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La fake news dello studio brasiliano sull’idrossiclorochina

14 maggio 2020

Leggo un articolo intitolato Populismo scientifico: lo strano caso dell’idrossiclorochina di Francesco Suman, pubblicato l’8 maggio 2020 sul sito ilbolive.unipd.it, sito dell’Università di Padova:

https://ilbolive.unipd.it/it/news/populismo-scientifico-clorochina

Ebbene, nel suddetto articolo è scritto:

«L’idrossiclorochina è inserita tra i farmaci in via di sperimentazione del programma dell’Organizzazione mondiale della sanità Solidarity I, cui partecipa anche l’Italia.

La scheda dedicata all’Hcq dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) riporta che in letteratura non ci sono studi che stabiliscano in via definitiva l’efficacia o l’inefficacia del farmaco, che è “entrato nella pratica clinica sulla base di evidenze incomplete”. Sulla base di queste premesse l’Aifa riporta che “l’uso terapeutico dell’idrossiclorochina può essere considerato sia nei pazienti COVID-19 di minore gravità gestiti a domicilio sia nei pazienti ospedalizzati”. Uno studio cinese non ancora sottoposto a revisione scientifica e pubblicato a maggio in pre-print su MedRxiv riporta invece che l’Hcq smorzerebbe il decorso della malattia nei casi gravi di CoVid-19. Ma una rondine non fa primavera. Ad oggi non esistono solide evidenze per ritenere l’idrossiclorochina la cura definitiva. Non solo: alcuni studi ne hanno già registrato preoccupanti effetti collaterali.

A inizio aprile una sperimentazione del farmaco in Brasile, dove pure è previsto il trattamento di pazienti CoVid-19 con idrossiclorochina, è stata interrotta [*] proprio dopo aver scoperto che una dose eccessiva faceva sviluppare aritmie cardiache potenzialmente fatali [il neretto è mio].»

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[*] qui nell’articolo di Francesco Suman c’è questo link:
https://www.nytimes.com/2020/04/12/health/chloroquine-coronavirus-trump.html
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La frase in neretto del suddetto virgolettato è una fake news, una bufala.

Perché?

Perché nello studio in questione non fu affatto usata l’idrossiclorochina (hydroxychloroquine, HCQ), ma bensì la clorochina (chloroquine, CQ).

Lo studio (non definitivo) in questione è questo (pubblicato su medrxiv.org):

Chloroquine diphosphate in two different dosages as adjunctive therapy of hospitalized patients with severe respiratory syndrome in the context of coronavirus (SARS-CoV-2) infection: Preliminary safety results of a randomized, double-blinded, phase IIb clinical trial (CloroCovid-19 Study)

Mayla Gabriela Silva Borba, Fernando Fonseca Almeida Val, Vanderson Souza Sampaio, Marcia Almeida Araújo Alexandre, Gisely Cardoso Melo, Marcelo Brito, Maria Paula Gomes Mourão, José Diego Brito-Sousa, Djane Baía-da-Silva, Marcus Vinitius Farias Guerra, Ludhmila Abrahão Hajjar, Rosemary Costa Pinto, Antonio Alcirley Silva Balieiro, Felipe Gomes Naveca, Mariana Simão Xavier, Alexandre Salomão, André Machado Siqueira, Alexandre Schwarzbolt, Júlio Henrique Rosa Croda, Maurício Lacerda Nogueira, Gustavo Adolfo Sierra Romero, Quique Bassat, Cor Jesus Fontes, Bernardino Cláudio Albuquerque, Cláudio Tadeu Daniel-Ribeiro, Wuelton Marcelo Monteiro, Marcus Vinícius Guimarães Lacerda, CloroCovid-19 Team

doi: https://doi.org/10.1101/2020.04.07.20056424

Now published in JAMA Network Open

doi: http://dx.doi.org/10.1001/jamanetworkopen.2020.8857

N.B.: il titolo dello studio definitivo è diverso:

Effect of High vs Low Doses of Chloroquine Diphosphate as Adjunctive Therapy for Patients Hospitalized With Severe Acute Respiratory Syndrome Coronavirus 2 (SARS-CoV-2) Infection
A Randomized Clinical Trial

Mayla Gabriela Silva Borba, Fernando Fonseca Almeida Val, Vanderson Souza Sampaio, et al.

L’idrossiclorochina è molto meno tossica della clorochina (di circa il 40%), come si sa da molto tempo e come riportato da un altro studio:

«Hydroxychloroquine (HCQ) sulfate, a derivative of CQ, was first synthesized in 1946 by introducing a hydroxyl group into CQ and was demonstrated to be much less (~40%) toxic than CQ in animals4.»

Liu, J., Cao, R., Xu, M. et al. Hydroxychloroquine, a less toxic derivative of chloroquine, is effective in inhibiting SARS-CoV-2 infection in vitro. Cell Discov 6, 16 (2020). https://doi.org/10.1038/s41421-020-0156-0

E allora perché usare la clorochina e non l’idrossiclorochina?

In secondo luogo, la dose di uno dei due gruppi dello studio brasiliano, quello ad “high dose”, fu eccessivamente alta, al di sopra della dose massima raccomandata in letteratura per la clorochina (non per l’idrossiclorochina, che ha un dosaggio diverso, ma proprio per la clorochina): “600mg CQ twice daily”, come c’è scritto nell’Abstract:

«Eligible participants were allocated to receive orally or via nasogastric tube high dose CQ (600mg CQ twice daily for 10 days or total dose 12g); or low dose CQ (450mg for 5 days, twice daily only on the first day, or total dose 2.7g). In addition, all patients received ceftriaxone and azithromycin.»

E allora perché usare una “high dose” al di sopra della dose massima raccomandata in letteratura?

A questo proposito vedi:

COVID-19, Dr. Vladimir Zelenko: “It’s so dishonest, criminal and nefarious, it’s disgusting, these are garbage studies designed to fail, to make these drugs less appealing for nefarious reasons”

https://luigicocola.wordpress.com/2020/04/25/covid-19-dr-vladimir-zelenko-its-so-dishonest-criminal-and-nefarious-its-disgusting-these-are-garbage-studies-designed-to-fail-to-make-these-drugs-less-appealing-for-nefarious-reasons/

In terzo luogo, lo studio brasiliano non fu affatto interrotto: fu interrotto soltanto per ciò che riguardava il gruppo ad “high dose”, ma proseguì per quanto riguardava il gruppo a “low dose”, come c’è scritto nell’Abstract:

«The high dose CQ arm presented more QTc>500ms (25%), and a trend toward higher lethality (17%) than the lower dosage. Fatality rate was 13.5% (95%CI=6.9-23.0%), overlapping with the CI of historical data from similar patients not using CQ (95%CI=14.5-19.2%). In 14 patients with paired samples, respiratory secretion at day 4 was negative in only one patient. Interpretation Preliminary findings suggest that the higher CQ dosage (10-day regimen) should not be recommended for COVID-19 treatment because of its potential safety hazards. Such results forced us to prematurely halt patient recruitment to this arm.»

In quarto luogo, lo studio brasiliano fu effettuato, come dice il suo stesso titolo, su “hospitalized patients with severe respiratory syndrome in the context of coronavirus (SARS-CoV-2) infection”, laddove è noto ormai anche ai sassi che questa classe di farmaci (clorochina e idrossiclorochina) per avere effetto deve essere somministrata nella 1° fase della COVID-19, vale a dire “Stage I (mild)—early infection”.

Per la descrizione delle tre fasi della COVID-19 vedi qui:

Hasan K. Siddiqi MD, MSCR , Mandeep R. Mehra MD, MSc , COVID-19 Illness in Native and Immunosuppressed States: A Clinical-Therapeutic Staging Proposal, Journal of Heart and Lung Transplantation (2020).
https://doi.org/10.1016/j.healun.2020.03.012

In quinto luogo, se si legge con la dovuta attenzione il pdf scaricabile dello studio brasiliano, a pag. 17 si trova questa frase:

«Major limitations however included: (1) one single center; (2) not using a placebo control group as the use of placebo in Brazil in severe cases of COVID-19 infections is not considered ethically acceptable by national regulatory health agencies, especially due to the compassionate use of CQ – and because early reports seem to indicate its effectiveness in vitro and in vivo.»

https://doi.org/10.1101/2020.04.07.20056424

In altre parole, anche questo studio brasiliano non ha usato il “placebo control group” per ragioni etiche, esattamente come ha fatto il Prof. Didier Raoult in Francia.

N.B.: tutti i link sono stati verificati in data odierna.

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