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Lo spettacolare e stupefacente rimbecillimento dell’intellighenzia occidentale II

9 luglio 2018

Leggo su ZeroHedge un inqualificabile articolo di Duncan Whitmore (8 luglio 2018):

Is Libertarianism Utopian?

«With all of this in mind, therefore, we can turn to the question of the existence of the state. Without a shadow of a doubt, the state is the most violent and aggressive institution humans have ever spawned [il neretto è mio]. There is not a single conflict that is worthy of mention in the history books that was not caused by the state or a proto-state entity, nor is there any such conflict that would not have been ameliorated by either reduced or absent state involvement. It is for this reason that libertarians focus all of their efforts on this institution. Thus, the objection to libertarianism on account of the allegation that it is contrary to “human nature” concerns, primarily, the question of whether the state is a phenomenon of “human nature” that we have to put up with and is, consequently, useless to fight.

From our preceding analysis, it should already be clear that this is not the case. The state exists for no other purpose than to serve as the ultimate vehicle of pursuing the violent method of achieving ones goals – of forcibly taking from some in order to benefit others [il neretto è mio].

The state has not existed as a uniform entity throughout human history. Rather, it has blossomed and withered in accordance with people’s desire to use it as such a tool of exploitation and the conviction of the public to either tacitly accept or actively promote its existence. All of the “great” institutions of states that we see today – parliament buildings, executive departments, highly trained armed forces and the complex weaponry and equipment they use, and so on – none of these things is in any way “natural”. Rather, they owe their existence to the fact that specific people, at specific times and places, believed that creating them was a worthwhile endeavour. Their final form that we see today is simply the outcome of centuries of consciously chosen behaviour…

The state, therefore, is firmly and undeniably a consequence of human choice, not of human nature, and, as such, it is entirely legitimate to expose it to moral examination.»

https://www.zerohedge.com/news/2018-07-08/libertarianism-utopian

https://mises.org/wire/libertarianism-utopian

Quando, più volte, ho parlato di «rimbecillimento dell’intellighenzia occidentale» (a partire dai Two Treatises of Government di John Locke), intendevo proprio questo genere di baggianate, vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2017/06/07/lo-spettacolare-e-stupefacente-rimbecillimento-dellintellighenzia-occidentale/

Lo Stato è «the most violent and aggressive institution humans have ever spawned», proprio perché lo Stato è l’istituzione politica deputata a gestire il potere della forza fisica, che (probabilmente Duncan Whitmore non lo sa) è uno dei tre principali poteri secondo Bertrand Russell: il potere della forza fisica, il potere economico e il potere della propaganda.

Lo Stato è l’istituzione politica che, usando come mezzo il potere della forza fisica, ha lo scopo supremo di difendere la comunità dalle aggressioni esterne e dai torti reciproci interni (per usare la terminologia di Thomas Hobbes), altro che le fesserie di cui scrive Whitmore (che sicuramente non ha mai letto il Leviathan).

Esattamente ciò che Karl Popper, concordando con Hobbes su tale argomento, chiama così:

«teoria protezionistica dello stato» (in inglese «protectionist theory of the state»)

Karl R. Popper, La società aperta e i suoi nemici – Platone totalitario, vol. I, Armando Editore, 1996 (trad. it. di The Open Society and its Enemies – The Spell of Plato, vol. I, Routledge & Kegan Paul, 1969), pag. 148

Karl Popper è il filosofo dell’«Open Society», in italiano «Società Aperta», il termine di cui si è fraudolentemente appropriato il noto criminale mondialista George Soros (Popper non è affatto un mondialista), vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2018/04/01/luso-del-termine-open-society-da-parte-di-george-soros-e-una-frode/

Anche Norberto Bobbio concorda:

«le due funzioni essenziali» dello Stato sono «la milizia e i tribunali»

Norberto Bobbio, Stato, governo, società, Einaudi, 1995, pag. 124

Per non parlare di Niccolò Machiavelli:

«E’ principali fondamenti che abbino tutti li stati, così nuovi, come vecchi o misti, sono le buone legge e le buone arme.»

Niccolò Machiavelli, Il Principe, Rizzoli, 1991, pag. 128

Del resto, è presente in copiosa quantità, in tutto l’inqualificabile articolo surriportato, un misto di ignoranza e di deliberata menzogna, che è tipico dei millenaristi secolarizzati e della loro propaganda di guerra (per quanto riguarda i millenaristi religiosi, come per esempio Bergoglio, non ne parliamo neanche).

Per una mia spiegazione del millenarismo:

«Il mondialismo, come ho scritto più volte, è la nemesi dell’Occidente, nemesi conseguente alla sua hybris di eliminare lo Stato schiavista romano per mezzo del Cristianesimo, operazione certamente giusta e sacrosanta (non si poteva permettere ai romani di vivere usando tutti gli altri esseri umani, quelli che non erano romani, come oggetti o come animali!), la quale, però, per essere vincente, richiese la creazione e l’uso di un’arma estremamente pericolosa (perché porta all’autodistruzione): quest’arma è l’idea che possa esistere sulla terra una comunità che non ha bisogno di un’istituzione deputata a gestire il potere della forza fisica, vale a dire lo Stato (che ha due funzioni essenziali, l’esercito e la legge), una comunità in cui non esistono aggressioni esterne (quindi l’esercito non serve più) e non esistono torti reciproci interni (quindi la legge non serve più), in definitiva una comunità in cui il Male è bandito.

Questa comunità è il Regno di Cristo sulla terra di cui parla (unicamente e solo) l’Apocalisse di Giovanni, l’ultimo libro del Nuovo Testamento, che non è uno Stato monarchico, ma bensì una condizione di perfezione trascendente, in quanto Cristo, il Messia cristiano, a differenza del Messia ebraico, ha sia natura umana, sia natura divina.

In conseguenza di tale natura divina, il Male è bandito dalla terra e quindi non c’è più bisogno dello Stato.

Il Regno di Cristo sulla terra avrà una durata di mille anni, da cui il nome “millenarismo” per indicare la credenza nel suo avveramento. Il millenarismo può anche essere definito come la prescrizione di eliminare lo Stato dalla faccia della terra

https://luigicocola.wordpress.com/2018/02/10/luci-e-ombre-del-pensiero-di-renaud-camus-sul-mondialismo/

Tutte le ideologie antistato (comunismo, mondialismo, ecc. ecc.) sono un prodotto del millenarismo, anzi sono forme secolarizzate, ossia laicizzate, di millenarismo (teoria unificata delle ideologie antistato).

Ritornando all’inqualificabile articolo di Whitmore, prendiamo quest’altra proposizione: «The state has not existed as a uniform entity throughout human history.»

È vero l’esatto contrario: lo Stato è sempre esistito nella storia ed è sempre esistito come tale, cioè come centro di comando unico del potere della forza fisica di una comunità, centro di comando che ha lo scopo supremo di difendere quella comunità dalle aggressioni esterne (mediante l’esercito) e dai torti reciproci interni (mediante la legge).

Come ho mostrato nella mia teoria dello Stato, ciò è spiegabile in base alla Ragione:

Luigi Cocola, Le nuove forme dell’utopia: europeismo e multiculturalismo – Come e perché l’Occidente cerca ripetutamente di suicidarsi, 3° ed., lulu.com, 2013, pagg. 9-25

Lo Stato è una necessità della Ragione, anzi è addirittura un universale culturale, esattamente come il tabù dell’incesto e i riti funebri.

Il solo periodo storico in cui lo Stato scomparve è il Medio Evo, che fu un peculiare periodo storico localizzato solo e unicamente sul territorio dell’Impero romano d’Occidente, a causa della rivoluzione cristiana (non c’era più un centro di comando unico del potere della forza fisica).

Sul territorio dell’Impero romano d’Oriente non ci fu alcun Medio Evo, lo Stato non venne distrutto dalla rivoluzione cristiana, perché Costantino il Grande ideò genialmente il cesaropapismo e così neutralizzò la volontà del Cristianesimo di abbattere lo Stato (romano).

Lo Stato dell’Impero romano d’Oriente rimase in piedi non perché avesse confini più sicuri (come si diceva una volta) e neanche perché avesse strategie più efficaci (come ha erroneamente sostenuto in tempi recenti Edward Luttwak): rimase in piedi solo grazie al cesaropapismo.

La geniale invenzione di Costantino il Grande, comunque, non poté salvare l’Impero romano d’Occidente, nel quale il Papa di Roma aveva ormai troppo potere.

Non dobbiamo però pensare che il Cristianesimo sia interamente negativo, al contrario, in un’analisi costi-benefici il risultato complessivo da esso prodotto è nettamente positivo:

«L’eccezionale successo storico dell’Occidente è iniziato in questo modo: facendo crollare lo Stato schiavista romano.

Il Cristianesimo ha donato al genere umano sia l’eliminazione dello schiavismo che la scienza.»

https://luigicocola.wordpress.com/2017/03/13/la-nemesi-delloccidente-possiamo-fermarla-con-la-ragione/

Che lo Stato sia sempre esistito non è solo una mia opinione, per esempio è anche l’opinione di Norberto Bobbio:

«la società senza Stato» è un «salto fuori della storia»

Norberto Bobbio, op. cit., pag. 124

«Una tesi ricorrente percorre con straordinaria continuità tutta la storia del pensiero politico: lo Stato, inteso come ordinamento politico di una comunità, nasce dalla dissoluzione della comunità primitiva fondata sui legami di parentela e dalla formazione di comunità più ampie derivanti dall’unione di più gruppi familiari per ragioni di sopravvivenza interne (il sostentamento) ed esterne (la difesa). Mentre per alcuni storici contemporanei, come si è detto, la nascita dello Stato segna l’inizio dell’età moderna [cioè per gli storici mondialisti, nota mia], secondo questa più antica e più comune interpretazione la nascita dello Stato rappresenta il punto di passaggio dall’età primitiva, via via distinta in selvaggia e barbara, all’età civile, dove ‘civile’ sta insieme per ‘cittadino’ e ‘civilizzato’ (Adam Ferguson).»

Ibidem, pag. 63

E anche di Karl Popper:

«Tornando ora alla storia di questi movimenti, sembra che la teoria protezionistica dello stato sia stata formulata per la prima volta dal sofista Licofrone, seguace di Gorgia.»

Karl R. Popper, op. cit., pag. 148

È facile capire che, se Licofrone formulò ciò che Popper chiama la «protectionist theory of the state», allora lo Stato ai tempi di Licofrone già esisteva.

Popper considera lo Stato un male necessario, quindi non ha niente a che fare con il mondialismo, il cui scopo è quello di eliminare lo Stato dalla faccia della terra:

«Al contrario, qualsiasi genere di libertà è chiaramente impossibile se non è garantito dallo stato.»

Ibidem, pag. 145

«il potere dello Stato è fatalmente destinato a restare sempre un male pericoloso, anche se necessario.»

Karl R. Popper, La società aperta e i suoi nemici – Hegel e Marx falsi profeti, vol. II, Armando Editore, 1996 (trad. it. di The Open Society and its Enemies – The high tide of prophecy: Hegel, Marx and the aftermath, vol. II, Routledge & Kegan Paul, 1969), pag. 152

«Lo Stato è un male necessario. I suoi poteri non dovrebbero essere accresciuti oltre il necessario. Si potrebbe chiamare questo principio il “rasoio liberale” (sulla scorta del rasoio di Ockham, cioè del celebre principio secondo il quale gli enti metafisici non devono essere moltiplicati più del necessario).»

Karl R. Popper, Alla ricerca di un mondo migliore, Armando Editore, 2002 (trad. it. di Auf der Suche nach einer besseren Welt: Vorträge und Aufsätze aus dreissig Jahren, Piper Verlag, 1984), pag. 160

Copyright © 2018 Luigi Cocola. Tutti i diritti riservati.

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Gli ultimi sussulti del mostro globalista ferito a morte

30 maggio 2018

Il mondialismo (o globalismo, in inglese globalism, in francese mondialisme), questo mostro colossale nato dal rimbecillimento dell’intellighenzia occidentale degli ultimi tre secoli (a partire dalla filosofia politica di John Locke), è ferito a morte.

Stiamo assistendo ai suoi ultimi sussulti.

Perché parlo di John Locke? Perché lo state of nature che egli descrive in Two Treatises of Government è una mistificazione, mistificazione che nel corso dei secoli seguenti è diventata parte integrante del patrimonio culturale laico dell’Occidente e che quindi ho denominato “mistificazione di origine lockiana”, mistificazione secondo la quale la Ragione conduce inevitabilmente, ineluttabilmente, all’eliminazione dello Stato.

Per la mistificazione di origine lockiana, vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2017/04/02/il-mondialismo-e-il-nazionalismo-sono-il-prodotto-di-due-diverse-weltanschauung/

e qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2017/05/11/joseph-stiglitz-racconta-menzogne-e-fa-propaganda-mondialista/

L’Unione Europea e l’euro sono il risultato finale di questa mistificazione di origine lockiana.

Per il rimbecillimento dell’intellighenzia occidentale degli ultimi tre secoli, vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2017/06/07/lo-spettacolare-e-stupefacente-rimbecillimento-dellintellighenzia-occidentale/

e qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2014/05/03/siamo-in-mezzo-a-un-conflitto-mondiale-ma-nessuno-ne-parla/

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Stato di natura, Mark Zuckerberg e Dennis Prager

7 agosto 2017

Ho sempre sostenuto che il Cristianesimo è in conflitto con lo Stato, conflitto che è assente nelle altre due grandi religioni monoteistiche: l’Ebraismo e l’Islam, vedi la mia teoria del Cristianesimo in Luigi Cocola, Il leviatano senza spada – Una teoria del popolo italiano e del Cristianesimo, 3° ed., 2012, lulu.com.

A mio giudizio, le istanze antistato del Cristianesimo si svincolarono da tale religione e mutarono da istanze di tipo religioso a istanze di tipo filosofico con l’opera di filosofia politica di John Locke intitolata Due trattati sul governo (in inglese Two Treatises of Government), che venne pubblicata nel 1690.

Non considero infatti filosofi il vescovo Agostino d’Ippona e il frate domenicano Tommaso d’Aquino, ma bensì teologi e infatti sono entrambi Dottori della Chiesa e Santi.

Titoli che il laico John Locke non ha.

Comunque, quando Locke (1632-1704) scrive dello stato di natura, scrive da un punto di vista cristiano: la Weltanschauung di Locke è quella religiosa (ovviamente della religione cristiana, dato che Locke era cristiano), non è la Weltanschauung scientifica, quella che animò invece Thomas Hobbes (1588-1679), il quale scrisse anch’egli dello stato di natura (prima di Locke).

Per capire le conseguenze divergenti dei concetti di stato di natura di Locke e di Hobbes, vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2017/04/02/il-mondialismo-e-il-nazionalismo-sono-il-prodotto-di-due-diverse-weltanschauung/

Per capire la lontanissima origine del concetto di stato di natura di Locke, vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2015/03/05/il-millenarismo-e-un-meme-egoista/

Ciò che scrive Locke sullo stato di natura verrà poi ripetuto e rinforzato da Jean-Jacques Rousseau (1712-1778), cosicché può accadere che quando si parla di stato di natura si citino solo Hobbes e Rousseau, omettendo Locke.

Un recente articolo scientifico pubblicato su Nature (21 gennaio 2016) e intitolato Inter-group violence among early Holocene hunter-gatherers of West Turkana, Kenya ha smentito le idee cristiane di Locke e di Rousseau sullo stato di natura e ha confermato invece quelle non cristiane (cioè atee) di Thomas Hobbes e di Charles Darwin, vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2016/01/25/smentite-le-idiozie-di-locke-e-di-rousseau-sullo-stato-di-natura/

Ho scritto in un post precedente:

«Il fatto è che, nel campo della filosofia politica/scienza politica, da Locke in poi l’Occidente ha incominciato progressivamente a voltare le spalle alla Weltanschauung scientifica (della quale Darwin è un caposaldo irrinunciabile) e a rivolgersi sempre più alla Weltanschauung religiosa, fino ad esserne completamente posseduto. Ormai esso è del tutto in balia del millenarismo cristiano e vuole eliminare lo Stato dalla faccia della terra.

E neanche riconosce tutto ciò, anzi millanta di seguire la Weltanschauung scientifica, in una menzogna senza fine.»

https://luigicocola.wordpress.com/2014/07/05/la-menzogna-senza-fine-delloccidente/

Bisogna dire che Hobbes non è esente da colpe: in genere egli è visto prevalentemente, se non unicamente, come il sostenitore dell’assolutismo, in quanto era fortemente contrario alla divisione dei poteri.

Però le idee di Hobbes sulla forma di governo non c’entrano nulla con ciò che egli scrisse sullo Stato, sono due cose del tutto differenti e a mio giudizio egli nella sua opera di filosofia politica confuse deliberatamente e fraudolentemente i concetti di forma di governo e di Stato per motivi di lavoro (cioè per non perdere il proprio posto di lavoro).

Ho esposto un’analisi psicologica di Thomas Hobbes, soprattutto dal punto di vista della Scuola di Palo Alto (Palo Alto Mental Research Institute), in Luigi Cocola, op. cit., pagg. 37-48.

Ritornando a Locke, ecco cosa egli scrive sullo stato di natura:

«And here we have the plain difference between the state of Nature and the state of war, which however some men have confounded [Locke intende Thomas Hobbes], are as far distant as a state of peace, goodwill, mutual assistance, and preservation; and a state of enmity, malice, violence and mutual destruction are one from another. Men living together according to reason without a common superior on earth, with authority to judge between them, is properly the state of Nature [il neretto è mio].»

(John Locke, Two Treatises of Government, Essay Two, Chapter III, 19, prepared by Rod Hay for the McMaster University Archive of the History of Economic Thought, disponibile su:

http://www.efm.bris.ac.uk/het/locke/government.pdf,

data di accesso odierna)

Locke compie qui una vera e propria mistificazione: egli parla di Ragione (reason), ma in realtà sta parlando di Weltanschauung religiosa cristiana.

Infatti ecco altri due passi di Two Treatises of Government:

«…whence it follows, that either the father has not his paternal power by begetting, or else that the heir has it not at all; for it is hard to understand how the law of nature, which is the law of reason [il neretto è mio], can give the paternal power to the father over his children, for the only reason of begetting…»

(Ibid., Essay One, Chapter IX, 101)

«Thus the law of Nature stands as an eternal rule to all men, legislators as well as others. The rules that they make for, other men’s actions must, as well as their own and other men’s actions, be conformable to the law of Nature— i.e., to the will of God [il neretto è mio], of which that is a declaration, and the fundamental law of Nature being the preservation of mankind, no human sanction can be good or valid against it.»

(Ibid., Essay Two, Chapter XI, 135)

Come si può notare, per Locke la legge di natura è sia la legge della ragione che il volere di Dio.

Quindi per Locke la Ragione si identifica con Dio ed è evidente che su tale argomento non c’è alcuna differenza tra Locke e l’epoca di Agostino d’Ippona, vedi infatti una lettera scritta nel 414/15 da Evodio ad Agostino:

«Poiché, se è in base alla ragione che Dio è eterno, che cos’è la ragione? Essa perciò o è Dio o un attributo di Dio, come c’insegna essa stessa.»

http://www.augustinus.it/italiano/lettere/lettera_161_testo.htm

Il concetto di stato di natura di Locke (“a state of peace, goodwill, mutual assistance, and preservation”) può essere sintetizzato in questa frase: “I always believed people are basically good”, frase che è stata scritta recentemente da Mark Zuckerberg nel suo comunicato al popolo intitolato Bringing the World Closer Together e pubblicato su Facebook il 22 giugno 2017.

Eccone il link:

www.facebook.com/notes/mark-zuckerberg/bringing-the-world-closer-together/10154944663901634/

Ho sostenuto in vari post che, sebbene Mark Zuckerberg sia ebreo, il concetto di stato di natura a cui egli si riferisce quando scrive “I always believed people are basically good” è un concetto lockiano e cioè cristiano:

«P.S.: notare nel suo comunicato al popolo del 22 giugno come Zuckerberg esprima chiaramente il leitmotiv fondamentale del mondialismo e di tutte le altre ideologie antistato (vedi la mia teoria unificata delle ideologie antistato), cioè che gli esseri umani sono naturalmente buoni (“I always believed people are basically good [il neretto è mio]. As I’ve traveled around, I’ve met all kinds of people from regular folks to heads of state, and I’ve found they almost all genuinely care about helping people”), concetto già espresso nel 1690 da John Locke, quando scrisse la sua errata e ridicola versione dello stato di natura (versione smentita, fra l’altro, anche da un recentissimo studio scientifico pubblicato su Nature, come ho ricordato più volte).»

https://luigicocola.wordpress.com/2017/06/24/mark-zuckerberg-la-nuova-reincarnazione-di-cristo/

Ho appena trovato in internet una conferma che “I always believed people are basically good” non appartiene all’Ebraismo, vedi questo articolo (20 ottobre 2010) di Dennis Prager, che è di religione ebraica come Mark Zuckerberg:

Are people basically good?

«The notion that people are basically good is a modern, post-Enlightenment one that is neither Jewish nor rational.

As regards Judaism, from the Torah through rabbinic Judaism, I am unaware of a single mainstream Jewish text that posits that people are basically good. The Torah cites God Himself as declaring that the “will of man’s heart is evil from his youth” (Genesis 8.21).

As regards reason, the empirical evidence against the belief that people are basically good is simply overwhelming…

…The consequences of this belief are awful.»

http://jewishjournal.com/opinion/83939/

Vedi anche questo articolo (31 dicembre 2002) dello stesso autore:

If you believe that people are basically good

«No issue has a greater influence on determining your social and political views than whether you view human nature as basically good or not…

…As Lord Acton said long ago, “Power corrupts, and absolute power corrupts absolutely.” Lord Acton did not believe people are basically good. No great body of wisdom, East or West, ever posited that people were basically good. This naive and dangerous notion originated in modern secular Western thought, probably with Jean Jacques Rousseau, the Frenchman who gave us the notion of pre-modern man as a noble savage. He was half right. Savage, yes, noble, no. If the West does not soon reject Rousseau and humanism and begin to recognize evil, judge it and confront it, it will find itself incapable of fighting savages who are not noble.»

https://townhall.com/columnists/dennisprager/2002/12/31/if-you-believe-that-people-are-basically-good-n981387

Ecco chi è Dennis Prager:

https://en.wikipedia.org/wiki/Dennis_Prager

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Le idee politiche di Richard Dawkins non c’entrano nulla con la teoria dei memi

14 gennaio 2017

Dovrebbe essere ovvio.

Ma siccome l’attuale Zeitgeist è quello di un feroce rincretinimento generale, mi sembra opportuno sottolinearlo.

Ho scritto più volte che la teoria dei memi di Richard Dawkins (in particolare il concetto di meme egoista) è fondamentale per capire l’origine del mondialismo, vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2016/07/06/lorigine-del-mondialismo/

Che poi Richard Dawkins sia un fervente sostenitore del global warming (mi dispiace, ma su questo argomento, non sapendone nulla, mi fido assai più di Carlo Rubbia, un fisico, che di Richard Dawkins, un biologo), che gli stia notevolmente antipatico Donald Trump, che sia contro la Brexit, ecc. ecc., insomma che egli sia un mondialista, non c’entra assolutamente nulla con la teoria dei memi.

Come scrissi in un vecchio post:

Un pensatore va giudicato dalle verità originali che ha prodotto, non dai suoi errori o, peggio ancora, dai suoi difetti.

https://luigicocola.wordpress.com/2012/11/16/unidea-perniciosa/

Perché Richard Dawkins è un mondialista?

Come da tempo sostengo, il mondialismo è un’ideologia antistato e come tutte le ideologie antistato è un portato del millenarismo, che è la dottrina eversiva contenuta nell’Apocalisse di Giovanni (l’ultimo libro del Nuovo Testamento).

Le ideologie antistato costituiscono un vero e proprio delirio culturale della cultura occidentale, vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2016/11/18/il-mondialismo-e-un-delirio-culturale/

Da circa tre secoli (ossia dal 1690, anno di pubblicazione dei Two Treatises of Government di John Locke) questo delirio culturale ha assunto forma filosofica, svincolandosi così dalla religione cristiana ed entrando così a far parte del patrimonio culturale laico dell’Occidente.

La conseguenza è che, da generazioni e generazioni, gli studenti delle università occidentali vengono sistematicamente indottrinati a questo delirio culturale.

Richard Dawkins è un Emeritus Fellow (in italiano si direbbe Professore Emerito) della University of Oxford: è ovvio che egli sia un mondialista.

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Siamo in mezzo a un conflitto mondiale ma nessuno ne parla

3 maggio 2014

C’è attualmente nel mondo un aspro e sempre più crescente conflitto, ma è un conflitto nascosto, un conflitto del quale non si parla: se voi guardate la televisione e/o leggete i giornali (anche digitali), non ne troverete traccia, o quasi.

In cosa consiste questo conflitto?

Una parte del genere umano, l’Occidente, che si considera il sale della terra e la luce del mondo (e che oggettivamente lo è stato nei secoli passati, a partire dal Rinascimento, il quale fu, occorre dirlo, un fenomeno della cultura italiana), l’Occidente, dicevo, ha perso la Ragione e vuole eliminare lo Stato.

Il resto del genere umano, cioè la Russia (che è l’erede di Costantinopoli, ossia è la terza Roma), la Cina, i paesi dell’Islam (tra i quali spicca l’Iran), l’India, ecc. ecc., si sta giustamente opponendo a quest’idea folle.

Anche il Giappone e lo Stato di Israele (si chiama ufficialmente così e non Israele) si opporrebbero, se non fosse che dipendono militarmente e/o economicamente dagli Stati Uniti d’America, il paese leader della fazione che vuole eliminare lo Stato.

L’ultima manifestazione di questo conflitto è la crisi dell’Ucraina, crisi nella quale l’Occidente ha aggredito in modo plateale la Russia, mentre invece la sua propaganda accusa quest’ultima di essere l’aggressore, secondo uno schema già visto nella storia, per esempio con Hitler, vedi l’incidente di Gleiwitz, http://it.wikipedia.org/wiki/Incidente_di_Gleiwitz, vicenda storica che sicuramente Frau Merkel conosce. La storia si ripete.

Del resto l’Occidente spinge sul pedale della propaganda in modo forsennato: per esempio grida che vuole portare in tutto il mondo la democrazia, mentre invece la verità è che vuole eliminare lo Stato.

Oggi però tutto questo non può passare sotto silenzio, non può essere nascosto. Nell’era di internet, nell’era dell’informazione totale, la verità non può essere negata. Internet, è ovvio, si può prestare alla propaganda e alla manipolazione, ma permette comunque alla verità di manifestarsi, permette a ciascuno di decidere quale sia la verità e quale sia la menzogna.

Internet ha trasformato il mondo ed è una benedizione per l’umanità intera.

Perché dunque l’Occidente vuole eliminare lo Stato? Questa è la domanda che ci dobbiamo porre.

La mia tesi, di cui sto scrivendo da tempo, sia nei miei due saggi che nei post di questo blog, è che l’origine di questa volontà di eliminare lo Stato è il Cristianesimo. Questa tesi può anche essere denominata teoria unificata delle ideologie antistato.

Vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2014/03/20/la-teoria-unificata-delle-ideologie-antistato/

Deve essere chiaro che il Cristianesimo è irrinunciabile, perché, come ho mostrato in dettaglio nei miei due saggi, ci ha dato storicamente due incommensurabili benefici: l’eliminazione dello schiavismo e la nascita della scienza.

Se noi fossimo vissuti prima del Cristianesimo, la nostra vita sarebbe stata priva dei benefici apportati dalla scienza (per esempio l’efficace cura delle malattie da parte della medicina moderna) e saremmo stati esposti al rischio ben concreto di vivere in schiavitù.

Inoltre il genere umano nel suo complesso non può vivere senza religione: pensarla diversamente è solo un atto di arroganza intellettuale ed elitaria, che è possibile riscontrare purtroppo anche in pensatori sommi (per esempio Bertrand Russell).

Del resto il Cristianesimo può convivere benissimo con lo Stato, mediante due artifici alternativi tra loro, uno molto antico e l’altro più recente: la separazione tra Stato e Chiesa e la subordinazione della Chiesa allo Stato (quest’ultimo fu inventato da Costantino il Grande).

Questi due artifici sono usati efficacemente da tutti i popoli dell’Occidente, tranne quello italiano, il che costituisce l’anomalia italiana, come ho scritto più volte.

Però a partire dalla filosofia politica di John Locke (1690) è nato un tipo nuovo di ideologia antistato: sostanzialmente cristiana, ma formalmente filosofica, e verso la quale l’Occidente è indifeso, perché non ne riconosce la natura religiosa e irrazionale.

Nella cultura occidentale si è creata così, nel corso degli ultimi tre secoli, una capziosa e fallace Weltanschauung, la quale tenta di rendere razionale ciò che è invece assolutamente irrazionale: il mito dell’inutilità e della dannosità dello Stato.

Infatti eliminare i conflitti attuati con il potere della forza fisica è impossibile e da questa impossibilità nasce la necessità dello Stato, che è il mezzo naturale per gestire tali conflitti, sia che si tratti di aggressione di stranieri, sia che si tratti di torti reciproci all’interno di una comunità, come ci spiegò per la prima volta in modo approfondito Hobbes (Thomas Hobbes, Leviatano, Laterza, 2009, pag. 140 e pag. 142), ampliando e migliorando un concetto originale di Machiavelli (Niccolò Machiavelli, Il Principe, Rizzoli, 1991, pag. 128).

Il nodo della questione è espresso da Hobbes con queste parole:

“Divergendo, infatti, nelle opinioni concernenti il miglior uso e la migliore applicazione della loro forza, non si aiutano, ma si ostacolano a vicenda e, con la reciproca opposizione, riducono la loro forza a nulla…”

(Thomas Hobbes, op. cit., pag. 140)

Nell’originale inglese:

“For being distracted in opinions concerning the best use and application of their strength, they do not help, but hinder one another, and reduce their strength by mutual opposition to nothing…”

(Thomas Hobbes, Leviathan, prepared for the McMaster University Archive of the History of Economic Thought by Rod Hay, pag. 104, XVII: Of the Causes, Generation, and Definition of a Commonwealth, disponibile su: http://ebookbrowsee.net/gdoc.php?id=52021357&url=9d32467d4831e17f19d83845ff1deac8&c=146451481, data di accesso odierna)

Ho denominato la spiegazione di Hobbes (depurandola dalla sua faziosità politica) Principio di Hobbes in entrambi i miei saggi di scienza politica (Il leviatano senza spada – Una teoria del popolo italiano e del Cristianesimo, pagg. 40-43; Le nuove forme dell’utopia: europeismo e multiculturalismo – Come e perché l’Occidente cerca ripetutamente di suicidarsi, pagg. 19-23).

Lo Stato consiste in questo: nel porre sotto un solo centro di comando (che può essere costituito da un uomo o da più uomini) il potere della forza fisica di tutti i membri di una comunità, perché solo così si può assicurare, per quanto riguarda l’esercito, la coordinazione e la strategia e, per quanto riguarda la legge, la terzietà e l’imparzialità.

Si tratta dunque del modo di gestire efficacemente il potere della forza fisica in tutti i gruppi umani che gestiscono tale potere (anche nei piccoli gruppi e perfino quando non c’è il fattore territorio di cui scrisse Max Weber, per esempio nelle popolazioni nomadi).

Ciò non va confuso con la forma di governo, che è tutt’altra cosa.

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Il compromesso tra forza e caritas

10 gennaio 2014

Nicola Abbagnano nel suo Dizionario di Filosofia alla voce RAGIONE elenca diversi significati del termine, il primo dei quali è:

“Guida autonoma dell’uomo in tutti i campi nei quali un’indagine o una ricerca è possibile. In questo senso si dice che la R. è una «facoltà» propria dell’uomo e che distingue l’uomo dagli altri animali…

Questo è il senso fondamentale, dal quale la parola desume quella potenza di significato che ha fatto di essa, da secoli, l’emblema della ricerca libera. La R. è la forza che libera dai pregiudizi, dal mito, dalle opinioni radicate ma false, dalle apparenze e consente di stabilire un criterio universale o comune per la condotta dell’uomo in tutti i campi. Dall’altro lato, come guida propriamente umana, la R. è la forza che consente all’uomo di liberarsi degli appetiti che ha in comune con gli animali, sottoponendoli a controllo e mantenendoli nella giusta misura. Questa è la duplice funzione che è stata attribuita alla R. sin dai primordi della filosofia occidentale. La polemica di Eraclito e Parmenide contro le opinioni dei più, cioè contro le credenze stabilite, discordi tra loro e fallaci, è condotta in nome di una R. che sia l’unico criterio di guida per tutti gli uomini.”

(Nicola Abbagnano, Dizionario di Filosofia, 1971, UTET, pag. 723)

Il disastro europeo in cui oggi noi, purtroppo, viviamo è il risultato del disprezzo della Ragione.

L’uomo è uno strano essere, capace di usare la Ragione, e anche di ignorarla completamente.

Un essere che riesce a vedere la luce e che, al contempo, può decidere di chiudere gli occhi per non vederla.

Usando la Ragione è possibile comprendere che l’Occidente vive costantemente sul filo di un equilibrio precario, ossia di un instabile compromesso fra le istanze dello Stato (che sono insopprimibili, come spiegato in modo approfondito per la prima volta da Thomas Hobbes, dato che servono a gestire il potere della forza fisica nelle comunità umane) e le istanze cristiane (che sono istanze contrarie allo Stato, dato che il Cristianesimo nacque proprio in antitesi allo Stato romano).

Queste istanze cristiane possono anche presentarsi in forma laicizzata, mantenendo intatto il carattere antitetico allo Stato che è proprio del Cristianesimo.

Come ho evidenziato nel mio saggio di scienza politica Le nuove forme dell’utopia: europeismo e multiculturalismo – Come e perché l’Occidente cerca ripetutamente di suicidarsi, le ideologie antistato di tipo filosofico (comunismo, anarchismo, europeismo, multiculturalismo) hanno la loro origine nel concetto di stato di natura che si trova nei Due trattati sul governo di John Locke (1690).

Secondo Locke l’uomo è un essere virtuoso e razionale, che allo stato di natura vive in armonia coi propri simili.

Ne consegue che lo Stato non serve a nulla, se non ad arrecare oppressione, dolore e danno.

La filosofia politica di Locke è un portato dell’ideologia cristiana, ideologia che troviamo ben teorizzata nel capolavoro di Agostino d’Ippona, La Città di Dio (De Civitate Dei), che risale al 426.

In tale opera Agostino descrive due città: la città di Dio, ossia la città celeste, e la città degli uomini, ossia la città terrena.

“Due amori dunque diedero origine a due città, alla terrena l’amor di sé fino all’indifferenza per Iddio, alla celeste l’amore a Dio fino all’indifferenza per sé.”

(Agostino d’Ippona, La Città di Dio, disponibile su:

http://www.augustinus.it/italiano/cdd/index2.htm,

data di accesso odierna, Libro XIV, 28).

Nell’originale latino:

“Fecerunt itaque civitates duas amores duo, terrenam scilicet amor sui usque ad contemptum Dei, caelestem vero amor Dei usque ad contemptum sui.”

(Agostino d’Ippona, De Civitate Dei contra Paganos, disponibile su:

http://www.augustinus.it/latino/cdd/index2.htm,

data di accesso odierna, Libro XIV, 28)

La città celeste e quella terrena sono mescolate tra loro e ciascuno deve interrogarsi per capire a quale delle due città appartiene.

C’è una lotta tra le due città, lotta che è destinata a finire con il trionfo della città celeste.

Vedi a questo proposito: Nicola Abbagnano, Dizionario di Filosofia, 1971, UTET, pagg. 839-840.

Lo stato di natura di Locke altro non è che la versione laica della città celeste di Agostino.

Le ideologie antistato di tipo filosofico (comunismo, anarchismo, europeismo, multiculturalismo), che nascono tutte dal concetto di stato di natura lockiano, sono quindi anch’esse versioni laiche della città celeste descritta da Agostino d’Ippona.

Tali ideologie hanno in comune lo scopo di eliminare lo Stato, ossia la città terrena di Agostino.

Non comprendere per mezzo della Ragione tutto ciò è esiziale, perché l’instabile compromesso tra la forza dello Stato e la caritas del Cristianesimo, se non è sorretto e guidato dalla Ragione, da compromesso funzionale può facilmente diventare disfunzionale.

Quando tale compromesso diventa disfunzionale, ci si ritrova nel disastro.

Ridurre tutto ciò a materia economica è semplicemente ridicolo: il fallimento dell’euro è solo un epifenomeno, un piccolo particolare del quadro.

Se non si vede il quadro nella sua interezza, non si comprende nulla e quindi non si possono adottare misure preventive razionali.

Se non si adotteranno tali misure, l’Occidente, una volta superato il disastro europeo, andrà inevitabilmente incontro a nuovi disastri, così come è accaduto dopo che si è superato il disastro comunista.

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La vera causa dell’11 settembre

22 giugno 2013

Da circa tre secoli l’Occidente sta cercando di suicidarsi, ossia dalla pubblicazione, nel 1690, dei Due trattati sul governo di John Locke.

Questa è la tesi da me sostenuta nei miei due saggi di scienza politica (la loro icona è visibile sotto il titolo di questo blog) e in molti miei post.

Infatti Locke ha imposto all’Occidente il mito della dannosità dello Stato, come ho scritto in un post precedente:

È dal mito della dannosità dello Stato che, nel Settecento, nasce la filosofia politica di Rousseau e, nell’Ottocento, da un lato quella di Marx e di Engels (il comunismo) e dall’altro quella di Proudhon (l’anarchismo).

Mentre l’anarchismo è semplice da comprendere, non è intuitivo riconoscere il nesso tra comunismo e volontà di eliminare lo Stato. La questione è brillantemente approfondita da Norberto Bobbio e ne ho riferito qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2012/09/04/perche-il-comunismo-e-unideologia-contraria-allo-stato/

Nel Novecento assistiamo poi al fallimento (ampiamente prevedibile) sia dell’anarchismo che del comunismo.

Nello stesso secolo, però, vediamo nascere altre due ideologie aventi la stessa origine (il mito della dannosità dello Stato) e lo stesso scopo (eliminare lo Stato, a qualsiasi costo): l’europeismo e il multiculturalismo.

https://luigicocola.wordpress.com/2012/10/23/il-mito-della-dannosita-dello-stato/

Perché eliminare lo Stato significa suicidarsi? Perché lo Stato è indispensabile, in quanto, come spiegato per la prima volta in modo approfondito da Thomas Hobbes, esso ha la funzione sia di proteggere la comunità dagli attacchi di aggressori stranieri (mediante l’esercito), sia di proteggerla dai torti reciproci (mediante la legge).

È imperativo comprendere che le ideologie antistato sono una faccenda esclusivamente cristiana, come ho evidenziato nei miei due saggi di scienza politica.

Sia nell’Ebraismo che nell’Islam lo Stato non è affatto visto come nemico. Lo stesso era per gli antichi greci e gli antichi romani.

Anche la teoria lockiana, che a prima vista sembra una teoria esclusivamente filosofica, ha una matrice inconfondibilmente religiosa. Leggiamo infatti questo passo di Locke:

“La legge di natura, dunque, costituisce una norma eterna per tutti gli uomini, per i legislatori come per gli altri. Le norme che essi emanano per governare la condotta degli uomini devono, alla stessa stregua delle loro azioni e delle azioni altrui, essere conformi alla legge di natura, ovvero alla volontà di Dio, della quale essa costituisce una proclamazione…” (John Locke, Due trattati sul governo, Edizioni Plus, 2007, pag. 270).

Ma qual è il Dio di cui parla Locke? È ovviamente il suo Dio, ovvero il Dio del Cristianesimo.

È vero che il comunismo fu adottato anche dai cinesi e da altri popoli asiatici non cristiani. Ma questo è accaduto per la peculiarità della teoria marx-engelsiana, la quale prevede sì la scomparsa dello Stato, ma solo nello stadio finale. Nel frattempo c’è la dittatura del proletariato, come spiega brillantemente Bobbio (vedi sopra).

Ciò ha causato la popolarità del comunismo anche in culture asiatiche molto propense, storicamente, alle forme di governo dispotiche (il ben noto dispotismo asiatico ovvero dispotismo orientale, concetto che risale ad Aristotele).

Ritornando ai nostri giorni, a mio giudizio, l’attacco dell’11 settembre 2001 è stato causato proprio dall’esibizione di debolezza dell’Occidente.

È ovvio che se si vuole eliminare lo Stato, le cui funzioni fondamentali sono l’esercito e la legge (vedi Niccolò Machiavelli, Il Principe, 1991, Rizzoli, pag. 128; Thomas Hobbes, Leviatano, 2009, Laterza, pag. 142; Norberto Bobbio, Stato, governo, società, 1995, Einaudi, pag. 124), si diventa deboli, anzi si commette suicidio.

Che poi tale attacco sia stato sferrato negli USA è facile da spiegare: perché gli USA sono il campione dell’Occidente.

È da rimarcare che il Trattato di Maastricht è del 1992 e l’introduzione (non fisica) dell’euro è del 1999. Come hanno affermato economisti di vaglia, l’euro è stato creato proprio per distruggere lo Stato, vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2012/12/19/perche-gli-economisti-non-si-interrogano-seriamente-sulla-volonta-europea-di-distruggere-lo-stato/

Osservatori intelligenti e attenti (e soprattutto non cristiani) avranno certamente compreso nel 1999 che l’Occidente si era indebolito. Non è gratuito quindi concepire l’attacco dell’11 settembre come il colpo del knock-out.

In quest’ottica, insistere sull’europeismo e sul multiculturalismo, vale a dire continuare a esibire la volontà di eliminare lo Stato, potrebbe portare a nuovi attacchi all’Occidente.

Più l’Occidente delegittima lo Stato, più si espone ad attacchi.

È una constatazione elementare, che però sembra sfuggire a molti.

Ed è inutile, o scarsamente utile, affidarsi poi a misure repressive, le quali seguono inevitabilmente una logica reattiva invece che proattiva.

Esse, lungi dal costituire un’esibizione di forza, costituiscono una plateale manifestazione di impotenza.

Come ci spiega il secondo principio della termodinamica, quando si fa la frittata, non è poi possibile ritornare alle uova integre. In inglese mi pare si dica: “you can’t unscramble a scrambled egg”.

Ce lo spiega anche Lewis Carroll:

“Humpty Dumpty sat on a wall:

Humpty Dumpty had a great fall.

All the King’s horses and all the King’s men

Couldn’t put Humpty Dumpty in his place again.”

È proprio così che l’American dream si è trasformato nell’American nightmare.

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È sbagliato spiegare i difetti della società italiana in termini di questione morale

2 novembre 2012

Quando si parla dei difetti della società italiana (che sono molti, gravi e cronici), la spiegazione che usualmente se ne dà è questa: che gli italiani difettano di etica.

Se ne parla, cioè, come se fosse un problema di vizi e di virtù, ossia in termini di questione morale, che è poi un leitmotiv (ma non un monopolio) della sinistra politica italiana.

Un esempio chiarissimo di ciò si trova nel libro Toghe rotte, di cui ho già scritto in un post precedente:

https://luigicocola.wordpress.com/2012/07/10/lignoranza-ci-sta-sommergendo-2/

Toghe rotte è un libro valido e condivisibile finché parla del lavoro dei magistrati italiani (che gli autori conoscono benissimo, essendo, appunto, magistrati italiani), ossia finché non si arriva all’ultimo capitolo, nel quale gli autori dovrebbero spiegare perché la giustizia italiana funzioni così male (come essi stessi hanno ferocemente mostrato nei capitoli precedenti) e illustrarne i rimedi.

Ahimè, questo capitolo, significativamente intitolato dagli autori Il capitolo più difficile, non coglie nel segno, perché essi, ferratissimi in giurisprudenza, difettano assai della conoscenza della scienza politica, che è (ovviamente a mio personale giudizio) l’unico strumento che permetta la comprensione dei fenomeni di cui stiamo parlando.

Che essi conoscano assai poco la scienza politica è dimostrato da questa perla, che si trova a pagina 161 (Toghe rotte, a cura di Bruno Tinti, Chiarelettere Editore, quarta edizione, ottobre 2007):

“…quindi secondo le regole di separazione dei poteri inventate dopo la Rivoluzione francese…”

Questa frase (coll’aggravante del corsivo!) mostra in modo inequivocabile l’ignoranza dei concetti basilari della scienza politica. Sarebbe bastato dare uno sguardo a Wikipedia (alla voce Separazione dei poteri).

Ebbene, in Toghe rotte, a pag. 155, ossia nella seconda pagina dell’ultimo capitolo, noi possiamo leggere qual è, secondo gli autori, il rimedio alla malagiustizia italiana:

“In due parole, e cominciando dalla fine: deve cambiare tutto. Deve cambiare la cultura etica del nostro paese. Debbono cambiare quelli che fanno politica e debbono cambiare i giudici italiani.”

Come si può notare, si parla di “cultura etica”, ossia della questione morale.

Il resto del capitolo non fa che ricamare su tale questione.

E risulta incredibile la contraddizione costituita dal fatto che in tutto il libro, tranne che nell’ultimo capitolo, viene descritta la giustizia italiana come ipergarantista, perdonista e debole, mentre poi proprio nell’ultimo capitolo, nel quale si dovrebbero tirare le somme, si arriva invece ad affermare:

“Non c’è un’alternativa. O c’è una legge e la si rispetta, o la legge che si applica è quella del più forte.” (pag. 155)

“Quindi la «forza» è in concorrenza con la «giustizia».” (pag. 160)

In altre parole la giustizia, secondo gli autori, prescinde dalla forza, anzi è in antitesi con essa.

Ne discende che il rispetto della legge non può essere altro che una pura scelta etica personale.

Questa è una concezione diametralmente opposta a quella espressa dalla teoria dello Stato, secondo la quale:

a) “…lo Stato è quella comunità umana che all’interno di un determinato territorio – quello del «territorio» costituisce un segno distintivo – rivendica per sé (con successo) il monopolio dell’uso legittimo della forza fisica.(Max Weber, La politica come professione, Armando, 2005, pagg. 32-33).

b) La “forza fisica” è il “mezzo specifico” dello Stato (Max Weber, ibid., pag. 32).

c) Le “due funzioni essenziali” dello Stato sono “la milizia e i tribunali” (Norberto Bobbio, Stato, governo, società, Einaudi, 1995, pag. 124).

d) L’idea dell’«estinzione dello stato» è “un’ubbia, una specie di fissazione”, in quanto: “…non vi saranno più matrimoni infelici, incidenti automobilistici, delitti sessuali? E se vi saranno a chi spetterà il còmpito di proclamare la separazione o il divorzio, il risarcimento del danno e la pena, se non a un giudice, e a chi di farle eseguire se non a funzionari muniti di forza?” (Norberto Bobbio, Politica e cultura, Einaudi, 2005, pagg. 158-159).

Perché esistono queste due concezioni diametralmente opposte? Ebbene, si torna sempre, come ho più volte scritto, alla concezione dello stato di natura di Hobbes e a quella dello stato di natura di Locke, i due grandi filosofi inglesi del Seicento.

Se lo stato di natura del genere umano è definibile così: “…la condizione degli uomini fuori della società civile (condizione che si può ben chiamare stato di natura), non è altro che una guerra di tutti contro tutti…” (Thomas Hobbes, De cive, Editori Riuniti, 1979, pagg. 72-73), è ovvio che la questione morale non c’entra un bel nulla con i difetti della società italiana e la causa di questi ultimi risiede nel fatto che lo Stato italiano è uno Stato cronicamente collassato, ossia uno Stato fallito, che non può espletare compiutamente ed efficacemente le sue “due funzioni essenziali”, ossia “la milizia e i tribunali”, come ho scritto in post precedenti.

Vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2012/09/30/il-collasso-cronico-dello-stato-italiano-cose-e-perche-esiste/

Se invece lo stato di natura del genere umano è definibile in questo modo: “…uno stato di pace, buona volontà, mutua assistenza e conservazione…” (John Locke, Due trattati sul governo, Edizioni Plus, 2007, pag. 198), l’uomo è un essere naturalmente buono e mite, e non ha bisogno dello Stato per vivere in armonia coi propri simili. La causa dei difetti della società italiana consiste quindi nel fatto che gli italiani hanno lasciato la via naturale, ossia la retta via, quella del bene, e imboccato una via contronatura, la via del male. In altre parole essi si comportano in modo eticamente riprovevole. Ed è giusto allora parlare di questione morale.

Occorre puntualizzare che mentre la concezione hobbesiana è del tutto laica, quella lockiana è una concezione che può sembrare di natura filosofica, ma che in realtà è di natura religiosa. Leggiamo infatti quest’altro passo di Locke:

“La legge di natura, dunque, costituisce una norma eterna per tutti gli uomini, per i legislatori come per gli altri. Le norme che essi emanano per governare la condotta degli uomini devono, alla stessa stregua delle loro azioni e delle azioni altrui, essere conformi alla legge di natura, ovvero alla volontà di Dio, della quale essa costituisce una proclamazione…” (John Locke, ibid., pag. 270) .

Il grosso difetto della filosofia politica di Hobbes è che egli collega la sua teoria dello Stato con la forma di governo da lui preferita, la monarchia assoluta. Ma questo collegamento non è necessario, anzi è un artificio vero e proprio, che Hobbes adopera pro domo sua, come ho mostrato nei due saggi di scienza politica che ho scritto: Il Leviatano senza spada e Le nuove forme dell’utopia: europeismo e multiculturalismo.

Vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2012/09/21/per-capire-il-disastro-europeo-e-il-disastro-italiano/

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Il mito della dannosità dello Stato

23 ottobre 2012

John Locke è un filosofo inglese del Seicento.

La sua definizione di stato di natura del genere umano è questa: “…uno stato di pace, buona volontà, mutua assistenza e conservazione…”

(John Locke, Due trattati sul governo, 2007, Edizioni Plus, II Trattato, Cap. III, 19).

Nell’originale inglese: “…a state of peace, goodwill, mutual assistance, and preservation…”

(John Locke, Two Treatises of Government, Prepared by Rod Hay for the McMaster University Archive of the History of Economic Thought, disponibile su: http://www.efm.bris.ac.uk/het/locke/government.pdf, data di accesso odierna, Essay Two, Chapter III, 19).

Questo irrealistico e puerile concetto di stato di natura del genere umano ha prodotto nel corso dei secoli danni apocalittici, perché ha creato il mito della dannosità dello Stato.

È evidente, infatti, che se l’uomo fosse un essere naturalmente buono e mansueto, come lo descrive Locke, non avrebbe bisogno di alcuna istituzione politica che lo protegga, cioè non avrebbe bisogno dello Stato, le cui due funzioni essenziali sono appunto quelle di proteggere la comunità dagli aggressori esterni (mediante l’esercito) e dai torti reciproci (mediante la giustizia).

Anzi, lo Stato stravolgerebbe e incattivirebbe la natura buona e mansueta dell’uomo.

E potrebbe addirittura essere, lo Stato, niente altro che un pretesto usato da alcuni, per avere più degli altri.

Lo Stato, lungi dall’essere l’istituzione politica che protegge la comunità, sarebbe il Male.

Se lo Stato fosse questo, effettivamente sarebbe giusto eliminarlo, anche a qualsiasi costo (letteralmente).

Il punto è che l’uomo non è affatto un essere naturalmente buono e mansueto.

È dal mito della dannosità dello Stato che, nel Settecento, nasce la filosofia politica di Rousseau e, nell’Ottocento, da un lato quella di Marx e di Engels (il comunismo) e dall’altro quella di Proudhon (l’anarchismo).

Mentre l’anarchismo è semplice da comprendere, non è intuitivo riconoscere il nesso tra comunismo e volontà di eliminare lo Stato. La questione è brillantemente approfondita da Norberto Bobbio e ne ho riferito qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2012/09/04/perche-il-comunismo-e-unideologia-contraria-allo-stato/

Nel Novecento assistiamo poi al fallimento (ampiamente prevedibile) sia dell’anarchismo che del comunismo.

Nello stesso secolo, però, vediamo nascere altre due ideologie aventi la stessa origine (il mito della dannosità dello Stato) e lo stesso scopo (eliminare lo Stato, a qualsiasi costo): l’europeismo e il multiculturalismo.

Cosa significa “a qualsiasi costo”? Significa: “anche a costo di rovinare economicamente intere popolazioni”.

Questa è la spiegazione razionale dell’europeismo.

Infatti essa spiega ciò che nessuno riesce a spiegare in termini razionali: perché la sinistra politica italiana ed europea sia la sostenitrice più accanita dell’europeismo, quando è ormai evidente a tutti che così si va incontro alla rovina economica dei popoli europei e in primis proprio dell’elettorato della sinistra.

Come ho scritto in un post precedente, su questo punto sbaglia perfino un premio Nobel, Paul Krugman:

https://luigicocola.wordpress.com/2012/09/06/la-realta-delle-cose-e-tragica/

Che poi ci siano coloro che ne approfittano (le banche, la finanza internazionale, ecc., ecc.) è ovvio, ma non sono questi a comandare le danze, perché, semplicemente, non ne avrebbero la forza.

È il mito il primum movens.

Cosa dobbiamo fare quindi per non essere rovinati economicamente?

Dobbiamo gettare a mare l’europeismo, il multiculturalismo, l’Unione Europea e l’euro.

Dobbiamo diventare uno Stato vero e proprio (oggi “Stato italiano” è solo un modo di dire), uno Stato sovrano con una sua moneta sovrana.

Cos’è una moneta sovrana?

È una moneta che ha le seguenti caratteristiche: a) è emessa unicamente da uno Stato (p.e. il dollaro è emesso unicamente dagli Stati Uniti), ossia lo Stato ha il monopolio della sua emissione; b) non è convertibile in oro, argento, ecc.; c) ha un tasso di cambio variabile, ossia non fisso.

Attualmente avere una moneta sovrana non è un’eccezione nel mondo.

È la regola.

Quasi tutti i paesi di lingua inglese, ad esempio, hanno una moneta sovrana: Stati Uniti, Canada (il Canada in realtà è bilingue), Regno Unito e Australia.

L’eccezione è l’Irlanda, perché usa l’euro, che non è una moneta sovrana.

Altri esempi di paesi che hanno una moneta sovrana sono la Svizzera, la Norvegia, il Giappone, ecc. ecc.

Il concetto di moneta sovrana (in inglese sovereign currency) è un concetto fondamentale della Modern Money Theory e lo troviamo esposto in modo facilmente comprensibile per i non economisti in L. Randall Wray, Modern Money Theory – A Primer on Macroeconomics for Sovereign Monetary Systems, 4 settembre 2012, Palgrave Macmillan.

Vedi anche qui:

http://neweconomicperspectives.org/p/modern-monetary-theory-primer.html

Chi è L. Randall Wray?

“L. Randall Wray, Ph.D. is Professor of Economics at the University of Missouri-Kansas City, Research Director with the Center for Full Employment and Price Stability and Senior Research Scholar at The Levy Economics Institute.”

http://neweconomicperspectives.org/p/about.html

Vedi anche qui:

http://ideas.repec.org/cgi-bin/htsearch?q=wray

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Aggiornamento del 20 settembre 2013: Sul suddetto motore di ricerca dedicato all’economia (IDEAS) sono riportate 178 pubblicazioni di L. Randall Wray. Tanto per fare un esempio, le pubblicazioni di Alberto Bagnai riportate in tale data da IDEAS sono 18.

La realtà delle cose è tragica

6 settembre 2012

Dopo il momento comico del post precedente, occorre ritornare alla realtà delle cose: che è tragica.

E lo è per due ragioni:

a) mancanza di comprensione

b) mancanza di azione.

Vediamo di approfondire la prima (la seconda è chiarissima a tutti; del resto, senza comprensione non si può avere alcun’azione utile).

La comprensione di cosa stia accadendo non c’è.
Io ho fornito una teoria esplicativa della situazione, ma sono inascoltato (per usare un eufemismo).
Infatti c’è chi è fermamente, adamantinamente, convinto che basterebbe abbandonare l’euro e tornare alla lira, applicando poi i dettami dell’economia keynesiana (in una o nell’altra delle sue tante sfumature), e tutti i problemi, come per miracolo, verranno risolti.
Ma i concetti di Keynes (giustissimi) prevedono uno Stato, per la miseria!
UNO STATO!
Dov’è lo Stato in Italia???
È lo Stato che manca, che è sempre mancato, in Italia!

Inoltre, a prescindere dall’eccezionalità dell’Italia (l’anomalia italiana), gli economisti non comprendono la situazione, come ho già scritto qui, dove criticavo un articolo di Massimo Pivetti:

https://luigicocola.wordpress.com/2012/08/09/gli-economisti-non-comprendono-perche-in-europa-si-voglia-eliminare-lo-stato/

Perfino Paul Krugman, un premio Nobel, su quest’argomento sbaglia. Vedi infatti il suo articolo sull’austerity:

The Austerity Agenda

http://www.nytimes.com/2012/06/01/opinion/krugman-the-austerity-agenda.html

e questa è la traduzione italiana:

L’agenda dell’austerity

http://www.informarexresistere.fr/2012/09/03/paul-krugman-usano-il-panico-da-deficit-per-smantellare-i-programmi-sociali/

Vediamo dov’è l’errore di Krugman:

«Questa storia ha una morale ben chiara: quando il settore privato sta cercando disperatamente di diminuire il debito, il settore pubblico dovrebbe fare l’opposto, spendendo proprio quando il settore privato non vuole, o non può. Per carità, una volta che l’economia avrà recuperato si dovrà sicuramente pensare al pareggio di bilancio, ma non ora. Il momento giusto per l’austerity è il boom, non la depressione.

Come ho già detto, non si tratta di una novità. Allora come mai così tanti politici insistono con misure di austerity durante la depressione? E come mai non cambiano piani, anche se l’esperienza diretta conferma le lezioni di teoria e della storia?

Beh, qui è dove le cose si fanno interessanti. Infatti, quando gli “austeri” vengono pressati sulla fallacità della loro metafora, quasi sempre ripiegano su asserzioni del tipo: “Ma è essenziale ridurre la grandezza dello Stato”.

Queste asserzioni spesso vengono accompagnate da affermazioni che la crisi stessa dimostra il bisogno di ridurre il settore pubblico. Ciò e [sic] manifestamente falso. Basta guardare la lista delle nazioni che stanno affrontando meglio la crisi. In cima alla lista troviamo nazioni con grandissimi settori pubblici, come la Svezia e l’Austria…

Dunque, la corsa all’austerity in Gran Bretagna, in realtà non ha nulla a che vedere col debito e con il deficit; si tratta dell’uso del panico da deficit come scusa per smantellare i programmi sociali. Naturalmente, la stessa cosa sta succedendo negli Stati Uniti.»

È lo stesso identico errore di Pivetti.
Finché si parla del Regno Unito (dove governa attualmente la destra) e degli USA (che fanno parte di un altro universo, ossia che hanno un’altra Weltanschauung) il ragionamento fila.

Ma non fila più quando si prende atto che tutto ciò è perseguito, e con sacro furore, proprio dalla sinistra politica italiana ed europea.
I politici di sinistra italiani ed europei si sono tutti venduti? O sono tutti ottusi (per usare il termine di Pivetti)?

No, la spiegazione è un’altra: come ho più volte scritto, la spiegazione è il mito dell’inutilità (o meglio della dannosità) dello Stato che percorre tutta la storia dell’Occidente dal 1690, ossia dalla pubblicazione dei Due trattati sul governo di John Locke. È lui ad aver imposto alla cultura occidentale questo mito.

Non c’è alcun complotto, e men che meno lucertoloni extraterrestri (i rettiliani), i quali, sotto mentite spoglie (inglesi, massoni, ebrei, ecc. ecc.), guidano il mondo e violentano i bambini, come pensa qualcuno che ha perso il contatto con la realtà.

C’è invece il mito, che, come tutti sanno (o dovrebbero sapere), ha la capacità e la forza di spingere il genere umano a fare qualsiasi cosa, anche a suicidarsi.

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