Troppa scienza economica rende ciechi

Rimango stupefatto alle seguenti parole dell’economista Alberto Bagnai, pronunciate dopo la vittoria di Donald Trump alle elezioni presidenziali americane 2016 (al minuto 3.19):

«Il mondo della finanza ha bisogno di una moneta forte, questo succedeva al tempo di Churchill in Inghilterra e succede al tempo di Obama negli Stati Uniti, il mondo dell’industria ha bisogno di una moneta un po’ più debole. La vittoria di Trump viene vista come la vittoria dei diseredati, dell’antiglobalizzazione, o dei razzisti, o della Russia: queste sono tutte scemenze. Trump è un pezzo di establishment, è il pezzo di establishment al quale fa più comodo un dollaro un po’ più debole. Punto.»

Quindi, secondo Bagnai, non c’entra nulla l’argomento “Nationalism vs. Globalism” di cui ha scritto Robert W. Merry nel suo articolo intitolato appunto Trump vs. Hillary Is Nationalism vs. Globalism, 2016 e pubblicato da The National Interest (4 maggio 2016):

https://luigicocola.wordpress.com/2016/06/02/donald-trump-grida-il-re-e-nudo/

E, sempre secondo Bagnai, non c’entrano nulla la povertà e la guerra, come ha detto invece Peter Thiel nel suo famoso discorso in favore di Donald Trump al National Press Club (31 ottobre 2016):

https://luigicocola.wordpress.com/2016/11/10/le-contraddizioni-della-silicon-valley/

No, si tratta solo e semplicemente di un bisticcio tra capitalisti: tra i capitalisti del mondo della finanza e i capitalisti del mondo dell’industria.

Certo, come no.

Troppa scienza economica rende ciechi.

Copyright © 2016 Luigi Cocola. Tutti i diritti riservati.

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