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Conseguenze di due interpretazioni del mondialismo

23 luglio 2017

In un precedente post ho esposto una critica all’interpretazione del mondialismo come lotta di classe fornita da Diego Fusaro e ho anche esposto la mia interpretazione del mondialismo come delirio culturale:

https://luigicocola.wordpress.com/2017/07/15/il-mondialismo-non-e-una-lotta-di-classe-e-un-delirio-culturale/

C’è già stato nella cultura cristiana occidentale (Europa e Stati Uniti d’America) almeno un altro delirio culturale: la caccia alle streghe, che è durata dal 1450 circa al 1750 circa (il processo delle streghe di Salem risale infatti al 1692).

La caccia alle streghe è un delirio culturale perché le streghe non esistono.

Analogamente, il mondialismo (o globalismo) è un delirio culturale perché vuole eliminare lo Stato, che invece è una necessità della Ragione, anzi è un universale culturale, esattamente come i riti funebri e il tabù dell’incesto, e infatti è sempre esistito, vedi p.e. qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2016/11/18/il-mondialismo-e-un-delirio-culturale/

e qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2012/08/10/ma-lo-stato-e-sempre-esistito-oppure-e-uninvenzione-recente/

Norberto Bobbio scrive a questo proposito:

“La teoria marx-engelsiana della fine dello Stato è certamente la più popolare ma non è la sola [vedi la mia teoria unificata delle ideologie antistato]. Se ne indicheranno, senza alcuna pretesa di completezza, almeno altre tre [il Cristianesimo, il sansimonismo e l’anarchismo]. Vi è anzitutto, antica e sempre rinascente, un’aspirazione a una società senza Stato d’origine religiosa, comune a molte sette ereticali cristiane che, predicando il ritorno alle fonti evangeliche, a una religione della non violenza e della fratellanza universale, rifiutano l’obbedienza alle leggi dello Stato, non ne riconoscono le due funzioni essenziali, la milizia e i tribunali [il neretto è mio], ritengono che una comunità che viva in conformità dei precetti evangelici non abbia bisogno delle istituzioni politiche. All’estremo opposto l’ideale della fine della società politica e della classe politica che ne trae un abusivo vantaggio è stato predicato da una concezione che oggi si direbbe tecnocratica dello Stato [il neretto è mio], come quella esposta da Saint-Simon secondo cui nella società industriale ove protagonisti non sono più i guerrieri e i legisti ma diventano gli scienziati e i produttori, non ci sarà più bisogno della «spada di Cesare». Questo ideale tecnocratico peraltro si accompagna in Saint-Simon con una forte ispirazione religiosa (il nouveau christianisme), quasi a suggerire l’idea che questo salto fuori della storia che è la società senza Stato [il neretto è mio] non sia pensabile prescindendo da un’idea messianica.”

(Norberto Bobbio, Stato, governo, società, 1995, Einaudi, pagg. 123-124)

Norberto Bobbio parla di Cristianesimo (i Vangeli appartengono al Nuovo Testamento) e non di Ebraismo, come invece fa, erroneamente, Costanzo Preve, vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2017/05/30/sul-puritanesimo-costanzo-preve-ha-torto/

E la concezione “tecnocratica” di Henri de Saint-Simon (che era cristiano, come anche Karl Marx*, Friedrich Engels e Pierre-Joseph Proudhon**) altro non è che il mondialismo predicato da David Rockefeller, dalla Casa Reale dei Paesi Bassi (cioè la Casa d’Orange-Nassau), che sponsorizza il Gruppo Bilderberg dal 1954 a tutt’oggi, da Zbigniew Brzezinski (l’autore di Between Two Ages. America’s Role in the Technetronic Era***), da George Soros, da Mark Zuckerberg, ecc. ecc.

Non ha nessuna importanza che George Soros e Mark Zuckerberg, a differenza degli altri che ho menzionato, siano ebrei: il fatto è che entrambi vivono nella cultura cristiana occidentale (Soros ha perfino un degree di secondo livello in filosofia conseguito alla London School of Economics) e quindi condividono anch’essi il delirio culturale del mondialismo, che è proprio e peculiare della cultura cristiana occidentale.

Notare che i creatori delle ideologie antistato moderne di cui scrive Bobbio non solo sono tutti cristiani, sono anche vissuti tutti pressappoco nello stesso periodo storico: Karl Marx 1818-1883, Friedrich Engels 1820-1895, Henri de Saint-Simon 1760-1825, Pierre-Joseph Proudhon 1809-1865.

Le due interpretazioni del mondialismo che ho citato, quella di Diego Fusaro, il mondialismo come lotta di classe, e la mia, il mondialismo come delirio culturale, hanno conseguenze differenti:

1. il mondialismo come lotta di classe → i mondialisti vogliono ridurre in povertà il popolo → il mondialismo è deviante rispetto all’Etica.

2. il mondialismo come delirio culturale → i mondialisti vogliono eliminare lo Stato, che è una necessità della Ragione, anzi è un universale culturale, esattamente come i riti funebri e il tabù dell’incesto, e infatti è sempre esistito → il mondialismo è deviante rispetto alla Ragione.

Ciò porta a ulteriori conseguenze, che sono notevoli:

per esempio, un militare è obbligato a ubbidire a un comandante in capo (in inglese commander in chief) che sia mondialista e quindi deviante rispetto alla Ragione?

Oppure è obbligato a sollevarlo dal comando?

————–

* Come è ben noto, Karl Marx fu battezzato all’età di sei anni e suo padre si era convertito al Cristianesimo prima della sua nascita.

** Pierre-Joseph Proudhon è il padre dell’anarchismo:

«La nascita dell’A. [Anarchismo] si suole attribuire a Proudhon (1809-65)…»

Nicola Abbagnano, Dizionario di Filosofia, 1971, UTET, pag. 41

*** «Today, the most industrially advanced countries (in the first instance, the United States) are beginning to emerge from the industrial stage of their development. They are entering an age in which technology and especially electronics—hence my neologism “technetronic” *—are increasingly becoming the principal determinants of social change, altering the mores, the social structure, the values, and the global outlook of society.»

Zbigniew Brzezinski, Between Two Ages. America’s Role in the Technetronic Era, The Viking Press, 1970, pag. 5

https://archive.org/details/pdfy-z5FBdAnrFME2m1U4

È evidente l’affinità tra la concezione “tecnocratica” di cui scrive Bobbio e la “Technetronic Era” di cui scrive Brzezinski.

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Sul puritanesimo Costanzo Preve ha torto

30 Mag 2017

Leggo un’intervista di Emanuele Guarnieri a Costanzo Preve, il filosofo scomparso il 23 novembre 2013:

Intervista a Costanzo Preve: «Filosofia della crisi»
L’altra faccia della moneta – Per una filosofia della sovranità politica e finanziaria n. 4/2013

«…D. Cosa accadrà sul piano geopolitico? Da quale tipo di ideologia è supportata l’attuale egemonia globale?

R. Gli USA hanno vinto due guerre mondiali e la Guerra Fredda, o Terza Guerra Mondiale. Questa vittoria ha permesso di estendere il dominio sui Paesi dell’Europa dell’Est e adesso, con la cosiddetta Primavera Araba, fenomeno completamente occidentalizzante, anche in Medio Oriente. Queste sono due gigantesche vittorie geopolitiche. Non vi sono potenze avversarie e quelle emergenti (Brasile, Russia Cina e India) non hanno intenzione di opporsi in modo strategico. Molto pericolosa è l’ideologia che gli USA portano con sé, un’ideologia puritano-protestante, di origine veterotestamentaria [il neretto è mio], che li spinge a ritenersi il popolo eletto. Persino i non credenti si considerano parte di questo popolo, eletto dalla Storia e da Dio. È una concezione che si arroga il diritto di portare il bene del mondo attraverso gli interventi militari. Questo capitalismo messianico ha ereditato alcuni aspetti del vecchio messianesimo comunista, ridipingendoli in forma ultracapitalista, ed è un fattore di instabilità permanente…»

http://www.bietti.it/riviste/laltra-faccia-della-moneta-per-una-filosofia-della-sovranita-politica-e-finanziaria/intervista-a-costanzo-preve-filosofia-della-crisi/

Non è affatto vero che l’ideologia puritano-protestante degli United States sia di origine veterotestamentaria, come afferma Costanzo Preve.

Non si deve confondere il Messia ebraico (quello dell’Antico Testamento) con il Messia cristiano (quello del Nuovo Testamento): il Messia ebraico, che non è Cristo, ha solo natura umana, mentre il Messia cristiano, che è Cristo, ha sia natura umana, sia natura divina.

Ecco perché il Regno di Cristo descritto (solo e unicamente!) nell’Apocalisse di Giovanni, l’ultimo libro del Nuovo Testamento, pur chiamandosi “Regno”, non è affatto uno Stato, ma bensì una condizione di perfezione trascendente, vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2016/07/06/lorigine-del-mondialismo/

Ecco perché il mondialismo (o globalismo) vuole eliminare lo Stato dalla faccia della terra: per attuare finalmente il Regno di Cristo.

I termini “Regno di Cristo”, “seconda venuta di Cristo”, “parusia intermedia” e “millenarismo” esprimono tutti lo stesso concetto.

Certo, è possibile usare “Regno di Cristo” con il significato di “Regno di Dio/Regno dei Cieli” (dato il dogma della Trinità) ed è possibile usare “seconda venuta di Cristo” con il significato di “seconda e ultima venuta di Cristo, dopo la quale ci sarà il giudizio universale e la fine dei tempi”, ma ciò vuol dire giocare deliberatamente sull’equivoco.

I globalisti ritengono irrazionalmente che sia possibile fare a meno dello Stato (il quale, come ho scritto molte volte, è una necessità della Ragione, è un universale culturale), perché sono vittime del meme egoista costituito dal concetto espresso dai termini che ho elencato sopra.

Questo concetto è: “lo Stato deve essere eliminato”.

Questo concetto non esiste nell’Ebraismo e tantomeno nell’Islam.

Questo concetto ha prodotto nel corso del tempo tutte le ideologie antistato (teoria unificata delle ideologie antistato).

Sì, anche il comunismo, perché Karl Marx fu battezzato all’età di sei anni e suo padre si era convertito al Cristianesimo prima della sua nascita, vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2013/06/24/di-quale-religione-era-karl-marx/

In realtà c’è solo un modo per rendere possibile l’eliminazione dello Stato ed è che la seconda venuta di Cristo avvenga davvero: ma ciò, mi dispiace dirlo, non si verificherà mai.

La religione è necessaria al genere umano per vari scopi, p.e. per poter sopportare la vita e la morte, ma non deve assolutamente interferire sulla nostra percezione del piano di realtà, altrimenti:

a) la nostra sopravvivenza viene messa in pericolo, in quanto essa si basa proprio sulla corretta percezione del piano di realtà

b) sarà stato del tutto inutile ciò che i grandissimi pensatori dell’Occidente, della nostra cultura occidentale, hanno prodotto nei secoli, vale a dire la scienza.

La scienza è il prodotto più alto del genere umano ed è l’orgoglio e il vanto dell’Occidente.

I globalisti sono contro la scienza e contro la Ragione (anche se impudentemente affermano il contrario), vedi infatti qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2016/01/25/smentite-le-idiozie-di-locke-e-di-rousseau-sullo-stato-di-natura/

e qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2017/04/02/il-mondialismo-e-il-nazionalismo-sono-il-prodotto-di-due-diverse-weltanschauung/

I globalisti sono campioni della menzogna, dell’inganno e della frode.

I globalisti si sentono giustificati nell’usare qualsiasi mezzo, anche ignobile, perché hanno il fine di attuare il Regno di Cristo.

Il fine giustifica i mezzi.

A tale proposito vorrei citare un brano della voce Machiavellismo del Dizionario di Filosofia di Nicola Abbagnano:

«…poichè Machiavelli ha soprattutto in vista l’applicazione delle sue regole politiche alla società italiana per la costituzione di uno stato unificato, si spiega la sua insistenza su certe massime immorali di condotta politica: insistenza che è malamente espressa o generalizzata nella massima che il fine giustifica i mezzi. Questa massima fu in realtà propria della morale gesuitica. Hegel la cita nella forma che essa aveva ricevuta dal padre gesuita Busenbaum (1602-68): «Quando il fine è lecito, anche i mezzi sono leciti» (Medulla theologiae moralis, IV, 3,2)…»

(Nicola Abbagnano, Dizionario di Filosofia, 1971, UTET, pagg. 552-3)

Per quanto riguarda poi l’uso della forza, i puritani inglesi non furono affatto i primi a usarla per imporre il Regno di Cristo, basti pensare ai taboriti boemi, che sono addirittura antecedenti alla Riforma.

Bisogna sempre tener presente la complessità del Cristianesimo: in esso l’uso della forza è sia proibito, sia permesso.

Per fare un altro esempio della complessità del Cristianesimo: vi siete mai chiesti come sia possibile giurare sulla Bibbia, nonostante che il Vangelo di Matteo (Matteo, 5, 33-37) proibisca categoricamente i giuramenti?

Vedi a questo proposito: Luigi Cocola, Il leviatano senza spada – Una teoria del popolo italiano e del Cristianesimo, 3° ed., 2012, lulu.com, 2.4 L’insieme dei quattro Vangeli e la psicologia della Gestalt, pagg. 76-81.

Vedi anche qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2016/08/17/tre-caratteristiche-necessarie-del-mondialismo/

La complessità del Cristianesimo è una sua peculiare caratteristica, non c’è tale complessità nelle altre due grandi religioni monoteistiche, l’Ebraismo e l’Islam, perché il Cristianesimo ha due radici: la cultura ebraica, con la sua incrollabile fede in un Dio unico, e il miracolo greco, vale a dire la brillante e sofisticata cultura dell’antica Grecia.

La complessità del Cristianesimo è un prodotto inconfondibile della cultura greca.

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