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L’umanità ha di fronte due futuri

17 novembre 2018

L’umanità ha di fronte due futuri: uno in cui ci sono la vittoria dell’ideologia globalista in Occidente e la conseguente aggressione nucleare dell’Occidente contro la Russia antiglobalista, l’altro in cui ci sono la sconfitta dell’ideologia globalista in Occidente e la conseguente rinuncia all’aggressione nucleare dell’Occidente contro la Russia antiglobalista.

Sperare che il globalismo (o mondialismo, in inglese globalism, in francese mondialisme) possa vincere in Occidente senza poi aggredire (per forza di cose a livello nucleare) la Russia antiglobalista è pura follia: i mondialisti, finché hanno il potere, non molleranno mai, perché, come ho spiegato in dettaglio molte volte, essi sono spinti da un tipo particolare di fanatismo messianico, cioè un fanatismo messianico che si è secolarizzato e che quindi si è svincolato dalla religione (tanto è vero che molti atei dichiarati ne sono affetti).

Ecco cosa scrive senza vergognarsi il globalista George Soros:

«L’Alleanza per la Società Aperta cercherebbe di suscitare un’adesione spontanea, ma anche con tutta la buona volontà del mondo non sempre potrà farcela; quindi non si può escludere del tutto l’opzione militare. Anche se l’Alleanza non dovesse conquistare il controllo del Consiglio di Sicurezza, in ogni caso potrebbe sempre aggirarlo e attivare la NATO senza l’autorizzazione del Consiglio, com’è avvenuto nella crisi del Kosovo.»

George Soros, La società aperta – Per una riforma del capitalismo globale, Ponte alle Grazie, 2001 (trad. it. di Open Society – Reforming Global Capitalism, Public Affairs, 2000), pag. 430

Se nel 2016 avesse vinto la demoniaca Hillary Clinton, la candidata di George Soros, l’aggressione nucleare della NATO contro la Russia sarebbe oggi già avvenuta.

La Ragione però ci fa capire che l’aggressione nucleare dell’Occidente contro la Russia causerà necessariamente un’immediata ritorsione nucleare della Russia contro l’Occidente.

Il punto nodale della questione è che il mondialismo, come scrivo da tempo, è un’ideologia contraria alla Ragione, in quanto è il prodotto della prescrizione di eliminare lo Stato e tale prescrizione è un meme egoista (vedi la teoria dei memi di Richard Dawkins) creato dall’Apocalisse di Giovanni, l’ultimo libro del Nuovo Testamento (libro scritto, secondo la tradizione, nel 95 d.C.).

I mondialisti faranno qualsiasi cosa, perfino un’aggressione nucleare contro la Russia, pur di obbedire al meme egoista consistente nella prescrizione di eliminare lo Stato.

Non saranno fermati dalla Ragione, perché essi non l’ascoltano affatto.

Questa è la causa della ben nota isteria antirussa.

Il mondialismo è un delirio culturale (in inglese globalism is a cultural delusion, in francese le mondialisme est un délire culturel) della cultura occidentale, causato dal suddetto meme egoista (la prescrizione di eliminare lo Stato), che è un meme egoista letale e anche estremamente potente, per il fatto che è l’origine dell’Occidente stesso, come lo si intende dalla caduta dell’Impero romano d’Occidente in poi.

L’Occidente come noi lo intendiamo è nato proprio dalla prescrizione di eliminare lo Stato (romano), è ovvio quindi che i popoli occidentali non possono dimenticare tale prescrizione, a meno che essi non siano messi in condizione di rendersi conto del problema.

A questo proposito occorre purtroppo dire che l’intellighenzia occidentale ha fallito miseramente il suo compito, quello di indicare la via al popolo, anzi è la parte più ardentemente globalista di tutto l’Occidente.

Come ho già scritto: “Il pesce puzza dalla testa”.

È un proverbio molto antico: i romani dicevano “Piscis primum a capite foetet”, i greci “Ἰχθὺς ἐκ τῆς κεφαλῆς ὄζειν ἄρχεται”.

Copyright © 2018 Luigi Cocola. Tutti i diritti riservati.

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Il pesce puzza dalla testa

2 febbraio 2014

C’è un proverbio molto antico, di cui abbiamo sia la versione greca:
«Ἰχθὺς ἐκ τῆς κεφαλῆς ὄζειν ἄρχεται»
(Michele Apostolius, Centuria IX, 18, disponibile su:
http://www.hs-augsburg.de/~harsch/graeca/Chronologia/
S_post15/Apostolios/apo_pa00.html
data di accesso odierna)

sia la versione latina:
«Piscis primum a capite foetet»
(Erasmo da Rotterdam, Tomo IV, 3197, disponibile su:
http://sites.univ-lyon2.fr/lesmondeshumanistes/wp-content/uploads/
2010/09/Adages-tome-4.pdf
data di accesso odierna).

In lingua italiana lo troviamo nel Capitolo 12 dei Malavoglia di Giovanni Verga:
«Il pesce puzza dalla testa».

Questo proverbio è molto adatto a descrivere la situazione disastrosa in cui versa attualmente l’Occidente.

È proprio la classe dirigente del campione dell’Occidente, ossia la classe dirigente degli Stati Uniti d’America, ad averci portato in questo disastro.

Sia David Rockefeller che Obama sono i rappresentanti più in vista di questa esiziale classe dirigente.

Che sia esiziale se ne sono accorti gli americani stessi, vedi quest’articolo di Michele Zurleni, pubblicato il 4-12-2013 su Panorama:

Per gli americani la Cina ha già vinto
Per la prima volta in quaranta anni, la maggioranza degli americani pensa che gli Usa siano meno potenti nel mondo rispetto al passato

http://news.panorama.it/esteri/obamamania/cina-stati-uniti-declino-potenza

E i popoli europei, anche quelli più importanti, si sono lasciati guidare proprio da questa inqualificabile classe dirigente.

Solo gli inglesi hanno opposto resistenza, rifiutandosi di entrare nell’euro.

Si è ripetuta grosso modo la tragica situazione della Conferenza della pace di Parigi del 1919, quando gli europei si lasciarono letteralmente rovinare dalla folle politica di Woodrow Wilson.

L’occupazione nazista della Francia e le V2 su Londra furono solo alcuni dei nefasti effetti di essa. Altri effetti furono, ad esempio, il popolo tedesco disperato ed impazzito, e il popolo italiano, che era appena risorto, ricacciato a forza nel Medio Evo, con Mussolini e i Patti Lateranensi.

Ho scritto di Woodrow Wilson qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2013/01/20/la-ragione-e-la-paura/

In definitiva gli americani non sono intellettualmente in grado di gestire la leadership che gli spetta in virtù della loro forza.

Infatti quand’è che essi danno il loro meglio?

Quando c’è un nemico ben definito da battere: vedi Lincoln, vedi Reagan, che sono secondo me i più grandi Presidenti che gli USA abbiano mai avuto (a parte i Padri Fondatori).

Quando invece si tratta di gestire la vittoria e non c’è più un nemico da battere, oppure quando il nemico non è ben definito e quindi bisogna usare più il cervello che i muscoli, essi combinano disastri.

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