Posts Tagged ‘democrazia’

L’élite globalista USA vuole censurare internet II

22 maggio 2017

Evan Williams, uno dei padri del blog (coniò fra l’altro il termine “blogger”) e anche uno dei fondatori di Twitter, rinnega il principio che sta alla base di internet: dare la parola a tutti, che è la perfetta attuazione della libertà di parola e della libertà di stampa garantite dal Primo Emendamento della Costituzione degli Stati Uniti d’America, in inglese “freedom of speech” e “freedom of the press”.

Questo è il First Amendment:

«Congress shall make no law respecting an establishment of religion, or prohibiting the free exercise thereof; or abridging the freedom of speech, or of the press; or the right of the People peaceably to assemble, and to petition the Government for a redress of grievances.»

In italiano:

«Il Congresso non promulgherà leggi per il riconoscimento ufficiale di una religione, o che ne proibiscano la libera professione; o che limitino la libertà di parola, o di stampa; o il diritto delle persone di riunirsi pacificamente in assemblea e di fare petizioni al governo per la riparazione dei torti.»

Ecco cosa ha detto Evan Williams in un’intervista al New York Times (20 maggio 2017):

«”I think the internet is broken,” he says. He has believed this for a few years, actually. But things are getting worse. “And it’s a lot more obvious to a lot of people that it’s broken.”…

…”I thought once everybody could speak freely and exchange information and ideas, the world is automatically going to be a better place,” Mr. Williams says. “I was wrong about that.”…

…“It’s a very bad thing, Twitter’s role in that,” he said finally. “If it’s true that he [Donald Trump] wouldn’t be president if it weren’t for Twitter, then yeah, I’m sorry.”»

www.nytimes.com/2017/05/20/technology/evan-williams-medium-twitter-internet.html

«Un tempo pensavo che, se avessimo dato a tutti la possibilità di esprimersi liberamente e scambiarsi idee e informazioni, il mondo sarebbe diventato automaticamente un posto migliore. Mi sbagliavo»

http://www.corriere.it/tecnologia/17_maggio_21/confessione-fondatore-twitter-internet-non-funziona-piu-scusateci-donald-trump-0a58775a-3ddc-11e7-b817-1edf273dd83b.shtml

Insomma, l’élite globalista USA vuole censurare internet, per trasformare la democrazia degli United States in dittatura.

Che dire, Mr. Williams, lei mi fa schifo, proprio schifo…come si dice in inglese?

Provi a impedirmi di scriverlo in questo blog.

Copyright © 2017 Luigi Cocola. Tutti i diritti riservati.

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Nazionalismo e bellicismo

30 aprile 2017

Il nazionalismo non si identifica con il bellicismo.

Nazionalismo e bellicismo non sono due insiemi coincidenti.

Si può essere infatti nazionalisti e non considerare la guerra come il mezzo abituale per risolvere le controversie internazionali.

Ma la pace, che è una necessità dell’evoluzione culturale dell’Homo sapiens (basti pensare alle armi nucleari), non si ottiene facilmente e naturalmente, perché lo stato di natura (in latino status naturae, in inglese state of nature) è quello mostrato da Thomas Hobbes (De cive) e da Charles Darwin (On the Origin of Species): la guerra di tutti contro tutti (in latino bellum omnium contra omnes, in inglese war of all against all), vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2017/04/02/il-mondialismo-e-il-nazionalismo-sono-il-prodotto-di-due-diverse-weltanschauung/

Per un approfondimento delle formule hobbesiane di cui sopra, vedi: Luigi Cocola, Le nuove forme dell’utopia: europeismo e multiculturalismo – Come e perché l’Occidente cerca ripetutamente di suicidarsi, 3° ed., 2013, lulu.com, pagg. 10-13.

La pace quindi deve essere sostenuta artificialmente sia mediante i tre principali poteri indicati da Bertrand Russell (il potere della forza fisica, il potere economico e il potere della propaganda), sia mediante la Ragione, la quale ci porta alla consapevolezza della necessità di non interferire nella vita di altri popoli.

La terra è stata suddivisa dalla storia in territori che sono proprietà dei popoli che li occupano, analogamente a case di proprietà delle famiglie che le occupano.

Il mondialismo fa proprio questo: avendo l’obiettivo irrazionale di eliminare lo Stato dalla faccia della terra, vuole eliminare la proprietà dei territori nei quali la terra è stata suddivisa e a questo scopo frequentemente usa, o cerca di usare, la guerra (Afghanistan, Iraq, Libia, Siria, Ucraina, ecc. ecc.).

Oggi è il mondialismo a essere la principale causa di guerra, non il nazionalismo, vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2017/02/15/il-mondialismo-e-un-virus-memetico/

Occorre quindi rigettare il mondialismo, che, come ho mostrato più e più volte, è un portato del millenarismo cristiano, cioè ha un’origine neotestamentaria, come del resto tutte le altre ideologie antistato (teoria unificata delle ideologie antistato), vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2016/07/06/lorigine-del-mondialismo/

Un’ulteriore prova dell’origine neotestamentaria del mondialismo è che l’interpretazione della storia propria di tale ideologia è quella della storia come piano provvidenziale, vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2017/02/21/il-mondialismo-e-la-storia-come-piano-provvidenziale/

Per non interferire nella vita di altri popoli, infine, è imperativo accettare la forma di governo che i popoli si vogliono autonomamente dare e quindi è imperativo considerare entrambe legittime la democrazia e l’autocrazia (per usare la classificazione delle forme di governo di Hans Kelsen), vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2014/09/15/la-differenza-fra-ratio-e-mores/

Il concetto kantiano che la divisione dei poteri sia correlata alla pace è semplicemente un concetto errato, vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2013/07/15/il-cervello-di-kant/

Come, del resto, tutti oggi possono constatare.

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Abraham Lincoln? È un pazzo, praticamente!

24 gennaio 2017

Leggo sul Fatto Quotidiano quest’articolo intitolato Usa, gaffe del sociologo De Masi: scambia parole di Lincoln con discorso di Trump. Poi si corregge (23 gennaio 2017):

«Gaffe del sociologo Domenico De Masi, durante la trasmissione Omnibus (La7), dedicata alla figura del neo-presidente degli Usa, Donald Trump. Il piccolo impasse avviene quando l’esperto di public speaching, Alberto Castelvecchi, osserva: “Trump è la quintessenza di un modo di essere americani. Non possiamo capire Trump se prima non comprendiamo l’America. Vi leggo questa cosa: ‘Noi abbiamo un compito davanti. Che questa nazione guidata da Dio abbia una rinascita di libertà, e che l’idea di un governo del popolo, fatto dal popolo, per il popolo non scompaia dalla terra’”. De Masi, autore del rapporto “Lavoro 2015” a lui commissionato dal M5S, insorge: “E’ un pazzo, praticamente! Sono le parole di un pazzo! Rileggile di nuovo”. “Ti dico chi è”, replica Castelvecchi. De Masi, capendo di essere caduto in errore, corregge il tiro: “Detto oggi, è un pazzo”. Il brano letto da Castelvecchi, infatti, è un estratto del discorso pronunciato da Abramo Lincoln a Gettysburg nel 1863. “Questa è la definizione di democrazia” – precisa il linguista – “che da 152 anni si continua a studiare ed è stata anche riaffermata da Barack Obama nei suoi discorsi”. “Certo, certo, sì. Lo sappiamo” – ribadisce De Masi – “Oggi quella definizione è di un pazzo”…»

http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/01/23/usa-gaffe-del-sociologo-de-masi-scambia-parole-di-lincoln-con-discorso-di-trump-poi-si-corregge/3335042/

Ecco il video, esilarante, ma anche tragico:

Giustamente sul Primato Nazionale, nell’articolo intitolato Gaffe del sociologo anti-Trump: “Parole di un pazzo”. Ma la cit. era di Lincoln (Video), scrivono:

«Ma il punto è che per l’intellighenzia schierata a sinistra chiunque pronunci le parole “popolo”, “sovranità” e “Nazione” è da additarsi come un populista, come un pazzo per l’appunto. Poco conta il fatto che non sia necessario possedere una laurea in scienze politiche per comprendere che qualsivoglia riferimento alla sovranità popolare e alla libertà siano parte integrante di tutti i sistemi democratici (almeno dal punto di vista teoretico). D’altronde l’etimo della parola democrazia non vuol dire proprio “governo del popolo”? Domanda retorica, ovviamente. Ma non per i professoroni che vanno in tv a lanciare invettive contro il “pericolo populista”…»

http://www.ilprimatonazionale.it/politica/gaffe-del-sociologo-anti-trump-parole-di-un-pazzo-ma-la-cit-era-di-lincoln-video-56298/

Questa è la tragica situazione dell’Italia.

E di tutto l’Occidente.

Come ho scritto in un precedente post:

«Purtroppo nella cultura occidentale si è creato il mito dell’inutilità, anzi della dannosità dello Stato

…Generazioni e generazioni e generazioni di filosofi, di politologi, di sociologi, di antropologi culturali, di accademici e di intellettuali hanno ripetuto questo colossale errore.

Essi sono vissuti dentro questo colossale errore.

È tempo che questo colossale errore, che è un vero e proprio delirio culturale, venga compreso ed eliminato.»

https://luigicocola.wordpress.com/2016/11/18/il-mondialismo-e-un-delirio-culturale/

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Negli USA la sovranità torna al popolo

21 gennaio 2017

Chief Justice Roberts, President Carter, President Clinton, President Bush, President Obama, fellow Americans and people of the world, thank you.

We, the citizens of America, are now joined in a great national effort to rebuild our country and restore its promise for all of our people.

Together, we will determine the course of America and the world for many, many years to come. We will face challenges. We will confront hardships. But we will get the job done.

Every four years we gather on these steps to carry out the orderly and peaceful transfer of power.

And we are grateful to President Obama and first lady Michelle Obama for their gracious aid throughout this transition.

They have been magnificent.

Thank you.

Today’s ceremony, however, has a very special meaning because today we are not merely transferring power from one administration to another or from one party to another, but we are transferring power from Washington, D.C., and giving it back to you, the people.

For too long, a small group in our nation’s capital has reaped the rewards of government while the people have bore the cost. Washington flourished, but the people did not share in its wealth. Politicians prospered but the jobs left and the factories closed.

The establishment protected itself, but not the citizens of our country. Their victories have not been your victories. Their triumphs have not been your triumphs. And while they celebrated in our nation’s capital, there was little to celebrate for struggling families all across our land.

That all changes starting right here and right now, because this moment is your moment.

It belongs to you.

It belongs to everyone gathered here today and everyone watching all across America.

This is your day.

This is your celebration.

And this, the United States of America, is your country.

What truly matters is not which party controls our government, but whether our government is controlled by the people.

January 20th, 2017, will be remembered as the day the people became the rulers of this nation again.

The forgotten men and women of our country will be forgotten no longer. Everyone is listening to you now. You came by the tens of millions to become part of a historic movement, the likes of which the world has never seen before.

At the center of this movement is a crucial conviction that a nation exists to serve its citizens. Americans want great schools for their children, safe neighborhoods for their families and good jobs for themselves.

These are just and reasonable demands of righteous people and a righteous public.

But for too many of our citizens, a different reality exists.

Mothers and children trapped in poverty in our inner cities, rusted out factories scattered like tombstones across the landscape of our nation.

An education system flush with cash but which leaves our young and beautiful students deprived of all knowledge.

And the crime and the gangs and the drugs that have stolen too many lives and robbed our country of so much unrealized potential. This American carnage stops right here and stops right now.

We are one nation, and their pain is our pain.

Their dreams are our dreams, and their success will be our success. We share one heart, one home and one glorious destiny.

The oath of office I take today is an oath of allegiance to all Americans.

For many decades we’ve enriched foreign industry at the expense of American industry, subsidized the armies of other countries while allowing for the very sad depletion of our military.

We’ve defended other nations’ borders while refusing to defend our own. And we’ve spent trillions and trillions of dollars overseas while America’s infrastructure has fallen into disrepair and decay.

We’ve made other countries rich while the wealth, strength and confidence of our country has dissipated over the horizon.

One by one, the factories shuttered and left our shores with not even a thought about the millions and millions of American workers that were left behind.

The wealth of our middle class has been ripped from their homes and then redistributed all across the world. But that is the past, and now we are looking only to the future.

We assembled here today are issuing a new decree to be heard in every city, in every foreign capital and in every hall of power. From this day forward, a new vision will govern our land.

From this day forward, it’s going to be only America first, America first. Every decision on trade, on taxes, on immigration, on foreign affairs will be made to benefit American workers and American families. We must protect our borders from the ravages of other countries making our product, stealing our companies and destroying our jobs.

Protection will lead to great prosperity and strength. I will fight for you with every breath in my body, and I will never ever let you down.

America will start winning again, winning like never before.

We will bring back our jobs.

We will bring back our borders.

We will bring back our wealth, and we will bring back our dreams.

We will build new roads and highways and bridges and airports and tunnels and railways all across our wonderful nation.

We will get our people off of welfare and back to work, rebuilding our country with American hands and American labor.

We will follow two simple rules; buy American and hire American.

We will seek friendship and goodwill with the nations of the world, but we do so with the understanding that it is the right of all nations to put their own interests first. We do not seek to impose our way of life on anyone, but rather to let it shine as an example. We will shine for everyone to follow.

We will reinforce old alliances and form new ones and unite the civilized world against radical Islamic terrorism, which we will eradicate from the face of the Earth.

At the bedrock of our politics will be a total allegiance to the United States of America, and through our loyalty to our country, we will rediscover our loyalty to each other. When you open your heart to patriotism, there is no room for prejudice.

The bible tells us how good and pleasant it is when God’s people live together in unity. We must speak our minds openly, debate our disagreements honestly, but always pursue solidarity. When America is united, America is totally unstoppable.

There should be no fear. We are protected and we will always be protected. We will be protected by the great men and women of our military and law enforcement. And most importantly, we will be protected by God.

Finally, we must think big and dream even bigger. In America, we understand that a nation is only living as long as it is striving. We will no longer accept politicians who are all talk and no action, constantly complaining, but never doing anything about it.

The time for empty talk is over. Now arrives the hour of action.

Do not allow anyone to tell you that it cannot be done. No challenge can match the heart and fight and spirit of America. We will not fail. Our country will thrive and prosper again.

We stand at the birth of a new millennium, ready to unlock the mysteries of space, to free the earth from the miseries of disease, and to harness the energies, industries and technologies of tomorrow. A new national pride will stir ourselves, lift our sights and heal our divisions.

It’s time to remember that old wisdom our soldiers will never forget, that whether we are black or brown or white, we all bleed the same red blood of patriots.

We all enjoy the same glorious freedoms and we all salute the same great American flag.

And whether a child is born in the urban sprawl of Detroit or the wind-swept plains of Nebraska, they look up at the same night sky, they will their heart with the same dreams, and they are infused with the breath of life by the same almighty creator.

So to all Americans in every city near and far, small and large, from mountain to mountain, from ocean to ocean, hear these words. You will never be ignored again.

Your voice, your hopes, and your dreams will define our American destiny. And your courage and goodness and love will forever guide us along the way.

Together, we will make America strong again. We will make America wealthy again. We will make America proud again. We will make America safe again. And yes, together we will make America great again.

Thank you. God bless you. And God bless America.

Thank you.

God bless America.

http://www.infowars.com/full-text-video-president-trumps-inaugural-speech/

I colpi di coda delle élites mondialiste

13 dicembre 2016

C’è attualmente la possibilità di colpi di coda delle élites mondialiste sia nel Regno Unito dopo la Brexit (il Primo Ministro Theresa May non ha ancora formalizzato il divorzio dall’Unione Europea, rimandando l’attivazione dell’Articolo 50 del Trattato di Lisbona a marzo 2017), sia negli Stati Uniti d’America dopo l’elezione di Donald Trump (il 19 dicembre i 538 Grandi Elettori chiamati a formalizzare la sua elezione potrebbero ribellarsi).

Ma si tratta di due paesi dove la norma culturale è la democrazia, com’è ben noto.

Si tratta di due paesi che sono gli alfieri assoluti della democrazia nel mondo e nella storia.

Fu proprio l’Inghilterra, dopo la Gloriosa Rivoluzione (1688), a mettere in pratica per prima nell’Evo Moderno la dottrina della divisione dei poteri: l’Inghilterra è dunque la culla moderna della democrazia.

Così nei popoli di lingua inglese c’è questa norma culturale.

Eventuali colpi di coda delle élites mondialiste in questi due paesi, Regno Unito e Stati Uniti d’America, significherebbero necessariamente ribaltare il voto del popolo, vale a dire annullare la democrazia, andare contro la norma culturale esistente.

Il mondialismo dovrebbe svelare il suo vero volto, che è quello della dittatura delle élites mondialiste sul popolo, dovrebbe svelare il suo vero scopo, che è quello di annientare il popolo mediante i tre cavalieri dell’Apocalisse mondialista: povertà, invasione islamica/terrorismo islamico e guerra, come ho mostrato nel mio post intitolato Tre caratteristiche necessarie del mondialismo:

https://luigicocola.wordpress.com/2016/08/17/tre-caratteristiche-necessarie-del-mondialismo/

Il mondialismo oserà tanto?

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Donald J. Trump for President

19 marzo 2016

Il relativismo culturale non è di per sé contro lo Stato

29 settembre 2014

Leggo l’intervista di Vittorio Pesato a Magdi Cristiano Allam, pubblicata il 1 settembre 2014 sul sito posizione.org e intitolata Magdi Cristiano Allam:” Il conflitto e’ gia’ in Europa”:

“La sinistra, dopo il fallimento del comunismo, ha individuato l’alternativa nell’europeismo che, al pari del comunismo, opera per la fine degli stati nazionali e la concentrazione del potere nelle mani di una cupola che oggi è rappresentata dai poteri finanziari ed economici. In questo contesto il relativismo valoriale e religioso è lo strumento necessario per sradicare le identità nazionali e locali, e il buonismo è l’atteggiamento culturale che ci porta a farci auto-invadere e a scegliere il suicidio della nostra civiltà.”

http://www.posizione.org/index.php/component/content/article/3-notizie-flash/813-magdi-cristiano-allamq-il-conflitto-e-gia-in-europaq

Vedo con piacere che Allam esprime qui un concetto di cui ho più volte scritto in passato: la sinistra è incondizionatamente a favore dell’euro, perché così può attuare lo stesso obiettivo finale del comunismo, cioè l’eliminazione dello Stato.

Come ho scritto in un post precedente:

“Così coloro che in passato erano fanaticamente comunisti, adesso sono diventati fanaticamente europeisti, dato che il comunismo è fallito alla fine del secolo scorso e quindi si è rivelato incapace di attuare l’eliminazione dello Stato come previsto dalla teoria marx-engelsiana.”

https://luigicocola.wordpress.com/2014/03/23/ecco-perche-le-sinistre-europee-vogliono-leuro/

In altre parole, come ho più volte scritto, il comunismo e l’europeismo sono due ideologie antistato (come pure l’anarchismo, il multiculturalismo e l’internazionalismo di David Rockefeller).

Vedo anche però che Allam, senza fare le necessarie distinzioni, parla negativamente del relativismo culturale, di cui ho scritto nei miei due ultimi post.

Devo quindi precisare che il relativismo culturale è un concetto scientifico (di queste due scienze sociali: antropologia culturale e sociologia), ma è ovvio che esso va usato in modo corretto, altrimenti diventa un errore e se ne può parlare solo negativamente.

La ragione è universale, mentre i costumi non lo sono, e perciò i nostri costumi non possono essere imposti a tutte le culture del pianeta (invece la ragione, essendo universale, si impone da sé).

In questo senso il relativismo culturale è essenziale, perché ci fa capire come dobbiamo comportarci nei rapporti tra Stati.

Per esempio non possiamo imporre all’Islam la democrazia, perché essa non fa parte dei costumi islamici.

Ed eliminare con la forza le autocrazie dei popoli islamici, come hanno voluto fare stupidamente ed ostinatamente gli americani (sia i repubblicani, con George W. Bush, sia i democratici, con Obama), ha causato niente altro che la nascita dell’ISIS, ossia proprio ciò che si voleva debellare: un Islam ostile e bellicoso.

Per quanto riguarda la legge di uno Stato, invece, non ci può essere alcun relativismo culturale: nel territorio di uno Stato deve valere una sola legge, una legge uguale per tutti, altrimenti si accetta il multiculturalismo, che è un’ideologia antistato.

Lo Stato non può essere multiculturale, in quanto la sua funzione è quella di creare per un determinata comunità un solo centro di comando.

Come ho scritto in un post precedente:

“Lo Stato consiste in questo: nel porre sotto un solo centro di comando (che può essere costituito da un uomo o da più uomini) il potere della forza fisica di tutti i membri di una comunità, perché solo così si può assicurare, per quanto riguarda l’esercito, la coordinazione e la strategia e, per quanto riguarda la legge, la terzietà e l’imparzialità.”

https://luigicocola.wordpress.com/2014/05/03/siamo-in-mezzo-a-un-conflitto-mondiale-ma-nessuno-ne-parla/

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Un paradosso americano

21 settembre 2014

Leggo su Sociologia di Ian Robertson:

“Le culture sono diverse l’una dall’altra, e gli esseri umani passano tutta la vita all’interno della cultura nella quale sono nati. Non conoscendo altri modi di vita, considerano le proprie norme e i propri valori una necessità e non una possibilità…

…Per questo motivo gli individui di ogni società sono affetti da una certa misura di etnocentrismo, cioè dalla tendenza a giudicare le altre culture secondo i criteri specifici della propria. Dovunque le persone sono pronte a dare per scontato che la loro moralità, le loro forme di matrimonio, il loro tipo di vestiario o le loro concezioni della bellezza sono giusti e naturali, che sono i migliori possibili. Ecco qualche esempio di modo di vedere etnocentrico. Le nostre donne portano gli orecchini e si cospargono il volto di cosmetici perché così accrescono la loro bellezza; le donne di altre società si mettono degli ossicini nel naso e si tatuano il volto perché non riescono a capire, nella loro ignoranza, quanto ciò le renda brutte. Noi non mangiamo né gatti né vermi perché sarebbe una cosa crudele o disgustosa; in altre società non si mangia carne di manzo né si beve latte per via di insensati tabù alimentari. Noi copriamo le parti intime del corpo perché siamo dignitosi e civilizzati, in altre società vanno in giro nudi perché sono ignoranti e privi di ogni pudore. Le nostre prodi truppe conseguono vittorie gloriose sul nemico; le orde fanatiche di altre società perpetrano massacri sanguinosi di cui noi siamo le vittime. Le nostre pratiche sessuali sono morali e decenti, quelle degli altri sono primitive o perverse. La nostra religione è la vera fede, la loro è superstizione pagana.”

(Ian Robertson, Sociologia, Zanichelli, Bologna, 1988, pagg. 68-69, traduzione italiana di Sociology, 2nd ed., Worth Publishers, New York, 1981)

Si potrebbe aggiungere (vedi post precedente): la nostra forma di governo, la democrazia, è la migliore in assoluto, la forma di governo di altre società, l’autocrazia, è primitiva e malvagia; noi accettiamo socialmente l’omosessualità perché ciò è giusto e naturale, altre società non l’accettano per via di vecchi e insensati tabù.

Insomma, gli ultimi due Presidenti degli Stati Uniti d’America, George W. Bush e Obama, sono definibili come “ignoranti”, perché hanno ignorato (George W. Bush, che voleva esportare a suon di bombe la democrazia in Afghanistan e in Iraq) e ignorano al presente (Obama) i principi elementari della antropologia culturale e della sociologia.

Non esistono negli Stati Uniti d’America corsi universitari di antropologia culturale o di sociologia?

Certo che esistono, anzi Ian Robertson scrive:

“In questo secolo [il Novecento] il maggior sviluppo della sociologia è avvenuto negli Stati Uniti, dove la disciplina ha radici più profonde che in qualsiasi altro paese.”

(ibid., pag. 16)

Per quanto riguarda l’antropologia culturale, è nota la fondamentale importanza degli autori statunitensi nello sviluppo e nella nascita stessa di questa scienza sociale (mentre la sociologia è nata in Europa).

Ma, a parte gli eccessi degli ultimi due Presidenti, gli Stati Uniti d’America hanno da sempre la pretesa di incarnare la verità e l’idea di essere moralmente obbligati a trasmetterla al resto del mondo: un etnocentrismo all’ennesima potenza.

Un etnocentrismo che è del resto il concetto che sta alla base dell’internazionalismo di David Rockefeller. Questo etnocentrismo esasperato vede la sua origine nell’estremismo religioso, in quanto i Padri Pellegrini del Mayflower erano puritani, una fazione estremista dei protestanti inglesi, vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2014/02/14/linternazionalismo-di-rockefeller-e-un-millenarismo/

Non è paradossale questo? Come hanno potuto l’antropologia culturale e la sociologia svilupparsi così tanto in un paese che ha questa ideologia?

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La differenza fra ratio e mores

15 settembre 2014

La ratio, cioè la ragione, è universale.

I mores, cioè i costumi, non sono universali.

È impossibile imporre i costumi della propria società di appartenenza all’intero genere umano e inoltre ciò produrrebbe inevitabilmente conflitti irrisolvibili, perché ogni società è tenacemente attaccata ai suoi costumi.

I costumi di una società non sono un contorno irrilevante e superfluo, bensì sono il portato di quell’intera società.

In altre parole: i costumi di una determinata società sono funzionali per essa.

Se noi li cambiamo dall’esterno, li rendiamo disfunzionali per quella determinata società.

Tutto ciò è molto ovvio ed elementare, ma attualmente l’Occidente non riesce a comprenderlo.

Anche la preferenza per una forma di governo fa parte dei costumi.

Per esempio, l’Occidente preferisce la democrazia, mentre l’Islam preferisce l’autocrazia.

La democrazia, è vero, permette la libertà politica, ma non è possibile affermare che essa è la migliore forma di governo in assoluto.

È la migliore per quanto riguarda la libertà politica, non la migliore in assoluto, in ogni tempo e in ogni luogo.

Un altro esempio di costumi è il giudizio sociale (accettazione o rifiuto) verso l’omosessualità.

Nella Grecia antica, il cosiddetto miracolo greco (dal quale l’Occidente si picca di discendere), l’omosessualità era socialmente accettata. Con l’avvento del Cristianesimo essa venne rifiutata in modo molto netto e radicale.

Attualmente nell’Occidente, soprattutto negli Stati Uniti d’America, l’omosessualità è ritornata ad essere socialmente accettata.

Ma si tratta di costumi e quindi tale accettazione sociale non può essere imposta a tutte le società del mondo, come vorrebbe fare Obama, vedi questo post di Rodolfo Casadei, intitolato Obama e l’idiozia antropologica di andare a predicare l’indifferenza sessuale agli africani:

«…Un qualunque antropologo culturale spiegherebbe agilmente che l’ostilità degli africani non semplicemente verso l’omosessualità ma, purtroppo, verso le persone degli omosessuali è il portato culturale di un ambiente dove la natura è ancora più forte degli esseri umani, che essa schiaccia periodicamente con epidemie, siccità e guerre per le scarse risorse funzionali alla sopravvivenza. Laddove la semplice sopravvivenza umana è minacciata dalla cieca violenza della natura, dovrebbe essere ovvio che i valori culturali non possono comprendere l’accettazione dell’omosessualità, luogo di rapporti sessuali per definizione infecondi [il corsivo è mio]…

…Quel po’ di coesione che la società africana può ancora vantare oggi, dopo due secoli di modernizzazione contraddittoria, è basata sul principio che ogni essere umano è parte di una corrente vitale che è stata iniziata dagli antenati, e ha il dovere di alimentarla trasmettendo a sua volta la vita attraverso l’unione fra uomo e donna; la poligamia è funzionale all’allargamento maggiore possibile della corrente vitale in questione. Immaginare che gli africani approvino un modello familiare intrinsecamente sterile [il corsivo è mio], che diventa fecondo solo attraverso marchingegni come la fecondazione assistita eterologa e gli uteri in affitto, grazie ai quali si mettono al mondo figli che non appartengono alla corrente vitale dei genitori ufficiali, ma a quella degli sconosciuti che hanno messo a disposizione il loro seme, è una vera idiozia antropologica. Di cui solo giudici liberal e un capo di Stato americano che di africano ha solo il colore della pelle potrebbero essere capaci.»

http://www.tempi.it/blog/obama-africa-senegal-predica-indifferenza-sessuale-idiozia-antropologica

È molto singolare che su Tempi, fondato e diretto da Luigi Amicone, il quale appartiene all’area di Comunione e Liberazione, si faccia (correttamente) del relativismo culturale, mentre Obama, un professore della University of Chicago (fondata da John D. Rockefeller), una delle università più importanti del mondo, si comporti da ignorante in materia di antropologia culturale e di sociologia e ritenga che i costumi debbano essere universali.

O forse no, a pensarci bene non è affatto singolare.

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Gli inglesi non sono come gli italiani

23 gennaio 2013

«Cameron: “Se saro’ rieletto subito un referendum sulla Ue”
15:39 23 GEN 2013

(AGI) – Londra, 23 gen. – Con un discorso che ha gia’ suscitato infuocate reazioni, il premier britannico, il conservatore David Cameron, si e’ impegnato a un referendum entro 5 anni sulla permanenza o meno nell’Unione Europea, qualora vincesse le prossime elezioni. Rispondendo alle pressioni dagli euroscettici anche nel suo partito, il premier ha detto che il Regno Unito, che si uni’ alla Comunita’ Economica Europea 40 anni fa, non vuole uscirne, ma che la delusione per l’Ue “e’ a picchi mai cosi’ alti”. “E’ tempo che i britannici possano dire la loro, e’ il momento di risolvere la questione europea nella politica britannica”, ha detto; e il suo partito, Tory, fara’ campagna elettorale nel 2015 promettendo di rinegoziare l’adesione all’Ue. Cameron ha infatti spiegato che alle prossime elezioni chiedera’ ai britannici “che autorizzino il governo conservatore a negoziare un nuovo accordo con gli alleati europei”; e sottoporra’ a referendum questo “nuovo accordo” con l’Ue. “Daremo ai britannici un referendum con una scelta molto semplice, rimanere nell’Ue con queste nuove condizioni o venirne fuori complessivamente. Sara’ un referendum dentro o fuori”.»

http://www.agi.it/in-primo-piano/notizie/201301231539-ipp-rt10250-cameron_se_saro_rieletto_subito_un_referendum_sulla_ue

Poi qualcuno si meraviglia se ammiro la cultura inglese! Questa è la cultura che per prima mise in pratica nell’Evo Moderno, ossia dopo la stasi del Medio Evo, la democrazia, e precisamente dopo la Gloriosa Rivoluzione (1688). Mi fanno ridere coloro che, con ragionamenti assai lambiccati e cavillosi, ritengono che sia più importante la Rivoluzione Francese, la quale avvenne più di un secolo dopo! L’Inghilterra è la culla moderna della democrazia e non si discute su questa verità!

La reazione della Merkel: “Angela Merkel auspica un ruolo attivo e impegnato della Gran Bretagna nell’Unione Europea”.

http://www.tgcom24.mediaset.it/mondo/articoli/1078524/merkel-gb-e-importante-per-la-ue.shtml

Tradotto dal linguaggio diplomatico: vorrebbe che gli inglesi si facessero fottere dai tedeschi come gli italiani…

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