Posts Tagged ‘americanism not globalism will be our credo’

Cosa farà Trump per l’Italia?

10 luglio 2017

Ai tempi della guerra fredda gli USA facevano di tutto per sconfiggere il comunismo, che è una ideologia antistato al pari del mondialismo, vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2015/02/12/le-tre-vie-delle-ideologie-antistato/

E quando dico di tutto intendo anche cose come il 1973 Chilean coup d’état:

https://en.wikipedia.org/wiki/1973_Chilean_coup_d%27%C3%A9tat

Oggi il nemico di Donald Trump e dei nazionalisti americani che lo votano è il mondialismo:

«Americanism, not globalism, will be our credo».

È chiaro che il nazionalismo USA, l’Americanism, non può limitarsi a vincere solo in patria, deve vincere nel mondo, altrimenti perirà.

Non può limitarsi a vivacchiare, deve sconfiggere il mondialismo dappertutto.

Anche in Italia, tanto per fare un esempio.

Copyright © 2017 Luigi Cocola. Tutti i diritti riservati.

L’imbecillità di Johnny Depp

25 giugno 2017

Johnny Depp, come quasi tutti gli attori di Hollywood, è contro Donald Trump.

In altre parole, egli è un mondialista, ed è chiaro perché: perché fa parte dell’élite.

Infatti:

«Nel 2010, secondo la rivista Forbes, è stato l’attore più pagato del mondo assieme a Sandra Bullock, guadagnando 80 milioni di dollari da giugno 2009 a giugno 2010.»

https://it.wikipedia.org/wiki/Johnny_Depp

Gli attori di Hollywood fanno parte dell’élite globalista e di conseguenza sono contro il popolo americano, quello di cui parla la United States Constitution: «We the People of the United States».

Vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2017/05/16/gli-stati-uniti-sono-una-democrazia-fallita/

Cosa ha fatto l’altro giorno Johnny Depp?

Questo:

Johnny Depp Flirts With Idea of Trump Assassination, Then Apologizes

«LONDON — The actor Johnny Depp is the latest American entertainment figure to suggest — however jokingly, ironically or obliquely — the killing of President Trump.

Speaking on Thursday at the Glastonbury arts festival in southwest England, Mr. Depp asked the audience, “Can you bring Trump here?”

The remark was met with booing and jeering, and he continued: “You misunderstand completely. When was the last time an actor assassinated a president? I want to clarify: I’m not an actor. I lie for a living. However, it’s been awhile, and maybe it’s time.”

The words — which were condemned by the White House on Friday, and which Mr. Depp apologized for — were being interpreted as an allusion to the assassination of President Abraham Lincoln by John Wilkes Booth, an actor, in 1865…»

www.nytimes.com/2017/06/23/arts/johnny-depp-glastonbury-trump.html

In italiano:

Johnny Depp choc, vuole assassinare Trump
Durante un suo intervento al Festival di Glastonbury l’attore si è lanciato in un’invettiva contro The Donald. «È da tempo che un attore non uccide un presidente».

“…«Possiamo portare qui Trump? Credo abbia bisogno di aiuto. Ci sono un sacco di meravigliosi posti bui dove può andare. Quando è stata l’ultima volta che un attore ha assassinato un presidente?», ha detto Depp. Che poi ha aggiunto: «Voglio chiarire una cosa, non sono un attore, io mento per vivere, ma non accade da un po’ e forse è il momento». Riferimento chiaro a John Wilkes Booth, il teatrante che assassinò, il 15 aprile 1865, Abraham Lincoln con un colpo d’arma da fuoco alla nuca.”

http://www.lettera43.it/it/articoli/mondo/2017/06/23/johnny-depp-choc-vuole-assassinare-trump/211670/

Ebbene, le parole che ha pronunciato Johnny Depp, non solo sono chiaramente riprovevoli e da condannare da parte di tutti, sono anche parole di rara imbecillità: infatti egli, pur essendo nemico giurato di Donald Trump come quasi tutti gli attori di Hollywood, non si è minimamente accorto di averlo paragonato al grande, grandissimo, Abraham Lincoln, l’uomo che fece abolire la schiavitù negli Stati Uniti d’America e che, proprio per questo, è universalmente considerato il miglior Presidente americano della storia.

O forse l’élite globalista non giudica positivamente l’abolizione della schiavitù e vuole reintrodurla…

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Angela George [CC BY-SA 3.0], via Wikimedia Commons

La miserabile censura mondialista di Wikipedia in lingua italiana

8 giugno 2017

Ho scritto più volte che Wikipedia in lingua italiana non ha la voce “globalismo” (o “mondialismo”), vedi p.e. qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2016/01/21/la-propaganda-mondialista-italiana-nega-levidenza/

In questo post del 2016 avevo riportato l’elenco delle lingue in cui la suddetta voce di Wikipedia era presente.

Ultimamente si è aggiunta la lingua cinese.

Quindi in data odierna (8 giugno 2017) è questo l’elenco delle lingue in cui è presente su Wikipedia la voce “globalismo” (o “mondialismo”):

Català
Deutsch
English
Español
فارسی (Persian)
Français
한국어 (Korean)
Հայերեն (Armenian)
Bahasa Indonesia
Қазақша (Kazakh)
日本語 (Japanese)
پښتو (Pashto)
Polski
Português
Română
Русский (Russian)
Српски / srpski (Serbian)
Українська (Ukrainian)
中文 (Chinese)

https://en.wikipedia.org/wiki/Globalism

Come si può notare, ci sono tutte le principali lingue del mondo tranne l’italiano.

Ecco Donald Trump che pronuncia la parola “globalism”:

«We will no longer surrender this country, or its people, to the false song of globalism.

The nation-state remains the true foundation for happiness and harmony. I am skeptical of international unions that tie us up and bring America down, and will never enter America into any agreement that reduces our ability to control our own affairs.»

https://www.donaldjtrump.com/press-releases/donald-j.-trump-foreign-policy-speech

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Anche Zbigniew Brzezinski è morto

3 giugno 2017

Dopo David Rockefeller è morto anche Zbigniew Brzezinski (26 maggio 2017).

Ecco un brano di un suo libro del 1970, Between Two Ages:

«Yet it is generally true, as the author of a suggestive paper notes, that “the vision and objectives of society [have] changed. Today a new concept of man and his world is challenging the concepts of the Renaissance which have guided man’s behavior for the past five hundred years.” The nation-state as a fundamental unit of man’s organized life has ceased to be the principal creative force [il neretto è mio]: “International banks and multinational corporations are acting and planning in terms that are far in advance of the political concepts of the nation-state.” 44 [44. A. Barber, The 20th Century Renaissance, private paper, Institute of Politics and Planning, Washington, D.C., 1968, pp. 1, 8.]»

Zbigniew Brzezinski, Between Two Ages. America’s Role in the Technetronic Era, The Viking Press, 1970, pag. 28

https://archive.org/details/pdfy-z5FBdAnrFME2m1U4

«Lo stato-nazione come unità fondamentale della vita organizzata dell’uomo ha cessato di essere la principale forza creativa», questo scrive Zbigniew Brzezinski, citando inoltre virgolettati di A. Barber.

Questo brano conferma pienamente la definizione del mondialismo (o globalismo, o internazionalismo liberale, o internazionalismo di David Rockefeller) che ho dato più e più volte in questo blog: è l’ideologia che vuole eliminare lo Stato dalla faccia della terra usando come mezzo specifico l’ultracapitalismo.

Come ho scritto più e più volte, la prescrizione di eliminare lo Stato (il quale è sempre esistito, non è affatto un’invenzione rinascimentale di cinquecento anni fa, come credono o fanno finta di credere Barber e Brzezinski) è un concetto neotestamentario che si trova (solo e unicamente!) nell’Apocalisse di Giovanni, vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2017/05/30/sul-puritanesimo-costanzo-preve-ha-torto/

e qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2012/08/10/ma-lo-stato-e-sempre-esistito-oppure-e-uninvenzione-recente/

Come ho già scritto in un vecchio post, se noi andiamo a vedere la bandiera dell’Unione Europea, troviamo la conferma che tutto ciò nasce dall’Apocalisse di Giovanni:

«Un segno grandioso apparve nel cielo: una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e, sul capo, una corona di dodici stelle. Era incinta, e gridava per le doglie e il travaglio del parto.»

Apocalisse di Giovanni, 12, 1-2, Bibbia CEI 2008

Vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2015/03/08/lapocalisse-e-lunione-europea/

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Luttwak: non riusciranno a buttar giù Trump

1 giugno 2017

Leggo su lookoutnews.it un’intervista molto interessante di Luciano Tirinnanzi a Edward Luttwak (31 maggio 2017):

L’America di Trump, dal “Russiagate” alla Merkel. Intervista a Edward Luttwak
La presidenza repubblicana vista dagli occhi del celebre politologo, già consulente strategico del governo degli Stati Uniti. «Non c’è modo di fermare Trump. Ivanka il prossimo presidente»

«Il presidente è alle prese con il cosiddetto “Russiagate”, ma da dove originano le accuse contro Trump e il suo staff, che lo vorrebbero troppo vicino a Mosca?

Sa come si chiama questo? Post-traumatic election disorder. I democratici, e l’opposizione più in generale, sono ancora traumatizzati dalla vittoria di Donald Trump e dalla maniera con cui ha vinto le elezioni. Tutti i commentatori politici erano convinti che avrebbe perso amaramente e che, con lui alla testa dei repubblicani, il partito ne sarebbe uscito distrutto. Invece, Trump non solo ha trionfato, ma ha fatto guadagnare al partito repubblicano sia il Senato che la Camera, e gli ha dato persino due nuovi governatori, cosa che ha permesso al Grand Old Party di raggiungere un numero record di governatori nella storia repubblicana. Solo a quel punto, i democratici hanno compreso quanto i loro calcoli fossero stati sbagliati. La vittoria di Trump, perciò, non è stata ancora digerita dall’élite di Washington, che resta in stato di choc e tenta disperatamente di usare i peggiori metodi del maccartismo (il clima esasperato di sospetto per attività anti-americane e comuniste generatosi nel secondo dopoguerra, ndr).

È questo ad aver generato il caos politico di cui siamo spettatori?

Intorno alla figura di Trump è stata messa in piedi una congiura ed è stata costruita una teoria che lo vorrebbe un agente di Vladimir Putin, secondo una sceneggiatura degna di Hollywood. Ragion per cui ogni contatto di qualsiasi persona vicina al presidente con qualsivoglia russo e in qualsiasi tempo, costituirebbe un comportamento sospetto, se non addirittura delittuoso. In breve, vogliono criminalizzarlo. Ma per simili accuse servono prove solide, mentre qui di prove non ce ne sono. Quindi, dopo tanti discorsi, alla fine tutti gli accusatori di Trump saranno obbligati ad ammettere che non hanno niente di concreto contro di lui. Il cosiddetto “Russiagate”, in definitiva, è una manifestazione isterica che si risolverà tra poco tempo e non avrà alcuna conseguenza o impatto sull’Amministrazione. Donald Trump semplicemente non può essere rimosso [il neretto è mio]…

…Vincendo le elezioni di midterm dopo la rielezione, potrà preparare il terreno per la figlia Ivanka, che diventerà così la prima donna presidente d’America [il neretto è mio] e che è già in apprendistato alla Casa Bianca, dove non a caso ha un proprio ufficio. Questa è anche la ragione per cui l’élite americana tenta di buttarlo giù con ostinazione.»

http://www.lookoutnews.it/trump-edward-luttwak-intervista/

Come si può notare, Edward Luttwak, senza mai nominare in quest’intervista il punto nodale della situazione, e cioè lo scontro acerrimo tra il globalismo (l’élite di Washington) e il nazionalismo (Donald Trump), accetta tranquillamente che vinca quest’ultimo, anzi parla di Ivanka Trump come 46° Presidente USA dopo il doppio mandato del padre.

Altro che Mark Zuckerberg!

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Ariana Grande: i am so so sorry

24 maggio 2017

Ariana Grande dopo la vittoria di Donald Trump:

Ariana Grande dopo l’attentato di Manchester:

Perché Mark Zuckerberg e Jeff Bezos sono globalisti?

21 maggio 2017

Nonostante che premi Nobel per l’Economia come Joseph Stiglitz e Paul Krugman facciano indecorosamente e servilmente propaganda mondialista, gettando nel fango la loro dignità e i loro premi Nobel, e nonostante che ultraricchi come Mark Zuckerberg e Jeff Bezos (*) vogliano raggirare il popolo americano facendosi alfieri dell’ideologia mondialista, resta un dato di fatto incontrovertibile, che è questo:

il globalismo, il cui scopo è quello di eliminare lo Stato per mezzo dell’ultracapitalismo, comporta necessariamente che il popolo, cioè tutti tranne una piccolissima élite, viva in povertà.

Così stanno le cose e affermare che l’Open Society, cioè una società senza Stato, possa contemporaneamente essere un welfare state, come ha fatto per esempio, senza vergogna alcuna, Joseph Stiglitz, significa insultare l’intelligenza di chi legge queste baggianate, vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2017/05/11/joseph-stiglitz-racconta-menzogne-e-fa-propaganda-mondialista/

Bisogna porsi una semplicissima domanda:

il popolo degli Unites States accetta la povertà?

Certamente no, finché esisterà la democrazia negli United States, cioè finché il popolo americano potrà votare.

Il potere della propaganda ha dei limiti (soprattutto nell’era di internet) che non possono essere superati.

Quindi o negli United States vengono abolite le elezioni e l’élite impone al paese una dittatura esplicita o l’ideologia mondialista cadrà.

Quello che Arnold J. Toynbee denominò a suo tempo “proletariato interno” farà cadere il globalismo, come avevo scritto in un mio post del 7 marzo 2016:

https://luigicocola.wordpress.com/2016/03/07/perche-il-mondialismo-durera-meno-del-comunismo/

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(*)

16 Jan 2017

Deborah Hardoon

AN ECONOMY FOR THE 99%
It’s time to build a human economy that benefits everyone, not just the privileged few

New estimates show that just eight men own the same wealth as the poorest half of the world. As growth benefits the richest, the rest of society – especially the poorest – suffers. The very design of our economies and the principles of our economics have taken us to this extreme, unsustainable and unjust point. Our economy must stop excessively rewarding those at the top and start working for all people. Accountable and visionary governments, businesses that work in the interests of workers and producers, a valued environment, women’s rights and a strong system of fair taxation, are central to this more human economy.

“It is four years since the World Economic Forum identified rising economic inequality as a major threat to social stability (1), and three years since the World Bank twinned its goal for ending poverty with the need for shared prosperity (2). Since then, and despite world leaders signing up to a global goal to reduce inequality, the gap between the rich and the rest has widened. This cannot continue. As President Obama told the UN General Assembly in his departing speech in September 2016: «A world where 1% of humanity controls as much wealth as the bottom 99% will never be stable.»

Yet the global inequality crisis continues unabated:

•  Since 2015, the richest 1% has owned more wealth than the rest of the planet (3) [il neretto è mio].

•  Eight men now own the same amount of wealth as the poorest half of the world (4) [il neretto è mio].

•  Over the next 20 years, 500 people will hand over $2.1 trillion to their heirs – a sum larger than the GDP of India, a country of 1.3 billion people (5).

•  The incomes of the poorest 10% of people increased by less than $3 a year between 1988 and 2011, while the incomes of the richest 1% increased 182 times as much (6).

•  A FTSE-100 CEO earns as much in a year as 10,000 people in working in garment factories in Bangladesh (7).

•  In the US, new research by economist Thomas Piketty shows that over the last 30 years the growth in the incomes of the bottom 50% has been zero, whereas incomes of the top 1% have grown 300% (8).

•  In Vietnam, the country’s richest man earns more in a day than the poorest person earns in 10 years (9).

Left unchecked, growing inequality threatens to pull our societies apart. It increases crime and insecurity, and undermines the fight to end poverty (10). It leaves more people living in fear and fewer in hope.

From Brexit to the success of Donald Trump’s presidential campaign, a worrying rise in racism and the widespread disillusionment with mainstream politics, there are increasing signs that more and more people in rich countries are no longer willing to tolerate the status quo [il neretto è mio]…”

http://policy-practice.oxfam.org.uk/publications/an-economy-for-the-99-its-time-to-build-a-human-economy-that-benefits-everyone-620170

Vorrei far notare quanto segue.

«Eight men now own the same amount of wealth as the poorest half of the world» afferma il suddetto Rapporto Oxfam 2017 (disponibile in inglese, francese, spagnolo e portoghese).

E chi sono costoro?

Ce lo dice questo articolo di internazionale.it (16 gennaio 2017), intitolato Otto uomini possiedono la stessa ricchezza di metà della popolazione mondiale:

«Al momento otto uomini possiedono il corrispettivo della ricchezza del 50 per cento della popolazione mondiale. Ecco gli otto miliardari: Bill Gates (75 miliardi di dollari), Amancio Ortega (67 miliardi di dollari), Warren Buffett (60,8 miliardi di dollari), Carlos Slim Helu (50 miliardi di dollari), Jeff Bezos (45,2 miliardi di dollari), Mark Zuckerberg (44,6 miliardi di dollari), Larry Ellison (43,6 miliardi di dollari), Michael Bloomberg (40 miliardi di dollari).»

http://www.internazionale.it/notizie/2017/01/16/otto-uomini-ricchezza-oxfam

Sorge irresistibilmente il dubbio che individui come Mark Zuckerberg e Jeff Bezos abbiano abbracciato l’ideologia mondialista solo e unicamente per conservare (e possibilmente anche accrescere) la propria sproporzionata ricchezza.

Insomma, perché dobbiamo imporre il globalismo (cioè la povertà) a tutto il mondo, magari usando le armi nucleari contro la Russia, dato che essa (giustamente!) si oppone al globalismo (ed essa certamente contrattaccherà usando il suo formidabile arsenale nucleare)?

Semplicemente per far conservare a Jeff Bezos il suo capitale di 45,2 miliardi di dollari e a Mark Zuckerberg il suo capitale di 44,6 miliardi di dollari.

Ecco perché.

Copyright © 2017 Luigi Cocola. Tutti i diritti riservati.

Sull’essere nella merda fino al collo

20 maggio 2017

Quando ci si immagina un premio Nobel per l’Economia, ci si immagina ovviamente una persona estremamente intelligente, insomma un genio.

Bene, leggo sul Sole24ore un recente articolo di Paul Krugman, intitolato Gli elettori di Trump non ammettono (ancora) l’errore.

Cosa scrive qui il nostro geniale premio Nobel per l’Economia 2008?

Scrive della sua costernazione nel constatare che gli elettori di Donald Trump («Americanism, not globalism, will be our credo») non si sono affatto pentiti di averlo votato.

Ma essi prima o poi si pentiranno, egli conclude.

Insomma, il messaggio è questo:

dovete pentirvi peccatori che non siete altro, non dovete più votare per gente come Donald Trump, ma per noi globalisti!

Ecco qui alcune geniali frasi del suddetto articolo:

«…Eppure ci sono stati 7mila articoli (okay, è una stima approssimativa, non li ho contati uno per uno) sul fatto che i sostenitori di Trump rimangono al suo fianco, sono arrabbiati con quei cattivoni dei media e lo voterebbero di nuovo a cuor leggero. Come si spiega?…

…Un principio di fondo che ho imparato negli anni trascorsi al New York Times è che quasi nessuno ammette mai di essersi sbagliato, su qualunque cosa: e più sono nel torto, meno sono disposti ad ammetterlo…

…Ora pensate a che cosa significa aver votato per Trump. I mezzi di informazione hanno passato gran parte della campagna elettorale a crogiolarsi in un’orgia di false equivalenze, eppure la maggior parte degli elettori probabilmente ha ricavato l’impressione che l’establishment politico e mediatico considerava Trump ignorante e caratterialmente inadeguato a fare il presidente. Nel voto per il candidato repubblicano ha quindi pesato molto una reazione del genere: «Ah! Voi dell’élite vi credete tanto intelligenti? Ora vi facciamo vedere noi!».

Adesso, che Trump sia ignorante e caratterialmente inadeguato a fare il presidente è evidente. Ma se pensate che i suoi supporter accetteranno ben presto questa realtà evidentemente non conoscete bene la natura umana. Paradossalmente, l’atrocità di Trump gli copre le spalle: i suoi sostenitori non sono pronti – non ancora, almeno – ad ammettere di aver fatto un errore di queste proporzioni.

Inoltre, va detto, finora il trumpismo non ha prodotti grandi effetti sulla vita quotidiana: i maggiori fallimenti di Trump sono legati a quello che non è successo, non a quello che è successo. Perciò è ancora abbastanza facile per le persone che hanno questa inclinazione liquidare le notizie negative come pregiudizi dei mezzi di informazione.

Ma questo argine prima o poi cederà…»

http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2017-05-19/gli-elettori-trump-non-ammettono-ancora-l-errore-122038.shtml

Nella versione originale inglese pubblicata in data 1 maggio 2017 sul New York Times, col titolo On the Power of Being Awful:

«…Yet there have, by my count, been seven thousand news articles — O.K., it’s a rough estimate — about how Trump supporters are standing by their man, are angry at those meanies in the news media, and would gladly vote for him all over again. What’s going on?…

…One basic principle I’ve learned in my years at The Times is that almost nobody ever admits being wrong about anything — and the wronger they were, the less willing they are to concede error…

…Now think about what it means to have voted for Trump. The news media spent much of the campaign indulging in an orgy of false equivalence; nonetheless, most voters probably got the message that the political/media establishment considered Trump ignorant and temperamentally unqualified to be president. So the Trump vote had a strong element of: “Ha! You elites think you’re so smart? We’ll show you!”

Now, sure enough, it turns out that Trump is ignorant and temperamentally unqualified to be president. But if you think his supporters will accept this reality any time soon, you must not know much about human nature. In a perverse way, Trump’s sheer awfulness offers him some political protection: His supporters aren’t ready, at least so far, to admit that they made that big a mistake.

Also, to be fair, so far Trumpism hasn’t had much effect on daily life. In fact, Trump’s biggest fails have involved what hasn’t happened, not what has. So it’s still fairly easy for those so inclined to dismiss the bad reports as media bias.

Sooner or later, however, this levee is going to break…»

www.nytimes.com/2017/05/01/opinion/donald-trump-on-the-power-of-being-awful.html

E a questo qui hanno dato un premio Nobel per l’economia???

La mia conclusione non può che essere questa:

siamo nella merda fino al collo,

l’Occidente è nella merda fino al collo,

e, dato che l’Occidente è in possesso di ingentissimi quantitativi di armi nucleari, l’intera umanità è nella merda fino al collo.

Vedi infatti qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2017/05/14/ce-delirio-e-delirio/

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Gli Stati Uniti sono una democrazia fallita?

16 maggio 2017

Sta divampando negli Stati Uniti d’America il conflitto tra l’élite globalista e il popolo, quel popolo che ha eletto legalmente, liberamente e democraticamente Donald Trump come suo 45° Presidente.

«We the People of the United States», così inizia la United States Constitution, come si può vedere in questa foto:

L’élite globalista non ha accettato il risultato delle elezioni legali, libere e democratiche, vuole calpestare la Costituzione, vuole eliminare Donald Trump, e ciò sia per tiranneggiare il popolo, sia per imporre al popolo il delirio culturale del globalismo, delirio culturale da cui essa è posseduta, mentre invece il popolo, eleggendo Donald Trump («Americanism, not globalism, will be our credo»), ha rifiutato nettamente questo delirio culturale, dimostrando assai più buon senso e capacità di giudizio della sua élite.

I fatti dimostrano, a un ritmo sempre più crescente, che l’élite globalista non si fermerà finché non avrà eliminato Donald Trump o con l’impeachment (vedi il caso Nixon) o con l’assassinio (vedi il caso Kennedy).

David Rockefeller, il capo indiscusso dell’élite globalista USA, è morto, ma hanno preso il suo posto altri capitalisti globalisti: George Soros, Mark Zuckerberg, Jeff Bezos, ecc. ecc.

Ecco cosa scrisse David Rockefeller nella sua autobiografia:

«Some even believe we are part of a secret cabal working against the best interests of the United States, characterizing my family and me as “internationalists” and of conspiring with others around the world to build a more integrated global political and economic structure – one world, if you will.

If that’s the charge, I stand guilty, and I am proud of it.»

(David Rockefeller, Memoirs, Random House, 2003, pag. 405)

Chi protegge, con il potere della forza fisica, questi capitalisti globalisti, che sono nemici giurati del popolo e perciò nemici giurati degli United States, come lo fu, per sua stessa confessione scritta, David Rockefeller?

L’FBI? LA CIA? Chi???

Siamo in un momento paradossale della storia: il popolo americano ha internet, un mezzo potentissimo di democrazia che i Founding Fathers neanche si sognavano, eppure essi, tra mille difficoltà, riuscirono a produrre la United States Declaration of Independence e la United States Constitution.

Possibile che il popolo americano di oggi non abbia neanche la forza di far rispettare ciò che i Founding Fathers produssero?

Se i capitalisti globalisti riuscissero a eliminare, in un modo o nell’altro, Donald Trump, vorrebbe dire, in modo assolutamente definitivo, che gli Stati Uniti d’America sono una democrazia fallita.

E che quindi la United States Declaration of Independence e la United States Constitution sono soltanto vecchi pezzi di carta, senza valore alcuno.

E anche che il popolo USA è condannato alla povertà, come previsto dal delirio culturale del globalismo, vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2016/08/17/tre-caratteristiche-necessarie-del-mondialismo/

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Perché James Comey non si dimette?

23 marzo 2017

Ecco alcuni articoli di giornali italiani su questo argomento (quello della Repubblica l’ho citato nel precedente post):

Yes We Scan, il team di Trump intercettato da Obama

“«Incidental collections», «intercettazioni accidentali»: le comunicazioni del presidente degli Stati uniti, Donald Trump, potrebbero essere state raccolte in modo «accidentale» dall’intelligence statunitense durante la transizione, ovvero il periodo tra la vittoria alle elezioni e l’insediamento alla Casa bianca. Ssecondo il capo della Intelligenge House Committee degli Usa, il repubblicano della California Devin Nunes, il team di transizione di Donald Trump sarebbe stato monitorato da Obama nel periodo che va dallo scorso novembre, fino al febbraio 2017. Le «intercettazioni» sarebbero legali e sperse tra i vari report dell’intelligence e sarebbero frutto di un caso. Di certo però a essere monitorati sarebbero state le prime telefonate ai leader stranieri di Donald Trump da inquilino della Casa bianca, per quanto ancora non insediatosi.

Significherebbe, se la notizia fosse vera e verificata, che Donald Trump e la sua squadra sarebbero stati intercettati, per quanto in modo legale, secondo Nunes, ben dopo l’elezione di alla presidenza americana…

…Nunes ha quindi sottolineato che si tratterebbe di attività legali. Alla domanda sulla possibilità che Trump sia stato «spiato», Nunes ha risposto che bisognerebe prima capirsi su cosa si intenda per «spiare» [il neretto è mio].”

https://ilmanifesto.it/yes-we-scan-il-team-di-trump-intercettato-da-obama/

Barack Obama potrebbe realmente aver intercettato Trump
Dopo alcune settimane passate dalle accuse da parte dell’attuale Presidente degli Stati Uniti d’America, arrivano le prime fonti che confermerebbero quanto dichiarato da Trump sulle intercettazioni messe in atto dall’amministrazione Obama

“…Trump aveva scagliato questa pesante accusa ad inizio marzo, quando via Twitter ebbe a dire: “Ho appena scoperto che Obama aveva ‘intercettato’ la Trump Tower poco prima della vittoria”. E ancora: “Non hanno trovato nulla. Questo è puro maccartismo”. Le pesanti accuse del presidente attuale verso Barack Obama non erano passate sottotraccia, ma anzi avevano suscitato un coro di voci scandalizzate provenienti dalla maggior parte dei media tradizionalmente a trazione democratica. Barack Obama, insomma, era e resta intoccabile per molti. Il direttore del Federal Bureau of Investigation (Fbi), James Comey, poi, aveva completamente smentito dinanzi al Senato l’ipotesi decantata da Trump [il neretto è mio]. Ieri, però, il colpo di scena. Nunes, nello specifico, avrebbe dichiarato rispetto le telefonate di Trump che: “possono essere state ascoltate dagli investigatori attraverso una intercettazione accidentale”…”

http://www.ilgiornale.it/news/mondo/barack-obama-potrebbe-realmente-aver-intercettato-trump-1378238.html

CLAMOROSO / EMERGONO LE PROVE: OBAMA HA DAVVERO DATO ORDINE DI SPIARE LO STAFF DI TRUMP IN CAMPAGNA ELETTORALE

“WASHINGTON – Le agenzie di intelligence statunitensi hanno davvero intercettato figure della campagna elettorale di Donald Trump e del suo team di transizione presidenziale. Lo ha dichiarato ieri, nel corso di una conferenza stampa a dir poco esplosiva, il direttore della commissione Intelligence della Camera dei rappresentanti, il repubblicano Devin Nunes.

Il presidente Usa, Donald Trump, aveva scatenato un putiferio all’inizio di marzo, denunciando via Twitter l’intercettazione sua e della sua campagna elettorale per ordine del suo predecessore, Barack Obama: “Ho appena scoperto che Obama aveva ‘intercettato’ la Trump Tower poco prima della vittoria”, aveva scritto il presidente. “Non hanno trovato nulla. Questo e’ puro maccartismo”. Le accuse di Trump, non circostanziate, avevano suscitato incredulita’ all’inizio, e scandalo poi, sino a questa settimana, quando il direttore del Federal Bureau of Investigation (Fbi), James Comey, ha categoricamente smentito di fronte al Senato che l’amministrazione Obama abbia mai ordinato la sorveglianza di Trump e dei suoi collaboratori, neanche indirettamente, tramite un mandato Fisa (Foreign Intelligence Surveillance Act)

…Lo scenario e’ completamente mutato ieri: dopo una visita lampo alla Casa Bianca, Nunes ha annunciato “sviluppi significativi”: “Informazioni sottoposte alla mia attenzione attestano che in numerose occasioni l’intelligence ha incidentalmente raccolto informazioni in merito a cittadini statunitensi coinvolte nella transizione del presidente Trump”. Col termine “incidentale”, Nunes pare confermare che l’amministrazione Obama avesse effettivamente richiesto e ottenuto l’intercettazione di diplomatici stranieri – primo tra tutti, l’ambasciatore russo negli Usa – per verificare eventuali contatti tra la campagna di Trump e il Cremlino.

Non e’ tutto: secondo Nunes, l’agenzia che ha effettuato le intercettazioni – quasi certamente l’Fbi – ha raccolto “dettagli relativi a cittadini statunitensi legati all’amministrazione presidenziale prossima all’insediamento”. Queste informazioni, “di poca o nulla rilevanza apparente per l’intelligence”, sono state nondimeno “ampiamente disseminate tra le varie agenzie della comunita’ d’intelligence statunitense”: una distribuzione di informazioni riservate che l’amministrazione Obama ha autorizzato con un decreto a pochi giorni dal cambio di consegne alla Casa Bianca. Contrariamente a quanto accade per gli atti relativi a indagini riservate, i nomi presenti in questi documenti “non sono stati cancellati”, e sono divenuti oggetto, nel corso degli ultimi mesi, delle fughe di notizie riprese quotidianamente dai media…

Il deputato ha annunciato che la commissione d’intelligence della Camera indaghera’ in merito a eventuali violazioni procedurali da parte dell’Fbi, e tra le righe ha fornito un’altra informazione importante: i documenti e le informazioni sottoposti alla sua attenzione provengono dalla National Security Agency (Nsa) [il neretto è mio]…”

http://www.ilnord.it/c-5247_CLAMOROSO__EMERGONO_LE_PROVE_

OBAMA_HA_DAVVERO

_DATO_ORDINE_DI_SPIARE_LO_STAFF_DI_TRUMP

_IN_CAMPAGNA_ELETTORALE

Ma negli Stati Uniti d’America mentire sotto giuramento non è un reato grave?

Da parte poi del direttore dell’FBI!

E non è un reato gravissimo mettersi a spiare addirittura il Presidente alla Casa Bianca, ossia fino a febbraio 2017 (Trump si è insediato il 20 gennaio)?

Non dovrebbe James Comey dimettersi?

E sarebbe anche troppo poco.

Dovrebbe essere mandato sotto processo.

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