Posts Tagged ‘democrazia’

I funanbolismi di Donald Trump

13 aprile 2018

A proposito del false flag attuale riguardante la Siria (ormai quello del gas nervino è il tormentone preferito dai globalisti), mi pare che molti non hanno ancora ben chiaro il quadro della situazione, che è il seguente:

Donald Trump è un nazionalista, in altre parole è un nemico giurato del mondialismo (“Americanism, not globalism, will be our credo”).

Egli non farà mai quello che fecero George W. Bush con l’Iraq e Obama con la Libia.

Certo, è in una situazione politica interna precaria, perché la United States Constitution è ormai carta straccia e la democrazia degli Stati Uniti d’America è rotta: l’élite globalista USA non ha accettato infatti la sua elezione democratica, libera e legale a 45° Presidente USA.

Donald Trump si deve quindi adattare a funambolismi anche estremi, verso i quali è, del resto, molto portato: egli è stato uno showman di grande successo (14 stagioni di The Apprentice) e inoltre egli è un notissimo appassionato di wrestling.

Cos’è il wrestling?

Pensateci sopra.

P.S.: ho pubblicato questo post la mattina del 13 aprile, cioè prima dell’attacco di Trump alla Siria, attacco che ha confermato pienamente quanto da me scritto.

Copyright © 2018 Luigi Cocola. Tutti i diritti riservati.

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L’FBI vigila sulla moralità sessuale di Donald Trump: gli USA sono ormai un paese ridicolo

10 aprile 2018

Usa, perquisizione dell’Fbi nello studio dell’avvocato di Trump
Blitz negli uffici di Micheal Cohen, per ordine del procuratore Muller, che indaga sul Russiagate. Prelevati numerosi documenti: ci sono anche quelli relativi al pagamento della pornostar Stormy Daniels

«Mai prima d’ora l’inchiesta sul Russiagate era arrivata così vicino alla persona di Donald Trump. Oggi l’Fbi ha perquisito l’ufficio dell’avvocato personale del presidente, Michael Cohen, sequestrando numerosi documenti. E la reazione del presidente è durissima: “E’ una situazione indecorosa, un attacco alla nazione, una caccia alle streghe”.

Tra i documenti sequestrati ci sarebbero le prove del pagamento versato alla porno-star Stormy Daniels (nome d’arte di Stephanie Daniels) per comprare il suo silenzio sulla relazione sessuale che ebbe con Trump. Cohen ha ammesso quel pagamento, del valore di 130.000 dollari e avvenuto pochi giorni prima dell’elezione presidenziale. Però ha sempre detto di averlo fatto a titolo personale. Trump da parte sua ha smentito di essere mai stato al corrente, anche se è rimasto insolitamente silenzioso sulla sua relazione con la porno-attrice. Ma Cohen custodisce anche molti altri segreti su Trump, relativi soprattutto ai suoi affari: è stato per molti anni il suo legale quando era un impresario edile e televisivo. Cohen ha reagito alla perquisizione e al sequestro di documenti definendo l’operazione dell’Fbi “del tutto inappropriata e per nulla necessaria”.»

http://www.repubblica.it/esteri/2018/04/09/

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Questa è la grande democrazia americana, la democrazia che gli Stati Uniti d’America vogliono imporre a tutto il mondo, anche a suon di bombe e perfino con la guerra nucleare.

Ecco infatti cosa ha scritto il noto criminale mondialista George Soros nel suo libro “La società aperta – Per una riforma del capitalismo globale”, nell’originale inglese “Open Society – Reforming Global Capitalism”:

«L’Alleanza per la Società Aperta cercherebbe di suscitare un’adesione spontanea, ma anche con tutta la buona volontà del mondo non sempre potrà farcela; quindi non si può escludere del tutto l’opzione militare. Anche se l’Alleanza non dovesse conquistare il controllo del Consiglio di Sicurezza, in ogni caso potrebbe sempre aggirarlo e attivare la NATO senza l’autorizzazione del Consiglio, com’è avvenuto nella crisi del Kosovo.»

George Soros, La società aperta – Per una riforma del capitalismo globale, Ponte alle Grazie, 2001 (trad. it. di Open Society – Reforming Global Capitalism, Public Affairs, 2000), pag. 430

Con chi ha fatto sesso Donald Trump a noi non ce ne frega niente!

Né importa ai suoi elettori, che lottano strenuamente per non essere travolti dalla povertà, dall’invasione islamica – terrorismo islamico e dalla guerra (anche nucleare), i tre cavalieri dell’Apocalisse mondialista, vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2016/12/29/i-tre-cavalieri-dellapocalisse-mondialista/

Gli Stati Uniti d’America, è ormai palese, non possono più pretendere di essere il paese guida dell’umanità.

Non ne hanno più le basi morali.

Mille volte meglio la Russia di Putin o la Cina di Xi Jinping.

Gli Stati Uniti d’America dimostrano che la forma di governo democratica tende inesorabilmente alla degenerazione, come del resto aveva già notato Erodoto quasi 2500 anni fa.

In ogni caso, la divisione dei poteri è un costo troppo alto per i nostri tempi, non funziona più, soprattutto contro un nemico dell’umanità estremamente potente come il mondialismo.

È evidentissimo infatti che l’elezione democratica del 45° Presidente degli Stati Uniti d’America Donald Trump non è stata accettata dall’élite globalista USA, che ha in suo potere il Congresso, l’FBI, ecc. ecc.: la United States Constitution è ormai carta straccia.

La democrazia degli Stati Uniti d’America è rotta.

Occorre ricordare che gli antichi romani, quelli della res publica romana, che era una democrazia in quanto vigeva in essa la divisione (o separazione) dei poteri (spesso chiamata in inglese system of checks and balances), nelle grandi emergenze nominavano un dictator, dotato di summum imperium.

Occorre ricordare anche che gli inglesi furono i primi a mettere in pratica la democrazia nell’Evo Moderno, dopo la Gloriosa Rivoluzione (1688).

Essi conoscevano i Discorsi sopra la prima deca di Tito Livio di Niccolò Machiavelli (tradotto per la prima volta in inglese nel 1636 da Edward Dacres), in cui era descritto, come notò nel XX secolo Bertrand Russell, il system of checks and balances della res publica romana:

«There are whole chapters which seem almost as if they had been written by Montesquieu ; most of the book could have been read with approval by an eighteenth-century liberal. The doctrine of checks and balances is set forth explicitly…

…The Roman republican constitution was good, owing to the conflict of Senate and people.»

Bertrand Russell, History of Western Philosophy, George Allen and Unwin, 1947, pag. 529

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Lo Stato non fu inventato a Westfalia nel 1648

8 aprile 2018

Leggo su Strategic Culture Foundation on-line journal un articolo (del 2 aprile 2018) di Patrick Armstrong, intitolato Why Moscow’s Foreign Philosophy Is ‘Westphalian’:

«These days there are two styles of foreign policy being practised; Paul Robinson here (*) describes them: one is a “a traditional, Westphalian, order in which states are equal sovereign entities”. In the other style, there are said to be two kinds of states: “the just and the unjust”; they are not “legally or morally equal” [il neretto è mio]. Others have called the second “idealism” or “moral diplomacy”. There is a continuous tradition of the USA regarding itself as quite a new category of country as recounted here and so the moralistic stance is sometimes called “Wilsonian” after the President who wished to “teach the South American republics to elect good men” but it’s quite bipartisan: witness the “Roosevelt Corollary” in which Theodore Roosevelt arrogated to the United States of America, as a “civilised country”, the right to intervene “in flagrant cases of such wrongdoing or impotence”. Neither of these approaches is new: there have always been countries that have believed that their gods gave them the mission of instructing and disciplining their neighbours and there have always been countries that were content to leave others alone.»

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(*) Paul Robinson, Asymmetrical rules

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https://www.strategic-culture.org/news/2018/04/02/why-moscow-foreign-philosophy-is-westphalian.html

Ebbene, sono d’accordo sul senso dell’articolo di Patrick Armstrong, ma non posso accettare ciò che scrive Paul Robinson nel suo articolo (del 18 febbraio 2018) intitolato Asymmetrical rules:

«Back in September I presented a paper at a conference in Moscow on the topic of ‘Human Rights Reasoning and Double Standards in the Rules-Based Order.’ In this I pointed out that both Russia and the West claimed to be in favour of a ‘rules-based order’ and that each accused the other of breaking that order. The problem, I conjectured, derives from differing understanding of what the rules are and how they should be applied. Russia believes in a traditional, Westphalian, order in which states are equal sovereign entities [il neretto è mio]. The rules apply equally to all of them, regardless of who they are or what they do…

…Of course, Russia doesn’t 100% abide by the rules of its own model, but its preferred option remains one of legal symmetry – the same rules apply to all [il neretto è mio].

By contrast, human rights reasoning has pushed the West in an opposite direction, towards a preference for legal asymmetry. In this model, the just and the unjust, those who respect and those who don’t respect human rights, are not legally or morally equal [il neretto è mio]

…Putting aside the rather questionable assertion that American interventions in other countries’ affairs are ‘generally’ in support of ‘democracy’, we see here a clear example of asymmetrical thinking. In American eyes the same rules do not apply to the United States and Russia, because they are morally different. The American idea of a rules-based order is one in which the ‘good guys’ are subject to different rules to the ‘bad guys’…

…Yet it is clear that beneath present disputes lies a fundamental philosophical disagreement about the nature of a ‘rules-based order.’ Resolving it is perhaps one of the key philosophical tasks of our time.»

https://irrussianality.wordpress.com/2018/02/18/asymmetrical-rules/

Come dicevo sopra, quanto scrive Paul Robinson è inaccettabile.

Per troppo tempo la cultura occidentale è vissuta in un delirio di origine religiosa, in un millenarismo secolarizzato.

È ora di di finirla con questa follia, con questo delirio culturale.

Non esiste nessun “traditional, Westphalian, order in which states are equal sovereign entities”: lo Stato non fu inventato a Westfalia nel 1648.

Queste non sono altro che le ignoranti sciocchezze dei mondialisti.

Lo Stato è sempre esistito, perché è un universale culturale, perché appartiene alla ratio, non ai mores.

La polis greca era una città-Stato, come del resto lo era all’inizio la res publica romana, che poi diventò impero, un altro tipo di Stato: ma sempre di Stato si tratta.

E la sovranità è una delle tre proprietà caratteristiche dello Stato, essendo le altre due il popolo e il territorio (il territorio vuol dire confini): eliminando anche una sola di queste tre proprietà, lo Stato scompare.

Come scrive Nicola Abbagnano:

«STATO (gr. πολιτεία; lat. Respublica; inglese State; franc. État; ted. Staat). In generale, l’organizzazione giuridica coercitiva di una comunità determinata. L’uso della parola S. [Stato] è dovuta a Machiavelli (Principe, 1513, § 1)…

…lo S. [Stato] ha tre elementi o proprietà caratteristiche: la sovranità o il potere preponderante o supremo; il suo popolo e il suo territorio

Nicola Abbagnano, Dizionario di filosofia, UTET, 1971, pagg. 833-835

Ecco cosa scrive Norberto Bobbio a tale proposito:

«Una tesi ricorrente percorre con straordinaria continuità tutta la storia del pensiero politico: lo Stato, inteso come ordinamento politico di una comunità, nasce dalla dissoluzione della comunità primitiva fondata sui legami di parentela e dalla formazione di comunità più ampie derivanti dall’unione di più gruppi familiari per ragioni di sopravvivenza interne (il sostentamento) ed esterne (la difesa). Mentre per alcuni storici contemporanei, come si è detto, la nascita dello Stato segna l’inizio dell’età moderna [cioè per gli storici mondialisti, nota mia], secondo questa più antica e più comune interpretazione la nascita dello Stato rappresenta il punto di passaggio dall’età primitiva, via via distinta in selvaggia e barbara, all’età civile, dove ‘civile’ sta insieme per ‘cittadino’ e ‘civilizzato’ (Adam Ferguson).»

Norberto Bobbio, Stato, governo, società, Einaudi, 1995, pag. 63

Ed ecco cosa scrive Karl Popper (che non è affatto un mondialista, come ho mostrato in un post precedente):

«Tornando ora alla storia di questi movimenti, sembra che la teoria protezionistica dello stato sia stata formulata per la prima volta dal sofista Licofrone, seguace di Gorgia.»

Karl R. Popper, La società aperta e i suoi nemici – Platone totalitario, vol. I, Armando Editore, 1996 (trad. it. di The Open Society and its Enemies – The Spell of Plato, vol. I, Routledge & Kegan Paul, 1969), pag. 148

È facile capire che, se Licofrone formulò ciò che Popper chiama la “protectionist theory of the state”, allora lo Stato ai tempi di Licofrone già esisteva.

E veniamo a ciò che Robinson chiama “legal asymmetry” dell’Occidente: questo non è un “model”, come egli scrive, ma bensì un rozzo esempio di etnocentrismo.

Come lo è il voler imporre la forma di governo democratica a culture diverse da quella occidentale, come p.e, la cultura cinese.

Lo si può fare soltanto in un modo (come nel caso della cultura giapponese): bombardando uno Stato con le atomiche, per poi ridurlo a Stato vassallo.

Cosa vuole fare dunque l’Occidente, nuclearizzare il resto del mondo per imporre a tutti i suoi mores?

Come ho scritto più volte, se le élites globaliste ignorano che l’etnocentrismo e il relativismo culturale sono concetti fondamentali e irrinunciabili di due scienze sociali, la sociologia e l’antropologia culturale, allora le élites globaliste sono élites ignoranti, vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2018/03/25/i-mondialisti-sono-semplicemente-ignoranti/

e qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2014/09/07/le-elites-delloccidente-sono-elites-ignoranti/

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L’uso del termine “open society” da parte di George Soros è una frode

1 aprile 2018

Karl Popper (1902–1994) è senza dubbio uno dei più importanti filosofi della scienza del XX secolo, sebbene il suo pensiero sia stato criticato da altri filosofi della scienza, p.e. Thomas Kuhn, Paul Feyerabend, Imre Lakatos, ecc. ecc.

Egli si è anche dedicato alla filosofia politica, principalmente con la sua opera The Open Society and its Enemies (in italiano La società aperta e i suoi nemici, 1, 2), che fu pubblicata per la prima volta nel 1945.

A tale proposito, occorre innanzitutto sottolineare che il pensiero di Popper nel campo della filosofia politica (3) è attualmente sopravvalutato (4).

In secondo luogo, Popper è a favore della democrazia, cioè della divisione dei poteri (theory of checks and balances), è contro gli assolutismi (5), ma non ha assolutamente niente a che fare con lo scopo supremo del mondialismo: l’eliminazione dello Stato dalla faccia della terra e l’instaurazione di un Nuovo Ordine Mondiale nel quale lo Stato non esiste.

Ecco infatti cosa scrive Popper a proposito dello Stato nel primo volume della sua opera La società aperta e i suoi nemici:

“Al contrario, qualsiasi genere di libertà è chiaramente impossibile se non è garantito dallo stato.” (6)

“Il cosiddetto paradosso della libertà è l’argomento per cui la libertà, nel senso dell’assenza di qualsiasi controllo restrittivo, deve portare a un’enorme restrizione, perché rende i prepotenti liberi di schiavizzare i mansueti.” (7)

Come si può notare, Popper (1945) usa lo stesso argomento usato da Thomas Hobbes nel Leviathan (1651): “L’unico modo di erigere un potere comune che possa essere in grado di difenderli dall’aggressione di stranieri e dai torti reciproci…” (8).

A parte, ovviamente, che Hobbes è contro la divisione dei poteri (9).

Del resto è un argomento molto antico: secondo Popper (che lo chiama “teoria protezionistica dello stato”) il primo a formularlo fu il sofista Licofrone, seguace di Gorgia (10).

Nel secondo volume della sua opera La società aperta e i suoi nemici Popper scrive:

“…il potere dello Stato è fatalmente destinato a restare sempre un male pericoloso, anche se necessario.” (11)

Occorre a questo proposito ricordare la fondamentale distinzione di Norberto Bobbio: “Vi sono due concezioni negative dello Stato, una più debole e una più forte: lo Stato come male necessario e lo Stato come male non necessario. Solo la seconda conduce all’idea della fine dello Stato.” (12)

E ancora: “Quando la società civile sotto forma di società del libero mercato avanza la pretesa di restringere i poteri dello Stato al minimo necessario, lo Stato come male necessario assume la figura dello Stato minimo, figura che diventa il denominatore comune di tutte le maggiori espressioni del pensiero liberale.” (13)

Karl Popper è ancora più esplicito in un’altra sua opera, Alla ricerca di un mondo migliore (1984):

Lo Stato è un male necessario. I suoi poteri non dovrebbero essere accresciuti oltre il necessario. Si potrebbe chiamare questo principio il “rasoio liberale” (sulla scorta del rasoio di Ockham, cioè del celebre principio secondo il quale gli enti metafisici non devono essere moltiplicati più del necessario).” (14)

Vediamo ora cosa scrive George Soros, che usa fraudolentemente il termine “open society” di Karl Popper come marchio propagandistico, cioè per propagandare l’irresponsabile e delirante scopo del mondialismo, l’eliminazione dello Stato, scopo al quale Karl Popper si è chiaramente ed esplicitamente dichiarato estraneo nel 1984 (occorre qui ricordare che il Gruppo Bilderberg è nato nel 1954):

“When I speak of a global society, I do not mean a global state. States are notoriously imperfect even at the national level. We need to find new solutions for a novel situation…” (Toward a Global Open Society, 15)

“Siamo riusciti a unirci al livello dello Stato sovrano: abbiamo degli Stati democratici, in cui vige lo stato di diritto e il rispetto verso il prossimo. Ora è necessario affrontare la questione su scala globale.
La soluzione non può essere la stessa: uno Stato mondiale costituirebbe una minaccia alla libertà più grave di quella rappresentata dalla molteplicità di Stati nazionali. La soluzione non può neppure essere progettata astrattamente…” (Open Society – Reforming Global Capitalism, 16)

L’uso del termine “open society” da parte di George Soros è quindi una vera e propria frode, egli approfitta disonestamente del prestigio intellettuale di Karl Popper per propagandare il contrario di quanto affermato dal filosofo austriaco.

Ma è molto utile leggere quello che Soros ha scritto, perché egli, nel suo delirio di onnipotenza, non si rende conto di scrivere cose terribili, ecco infatti due perle:

“L’Alleanza per la Società Aperta cercherebbe di suscitare un’adesione spontanea, ma anche con tutta la buona volontà del mondo non sempre potrà farcela; quindi non si può escludere del tutto l’opzione militare. Anche se l’Alleanza non dovesse conquistare il controllo del Consiglio di Sicurezza, in ogni caso potrebbe sempre aggirarlo e attivare la NATO senza l’autorizzazione del Consiglio, com’è avvenuto nella crisi del Kosovo.” (17)

“Le mie fondazioni hanno scoperto di poter esercitare una maggiore influenza collaborando con i governi o esercitando pressioni su di essi.” (18)

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1. Karl R. Popper, La società aperta e i suoi nemici – Platone totalitario, vol. I, Armando Editore, 1996, trad. it. di The Open Society and its Enemies – The Spell of Plato, vol. I, Routledge & Kegan Paul, 1969

2. Karl R. Popper, La società aperta e i suoi nemici – Hegel e Marx falsi profeti, vol. II, Armando Editore, 1996, trad. it. di The Open Society and its Enemies – The high tide of prophecy: Hegel, Marx and the aftermath, vol. II, Routledge & Kegan Paul, 1969

3. Sulla differenza tra filosofia politica e scienza politica: Norberto Bobbio, Dei possibili rapporti tra filosofia politica e scienza politica, in Norberto Bobbio, Teoria generale della politica, Einaudi, 2009, pagg. 5-16

4. Norberto Bobbio in Stato, governo, società, Einaudi, 1995, pagg. 161-165, fornisce un elenco delle principali opere di filosofia politica e di scienza politica dell’Evo Moderno (da Machiavelli compreso in poi) e in questo elenco Popper non viene citato, laddove, per esempio, viene citato Robert Nozick, Anarchy, State and Utopia, Basic Books, 1974, trad. it. Anarchia, stato e utopia, Il Saggiatore, 2000

5. cfr. la voce “Assolutismo” in Nicola Abbagnano, Dizionario di Filosofia, UTET, 1971, pag. 74: “l’A. [Assolutismo] utopistico di Platone nella Repubblica

…l’A. [Assolutismo] democratico, teorizzato da Rousseau nel Contratto sociale e da Marx e dagli scrittori marxisti come «dittatura del proletariato». Tutte queste forme dell’A. [Assolutismo] difendono ugualmente, pur con motivi o fondamenti vari, l’esigenza che il potere statale venga esercitato senza limitazioni o restrizioni. L’esigenza opposta, propria del liberalismo (v.), è quella che intende prescrivere limiti e restrizioni al potere statale.”

6. Karl R. Popper, La società aperta e i suoi nemici – Platone totalitario, vol. I, Armando Editore, 1996, pag. 145

7. Ibid., pag. 346

8. Thomas Hobbes, Leviatano, Laterza, 2009, pag. 142

9. In realtà la questione è più complessa di così, perché Hobbes, oltre a usare quella che Popper chiama “protectionist theory of the state” e oltre a essere contro la divisione dei poteri, propone anche una spiegazione del funzionamento dello Stato. Per una critica alla spiegazione di Hobbes, che è errata in quanto politicamente faziosa, ma che contiene forti elementi di verità: Luigi Cocola, Le nuove forme dell’utopia: europeismo e multiculturalismo – Come e perché l’Occidente cerca ripetutamente di suicidarsi, lulu.com., 2013, pagg. 19-25

10. Karl R. Popper, La società aperta e i suoi nemici – Platone totalitario, vol. I, Armando Editore, 1996, pag. 148

11. Karl R. Popper, La società aperta e i suoi nemici – Hegel e Marx falsi profeti, vol. II, Armando Editore, 1996, pag. 152

12. Norberto Bobbio, Stato, governo, società, Einaudi, 1995, pagg. 119-120

13. Ibid., pag. 121

14. Karl R. Popper, Alla ricerca di un mondo migliore, Armando Editore, 2002 (trad. it. di Auf der Suche nach einer besseren Welt: Vorträge und Aufsätze aus dreissig Jahren, Piper Verlag, 1984), pag. 160

15. George Soros, Toward a Global Open Society, The Atlantic, January 1998

Disponibile su:

https://www.theatlantic.com/magazine/archive/1998/01/toward-a-global-open-society/307878/

Data di accesso: 31 marzo 2018

16. George Soros, La società aperta – Per una riforma del capitalismo globale, Ponte alle Grazie, 2001 (trad. it. di Open Society – Reforming Global Capitalism, Public Affairs, 2000), pag. 180

17. Ibid., pag. 430

18. Ibid., pag. 432

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I mondialisti sono semplicemente ignoranti

25 marzo 2018

Adesso che la Cina ha accentuato il suo carattere autocratico (l’11 marzo 2018 Xi Jinping è diventato leader a vita), i mondialisti si sentono smarriti, vedi questo articolo del 4 marzo:

Se l’Occidente ha sbagliato con la Cina. L’analisi dell’Economist (e non solo)

«“How The West Got China Wrong” è il titolo dell’Economist di questa settimana, che dedica il pezzo di copertina a spiegare come mai l’Occidente ha sbagliato con la Cina. “I leader occidentali credevano che dare alla Cina un interesse in istituzioni come l’Organizzazione mondiale del commercio (WTO) la vincolasse al sistema basato sulle regole istituito dopo la seconda guerra mondiale. Speravano che l’integrazione economica avrebbe incoraggiato la Cina a evolvere in un’economia di mercato e che, essendo diventati più ricchi, la sua gente sarebbe venuta a desiderare le libertà democratiche, i diritti e lo stato di diritto”, è la premessa che fa il settimanale più importante del mondo…

…Nei prossimi giorni il presidente Xi Jinping riceverà l’incoronazione definitiva, ottenendo un cambiamento costituzionale che gli permetterà di sedere sul trono imperiale di Pechino a vita. E questo passaggio finale verso una “dittatura”, come la chiama l’Economist, è avvenuto nonostante gli allettanti inviti occidentali a partecipare alla divisione del malloppo del mercato.»

http://formiche.net/2018/03/economist-cina-visione/

Come ho sempre scritto, le élites mondialiste sono semplicemente élites ignoranti: perché ignorano due scienze sociali, la sociologia e l’antropologia culturale, per le quali l’etnocentrismo e il relativismo culturale sono concetti fondamentali e irrinunciabili.

Non è ignoranza questa?

Per non parlare poi dell’ignoranza della scienza politica: le forme di governo (democrazia e autocrazia secondo la classificazione delle forme di governo di Hans Kelsen, classificazione apprezzata anche da Norberto Bobbio) appartengono ai mores e non alla ratio, ragion per cui non sono universali, ma bensì sono solo norme culturali.

Vedi qui per la differenza fra ratio e mores:

https://luigicocola.wordpress.com/2014/09/15/la-differenza-fra-ratio-e-mores/

Lo Stato, a differenza delle forme di governo, appartiene alla ratio, quindi è universale (come ho sempre scritto, lo Stato è una necessità della Ragione, lo Stato è un universale culturale).

Infatti lo Stato è sempre esistito, contrariamente a quanto affermato con straordinaria impudenza dalla propaganda mondialista, vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2012/08/10/ma-lo-stato-e-sempre-esistito-oppure-e-uninvenzione-recente/

Ho presentato nel 2012 una teoria dello Stato, basata sul concetto dello Stato come centro di comando unico del potere della forza fisica, nel mio saggio Le nuove forme dell’utopia: europeismo e multiculturalismo – Come e perché l’Occidente cerca ripetutamente di suicidarsi.

Da tutto ciò si possono trarre tre conclusioni:

1) è teoricamente sbagliato e praticamente impossibile imporre la democrazia a culture diverse dalla cultura occidentale: questo è puro etnocentrismo (primo errore dei mondialisti).

2) è teoricamente sbagliato e praticamente impossibile imporre al genere umano l’eliminazione dello Stato (secondo errore dei mondialisti, molto più grave del primo, in quanto lo Stato appartiene alla ratio, cioè è universale, quindi esso non può essere eliminato in nessuna comunità umana).

3) l’ideologia mondialista manca anche di coerenza interna, in quanto senza Stato non vi può essere forma di governo: la forma di governo è la forma di governo di uno Stato, quindi eliminando lo Stato si elimina anche la forma di governo.

Ciò significa che eliminando lo Stato, la democrazia scompare. Del resto scompare anche l’autocrazia. Cosa si ottiene quindi eliminando lo Stato? La “guerra di tutti contro tutti” (in latino “bellum omnium contra omnes”, in inglese “war of all against all”), come ci insegnò Thomas Hobbes, guerra in cui ovviamente vincono i più forti: l’élite globalista, la finanza internazionale, le banche, ecc. ecc.

Proprio ciò che sta avvenendo attualmente.

Il fatto è che il mondialismo, avendo un’origine religiosa, dato che è un millenarismo secolarizzato, cioè laicizzato, disprezza la Ragione e la Weltanschauung scientifica (anche se a parole, ipocritamente, le glorifica): esso si nutre di ignoranza e diffonde ignoranza.

I mondialisti sono semplicemente ignoranti.

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L’élite globalista USA vuole censurare internet II

22 maggio 2017

Evan Williams, uno dei padri del blog (coniò fra l’altro il termine “blogger”) e anche uno dei fondatori di Twitter, rinnega il principio che sta alla base di internet: dare la parola a tutti, che è la perfetta attuazione della libertà di parola e della libertà di stampa garantite dal Primo Emendamento della Costituzione degli Stati Uniti d’America, in inglese “freedom of speech” e “freedom of the press”.

Questo è il First Amendment:

«Congress shall make no law respecting an establishment of religion, or prohibiting the free exercise thereof; or abridging the freedom of speech, or of the press; or the right of the People peaceably to assemble, and to petition the Government for a redress of grievances.»

In italiano:

«Il Congresso non promulgherà leggi per il riconoscimento ufficiale di una religione, o che ne proibiscano la libera professione; o che limitino la libertà di parola, o di stampa; o il diritto delle persone di riunirsi pacificamente in assemblea e di fare petizioni al governo per la riparazione dei torti.»

Ecco cosa ha detto Evan Williams in un’intervista al New York Times (20 maggio 2017):

«”I think the internet is broken,” he says. He has believed this for a few years, actually. But things are getting worse. “And it’s a lot more obvious to a lot of people that it’s broken.”…

…”I thought once everybody could speak freely and exchange information and ideas, the world is automatically going to be a better place,” Mr. Williams says. “I was wrong about that.”…

…“It’s a very bad thing, Twitter’s role in that,” he said finally. “If it’s true that he [Donald Trump] wouldn’t be president if it weren’t for Twitter, then yeah, I’m sorry.”»

www.nytimes.com/2017/05/20/technology/evan-williams-medium-twitter-internet.html

«Un tempo pensavo che, se avessimo dato a tutti la possibilità di esprimersi liberamente e scambiarsi idee e informazioni, il mondo sarebbe diventato automaticamente un posto migliore. Mi sbagliavo»

http://www.corriere.it/tecnologia/17_maggio_21/confessione-fondatore-twitter-internet-non-funziona-piu-scusateci-donald-trump-0a58775a-3ddc-11e7-b817-1edf273dd83b.shtml

Insomma, l’élite globalista USA vuole censurare internet, per trasformare la democrazia degli United States in dittatura.

Che dire, Mr. Williams, lei mi fa schifo, proprio schifo…come si dice in inglese?

Provi a impedirmi di scriverlo in questo blog.

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Nazionalismo e bellicismo

30 aprile 2017

Il nazionalismo non si identifica con il bellicismo.

Nazionalismo e bellicismo non sono due insiemi coincidenti.

Si può essere infatti nazionalisti e non considerare la guerra come il mezzo abituale per risolvere le controversie internazionali.

Ma la pace, che è una necessità dell’evoluzione culturale dell’Homo sapiens (basti pensare alle armi nucleari), non si ottiene facilmente e naturalmente, perché lo stato di natura (in latino status naturae, in inglese state of nature) è quello mostrato da Thomas Hobbes (De cive) e da Charles Darwin (On the Origin of Species): la guerra di tutti contro tutti (in latino bellum omnium contra omnes, in inglese war of all against all), vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2017/04/02/il-mondialismo-e-il-nazionalismo-sono-il-prodotto-di-due-diverse-weltanschauung/

Per un approfondimento delle formule hobbesiane di cui sopra, vedi: Luigi Cocola, Le nuove forme dell’utopia: europeismo e multiculturalismo – Come e perché l’Occidente cerca ripetutamente di suicidarsi, 3° ed., 2013, lulu.com, pagg. 10-13.

La pace quindi deve essere sostenuta artificialmente sia mediante i tre principali poteri indicati da Bertrand Russell (il potere della forza fisica, il potere economico e il potere della propaganda), sia mediante la Ragione, la quale ci porta alla consapevolezza della necessità di non interferire nella vita di altri popoli.

La terra è stata suddivisa dalla storia in territori che sono proprietà dei popoli che li occupano, analogamente a case di proprietà delle famiglie che le occupano.

Il mondialismo fa proprio questo: avendo l’obiettivo irrazionale di eliminare lo Stato dalla faccia della terra, vuole eliminare la proprietà dei territori nei quali la terra è stata suddivisa e a questo scopo frequentemente usa, o cerca di usare, la guerra (Afghanistan, Iraq, Libia, Siria, Ucraina, ecc. ecc.).

Oggi è il mondialismo a essere la principale causa di guerra, non il nazionalismo, vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2017/02/15/il-mondialismo-e-un-virus-memetico/

Occorre quindi rigettare il mondialismo, che, come ho mostrato più e più volte, è un portato del millenarismo cristiano, cioè ha un’origine neotestamentaria, come del resto tutte le altre ideologie antistato (teoria unificata delle ideologie antistato), vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2016/07/06/lorigine-del-mondialismo/

Un’ulteriore prova dell’origine neotestamentaria del mondialismo è che l’interpretazione della storia propria di tale ideologia è quella della storia come piano provvidenziale, vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2017/02/21/il-mondialismo-e-la-storia-come-piano-provvidenziale/

Per non interferire nella vita di altri popoli, infine, è imperativo accettare la forma di governo che i popoli si vogliono autonomamente dare e quindi è imperativo considerare entrambe legittime la democrazia e l’autocrazia (per usare la classificazione delle forme di governo di Hans Kelsen), vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2014/09/15/la-differenza-fra-ratio-e-mores/

Il concetto kantiano che la divisione dei poteri sia correlata alla pace è semplicemente un concetto errato, vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2013/07/15/il-cervello-di-kant/

Come, del resto, tutti oggi possono constatare.

Copyright © 2017 Luigi Cocola. Tutti i diritti riservati.

Abraham Lincoln? È un pazzo, praticamente!

24 gennaio 2017

Leggo sul Fatto Quotidiano quest’articolo intitolato Usa, gaffe del sociologo De Masi: scambia parole di Lincoln con discorso di Trump. Poi si corregge (23 gennaio 2017):

«Gaffe del sociologo Domenico De Masi, durante la trasmissione Omnibus (La7), dedicata alla figura del neo-presidente degli Usa, Donald Trump. Il piccolo impasse avviene quando l’esperto di public speaching, Alberto Castelvecchi, osserva: “Trump è la quintessenza di un modo di essere americani. Non possiamo capire Trump se prima non comprendiamo l’America. Vi leggo questa cosa: ‘Noi abbiamo un compito davanti. Che questa nazione guidata da Dio abbia una rinascita di libertà, e che l’idea di un governo del popolo, fatto dal popolo, per il popolo non scompaia dalla terra’”. De Masi, autore del rapporto “Lavoro 2015” a lui commissionato dal M5S, insorge: “E’ un pazzo, praticamente! Sono le parole di un pazzo! Rileggile di nuovo”. “Ti dico chi è”, replica Castelvecchi. De Masi, capendo di essere caduto in errore, corregge il tiro: “Detto oggi, è un pazzo”. Il brano letto da Castelvecchi, infatti, è un estratto del discorso pronunciato da Abramo Lincoln a Gettysburg nel 1863. “Questa è la definizione di democrazia” – precisa il linguista – “che da 152 anni si continua a studiare ed è stata anche riaffermata da Barack Obama nei suoi discorsi”. “Certo, certo, sì. Lo sappiamo” – ribadisce De Masi – “Oggi quella definizione è di un pazzo”…»

http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/01/23/usa-gaffe-del-sociologo-de-masi-scambia-parole-di-lincoln-con-discorso-di-trump-poi-si-corregge/3335042/

Ecco il video, esilarante, ma anche tragico:

Giustamente sul Primato Nazionale, nell’articolo intitolato Gaffe del sociologo anti-Trump: “Parole di un pazzo”. Ma la cit. era di Lincoln (Video), scrivono:

«Ma il punto è che per l’intellighenzia schierata a sinistra chiunque pronunci le parole “popolo”, “sovranità” e “Nazione” è da additarsi come un populista, come un pazzo per l’appunto. Poco conta il fatto che non sia necessario possedere una laurea in scienze politiche per comprendere che qualsivoglia riferimento alla sovranità popolare e alla libertà siano parte integrante di tutti i sistemi democratici (almeno dal punto di vista teoretico). D’altronde l’etimo della parola democrazia non vuol dire proprio “governo del popolo”? Domanda retorica, ovviamente. Ma non per i professoroni che vanno in tv a lanciare invettive contro il “pericolo populista”…»

http://www.ilprimatonazionale.it/politica/gaffe-del-sociologo-anti-trump-parole-di-un-pazzo-ma-la-cit-era-di-lincoln-video-56298/

Questa è la tragica situazione dell’Italia.

E di tutto l’Occidente.

Come ho scritto in un precedente post:

«Purtroppo nella cultura occidentale si è creato il mito dell’inutilità, anzi della dannosità dello Stato

…Generazioni e generazioni e generazioni di filosofi, di politologi, di sociologi, di antropologi culturali, di accademici e di intellettuali hanno ripetuto questo colossale errore.

Essi sono vissuti dentro questo colossale errore.

È tempo che questo colossale errore, che è un vero e proprio delirio culturale, venga compreso ed eliminato.»

https://luigicocola.wordpress.com/2016/11/18/il-mondialismo-e-un-delirio-culturale/

Copyright © 2017 Luigi Cocola. Tutti i diritti riservati.

Negli USA la sovranità torna al popolo

21 gennaio 2017

Chief Justice Roberts, President Carter, President Clinton, President Bush, President Obama, fellow Americans and people of the world, thank you.

We, the citizens of America, are now joined in a great national effort to rebuild our country and restore its promise for all of our people.

Together, we will determine the course of America and the world for many, many years to come. We will face challenges. We will confront hardships. But we will get the job done.

Every four years we gather on these steps to carry out the orderly and peaceful transfer of power.

And we are grateful to President Obama and first lady Michelle Obama for their gracious aid throughout this transition.

They have been magnificent.

Thank you.

Today’s ceremony, however, has a very special meaning because today we are not merely transferring power from one administration to another or from one party to another, but we are transferring power from Washington, D.C., and giving it back to you, the people.

For too long, a small group in our nation’s capital has reaped the rewards of government while the people have bore the cost. Washington flourished, but the people did not share in its wealth. Politicians prospered but the jobs left and the factories closed.

The establishment protected itself, but not the citizens of our country. Their victories have not been your victories. Their triumphs have not been your triumphs. And while they celebrated in our nation’s capital, there was little to celebrate for struggling families all across our land.

That all changes starting right here and right now, because this moment is your moment.

It belongs to you.

It belongs to everyone gathered here today and everyone watching all across America.

This is your day.

This is your celebration.

And this, the United States of America, is your country.

What truly matters is not which party controls our government, but whether our government is controlled by the people.

January 20th, 2017, will be remembered as the day the people became the rulers of this nation again.

The forgotten men and women of our country will be forgotten no longer. Everyone is listening to you now. You came by the tens of millions to become part of a historic movement, the likes of which the world has never seen before.

At the center of this movement is a crucial conviction that a nation exists to serve its citizens. Americans want great schools for their children, safe neighborhoods for their families and good jobs for themselves.

These are just and reasonable demands of righteous people and a righteous public.

But for too many of our citizens, a different reality exists.

Mothers and children trapped in poverty in our inner cities, rusted out factories scattered like tombstones across the landscape of our nation.

An education system flush with cash but which leaves our young and beautiful students deprived of all knowledge.

And the crime and the gangs and the drugs that have stolen too many lives and robbed our country of so much unrealized potential. This American carnage stops right here and stops right now.

We are one nation, and their pain is our pain.

Their dreams are our dreams, and their success will be our success. We share one heart, one home and one glorious destiny.

The oath of office I take today is an oath of allegiance to all Americans.

For many decades we’ve enriched foreign industry at the expense of American industry, subsidized the armies of other countries while allowing for the very sad depletion of our military.

We’ve defended other nations’ borders while refusing to defend our own. And we’ve spent trillions and trillions of dollars overseas while America’s infrastructure has fallen into disrepair and decay.

We’ve made other countries rich while the wealth, strength and confidence of our country has dissipated over the horizon.

One by one, the factories shuttered and left our shores with not even a thought about the millions and millions of American workers that were left behind.

The wealth of our middle class has been ripped from their homes and then redistributed all across the world. But that is the past, and now we are looking only to the future.

We assembled here today are issuing a new decree to be heard in every city, in every foreign capital and in every hall of power. From this day forward, a new vision will govern our land.

From this day forward, it’s going to be only America first, America first. Every decision on trade, on taxes, on immigration, on foreign affairs will be made to benefit American workers and American families. We must protect our borders from the ravages of other countries making our product, stealing our companies and destroying our jobs.

Protection will lead to great prosperity and strength. I will fight for you with every breath in my body, and I will never ever let you down.

America will start winning again, winning like never before.

We will bring back our jobs.

We will bring back our borders.

We will bring back our wealth, and we will bring back our dreams.

We will build new roads and highways and bridges and airports and tunnels and railways all across our wonderful nation.

We will get our people off of welfare and back to work, rebuilding our country with American hands and American labor.

We will follow two simple rules; buy American and hire American.

We will seek friendship and goodwill with the nations of the world, but we do so with the understanding that it is the right of all nations to put their own interests first. We do not seek to impose our way of life on anyone, but rather to let it shine as an example. We will shine for everyone to follow.

We will reinforce old alliances and form new ones and unite the civilized world against radical Islamic terrorism, which we will eradicate from the face of the Earth.

At the bedrock of our politics will be a total allegiance to the United States of America, and through our loyalty to our country, we will rediscover our loyalty to each other. When you open your heart to patriotism, there is no room for prejudice.

The bible tells us how good and pleasant it is when God’s people live together in unity. We must speak our minds openly, debate our disagreements honestly, but always pursue solidarity. When America is united, America is totally unstoppable.

There should be no fear. We are protected and we will always be protected. We will be protected by the great men and women of our military and law enforcement. And most importantly, we will be protected by God.

Finally, we must think big and dream even bigger. In America, we understand that a nation is only living as long as it is striving. We will no longer accept politicians who are all talk and no action, constantly complaining, but never doing anything about it.

The time for empty talk is over. Now arrives the hour of action.

Do not allow anyone to tell you that it cannot be done. No challenge can match the heart and fight and spirit of America. We will not fail. Our country will thrive and prosper again.

We stand at the birth of a new millennium, ready to unlock the mysteries of space, to free the earth from the miseries of disease, and to harness the energies, industries and technologies of tomorrow. A new national pride will stir ourselves, lift our sights and heal our divisions.

It’s time to remember that old wisdom our soldiers will never forget, that whether we are black or brown or white, we all bleed the same red blood of patriots.

We all enjoy the same glorious freedoms and we all salute the same great American flag.

And whether a child is born in the urban sprawl of Detroit or the wind-swept plains of Nebraska, they look up at the same night sky, they will their heart with the same dreams, and they are infused with the breath of life by the same almighty creator.

So to all Americans in every city near and far, small and large, from mountain to mountain, from ocean to ocean, hear these words. You will never be ignored again.

Your voice, your hopes, and your dreams will define our American destiny. And your courage and goodness and love will forever guide us along the way.

Together, we will make America strong again. We will make America wealthy again. We will make America proud again. We will make America safe again. And yes, together we will make America great again.

Thank you. God bless you. And God bless America.

Thank you.

God bless America.

http://www.infowars.com/full-text-video-president-trumps-inaugural-speech/

I colpi di coda delle élites mondialiste

13 dicembre 2016

C’è attualmente la possibilità di colpi di coda delle élites mondialiste sia nel Regno Unito dopo la Brexit (il Primo Ministro Theresa May non ha ancora formalizzato il divorzio dall’Unione Europea, rimandando l’attivazione dell’Articolo 50 del Trattato di Lisbona a marzo 2017), sia negli Stati Uniti d’America dopo l’elezione di Donald Trump (il 19 dicembre i 538 Grandi Elettori chiamati a formalizzare la sua elezione potrebbero ribellarsi).

Ma si tratta di due paesi dove la norma culturale è la democrazia, com’è ben noto.

Si tratta di due paesi che sono gli alfieri assoluti della democrazia nel mondo e nella storia.

Fu proprio l’Inghilterra, dopo la Gloriosa Rivoluzione (1688), a mettere in pratica per prima nell’Evo Moderno la dottrina della divisione dei poteri: l’Inghilterra è dunque la culla moderna della democrazia.

Così nei popoli di lingua inglese c’è questa norma culturale.

Eventuali colpi di coda delle élites mondialiste in questi due paesi, Regno Unito e Stati Uniti d’America, significherebbero necessariamente ribaltare il voto del popolo, vale a dire annullare la democrazia, andare contro la norma culturale esistente.

Il mondialismo dovrebbe svelare il suo vero volto, che è quello della dittatura delle élites mondialiste sul popolo, dovrebbe svelare il suo vero scopo, che è quello di annientare il popolo mediante i tre cavalieri dell’Apocalisse mondialista: povertà, invasione islamica/terrorismo islamico e guerra, come ho mostrato nel mio post intitolato Tre caratteristiche necessarie del mondialismo:

https://luigicocola.wordpress.com/2016/08/17/tre-caratteristiche-necessarie-del-mondialismo/

Il mondialismo oserà tanto?

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