La nemesi dell’Occidente: possiamo fermarla con la Ragione

Proprio ciò che ha determinato in passato l’eccezionale successo storico dell’Occidente, ossia l’odio verso lo Stato, oggi ne sta determinando la morte, essendosi incarnato nel mondialismo, che è la più recente e la più letale delle ideologie antistato (teoria unificata delle ideologie antistato).

È la nemesi dell’Occidente.

Diamo uno sguardo alla sua storia.

Tutto iniziò con Roma.

Essa portò a un livello quantitativamente mai visto prima lo schiavismo, che peraltro, in forma minore, si trovava anche nelle altre culture antiche, perfino nel miracolo greco.

Nacque quindi la rivoluzione antischiavista cristiana, che fece crollare la porzione occidentale dell’Impero romano, con il conseguente Medio Evo, mentre in oriente l’Impero romano riuscì a bloccare tale rivoluzione mediante il geniale stratagemma di Costantino il Grande, noto come cesaropapismo: accettando il Cristianesimo, ma subordinandolo allo Stato.

Vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2016/07/06/lorigine-del-mondialismo/

Il Medio Evo non è un periodo della storia che si è manifestato dappertutto. Fu un peculiare fenomeno storico che si ebbe solo e unicamente nel territorio dell’ex Impero romano d’Occidente e fu causato dalla rivoluzione antischiavista cristiana, che fece crollare in questo territorio lo Stato (teoria del Cristianesimo). Nel territorio, per esempio, dell’attuale Grecia non ci fu affatto il Medio Evo.

Poi lo Stato, inevitabilmente, ritornò.

«Quando i popoli dell’Europa occidentale riuscirono molto faticosamente a risalire la china della civiltà, uscendo dal periodo lungo e buio del Medio Evo, essi raggiunsero tacitamente un compromesso funzionale tra forza e caritas.
La caritas, ovvero l’amore per il prossimo (1, Matteo, 22,39), è un modo per esprimere la proibizione della forza: non si può infatti usarla verso chi si ama.
In altre parole venne stipulato un patto di limitazione della forza, in modo da impedire lo schiavismo da un lato e da permettere lo Stato dall’altro.»
(1, pagg. 81-82)

Lo Stato ricomparve perché è una necessità razionale, anzi è un universale culturale, come p.e. il tabù dell’incesto e i riti funebri (teoria dello Stato).

«Lo Stato, in conclusione, è una necessità.
Per convincersi di ciò, basta immaginare la situazione di un gruppo di naufraghi su un’isola deserta, senza tirare in ballo lo stato di natura.
Tali naufraghi, prima o poi, si sceglieranno un capo, il quale potrà comandare la loro forza trasferita, in modo da assicurare la coordinazione e la strategia per quanto riguarda l’«aggressione di stranieri» e la terzietà e l’imparzialità per quanto riguarda i «torti reciproci».
Si tratta dunque del modo di gestire efficacemente il potere della forza fisica in tutti i gruppi umani che gestiscono tale potere (anche nei piccoli gruppi e perfino quando non c’è il fattore “territorio” di cui scrive Weber, vedi 5, pag. 33).»
(2, pag. 22)

Ma esisteva ora in Occidente, grazie al Cristianesimo, una realtà nuova: lo Stato non schiavista (per quanto riguarda la schiavitù moderna vedi 1, pagg. 83-85).

Non essendoci più in Occidente la macchina costituita dalla schiavitù, diventò proficuo, anzi necessario, esplorare la possibilità di altri tipi di macchina, si creò cioè un ambiente favorevole alla rivoluzione scientifica, proprio ciò che era mancato ad Archimede di Siracusa, il grande genio scientifico dell’antichità.

Come è noto Archimede venne ucciso, così racconta Plutarco, da un soldato romano, il che può essere visto come una buona metafora dell’uccisione della scienza operata dallo Stato schiavista romano: perché la macchina costituita dalla schiavitù era più conveniente di qualsiasi altra.

«Il Cristianesimo presenta sia lati negativi, che possono essere altamente distruttivi, sia lati positivi, che sono stati il motore della storia e che hanno trasformato il mondo, costituendo la via del cambiamento, ossia la via “di una seconda evoluzione, quella culturale” (34, pag. 133). Infatti, come vedremo nel capitolo 2, il Cristianesimo distrusse nell’Europa occidentale, anche se molto lentamente, il sistema schiavistico romano. Ciò rese possibile nell’Europa occidentale, dopo il Medio Evo, la realizzazione di una civiltà meccanizzata, qual è quella attuale, proprio perché non c’erano più gli schiavi a costituire la forza lavoro.
In altre parole, finché ci furono gli schiavi a costituire la forza lavoro, non si sentì il bisogno né di creare macchine, né di utilizzarle.
Come nota Ludovico Geymonat, un filosofo della scienza:
“Ricordiamo a tal proposito che Marco Terenzio Varrone, descrivendo gli strumenti con i quali si lavora la terra, riferisce testualmente che «alcuni li dividono in tre categorie: strumenti parlanti, strumenti semiparlanti e strumenti muti. I primi sono gli schiavi, i secondi i buoi, e gli ultimi gli strumenti inanimati». Queste parole confermano con rude chiarezza come la schiavitù fosse effettivamente concepita – nell’antichità – quale vera e propria macchina, e potesse quindi distogliere dalla ricerca di altre macchine che per lo meno all’inizio sarebbero state meno comode ed efficienti.”
(39, vol. 1, pag. 300)»
(1, pagg. 51-52)

Nell’ambiente creato in Italia dal Rinascimento, Leonardo e Galileo inventarono il metodo scientifico, ma la rivoluzione scientifica italiana abortì sia a causa delle invasioni straniere, che culminarono nel sacco di Roma del 1527 e che misero fine al Rinascimento, sia a causa del Papato, che condannò Galileo agli arresti domiciliari a vita.

A proposito del metodo scientifico e di Leonardo vedi 2, pagg. 32-33.

Quasi per miracolo, la scienza trovò in Inghilterra l’ambiente favorevole per svilupparsi, grazie al coraggio di Enrico VIII e al genio di Isaac Newton, che nacque proprio l’anno della morte di Galileo (1642).

«Per inciso, la nascita del capitalismo non ha niente a che fare con il calvinismo (come fu erroneamente ipotizzato da Max Weber, 44). Infatti Ian Robertson, un sociologo, giustamente scrive a questo proposito:
“…mentre il primo capitalismo non si sviluppò nella Scozia calvinista, l’Inghilterra non calvinista dette i natali alla rivoluzione industriale.”
(2, pag. 441)
Ciò poté realizzarsi perché c’era prima stato lo scisma di Enrico VIII, senza il quale Newton, invece di essere nominato baronetto e presidente della Royal Society of London for Improving Natural Knowledge, avrebbe fatto la fine di Galileo, la scienza in Inghilterra sarebbe stata annientata come lo fu in Italia, e noi oggi, probabilmente, andremmo ancora a cavallo.»
(1, pag. 55)

Così nacque il capitalismo, che non nacque affatto dal Medio Evo come molti scioccamente pensano, nacque invece dalla rivoluzione scientifica, perché il capitalismo non è niente altro che la fabbrica meccanizzata.

La rivoluzione industriale è l’effetto della rivoluzione scientifica: rivoluzione scientifica → fabbrica meccanizzata → rivoluzione industriale → capitalismo.

«Sia la scienza, sia il capitalismo (che è basato sulla fabbrica meccanizzata, ossia sulla scienza) sono figli del Cristianesimo. Magari figli inaspettati e non voluti, ma pur sempre figli.»
(1, pag. 53)

L’eccezionale successo storico dell’Occidente è iniziato in questo modo: facendo crollare lo Stato schiavista romano.

Il Cristianesimo ha donato al genere umano sia l’eliminazione dello schiavismo che la scienza.

Purtroppo, come ho già scritto, ogni cosa ha un costo e il costo di questi due doni incommensurabili è l’odio verso lo Stato, che si è incarnato oggi nell’ideologia mondialista.

A questo proposito vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2016/05/11/discolparsi-incolpando-altri/

È quindi appropriato parlare di nemesi dell’Occidente.

Ma siamo esseri dotati di Ragione e possiamo quindi discernere e scegliere.

Sta a noi accettare i benefici del Cristianesimo, il suo lato positivo, e rifiutarne i costi, il suo lato negativo.

È imperativo, quindi, neutralizzare coloro che oggi vogliono continuare stupidamente la rivoluzione antischiavista cristiana contro lo Stato: non ce n’è più bisogno, perché lo schiavismo è stato da tempo definitivamente eliminato.

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1) Luigi Cocola, Il leviatano senza spada – Una teoria del popolo italiano e del Cristianesimo, 3° ed., 2012, lulu.com

2) Luigi Cocola, Le nuove forme dell’utopia: europeismo e multiculturalismo – Come e perché l’Occidente cerca ripetutamente di suicidarsi, 3° ed., 2013, lulu.com

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