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Conseguenze di due interpretazioni del mondialismo

23 luglio 2017

In un precedente post ho esposto una critica all’interpretazione del mondialismo come lotta di classe fornita da Diego Fusaro e ho anche esposto la mia interpretazione del mondialismo come delirio culturale:

https://luigicocola.wordpress.com/2017/07/15/il-mondialismo-non-e-una-lotta-di-classe-e-un-delirio-culturale/

C’è già stato nella cultura cristiana occidentale (Europa e Stati Uniti d’America) almeno un altro delirio culturale: la caccia alle streghe, che è durata da circa il 1450 a circa il 1750 (il processo delle streghe di Salem risale infatti al 1692).

La caccia alle streghe è un delirio culturale perché le streghe non esistono.

Analogamente, il mondialismo (o globalismo) è un delirio culturale perché vuole eliminare lo Stato, che invece è una necessità della Ragione, anzi è un universale culturale, esattamente come i riti funebri e il tabù dell’incesto, e infatti è sempre esistito, vedi p.e. qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2016/11/18/il-mondialismo-e-un-delirio-culturale/

e qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2012/08/10/ma-lo-stato-e-sempre-esistito-oppure-e-uninvenzione-recente/

Norberto Bobbio scrive a questo proposito:

“La teoria marx-engelsiana della fine dello Stato è certamente la più popolare ma non è la sola [vedi la mia teoria unificata delle ideologie antistato]. Se ne indicheranno, senza alcuna pretesa di completezza, almeno altre tre [il Cristianesimo, il sansimonismo e l’anarchismo]. Vi è anzitutto, antica e sempre rinascente, un’aspirazione a una società senza Stato d’origine religiosa, comune a molte sette ereticali cristiane che, predicando il ritorno alle fonti evangeliche, a una religione della non violenza e della fratellanza universale, rifiutano l’obbedienza alle leggi dello Stato, non ne riconoscono le due funzioni essenziali, la milizia e i tribunali [il neretto è mio], ritengono che una comunità che viva in conformità dei precetti evangelici non abbia bisogno delle istituzioni politiche. All’estremo opposto l’ideale della fine della società politica e della classe politica che ne trae un abusivo vantaggio è stato predicato da una concezione che oggi si direbbe tecnocratica dello Stato, come quella esposta da Saint-Simon secondo cui nella società industriale ove protagonisti non sono più i guerrieri e i legisti ma diventano gli scienziati e i produttori, non ci sarà più bisogno della «spada di Cesare». Questo ideale tecnocratico peraltro si accompagna in Saint-Simon con una forte ispirazione religiosa (il nouveau christianisme), quasi a suggerire l’idea che questo salto fuori della storia che è la società senza Stato [il neretto è mio] non sia pensabile prescindendo da un’idea messianica.”

(Norberto Bobbio, Stato, governo, società, 1995, Einaudi, pagg. 123-124)

Come si può notare Norberto Bobbio parla di Cristianesimo (i Vangeli appartengono al Nuovo Testamento) e non di Ebraismo, come invece fa, erroneamente, Costanzo Preve, vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2017/05/30/sul-puritanesimo-costanzo-preve-ha-torto/

Notare anche come la concezione “tecnocratica” di Henri de Saint-Simon (che era cristiano, come Pierre-Joseph Proudhon, Karl Marx e Friedrich Engels) altro non è che il mondialismo predicato da David Rockefeller, dalla Casa Reale dei Paesi Bassi (cioè la Casa d’Orange-Nassau), che sponsorizza il Gruppo Bilderberg dal 1954 a tutt’oggi, da Zbigniew Brzezinski, da George Soros, da Mark Zuckerberg, ecc. ecc.

Non ha nessuna importanza che George Soros e Mark Zuckerberg, a differenza degli altri che ho menzionato, siano ebrei: il fatto è che entrambi vivono nella cultura cristiana occidentale (Soros ha perfino un degree di secondo livello in filosofia conseguito alla London School of Economics) e quindi condividono anch’essi il delirio culturale del mondialismo, che è proprio e peculiare della cultura cristiana occidentale.

Ed è anche interessante notare che Saint-Simon (1760-1825) partecipò alla guerra d’indipendenza americana.

Le due interpretazioni del mondialismo che ho citato, quella di Diego Fusaro, il mondialismo come lotta di classe, e la mia, il mondialismo come delirio culturale, hanno conseguenze differenti:

1. il mondialismo come lotta di classe → i mondialisti vogliono ridurre in povertà il popolo → il mondialismo è deviante rispetto all’Etica.

2. il mondialismo come delirio culturale → i mondialisti vogliono eliminare lo Stato, che è una necessità della Ragione, anzi è un universale culturale, esattamente come i riti funebri e il tabù dell’incesto, e infatti è sempre esistito → il mondialismo è deviante rispetto alla Ragione.

Ciò porta a ulteriori conseguenze, che sono notevoli:

per esempio, un militare è obbligato a ubbidire a un comandante in capo (in inglese commander in chief) che sia mondialista e quindi deviante rispetto alla Ragione?

Oppure è obbligato a sollevarlo dal comando?

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Lo spettacolare e stupefacente rimbecillimento dell’intellighenzia occidentale

7 giugno 2017

Con il mondialismo il potere economico è diventato eversivo, vuole cioè rovesciare il potere costituito, lo Stato.

Lo Stato è l’istituzione politica che gestisce il potere della forza fisica: si tratta di una necessità della Ragione, anzi addirittura di un universale culturale.

Fu Bertrand Russell a distinguere i tre principali tipi di potere: il potere della forza fisica (“il sommo potere” secondo Norberto Bobbio), il potere economico e il potere della propaganda.

Ho esposto una teoria dello Stato in questo saggio:

Luigi Cocola, Le nuove forme dell’utopia: europeismo e multiculturalismo – Come e perché l’Occidente cerca ripetutamente di suicidarsi, 3° ed., 2013, lulu.com

Come ho scritto in precedenza su questo blog:

«Però a partire dalla filosofia politica di John Locke (1690) è nato un tipo nuovo di ideologia antistato: sostanzialmente cristiana, ma formalmente filosofica, e verso la quale l’Occidente è indifeso, perché non ne riconosce la natura religiosa e irrazionale.

Nella cultura occidentale si è creata così, nel corso degli ultimi tre secoli, una capziosa e fallace Weltanschauung, la quale tenta di rendere razionale ciò che è invece assolutamente irrazionale: il mito dell’inutilità e della dannosità dello Stato.

Infatti eliminare i conflitti attuati con il potere della forza fisica è impossibile e da questa impossibilità nasce la necessità dello Stato, che è il mezzo naturale per gestire tali conflitti, sia che si tratti di aggressione di stranieri, sia che si tratti di torti reciproci all’interno di una comunità, come ci spiegò per la prima volta in modo approfondito Hobbes (Thomas Hobbes, Leviatano, Laterza, 2009, pag. 140 e pag. 142), ampliando e migliorando un concetto originale di Machiavelli (Niccolò Machiavelli, Il Principe, Rizzoli, 1991, pag. 128).»

https://luigicocola.wordpress.com/2014/05/03/siamo-in-mezzo-a-un-conflitto-mondiale-ma-nessuno-ne-parla/

Un esempio chiarissimo della capziosa e fallace Weltanschauung che intossica l’Occidente da tre secoli è Between Two Ages di Zbigniew Brzezinski, di cui ho scritto qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2017/06/03/anche-zbigniew-brzezinski-e-morto/

Occorre purtroppo notare che la stragrande maggioranza dell’intellighenzia dell’Occidente è posseduta da tale capziosa e fallace Weltanschauung.

Siamo al cospetto di uno spettacolare e stupefacente rimbecillimento dell’intellighenzia occidentale.

Che non ha, né può avere, scusanti.

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La Ford si piega agli United States of America

4 gennaio 2017

Leggo sul Sole24ore:

Ford, effetto Trump: no a fabbrica in Messico, investirà in Michigan

«LAS VEGAS – Donald Trump non si è ancora insediato alla Casa Bianca, ma gli effetti della sua preannunciata politica di protezionismo si fanno già sentire: la Ford, più volte presa di mira da Trump nella campagna elettorale per i suoi investimenti in Messico, ha annunciato che rinuncerà al previsto investimento da 1,6 miliardi di dollari per una nuova fabbrica oltre confine e ne spenderà invece 700 milioni nello stabilimento di Flat Rock, in Michigan, per produrre veicoli elettrici e a guida autonoma; quest’ultimo investimento porterà alla creazione di 700 nuovi posti di lavoro. La nuova Ford Focus verrà comunque prodotta in Messico, ma nella fabbrica già esistente di Hermosillo…

…La decisione annunciata da Ford arriva a sorpresa: l’amministratore delegato Mark Fields aveva detto il mese scorso che l’azienda «si preparava a lavorare con l’Amministazione Trump sull’agenda di politica commerciale», ma aveva indicato che era troppo tardi per cancellare il progetto di una nuova fabbrica a sud del Rio Grande…»

http://www.ilsole24ore.com/art/motori/2017-01-03/ford-cancella-investimenti-messico-16-mld-$-e-li-trasferisce-michigan–175033.shtml

Quattroruote scrive:

Ford in Messico
Effetto Trump, annullato l’investimento per una nuova fabbrica

«Alla fine l’ha spuntata il presidente eletto Donald Trump, con la minaccia del super-dazio del 35% per le auto prodotte in Messico, e la Ford ha dovuto fare marcia indietro. La Casa americana, entrata (già dalla campagna elettorale) nel mirino del futuro inquilino della Casa Bianca per la delocalizzazione di numerose attività nel Paese, ha annunciato in un comunicato l’annullamento dei piani per aprire una nuova fabbrica a San Luis Potosí.»

http://www.quattroruote.it/news/industria/2017/01/03/ford_effetto_trump_annullato_


l_investimento_per_la_nuova_fabbrica_in_messico.html

E il New York Times:

Ford, Criticized by Trump, Cancels Plans to Build Mexican Plant

«DETROIT — Donald J. Trump has promised to change the way American automakers do business. Less than three weeks before his inauguration as president, he has already knocked the companies on their heels.

In a stunning reversal, Ford Motor, the nation’s second-largest automaker, said on Tuesday that it would scrap plans to build a small-car assembly plant in Mexico that Mr. Trump has repeatedly criticized.»

http://www.nytimes.com/2017/01/03/business/ford-general-motors-trump.html

Come ho sempre sostenuto, la globalizzazione non esiste, è solo una bufala della propaganda mondialista:

«In altre parole non esiste un processo storico ineluttabile (la globalizzazione), bensì un’ideologia (il globalismo o mondialismo).»

https://luigicocola.wordpress.com/2016/05/31/la-globalizzazione-non-esiste/

Vedi anche qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2016/04/12/il-cicap-luaar-la-propaganda-mondialista-la-ragione-e-i-soldi/

e qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2015/03/11/loccidente-contro-il-resto-del-mondo/

Il nodo della questione è il seguente:

chi è il più forte, lo Stato (ossia la sovranità del popolo) o le multinazionali (ossia gli sporchi interessi di pochi miserabili ultracapitalisti, che sono nemici del popolo)?

Chi comanda dei due?

La risposta è ovvia: comanda lo Stato, ossia il popolo, perché il sogno millenarista di eliminare lo Stato è irrealizzabile (lo Stato è una necessità razionale, è un universale culturale), mentre eliminare le multinazionali è possibilissimo, l’umanità può farne benissimo a meno.

Gli ultracapitalisti si rassegnino, a meno che non vogliano arrivare alle ultime conseguenze, che però non saranno certamente a loro favore: essi non possono vincere.

I più intelligenti di loro l’hanno ormai capito.

Del resto, come nota Norberto Bobbio, il potere della forza fisica (che è il potere gestito dallo Stato) è “il sommo potere” (Norberto Bobbio, Stato, governo, società, 1995, Einaudi, pag. 73), esso è superiore al potere economico e al potere della propaganda (gli altri due principali poteri secondo Bertrand Russell).

Non è solo un problema di intelligenza, è anche un problema di ignoranza.

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Il mondialismo è un delirio culturale

18 novembre 2016

L’Occidente soffre, ha sempre sofferto, di una malattia cronica con andamento a poussées, cioè un andamento in cui si alternano fasi di riacutizzazione e di remissione.

Questa malattia cronica, di cui solo l’Occidente soffre, consiste nell’odio verso lo Stato, odio che è un portato del Cristianesimo, come ho più e più volte spiegato.

È una malattia perché lo Stato è una necessità razionale, è un universale culturale (esattamente come il tabù dell’incesto e i riti funebri).

Come scrive Norberto Bobbio: “la società senza Stato” è un “salto fuori della storia” (Norberto Bobbio, Stato, governo, società, Einaudi, 1995, pag. 124).

Queste parole di Bobbio sono un modo elegante per dire che lo Stato è indispensabile e che è sempre esistito.

Vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2012/08/10/ma-lo-stato-e-sempre-esistito-oppure-e-uninvenzione-recente/

Purtroppo nella cultura occidentale si è creato il mito dell’inutilità, anzi della dannosità dello Stato.

Vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2012/10/23/il-mito-della-dannosita-dello-stato/

e qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2015/05/16/ce-voluto-un-po/

e qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2016/01/25/smentite-le-idiozie-di-locke-e-di-rousseau-sullo-stato-di-natura/

e qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2016/07/06/lorigine-del-mondialismo/

Generazioni e generazioni e generazioni di filosofi, di politologi, di sociologi, di antropologi culturali, di accademici e di intellettuali hanno ripetuto questo colossale errore.

Essi sono vissuti dentro questo colossale errore.

È tempo che questo colossale errore, che è un vero e proprio delirio culturale, venga compreso ed eliminato.

Copyright © 2016 Luigi Cocola. Tutti i diritti riservati.

Il mondialismo è contro la Ragione

3 febbraio 2015

Il mondialismo, ossia l’internazionalismo di David Rockefeller, è contro la Ragione.

A dimostrarlo è il fatto che esso vuole abolire lo Stato, il quale, invece, è una necessità della Ragione, una necessità razionale.

Infatti non è umanamente possibile eliminare i conflitti attuati per mezzo del potere della forza fisica, il quale, secondo Bertrand Russell, è uno dei tre principali tipi di potere (essendo gli altri due il potere economico e il potere della propaganda).

Non essendo possibile eliminare i conflitti attuati per mezzo del potere della forza fisica, tranne che nei sogni del millenarismo cristiano, allora lo Stato è necessario, in quanto esso è il mezzo naturale e universale per gestire i suddetti conflitti, sia che essi si presentino nella forma di aggressione di stranieri, sia che essi si presentino nella forma di torti reciproci all’interno di una comunità, come scrive Thomas Hobbes.

Nel primo caso lo Stato difende la comunità con l’esercito, nel secondo con la legge.

Infatti le due funzioni essenziali dello Stato sono l’esercito e la legge, concetto sul quale concordano Machiavelli, Hobbes e Bobbio.

Esistono anche funzioni accessorie dello Stato, per esempio le politiche di redistribuzione delle risorse economiche.

Senza Stato, quindi, non può esserci un esercito, ci sarebbe invece, in caso di aggressione di stranieri, una moltitudine di individui che combattono disordinatamente e inefficacemente.

Senza Stato non può esserci legge e giustizia, ci sarebbero solo vendette e faide interminabili.

Senza Stato non può esserci stato sociale, ossia welfare state, ci sarebbe solo sfruttamento del più forte verso il più debole e miseria ovunque.

Questo è ciò che ci aspetta se lo Stato sarà completamente smantellato e distrutto.

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La teoria unificata delle ideologie antistato

20 marzo 2014

Per capire cos’è lo Stato e cosa sono le ideologie antistato è fondamentale questo passo di Norberto Bobbio:

“E se lo Stato fosse un male e per di più non necessario? La risposta affermativa a questa domanda ha dato vita alle varie teorie della fine dello Stato. Occorre premettere che in tutte queste teorie lo Stato è inteso sempre come il detentore del monopolio della forza e quindi come la potenza che, unica su un determinato territorio, ha i mezzi per costringere i reprobi e i recalcitranti anche ricorrendo in ultima istanza alla coazione. Pertanto fine dello Stato vuol dire nascita di una società che può sopravvivere e prosperare senza bisogno di un apparato di coercizione…

…La più popolare delle teorie che sostengono l’attuabilità o addirittura l’avvento necessario di una società senza Stato è quella marxiana o per meglio dire engelsiana…”

(Norberto Bobbio, Stato, governo, società, 1995, Einaudi, pagg. 122-123).

Egli però non fornisce alcuna ipotesi sulla genesi delle ideologie antistato, si limita alla spiegazione di cosa esse siano e al loro elenco.

Nel mio saggio di scienza politica, Le nuove forme dell’utopia: europeismo e multiculturalismo – Come e perché l’Occidente cerca ripetutamente di suicidarsi, ho diviso le ideologie antistato in due classi:

1) le ideologie antistato di tipo religioso (l’ideologia cristiana)

2) le ideologie antistato di tipo filosofico (l’ideologia anarchica, quella comunista, quella europeista e quella multiculturalista)

Nello stesso saggio, comunque, arrivo alla conclusione (pag. 38) che “le ideologie antistato di tipo filosofico hanno anch’esse una matrice inconfondibilmente religiosa” (ossia cristiana).

Più recentemente, ho elaborato il mio pensiero qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2014/01/10/il-compromesso-tra-forza-e-caritas/

e qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2014/01/27/quale-sara-il-futuro-delloccidente/

e qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2014/02/14/linternazionalismo-di-rockefeller-e-un-millenarismo/

Le ideologie antistato hanno la loro origine nel Cristianesimo, dato che questa religione nacque proprio in antitesi allo Stato romano.

Ho formulato una teoria del Cristianesimo (dal punto di vista della sociologia della religione) nel mio saggio Il leviatano senza spada – Una teoria del popolo italiano e del Cristianesimo.

Così le ideologie antistato di tipo filosofico non sono altro che un portato dell’ideologia cristiana, esse non sono altro che l’espressione in forma laicizzata delle istanze cristiane, mantenendo intatto il carattere antitetico allo Stato che è proprio del Cristianesimo.

Anche l’internazionalismo di David Rockefeller è da includere nelle ideologie antistato di tipo filosofico.

Tutte le ideologie antistato di tipo filosofico sono interpretabili come esempi di millenarismo (o chiliasmo), che è un fenomeno caratteristico del Cristianesimo.

Questa interpretazione delle ideologie antistato può essere definita come teoria unificata delle ideologie antistato.

Copyright © 2014 Luigi Cocola. Tutti i diritti riservati.

La futilità della contesa tra Unione Europea e Russia per l’Ucraina

21 febbraio 2014

Sta divampando la contesa tra Unione Europea e Russia per l’Ucraina, vedi qui:

Massacro a Kiev, oltre 100 morti
Nottata di trattative, poi l’annuncio:
«Intesa raggiunta con oppositori e Ue»

http://www.ilmessaggero.it/PRIMOPIANO/ESTERI/ucraina_

kiev_proteste_scontri_morti_feriti_yanukovich_

accordo_opposizione_ministri_ue/notizie/532559.shtml

e qui:

Gli scontri a Kiev e la battaglia per l’Ucraina, nel contesto

http://temi.repubblica.it/limes/gli-scontri-a-kiev-e-la-battaglia-

per-lucraina-nel-contesto/58230

e qui:

Il fuoco di Kiev separa Putin e papa Francesco

http://temi.repubblica.it/limes/il-fuoco-di-kiev-separa-putin-e

-papa-francesco/57635

Tale contesa è in realtà tra l’attuale millenarismo dell’Occidente, ossia il tentativo di eliminare lo Stato, ossia, usando la terminologia di Sant’Agostino, il tentativo di far trionfare la città celeste (il Cristianesimo) sulla città terrena (lo Stato), e il cesaropapismo della Russia, ossia la subordinazione del Cristianesimo allo Stato, che la terza Roma (Mosca) ha ereditato da Costantinopoli.

Comunque vada la contesa tra Unione Europea e Russia per l’Ucraina, il punto nodale della questione è che il millenarismo è destinato al fallimento, perché lo Stato, ossia l’istituzione politica che ha lo scopo di gestire in modo ottimale il potere della forza fisica, che Norberto Bobbio chiama “il sommo potere”, è indispensabile, come ho mostrato nel mio saggio di scienza politica Le nuove forme dell’utopia: europeismo e multiculturalismo – Come e perché l’Occidente cerca ripetutamente di suicidarsi.

La cultura più riuscita dell’Occidente, guarda caso, è quella inglese, nella quale Enrico VIII introdusse il cesaropapismo.

Il millenarismo odierno dell’Occidente, che ha prodotto l’attuale disastro europeo, può vincere la battaglia per l’Ucraina, ma perderà inevitabilmente la guerra, perché è destinato a fallire.

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Il cervello di Kant

15 luglio 2013

Non avrei voluto scrivere questo post su Immanuel Kant. Perché dovrò criticare un grande filosofo a causa di una sua malattia neurologica, il che non è bello.

Inoltre Kant, in primo luogo, è perfettamente inquadrabile nella tesi che sostengo da tempo, ossia che l’Occidente sta cercando ripetutamente di suicidarsi e che la causa di ciò è il mito della dannosità dello Stato creato dalla filosofia politica di Locke con i Due trattati sul governo del 1690.

Vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2012/10/23/il-mito-della-dannosita-dello-stato/

Kant fu infatti fortemente influenzato da Rousseau (aveva perfino, nel suo studio, un ritratto del filosofo ginevrino) e quest’ultimo sarebbe impensabile senza Locke.

In secondo luogo, Kant non è necessario alla mia tesi, alla mia teoria.

Così ho resistito a lungo dallo scrivere sulla filosofia politica di Kant.

Ma quando l’ho visto tirato in ballo, contro Hobbes, da Vittorio Emanuele Parsi, nel suo articolo del 2 luglio sul Sole24ore, intitolato Se la potenza diventa prepotenza, ho capito che non potevo più esimermi (come direbbe Salvatore Veca).

Sono rimasto molto stupito che Parsi nominasse Kant. Infatti ho memoria di un Vittorio Emanuele Parsi, brillante e sarcastico, che apparve in televisione appena dopo l’attacco USA all’Iraq nella seconda guerra del Golfo e spiegò a un contrariato interlocutore francese (non ricordo chi fosse) che il diritto si fonda sulla forza e non l’inverso, allo stesso modo in cui, per fare una torta, sotto si mette il cioccolato e sopra la panna, mai l’inverso.

Sembrava di sentir parlare Hobbes in persona, il quale genialmente scrisse: “E patti senza la spada non sono che parole…” (Thomas Hobbes, Leviatano, Laterza, 2009, pag. 139).

Per l’articolo di Parsi vedi qui:

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2013-07-02/potenza-diventa-prepotenza-063738.shtml?uuid=AbTzPNAI

E quindi non mi esimo più. E che Kant, dall’alto del paradiso dei filosofi, mi perdoni.

Immanuel Kant nacque il 22 aprile del 1724 a Königsberg (che a quel tempo apparteneva al territorio tedesco, mentre oggi appartiene alla Russia e si chiama Kaliningrad, lo scrivo perché più avanti sarà utile sapere ciò) e vi morì il 12 febbraio del 1804. La sua tomba si trova ancora là.

Come riporta Ludovico Geymonat: “Molti studiosi vedono in Kant il maggiore filosofo dell’età moderna” (Ludovico Geymonat, Storia del pensiero filosofico e scientifico, UTET, 1977, Vol. 3, pag. 565).

Kant era famoso per le sue capacità intellettuali. Come scrive Renato Fellin: “La facoltà certamente più sviluppata in lui era tuttavia la capacità analitica: egli riusciva a scomporre concetti complessi nelle loro più semplici componenti, potendo così sviscerare sistemi e dottrine allo scopo di individuarne errori e contraddizioni.” (Renato Fellin, Federica Sgarbi, Stefano Caracciolo, L’altro Kant – La malattia, l’uomo, il filosofo, Introduzione di Pietro Vigorelli, Piccin, 2009, pag. 19).

Kant non si occupò di filosofia politica se non in tarda età, ossia dopo i settanta anni.

Infatti Norberto Bobbio in Stato, governo, società fornisce un elenco di tutte le più importanti opere dell’Evo Moderno sullo Stato, le forme di governo e argomenti attinenti, cioè da Machiavelli ai nostri giorni, riportando di Kant solo due opere: Per la pace perpetua e la Metafisica dei costumi (Norberto Bobbio, Stato, governo, società, Einaudi, 1995, pag. 163). La prima risale al 1795 (quando Kant aveva settantun anni), la seconda al 1797.

Le sue opere maggiori erano state pubblicate da tempo: la Critica della ragion pura, la sua opera capitale, è del 1781; la Critica della ragion pratica è del 1788; la Critica del giudizio è del 1790.

Ora, se voi andate al motore di ricerca del sito pubmed.gov, noto sito governativo USA per gli articoli scientifici di medicina e biologia, e immettete “Immanuel Kant” ed “Emmanuel Kant”, troverete alcuni articoli scientifici sul grande filosofo tedesco.

Perché? Perché in vecchiaia egli presentò sintomi gravi e inequivocabili di una malattia dementigena, individuabile per alcuni nella demenza di Alzheimer:

1) Fellin R, Blè A, The disease of Immanuel Kant, The Lancet, 1997 Dec 13; 350(9093): 1771-3

2) Podoll K, Hoff P, Sass H, The migraine of Immanual Kant, Fortschritte der Neurologie-Psychiatrie, 2000 Jul; 68(7): 332-7

per altri in un tumore frontale (i tumori frontali possono causare demenza):

3) Marchand JC, Was Emmanuel Kant’s dementia symptomatic of a frontal tumor?, Revue Neurologique, 1997 Feb; 153(1): 35-9

per altri ancora nella demenza da corpi di Lewy:

4) Miranda M, Slachevsky A, Garcia-Borreguero D, Did Immanuel Kant have dementia with Lewy bodies and REM behavior disorder?, Sleep Medicine, 2010 Jun; 11(6): 586-8

Ecco i link per i rispettivi abstract:

1) http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/9413481

N.B.: Non è qui disponibile alcun abstract

2) http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/10945159

3) http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/9296154

4) http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/20451446

È interessante notare che, mentre gli altri autori degli articoli succitati risultano appartenere a istituti medici, Marchand JC risulta appartenere a: “Yale University, Institute for Social and Policy Studies”. E quando da pubmed.gov ho cercato di risalire al testo completo dell’articolo (cliccando sulla piccola icona in alto a destra in cui c’è scritto: “Full text on EM consulte – Subscription required”), sono comparse queste parole: “There’s a bug in the system”.

Certo, se si potesse fare una biopsia del cervello di Kant, si potrebbe avere la diagnosi istologica della malattia di cui egli soffriva. Perché le malattie ipotizzate negli articoli suddetti in base ai sintomi sono inesorabilmente certificate dall’esame istologico.

Peccato che Kant sia morto nel 1804.

Ma, un momento…leggiamo questa frase del libro succitato L’altro Kant – La malattia, l’uomo, il filosofo:

“Lo stesso dott. Gall assieme al professor Knorr ne prelevarono il cervello…

…conservato sotto spirito in una ampolla di vetro, andò distrutto nell’incendio che divampò alla Lubjanka di Mosca il 12 novembre 1999 dove era arrivato dopo lunghe e singolari vicende.” (Renato Fellin, Federica Sgarbi, Stefano Caracciolo, ibid., pag. 21).

Non sono un complottista, ma se fossi Dan Brown, scriverei immediatamente un bel romanzo su quest’argomento, romanzo che sarebbe certamente più plausibile del Codice da Vinci.

Appare infatti singolare che il cervello di Kant, dopo essere passato senza danni attraverso un’iraddidio di guerre e rivoluzioni per quasi duecento anni, venga distrutto da un banalissimo incendio alla Lubjanka, che è poi la famigerata sede dei servizi segreti dell’URSS prima e della Russia oggi.

E questo quando (ammesso che sia realmente accaduto)? Lo stesso anno dell’introduzione nei mercati finanziari dell’euro e dopo due anni dalla pubblicazione dell’articolo di Marchand JC, cronologicamente il primo degli articoli scientifici succitati.

Ma quando inizia la demenza di Kant? Pietro Vigorelli scrive: nel 1793; lo stesso scrive Renato Fellin (Renato Fellin, Federica Sgarbi, Stefano Caracciolo, ibid., pag. viii; pagg. 38-39).

Inoltre Pietro Vigorelli (che è, come Fellin, un medico) riporta una lettera scritta da Kant a Jacob Sigismund Beck del 1° luglio 1794, nella quale lo stesso Kant rivela apertamente di avere gravi difficoltà di comprensione intellettuale (Renato Fellin, Federica Sgarbi, Stefano Caracciolo, ibid., pag. x).

Tutti quelli che farneticano di Stati Uniti d’Europa dovrebbero leggere questo libro. A meno che, ovviamente, non siano anch’essi colpiti da una qualche forma di demenza. Nel qual caso sarebbe inutile leggere alcunché.

Arrivato fin qui, non posso non entrare nel merito.

Commenterò brevissimamente soltanto alcuni punti salienti dell’opera di Kant Per la pace perpetua. Punti, per così dire, che saltano all’occhio.

Ci sono in tale opera: 1) concetti assolutamente puerili 2) clamorosi errori di ragionamento 3) contraddizioni inverosimili

1) concetti assolutamente puerili

Ne citerò due. Il primo è: “Gli eserciti permanenti (miles perpetuus) devono col tempo scomparire del tutto” (Immanuel Kant, Per la pace perpetua, Feltrinelli, 2013, pag. 47).

Riflettiamo un attimo su questa frase.

Cosa succederebbe se l’esercito degli Stati Uniti d’America venisse smantellato?

Cosa succederebbe all’Italia se non avesse più lo scudo della NATO e neanche eventuali rimpiazzi, per esempio dalla Francia (che è una potenza nucleare) o dalla Russia (che è una potenza nucleare e che è pur sempre un paese cristiano, anche se non occidentale)?

Cosa succederebbe allo Stato d’Israele se non avesse più il suo esercito e la sua deterrenza nucleare?

Il secondo è quello che condanna “…l’uso delle spie (uti exploratoribus), dove non viene utilizzata che la mancanza di onore degli altri…” (Immanuel Kant, ibid., pag. 50). Sorvoliamo.

2) clamorosi errori di ragionamento

Farò due esempi, entrambi relativi a: “In ogni Stato la costituzione civile deve essere repubblicana” (Immanuel Kant, ibid., pagg. 54-59).

Primo esempio.

Kant afferma che gli Stati repubblicani (e spiega bene cosa intenda per repubblica: la divisione dei poteri, vedi avanti) sono naturalmente pacifisti, in quanto i “…cittadini…

…rifletteranno molto prima di iniziare un gioco così brutto.”, mentre “…il sovrano non è il concittadino, ma il proprietario dello Stato, e la guerra non toccherà minimamente i suoi banchetti, le sue battute di caccia, i suoi castelli in campagna, le sue feste di corte e così via…” (Immanuel Kant, ibid., pag. 56).

Bene, gli Stati Uniti d’America sono una repubblica e hanno una pronunciata divisione dei poteri: sono forse uno Stato pacifista?

Certo, Kant non poteva conoscere il futuro (ma se un ragionamento è giusto, deve esserlo anche per il futuro, altrimenti è un ragionamento sbagliato).

In ogni caso Kant conosceva molto bene il passato.

La Repubblica romana era una repubblica e aveva la divisione dei poteri, come affermato da Niccolò Machiavelli nei Discorsi sopra la prima deca di Tito Livio, che Kant non poteva non conoscere (la cultura inglese conosceva benissimo quest’opera).

Leggiamo cosa scrive di essa Bertrand Russell, un uomo della cui intelligenza è impossibile dubitare:

“Ci sono interi capitoli che sembrano quasi scritti da Montesquieu; la maggior parte del libro avrebbe potuto ricevere l’assenso di un liberale del XVIII secolo. La dottrina dei controlli e dell’equilibrio [ossia la dottrina della divisione dei poteri] è esposta esplicitamente…

…La costituzione repubblicana di Roma era buona, proprio per il conflitto tra il Senato e il popolo.”

(Bertrand Russell, Storia della filosofia occidentale, Longanesi, 1967, pag. 668).

La Repubblica romana era uno Stato pacifista?

Secondo esempio.

Kant descrive qui una sua personalissima ed eccezionalmente stravagante classificazione delle forme di governo, nella quale egli cerca di dimostrare l’indimostrabile, ossia che nell’«autocrazia» si ottiene il «repubblicanismo», mentre nella «democrazia» si ottiene il «dispotismo».

Infatti:

“Il repubblicanismo è il principio politico della separazione del potere esecutivo (il governo) dal potere legislativo; il dispotismo è il principio politico dell’autonoma esecuzione, da parte dello Stato, di leggi che lo Stato stesso ha promulgato, quindi è la volontà pubblica che viene esercitata dal sovrano come sua volontà privata. Tra le tre forme [autocrazia, aristocrazia, democrazia] quella della democrazia, nel senso proprio della parola, è necessariamente un dispotismo…” (Immanuel Kant, ibid., pag. 57).

“Si può dire quindi che più è ristretto il personale del potere politico (il numero dei governanti), più grande è al contrario la loro capacità rappresentativa, e tanto più la costituzione politica si accorda alla possibilità del repubblicanismo e può sperare di raggiungere alla fine questa meta attraverso graduali riforme. Per tale ragione in un’aristocrazia è già più difficile che in una monarchia arrivare a questa unica costituzione perfettamente legale, ma nella democrazia un tale passaggio è impossibile se non attraverso una rivoluzione violenta.” (Immanuel Kant, ibid., pag. 58).

Vorrei far notare che i primi a mettere in pratica nell’Evo Moderno la dottrina della divisione dei poteri furono gli inglesi, che avevano, è vero, una monarchia. Ma furono necessarie ben due rivoluzioni: la prima rivoluzione inglese (1642-1651), nella quale, fra l’altro, fu tagliata la testa al re Carlo I, e la seconda rivoluzione inglese, detta anche Gloriosa Rivoluzione, che fu incruenta (1688). Tagliare la testa al re non è per Kant un esempio di “rivoluzione violenta”? O egli pensa che la seconda rivoluzione inglese non c’entri nulla con la prima? Invece fu proprio il sangue versato copiosamente nella prima rivoluzione inglese (non solo quello del re) a rendere possibile la Gloriosa Rivoluzione.

Norberto Bobbio in Stato, governo, società riporta un elenco di varie classificazioni delle forme di governo e precisamente quelle di Aristotele, di Machiavelli, di Montesquieu e di Kelsen (Norberto Bobbio, ibid., pagg. 95-97).

Egli si guarda bene dal citare, anche solo di sfuggita, l’assurda classificazione di Kant.

Perché egli non cita questa classificazione, dato che in altre pagine dello stesso libro, come ho già detto prima, riporta l’opera di Kant Per la pace perpetua? Eppure questa classificazione è completamente diversa da quelle che egli elenca. Perché non citare una classificazione così originale e per giunta di uno dei massimi filosofi della storia? Anche solo per criticarla. Ma evidentemente criticarla è troppo imbarazzante…

3) contraddizioni inverosimili

Farò due esempi, entrambi relativi a: “Il diritto internazionale deve fondarsi su un federalismo di liberi Stati” (Immanuel Kant, ibid., pagg. 59-64).

Primo esempio.

Kant scrive all’inizio, nel titolo del “Secondo articolo definitivo per la pace perpetua“, ossia quello che ho appena riportato: “…liberi Stati” (Immanuel Kant, ibid., pag. 59).

Poi spiega che tali Stati devono perdere la propria sovranità, ossia la propria libertà, e lo spiega molto chiaramente:

«Quando però questo Stato dice: “Non ci deve essere nessuna guerra tra me e gli altri Stati, benché io non riconosca nessun potere legislativo superiore che garantisca a me il mio diritto e al quale io garantisca il suo”, allora non si riesce affatto a comprendere su che cosa io voglia basare la fiducia che il mio diritto venga garantito…» (Immanuel Kant, ibid., pag. 63).

“Per gli Stati, nel rapporto tra loro, è impossibile secondo la ragione pensare di uscire dalla condizione della mancanza di legge, che non contiene altro che la guerra [e i trattati di pace?], se non rinunciando, esattamente come fanno i singoli individui, alla loro libertà selvaggia (senza legge), sottomettendosi a pubbliche leggi costrittive…” (Immanuel Kant, ibid., pag. 64).

In ogni caso Kant non scrive assolutamente nulla di preciso e di razionale su come si possa realizzare concretamente questo “federalismo di liberi Stati“, che poi però devono necessariamente perdere la loro libertà per potersi federare.

Secondo esempio.

Kant prima scrive che si deve ottenere “una federazione di popoli” e non “uno Stato di popoli” (Immanuel Kant, ibid., pag. 60).

Poi scrive l’esatto contrario: “…formando così uno Stato dei popoli (civitas gentium), che dovrà sempre crescere, per arrivare a comprendere finalmente tutti i popoli della Terra.” (Immanuel Kant, ibid., pag. 64).

In conclusione: è meglio non parlare più della filosofia politica di Immanuel Kant.

Lasciatelo riposare in pace.

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Un neologismo inutile e sbagliato

30 giugno 2013

Si sta affermando un neologismo che io trovo inutile e sbagliato: il sostantivo “sovranista” (et similia, ossia l’aggettivo “sovranista” e il sostantivo “sovranismo”).

Che cosa significa il sostantivo “sovranista”? Esso viene usato per indicare chi è per lo Stato, in opposizione a chi vuole eliminarlo.

Infatti la sovranità è una proprietà caratteristica dello Stato.

Leggiamo la voce “Stato” del Dizionario di filosofia di Nicola Abbagnano:

STATO (gr. πολιτεία; lat. Respublica; inglese State; franc. État; ted. Staat). In generale, l’organizzazione giuridica coercitiva di una comunità determinata. L’uso della parola S. è dovuta a Machiavelli (Principe, 1513, § 1)…

…lo S. ha tre elementi o proprietà caratteristiche: la sovranità o il potere preponderante o supremo; il suo popolo e il suo territorio.”

(Nicola Abbagnano, Dizionario di filosofia, 1971, UTET, pagg. 833-835)

Perché ritengo che il sostantivo “sovranista” sia un neologismo inutile e sbagliato?

Perché le ideologie antistato (anarchismo, comunismo, europeismo, multiculturalismo) sono un errore della ragione.

E non ha senso coniare una denominazione per chi non commette tale errore.

Se si fa ciò, si mette sullo stesso piano chi erra e chi non erra.

Ci si comporta come se si trattasse di un’opinione, di un giudizio di valore.

Invece non si tratta di un giudizio di valore, bensì di un giudizio di fatto: uno è un errore, l’altro non lo è.

Infatti lo Stato è sempre esistito, da quando il genere umano è uscito dall’età primitiva.

Leggiamo questo passo di Norberto Bobbio:

«Una tesi ricorrente percorre con straordinaria continuità tutta la storia del pensiero politico: lo Stato, inteso come ordinamento politico di una comunità, nasce dalla dissoluzione della comunità primitiva fondata sui legami di parentela e dalla formazione di comunità più ampie derivanti dall’unione di più gruppi familiari per ragioni di sopravvivenza interne (il sostentamento) ed esterne (la difesa). Mentre per alcuni storici contemporanei, come si è detto, la nascita dello Stato segna l’inizio dell’età moderna [il corsivo è mio], secondo questa più antica e più comune interpretazione la nascita dello Stato rappresenta il punto di passaggio dall’età primitiva, via via distinta in selvaggia e barbara, all’età civile, dove “civile” sta insieme per “cittadino” e “civilizzato” (Adam Ferguson).»

(Norberto Bobbio, Stato, governo, società, 1995, Einaudi, pag. 63)

Ebbene, la tesi di “alcuni storici contemporanei” che “la nascita dello Stato segna l’inizio dell’età moderna” è semplicemente il prodotto delle ideologie antistato nate a causa del concetto di stato di natura di John Locke, che risale al 1690, come ho già scritto più volte, sia nei miei post che nel mio saggio di scienza politica Le nuove forme dell’utopia: europeismo e multiculturalismo – Come e perché l’Occidente cerca ripetutamente di suicidarsi.

La suddetta tesi costituisce il tentativo di affermare che lo Stato non è esistito sempre, quindi non è necessario e quindi può essere tranquillamente eliminato. In altre parole, tale tesi non ha come scopo la verità oggettiva, bensì una verità di parte, fittizia.

Vedi ad esempio qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2012/08/10/ma-lo-stato-e-sempre-esistito-oppure-e-uninvenzione-recente/

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La vera causa dell’11 settembre

22 giugno 2013

Da circa tre secoli l’Occidente sta cercando di suicidarsi, ossia dalla pubblicazione, nel 1690, dei Due trattati sul governo di John Locke.

Questa è la tesi da me sostenuta nei miei due saggi di scienza politica (la loro icona è visibile sotto il titolo di questo blog) e in molti miei post.

Infatti Locke ha imposto all’Occidente il mito della dannosità dello Stato, come ho scritto in un post precedente:

È dal mito della dannosità dello Stato che, nel Settecento, nasce la filosofia politica di Rousseau e, nell’Ottocento, da un lato quella di Marx e di Engels (il comunismo) e dall’altro quella di Proudhon (l’anarchismo).

Mentre l’anarchismo è semplice da comprendere, non è intuitivo riconoscere il nesso tra comunismo e volontà di eliminare lo Stato. La questione è brillantemente approfondita da Norberto Bobbio e ne ho riferito qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2012/09/04/perche-il-comunismo-e-unideologia-contraria-allo-stato/

Nel Novecento assistiamo poi al fallimento (ampiamente prevedibile) sia dell’anarchismo che del comunismo.

Nello stesso secolo, però, vediamo nascere altre due ideologie aventi la stessa origine (il mito della dannosità dello Stato) e lo stesso scopo (eliminare lo Stato, a qualsiasi costo): l’europeismo e il multiculturalismo.

https://luigicocola.wordpress.com/2012/10/23/il-mito-della-dannosita-dello-stato/

Perché eliminare lo Stato significa suicidarsi? Perché lo Stato è indispensabile, in quanto, come spiegato per la prima volta in modo approfondito da Thomas Hobbes, esso ha la funzione sia di proteggere la comunità dagli attacchi di aggressori stranieri (mediante l’esercito), sia di proteggerla dai torti reciproci (mediante la legge).

È imperativo comprendere che le ideologie antistato sono una faccenda esclusivamente cristiana, come ho evidenziato nei miei due saggi di scienza politica.

Sia nell’Ebraismo che nell’Islam lo Stato non è affatto visto come nemico. Lo stesso era per gli antichi greci e gli antichi romani.

Anche la teoria lockiana, che a prima vista sembra una teoria esclusivamente filosofica, ha una matrice inconfondibilmente religiosa. Leggiamo infatti questo passo di Locke:

“La legge di natura, dunque, costituisce una norma eterna per tutti gli uomini, per i legislatori come per gli altri. Le norme che essi emanano per governare la condotta degli uomini devono, alla stessa stregua delle loro azioni e delle azioni altrui, essere conformi alla legge di natura, ovvero alla volontà di Dio, della quale essa costituisce una proclamazione…” (John Locke, Due trattati sul governo, Edizioni Plus, 2007, pag. 270).

Ma qual è il Dio di cui parla Locke? È ovviamente il suo Dio, ovvero il Dio del Cristianesimo.

È vero che il comunismo fu adottato anche dai cinesi e da altri popoli asiatici non cristiani. Ma questo è accaduto per la peculiarità della teoria marx-engelsiana, la quale prevede sì la scomparsa dello Stato, ma solo nello stadio finale. Nel frattempo c’è la dittatura del proletariato, come spiega brillantemente Bobbio (vedi sopra).

Ciò ha causato la popolarità del comunismo anche in culture asiatiche molto propense, storicamente, alle forme di governo dispotiche (il ben noto dispotismo asiatico ovvero dispotismo orientale, concetto che risale ad Aristotele).

Ritornando ai nostri giorni, a mio giudizio, l’attacco dell’11 settembre 2001 è stato causato proprio dall’esibizione di debolezza dell’Occidente.

È ovvio che se si vuole eliminare lo Stato, le cui funzioni fondamentali sono l’esercito e la legge (vedi Niccolò Machiavelli, Il Principe, 1991, Rizzoli, pag. 128; Thomas Hobbes, Leviatano, 2009, Laterza, pag. 142; Norberto Bobbio, Stato, governo, società, 1995, Einaudi, pag. 124), si diventa deboli, anzi si commette suicidio.

Che poi tale attacco sia stato sferrato negli USA è facile da spiegare: perché gli USA sono il campione dell’Occidente.

È da rimarcare che il Trattato di Maastricht è del 1992 e l’introduzione (non fisica) dell’euro è del 1999. Come hanno affermato economisti di vaglia, l’euro è stato creato proprio per distruggere lo Stato, vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2012/12/19/perche-gli-economisti-non-si-interrogano-seriamente-sulla-volonta-europea-di-distruggere-lo-stato/

Osservatori intelligenti e attenti (e soprattutto non cristiani) avranno certamente compreso nel 1999 che l’Occidente si era indebolito. Non è gratuito quindi concepire l’attacco dell’11 settembre come il colpo del knock-out.

In quest’ottica, insistere sull’europeismo e sul multiculturalismo, vale a dire continuare a esibire la volontà di eliminare lo Stato, potrebbe portare a nuovi attacchi all’Occidente.

Più l’Occidente delegittima lo Stato, più si espone ad attacchi.

È una constatazione elementare, che però sembra sfuggire a molti.

Ed è inutile, o scarsamente utile, affidarsi poi a misure repressive, le quali seguono inevitabilmente una logica reattiva invece che proattiva.

Esse, lungi dal costituire un’esibizione di forza, costituiscono una plateale manifestazione di impotenza.

Come ci spiega il secondo principio della termodinamica, quando si fa la frittata, non è poi possibile ritornare alle uova integre. In inglese mi pare si dica: “you can’t unscramble a scrambled egg”.

Ce lo spiega anche Lewis Carroll:

“Humpty Dumpty sat on a wall:

Humpty Dumpty had a great fall.

All the King’s horses and all the King’s men

Couldn’t put Humpty Dumpty in his place again.”

È proprio così che l’American dream si è trasformato nell’American nightmare.

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