Posts Tagged ‘democrazia’

Due considerazioni sulle forme di governo

19 aprile 2018

1° considerazione

In un post precedente ho scritto:

«Gli Stati Uniti d’America dimostrano che la forma di governo democratica tende inesorabilmente alla degenerazione, come del resto aveva già notato Erodoto quasi 2500 anni fa.

In ogni caso, la divisione dei poteri è un costo troppo alto per i nostri tempi, non funziona più, soprattutto contro un nemico dell’umanità estremamente potente come il mondialismo

https://luigicocola.wordpress.com/2018/04/10/lfbi-vigila-sulla-moralita-sessuale-di-donald-trump-gli-usa-sono-ormai-un-paese-ridicolo/

Il mondialismo è la più letale delle ideologie antistato, come ho mostrato qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2016/03/07/perche-il-mondialismo-durera-meno-del-comunismo/

Il punto nodale della questione è che le varie classificazioni delle forme di governo (Norberto Bobbio, Stato, governo, società, Einaudi, 1995, pagg. 95-97) sono tutte (anche quella di Hans Kelsen) antecedenti alla nascita del Gruppo Bilderberg, che si ebbe nel 1954, principalmente per opera di David Rockefeller e del Principe Bernhard dei Paesi Bassi.

Questo mostruoso, contronatura e potentissimo attacco allo Stato, che è il mondialismo, sta dimostrando nei fatti di riuscire a bloccare il funzionamento di una grande democrazia (basata quindi sulla divisione dei poteri) come quella degli Stati Uniti d’America: la democratica, libera e legale elezione di Donald Trump a 45° Presidente viene annullata dal potere illegittimo del mondialismo.

Il popolo degli Stati Uniti d’America, cioè la United States Constitution (We the People of the United States), non conta più niente e la sua volontà viene cancellata, distruggendo così il principio stesso della divisione dei poteri, che prevede sì che un potere freni un altro potere, ma non che lo blocchi o che addirittura lo elimini.

Il meccanismo della divisione dei poteri, detto anche system of checks and balances, è stato inequivocabilmente rotto dal mondialismo.

Paradossalmente l’assassinio di John Fitzgerald Kennedy, attribuibile senza alcun dubbio al mondialismo (sinonimo: internazionalismo di David Rockefeller), non annullò la divisione dei poteri, mentre invece l’annulla oggi l’attacco a Donald Trump condotto alla luce del sole dal potere illegittimo del mondialismo: proprio perché l’assassinio di JFK fu attribuito ufficialmente a un omicida fanatico.

I creatori delle ideologie antistato di tipo filosofico vissero tutti dal 1760 (anno di nascita di Henri de Saint-Simon) al 1895 (anno di morte di Friedrich Engels), come ho mostrato qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2017/07/23/conseguenze-di-due-interpretazioni-del-mondialismo/

Norberto Bobbio scrive:

«Le tipologie classiche delle forme di governo sono tre: quella di Aristotele, quella di Machiavelli e quella di Montesquieu.»

ibid., pag. 95

Aristotele, Machiavelli e Montesquieu vissero prima dei creatori delle ideologie antistato di tipo filosofico (Montesquieu morì nel 1755) e quindi non poterono prevedere la minaccia letale di queste ideologie.

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2° considerazione

Perché il mondialismo ha fatto abbattere le dittature di Saddam e di Gheddafi e perché tenta, strenuamente, di abbattere anche la dittatura di Assad, nonostante l’intelligente e creativa opposizione di Donald Trump (vedi p.e. i disperati tentativi di Theresa May e di Emmanuel Macron), mentre nulla fa contro una monarchia assoluta come quella vigente in Arabia Saudita?

Sia le dittature che le monarchie assolute sono autocrazie, quindi perché il mondialismo vuole abbattere le dittature e non le monarchie assolute?

È molto semplice, basta considerare le basi filosofiche del mondialismo: sia gli antichi greci (Platone e Aristotele), sia Montesquieu nell’Evo Moderno, affermano, nelle loro classificazioni delle forme di governo, che la tirannide, come la chiamano gli antichi greci, e il dispotismo, come lo chiama Montesquieu, sono una forma degenerata, corrotta, della monarchia (*).

Norberto Bobbio scrive:

«Montesquieu ritorna a una tricotomia…

…in quanto definisce il dispotismo come il governo di un solo ma «senza leggi né freni», in altre parole come la forma degenerata della monarchia.»

ibid., pag. 96

Karl Popper scrive:

«In questo modo vengono distinte tre forme conservatrici o legittime e tre forme assolutamente depravate o illegittime; monarchia, aristocrazia e una forma conservatrice di democrazia sono, in ordine di merito, le imitazioni legittime. Ma la democrazia si cambia nella sua forma illegittima e si deteriora ulteriormente, attraverso l’oligarchia, il governo illegittimo dei pochi, nel governo illegittimo di uno solo, la tirannide, che, appunto come Platone ha detto nella Repubblica, è il peggiore di tutti i governi.»

Karl R. Popper, La società aperta e i suoi nemici – Platone totalitario, vol. I, Armando Editore, 1996 (trad. it. di The Open Society and its Enemies – The Spell of Plato, vol. I, Routledge & Kegan Paul, 1969), pagg. 68-69

Inoltre egli scrive:

«…e il termine “tirannide” o “dittatura”…»

ibid., pag. 160

Naturalmente tutto ciò non è in genere compreso dagli analisti politici, come ho scritto nei post precedenti, perché essi ignorano, o vogliono ignorare, l’ideologia mondialista e le sue basi filosofiche.

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(*) Machiavelli, Hobbes e Kelsen non fanno questa distinzione tra forme “buone” e forme “cattive”, anzi Hobbes scrive:

«Nei libri di storia e di politica ricorrono altri nomi di regimi, come tirannia e oligarchia; ma sono i nomi non già di altre forme di governo, bensì delle stesse quando sono considerate con avversione. Coloro, infatti, che sono scontenti sotto la monarchia, la chiamano tirannia; e coloro cui è invisa l’aristocrazia, la chiamano oligarchia

Thomas Hobbes, Leviatano, Laterza, 2009, pag. 155

Ma Hobbes, ovviamente, ai mondialisti non piace affatto.

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Tre esempi di analisi sbagliate della situazione politica mondiale

18 aprile 2018

Nel post precedente, intitolato Il mondialismo, George Soros e le analisi sbagliate della situazione politica mondiale, ho affermato che coloro che fanno analisi critiche dell’attuale situazione politica mondiale, pur non essendo mondialisti e non facendo parte della propaganda mondialista (dato che esprimono forti critiche), in genere sbagliano tali analisi:

https://luigicocola.wordpress.com/2018/04/16/il-mondialismo-george-soros-e-le-analisi-sbagliate-della-situazione-politica-mondiale/

Infatti, come ho mostrato in dettaglio nel post suddetto, l’attuale situazione politica mondiale è perfettamente e completamente spiegabile leggendo ciò che scrive e ciò che dice nelle interviste George Soros, che è uno dei principali e dei più famosi promotori odierni del mondialismo.

L’attuale situazione politica mondiale non è niente altro che il programma politico di Soros, l’agenda politica di Soros. E dire Soros non vuol dire niente altro che mondialismo.

Come mai analisti politici non appartenenti alla classe della propaganda mondialista parlano d’altro? Essi infatti non parlano né di George Soros, né dell’ideologia mondialista.

O forse essi fanno in realtà parte della propaganda mondialista? Al punto in cui siamo arrivati è lecito pensare anche questo.

Farò tre recentissimi esempi.

1) l’articolo di Aidan O’Brien intitolato Mi piace al mattino l’odore dell’Impero in disfacimento (titolo originale inglese I Love the Smell of Imperial Meltdown in the Morning):

«Gore Vidal preferiva il caos all’ordine. Con la sua saggezza riteneva che le forze centrifughe creassero delle fratture e degli spazi in cui la libertà riusciva a fornicare.
Visto come stanno le cose, questo è quanto di meglio possiamo sperare. Potremmo però anche accontentarci di ciò che accade intorno a noi. Perchè l’ingannevole complotto della gang anglo-americana, che ha colmato gli ultimi 200 anni di imperialismo liberale, sta perdendo colpi. La grande illusione si sta disfacendo.
Anche la grande scacchiera non è nella migliore delle condizioni. La strategia anglo-americana per il controllo dell’Eurasia è stata fatta a pezzi dagli Euroasiatici. Il nonno dell’ISIS, Zbigniew Brzezinski, probabilmente si sta rotolando nella tomba. Secondo lui, la geopolitica era solo egemonia. E questa è una cosa che, al momento, nessuno possiede, meno di tutti gli Anglo-Americani…

…All’epoca, gli scopi del liberalismo venivano tenuti segreti, ma ora sono cosa nota (almeno al di fuori dei media ufficiali). Al primo posto c’è sempre stata l’Anglo-America ed il (suo) potere finanziario, Trump lo ha chiarito oggi nel modo più assoluto. E’ da molto che gli Anglo-Americani hanno tagliato i loro legami ideologici con il mondo (ammesso che, in primo luogo, ne avessero avuto qualcuno)…

…Gli Anglo-Americani oggi sono assolutamente inutili. L’Impero è vuoto. Negli ultimi vent’anni la sua autorità globale è scemata rapidamente. Prega con le mani che grondano sangue. I suoi sermoni sono bugie. E il suo prezioso denaro, solo carta straccia. Il suo Nuovo Ordine è nel caos. E per questo motivo il mondo è migliore.
Alla fine il mondo libero sta emergendo.»

https://comedonchisciotte.org/mi-piace-al-mattino-lodore-dellimpero-in-disfacimento/

Nell’originale inglese:

«Gore Vidal preferred chaos to order. According to his wisdom centrifugal forces create gaps and spaces in which freedom can fornicate.

As things stand that’s probably the best we can hope for. Indeed we might as well embrace what’s happening all around us. Because the Anglo-American gang that filled the last 200 years with liberal imperialism is losing the mendacious plot. The grand illusion is falling apart.

The grand chessboard isn’t in the best of shape either. The Anglo-American game plan to dominate Euro-Asia is being ripped apart by the Euro-Asians. The grandfather of ISIS – Zbigniew Brzezinski – must be rolling in his grave. According to him geopolitics is all about hegemony. And that’s something no one possesses at the moment – least of all the Anglo-Americans…

…The intention of liberalism was top secret back then but is common knowledge now (outside the mainstream media, that is). It has always been Anglo-America and financial wealth first – Trump makes it crystal clear today. The Anglo-Americans severed their ideological links to the world a long time ago – if they were ever there in the first place…

…The Anglo-Americans are very much redundant today. The Empire is empty. Its authority in every way has shrank rapidly in the last two decades. It preaches with blood on its hands. Its lectures are lies. And its precious money is nothing but paper. Its New World Order is in chaos. And the world is better because of it. Finally the free world is emerging.»

https://www.counterpunch.org/2018/04/13/i-love-the-smell-of-imperial-meltdown-in-the-morning/

Aidan O’Brien crede che il problema sia l’imperialismo degli Anglo-Americani e il liberalismo, cioè la democrazia liberale.

Egli non ha compreso che lo scopo supremo del mondialismo è l’eliminazione dello Stato, ciò che George Soros chiama “global open society”, in italiano “società aperta globale”, e che tale scopo non è made in USA, ma bensì è made in Europe.

Ho scritto infatti in un precedente post:

«…chi ha ideato, voluto e attuato il mondialismo: il Conte Henri de Saint-Simon (1760-1825), il Conte Richard Coudenhove-Kalergi (1894-1972), il marito della Regina Juliana dei Paesi Bassi, cioè il Principe Bernhard dei Paesi Bassi (1911-2004), il capitalista David Rockefeller (1915-2017)»

https://luigicocola.wordpress.com/2018/02/10/luci-e-ombre-del-pensiero-di-renaud-camus-sul-mondialismo/

2) l’articolo di Nafeez Ahmed intitolato Documento dell’esercito: la strategia statunitense per ‘detronizzare’ Putin in rapporto agli oleodotti potrebbe provocare la Terza Guerra Mondiale (titolo originale inglese Army document: US strategy to ‘dethrone’ Putin for oil pipelines might provoke WW3 – Senior DIA, Air Force and Army officials admit that NATO expansionism and US covert interference in Russian internal politics may trigger “next global conflict”):

«Funzionari senior della DIA (n.d.T. Defense Intelligence Agency), dell’Aeronautica Militare e dell’Esercito ammettono che l’espansionismo della NATO e le interferenze occulte degli Stati Uniti nella politica interna russa possono innescare il “prossimo conflitto globale”

Un documento dell’esercito americano riconosce i veri interessi che determinano la strategia militare statunitense nei confronti della Russia: dominare i tracciati degli oleodotti, accedere alle vaste risorse naturali dell’Asia centrale e rafforzare l’espansione del capitalismo americano in tutto il mondo…

…Uno studio condotto dall’US Army’s Command and General Staff College Press del Combined Arms Center, presso Fort Leavenworth, rivela che la strategia statunitense nei confronti della Russia è stata fortemente motivata dall’obiettivo di dominare le risorse petrolifere e del gas dell’Asia centrale e i relativi tracciati delle condutture…

…Vaste riserve di petrolio e gas naturale all’interno e intorno al Mar Caspio erano la principale fonte di interesse iniziale degli Stati Uniti nella zona. Tale interesse potrebbe fornire le basi per legami più stretti tra gli Stati Uniti e gli Stati del territorio, con gli Stati Uniti che forniscono protezione per garantire la stabilità regionale e l’indipendenza politica dei Paesi litoranei. (pag. 8)

L’intervento umanitario e le operazioni militari di mantenimento della pace nella regione, quindi, hanno sempre avuto secondi fini geostrategici più ampi, relativi alla “protezione” dell’accesso degli Stati Uniti al petrolio e al gas del Caspio…

…La promozione della “democrazia” chiaramente non significa “democrazia” nel vero senso della parola, significa semplicemente un allineamento geopolitico alla NATO, ostilità verso la Russia e un’apertura dell’economia agli investitori stranieri statunitensi e occidentali, i diritti umani calpestati.»

https://comedonchisciotte.org/documento-dellesercito-la-strategia-statunitense-per-detronizzare-putin-in-rapporto-agli-oleodotti-potrebbe-provocare-la-terza-guerra-mondiale/

Nell’originale inglese:

«A US Army document concedes the real interests driving US military strategy toward Russia: dominating oil pipeline routes, accessing the vast natural resources of Central Asia, and enforcing the expansion of American capitalism worldwide…

…A study by the US Army’s Command and General Staff College Press of the Combined Arms Center at Fort Leavenworth reveals that US strategy toward Russia has been heavily motivated by the goal of dominating Central Asian oil and gas resources, and associated pipeline routes…

…“Vast reserves of oil and natural gas in and around the Caspian Sea were the primary source of the US’s initial interest in the region. That interest could provide the foundation for stronger ties between the US and regional states, with the US providing protection to ensure regional stability and the political independence of the littoral countries.” (p. 8)

Humanitarian intervention and military peacekeeping operations in the region, then, have always had a broader geostrategic agenda related to the “protection” of US access to Caspian oil and gas…

…‘Democracy’ promotion clearly does not mean actual ‘democracy’ — it simply means a geopolitical alignment with NATO, hostility toward Russia, and an opening up of the economy to US and Western foreign investors, human rights be damned.»

http://medium.com/insurge-intelligence/army-study-us-strategy-to-dethrone-putin-for-oil-pipelines-might-provoke-ww3-9b1d9dbe6be9

È evidente che Nafeez Ahmed crede che il problema sia quello della lotta per il possesso delle risorse petrolifere.

3) il video della recentissima intervista di Claudio Messora a Paolo Sensini, intitolata SIRIA, TUTTE BALLE?:

Come si può notare, anche Paolo Sensini, pur dicendo molte cose condivisibili, parla di petrolio (“pipeline”) e non di ideologia mondialista.

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Il mondialismo, George Soros e le analisi sbagliate della situazione politica mondiale

16 aprile 2018

Come tutti sanno, o dovrebbero sapere, George Soros è uno dei principali promotori odierni del mondialismo (o globalismo, in inglese globalism, in francese mondialisme).

Ho scritto in un mio post precedente:

«1) è teoricamente sbagliato e praticamente impossibile imporre la democrazia a culture diverse dalla cultura occidentale: questo è puro etnocentrismo (primo errore dei mondialisti).

2) è teoricamente sbagliato e praticamente impossibile imporre al genere umano l’eliminazione dello Stato (secondo errore dei mondialisti, molto più grave del primo, in quanto lo Stato appartiene alla ratio, cioè è universale, quindi esso non può essere eliminato in nessuna comunità umana).

3) l’ideologia mondialista manca anche di coerenza interna, in quanto senza Stato non vi può essere forma di governo: la forma di governo è la forma di governo di uno Stato, quindi eliminando lo Stato si elimina anche la forma di governo.

Ciò significa che eliminando lo Stato, la democrazia scompare. Del resto scompare anche l’autocrazia. Cosa si ottiene quindi eliminando lo Stato? La “guerra di tutti contro tutti” (in latino “bellum omnium contra omnes”, in inglese “war of all against all”), come ci insegnò Thomas Hobbes, guerra in cui ovviamente vincono i più forti: l’élite globalista, la finanza internazionale, le banche, ecc. ecc.

Proprio ciò che sta avvenendo attualmente.»

https://luigicocola.wordpress.com/2018/03/25/i-mondialisti-sono-semplicemente-ignoranti/

I tre suddetti punti riguardano gli obiettivi del mondialismo secondo la visione di George Soros, vedi qui:

«Shuster: Where is the main focus of the Open Society [Open Society Foundations, nota mia] today?

Soros: We are basically supporting the development of open societies in individual countries and what I call a global open society—international law, international institutions, strengthening the world order. So those are the two aspects.»

Consequences of the War on Terror (September 20, 2006)

http://www.lawac.org/EventDetail/eventid/612

(oppure su Google Scholar, cercando Consequences of the War on Terror)

Vedi anche qui:

«In questo libro sostengo che le democrazie del mondo dovrebbero formare una alleanza con il duplice scopo di: 1) favorire lo sviluppo di società aperte all’interno dei singoli paesi; 2) potenziare il diritto internazionale e le istituzioni necessarie a una società aperta globale.»

George Soros, La società aperta – Per una riforma del capitalismo globale, Ponte alle Grazie, 2001 (trad. it. di Open Society – Reforming Global Capitalism, Public Affairs, 2000), pag. 8

Per capire cosa intende George Soros occorre capire il suo linguaggio: egli usa il termine “open society” (in italiano “società aperta“) nel senso popperiano di democrazia liberale che ho mostrato qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2018/04/01/luso-del-termine-open-society-da-parte-di-george-soros-e-una-frode/

Mentre egli usa il termine “global open society” (in italiano “società aperta globale“) in senso antipopperiano, cioè nel senso di eliminazione dello Stato dalla faccia della terra (Popper ritiene necessario lo Stato), vedi qui:

«Siamo riusciti a unirci al livello dello Stato sovrano: abbiamo degli Stati democratici, in cui vige lo stato di diritto e il rispetto verso il prossimo. Ora è necessario affrontare la questione su scala globale.
La soluzione non può essere la stessa: uno Stato mondiale costituirebbe una minaccia alla libertà più grave di quella rappresentata dalla molteplicità di Stati nazionali. La soluzione non può neppure essere progettata astrattamente…»

ibid., pag. 180

Vedi anche qui:

«When I speak of a global society, I do not mean a global state. States are notoriously imperfect even at the national level. We need to find new solutions for a novel situation…»

George Soros, Toward a Global Open Society, The Atlantic, January 1998

https://www.theatlantic.com/magazine/archive/1998/01/toward-a-global-open-society/307878/

Per capire in modo approfondito qual è il nodo della questione, vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2017/01/23/ulteriori-considerazioni-su-george-soros-e-sulloccidente/

Tutto questo è in genere ignorato da coloro che fanno analisi critiche dell’attuale situazione politica mondiale.

Così, alla narrazione immaginaria dei mondialisti e della loro propaganda, si contrappone, o meglio si aggiunge, una narrazione immaginaria degli analisti politici critici: un esempio di quest’ultima è costituito dai vari commenti critici che si possono leggere o ascoltare dappertutto circa l’attacco di Donald Trump alla Siria di due giorni fa.

Nessuno, mi sembra, ha nominato a questo proposito la “Alleanza per la Società Aperta” (per esempio Stati Uniti d’America, Regno Unito, Canada, Australia, Francia, Germania, Paesi Bassi, Belgio, Spagna, Italia, ecc. ecc.) di cui scrive George Soros:

«L’Alleanza per la Società Aperta cercherebbe di suscitare un’adesione spontanea, ma anche con tutta la buona volontà del mondo non sempre potrà farcela; quindi non si può escludere del tutto l’opzione militare. Anche se l’Alleanza non dovesse conquistare il controllo del Consiglio di Sicurezza, in ogni caso potrebbe sempre aggirarlo e attivare la NATO senza l’autorizzazione del Consiglio, com’è avvenuto nella crisi del Kosovo.»

George Soros, La società aperta – Per una riforma del capitalismo globale, Ponte alle Grazie, 2001 (trad. it. di Open Society – Reforming Global Capitalism, Public Affairs, 2000), pag. 430

Eppure è proprio la “Alleanza per la Società Aperta”, o buona parte di essa, che ha demolito le autocrazie (cioè, in senso popperiano, le “società chiuse”) di Saddam e di Gheddafi e che vuole demolire oggi l’autocrazia di Assad.

E che accusa la Russia di Putin di essere un’autocrazia.

Viviamo in un’epoca molto strana.

Invece nella guerra fredda tutto era chiaro: c’era il comunismo da un lato e gli anticomunisti dall’altro.

Perché, per esempio, i russi, che sono antimondialisti, non esprimono (forse la pensano, ma non la esprimono) una corretta analisi della situazione politica mondiale?

Probabilmente perché, come ho mostrato nei miei scritti, dovrebbero indicare nel Cristianesimo l’origine del mondialismo e questo non possono farlo, avendo posto nel Cristianesimo ortodosso uno dei cardini della loro politica attuale.

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I funanbolismi di Donald Trump

13 aprile 2018

A proposito del false flag attuale riguardante la Siria (ormai quello del gas nervino è il tormentone preferito dai globalisti), mi pare che molti non hanno ancora ben chiaro il quadro della situazione, che è il seguente:

Donald Trump è un nazionalista, in altre parole è un nemico giurato del mondialismo (“Americanism, not globalism, will be our credo”).

Egli non farà mai quello che fecero George W. Bush con l’Iraq e Obama con la Libia.

Certo, è in una situazione politica interna precaria, perché la United States Constitution è ormai carta straccia e la democrazia degli Stati Uniti d’America è rotta: l’élite globalista USA non ha accettato infatti la sua elezione democratica, libera e legale a 45° Presidente USA.

Donald Trump si deve quindi adattare a funambolismi anche estremi, verso i quali è, del resto, molto portato: egli è stato uno showman di grande successo (14 stagioni di The Apprentice) e inoltre egli è un notissimo appassionato di wrestling.

Cos’è il wrestling?

Pensateci sopra.

P.S.: ho pubblicato questo post la mattina del 13 aprile, cioè prima dell’attacco di Trump alla Siria, attacco che ha confermato pienamente quanto da me scritto.

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L’FBI vigila sulla moralità sessuale di Donald Trump: gli USA sono ormai un paese ridicolo

10 aprile 2018

Usa, perquisizione dell’Fbi nello studio dell’avvocato di Trump
Blitz negli uffici di Micheal Cohen, per ordine del procuratore Muller, che indaga sul Russiagate. Prelevati numerosi documenti: ci sono anche quelli relativi al pagamento della pornostar Stormy Daniels

«Mai prima d’ora l’inchiesta sul Russiagate era arrivata così vicino alla persona di Donald Trump. Oggi l’Fbi ha perquisito l’ufficio dell’avvocato personale del presidente, Michael Cohen, sequestrando numerosi documenti. E la reazione del presidente è durissima: “E’ una situazione indecorosa, un attacco alla nazione, una caccia alle streghe”.

Tra i documenti sequestrati ci sarebbero le prove del pagamento versato alla porno-star Stormy Daniels (nome d’arte di Stephanie Daniels) per comprare il suo silenzio sulla relazione sessuale che ebbe con Trump. Cohen ha ammesso quel pagamento, del valore di 130.000 dollari e avvenuto pochi giorni prima dell’elezione presidenziale. Però ha sempre detto di averlo fatto a titolo personale. Trump da parte sua ha smentito di essere mai stato al corrente, anche se è rimasto insolitamente silenzioso sulla sua relazione con la porno-attrice. Ma Cohen custodisce anche molti altri segreti su Trump, relativi soprattutto ai suoi affari: è stato per molti anni il suo legale quando era un impresario edile e televisivo. Cohen ha reagito alla perquisizione e al sequestro di documenti definendo l’operazione dell’Fbi “del tutto inappropriata e per nulla necessaria”.»

http://www.repubblica.it/esteri/2018/04/09/

news/usa_perquisizione_dell_fbi_nello_studio

_dell_avvocato_di_trump-193438317/

Questa è la grande democrazia americana, la democrazia che gli Stati Uniti d’America vogliono imporre a tutto il mondo, anche a suon di bombe e perfino con la guerra nucleare.

Ecco infatti cosa ha scritto il noto criminale mondialista George Soros nel suo libro “La società aperta – Per una riforma del capitalismo globale”, nell’originale inglese “Open Society – Reforming Global Capitalism”:

«L’Alleanza per la Società Aperta cercherebbe di suscitare un’adesione spontanea, ma anche con tutta la buona volontà del mondo non sempre potrà farcela; quindi non si può escludere del tutto l’opzione militare. Anche se l’Alleanza non dovesse conquistare il controllo del Consiglio di Sicurezza, in ogni caso potrebbe sempre aggirarlo e attivare la NATO senza l’autorizzazione del Consiglio, com’è avvenuto nella crisi del Kosovo.»

George Soros, La società aperta – Per una riforma del capitalismo globale, Ponte alle Grazie, 2001 (trad. it. di Open Society – Reforming Global Capitalism, Public Affairs, 2000), pag. 430

Con chi ha fatto sesso Donald Trump a noi non ce ne frega niente!

Né importa ai suoi elettori, che lottano strenuamente per non essere travolti dalla povertà, dall’invasione islamica – terrorismo islamico e dalla guerra (anche nucleare), i tre cavalieri dell’Apocalisse mondialista, vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2016/12/29/i-tre-cavalieri-dellapocalisse-mondialista/

Gli Stati Uniti d’America, è ormai palese, non possono più pretendere di essere il paese guida dell’umanità.

Non ne hanno più le basi morali.

Mille volte meglio la Russia di Putin o la Cina di Xi Jinping.

Gli Stati Uniti d’America dimostrano che la forma di governo democratica tende inesorabilmente alla degenerazione, come del resto aveva già notato Erodoto quasi 2500 anni fa.

In ogni caso, la divisione dei poteri è un costo troppo alto per i nostri tempi, non funziona più, soprattutto contro un nemico dell’umanità estremamente potente come il mondialismo.

È evidentissimo infatti che l’elezione democratica del 45° Presidente degli Stati Uniti d’America Donald Trump non è stata accettata dall’élite globalista USA, che ha in suo potere il Congresso, l’FBI, ecc. ecc.: la United States Constitution è ormai carta straccia.

La democrazia degli Stati Uniti d’America è rotta.

Occorre ricordare che gli antichi romani, quelli della res publica romana, che era una democrazia in quanto vigeva in essa la divisione (o separazione) dei poteri (spesso chiamata in inglese system of checks and balances), nelle grandi emergenze nominavano un dictator, dotato di summum imperium.

Occorre ricordare anche che gli inglesi furono i primi a mettere in pratica la democrazia nell’Evo Moderno, dopo la Gloriosa Rivoluzione (1688).

Essi conoscevano i Discorsi sopra la prima deca di Tito Livio di Niccolò Machiavelli (tradotto per la prima volta in inglese nel 1636 da Edward Dacres), in cui era descritto, come notò nel XX secolo Bertrand Russell, il system of checks and balances della res publica romana:

«There are whole chapters which seem almost as if they had been written by Montesquieu ; most of the book could have been read with approval by an eighteenth-century liberal. The doctrine of checks and balances is set forth explicitly…

…The Roman republican constitution was good, owing to the conflict of Senate and people.»

Bertrand Russell, History of Western Philosophy, George Allen and Unwin, 1947, pag. 529

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Lo Stato non fu inventato a Westfalia nel 1648

8 aprile 2018

Leggo su Strategic Culture Foundation on-line journal un articolo (del 2 aprile 2018) di Patrick Armstrong, intitolato Why Moscow’s Foreign Philosophy Is ‘Westphalian’:

«These days there are two styles of foreign policy being practised; Paul Robinson here (*) describes them: one is a “a traditional, Westphalian, order in which states are equal sovereign entities”. In the other style, there are said to be two kinds of states: “the just and the unjust”; they are not “legally or morally equal” [il neretto è mio]. Others have called the second “idealism” or “moral diplomacy”. There is a continuous tradition of the USA regarding itself as quite a new category of country as recounted here and so the moralistic stance is sometimes called “Wilsonian” after the President who wished to “teach the South American republics to elect good men” but it’s quite bipartisan: witness the “Roosevelt Corollary” in which Theodore Roosevelt arrogated to the United States of America, as a “civilised country”, the right to intervene “in flagrant cases of such wrongdoing or impotence”. Neither of these approaches is new: there have always been countries that have believed that their gods gave them the mission of instructing and disciplining their neighbours and there have always been countries that were content to leave others alone.»

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(*) Paul Robinson, Asymmetrical rules

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https://www.strategic-culture.org/news/2018/04/02/why-moscow-foreign-philosophy-is-westphalian.html

Ebbene, sono d’accordo sul senso dell’articolo di Patrick Armstrong, ma non posso accettare ciò che scrive Paul Robinson nel suo articolo (del 18 febbraio 2018) intitolato Asymmetrical rules:

«Back in September I presented a paper at a conference in Moscow on the topic of ‘Human Rights Reasoning and Double Standards in the Rules-Based Order.’ In this I pointed out that both Russia and the West claimed to be in favour of a ‘rules-based order’ and that each accused the other of breaking that order. The problem, I conjectured, derives from differing understanding of what the rules are and how they should be applied. Russia believes in a traditional, Westphalian, order in which states are equal sovereign entities [il neretto è mio]. The rules apply equally to all of them, regardless of who they are or what they do…

…Of course, Russia doesn’t 100% abide by the rules of its own model, but its preferred option remains one of legal symmetry – the same rules apply to all [il neretto è mio].

By contrast, human rights reasoning has pushed the West in an opposite direction, towards a preference for legal asymmetry. In this model, the just and the unjust, those who respect and those who don’t respect human rights, are not legally or morally equal [il neretto è mio]

…Putting aside the rather questionable assertion that American interventions in other countries’ affairs are ‘generally’ in support of ‘democracy’, we see here a clear example of asymmetrical thinking. In American eyes the same rules do not apply to the United States and Russia, because they are morally different. The American idea of a rules-based order is one in which the ‘good guys’ are subject to different rules to the ‘bad guys’…

…Yet it is clear that beneath present disputes lies a fundamental philosophical disagreement about the nature of a ‘rules-based order.’ Resolving it is perhaps one of the key philosophical tasks of our time.»

https://irrussianality.wordpress.com/2018/02/18/asymmetrical-rules/

Come dicevo sopra, quanto scrive Paul Robinson è inaccettabile.

Per troppo tempo la cultura occidentale è vissuta in un delirio di origine religiosa, in un millenarismo secolarizzato.

È ora di di finirla con questa follia, con questo delirio culturale.

Non esiste nessun “traditional, Westphalian, order in which states are equal sovereign entities”: lo Stato non fu inventato a Westfalia nel 1648.

Queste non sono altro che le ignoranti sciocchezze dei mondialisti.

Lo Stato è sempre esistito, perché è un universale culturale, perché appartiene alla ratio, non ai mores.

La polis greca era una città-Stato, come del resto lo era all’inizio la res publica romana, che poi diventò impero, un altro tipo di Stato: ma sempre di Stato si tratta.

E la sovranità è una delle tre proprietà caratteristiche dello Stato, essendo le altre due il popolo e il territorio (il territorio vuol dire confini): eliminando anche una sola di queste tre proprietà, lo Stato scompare.

Come scrive Nicola Abbagnano:

«STATO (gr. πολιτεία; lat. Respublica; inglese State; franc. État; ted. Staat). In generale, l’organizzazione giuridica coercitiva di una comunità determinata. L’uso della parola S. [Stato] è dovuta a Machiavelli (Principe, 1513, § 1)…

…lo S. [Stato] ha tre elementi o proprietà caratteristiche: la sovranità o il potere preponderante o supremo; il suo popolo e il suo territorio

Nicola Abbagnano, Dizionario di filosofia, UTET, 1971, pagg. 833-835

Ecco cosa scrive Norberto Bobbio a tale proposito:

«Una tesi ricorrente percorre con straordinaria continuità tutta la storia del pensiero politico: lo Stato, inteso come ordinamento politico di una comunità, nasce dalla dissoluzione della comunità primitiva fondata sui legami di parentela e dalla formazione di comunità più ampie derivanti dall’unione di più gruppi familiari per ragioni di sopravvivenza interne (il sostentamento) ed esterne (la difesa). Mentre per alcuni storici contemporanei, come si è detto, la nascita dello Stato segna l’inizio dell’età moderna [cioè per gli storici mondialisti, nota mia], secondo questa più antica e più comune interpretazione la nascita dello Stato rappresenta il punto di passaggio dall’età primitiva, via via distinta in selvaggia e barbara, all’età civile, dove ‘civile’ sta insieme per ‘cittadino’ e ‘civilizzato’ (Adam Ferguson).»

Norberto Bobbio, Stato, governo, società, Einaudi, 1995, pag. 63

Ed ecco cosa scrive Karl Popper (che non è affatto un mondialista, come ho mostrato in un post precedente):

«Tornando ora alla storia di questi movimenti, sembra che la teoria protezionistica dello stato sia stata formulata per la prima volta dal sofista Licofrone, seguace di Gorgia.»

Karl R. Popper, La società aperta e i suoi nemici – Platone totalitario, vol. I, Armando Editore, 1996 (trad. it. di The Open Society and its Enemies – The Spell of Plato, vol. I, Routledge & Kegan Paul, 1969), pag. 148

È facile capire che, se Licofrone formulò ciò che Popper chiama la “protectionist theory of the state”, allora lo Stato ai tempi di Licofrone già esisteva.

E veniamo a ciò che Robinson chiama “legal asymmetry” dell’Occidente: questo non è un “model”, come egli scrive, ma bensì un rozzo esempio di etnocentrismo.

Come lo è il voler imporre la forma di governo democratica a culture diverse da quella occidentale, come p.e, la cultura cinese.

Lo si può fare soltanto in un modo (come nel caso della cultura giapponese): bombardando uno Stato con le atomiche, per poi ridurlo a Stato vassallo.

Cosa vuole fare dunque l’Occidente, nuclearizzare il resto del mondo per imporre a tutti i suoi mores?

Come ho scritto più volte, se le élites globaliste ignorano che l’etnocentrismo e il relativismo culturale sono concetti fondamentali e irrinunciabili di due scienze sociali, la sociologia e l’antropologia culturale, allora le élites globaliste sono élites ignoranti, vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2018/03/25/i-mondialisti-sono-semplicemente-ignoranti/

e qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2014/09/07/le-elites-delloccidente-sono-elites-ignoranti/

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L’uso del termine “open society” da parte di George Soros è una frode

1 aprile 2018

Karl Popper (1902–1994) è senza dubbio uno dei più importanti filosofi della scienza del XX secolo, sebbene il suo pensiero sia stato criticato da altri filosofi della scienza, p.e. Thomas Kuhn, Paul Feyerabend, Imre Lakatos, ecc. ecc.

Egli si è anche dedicato alla filosofia politica, principalmente con la sua opera The Open Society and its Enemies (in italiano La società aperta e i suoi nemici, 1, 2), che fu pubblicata per la prima volta nel 1945.

A tale proposito, occorre innanzitutto sottolineare che il pensiero di Popper nel campo della filosofia politica (3) è attualmente sopravvalutato (4).

In secondo luogo, Popper è a favore della democrazia, cioè della divisione dei poteri (theory of checks and balances), è contro gli assolutismi (5), ma non ha assolutamente niente a che fare con lo scopo supremo del mondialismo: l’eliminazione dello Stato dalla faccia della terra e l’instaurazione di un Nuovo Ordine Mondiale nel quale lo Stato non esiste.

Ecco infatti cosa scrive Popper a proposito dello Stato nel primo volume della sua opera La società aperta e i suoi nemici:

“Al contrario, qualsiasi genere di libertà è chiaramente impossibile se non è garantito dallo stato.” (6)

“Il cosiddetto paradosso della libertà è l’argomento per cui la libertà, nel senso dell’assenza di qualsiasi controllo restrittivo, deve portare a un’enorme restrizione, perché rende i prepotenti liberi di schiavizzare i mansueti.” (7)

Come si può notare, Popper (1945) usa lo stesso argomento usato da Thomas Hobbes nel Leviathan (1651): “L’unico modo di erigere un potere comune che possa essere in grado di difenderli dall’aggressione di stranieri e dai torti reciproci…” (8).

A parte, ovviamente, che Hobbes è contro la divisione dei poteri (9).

Del resto è un argomento molto antico: secondo Popper (che lo chiama “teoria protezionistica dello stato”) il primo a formularlo fu il sofista Licofrone, seguace di Gorgia (10).

Nel secondo volume della sua opera La società aperta e i suoi nemici Popper scrive:

“…il potere dello Stato è fatalmente destinato a restare sempre un male pericoloso, anche se necessario.” (11)

Occorre a questo proposito ricordare la fondamentale distinzione di Norberto Bobbio: “Vi sono due concezioni negative dello Stato, una più debole e una più forte: lo Stato come male necessario e lo Stato come male non necessario. Solo la seconda conduce all’idea della fine dello Stato.” (12)

E ancora: “Quando la società civile sotto forma di società del libero mercato avanza la pretesa di restringere i poteri dello Stato al minimo necessario, lo Stato come male necessario assume la figura dello Stato minimo, figura che diventa il denominatore comune di tutte le maggiori espressioni del pensiero liberale.” (13)

Karl Popper è ancora più esplicito in un’altra sua opera, Alla ricerca di un mondo migliore (1984):

Lo Stato è un male necessario. I suoi poteri non dovrebbero essere accresciuti oltre il necessario. Si potrebbe chiamare questo principio il “rasoio liberale” (sulla scorta del rasoio di Ockham, cioè del celebre principio secondo il quale gli enti metafisici non devono essere moltiplicati più del necessario).” (14)

Vediamo ora cosa scrive George Soros, che usa fraudolentemente il termine “open society” di Karl Popper come marchio propagandistico, cioè per propagandare l’irresponsabile e delirante scopo del mondialismo, l’eliminazione dello Stato, scopo al quale Karl Popper si è chiaramente ed esplicitamente dichiarato estraneo nel 1984 (occorre qui ricordare che il Gruppo Bilderberg è nato nel 1954):

“When I speak of a global society, I do not mean a global state. States are notoriously imperfect even at the national level. We need to find new solutions for a novel situation…” (Toward a Global Open Society, 15)

“Siamo riusciti a unirci al livello dello Stato sovrano: abbiamo degli Stati democratici, in cui vige lo stato di diritto e il rispetto verso il prossimo. Ora è necessario affrontare la questione su scala globale.
La soluzione non può essere la stessa: uno Stato mondiale costituirebbe una minaccia alla libertà più grave di quella rappresentata dalla molteplicità di Stati nazionali. La soluzione non può neppure essere progettata astrattamente…” (Open Society – Reforming Global Capitalism, 16)

L’uso del termine “open society” da parte di George Soros è quindi una vera e propria frode, egli approfitta disonestamente del prestigio intellettuale di Karl Popper per propagandare il contrario di quanto affermato dal filosofo austriaco.

Ma è molto utile leggere quello che Soros ha scritto, perché egli, nel suo delirio di onnipotenza, non si rende conto di scrivere cose terribili, ecco infatti due perle:

“L’Alleanza per la Società Aperta cercherebbe di suscitare un’adesione spontanea, ma anche con tutta la buona volontà del mondo non sempre potrà farcela; quindi non si può escludere del tutto l’opzione militare. Anche se l’Alleanza non dovesse conquistare il controllo del Consiglio di Sicurezza, in ogni caso potrebbe sempre aggirarlo e attivare la NATO senza l’autorizzazione del Consiglio, com’è avvenuto nella crisi del Kosovo.” (17)

“Le mie fondazioni hanno scoperto di poter esercitare una maggiore influenza collaborando con i governi o esercitando pressioni su di essi.” (18)

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1. Karl R. Popper, La società aperta e i suoi nemici – Platone totalitario, vol. I, Armando Editore, 1996, trad. it. di The Open Society and its Enemies – The Spell of Plato, vol. I, Routledge & Kegan Paul, 1969

2. Karl R. Popper, La società aperta e i suoi nemici – Hegel e Marx falsi profeti, vol. II, Armando Editore, 1996, trad. it. di The Open Society and its Enemies – The high tide of prophecy: Hegel, Marx and the aftermath, vol. II, Routledge & Kegan Paul, 1969

3. Sulla differenza tra filosofia politica e scienza politica: Norberto Bobbio, Dei possibili rapporti tra filosofia politica e scienza politica, in Norberto Bobbio, Teoria generale della politica, Einaudi, 2009, pagg. 5-16

4. Norberto Bobbio in Stato, governo, società, Einaudi, 1995, pagg. 161-165, fornisce un elenco delle principali opere di filosofia politica e di scienza politica dell’Evo Moderno (da Machiavelli compreso in poi) e in questo elenco Popper non viene citato, laddove, per esempio, viene citato Robert Nozick, Anarchy, State and Utopia, Basic Books, 1974, trad. it. Anarchia, stato e utopia, Il Saggiatore, 2000

5. cfr. la voce “Assolutismo” in Nicola Abbagnano, Dizionario di Filosofia, UTET, 1971, pag. 74: “l’A. [Assolutismo] utopistico di Platone nella Repubblica

…l’A. [Assolutismo] democratico, teorizzato da Rousseau nel Contratto sociale e da Marx e dagli scrittori marxisti come «dittatura del proletariato». Tutte queste forme dell’A. [Assolutismo] difendono ugualmente, pur con motivi o fondamenti vari, l’esigenza che il potere statale venga esercitato senza limitazioni o restrizioni. L’esigenza opposta, propria del liberalismo (v.), è quella che intende prescrivere limiti e restrizioni al potere statale.”

6. Karl R. Popper, La società aperta e i suoi nemici – Platone totalitario, vol. I, Armando Editore, 1996, pag. 145

7. Ibid., pag. 346

8. Thomas Hobbes, Leviatano, Laterza, 2009, pag. 142

9. In realtà la questione è più complessa di così, perché Hobbes, oltre a usare quella che Popper chiama “protectionist theory of the state” e oltre a essere contro la divisione dei poteri, propone anche una spiegazione del funzionamento dello Stato. Per una critica alla spiegazione di Hobbes, che è errata in quanto politicamente faziosa, ma che contiene forti elementi di verità: Luigi Cocola, Le nuove forme dell’utopia: europeismo e multiculturalismo – Come e perché l’Occidente cerca ripetutamente di suicidarsi, lulu.com., 2013, pagg. 19-25

10. Karl R. Popper, La società aperta e i suoi nemici – Platone totalitario, vol. I, Armando Editore, 1996, pag. 148

11. Karl R. Popper, La società aperta e i suoi nemici – Hegel e Marx falsi profeti, vol. II, Armando Editore, 1996, pag. 152

12. Norberto Bobbio, Stato, governo, società, Einaudi, 1995, pagg. 119-120

13. Ibid., pag. 121

14. Karl R. Popper, Alla ricerca di un mondo migliore, Armando Editore, 2002 (trad. it. di Auf der Suche nach einer besseren Welt: Vorträge und Aufsätze aus dreissig Jahren, Piper Verlag, 1984), pag. 160

15. George Soros, Toward a Global Open Society, The Atlantic, January 1998

Disponibile su:

https://www.theatlantic.com/magazine/archive/1998/01/toward-a-global-open-society/307878/

Data di accesso: 31 marzo 2018

16. George Soros, La società aperta – Per una riforma del capitalismo globale, Ponte alle Grazie, 2001 (trad. it. di Open Society – Reforming Global Capitalism, Public Affairs, 2000), pag. 180

17. Ibid., pag. 430

18. Ibid., pag. 432

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I mondialisti sono semplicemente ignoranti

25 marzo 2018

Adesso che la Cina ha accentuato il suo carattere autocratico (l’11 marzo 2018 Xi Jinping è diventato leader a vita), i mondialisti si sentono smarriti, vedi questo articolo del 4 marzo:

Se l’Occidente ha sbagliato con la Cina. L’analisi dell’Economist (e non solo)

«“How The West Got China Wrong” è il titolo dell’Economist di questa settimana, che dedica il pezzo di copertina a spiegare come mai l’Occidente ha sbagliato con la Cina. “I leader occidentali credevano che dare alla Cina un interesse in istituzioni come l’Organizzazione mondiale del commercio (WTO) la vincolasse al sistema basato sulle regole istituito dopo la seconda guerra mondiale. Speravano che l’integrazione economica avrebbe incoraggiato la Cina a evolvere in un’economia di mercato e che, essendo diventati più ricchi, la sua gente sarebbe venuta a desiderare le libertà democratiche, i diritti e lo stato di diritto”, è la premessa che fa il settimanale più importante del mondo…

…Nei prossimi giorni il presidente Xi Jinping riceverà l’incoronazione definitiva, ottenendo un cambiamento costituzionale che gli permetterà di sedere sul trono imperiale di Pechino a vita. E questo passaggio finale verso una “dittatura”, come la chiama l’Economist, è avvenuto nonostante gli allettanti inviti occidentali a partecipare alla divisione del malloppo del mercato.»

http://formiche.net/2018/03/economist-cina-visione/

Come ho sempre scritto, le élites mondialiste sono semplicemente élites ignoranti: perché ignorano due scienze sociali, la sociologia e l’antropologia culturale, per le quali l’etnocentrismo e il relativismo culturale sono concetti fondamentali e irrinunciabili.

Non è ignoranza questa?

Per non parlare poi dell’ignoranza della scienza politica: le forme di governo (democrazia e autocrazia secondo la classificazione delle forme di governo di Hans Kelsen, classificazione apprezzata anche da Norberto Bobbio) appartengono ai mores e non alla ratio, ragion per cui non sono universali, ma bensì sono solo norme culturali.

Vedi qui per la differenza fra ratio e mores:

https://luigicocola.wordpress.com/2014/09/15/la-differenza-fra-ratio-e-mores/

Lo Stato, a differenza delle forme di governo, appartiene alla ratio, quindi è universale (come ho sempre scritto, lo Stato è una necessità della Ragione, lo Stato è un universale culturale).

Infatti lo Stato è sempre esistito, contrariamente a quanto affermato con straordinaria impudenza dalla propaganda mondialista, vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2012/08/10/ma-lo-stato-e-sempre-esistito-oppure-e-uninvenzione-recente/

Ho presentato nel 2012 una teoria dello Stato, basata sul concetto dello Stato come centro di comando unico del potere della forza fisica, nel mio saggio Le nuove forme dell’utopia: europeismo e multiculturalismo – Come e perché l’Occidente cerca ripetutamente di suicidarsi.

Da tutto ciò si possono trarre tre conclusioni:

1) è teoricamente sbagliato e praticamente impossibile imporre la democrazia a culture diverse dalla cultura occidentale: questo è puro etnocentrismo (primo errore dei mondialisti).

2) è teoricamente sbagliato e praticamente impossibile imporre al genere umano l’eliminazione dello Stato (secondo errore dei mondialisti, molto più grave del primo, in quanto lo Stato appartiene alla ratio, cioè è universale, quindi esso non può essere eliminato in nessuna comunità umana).

3) l’ideologia mondialista manca anche di coerenza interna, in quanto senza Stato non vi può essere forma di governo: la forma di governo è la forma di governo di uno Stato, quindi eliminando lo Stato si elimina anche la forma di governo.

Ciò significa che eliminando lo Stato, la democrazia scompare. Del resto scompare anche l’autocrazia. Cosa si ottiene quindi eliminando lo Stato? La “guerra di tutti contro tutti” (in latino “bellum omnium contra omnes”, in inglese “war of all against all”), come ci insegnò Thomas Hobbes, guerra in cui ovviamente vincono i più forti: l’élite globalista, la finanza internazionale, le banche, ecc. ecc.

Proprio ciò che sta avvenendo attualmente.

Il fatto è che il mondialismo, avendo un’origine religiosa, dato che è un millenarismo secolarizzato, cioè laicizzato, disprezza la Ragione e la Weltanschauung scientifica (anche se a parole, ipocritamente, le glorifica): esso si nutre di ignoranza e diffonde ignoranza.

I mondialisti sono semplicemente ignoranti.

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L’élite globalista USA vuole censurare internet II

22 maggio 2017

Evan Williams, uno dei padri del blog (coniò fra l’altro il termine “blogger”) e anche uno dei fondatori di Twitter, rinnega il principio che sta alla base di internet: dare la parola a tutti, che è la perfetta attuazione della libertà di parola e della libertà di stampa garantite dal Primo Emendamento della Costituzione degli Stati Uniti d’America, in inglese “freedom of speech” e “freedom of the press”.

Questo è il First Amendment:

«Congress shall make no law respecting an establishment of religion, or prohibiting the free exercise thereof; or abridging the freedom of speech, or of the press; or the right of the People peaceably to assemble, and to petition the Government for a redress of grievances.»

In italiano:

«Il Congresso non promulgherà leggi per il riconoscimento ufficiale di una religione, o che ne proibiscano la libera professione; o che limitino la libertà di parola, o di stampa; o il diritto delle persone di riunirsi pacificamente in assemblea e di fare petizioni al governo per la riparazione dei torti.»

Ecco cosa ha detto Evan Williams in un’intervista al New York Times (20 maggio 2017):

«”I think the internet is broken,” he says. He has believed this for a few years, actually. But things are getting worse. “And it’s a lot more obvious to a lot of people that it’s broken.”…

…”I thought once everybody could speak freely and exchange information and ideas, the world is automatically going to be a better place,” Mr. Williams says. “I was wrong about that.”…

…“It’s a very bad thing, Twitter’s role in that,” he said finally. “If it’s true that he [Donald Trump] wouldn’t be president if it weren’t for Twitter, then yeah, I’m sorry.”»

www.nytimes.com/2017/05/20/technology/evan-williams-medium-twitter-internet.html

«Un tempo pensavo che, se avessimo dato a tutti la possibilità di esprimersi liberamente e scambiarsi idee e informazioni, il mondo sarebbe diventato automaticamente un posto migliore. Mi sbagliavo»

http://www.corriere.it/tecnologia/17_maggio_21/confessione-fondatore-twitter-internet-non-funziona-piu-scusateci-donald-trump-0a58775a-3ddc-11e7-b817-1edf273dd83b.shtml

Insomma, l’élite globalista USA vuole censurare internet, per trasformare la democrazia degli United States in dittatura.

Che dire, Mr. Williams, lei mi fa schifo, proprio schifo…come si dice in inglese?

Provi a impedirmi di scriverlo in questo blog.

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Nazionalismo e bellicismo

30 aprile 2017

Il nazionalismo non si identifica con il bellicismo.

Nazionalismo e bellicismo non sono due insiemi coincidenti.

Si può essere infatti nazionalisti e non considerare la guerra come il mezzo abituale per risolvere le controversie internazionali.

Ma la pace, che è una necessità dell’evoluzione culturale dell’Homo sapiens (basti pensare alle armi nucleari), non si ottiene facilmente e naturalmente, perché lo stato di natura (in latino status naturae, in inglese state of nature) è quello mostrato da Thomas Hobbes (De cive) e da Charles Darwin (On the Origin of Species): la guerra di tutti contro tutti (in latino bellum omnium contra omnes, in inglese war of all against all), vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2017/04/02/il-mondialismo-e-il-nazionalismo-sono-il-prodotto-di-due-diverse-weltanschauung/

Per un approfondimento delle formule hobbesiane di cui sopra, vedi: Luigi Cocola, Le nuove forme dell’utopia: europeismo e multiculturalismo – Come e perché l’Occidente cerca ripetutamente di suicidarsi, 3° ed., 2013, lulu.com, pagg. 10-13.

La pace quindi deve essere sostenuta artificialmente sia mediante i tre principali poteri indicati da Bertrand Russell (il potere della forza fisica, il potere economico e il potere della propaganda), sia mediante la Ragione, la quale ci porta alla consapevolezza della necessità di non interferire nella vita di altri popoli.

La terra è stata suddivisa dalla storia in territori che sono proprietà dei popoli che li occupano, analogamente a case di proprietà delle famiglie che le occupano.

Il mondialismo fa proprio questo: avendo l’obiettivo irrazionale di eliminare lo Stato dalla faccia della terra, vuole eliminare la proprietà dei territori nei quali la terra è stata suddivisa e a questo scopo frequentemente usa, o cerca di usare, la guerra (Afghanistan, Iraq, Libia, Siria, Ucraina, ecc. ecc.).

Oggi è il mondialismo a essere la principale causa di guerra, non il nazionalismo, vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2017/02/15/il-mondialismo-e-un-virus-memetico/

Occorre quindi rigettare il mondialismo, che, come ho mostrato più e più volte, è un portato del millenarismo cristiano, cioè ha un’origine neotestamentaria, come del resto tutte le altre ideologie antistato (teoria unificata delle ideologie antistato), vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2016/07/06/lorigine-del-mondialismo/

Un’ulteriore prova dell’origine neotestamentaria del mondialismo è che l’interpretazione della storia propria di tale ideologia è quella della storia come piano provvidenziale, vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2017/02/21/il-mondialismo-e-la-storia-come-piano-provvidenziale/

Per non interferire nella vita di altri popoli, infine, è imperativo accettare la forma di governo che i popoli si vogliono autonomamente dare e quindi è imperativo considerare entrambe legittime la democrazia e l’autocrazia (per usare la classificazione delle forme di governo di Hans Kelsen), vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2014/09/15/la-differenza-fra-ratio-e-mores/

Il concetto kantiano che la divisione dei poteri sia correlata alla pace è semplicemente un concetto errato, vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2013/07/15/il-cervello-di-kant/

Come, del resto, tutti oggi possono constatare.

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