Posts Tagged ‘alain de benoist’

Analisi miserevoli III

3 maggio 2016

Leggo su Conflitti e Strategie, pubblicato anche da Sputnik, un recente articolo di Gianni Petrosillo (del 22/04/2016), intitolato La previsione di Brzezinski:

«Gli Stati Uniti non sono più una potenza assoluta anche se mantengono il dominio del cielo, del mare e della terra. Per ora. Tuttavia, la supremazia americana si è indebolita, in virtù dell’emergere di nuovi player geopolitici che, almeno a livello regionale, iniziano a tenerle testa. Per un quindicennio, dall’implosione dell’URSS fino ai primi anni del XXI secolo, gli Usa hanno coltivato il sogno dell’impero e lo hanno giustificato con un apparato ideologico di mascheramento chiamato globalizzazione. La globalizzazione, benché si presentasse, teleologicamente, come un destino inevitabile per tutti i popoli che accedevano alla civiltà (economica, finanziaria, politica, culturale e sociale) era la proiezione di questa supremazia occidentale sullo scenario internazionale. La grande narrazione idealistica si è però sfilacciata con il venir meno del sostrato geopolitico sulla quale si basava: la suddetta egemonia americana. Qualcosa resiste ancora di quell’orizzonte mitico ma sono bagliori di illusioni.»

http://www.conflittiestrategie.it/la-previsione-di-brzezinski

http://katehon.com/it/article/america-declino-la-previsione-di-brzezinski

http://it.sputniknews.com/mondo/20160502/2590481/america-usa-declino-brzezinski.html

Che la globalizzazione (o mondializzazione) non esista affatto e che sia in realtà una frode della propaganda mondialista (frode di cui molti si sono fatti portavoce, p.e. Alain de Benoist) lo scrivo da tempo, vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2016/04/12/il-cicap-luaar-la-propaganda-mondialista-la-ragione-e-i-soldi/

e qui:

https://luigicocola.wordpress.com/tag/alain-de-benoist/

Ma che per Petrosillo tutto si riduca poi a semplice e banale imperialismo degli Stati Uniti d’America mi lascia a bocca aperta dallo stupore.

Com’è possibile non vedere che siamo di fronte all’ennesima ideologia antistato, ossia al mondialismo?

Com’è possibile non vedere il disegno complessivo tracciato dalle ideologie antistato nella storia?

Com’è possibile non vedere che la spiegazione dell’imperialismo USA non collima con la realtà?

Infatti:

perché mai il PCI, il Partito Comunista Italiano, si è trasformato in PD, il partito mondialista italiano per antonomasia?

perché mai coloro che erano fanaticamente comunisti si sono trasformati in fanatici mondialisti?

perché mai il PD è il primo partito d’Italia nei sondaggi odierni?

perché mai dal cattocomunismo si è passati al cattomondialismo?

Vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2016/04/21/da-cattocomunisti-a-cattomondialisti/

Dall’analisi di Petrosillo si evince che tutto ciò è avvenuto perché i comunisti italiani avrebbero fatto all’unisono (tutti quanti!) il salto della quaglia, diventando così lacchè degli imperialisti statunitensi.

Ma questo, date le dimensioni del fenomeno, è assai inverosimile, anzi del tutto impossibile.

Non solo è impossibile che tutta la dirigenza del PCI si sia venduta al capitale, è ancora più impossibile che la base abbia seguito una tale dirigenza.

Si tratta quindi dell’ennesima analisi miserevole della tragica situazione dell’Italia, del disastro europeo e del disastro dell’Occidente intero.

Copyright © 2016 Luigi Cocola. Tutti i diritti riservati.

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Tre pezzi facili (da confutare)

21 aprile 2015

Ecco tre brani di autori diversi, che sono facili da confutare. Si tratta insomma di tre perle.

La prima perla è un piccolo capolavoro di follia, da un articolo di Pierluigi Battista pubblicato sul Corriere della Sera venerdì 20 marzo 2015:

“Tutti a dire che è stata una disgrazia, che è colpa nostra se l’Isis è finito in Libia, mentre Gheddafi, che sarà pure stato un despota pagliaccio, ma era pur sempre il «nostro» despota pagliaccio, che è colpa nostra l’Iraq, che è colpa nostra la Siria…

…L’Occidente ha commesso innumerevoli errori, ma la vulgata salmodiata dai paladini delle nostre infinite colpe, offre una spiegazione fuorviante perché non vuole ammettere che la guerra che sta facendo un numero impressionante di vittime non è stata scatenata da «noi», ma da «loro».”

http://cinquantamila.corriere.it/storyTellerArticolo.php?storyId=550bd2ddcadd3

Eh già, sono «loro» che hanno scatenato la guerra: così, senza motivo.

Un bel giorno si sono svegliati e si sono detti: «Oggi scateniamo la guerra contro l’Occidente!».

Veniamo al secondo pezzo, una perla di Alain de Benoist (da un’intervista concessa a Giacomo Gabellini, 2 gennaio 2012):

“Credere anche che il sistema capitalista obbedisca a strategie escogitate in seno al Club Bilderberg e alla Commissione Trilaterale mi sembra molto ingenuo, e anche un pò puerile. Questa inclinazione rappresenta un tratto classico delle “teorie della cospirazione” di destra. Le persone di destra tendono sempre a ridurre il tutto all’azione nociva di un piccolo numero di persone. È per questo che non hanno mai compreso gli effetti sistemici che derivano dalla progettazione di strutture. Organizzazioni come il Club Bilderberg e la Commissione Trilaterale sono al massimo i luoghi della concertazione, insieme con gli strumenti della forma-capitale. Ma non sono luoghi dove si decide.”

http://www.statopotenza.eu/1470/1470

Ma per carità, non decidono niente, stanno lì per discutere di letteratura, tipo: «Che ne pensa del flusso di coscienza di Joyce?».

Questa perla di de Benoist è proprio un fulgido esempio di cretinismo strutturalista.

Il mondialismo, lungi dall’essere una fase ulteriore del capitalismo, è un’ideologia in piena regola, al pari, per esempio, del comunismo. Lenin e i suoi compagni di partito non decisero nulla nel 1917? O questo è un modo “molto ingenuo, e anche un pò puerile” di concepire la storia?

E veniamo al terzo pezzo, la terza perla, da un articolo di Maurizio Blondet del 28/12/2005, intitolato Confermato: Wojtyla era ebreo (forse frankista):

“Lo ha scoperto con gioia Yaakov Wise, uno studioso di genealogie ebraiche che abita a Manchester.
Da esperto del problema, Wise ha fatto ricerche sull’ascendenza del lato femminile della famiglia Wojtyla: per decreto rabbinico sono le madri, non i padri, a trasmettere l’ebraicità…

…Ma sapeva Wojtyla di avere sangue ebreo?
Wise sostiene di sì.”

https://forum.termometropolitico.it/395283-confermato-wojtyla-era-ebreo-forse-frankista.html

Blondet, nel XXI secolo, crede che ci sia un pezzetto di DNA che attesti l’ebraicità!

Ma perché non si legge un manuale elementare di biologia molecolare? Può sicuramente farcela. A capirlo.

Che l’ebraicità si trasmetta per via uterina è una verità teologica della religione ebraica. Ma non è una verità scientifica. A Blondet sfugge questa banale differenza fra verità teologica e verità scientifica.

Per esempio, nel Cristianesimo cattolico esiste il concetto di transustanziazione, ma nessuno si sogna di confondere questa verità teologica della religione cristiana cattolica con una verità scientifica.

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Ancora sul Rapporto ISPI 2015

21 marzo 2015

Ho già scritto circa il Rapporto ISPI 2015, intitolato In mezzo al guado – Scenari globali e l’Italia, a cura di Alessandro Colombo e Paolo Magri, vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2015/03/18/il-rapporto-ispi-2015-riconosce-il-fallimento-del-mondialismo/

Voglio ribadire la grande importanza di quest’analisi dell’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (ISPI).

Da ciò che scrive Alessandro Colombo nel 1° capitolo del Rapporto, capitolo intitolato La crisi generale dell’ordine internazionale, si possono trarre le seguenti deduzioni:

1. Il mondialismo esiste, sebbene in nessuna parte del Rapporto ISPI 2015 venga usata questa parola o il suo sinonimo “globalismo”. Colombo parla invece di “un progetto esplicito d’ingegneria sociale – la transizione al mercato e alla democrazia ‒, ispirato a un universalismo politico e giuridico ereditato dal secolo precedente” (ISPI, In mezzo al guado – Scenari globali e l’Italia, pag. 21), ciò che è chiaramente un eufemismo per indicare il mondialismo. Inoltre egli parla di “Nuovo Ordine Internazionale” (ibid., pag. 20), ossia di Nuovo Ordine Mondiale.

2. Il mondialismo è capeggiato dagli Stati Uniti d’America (ibid., pag. 21).

3. Il mondialismo non è un processo storico ineluttabile, bensì è “un progetto esplicito d’ingegneria sociale”, vedi sopra.

Considerare il mondialismo un processo storico ineluttabile (che quindi è più appropriato chiamare “mondializzazione” o “globalizzazione”) non è affatto una prerogativa della sinistra come in genere si pensa, vedi p.e. cosa scrive Claudio Martini sul blog main-stream.it:

«Le segnalo, per inciso, che il termine “mondialismo” ha una genuina caratura neofascista. Non la sto accusando di nulla, è solo accuratezza etmilogica.
Negli ambienti di sinistra, si parla di “globalizzazione”. Alla fine si tratta di etichette per designare la medesima cosa: il processo di svuotamento della sovranità degli stati.»

http://il-main-stream.blogspot.it/2014/05/i-fascisti-stanno-con-mosca-non-con-kiev.html

Non è così, in realtà anche a destra si parla spesso di mondializzazione o di globalizzazione, vedi p.e. La mondializzazione di Alain de Benoist, il padre della Nouvelle Droite, che è reperibile qui:

http://www.alaindebenoist.com/pages/textes.php?lang=it

Ecco cosa scrive de Benoist:

“Lungi dal rappresentare un’aberrante deviazione dal sistema capitalista, o dal poter essere interpretata come una novità radicale o addirittura come il risultato di un complotto, la mondializzazione si situa infatti nel solco di una dinamica secolare caratteristica della natura medesima del capitalismo. «La tendenza a creare un mercato mondiale è inclusa nel concetto stesso di capitale», osservava Karl Max già nel secolo scorso. Da questo punto di vista, Philippe Engelhard non ha torto quando scrive che «la mondializzazione certamente non è che l’ultimo fuoco d’artificio dell’esplosione della modernità occidentale».”

Appare evidente che de Benoist, in linea con l’uso della parola “mondializzazione”, considera ciò un processo storico ineluttabile e non una dottrina, un’ideologia.

Sul motivo per il quale si usa “mondializzazione” e non “mondialismo” ho scritto qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2015/03/11/loccidente-contro-il-resto-del-mondo/

4. Il mondialismo è fallito (ISPI, op. cit., pag. 20).

5. Il mondialismo è fallito perché ha una “natura eccezionalmente ambiziosa (e irrealistica)” (ibid., pagg. 20-21).

Sono perfettamente d’accordo con i suddetti cinque punti.

Mentre non mi trovo affatto d’accordo (non solo su questo specifico argomento, ma in generale) con Alain de Benoist, il cui primo referente culturale, del resto, è Rousseau, come egli stesso ha esplicitato:

“Ma filiation, s’il en fallait une, ce serait plutôt: Rousseau, la Commune, le socialisme français (surtout Sorel et Pierre Leroux), les non-conformistes des années 30, la Révolution conservatrice allemande, le syndicalisme révolutionnaire italien et le situationnisme. Tirez-en ce que vous voulez”

(Alain de Benoist, Réponses, La Revue du MAUSS, n°13, 1991, pag. 129)

http://www.archiveseroe.eu/benoist-a57664181

E con questo ho detto tutto.

Rousseau è un pessimo filosofo e chi si rifà al suo pensiero, anche solo parzialmente, è fortemente in errore.

Oltretutto l’opera filosofica di de Benoist ha ben poco a che fare con la destra e, dato che le sue prime manifestazioni risalgono al 1968 (ossia ad un tempo, ormai lontano, nel quale la destra era in fortissima crisi), è lecito ritenerla niente altro che un appeasement culturale alla sinistra, appeasement che al giorno d’oggi non ha più alcun senso.

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