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Lo Stato non fu inventato a Westfalia nel 1648

8 aprile 2018

Leggo su Strategic Culture Foundation on-line journal un articolo (del 2 aprile 2018) di Patrick Armstrong, intitolato Why Moscow’s Foreign Philosophy Is ‘Westphalian’:

«These days there are two styles of foreign policy being practised; Paul Robinson here (*) describes them: one is a “a traditional, Westphalian, order in which states are equal sovereign entities”. In the other style, there are said to be two kinds of states: “the just and the unjust”; they are not “legally or morally equal” [il neretto è mio]. Others have called the second “idealism” or “moral diplomacy”. There is a continuous tradition of the USA regarding itself as quite a new category of country as recounted here and so the moralistic stance is sometimes called “Wilsonian” after the President who wished to “teach the South American republics to elect good men” but it’s quite bipartisan: witness the “Roosevelt Corollary” in which Theodore Roosevelt arrogated to the United States of America, as a “civilised country”, the right to intervene “in flagrant cases of such wrongdoing or impotence”. Neither of these approaches is new: there have always been countries that have believed that their gods gave them the mission of instructing and disciplining their neighbours and there have always been countries that were content to leave others alone.»

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(*) Paul Robinson, Asymmetrical rules

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https://www.strategic-culture.org/news/2018/04/02/why-moscow-foreign-philosophy-is-westphalian.html

Ebbene, sono d’accordo sul senso dell’articolo di Patrick Armstrong, ma non posso accettare ciò che scrive Paul Robinson nel suo articolo (del 18 febbraio 2018) intitolato Asymmetrical rules:

«Back in September I presented a paper at a conference in Moscow on the topic of ‘Human Rights Reasoning and Double Standards in the Rules-Based Order.’ In this I pointed out that both Russia and the West claimed to be in favour of a ‘rules-based order’ and that each accused the other of breaking that order. The problem, I conjectured, derives from differing understanding of what the rules are and how they should be applied. Russia believes in a traditional, Westphalian, order in which states are equal sovereign entities [il neretto è mio]. The rules apply equally to all of them, regardless of who they are or what they do…

…Of course, Russia doesn’t 100% abide by the rules of its own model, but its preferred option remains one of legal symmetry – the same rules apply to all [il neretto è mio].

By contrast, human rights reasoning has pushed the West in an opposite direction, towards a preference for legal asymmetry. In this model, the just and the unjust, those who respect and those who don’t respect human rights, are not legally or morally equal [il neretto è mio]

…Putting aside the rather questionable assertion that American interventions in other countries’ affairs are ‘generally’ in support of ‘democracy’, we see here a clear example of asymmetrical thinking. In American eyes the same rules do not apply to the United States and Russia, because they are morally different. The American idea of a rules-based order is one in which the ‘good guys’ are subject to different rules to the ‘bad guys’…

…Yet it is clear that beneath present disputes lies a fundamental philosophical disagreement about the nature of a ‘rules-based order.’ Resolving it is perhaps one of the key philosophical tasks of our time.»

https://irrussianality.wordpress.com/2018/02/18/asymmetrical-rules/

Come dicevo sopra, quanto scrive Paul Robinson è inaccettabile.

Per troppo tempo la cultura occidentale è vissuta in un delirio di origine religiosa, in un millenarismo secolarizzato.

È ora di di finirla con questa follia, con questo delirio culturale.

Non esiste nessun “traditional, Westphalian, order in which states are equal sovereign entities”: lo Stato non fu inventato a Westfalia nel 1648.

Queste non sono altro che le ignoranti sciocchezze dei mondialisti.

Lo Stato è sempre esistito, perché è un universale culturale, perché appartiene alla ratio, non ai mores.

La polis greca era una città-Stato, come del resto lo era all’inizio la res publica romana, che poi diventò impero, un altro tipo di Stato: ma sempre di Stato si tratta.

E la sovranità è una delle tre proprietà caratteristiche dello Stato, essendo le altre due il popolo e il territorio (il territorio vuol dire confini): eliminando anche una sola di queste tre proprietà, lo Stato scompare.

Come scrive Nicola Abbagnano:

«STATO (gr. πολιτεία; lat. Respublica; inglese State; franc. État; ted. Staat). In generale, l’organizzazione giuridica coercitiva di una comunità determinata. L’uso della parola S. [Stato] è dovuta a Machiavelli (Principe, 1513, § 1)…

…lo S. [Stato] ha tre elementi o proprietà caratteristiche: la sovranità o il potere preponderante o supremo; il suo popolo e il suo territorio

Nicola Abbagnano, Dizionario di filosofia, UTET, 1971, pagg. 833-835

Ecco cosa scrive Norberto Bobbio a tale proposito:

«Una tesi ricorrente percorre con straordinaria continuità tutta la storia del pensiero politico: lo Stato, inteso come ordinamento politico di una comunità, nasce dalla dissoluzione della comunità primitiva fondata sui legami di parentela e dalla formazione di comunità più ampie derivanti dall’unione di più gruppi familiari per ragioni di sopravvivenza interne (il sostentamento) ed esterne (la difesa). Mentre per alcuni storici contemporanei, come si è detto, la nascita dello Stato segna l’inizio dell’età moderna [cioè per gli storici mondialisti, nota mia], secondo questa più antica e più comune interpretazione la nascita dello Stato rappresenta il punto di passaggio dall’età primitiva, via via distinta in selvaggia e barbara, all’età civile, dove ‘civile’ sta insieme per ‘cittadino’ e ‘civilizzato’ (Adam Ferguson).»

Norberto Bobbio, Stato, governo, società, Einaudi, 1995, pag. 63

Ed ecco cosa scrive Karl Popper (che non è affatto un mondialista, come ho mostrato in un post precedente):

«Tornando ora alla storia di questi movimenti, sembra che la teoria protezionistica dello stato sia stata formulata per la prima volta dal sofista Licofrone, seguace di Gorgia.»

Karl R. Popper, La società aperta e i suoi nemici – Platone totalitario, vol. I, Armando Editore, 1996 (trad. it. di The Open Society and its Enemies – The Spell of Plato, vol. I, Routledge & Kegan Paul, 1969), pag. 148

È facile capire che, se Licofrone formulò ciò che Popper chiama la “protectionist theory of the state”, allora lo Stato ai tempi di Licofrone già esisteva.

E veniamo a ciò che Robinson chiama “legal asymmetry” dell’Occidente: questo non è un “model”, come egli scrive, ma bensì un rozzo esempio di etnocentrismo.

Come lo è il voler imporre la forma di governo democratica a culture diverse da quella occidentale, come p.e, la cultura cinese.

Lo si può fare soltanto in un modo (come nel caso della cultura giapponese): bombardando uno Stato con le atomiche, per poi ridurlo a Stato vassallo.

Cosa vuole fare dunque l’Occidente, nuclearizzare il resto del mondo per imporre a tutti i suoi mores?

Come ho scritto più volte, se le élites globaliste ignorano che l’etnocentrismo e il relativismo culturale sono concetti fondamentali e irrinunciabili di due scienze sociali, la sociologia e l’antropologia culturale, allora le élites globaliste sono élites ignoranti, vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2018/03/25/i-mondialisti-sono-semplicemente-ignoranti/

e qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2014/09/07/le-elites-delloccidente-sono-elites-ignoranti/

Copyright © 2018 Luigi Cocola. Tutti i diritti riservati.

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Conseguenze di due interpretazioni del mondialismo

23 luglio 2017

In un precedente post ho esposto una critica all’interpretazione del mondialismo come lotta di classe fornita da Diego Fusaro e ho anche esposto la mia interpretazione del mondialismo come delirio culturale:

https://luigicocola.wordpress.com/2017/07/15/il-mondialismo-non-e-una-lotta-di-classe-e-un-delirio-culturale/

C’è già stato nella cultura cristiana occidentale (Europa e Stati Uniti d’America) almeno un altro delirio culturale: la caccia alle streghe, che è durata dal 1450 circa al 1750 circa (il processo delle streghe di Salem risale infatti al 1692).

La caccia alle streghe è un delirio culturale perché le streghe non esistono.

Analogamente, il mondialismo (o globalismo) è un delirio culturale perché vuole eliminare lo Stato, che invece è una necessità della Ragione, anzi è un universale culturale, esattamente come i riti funebri e il tabù dell’incesto, e infatti è sempre esistito, vedi p.e. qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2016/11/18/il-mondialismo-e-un-delirio-culturale/

e qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2012/08/10/ma-lo-stato-e-sempre-esistito-oppure-e-uninvenzione-recente/

Norberto Bobbio scrive a questo proposito:

“La teoria marx-engelsiana della fine dello Stato è certamente la più popolare ma non è la sola [vedi la mia teoria unificata delle ideologie antistato]. Se ne indicheranno, senza alcuna pretesa di completezza, almeno altre tre [il Cristianesimo, il sansimonismo e l’anarchismo]. Vi è anzitutto, antica e sempre rinascente, un’aspirazione a una società senza Stato d’origine religiosa, comune a molte sette ereticali cristiane che, predicando il ritorno alle fonti evangeliche, a una religione della non violenza e della fratellanza universale, rifiutano l’obbedienza alle leggi dello Stato, non ne riconoscono le due funzioni essenziali, la milizia e i tribunali [il neretto è mio], ritengono che una comunità che viva in conformità dei precetti evangelici non abbia bisogno delle istituzioni politiche. All’estremo opposto l’ideale della fine della società politica e della classe politica che ne trae un abusivo vantaggio è stato predicato da una concezione che oggi si direbbe tecnocratica dello Stato [il neretto è mio], come quella esposta da Saint-Simon secondo cui nella società industriale ove protagonisti non sono più i guerrieri e i legisti ma diventano gli scienziati e i produttori, non ci sarà più bisogno della «spada di Cesare». Questo ideale tecnocratico peraltro si accompagna in Saint-Simon con una forte ispirazione religiosa (il nouveau christianisme), quasi a suggerire l’idea che questo salto fuori della storia che è la società senza Stato [il neretto è mio] non sia pensabile prescindendo da un’idea messianica.”

(Norberto Bobbio, Stato, governo, società, 1995, Einaudi, pagg. 123-124)

Norberto Bobbio parla di Cristianesimo (i Vangeli appartengono al Nuovo Testamento) e non di Ebraismo, come invece fa, erroneamente, Costanzo Preve, vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2017/05/30/sul-puritanesimo-costanzo-preve-ha-torto/

E la concezione “tecnocratica” di Henri de Saint-Simon (che era cristiano, come anche Karl Marx*, Friedrich Engels e Pierre-Joseph Proudhon**) altro non è che il mondialismo predicato da David Rockefeller, dalla Casa Reale dei Paesi Bassi (cioè la Casa d’Orange-Nassau), che sponsorizza il Gruppo Bilderberg dal 1954 a tutt’oggi, da Zbigniew Brzezinski (l’autore di Between Two Ages. America’s Role in the Technetronic Era***), da George Soros, da Mark Zuckerberg, ecc. ecc.

Non ha nessuna importanza che George Soros e Mark Zuckerberg, a differenza degli altri che ho menzionato, siano ebrei: il fatto è che entrambi vivono nella cultura cristiana occidentale (Soros ha perfino un degree di secondo livello in filosofia conseguito alla London School of Economics) e quindi condividono anch’essi il delirio culturale del mondialismo, che è proprio e peculiare della cultura cristiana occidentale.

Notare che i creatori delle ideologie antistato moderne di cui scrive Bobbio non solo sono tutti cristiani, sono anche vissuti tutti pressappoco nello stesso periodo storico: Karl Marx 1818-1883, Friedrich Engels 1820-1895, Henri de Saint-Simon 1760-1825, Pierre-Joseph Proudhon 1809-1865.

Le due interpretazioni del mondialismo che ho citato, quella di Diego Fusaro, il mondialismo come lotta di classe, e la mia, il mondialismo come delirio culturale, hanno conseguenze differenti:

1. il mondialismo come lotta di classe → i mondialisti vogliono ridurre in povertà il popolo → il mondialismo è deviante rispetto all’Etica.

2. il mondialismo come delirio culturale → i mondialisti vogliono eliminare lo Stato, che è una necessità della Ragione, anzi è un universale culturale, esattamente come i riti funebri e il tabù dell’incesto, e infatti è sempre esistito → il mondialismo è deviante rispetto alla Ragione.

Ciò porta a ulteriori conseguenze, che sono notevoli:

per esempio, un militare è obbligato a ubbidire a un comandante in capo (in inglese commander in chief) che sia mondialista e quindi deviante rispetto alla Ragione?

Oppure è obbligato a sollevarlo dal comando?

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* Come è ben noto, Karl Marx fu battezzato all’età di sei anni e suo padre si era convertito al Cristianesimo prima della sua nascita.

** Pierre-Joseph Proudhon è il padre dell’anarchismo:

«La nascita dell’A. [Anarchismo] si suole attribuire a Proudhon (1809-65)…»

Nicola Abbagnano, Dizionario di Filosofia, 1971, UTET, pag. 41

*** «Today, the most industrially advanced countries (in the first instance, the United States) are beginning to emerge from the industrial stage of their development. They are entering an age in which technology and especially electronics—hence my neologism “technetronic” *—are increasingly becoming the principal determinants of social change, altering the mores, the social structure, the values, and the global outlook of society.»

Zbigniew Brzezinski, Between Two Ages. America’s Role in the Technetronic Era, The Viking Press, 1970, pag. 5

https://archive.org/details/pdfy-z5FBdAnrFME2m1U4

È evidente l’affinità tra la concezione “tecnocratica” di cui scrive Bobbio e la “Technetronic Era” di cui scrive Brzezinski.

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Papa Bergoglio è un millenarista

18 agosto 2015

Qualche giorno fa ho scritto un post in cui concludevo che Papa Bergoglio è un millenarista:

https://luigicocola.wordpress.com/2015/08/08/la-spiegazione-e-questa/

Da notare che il millenarismo è da molti secoli una dottrina rifiutata dalla Chiesa di Roma:

https://luigicocola.wordpress.com/2015/02/06/il-problema-del-millenarismo/

Ed ecco alcune frasi di un recente articolo di James Vincent Schall, il quale, come scrive Wikipedia, è un gesuita ed è stato “Professor of Political Philosophy in the Department of Government at Georgetown University”.

L’articolo si intitola Apocalyptic and Utopian: On Pope Francis’ Bolivian Manifesto:

«…Whatever else might be said of other papal address in Bolivia, this one at Santa Cruz was pure Bergoglio. It contains his vision of the world and what is wrong with it. He is telling us—not asking our opinions. He has already made his conclusions. It is what I would call a very apocalyptic and utopian address. It describes both how terrible things are and how idyllic they can be. There is little room for a common sense middle, for a view that the world might just go on its own way as it has for millennia. It was a “second commandment” (“love thy neighbor”) and not a “first commandment” (“Seek ye first the Kingdom of God”) exhortation. It was closer to Joachim of Fiora than to Augustine of Hippo [il corsivo è mio]…

…This end that Pope Francis seems to envision is nothing less than a world transformation of mankind to save itself, soon—indeed, now!…

…For many, it is the state itself that causes most of the dangerous problems that the Pope is worried about…»

http://www.catholicworldreport.com/Item/4051/

apocalyptic_and_utopian_on_pope_francis_bolivian_manifesto.aspx

Leggiamo sul Dizionario di filosofia di Nicola Abbagnano la voce Chiliasmo, che è sinonimo di millenarismo:

Chiliasmo (ingl. Chiliasm; franc. Chiliasme; ted. Chiliasmus). C. o millenarismo si chiama ogni credenza nell’avvento di un radicale rinnovamento del genere umano e nell’instaurazione di uno stato definitivo di perfezione. L’Apocalisse di S. Giovanni è il maggior documento di una credenza del genere che fu abbastanza frequente nei primi tempi del Cristianesimo e si ripresentò spesso anche nel Medioevo. Gioacchino da Fiore (sec. XII) preconizzò l’imminente avvento di una terza epoca della storia umana, quella dello Spirito Santo (Concordia Novi et Veteris Testamenti, IV, 35)…

(Nicola Abbagnano, Dizionario di Filosofia, 1971, UTET, pag. 126)

È molto interessante notare che in passato è stato attribuito (a torto o a ragione) anche a Obama un grande interesse per Gioacchino da Fiore, vedi qui:

http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/1344430

Tutto ciò supporta la mia tesi: alla base degli sconvolgimenti politici epocali a cui stiamo assistendo c’è il millenarismo cristiano e l’euro è solo un particolare del quadro, è solo un mezzo per abbattere gli Stati europei, vedi infatti questi miei vecchi post:

https://luigicocola.wordpress.com/2012/12/18/alberto-bagnai-leuro-leconomia-e-lo-stato-il-problema-e-economico-o-politico/

https://luigicocola.wordpress.com/2012/12/19/perche-gli-economisti-non-si-interrogano-seriamente-sulla-volonta-europea-di-distruggere-lo-stato/

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Perché il mondialismo promuove l’omosessualità

18 aprile 2015

Come ho già scritto in un precedente post, il giudizio sociale (accettazione o rifiuto) verso l’omosessualità fa parte dei mores (ossia dei costumi) di una determinata società, vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2014/09/15/la-differenza-fra-ratio-e-mores/

Per esempio, nella Grecia antica l’omosessualità era socialmente accettata. Con l’avvento del Cristianesimo essa venne rifiutata in modo molto netto e radicale.

Oggi stiamo assistendo, nell’Occidente, a un ritorno dell’accettazione sociale dell’omosessualità.

C’è da notare un aspetto eclatante di questo fenomeno: il mondialismo promuove esplicitamente e deliberatamente l’omosessualità, per esempio con la teoria del gender (gender theory, in italiano teoria del genere), di cui recentemente ha parlato, in senso negativo, anche il Papa (il che è naturale, dato che l’omosessualità è contro la Weltanschauung cristiana).

Ma perché il mondialismo promuove, ossia incoraggia, l’omosessualità?

È molto semplice: perché ciò è un mezzo per diminuire le nascite. Diminuendo le nascite, si indeboliscono i popoli e automaticamente si favoriscono le immigrazioni. Cosicché, alla fine, si favorisce l’eliminazione degli Stati, che è lo scopo supremo del mondialismo.

Per eliminare gli Stati, occorre annientare i popoli.

Stiamo assistendo a un tentativo di genocidio.

Leggiamo infatti la voce Stato del Dizionario di filosofia di Nicola Abbagnano:

STATO (gr. πολιτεία; lat. Respublica; inglese State; franc. État; ted. Staat). In generale, l’organizzazione giuridica coercitiva di una comunità determinata. L’uso della parola S. è dovuta a Machiavelli (Principe, 1513, § 1)…

…lo S. ha tre elementi o proprietà caratteristiche: la sovranità o il potere preponderante o supremo; il suo popolo e il suo territorio.”

(Nicola Abbagnano, Dizionario di filosofia, 1971, UTET, pagg. 833-835)

Eliminando un popolo, si elimina ovviamente lo Stato corrispondente.

Ed ecco la definizione di genocidio:

genocìdio (raro genicìdio) s. m. [comp. del gr. γένος «stirpe» e –cidio: voce coniata in forma ingl. (genocide) dal giurista polacco R. Lemkin nel 1944 e pubblicamente usata nel processo di Norimberga (1946)]. – Grave crimine, di cui possono rendersi colpevoli singoli individui oppure organismi statali, consistente nella metodica distruzione di un gruppo etnico, razziale o religioso, compiuta attraverso lo sterminio degli individui, la dissociazione e dispersione dei gruppi familiari, l’imposizione della sterilizzazione e della prevenzione delle nascite [il corsivo è mio], lo scardinamento di tutte le istituzioni sociali, politiche, religiose, culturali, la distruzione di monumenti storici e di documenti d’archivio, ecc.”

http://www.treccani.it/vocabolario/genocidio/

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Non ci sarà nessun miracolo

25 febbraio 2014

Più si va avanti nel folle progetto internazionalista di David Rockefeller, più diventa evidente la natura religiosa di tale progetto.

Con Renzi Presidente del Consiglio, per esempio, la speranza di un miracolo appare palese.

Leggiamo cosa scrive Raffaello Binelli sul Giornale:

Il piano di Renzi costa almeno 80 miliardi

Renzi ha indicato le cose che intende fare per rilanciare l’economia e provare a risolvere i problemi del Paese. Ma sulle coperture è stato sin troppo vago. Financial Times: “Non spiega come realizzerà le riforme”.

«Il premier non ha indicato esattamente dove pensa di trovare i soldi.»

«Anche il Financial Times non fa sconti a Renzi. Il quotidiano della City ha trovato “fiacco” il suo discorso di esordio, con “pochi dettagli” su come vuole realizzare le sue riforme. Renzi, commenta FT, “potrebbe essere il leader che inizia a tracciare una linea sopra decenni di stagnazione economica, ma deve spiegare presto come intende farlo”. Siamo alle solite: non bastano le parole, servono i numeri per dimostrare la fattibilità delle promesse.»

http://www.ilgiornale.it/news/interni/piano-renzi-costa-almeno-80-miliardi-995967.html

E sul Mondo leggiamo:

Meloni: da Renzi un discorso da bar, non da premier imposto

Fallimento totale, tanto valeva tenere in carica Letta

«Roma, 24 feb. “Nel mondo reale del lavoro si dice che
non avrai una seconda possibilità di fare una buona prima
impressione. E il primo discorso di Renzi da capo del governo è
stato un fallimento totale, condito da una retorica
imbarazzante”. Lo ha detto il presidente dei deputati di Fratelli
d’Italia, Giorgia Meloni.

“Un elenco confuso – ha aggiunto – di buoni propositi che,
pallottoliere alla mano, incidono sulle casse dello Stato per
diverse decine di miliardi senza alcuna indicazione su dove si
dovrebbero reperire le risorse…»

http://www.ilmondo.it/politica/2014-02-24/meloni-renzi-discorso-bar-non-premier-imposto_415404.shtml

Insomma si aspetta il miracolo, una sorta di moltiplicazione dei pani e dei pesci, in accordo con quella che Nicola Abbagnano definisce «la concezione della S. [Storia] come piano provvidenziale».

(Nicola Abbagnano, Dizionario di Filosofia, 1971, UTET, pag. 839)

Ebbene, non ci sarà nessun miracolo.

Non esiste alcun piano provvidenziale della storia.

Prima o poi l’Euro crollerà e con esso l’Unione Europea.

Perché il progetto cristiano di eliminare lo Stato non può avere successo.

Copyright © 2014 Luigi Cocola. Tutti i diritti riservati.

L’internazionalismo di Rockefeller è un millenarismo

14 febbraio 2014

In vari post precedenti ho scritto di David Rockefeller e del suo progetto internazionalista.

Egli stesso usa la parola “internationalist” (in italiano “internazionalista”) nella sua autobiografia:

«Some even believe we are part of a secret cabal working against the best interests of the United States, characterizing my family and me as “internationalists” and of conspiring with others around the world to build a more integrated global political and economic structure—one world, if you will. If that’s the charge, I stand guilty, and I am proud of it.»

(David Rockefeller, Memoirs, Random House, 2003, pag. 405)

Da notare che questo passo, molto noto in internet, è spesso tradotto assai maldestramente in lingua italiana (per esempio su Wikiquote alla voce Nuovo Ordine Mondiale, data odierna), soprattutto per quanto riguarda la parola inglese “cabal”, che in realtà significa “complotto” e non ha niente a che fare con l’occulto, come invece si farnetica in internet da parte di italiani che non hanno evidentemente in casa un dizionario inglese-italiano (*).

Il disastro europeo, nel quale noi europei attualmente viviamo, è il tragico risultato dell’internazionalismo di David Rockefeller, che, come ho già ricordato in altri post, è il fondatore della Trilaterale e l’unico membro dell’Advisory Group (Gruppo Consultivo) del Gruppo Bilderberg, come riporta lo stesso bilderbergmeetings.org (in data odierna):

http://www.bilderbergmeetings.org/governance.html

E parlare di Trilaterale e di Bilderberg non è affatto complottismo, come alcuni pensano. Si tratta della realtà oggettiva. Per esempio, basta andare al link suddetto per trovare i nomi di Monti e di Prodi.

In un post precedente ho scritto:

«Così come è essenzialmente tragicomico il progetto internazionalista di David Rockefeller (quindi Bilderberg, Trilaterale, ecc. ecc.), il quale molto probabilmente non si è mai reso conto che tale suo progetto non è altro che il progetto cristiano di far trionfare la città celeste sulla città terrena. E che i popoli non cristiani, per esempio quelli musulmani, ma anche i cinesi, i giapponesi, ecc. ecc., non l’accetteranno mai. Perfino la Russia, che è cristiana ortodossa (ossia discende dall’Impero romano d’Oriente), non l’accetterà mai.»

https://luigicocola.wordpress.com/2014/01/27/quale-sara-il-futuro-delloccidente/

Tale folle progetto internazionalista non avrà dunque nessun altro effetto che quello di mandare in rovina l’Occidente.

In Italia spesso i nostalgici del ventennio pensano che tutto ciò sia un complotto demo-pluto-giudaico-massonico.

In realtà non è altro che l’ennesimo esempio di millenarismo cristiano.

E infatti i Rockefeller sono cristiani protestanti (come del resto scrive lo stesso David Rockefeller nella sua autobiografia a proposito del padre, vedi a pag. 406).

Leggiamo cosa riporta Nicola Abbagnano nel suo Dizionario di Filosofia, alla voce CHILIASMO:

«C. o millenarismo si chiama ogni credenza nell’avvento di un radicale rinnovamento del genere umano e nell’instaurazione di uno stato definitivo di perfezione. L’Apocalisse di S. Giovanni è il maggiore documento di una credenza del genere che fu abbastanza frequente nei primi tempi del Cristianesimo e si ripresentò spesso anche nel Medioevo.»

(Nicola Abbagnano, Dizionario di Filosofia, UTET, 1971, pag. 126)

È ben noto che il chiliasmo o millenarismo è un fenomeno caratteristico del Cristianesimo.

Il punto nodale della questione è quello che Abbagnano chiama «la concezione della S. [Storia] come piano provvidenziale»:

«La nozione di piano provvidenziale è implicita in ogni millenarismo o chiliasmo (v.): ogni dottrina siffatta include l’idea di uno sviluppo necessario degli eventi umani, sino al raggiungimento di uno stato definitivo di perfezione. Questo fu, per es., il concetto che della S. [Storia] ebbe Origene…

…Ma il primo a formulare chiaramente il concetto del piano provvidenziale è stato S. Agostino. Questi vide nella S. [Storia] la lotta tra la città celeste e la città terrena: lotta destinata a finire con il trionfo della città celeste…

…Dall’altro lato non è indispensabile che il concetto della S. [Storia] come ordine provvidenziale si fondi sulla credenza in una provvidenza, immanente o trascendente, di natura divina. «Ordine provvidenziale» significa «ordine necessario e perfetto»: e un ordine siffatto è riconosciuto proprio della S. [Storia] anche da dottrine che negano il concetto religioso della provvidenza, come il positivismo sociale e il marxismo.»

(ibid., pagg. 839-840)

Come ho scritto in un post precedente:

«Avendo l’Occidente raggiunto (ad esclusione dell’anomalia italiana) un compromesso funzionale tra la forza dello Stato e la caritas della Chiesa, si potrebbe pensare che esso non abbia più problemi.

Invece, a partire dalla filosofia politica di John Locke (1690), il suddetto equilibrio è stato minacciato da forme laicizzate delle istanze del Cristianesimo, ossia dalle ideologie antistato di tipo filosofico: anarchismo, comunismo, europeismo e multiculturalismo.

L’Occidente è assai vulnerabile a tali ideologie, perché non ne riconosce l’origine cristiana, non ne riconosce lo scopo di raggiungere il trionfo della città celeste sulla città terrena (per usare la terminologia agostiniana), ossia il trionfo delle istanze del Cristianesimo sulle istanze dello Stato.

Così il futuro dell’Occidente è in grave pericolo, sia perché il compromesso funzionale su cui si basa sta diventando sempre più rapidamente disfunzionale, sia perché l’eterno nemico del Cristianesimo, ossia l’Islam, ha compreso benissimo che l’Occidente è ormai in ginocchio e, come è sempre avvenuto nella storia, lo sta attaccando militarmente.»

https://luigicocola.wordpress.com/2014/01/27/quale-sara-il-futuro-delloccidente/

È anche importante ricordare che Karl Marx fu battezzato all’età di sei anni e quindi ebbe certamente modo di assorbire l’ideologia cristiana e la propensione a vedere nello Stato un nemico, che è tipica del Cristianesimo, vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2013/06/24/di-quale-religione-era-karl-marx/

Tutto questo ci permette di comprendere che noi viviamo in una sorta di Matrix, la nota saga cinematografica.

Infatti quella che noi crediamo sia la realtà, ossia l’inevitabile internazionalismo, l’inevitabile europeismo, l’inevitabile multiculturalismo, il tutto illuminato dall’asettica luce della scienza economica, è invece tutt’altro, ossia uno psicodramma religioso a fosche tinte dell’Occidente cristiano.

Ed è evidente il perché gli Stati Uniti d’America guidino tale psicodramma: non bisogna mai dimenticare che i Padri Pellegrini del Mayflower erano puritani, una fazione estremista dei protestanti inglesi. Il Giorno del Ringraziamento, una delle più importanti festività statunitensi, non è altro che la ricorrenza di un festeggiamento dei Padri Pellegrini avvenuto nel 1621 a Plymouth, nel Massachusetts.

È anche ben noto che i puritani furono fortemente influenzati dal millenarismo.

Leggiamo un altro passo dell’autobiografia di David Rockefeller:

«Like many in my generation I returned from World War II believing a new international architecture had to be erected and that the United States had a moral obligation to provide leadership to the effort.»

(David Rockefeller, op. cit., pag. 406)

Così questi bravi americani stanno conducendo l’Occidente alla rovina, in nome delle loro concezioni religiose, presentate però in forma laicizzata.

Se l’Occidente si vuole salvare, dovrà rifiutare la loro leadership, perché essi sono in realtà dei fanatici religiosi, più estremisti dei fondamentalisti islamici. E anche più pericolosi, perché si mascherano da laici.

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(*) P.S.: ecco infatti cosa scrive a questo proposito la BBC in un articolo intitolato Bilderberg mystery: Why do people believe in cabals? (8 giugno 2011):
«Meaning of cabal
The use of the world cabal to mean a “secret or private intrigue of a sinister character formed by a small body of persons; ‘something less than conspiracy'”, was first used in 1660…
…Source: Oxford English Dictionary»

http://www.bbc.com/news/magazine-13682082

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Il compromesso tra forza e caritas

10 gennaio 2014

Nicola Abbagnano nel suo Dizionario di Filosofia alla voce RAGIONE elenca diversi significati del termine, il primo dei quali è:

“Guida autonoma dell’uomo in tutti i campi nei quali un’indagine o una ricerca è possibile. In questo senso si dice che la R. è una «facoltà» propria dell’uomo e che distingue l’uomo dagli altri animali…

Questo è il senso fondamentale, dal quale la parola desume quella potenza di significato che ha fatto di essa, da secoli, l’emblema della ricerca libera. La R. è la forza che libera dai pregiudizi, dal mito, dalle opinioni radicate ma false, dalle apparenze e consente di stabilire un criterio universale o comune per la condotta dell’uomo in tutti i campi. Dall’altro lato, come guida propriamente umana, la R. è la forza che consente all’uomo di liberarsi degli appetiti che ha in comune con gli animali, sottoponendoli a controllo e mantenendoli nella giusta misura. Questa è la duplice funzione che è stata attribuita alla R. sin dai primordi della filosofia occidentale. La polemica di Eraclito e Parmenide contro le opinioni dei più, cioè contro le credenze stabilite, discordi tra loro e fallaci, è condotta in nome di una R. che sia l’unico criterio di guida per tutti gli uomini.”

(Nicola Abbagnano, Dizionario di Filosofia, 1971, UTET, pag. 723)

Il disastro europeo in cui oggi noi, purtroppo, viviamo è il risultato del disprezzo della Ragione.

L’uomo è uno strano essere, capace di usare la Ragione, e anche di ignorarla completamente.

Un essere che riesce a vedere la luce e che, al contempo, può decidere di chiudere gli occhi per non vederla.

Usando la Ragione è possibile comprendere che l’Occidente vive costantemente sul filo di un equilibrio precario, ossia di un instabile compromesso fra le istanze dello Stato (che sono insopprimibili, come spiegato in modo approfondito per la prima volta da Thomas Hobbes, dato che servono a gestire il potere della forza fisica nelle comunità umane) e le istanze cristiane (che sono istanze contrarie allo Stato, dato che il Cristianesimo nacque proprio in antitesi allo Stato romano).

Queste istanze cristiane possono anche presentarsi in forma laicizzata, mantenendo intatto il carattere antitetico allo Stato che è proprio del Cristianesimo.

Come ho evidenziato nel mio saggio di scienza politica Le nuove forme dell’utopia: europeismo e multiculturalismo – Come e perché l’Occidente cerca ripetutamente di suicidarsi, le ideologie antistato di tipo filosofico (comunismo, anarchismo, europeismo, multiculturalismo) hanno la loro origine nel concetto di stato di natura che si trova nei Due trattati sul governo di John Locke (1690).

Secondo Locke l’uomo è un essere virtuoso e razionale, che allo stato di natura vive in armonia coi propri simili.

Ne consegue che lo Stato non serve a nulla, se non ad arrecare oppressione, dolore e danno.

La filosofia politica di Locke è un portato dell’ideologia cristiana, ideologia che troviamo ben teorizzata nel capolavoro di Agostino d’Ippona, La Città di Dio (De Civitate Dei), che risale al 426.

In tale opera Agostino descrive due città: la città di Dio, ossia la città celeste, e la città degli uomini, ossia la città terrena.

“Due amori dunque diedero origine a due città, alla terrena l’amor di sé fino all’indifferenza per Iddio, alla celeste l’amore a Dio fino all’indifferenza per sé.”

(Agostino d’Ippona, La Città di Dio, disponibile su:

http://www.augustinus.it/italiano/cdd/index2.htm,

data di accesso odierna, Libro XIV, 28).

Nell’originale latino:

“Fecerunt itaque civitates duas amores duo, terrenam scilicet amor sui usque ad contemptum Dei, caelestem vero amor Dei usque ad contemptum sui.”

(Agostino d’Ippona, De Civitate Dei contra Paganos, disponibile su:

http://www.augustinus.it/latino/cdd/index2.htm,

data di accesso odierna, Libro XIV, 28)

La città celeste e quella terrena sono mescolate tra loro e ciascuno deve interrogarsi per capire a quale delle due città appartiene.

C’è una lotta tra le due città, lotta che è destinata a finire con il trionfo della città celeste.

Vedi a questo proposito: Nicola Abbagnano, Dizionario di Filosofia, 1971, UTET, pagg. 839-840.

Lo stato di natura di Locke altro non è che la versione laica della città celeste di Agostino.

Le ideologie antistato di tipo filosofico (comunismo, anarchismo, europeismo, multiculturalismo), che nascono tutte dal concetto di stato di natura lockiano, sono quindi anch’esse versioni laiche della città celeste descritta da Agostino d’Ippona.

Tali ideologie hanno in comune lo scopo di eliminare lo Stato, ossia la città terrena di Agostino.

Non comprendere per mezzo della Ragione tutto ciò è esiziale, perché l’instabile compromesso tra la forza dello Stato e la caritas del Cristianesimo, se non è sorretto e guidato dalla Ragione, da compromesso funzionale può facilmente diventare disfunzionale.

Quando tale compromesso diventa disfunzionale, ci si ritrova nel disastro.

Ridurre tutto ciò a materia economica è semplicemente ridicolo: il fallimento dell’euro è solo un epifenomeno, un piccolo particolare del quadro.

Se non si vede il quadro nella sua interezza, non si comprende nulla e quindi non si possono adottare misure preventive razionali.

Se non si adotteranno tali misure, l’Occidente, una volta superato il disastro europeo, andrà inevitabilmente incontro a nuovi disastri, così come è accaduto dopo che si è superato il disastro comunista.

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Sartori ha ragione, ma usa anche un argomento fallace

9 luglio 2013

Il 17 giugno il Professor Giovanni Sartori ha scritto un editoriale per il Corriere della sera, intitolato Ius Soli Integrazione e una Catena di Equivoci L’Italia non è una nazione meticcia Ecco perché lo ius soli non funziona, che è stato pubblicato, senza consultarlo, in una posizione diversa da quella canonica degli editoriali (da cui l’ira del Professore).

In tale articolo egli ha espresso critiche su alcune affermazioni di Cécile Kyenge, Ministro del governo Letta, la quale, come è noto, è nata in Congo e si è laureata e specializzata in Italia, divenendo medico oculista.

È il primo Ministro nero (come ha detto lei stessa: “Sono nera, non di colore”) dello Stato italiano.

Vedi infatti qui:

http://espresso.repubblica.it/dettaglio/kyenge-il-ministro-salva-faccia/2207255/1111?google_editors_picks=true

Questo è l’articolo di Sartori:

http://archiviostorico.corriere.it/2013/giugno/17/

Ius_Soli_Integrazione_una_Catena_co_0_20130617_f6ffd484-d70d-11e2-a7a5-17a71547d62b.shtml

Ci sono, in ciò che scrive qui Sartori, argomenti validi e un argomento fallace.

Quelli validi sono parecchi, ma, a mio avviso, i principali sono due:

“Sia come sia, la nostra oculista ha sentenziato che siamo tutti meticci, e che il nostro Paese deve passare dal principio dello ius sanguinis (chi è figlio di italiani è italiano) al principio dello ius soli (chi nasce in Italia diventa italiano). Di regola, in passato lo ius soli si applicava al Nuovo Mondo e comunque ai Paesi sottopopolati che avevano bisogno di nuovi cittadini, mentre lo ius sanguinis valeva per le popolazioni stanziali che da secoli popolano determinati territori.”

“La brava Ministra ha anche scoperto che il nostro è un Paese «meticcio». Se lo Stato italiano le dà i soldi si compri un dizionarietto, e scoprirà che meticcio significa persona nata da genitore di razze (etnie) diverse.”

Come ognuno può verificare da sé, “meticcio” significa esattamente ciò che riporta Sartori.

Per inciso, vorrei rimarcare che Wikipedia in italiano, alla voce Dichiarazione sulla razza (UNESCO 1950) attualmente riporta ciò che con un eufemismo possiamo definire “inesattezze”.

Infatti attualmente riporta che:

“La «Dichiarazione sulla razza» è un documento dell’UNESCO approvato a Parigi nel 1950. È considerato il primo ad aver affermato ufficialmente la non scientificità delle razze umane e dunque l’inesistenza di razze biologicamente diverse in seno alla specie umana:

« In base alle conoscenze attuali non vi è alcuna prova che i gruppi dell’umanità differiscano nelle loro caratteristiche mentali innate, riguardo all’intelligenza o al comportamento »

(Dichiarazione sulla razza, Parigi, UNESCO, 1950)”

http://it.wikipedia.org/wiki/Dichiarazione

_sulla_razza_%28UNESCO_1950%29

Il bello è che riporta anche un link dove è possibile leggere (in inglese) il testo in questione:

http://www.honestthinking.org/en/unesco/

UNESCO.1950.Statement_on_Race.htm

Tale testo è disponibile anche in formato pdf a questo link (che, come ho personalmente verificato, è un link del sito unesco.org e quindi è più attendibile del link riportato sopra):

http://unesdoc.unesco.org/images/0012/001282/128291eo.pdf

Quali sono le “inesattezze” di cui dicevo? Sono in questa frase (vedi sopra): “È considerato il primo ad aver affermato ufficialmente la non scientificità delle razze umane e dunque l’inesistenza di razze biologicamente diverse in seno alla specie umana”.

Basta leggere il testo in inglese del link dell’unesco.org per capire che questa frase afferma il falso (riporto qui sotto solo alcune piccole parti del testo in pdf dell’UNESCO del 1950):

«1. Scientists have reached general agreements in recognizing that mankind is one : that all men belong to the same species, Homo sapiens

…2. From the biological standpoint, the specie Homo sapiens is made up of a number of populations, each one of which differs from the others in the frequency of one or more genes…

…3. A race, from the biological standpoint, may therefore be defined as one of the group of populations constituting the species Homo sapiens

…4. In short, the term ” race ” designates a group or population characterized by some concentrations, relative as to frequency and distribution, of hereditary particles (genes) or physical characters, which appear, fluctuate, and often disappear in the course of time by reason of geographic and or cultural isolation…

…5. These are the scientific facts. Unfortunately, however, when most people use the term ” race ” they do not do so in the sense above defined. To most people, a race is any group of people whom they choose to describe as a race. Thus, many national, religious, geographic, linguistic or cultural groups have, in such loose usage, been called ” race “, when obviously Americans are not a race, nor are Englishmen, nor Frenchmen, nor any other national group. Catholics, Protestants, Moslems and Jews are not races, nor are groups who speak English or any other language thereby definable as a race; people who live in Iceland or England or India are not races; nor are people who are culturally Turkish or Chinese or the like thereby describable as races.

6. National, religious, geographic, linguistic and cultural groups do not necessarily coincide with racial groups : and the cultural traits of such groups have no demonstrated genetic connexion with racial traits. Because serious errors of this kind are habitually committed when the term ” race ” is used in popular parlance, it would be better when speaking of human races to drop the term ” race ” altogether and speak of ethnic groups.

7. Now what has the scientist to say about the groups of mankind which may be recognized at the present time ? Human races can be and have been differently classified by different anthropologists, but at the present time most anthropologists agree on classifying the greater part of present-day mankind into three major divisions, as follows :

The Mongoloid Division

The Negroid Division

The Caucasoid Division…

…8. Many sub-groups or ethnic groups within these divisions have been described. There is no general agreement upon their number, and in any event most ethnic groups have not yet been either studied or described by the physical anthropologists.

9. Whatever classification the anthropologist makes of man, he never includes mental characteristics as part of those classifications. It is now generally recognised that intelligence tests do not in themselves enable us to differentiate safely between what is due to innate capacity and what is the result of environmental influences, training and education. Wherever it has been possible to make allowances for differences in environmental opportunities, the tests have shown essential similarity in mental characters among all human groups. In short, given similar degrees of cultural opportunity to realize their potentialities, the average achievement of the members of each ethnic group is about the same…

…The original statement was drafted at Unesco House, Paris, by the following experts :

Professor Ernest Beaglehole, New Zealand

Professor Juan Comas, Mexico

Professor L. A. Costa Pinto, Brazil

Professor Franklin Frazier, United States

Professor Morris Ginsberg, United Kingdom

Dr. Humayun Kabir, India

Professor Claude Levi-Strauss, France

Professor Ashley Montagu, United States (Rapporteur) .

The text was revised by Professor Ashley Montagu, after criticism submitted by Professors Hadley Cantril, E. G. Conklin, Gunnar Dahlberg, Theodosius Dobzhansky, L. C. Dunn, Donald Hager, Julian S. Huxley, Otto Klineberg, Wilbert Moore, H. J. Muller, Gunnar Myrdal, Joseph Needham, Curt Stern.»

Questo documento suscitò tali polemiche, che un anno dopo l’UNESCO ne pubblicò un altro, nel quale alcune parti del primo sono censurate. È ovvio che il secondo documento è una censura, tanto più che basta leggere i nomi dei responsabili del primo per rendersi conto del suo altissimo valore scientifico.

Personalmente trovo, però, che è indispensabile muovere due critiche al documento del 1950. Innanzitutto il termine “razza” non può essere rimpiazzato dal termine “etnia”, perché, come si può leggere in qualsiasi dizionario, il primo riguarda esclusivamente caratteristiche ereditarie, ossia genetiche, mentre il secondo riguarda caratteristiche in parte genetiche, in parte culturali. In secondo luogo, usare i termini “Mongoloid” e “Negroid” è assolutamente sconsigliabile, perché tali termini hanno assunto nel corso del tempo connotazioni fortemente negative. Molto meglio usare i termini “caucasici”, “africani” e “mongolici”, come ho fatto in questo post:

https://luigicocola.wordpress.com/2013/01/27/gli-usa-non-capiscono-che-cosa-stia-succedendo-in-europa/

Per comprendere in profondità il problema di cui stiamo discutendo vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2012/07/15/multiculturalismo-razzismo-e-politiche-di-immigrazione/

Consiglio anche di leggere la voce RAZZISMO del Dizionario di Filosofia di Nicola Abbagnano, voce che personalmente trovo veramente molto ben fatta (Nicola Abbagnano, Dizionario di Filosofia, 1971, UTET, pagg. 730-731).

Ritornando a Sartori, qual è l’argomento fallace che egli usa nel suo articolo?

È questo: “Nata in Congo, si è laureata in Italia in medicina e si è specializzata in oculistica. Cosa ne sa di «integrazione», di ius soli e correlativamente di ius sanguinis?”

Vorrei ricordare al Professor Sartori che Benedetto Croce non aveva neanche uno straccio di laurea e che Louis Pasteur era un chimico, non un medico.

Certo, si può sempre dire che il Ministro in questione non si può paragonare a questi illustri pensatori, ma ciò equivale a dire che non si tratta di una cima, il che, in definitiva, è un puro e semplice insulto piuttosto che un argomento.

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Un neologismo inutile e sbagliato

30 giugno 2013

Si sta affermando un neologismo che io trovo inutile e sbagliato: il sostantivo “sovranista” (et similia, ossia l’aggettivo “sovranista” e il sostantivo “sovranismo”).

Che cosa significa il sostantivo “sovranista”? Esso viene usato per indicare chi è per lo Stato, in opposizione a chi vuole eliminarlo.

Infatti la sovranità è una proprietà caratteristica dello Stato.

Leggiamo la voce “Stato” del Dizionario di filosofia di Nicola Abbagnano:

STATO (gr. πολιτεία; lat. Respublica; inglese State; franc. État; ted. Staat). In generale, l’organizzazione giuridica coercitiva di una comunità determinata. L’uso della parola S. è dovuta a Machiavelli (Principe, 1513, § 1)…

…lo S. ha tre elementi o proprietà caratteristiche: la sovranità o il potere preponderante o supremo; il suo popolo e il suo territorio.”

(Nicola Abbagnano, Dizionario di filosofia, 1971, UTET, pagg. 833-835)

Perché ritengo che il sostantivo “sovranista” sia un neologismo inutile e sbagliato?

Perché le ideologie antistato (anarchismo, comunismo, europeismo, multiculturalismo) sono un errore della ragione.

E non ha senso coniare una denominazione per chi non commette tale errore.

Se si fa ciò, si mette sullo stesso piano chi erra e chi non erra.

Ci si comporta come se si trattasse di un’opinione, di un giudizio di valore.

Invece non si tratta di un giudizio di valore, bensì di un giudizio di fatto: uno è un errore, l’altro non lo è.

Infatti lo Stato è sempre esistito, da quando il genere umano è uscito dall’età primitiva.

Leggiamo questo passo di Norberto Bobbio:

«Una tesi ricorrente percorre con straordinaria continuità tutta la storia del pensiero politico: lo Stato, inteso come ordinamento politico di una comunità, nasce dalla dissoluzione della comunità primitiva fondata sui legami di parentela e dalla formazione di comunità più ampie derivanti dall’unione di più gruppi familiari per ragioni di sopravvivenza interne (il sostentamento) ed esterne (la difesa). Mentre per alcuni storici contemporanei, come si è detto, la nascita dello Stato segna l’inizio dell’età moderna [il corsivo è mio], secondo questa più antica e più comune interpretazione la nascita dello Stato rappresenta il punto di passaggio dall’età primitiva, via via distinta in selvaggia e barbara, all’età civile, dove “civile” sta insieme per “cittadino” e “civilizzato” (Adam Ferguson).»

(Norberto Bobbio, Stato, governo, società, 1995, Einaudi, pag. 63)

Ebbene, la tesi di “alcuni storici contemporanei” che “la nascita dello Stato segna l’inizio dell’età moderna” è semplicemente il prodotto delle ideologie antistato nate a causa del concetto di stato di natura di John Locke, che risale al 1690, come ho già scritto più volte, sia nei miei post che nel mio saggio di scienza politica Le nuove forme dell’utopia: europeismo e multiculturalismo – Come e perché l’Occidente cerca ripetutamente di suicidarsi.

La suddetta tesi costituisce il tentativo di affermare che lo Stato non è esistito sempre, quindi non è necessario e quindi può essere tranquillamente eliminato. In altre parole, tale tesi non ha come scopo la verità oggettiva, bensì una verità di parte, fittizia.

Vedi ad esempio qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2012/08/10/ma-lo-stato-e-sempre-esistito-oppure-e-uninvenzione-recente/

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