturale, di cui ho scritto nei miei due ultimi post.

Devo quindi precisare che il relativismo culturale è un concetto scientifico (di queste due scienze sociali: antropologia culturale e sociologia), ma è ovvio che esso va usato in modo corretto, altrimenti diventa un errore e se ne può parlare solo negativamente.

La ragione è universale, mentre i costumi non lo sono, e perciò i nostri costumi non possono essere imposti a tutte le culture del pianeta (invece la ragione, essendo universale, si impone da sé).

In questo senso il relativismo culturale è essenziale, perché ci fa capire come dobbiamo comportarci nei rapporti tra Stati.

Per esempio non possiamo imporre all’Islam la democrazia, perché essa non fa parte dei costumi islamici.

Ed eliminare con la forza le autocrazie dei popoli islamici, come hanno voluto fare stupidamente ed ostinatamente gli americani (sia i repubblicani, con George W. Bush, sia i democratici, con Obama), ha causato niente altro che la nascita dell’ISIS, ossia proprio ciò che si voleva debellare: un Islam ostile e bellicoso.

Per quanto riguarda la legge di uno Stato, invece, non ci può essere alcun relativismo culturale: nel territorio di uno Stato deve valere una sola legge, una legge uguale per tutti, altrimenti si accetta il multiculturalismo, che è un’ideologia antistato.

Lo Stato non può essere multiculturale, in quanto la sua funzione è quella di creare per un determinata comunità un solo centro di comando.

Come ho scritto in un post precedente:

“Lo Stato consiste in questo: nel porre sotto un solo centro di comando (che può essere costituito da un uomo o da più uomini) il potere della forza fisica di tutti i membri di una comunità, perché solo così si può assicurare, per quanto riguarda l’esercito, la coordinazione e la strategia e, per quanto riguarda la legge, la terzietà e l’imparzialità.”

https://luigicocola.wordpress.com/2014/05/03/siamo-in-mezzo-a-un-conflitto-mondiale-ma-nessuno-ne-parla/

Copyright © 2014 Luigi Cocola. Tutti i diritti riservati.

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