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Neocon o neocogl?

13 gennaio 2015

Le tragiche vicende di Parigi hanno enfatizzato la responsabilità specifica di certi ambienti USA nell’attuale drastica riduzione della sicurezza globale.

L’ISIS (Islamic State of Iraq and Syria) non sarebbe mai nato senza le idee puerili e naïf partorite da queste deboli menti, forse suggestionate dai fumetti dei supereroi, per esempio Spider-Man: “With great power comes great responsibility” (in italiano: “da un grande potere derivano grandi responsabilità”).

Infatti il famoso film di Sam Raimi è del 2002 e la guerra d’Iraq inizia nel 2003.

Neocon o neocogl?

A questo proposito, leggiamo da un vecchio articolo di Marco Travaglio sull’Unità (19 maggio 2004):

“Erano i tempi in cui Il Foglio pubblicava pallosissimi trattati dei «neocons», i neocoglioni americani convinti della missione salvifica della democrazia americana da esportazione.”

http://cerca.unita.it/ARCHIVE/xml/125000/121103.xml?key=travaglio&first=1521&orderby=0

E se non fosse stato per Putin, che ha bloccato l’insensato attacco di Obama ad Assad, l’ISIS sarebbe oggi più grande e più potente.

E infatti Putin è nel mirino dell’ISIS, vedi qui:

http://www.ilgiornale.it/news/mondo/ecco-putin-anti-islamici-lunico-capace-batterli-1049232.html

Intanto l’ISIS ha fatto sapere a noi italiani che: “Conquisteremo Roma, distruggeremo le vostre croci e faremo schiave le vostre donne, con il benestare di Allah”, vedi qui:

http://www.ilgiornale.it/news/mondo/ecco-video-choc-dellisis-conquisteremo-roma-1081530.html

Come faremo a difenderci, immersi come siamo nel disastro europeo e nel fallimento dell’euro?

Infatti: “«Altro che rafforzare, qui stiamo smantellando l’apparato della sicurezza», spiega il segretario nazionale del Sap, Gianni Tonelli. «Vogliono proteggere gli obiettivi sensibili, ma in nome della spending review chiuderanno 251 presidi di polizia. Vogliono aumentare il monitoraggio del web, ma chiudono 70 uffici della polizia postale. Servono forze qualificate professionalmente, ma non si fanno corsi di formazione».”

http://www.ilgiornale.it/news/politica/ecco-controlliamo-i-sospetti-terroristi-1081716.html

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Gli USA hanno creato sia il nazismo sia il terrorismo islamico

6 febbraio 2014

Gli Stati Uniti d’America sono maestri nel crearsi i propri mortali nemici, infatti sono stati essi stessi a creare il nazismo e il terrorismo islamico.

Senza le folli decisioni prese da Woodrow Wilson alla Conferenza della pace di Parigi del 1919, il nazismo non sarebbe mai nato (e neanche il fascismo).

Come ho scritto in un vecchio post:

«Dividere il territorio della Germania in due parti tramite il Corridoio di Danzica – una cosa da pazzi, peggio di uno sputo in faccia – fu precisamente la causa della seconda guerra mondiale. È corretto affermare che Wilson fu causa sia della seconda guerra mondiale (con la creazione del Corridoio di Danzica), sia del fascismo, perché senza il suo indegno comportamento verso la delegazione italiana alla Conferenza della pace di Parigi (la quale, umiliata a morte, abbandonò addirittura la Conferenza), non ci sarebbe mai stata l’Impresa di Fiume da parte di D’Annunzio e quindi non sarebbe mai nato il fascismo di Mussolini. E senza Mussolini, Hitler è impensabile. È assai difficile trovare nella storia un individuo che abbia causato più danni di Woodrow Wilson. È molto probabile che egli avesse tendenze sadiche. A riprova del fatto che il premio Nobel per la pace è una buffonata, gliene fu assegnato uno proprio nel 1919.

P.S.: Per chi sia convinto che le rivendicazioni italiane alla Conferenza della pace di Parigi fossero in realtà illegittime, riporto il giudizio di un grandissimo storico inglese, Alan J.P. Taylor.

La politica americana avrebbe contato meno se le grandi potenze europee fossero state di un solo avviso. Francia, Gran Bretagna e Italia costituivano una coalizione formidabile, nonostante la svalutazione che se ne fece dopo. Avevano retto contro la Germania, pur non riuscendo a sconfiggerla. L’Italia era la più debole delle tre, sia per risorse economiche che per coerenza politica; si era inoltre estraniata dai suoi alleati per il risentimento di non aver avuto la giusta parte delle spoglie belliche: non le era stata data la sua fetta di Impero ottomano, e fu poi gabbata, dopo molte lagnanze, con insignificanti concessioni coloniali. [il corsivo è mio]“

(Alan J.P. Taylor, Le origini della seconda guerra mondiale, Laterza, 2006, pag. 60)»

https://luigicocola.wordpress.com/2013/01/20/la-ragione-e-la-paura/

Per quanto riguarda il terrorismo islamico e l’11 settembre, essi non sono altro che il prodotto del folle progetto internazionalista di David Rockefeller (quindi Bilderberg, Trilaterale, ecc. ecc.), vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2014/01/27/quale-sara-il-futuro-delloccidente/

e qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2013/09/02/contro-il-terrorismo-islamico-gli-usa-sbagliano-tutto/

e qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2013/08/25/il-sogno-irrealizzabile-di-un-uomo-molto-ricco-un-mondo-senza-stato/

e qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2013/08/18/senza-lunione-europea-non-ci-sarebbe-mai-stato-l11-settembre/

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Quale sarà il futuro dell’Occidente?

27 gennaio 2014

Nei miei due saggi di scienza politica e nei post di questo blog ho esposto la mia visione della verità effettuale dell’Occidente.

L’Occidente è nato dal crollo dell’Impero romano d’Occidente, crollo provocato dalla prevalenza delle istanze del Cristianesimo sulle istanze dello Stato. Questo crollo ha provocato un fenomeno storico anomalo, che è comunemente chiamato Medio Evo.

Il Cristianesimo infatti, a differenza delle altre due religioni monoteiste (Ebraismo e Islam), e anche della religione del mondo greco-romano, condanna la forza, ossia condanna lo Stato, come ho evidenziato più volte nei miei scritti.

In altre parole, il Cristianesimo è assolutamente differente dalle altre religioni sviluppatesi nell’area mediterranea.

Se non si comprende questo, non è possibile comprendere cosa sia l’Occidente.

Nell’Impero romano d’Oriente l’artificio della subordinazione della Chiesa allo Stato, ideato genialmente da Costantino il Grande, impedì quel crollo dello Stato che si ebbe in Occidente e quindi non si ebbe in Oriente quel fenomeno storico anomalo che noi chiamiamo Medio Evo.

Infatti non furono strategie più efficaci oppure confini più sicuri, o altre fanfaluche, a salvare l’Impero romano d’Oriente, fu invece il fatto che la condanna cristiana della forza venne assai attenuata dalla subordinazione della Chiesa allo Stato.

Ma senza la distruzione totale dell’ordine sociale vigente nello Stato romano, ossia senza il Medio Evo, non poté avvenire nell’Impero romano d’Oriente ciò che accadde in Occidente, cioè l’abolizione della schiavitù e poi la nascita della scienza, con Leonardo, Galileo e Newton, secondo un ordine consequenziale e necessario che ho mostrato nei mie due saggi di scienza politica.

Questo è l’incommensurabile beneficio offertoci dal Cristianesimo.

Ma nulla è esente dal rovescio della medaglia, che è in questo caso il precario equilibrio tra le istanze dello Stato e le istanze cristiane (che sono contrarie allo Stato) nel quale vive l’Occidente.

Dopo l’immane disastro del Medio Evo, l’Occidente ha raggiunto un compromesso funzionale tra queste istanze antitetiche, usando due artifici alternativi tra loro: la separazione tra Stato e Chiesa e la subordinazione della Chiesa allo Stato (quest’ultimo, inventato da Costantino il Grande, fu adottato dagli inglesi con Enrico VIII).

Per inciso, questo compromesso funzionale è stato raggiunto da tutti i popoli dell’Occidente tranne che dal popolo italiano, il che costituisce l’anomalia italiana.

Ciò è palesemente dovuto al fatto che la sede del capo della Chiesa cattolica si trova sul territorio del popolo italiano e quindi quest’ultimo è inchiodato a una più severa osservanza del principio cardine del Cristianesimo, ossia la proibizione assoluta della forza. Ciò altera in modo decisivo l’equilibrio di cui stiamo parlando.

Avendo l’Occidente raggiunto (ad esclusione dell’anomalia italiana) un compromesso funzionale tra la forza dello Stato e la caritas della Chiesa, si potrebbe pensare che esso non abbia più problemi.

Invece, a partire dalla filosofia politica di John Locke (1690), il suddetto equilibrio è stato minacciato da forme laicizzate delle istanze del Cristianesimo, ossia dalle ideologie antistato di tipo filosofico: anarchismo, comunismo, europeismo e multiculturalismo.

L’Occidente è assai vulnerabile a tali ideologie, perché non ne riconosce l’origine cristiana, non ne riconosce lo scopo di raggiungere il trionfo della città celeste sulla città terrena (per usare la terminologia agostiniana), ossia il trionfo delle istanze del Cristianesimo sulle istanze dello Stato.

Così il futuro dell’Occidente è in grave pericolo, sia perché il compromesso funzionale su cui si basa sta diventando sempre più rapidamente disfunzionale, sia perché l’eterno nemico del Cristianesimo, ossia l’Islam, ha compreso benissimo che l’Occidente è ormai in ginocchio e, come è sempre avvenuto nella storia, lo sta attaccando militarmente.

Tutto ciò l’Occidente non lo capisce affatto e anzi pensa di convincere l’Islam ad aderire al suo progetto suicida di eliminare lo Stato, di far trionfare la città celeste (il Cristianesimo) sulla città terrena (lo Stato), cosa che se non fosse tragica, sarebbe comica: l’Islam non è il Cristianesimo e in esso non esiste alcun dualismo tra religione e Stato.

L’Islam non contiene alcuna istanza contraria allo Stato, non proibisce in alcun modo la forza.

Così il famoso discorso tenuto da Obama al Cairo nel 2009 è un discorso essenzialmente tragicomico.

Così come è essenzialmente tragicomico il progetto internazionalista di David Rockefeller (quindi Bilderberg, Trilaterale, ecc. ecc.), il quale molto probabilmente non si è mai reso conto che tale suo progetto non è altro che il progetto cristiano di far trionfare la città celeste sulla città terrena. E che i popoli non cristiani, per esempio quelli musulmani, ma anche i cinesi, i giapponesi, ecc. ecc., non l’accetteranno mai. Perfino la Russia, che è cristiana ortodossa (ossia discende dall’Impero romano d’Oriente), non l’accetterà mai.

L’accetterebbero se fosse un progetto realizzabile, così come hanno accettato la scienza.

Ma il punto nodale della questione è che tale progetto è irrealizzabile, è un’utopia, una chimera.

E quindi i suddetti popoli non accetteranno mai, com’è ovvio, di suicidarsi in nome di una concezione religiosa che non è la loro.

Ho scritto di Rockefeller qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2013/08/25/il-sogno-irrealizzabile-di-un-uomo-molto-ricco-un-mondo-senza-stato/

Quale sarà il futuro dell’Occidente?

È semplice: o rinuncerà alle ideologie antistato di tipo filosofico o verrà distrutto, in parte da esse, in parte dall’Islam.

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L’unico modo per evitare che l’Islam attacchi l’Occidente

19 gennaio 2014

Ho scritto diversi post sull’attuale conflitto tra Occidente e Islam, conflitto che si è imposto agli occhi di tutti con l’attacco dell’11 settembre 2001.

Credo che il problema principale, se non l’unico, sia quello di evitare che l’Islam attacchi ancora l’Occidente.

Che poi i musulmani non gradiscano la democrazia è un problema da lasciare a filosofi come Bernard-Henri Lévy.

Ebbene, l’unico modo per evitare che l’Islam attacchi ancora l’Occidente è quello di rinunciare all’eliminazione dello Stato, utopia incarnata in passato dall’anarchismo e dal comunismo e attualmente dall‘europeismo e dal multiculturalismo, che sono tutte ideologie antistato.

È difficile rinunciare alle illusioni e ai sogni, ma soltanto quando l’Islam vedrà che l’Occidente non è più debole e inetto com’è attualmente, soltanto allora deporrà le armi.

Gli islamici sono diversi da noi, ma questo non vuol dire affatto che siano stupidi: sono solo diversi.

Ed è una diversità che va rispettata. È una cultura che esiste da circa 1400 anni, ha dimostrato di essere vitale. Perché volete costringerla a cambiare? In nome di cosa?

Tutto ciò non richiede alcuna guerra, alcuna ingerenza negli affari dei paesi islamici.

Richiede invece un cambiamento culturale dell’Occidente.

Perché l’Occidente deve cambiare e l’Islam no?

Perché è l’Occidente che sta sbagliando, è l’Occidente che si vuole suicidare, non l’Islam.

E soltanto quando l’Occidente dimostrerà concretamente di non voler rinunciare allo Stato, ossia alla spada, quella spada che sta sulla bandiera dell’Arabia Saudita, il paese fondamentale dell’Islam, soltanto allora quest’ultimo capirà che è inutile combattere, che non ha alcuna speranza di vittoria.

La spada è l’antico simbolo biblico della forza (vedi Bibbia Emmaus, pag. 2450).

La definizione universalmente accettata di Stato è quella di Max Weber: “…lo Stato è quella comunità umana che all’interno di un determinato territorio – quello del «territorio» costituisce un segno distintivo – rivendica per sé (con successo) il monopolio dell’uso legittimo della forza fisica.” (Max Weber, La politica come professione, Armando, 2005, pagg. 32-33).

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Coloro che non sanno ricordare il passato sono condannati a ripeterlo

15 gennaio 2014

Le comunità cristiane hanno l’enorme problema di mantenere un compromesso funzionale tra le istanze dello Stato (che sono insopprimibili dato che sono indispensabili per gestire il potere della forza fisica, che Norberto Bobbio chiama “il sommo potere”, vale a dire la giustizia e l’esercito) e le istanze del Cristianesimo (che sono istanze contrarie allo Stato, dato che il Cristianesimo nacque proprio in antitesi allo Stato romano).

L’eccezionale successo che l’Occidente ha storicamente avuto sta proprio in questo compromesso, che ha permesso di conseguire due incommensurabili benefici: l’eliminazione dello schiavismo e la nascita della scienza.

Vedi a questo proposito i miei due saggi di scienza politica, le cui icone stanno sotto il titolo del mio blog.

Ma si tratta di un compromesso assai instabile, che da funzionale può facilmente diventare disfunzionale.

Per quanto riguarda le Chiese cristiane, l’Occidente è riuscito efficacemente, sebbene solo dopo l’immane disastro del Medio Evo, a mantenere questo compromesso funzionale, e ciò per mezzo di due artifici alternativi fra loro: la separazione fra Stato e Chiesa oppure la subordinazione della Chiesa allo Stato.

Questo secondo artificio è in realtà l’invenzione antichissima di Costantino il Grande, la quale salvò l’Impero romano d’Oriente dal disastro del Medio Evo.

L’Occidente è però assai vulnerabile alle istanze cristiane espresse in forma laicizzata, intendo, cioè, quelle forme laicizzate delle istanze cristiane che possiamo chiamare ideologie antistato di tipo filosofico.

Esse prendono origine dal concetto di stato di natura di John Locke, che risale al 1690.

È questo concetto a condurre, nel Settecento, a Rousseau e poi, nell’Ottocento, a Marx, Engels e al comunismo da un lato e a Proudhon e all’anarchismo dall’altro.

Il comunismo e l’anarchismo, com’è ben noto, sono entrambi falliti nel Novecento.

Come ho scritto nel mio saggio Le nuove forme dell’utopia: europeismo e multiculturalismo – Come e perché l’Occidente cerca ripetutamente di suicidarsi (pagg. 38-39):

«Oggi, dopo che la storia ha cacciato fuori dalla porta l’anarchismo e il comunismo, le due decrepite ideologie antistato di tipo filosofico, l’idea esiziale di eliminare lo Stato è rientrata dalla finestra con le sembianze dell’europeismo e del multiculturalismo.

Sono queste le nuove forme dell’Utopia, i nuovi nomi di una vecchia illusione.»

L’illusione è quella dell’eliminazione dello Stato, ossia del trionfo della città celeste sulla città terrena, come teorizzato da Agostino d’Ippona nel suo De Civitate Dei contra Paganos, vedi il post precedente.

Da ricordare che Agostino d’Ippona, ossia Sant’Agostino (il quale, oltreché santo, è anche uno dei 35 Dottori della Chiesa), nacque e morì in Numidia (354 – 430), che corrisponde all‘incirca alla parte nord occidentale dell’attuale Algeria.

Infatti, prima del VII secolo, il bacino del Mediterraneo era cristiano anche nella sua porzione africana.

Ippona venne distrutta dagli islamici nel 698.

Oggi tutta la porzione africana del bacino del Mediterraneo è islamica.

L’Islam non ha istanze contrarie allo Stato e può quindi gestire il potere della forza fisica senza alcun compromesso o esitazione.

Oggi che l’Occidente si è indebolito a causa dell’europeismo e del multiculturalismo, l’Islam ha ricominciato ad attaccarlo militarmente, vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2013/08/18/senza-lunione-europea-non-ci-sarebbe-mai-stato-l11-settembre/

Calza a pennello l‘aforisma di George Santayana: “Coloro che non sanno ricordare il passato sono condannati a ripeterlo (nell’originale inglese: “Those who cannot remember the past are condemned to repeat it”).

La politica di Obama, con la sua famosa frase: “vi tenderemo la mano se sarete pronti ad aprire il vostro pugno”, è la vivida rappresentazione di questa incapacità di ricordare.

Vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2013/09/01/il-fallimento-dellutopia/

Dato che l’Islam non aspira affatto al trionfo della città celeste sulla città terrena, quella di Obama non è soltanto incapacità di ricordare il passato, è anche una clamorosa incomprensione culturale.

Le offerte di pace di Obama vengono interpretate nel mondo islamico come palese segno di debolezza.

Speriamo che l’Occidente si ravveda, altrimenti farà la fine della Numidia di Sant’Agostino.

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Fiamma Nirenstein scrive cose sorprendenti

3 settembre 2013

Leggo sul blog di Fiamma Nirenstein un suo articolo pubblicato sul Giornale del 2 settembre, intitolato La (sottile) linea rossa di Obama:

“Qui sta uno dei punti più importanti: tutta la recentissima storia del Medio oriente ha messo l’Occidente di fronte allo stesso dilemma, anche l’Egitto o la Libia e la Tunisia. Il risultato della confusione suscitata dallo scontro fra odiosi dittatori e fanatici islamisti che spregiano ogni diritto umano in nome della Sharia, ha creato un’autentica contrazione psicotica del ruolo occidentale. Che faccio, si è chiesto Obama tutto il tempo da quando questo scontro è in atto in tutto il Medio Oriente, mi butto a difendere l’odioso dittatore perché promette una maggiore stabilità, o dimostro fiducia verso l’islamista che opprime i suoi con la Sharia (come Morsi e in genere tutti i Fratelli musulmani, e come certo farebbero i ribelli siriani se vincessero) e cerca il califfato mondiale, uccidendo cristiani e maledicendo gli ebrei?

Oggi Obama non ha ancora una vera risposta. Nessuno ce l’ha.”

http://www.fiammanirenstein.com/articoli.asp?Categoria=3&Id=3269

Nessuno ce l’ha???

Guardi che lei si sbaglia.

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Contro il terrorismo islamico gli USA sbagliano tutto

2 settembre 2013

Ieri sera ho visto in tv un interessante film sul terrorismo islamico negli USA.

Si tratta di Unthinkable di Gregor Jordan (2010).

La morale del film è che gli americani non hanno il coraggio (o la crudeltà, a seconda dei punti di vista) di ricorrere a mezzi estremi, ossia la tortura dei figli del terrorista, per salvare una loro grande città (o New York o Los Angeles o Dallas) dall’esplosione di un ordigno nucleare.

Infatti alla fine l’ordigno nucleare esploderà.

Il film è ben fatto, però rispecchia un approccio verso il terrorismo islamico che personalmente ritengo completamente sbagliato.

Mi spiego.

Il nodo della questione non è quello di non essere sufficientemente feroci per sconfiggere il terrorismo islamico.

Il nodo della questione è comprendere la causa di tale terrorismo.

Senza la comprensione della causa non ci può essere un’azione efficace.

Ebbene, come ho scritto più e più volte, la causa è una sola: l’indebolimento dell’Occidente, che è il risultato del suo tentativo (suicida) di eliminare lo Stato.

Per approfondire vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2013/08/18/senza-lunione-europea-non-ci-sarebbe-mai-stato-l11-settembre/

Non c’è affatto bisogno di diventare dei mostri e di torturare bambini (come suggerisce chiaramente il film), c’è soltanto bisogno di smetterla di pensare che l’uomo sia un essere naturalmente buono e mansueto (mito introdotto nella cultura occidentale da John Locke), un essere che non ha quindi bisogno di un’istituzione politica, ossia lo Stato, che lo protegga “dall’aggressione di stranieri e dai torti reciproci” (per usare le parole di Thomas Hobbes).

È questo mito malefico che ha condotto all’attacco dell’11 settembre 2001.

E coloro che propugnano questo mito hanno le mani sporche del sangue di quasi tremila morti.

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Il fallimento dell’utopia

1 settembre 2013

Giovedì 29 agosto il settimanale Time ha dedicato la copertina a Obama, con il titolo THE UNHAPPY WARRIOR.

Leggiamo cosa scrive Tempi del 30 agosto nell’articolo intitolato Siria, anche Time critica Obama. Da Nobel per la Pace a «guerriero infelice»:

“Barack Obama? È un «guerriero infelice», secondo Time, settimanale statunitense progressista. «Obama corse alla presidenza per portare gli Stati Uniti fuori dalle guerre, non dentro», come invece accadrebbe nuovamente se approvasse un intervento militare in Siria. Obama è il presidente «che ha dato la caccia ai terroristi nelle grotte e nei deserti, affibbiando un duro colpo ai talebani in Afghanistan», ma allo stesso tempo, prosegue Time, è anche «colui che si era presentato come un conciliatore, un operatore di pace, tanto da ricevere il Premio Nobel ancora prima di varcare la soglia dell’Ufficio Ovale».

FALLIMENTO DELL’UTOPIA. «La sua opposizione all’invasione dell’Iraq», definita dallo stesso Obama, “guerra stupida”, «ha lanciato la sua prima corsa presidenziale del senatore», ricorda il Time: «Arrivò alla Casa Bianca con la chiara visione di un’America più umile strettamente focalizzata sugli interessi nazionali, come la cura delle ferite economiche e sociali». Ma le sue parole «nei discorsi a Washington, a Praga, al Cairo», che parlavano di «speranza» e di un «ordine mondiale trasformato», sono rimaste senza conseguenze. Aveva parlato di un mondo nuovo, «di avviare un dialogo di “rispetto reciproco” con l’Iran, e con altri rivali, ai quali promise “vi tenderemo la mano se sarete pronti ad aprire il vostro pugno”» [il corsivo è mio]. Aveva detto che la «visione “neocon” sarebbe andata in pensione, che c’era una «speranza di cambiamento su scala globale». «Ma la storia – osserva il Time -, non era interessata». “

http://www.tempi.it/siria-time-obama-premio-nobel-gueeriero-infelice-assad#.UiMAdFSW-PQ

Il 18 agosto in un mio post intitolato Senza l’Unione Europea non ci sarebbe mai stato l’11 settembre avevo scritto:

Più l’Occidente delegittima lo Stato (con l’europeismo e il multiculturalismo, che sono ideologie antistato), più diventa debole e più l’Islam si sente autorizzato ad attaccarlo.

Questo accade perché l’Islam si diffonde, come dimostra la storia, mediante l’aggressione bellica.

Gli USA sono stati attaccati, in quanto sono il campione dell’Occidente.

È piuttosto semplice da capire.

È anche piuttosto angosciante.

Così l’Occidente lo rimuove, elaborando una realtà fittizia.

Obama e le élite USA che lo hanno sospinto verso la presidenza rappresentano il tentativo, ovviamente destinato al fallimento, di trasformare, come per magia (we can), questa realtà fittizia in realtà vera, cioè rappresentano il tentativo di dialogare con un immaginario Islam moderato, laico, democratico e pacifista.

https://luigicocola.wordpress.com/2013/08/18/senza-lunione-europea-non-ci-sarebbe-mai-stato-l11-settembre/

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È Paolo Barnard che ha torto

30 agosto 2013

Alcuni ritengono che la causa dell’attacco dell’11 settembre sia l’esistenza dello Stato d’Israele.

Ebbene, questa è una solenne sciocchezza.

Lo Stato d’Israele esiste dal 14 maggio 1948.

Perché mai, dunque, l’attacco agli USA non è stato sferrato prima dell’11 settembre 2001?

La risposta è semplice: perché tale attacco non ha niente a che fare con lo Stato d’Israele.

Sulla vera causa dell’11 settembre ho scritto qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2013/06/22/la-vera-causa-dell11-settembre/

e qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2013/08/18/senza-lunione-europea-non-ci-sarebbe-mai-stato-l11-settembre/

In parole povere: essi ci odiano, perché storicamente ci hanno sempre odiato.

Il proselitismo islamico è sempre stato un proselitismo bellico.

Ignorare ciò significa non conoscere la storia.

Ecco cosa Paolo Barnard arriva a scrivere in un suo post:

“Solo chi ha l’onestà intellettuale di voler leggere quelle prove può oggi comprendere perché Israele non ha e non può avere un diritto giuridico e morale di esistere, ma solo un diritto di fatto...

Oggi Israele c’è, e non lo si può certo sopprimere come Stato. Il suo unico diritto di esistere si fonda su questo pragmatismo, e naturalmente sul diritto di esistere degli israeliani che lo abitano. In ciò, esso condivide la medesima problematica con gli Stati Uniti, nati sul genocidio dei nativi ma pragamaticamente ormai legittimati ad esistere...

Ciò che sta accadendo da ormai 100 anni in quelle terre, è non solo una spaventosa tragedia di ingiustizia e di complicità internazionale nel perpetrarla, ma è anche la causa diretta della peggior minaccia alla pace dopo la fine della Guerra Fredda [il corsivo è mio]. La verità sulla genesi di quel conflitto va raccontata alle opinioni pubbliche fino in fondo, costi quel che costi, e giustizia va fatta, costi quel che costi. Tradotto: Israele ha torto marcio, e dovrà lavorare decenni per riparare all’orrendo misfatto della sua condotta in Palestina.”

http://paolobarnard.info/palestina.php

Oltretutto, Barnard non si rende conto che non si può essere per lo Stato (come egli in effetti è) e poi condannare gli Stati Uniti perché “nati sul genocidio dei nativi”. Questa è più di una contraddizione: è ignoranza totale della scienza politica. Il diritto si basa sulla forza, non l’inverso.

Gli Stati Uniti sono il risultato delle guerre tra alcuni popoli europei (tra i quali, alla fine, prevalsero gli inglesi) e gli indiani d’America. Se per assurdo si adottasse il modo di ragionare di Barnard su tale argomento, allora bisognerebbe considerare illegittimi i risultati di tutte le guerre. Perché alcune sì e altre no? O tutte o nessuna. Quindi, ad esempio, la Spagna dovrebbe ritornare all’Islam, anzi no: ai visigoti, anzi no: ai romani, anzi no…

Ma che modo di ragionare è questo?

La definizione universalmente accettata di Stato (vedi: Robert A. Dahl, Introduzione alla scienza politica, 1970, Il Mulino, pag. 28 e pag. 211; Ian Robertson, Sociologia, 1988, Zanichelli, pag. 505) è quella fornita da Max Weber:

“…lo Stato è quella comunità umana che all’interno di un determinato territorio – quello del «territorio» costituisce un segno distintivo – rivendica per sé (con successo) il monopolio dell’uso legittimo della forza fisica.” (Max Weber, La politica come professione, 2005, Armando, pagg. 32-33).

Come si può scrivere, quindi, che “Israele non ha e non può avere un diritto giuridico e morale di esistere, ma solo un diritto di fatto”?

Scrivere cose del genere significa non conoscere la definizione di Stato, che è un concetto basilare della scienza politica.

E infatti Barnard non fa che parlare di economia, mentre invece è la scienza politica che ci permette di capire sia il disastro italiano che il disastro europeo, come ho più volte scritto nei miei due saggi e in questo blog, vedi ad esempio qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2012/09/21/per-capire-il-disastro-europeo-e-il-disastro-italiano/

e qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2012/07/10/lignoranza-ci-sta-sommergendo-2/

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Un’analisi sbagliata

23 agosto 2013

Leggo sul Corriere della Sera un editoriale di Angelo Panebianco del 20 agosto, intitolato Un’assenza ingombrante, sul fallimento della politica estera di Obama:

Panebianco scrive di Obama:

“Ha eliminato Bin Laden? Ha fatto un uso massiccio dei droni per colpire terroristi islamici? Sì, ma senza la guida di una visione politica, quale che essa sia, l’uso degli strumenti militari non porta lontano. La guerra, diceva Clausewitz, ha una grammatica ma non una logica. La logica della guerra è politica. Ed è la politica che è mancata nell’azione militare e in quella diplomatica dell’Amministrazione.”

“Il tanto lodato discorso del Cairo (2009), quello con cui il neopresidente definiva, in chiave anti-Bush, i futuri rapporti con il mondo islamico, è stato il vero manifesto politico della sua Amministrazione. In quel discorso si trovano non solo le radici dei recenti errori americani in Medio Oriente, ma anche le ragioni di un più generale fallimento. Se ci si dichiara pronti a cooperare con chiunque quale che siano le sue scelte e ideologie, fatto salvo un generico appello al rispetto dei diritti umani, ci si trova poi disarmati quando quelle scelte e ideologie producono esiti sgraditi o nefasti.”

“E ha infine cavalcato, senza uno straccio di disegno politico, ma ponendosi al rimorchio dell’opinione pubblica, le cosiddette rivoluzioni arabe.”

“Un’assenza di visione politico-strategica…”

“Un’efficace politica estera è una equilibrata miscela di principi e convenienze. Obama ha snobbato i principi e ha perso anche sul piano delle convenienze.”

http://www.corriere.it/editoriali/13_agosto_20/un-assenza-ingombrante-angelo-panebianco_2d218ce6-0955-11e3-90e1-47a539d609c3.shtml

Non sono affatto d’accordo, non è così che è andata.

Non è vero che Obama non abbia una politica estera, non abbia “una visione politica”, non abbia neanche “uno straccio di disegno politico”, non abbia una “visione politico-strategica”, non abbia “principi”: ne ha, eccome!

Solo che sono completamente errati.

E l’errore è uno solo: quello di voler dialogare, come ho scritto nel post precedente, …con un immaginario Islam moderato, laico, democratico e pacifista.

Obama è stato eletto proprio a questo scopo, scopo che è completamente errato.

E, in ultimo, trovo oltraggioso che Panebianco metta Ronald Reagan, l’uomo che distrusse il comunismo, uno dei più grandi presidenti degli Stati Uniti d’America, nello stesso gruppo di Woodrow Wilson, che è stato, senza alcun dubbio, il peggior presidente che questo grande paese abbia mai avuto.

Ho scritto di Woodrow Wilson qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2013/01/20/la-ragione-e-la-paura/

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