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Sull’idea errata che l’uguaglianza totale conduca alla pace nel mondo

12 febbraio 2019

C’è nel mondialismo l’idea errata che l’uguaglianza totale conduca alla pace nel mondo.

Quest’idea errata è chiaramente espressa in Praktischer Idealismus (1925) di Richard Coudenhove-Kalergi:

«…und der revolutionäre Pazifismus, dessen Ziel ein letzter Weltkrieg zur Befreiung aller unterdrückten Klassen, Völker und Rassen und damit die Vernichtung jeder künftigen Kriegsursache und die Begründung der pazifistischen Weltrepublik ist.»

Praktischer Idealismus, pag. 168 dell’edizione originale del 1925 (1)

«…et le pacifisme révolutionnaire, dont le but est une ultime guerre mondiale, pour la libération des toutes les classes, de tous les peuples et de toutes les races opprimés, et avec elle l’anéantissement de toute future cause de guerre, et la fondation de la république mondiale pacifiste.»

pagg. 134-135 della traduzione francese (2)

«…e il pacifismo rivoluzionario, il cui scopo è una guerra mondiale finale, per la liberazione di tutte le classi, di tutti i popoli e di tutte le razze oppresse, e con essa l’annientamento di ogni futura causa di guerra e la fondazione della repubblica mondiale pacifista.»

traduzione italiana

Perché considero errata tale idea?

Perché essa è frutto di quel positivismo ingenuo che produsse in Henri de Saint Simon un’altra idea errata e cioè che la scienza e la tecnologia possano fare scelte politiche.

La tecnocrazia (3,4,5,6) sostituisce lo Stato, vale a dire la politica, sia nel sansimonismo che nel mondialismo (essendo il secondo un pervertimento del primo, in quanto il mondialismo, a differenza del sansimonismo, è contro il popolo), ma questa sostituzione non può funzionare: in realtà la scienza e la tecnologia possono fornire il modo più razionale di attuare una scelta politica, ma non possono fare la scelta politica stessa, come la Ragione ci rende evidente.

Infatti nella distopia mondialista, di cui l’Unione Europea è il work in progress più avanzato, non è per mezzo della scienza e della tecnologia che si fanno le scelte politiche, le fa invece una ristrettissima élite, l’élite globalista, che assolutamente non ha una Weltanschauung scientifica, ma bensì religiosa (della religione cristiana, 7), e che assolutamente non ha un’educazione scientifica, ma bensì filosofica e infatti vuole assumere il ruolo assegnato da Platone ai filosofi nella sua Repubblica, basti pensare all’ibridazione forzata delle razze umane (cioè il meticciato di cui hanno scritto Richard Coudenhove-Kalergi ed Eugenio Scalfari, 8) che i mondialisti vogliono effettuare: è un clamoroso errore antiscientifico, perché vuol dire, né più né meno, impoverire criminalmente il patrimonio genetico, cioè il pool genico (in inglese gene pool), cioè la diversità genetica (in inglese genetic diversity), della specie umana, criminalmente perché ciò mette a rischio la sua sopravvivenza (8).

Come oggi anche i sassi sanno, la biodiversità (in inglese biodiversity) è fondamentale per la vita, anzi il 2010 è stato dichiarato dall’ONU l’Anno internazionale della biodiversità.

Ma l’ideologia mondialista vuole eliminare la biodiversità della specie umana!

Perché?

Perché Richard Coudenhove-Kalergi aveva un dottorato in filosofia e non sapeva nulla della scienza, ecco perché!

E anche Eugenio Scalfari non ha un’educazione scientifica, essendo laureato in giurisprudenza, per non parlare di George Soros, che ha un degree di secondo livello in filosofia.

Per quanto riguarda l’idea che l’uguaglianza totale conduca alla pace nel mondo, è possibile risalire fino all’esiziale Two Treatises of Government, in italiano Due trattati sul governo, di John Locke (1690).

È chiaro che se “the state of Nature” è “a state of peace, good will, mutual assistance and preservation” (9), e se noi constatiamo che oggi nel mondo non c’è tale “stato di pace, buona volontà, mutua assistenza e conservazione” (10), allora vuol dire che ci devono essere dei fattori negativi estranei che alterano il paradisiaco stato di natura lockiano.

La verità è che lo stato di natura lockiano, ripreso e rinforzato nel Settecento da Jean-Jacques Rousseau, è una vera scemenza, come diverse altre idee di Locke (11, 12, 13), e infatti un recente articolo scientifico pubblicato su Nature (il 21 gennaio 2016) e intitolato Inter-group violence among early Holocene hunter-gatherers of West Turkana, Kenya (14) ha smentito le idee cristiane di Locke e di Rousseau sullo stato di natura e ha confermato invece quelle non cristiane (cioè atee) di Thomas Hobbes e di Charles Darwin (15).

Come scoprì Thomas Hobbes nel Seicento, “lo stato di natura” è “la guerra di tutti contro tutti” (16), in latino “bellum omnium contra omnes” (17), in inglese “war of all against all” (18).

L’intera biologia scientifica moderna si basa su Charles Darwin, che è uno dei più grandi geni dell’umanità, ed egli a sua volta si basa proprio sullo stato di natura hobbesiano, come notò anche Karl Marx nella sua lettera del 18 giugno 1862 a Friedrich Engels (19).

Questo evidentissimo legame tra Hobbes e Darwin è generalmente censurato: tanto per fare un esempio, nella traduzione italiana di Celso Balducci del capolavoro di Darwin, L’origine della specie (20), il termine “stato di natura” (che Darwin mutua da Hobbes e – sia chiaro – con lo stesso significato che gli dà Hobbes) è presente solo poche volte, laddove nel testo originale inglese, The Origin of Species, 6th Edition, l’edizione che è considerata quella definitiva (21), il termine “state of nature” è presente ben 45 volte (46 se si tiene conto anche dell’indice) (22).

Il nodo della questione, compreso appieno da Hobbes, è che nello stato di natura (cioè in assenza dello Stato) gli esseri umani competono obbligatoriamente per le stesse risorse e quindi sono obbligati a combattere tra di loro, sia con la violenza che con la frode (23), esattamente come la biologia scientifica moderna ci mostra che fanno gli altri animali.

——–

1) Disponibile qui:

https://archive.org/details/Coudenhove-Kalergi-Praktischer_Idealismus-1925

2) Disponibile qui:

https://archive.org/details/R.N.CoudenhoveKalergiIdealismePratique1925FR

3) «All’estremo opposto l’ideale della fine della società politica e della classe politica che ne trae un abusivo vantaggio è stato predicato da una concezione che oggi si direbbe tecnocratica dello Stato, come quella esposta da Saint-Simon secondo cui nella società industriale ove protagonisti non sono più i guerrieri e i legisti ma diventano gli scienziati e i produttori, non ci sarà più bisogno della «spada di Cesare». Questo ideale tecnocratico peraltro si accompagna in Saint-Simon con una forte ispirazione religiosa (il nouveau christianisme), quasi a suggerire l’idea che questo salto fuori della storia che è la società senza Stato non sia pensabile prescindendo da un’idea messianica.»

Norberto Bobbio, Stato, governo, società, Einaudi, 1995, pag. 124

4) «Inutile che qui io rifaccia la storia della tecnocrazia. Basta ricordarne alcuni principi fondamentali, che poi sono quelli fissati già dal fondatore o inventore: il francese Claude Henri de Rouvroy, conte di Saint-Simon, e poi affinati, adattati, rielaborati in due secoli di sviluppo senza però mai tradire alcuni presupposti irrinunciabili…

…Ogni volta che nella storia l’uomo ha tentato di realizzare l’utopia, di realizzare l’irrealizzabile, la natura umana e la realtà concreta del mondo si sono ribellate all’impossibile, cosicché lo scontro fra una pretesa utopica e la realtà ha sempre portato al disastro, a lutti, dolori, morti. Così avverrebbe anche nel tentativo di attuare l’ideologia tecnocratica. E se l’utopia marxista ha provocato un numero di morti misurabile in decine o centinaia di milioni di uomini, certamente molto peggio avverrebbe nel tentativo di attuare la tecnocrazia.»

Claudio Finzi, Ideologia tecnocratica e globalizzazione, in Agostino Carrino (a cura di), L’Europa e il futuro della politica, Società Libera, 2002, pagg. 235-252

Ideologia tecnocratica e globalizzazione è disponibile qui:

http://www.teleion.it/users/garbolino/

librisoclibera/testi/europafutpol/19_europapf.shtml

5) Le tappe principali della genesi storica del mondialismo

https://luigicocola.wordpress.com/2018/07/28/le-tappe-principali-della-genesi-storica-del-mondialismo/

6) Perché si censura il ruolo di Henri de Saint-Simon nella genesi storica del mondialismo e dell’Unione Europea?

https://luigicocola.wordpress.com/2018/11/13/perche-si-censura-il-ruolo-di-henri-de-saint-simon-nella-genesi-storica-del-mondialismo-e-dellunione-europea/

7) Il mondialismo e il nazionalismo sono il prodotto di due diverse Weltanschauung

https://luigicocola.wordpress.com/2017/04/02/il-mondialismo-e-il-nazionalismo-sono-il-prodotto-di-due-diverse-weltanschauung/

8) Quello che ha scritto Scalfari è il piano Kalergi

https://luigicocola.wordpress.com/2018/02/15/quello-che-ha-scritto-scalfari-e-il-piano-kalergi/

9) John Locke, Two Treatises of Government, London: printed for Wihtmore and Fenn, Charing Cross; and C. Brown, Duke Street, Lincoln’s-Inn-Fields, 1821, Book II, Chapter III, 19, pag. 202

Disponibile qui:

https://archive.org/details/twotreatisesofg00lockuoft/page/n9

Two Treatises of Government è anche disponibile qui:

McMaster University – Archive for the History of Economic Thought

https://socialsciences.mcmaster.ca/econ/ugcm/3ll3/

10) John Locke, Due trattati sul governo, a cura di Brunella Casalini, Edizioni Plus, 2007, II Trattato, Cap. III, 19, pag. 198

Disponibile qui:

https://btfp.sp.unipi.it/ebooks/brulocke.html

11) Il crollo del ponte Morandi, il mondialismo e John Locke

https://luigicocola.wordpress.com/2018/08/18/il-crollo-del-ponte-morandi-il-mondialismo-e-john-locke/

12) Il fallimento di tre secoli di filosofia politica presenta oggi il conto

https://luigicocola.wordpress.com/2018/09/10/il-fallimento-di-tre-secoli-di-filosofia-politica-presenta-oggi-il-conto/

13) Per capire la lontanissima origine (cristiana) del concetto di stato di natura di Locke, cfr.:

Il millenarismo è un meme egoista

https://luigicocola.wordpress.com/2015/03/05/il-millenarismo-e-un-meme-egoista/

14) M. Mirazón Lahr et al., Inter-group violence among early Holocene hunter-gatherers of West Turkana, Kenya, Nature 529, 394–398 (21 January 2016)

http://www.nature.com/articles/nature16477

15) Smentite le idiozie di Locke e di Rousseau sullo stato di natura

https://luigicocola.wordpress.com/2016/01/25/smentite-le-idiozie-di-locke-e-di-rousseau-sullo-stato-di-natura/

16) Thomas Hobbes, De cive – Elementi filosofici sul cittadino, Editori Riuniti, 1979, pag. 73 e pag. 87

17) Thomas Hobbes, Opera philosophica quae latine scripsit omnia, a cura di William Molesworth, London: John Bohn, Henrietta Street, Covent Garden, 1839, vol. II, De cive, Praefatio ad lectores, pag. 148

Disponibile qui:

https://archive.org/details/operaphilosophi00molegoog/page/n7

18) Thomas Hobbes, De Cive, London, Printed by J.C. for R. Royston, at the Angel in Ivie−Lane, 1651, Chapter 1, XIII

Disponibile qui:

http://www.public-library.uk/ebooks/27/57.pdf

È anche disponibile qui:

McMaster University – Archive for the History of Economic Thought

https://socialsciences.mcmaster.ca/econ/ugcm/3ll3/

N.B.: non ho riportato l’edizione in lingua inglese curata da William Molesworth nell’Ottocento, perché non è l’opera originale di Thomas Hobbes, ma bensì una traduzione di essa in inglese moderno.

19) «I’m amused that Darwin, at whom I’ve been taking another look, should say that he also applies the ‘Malthusian’ theory to plants and animals, as though in Mr Malthus’s case the whole thing didn’t lie in its not being applied to plants and animals, but only — with its geometric progression — to humans as against plants and animals. It is remarkable how Darwin rediscovers, among the beasts and plants, the society of England with its division of labour, competition, opening up of new markets, ‘inventions’ and Malthusian ‘struggle for existence’. It is Hobbes’ bellum omnium contra omnes and is reminiscent of Hegel’s Phenomenology, in which civil society figures as an ‘intellectual animal kingdom’, whereas, in Darwin, the animal kingdom figures as civil society.»

Disponibile qui:

http://hiaw.org/defcon6/works/1862/letters/62_06_18.html

Anche in Marx & Engels Collected Works, Volume 41, Letters 1860-64, Lawrence & Wishart, 2010, pag. 381

20) Charles Darwin, L’origine della specie per selezione naturale o la preservazione delle razze privilegiate nella lotta per la vita, Newton Compton, 2010

21) Charles Darwin, The Origin of Species by Means of Natural Selection, or the Preservation of Favoured Races in the Struggle for Life, 6th Edition

Disponibile qui:

http://www.gutenberg.org/ebooks/2009

È anche disponibile qui:

Darwin Online

http://darwin-online.org.uk/

22) La menzogna senza fine dell’Occidente

https://luigicocola.wordpress.com/2014/07/05/la-menzogna-senza-fine-delloccidente/

23) «Violenza e frode sono in tempo di guerra le due virtù cardinali.»

Thomas Hobbes, Leviatano, Laterza, 2009, pag. 103

L’edizione originale in inglese del 1651 è disponibile qui:

McMaster University – Archive for the History of Economic Thought

https://socialsciences.mcmaster.ca/econ/ugcm/3ll3/

N.B.: tutti i link sono stati verificati in data 11 febbraio 2019.

Copyright © 2019 Luigi Cocola. Tutti i diritti riservati.

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Il crollo del ponte Morandi, il mondialismo e John Locke

18 agosto 2018

Leggo sul Fatto Quotidiano questo articolo di Elisabetta Ambrosi (16 agosto 2018):

Ponte Morandi: il popolo muore, le élite si arricchiscono

«14 agosto 2018. Per noi italiani sarà una data non dissimile a quella che per gli statunitensi è stata l’11 settembre 2001. Uno spartiacque, un giorno che segna un punto di non ritorno. Ma lì, c’era il terrorismo islamico. Qui, la dimostrazione reale e insieme simbolica – quel mozzicone di ponte sospeso nel vuoto – di una contrapposizione sempre più radicale, ma sempre con lo stesso vincitore, tra la gente normale (chiamiamolo popolo se non fosse che appena lo si usa si viene tacciati di “sovranismo” e nazionalismo, pure da chi si dice di “sinistra”), e le élite. Sempre più ricche. Sempre più al riparo dai rischi ai quali le persone comune sono invece esposte…

…Questo è il risultato di quelle privatizzazioni che avrebbero dovuto modernizzare l’Italia e che hanno prodotto solo insicurezza e, visto che questo non è il primo crollo e non si tratta delle prime vittime, anche morte. Ripeto, non c’è immagine più emblematica del distacco sociale tra élite che si arricchiscono e il popolo che muore di questa tragedia, distacco che tutti i dati raccontano puntualmente. Poveri sempre più poveri, ricchi sempre più ricchi.»

https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/08/16/ponte-morandi-il-popolo-muore-le-elite-si-arricchiscono/4561711/

Per chiunque usi la Ragione (quella vera), il crollo del ponte Morandi a Genova dimostra in modo inequivocabile il fallimento del mondialismo, l’ideologia che vuole eliminare lo Stato dalla faccia della terra usando l’ultracapitalismo e altri mezzi, come p.e. l’invasione islamica e il terrorismo islamico.

Tale fallimento non è niente altro che il prodotto delle idiozie di John Locke sullo stato di natura, di cui ho scritto più volte.

Vedi p.e. qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2018/07/28/le-tappe-principali-della-genesi-storica-del-mondialismo/

Infatti, se «the state of Nature» è «a state of peace, goodwill, mutual assistance, and preservation», come scrive Locke nel 1690 (*), allora l’uomo è naturalmente buono, è naturalmente animato da spirito di solidarietà, fratellanza e amore verso il prossimo, di conseguenza lo Stato è inutile, anzi dannoso: è il mito della dannosità dello Stato.

E quindi, perché non dare alla società Autostrade per l’Italia la gestione e la manutenzione delle autostrade italiane, sottraendole al controllo dello Stato?

Con naturali e innate «peace, goodwill, mutual assistance, and preservation», la società Autostrade per l’Italia farà il suo filantropico dovere verso il popolo italiano.

Abbiamo visto, infatti.

————-

(*) «And here we have the plain difference between the state of Nature and the state of war, which however some men have confounded, are as far distant as a state of peace, goodwill, mutual assistance, and preservation [il neretto è mio]; and a state of enmity, malice, violence and mutual destruction are one from another. Men living together according to reason without a common superior on earth, with authority to judge between them, is properly the state of Nature.»

John Locke, Two Treatises of Government, Essay Two, Chapter III, 19, prepared by Rod Hay for the McMaster University Archive of the History of Economic Thought, disponibile su:

www.efm.bris.ac.uk/het/locke/government.pdf

data di accesso odierna

Copyright © 2018 Luigi Cocola. Tutti i diritti riservati.

Lo spettacolare e stupefacente rimbecillimento dell’intellighenzia occidentale II

9 luglio 2018

Leggo su ZeroHedge un inqualificabile articolo di Duncan Whitmore (8 luglio 2018):

Is Libertarianism Utopian?

«With all of this in mind, therefore, we can turn to the question of the existence of the state. Without a shadow of a doubt, the state is the most violent and aggressive institution humans have ever spawned [il neretto è mio]. There is not a single conflict that is worthy of mention in the history books that was not caused by the state or a proto-state entity, nor is there any such conflict that would not have been ameliorated by either reduced or absent state involvement. It is for this reason that libertarians focus all of their efforts on this institution. Thus, the objection to libertarianism on account of the allegation that it is contrary to “human nature” concerns, primarily, the question of whether the state is a phenomenon of “human nature” that we have to put up with and is, consequently, useless to fight.

From our preceding analysis, it should already be clear that this is not the case. The state exists for no other purpose than to serve as the ultimate vehicle of pursuing the violent method of achieving ones goals – of forcibly taking from some in order to benefit others [il neretto è mio].

The state has not existed as a uniform entity throughout human history. Rather, it has blossomed and withered in accordance with people’s desire to use it as such a tool of exploitation and the conviction of the public to either tacitly accept or actively promote its existence. All of the “great” institutions of states that we see today – parliament buildings, executive departments, highly trained armed forces and the complex weaponry and equipment they use, and so on – none of these things is in any way “natural”. Rather, they owe their existence to the fact that specific people, at specific times and places, believed that creating them was a worthwhile endeavour. Their final form that we see today is simply the outcome of centuries of consciously chosen behaviour…

The state, therefore, is firmly and undeniably a consequence of human choice, not of human nature, and, as such, it is entirely legitimate to expose it to moral examination.»

https://www.zerohedge.com/news/2018-07-08/libertarianism-utopian

https://mises.org/wire/libertarianism-utopian

Quando, più volte, ho parlato di «rimbecillimento dell’intellighenzia occidentale» (a partire dai Two Treatises of Government di John Locke), intendevo proprio questo genere di baggianate, vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2017/06/07/lo-spettacolare-e-stupefacente-rimbecillimento-dellintellighenzia-occidentale/

Lo Stato è «the most violent and aggressive institution humans have ever spawned», proprio perché lo Stato è l’istituzione politica deputata a gestire il potere della forza fisica, che (probabilmente Duncan Whitmore non lo sa) è uno dei tre principali poteri secondo Bertrand Russell: il potere della forza fisica, il potere economico e il potere della propaganda.

Lo Stato è l’istituzione politica che, usando come mezzo il potere della forza fisica, ha lo scopo supremo di difendere la comunità dalle aggressioni esterne e dai torti reciproci interni (per usare la terminologia di Thomas Hobbes), altro che le fesserie di cui scrive Whitmore (che sicuramente non ha mai letto il Leviathan).

Esattamente ciò che Karl Popper, concordando con Hobbes su tale argomento, chiama così:

«teoria protezionistica dello stato» (in inglese «protectionist theory of the state»)

Karl R. Popper, La società aperta e i suoi nemici – Platone totalitario, vol. I, Armando Editore, 1996 (trad. it. di The Open Society and its Enemies – The Spell of Plato, vol. I, Routledge & Kegan Paul, 1969), pag. 148

Karl Popper è il filosofo dell’«Open Society», in italiano «Società Aperta», il termine di cui si è fraudolentemente appropriato il noto criminale mondialista George Soros (Popper non è affatto un mondialista), vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2018/04/01/luso-del-termine-open-society-da-parte-di-george-soros-e-una-frode/

Anche Norberto Bobbio concorda:

«le due funzioni essenziali» dello Stato sono «la milizia e i tribunali»

Norberto Bobbio, Stato, governo, società, Einaudi, 1995, pag. 124

Per non parlare di Niccolò Machiavelli:

«E’ principali fondamenti che abbino tutti li stati, così nuovi, come vecchi o misti, sono le buone legge e le buone arme.»

Niccolò Machiavelli, Il Principe, Rizzoli, 1991, pag. 128

Del resto, è presente in copiosa quantità, in tutto l’inqualificabile articolo surriportato, un misto di ignoranza e di deliberata menzogna, che è tipico dei millenaristi secolarizzati e della loro propaganda di guerra (per quanto riguarda i millenaristi religiosi, come per esempio Bergoglio, non ne parliamo neanche).

Per una mia spiegazione del millenarismo:

«Il mondialismo, come ho scritto più volte, è la nemesi dell’Occidente, nemesi conseguente alla sua hybris di eliminare lo Stato schiavista romano per mezzo del Cristianesimo, operazione certamente giusta e sacrosanta (non si poteva permettere ai romani di vivere usando tutti gli altri esseri umani, quelli che non erano romani, come oggetti o come animali!), la quale, però, per essere vincente, richiese la creazione e l’uso di un’arma estremamente pericolosa (perché porta all’autodistruzione): quest’arma è l’idea che possa esistere sulla terra una comunità che non ha bisogno di un’istituzione deputata a gestire il potere della forza fisica, vale a dire lo Stato (che ha due funzioni essenziali, l’esercito e la legge), una comunità in cui non esistono aggressioni esterne (quindi l’esercito non serve più) e non esistono torti reciproci interni (quindi la legge non serve più), in definitiva una comunità in cui il Male è bandito.

Questa comunità è il Regno di Cristo sulla terra di cui parla (unicamente e solo) l’Apocalisse di Giovanni, l’ultimo libro del Nuovo Testamento, che non è uno Stato monarchico, ma bensì una condizione di perfezione trascendente, in quanto Cristo, il Messia cristiano, a differenza del Messia ebraico, ha sia natura umana, sia natura divina.

In conseguenza di tale natura divina, il Male è bandito dalla terra e quindi non c’è più bisogno dello Stato.

Il Regno di Cristo sulla terra avrà una durata di mille anni, da cui il nome “millenarismo” per indicare la credenza nel suo avveramento. Il millenarismo può anche essere definito come la prescrizione di eliminare lo Stato dalla faccia della terra

https://luigicocola.wordpress.com/2018/02/10/luci-e-ombre-del-pensiero-di-renaud-camus-sul-mondialismo/

Tutte le ideologie antistato (comunismo, mondialismo, ecc. ecc.) sono un prodotto del millenarismo, anzi sono forme secolarizzate, ossia laicizzate, di millenarismo (teoria unificata delle ideologie antistato).

Ritornando all’inqualificabile articolo di Whitmore, prendiamo quest’altra proposizione: «The state has not existed as a uniform entity throughout human history.»

È vero l’esatto contrario: lo Stato è sempre esistito nella storia ed è sempre esistito come tale, cioè come centro di comando unico del potere della forza fisica di una comunità, centro di comando che ha lo scopo supremo di difendere quella comunità dalle aggressioni esterne (mediante l’esercito) e dai torti reciproci interni (mediante la legge).

Come ho mostrato nella mia teoria dello Stato, ciò è spiegabile in base alla Ragione:

Luigi Cocola, Le nuove forme dell’utopia: europeismo e multiculturalismo – Come e perché l’Occidente cerca ripetutamente di suicidarsi, 3° ed., lulu.com, 2013, pagg. 9-25

Lo Stato è una necessità della Ragione, anzi è addirittura un universale culturale, esattamente come il tabù dell’incesto e i riti funebri.

Il solo periodo storico in cui lo Stato scomparve è il Medio Evo, che fu un peculiare periodo storico localizzato solo e unicamente sul territorio dell’Impero romano d’Occidente, a causa della rivoluzione cristiana (non c’era più un centro di comando unico del potere della forza fisica).

Sul territorio dell’Impero romano d’Oriente non ci fu alcun Medio Evo, lo Stato non venne distrutto dalla rivoluzione cristiana, perché Costantino il Grande ideò genialmente il cesaropapismo e così neutralizzò la volontà del Cristianesimo di abbattere lo Stato (romano).

Lo Stato costituito dall’Impero romano d’Oriente rimase in piedi non perché avesse confini più sicuri (come si diceva una volta) e neanche perché avesse strategie più efficaci (come ha erroneamente sostenuto in tempi recenti Edward Luttwak): rimase in piedi solo grazie al cesaropapismo.

La geniale invenzione di Costantino il Grande, comunque, non poté salvare l’Impero romano d’Occidente, nel quale il Papa di Roma aveva ormai troppo potere.

Non dobbiamo però pensare che il Cristianesimo sia interamente negativo, al contrario, in un’analisi costi-benefici il risultato complessivo da esso prodotto è nettamente positivo:

«L’eccezionale successo storico dell’Occidente è iniziato in questo modo: facendo crollare lo Stato schiavista romano.

Il Cristianesimo ha donato al genere umano sia l’eliminazione dello schiavismo che la scienza.»

https://luigicocola.wordpress.com/2017/03/13/la-nemesi-delloccidente-possiamo-fermarla-con-la-ragione/

Che lo Stato sia sempre esistito non è solo una mia opinione, per esempio è anche l’opinione di Norberto Bobbio:

«la società senza Stato» è un «salto fuori della storia»

Norberto Bobbio, op. cit., pag. 124

«Una tesi ricorrente percorre con straordinaria continuità tutta la storia del pensiero politico: lo Stato, inteso come ordinamento politico di una comunità, nasce dalla dissoluzione della comunità primitiva fondata sui legami di parentela e dalla formazione di comunità più ampie derivanti dall’unione di più gruppi familiari per ragioni di sopravvivenza interne (il sostentamento) ed esterne (la difesa). Mentre per alcuni storici contemporanei, come si è detto, la nascita dello Stato segna l’inizio dell’età moderna [cioè per gli storici mondialisti, nota mia], secondo questa più antica e più comune interpretazione la nascita dello Stato rappresenta il punto di passaggio dall’età primitiva, via via distinta in selvaggia e barbara, all’età civile, dove ‘civile’ sta insieme per ‘cittadino’ e ‘civilizzato’ (Adam Ferguson).»

Ibidem, pag. 63

E anche di Karl Popper:

«Tornando ora alla storia di questi movimenti, sembra che la teoria protezionistica dello stato sia stata formulata per la prima volta dal sofista Licofrone, seguace di Gorgia.»

Karl R. Popper, op. cit., pag. 148

È facile capire che, se Licofrone formulò ciò che Popper chiama la «protectionist theory of the state», allora lo Stato ai tempi di Licofrone già esisteva.

Popper considera lo Stato un male necessario, quindi non ha niente a che fare con il mondialismo, il cui scopo è quello di eliminare lo Stato dalla faccia della terra:

«Al contrario, qualsiasi genere di libertà è chiaramente impossibile se non è garantito dallo stato.»

Ibidem, pag. 145

«il potere dello Stato è fatalmente destinato a restare sempre un male pericoloso, anche se necessario.»

Karl R. Popper, La società aperta e i suoi nemici – Hegel e Marx falsi profeti, vol. II, Armando Editore, 1996 (trad. it. di The Open Society and its Enemies – The high tide of prophecy: Hegel, Marx and the aftermath, vol. II, Routledge & Kegan Paul, 1969), pag. 152

«Lo Stato è un male necessario. I suoi poteri non dovrebbero essere accresciuti oltre il necessario. Si potrebbe chiamare questo principio il “rasoio liberale” (sulla scorta del rasoio di Ockham, cioè del celebre principio secondo il quale gli enti metafisici non devono essere moltiplicati più del necessario).»

Karl R. Popper, Alla ricerca di un mondo migliore, Armando Editore, 2002 (trad. it. di Auf der Suche nach einer besseren Welt: Vorträge und Aufsätze aus dreissig Jahren, Piper Verlag, 1984), pag. 160

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Gli ultimi sussulti del mostro globalista ferito a morte

30 maggio 2018

Il mondialismo (o globalismo, in inglese globalism, in francese mondialisme), questo mostro colossale nato dal rimbecillimento dell’intellighenzia occidentale degli ultimi tre secoli (a partire dalla filosofia politica di John Locke), è ferito a morte.

Stiamo assistendo ai suoi ultimi sussulti.

Perché parlo di John Locke? Perché lo state of nature che egli descrive in Two Treatises of Government è una mistificazione, mistificazione che nel corso dei secoli seguenti è diventata parte integrante del patrimonio culturale laico dell’Occidente e che quindi ho denominato “mistificazione di origine lockiana”, mistificazione secondo la quale la Ragione conduce inevitabilmente, ineluttabilmente, all’eliminazione dello Stato.

Per la mistificazione di origine lockiana, vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2017/04/02/il-mondialismo-e-il-nazionalismo-sono-il-prodotto-di-due-diverse-weltanschauung/

e qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2017/05/11/joseph-stiglitz-racconta-menzogne-e-fa-propaganda-mondialista/

L’Unione Europea e l’euro sono il risultato finale di questa mistificazione di origine lockiana.

Per il rimbecillimento dell’intellighenzia occidentale degli ultimi tre secoli, vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2017/06/07/lo-spettacolare-e-stupefacente-rimbecillimento-dellintellighenzia-occidentale/

e qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2014/05/03/siamo-in-mezzo-a-un-conflitto-mondiale-ma-nessuno-ne-parla/

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Stato di natura, Mark Zuckerberg e Dennis Prager

7 agosto 2017

Ho sempre sostenuto che il Cristianesimo è in conflitto con lo Stato, conflitto che è assente nelle altre due grandi religioni monoteistiche: l’Ebraismo e l’Islam, vedi la mia teoria del Cristianesimo in Luigi Cocola, Il leviatano senza spada – Una teoria del popolo italiano e del Cristianesimo, 3° ed., 2012, lulu.com.

A mio giudizio, le istanze antistato del Cristianesimo si svincolarono da tale religione e mutarono da istanze di tipo religioso a istanze di tipo filosofico con l’opera di filosofia politica di John Locke intitolata Due trattati sul governo (in inglese Two Treatises of Government), che venne pubblicata nel 1690.

Non considero infatti filosofi il vescovo Agostino d’Ippona e il frate domenicano Tommaso d’Aquino, ma bensì teologi e infatti sono entrambi Dottori della Chiesa e Santi.

Titoli che il laico John Locke non ha.

Comunque, quando Locke (1632-1704) scrive dello stato di natura, scrive da un punto di vista cristiano: la Weltanschauung di Locke è quella religiosa (ovviamente della religione cristiana, dato che Locke era cristiano), non è la Weltanschauung scientifica, quella che animò invece Thomas Hobbes (1588-1679), il quale scrisse anch’egli dello stato di natura (prima di Locke).

Per capire le conseguenze divergenti dei concetti di stato di natura di Locke e di Hobbes, vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2017/04/02/il-mondialismo-e-il-nazionalismo-sono-il-prodotto-di-due-diverse-weltanschauung/

Per capire la lontanissima origine del concetto di stato di natura di Locke, vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2015/03/05/il-millenarismo-e-un-meme-egoista/

Ciò che scrive Locke sullo stato di natura verrà poi ripetuto e rinforzato da Jean-Jacques Rousseau (1712-1778), cosicché può accadere che quando si parla di stato di natura si citino solo Hobbes e Rousseau, omettendo Locke.

Un recente articolo scientifico pubblicato su Nature (21 gennaio 2016) e intitolato Inter-group violence among early Holocene hunter-gatherers of West Turkana, Kenya ha smentito le idee cristiane di Locke e di Rousseau sullo stato di natura e ha confermato invece quelle non cristiane (cioè atee) di Thomas Hobbes e di Charles Darwin, vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2016/01/25/smentite-le-idiozie-di-locke-e-di-rousseau-sullo-stato-di-natura/

Ho scritto in un post precedente:

«Il fatto è che, nel campo della filosofia politica/scienza politica, da Locke in poi l’Occidente ha incominciato progressivamente a voltare le spalle alla Weltanschauung scientifica (della quale Darwin è un caposaldo irrinunciabile) e a rivolgersi sempre più alla Weltanschauung religiosa, fino ad esserne completamente posseduto. Ormai esso è del tutto in balia del millenarismo cristiano e vuole eliminare lo Stato dalla faccia della terra.

E neanche riconosce tutto ciò, anzi millanta di seguire la Weltanschauung scientifica, in una menzogna senza fine.»

https://luigicocola.wordpress.com/2014/07/05/la-menzogna-senza-fine-delloccidente/

Bisogna dire che Hobbes non è esente da colpe: in genere egli è visto prevalentemente, se non unicamente, come il sostenitore dell’assolutismo, in quanto era fortemente contrario alla divisione dei poteri.

Però le idee di Hobbes sulla forma di governo non c’entrano nulla con ciò che egli scrisse sullo Stato, sono due cose del tutto differenti e a mio giudizio egli nella sua opera di filosofia politica confuse deliberatamente e fraudolentemente i concetti di forma di governo e di Stato per motivi di lavoro (cioè per non perdere il proprio posto di lavoro).

Ho esposto un’analisi psicologica di Thomas Hobbes, soprattutto dal punto di vista della Scuola di Palo Alto (Palo Alto Mental Research Institute), in Luigi Cocola, op. cit., pagg. 37-48.

Ritornando a Locke, ecco cosa egli scrive sullo stato di natura:

«And here we have the plain difference between the state of Nature and the state of war, which however some men have confounded [Locke intende Thomas Hobbes], are as far distant as a state of peace, goodwill, mutual assistance, and preservation; and a state of enmity, malice, violence and mutual destruction are one from another. Men living together according to reason without a common superior on earth, with authority to judge between them, is properly the state of Nature [il neretto è mio].»

(John Locke, Two Treatises of Government, Essay Two, Chapter III, 19, prepared by Rod Hay for the McMaster University Archive of the History of Economic Thought, disponibile su:

http://www.efm.bris.ac.uk/het/locke/government.pdf,

data di accesso odierna)

Locke compie qui una vera e propria mistificazione: egli parla di Ragione (reason), ma in realtà sta parlando di Weltanschauung religiosa cristiana.

Infatti ecco altri due passi di Two Treatises of Government:

«…whence it follows, that either the father has not his paternal power by begetting, or else that the heir has it not at all; for it is hard to understand how the law of nature, which is the law of reason [il neretto è mio], can give the paternal power to the father over his children, for the only reason of begetting…»

(Ibid., Essay One, Chapter IX, 101)

«Thus the law of Nature stands as an eternal rule to all men, legislators as well as others. The rules that they make for, other men’s actions must, as well as their own and other men’s actions, be conformable to the law of Nature— i.e., to the will of God [il neretto è mio], of which that is a declaration, and the fundamental law of Nature being the preservation of mankind, no human sanction can be good or valid against it.»

(Ibid., Essay Two, Chapter XI, 135)

Come si può notare, per Locke la legge di natura è sia la legge della ragione che il volere di Dio.

Quindi per Locke la Ragione si identifica con Dio ed è evidente che su tale argomento non c’è alcuna differenza tra Locke e l’epoca di Agostino d’Ippona, vedi infatti una lettera scritta nel 414/15 da Evodio ad Agostino:

«Poiché, se è in base alla ragione che Dio è eterno, che cos’è la ragione? Essa perciò o è Dio o un attributo di Dio, come c’insegna essa stessa.»

http://www.augustinus.it/italiano/lettere/lettera_161_testo.htm

Il concetto di stato di natura di Locke (“a state of peace, goodwill, mutual assistance, and preservation”) può essere sintetizzato in questa frase: “I always believed people are basically good”, frase che è stata scritta recentemente da Mark Zuckerberg nel suo comunicato al popolo intitolato Bringing the World Closer Together e pubblicato su Facebook il 22 giugno 2017.

Eccone il link:

www.facebook.com/notes/mark-zuckerberg/bringing-the-world-closer-together/10154944663901634/

Ho sostenuto in vari post che, sebbene Mark Zuckerberg sia ebreo, il concetto di stato di natura a cui egli si riferisce quando scrive “I always believed people are basically good” è un concetto lockiano e cioè cristiano:

«P.S.: notare nel suo comunicato al popolo del 22 giugno come Zuckerberg esprima chiaramente il leitmotiv fondamentale del mondialismo e di tutte le altre ideologie antistato (vedi la mia teoria unificata delle ideologie antistato), cioè che gli esseri umani sono naturalmente buoni (“I always believed people are basically good [il neretto è mio]. As I’ve traveled around, I’ve met all kinds of people from regular folks to heads of state, and I’ve found they almost all genuinely care about helping people”), concetto già espresso nel 1690 da John Locke, quando scrisse la sua errata e ridicola versione dello stato di natura (versione smentita, fra l’altro, anche da un recentissimo studio scientifico pubblicato su Nature, come ho ricordato più volte).»

https://luigicocola.wordpress.com/2017/06/24/mark-zuckerberg-la-nuova-reincarnazione-di-cristo/

Ho appena trovato in internet una conferma che “I always believed people are basically good” non appartiene all’Ebraismo, vedi questo articolo (20 ottobre 2010) di Dennis Prager, che è di religione ebraica come Mark Zuckerberg:

Are people basically good?

«The notion that people are basically good is a modern, post-Enlightenment one that is neither Jewish nor rational.

As regards Judaism, from the Torah through rabbinic Judaism, I am unaware of a single mainstream Jewish text that posits that people are basically good. The Torah cites God Himself as declaring that the “will of man’s heart is evil from his youth” (Genesis 8.21).

As regards reason, the empirical evidence against the belief that people are basically good is simply overwhelming…

…The consequences of this belief are awful.»

http://jewishjournal.com/opinion/83939/

Vedi anche questo articolo (31 dicembre 2002) dello stesso autore:

If you believe that people are basically good

«No issue has a greater influence on determining your social and political views than whether you view human nature as basically good or not…

…As Lord Acton said long ago, “Power corrupts, and absolute power corrupts absolutely.” Lord Acton did not believe people are basically good. No great body of wisdom, East or West, ever posited that people were basically good. This naive and dangerous notion originated in modern secular Western thought, probably with Jean Jacques Rousseau, the Frenchman who gave us the notion of pre-modern man as a noble savage. He was half right. Savage, yes, noble, no. If the West does not soon reject Rousseau and humanism and begin to recognize evil, judge it and confront it, it will find itself incapable of fighting savages who are not noble.»

https://townhall.com/columnists/dennisprager/2002/12/31/if-you-believe-that-people-are-basically-good-n981387

Ecco chi è Dennis Prager:

https://en.wikipedia.org/wiki/Dennis_Prager

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Le idee politiche di Richard Dawkins non c’entrano nulla con la teoria dei memi

14 gennaio 2017

Dovrebbe essere ovvio.

Ma siccome l’attuale Zeitgeist è quello di un feroce rincretinimento generale, mi sembra opportuno sottolinearlo.

Ho scritto più volte che la teoria dei memi di Richard Dawkins (in particolare il concetto di meme egoista) è fondamentale per capire l’origine del mondialismo, vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2016/07/06/lorigine-del-mondialismo/

Che poi Richard Dawkins sia un fervente sostenitore del global warming (mi dispiace, ma su questo argomento, non sapendone nulla, mi fido assai più di Carlo Rubbia, un fisico, che di Richard Dawkins, un biologo), che gli stia notevolmente antipatico Donald Trump, che sia contro la Brexit, ecc. ecc., insomma che egli sia un mondialista, non c’entra assolutamente nulla con la teoria dei memi.

Come scrissi in un vecchio post:

Un pensatore va giudicato dalle verità originali che ha prodotto, non dai suoi errori o, peggio ancora, dai suoi difetti.

https://luigicocola.wordpress.com/2012/11/16/unidea-perniciosa/

Perché Richard Dawkins è un mondialista?

Come da tempo sostengo, il mondialismo è un’ideologia antistato e come tutte le ideologie antistato è un portato del millenarismo, che è la dottrina eversiva contenuta nell’Apocalisse di Giovanni (l’ultimo libro del Nuovo Testamento).

Le ideologie antistato costituiscono un vero e proprio delirio culturale della cultura occidentale, vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2016/11/18/il-mondialismo-e-un-delirio-culturale/

Da circa tre secoli (ossia dal 1690, anno di pubblicazione dei Two Treatises of Government di John Locke) questo delirio culturale ha assunto forma filosofica, svincolandosi così dalla religione cristiana ed entrando così a far parte del patrimonio culturale laico dell’Occidente.

La conseguenza è che, da generazioni e generazioni, gli studenti delle università occidentali vengono sistematicamente indottrinati a questo delirio culturale.

Richard Dawkins è un Emeritus Fellow (in italiano si direbbe Professore Emerito) della University of Oxford: è ovvio che egli sia un mondialista.

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Siamo in mezzo a un conflitto mondiale ma nessuno ne parla

3 maggio 2014

C’è attualmente nel mondo un aspro e sempre più crescente conflitto, ma è un conflitto nascosto, un conflitto del quale non si parla: se voi guardate la televisione e/o leggete i giornali (anche digitali), non ne troverete traccia, o quasi.

In cosa consiste questo conflitto?

Una parte del genere umano, l’Occidente, che si considera il sale della terra e la luce del mondo (e che oggettivamente lo è stato nei secoli passati, a partire dal Rinascimento, il quale fu, occorre dirlo, un fenomeno della cultura italiana), l’Occidente, dicevo, ha perso la Ragione e vuole eliminare lo Stato.

Il resto del genere umano, cioè la Russia (che è l’erede di Costantinopoli, ossia è la terza Roma), la Cina, i paesi dell’Islam (tra i quali spicca l’Iran), l’India, ecc. ecc., si sta giustamente opponendo a quest’idea folle.

Anche il Giappone e lo Stato di Israele (si chiama ufficialmente così e non Israele) si opporrebbero, se non fosse che dipendono militarmente e/o economicamente dagli Stati Uniti d’America, il paese leader della fazione che vuole eliminare lo Stato.

L’ultima manifestazione di questo conflitto è la crisi dell’Ucraina, crisi nella quale l’Occidente ha aggredito in modo plateale la Russia, mentre invece la sua propaganda accusa quest’ultima di essere l’aggressore, secondo uno schema già visto nella storia, per esempio con Hitler, vedi l’incidente di Gleiwitz, http://it.wikipedia.org/wiki/Incidente_di_Gleiwitz, vicenda storica che sicuramente Frau Merkel conosce. La storia si ripete.

Del resto l’Occidente spinge sul pedale della propaganda in modo forsennato: per esempio grida che vuole portare in tutto il mondo la democrazia, mentre invece la verità è che vuole eliminare lo Stato.

Oggi però tutto questo non può passare sotto silenzio, non può essere nascosto. Nell’era di internet, nell’era dell’informazione totale, la verità non può essere negata. Internet, è ovvio, si può prestare alla propaganda e alla manipolazione, ma permette comunque alla verità di manifestarsi, permette a ciascuno di decidere quale sia la verità e quale sia la menzogna.

Internet ha trasformato il mondo ed è una benedizione per l’umanità intera.

Perché dunque l’Occidente vuole eliminare lo Stato? Questa è la domanda che ci dobbiamo porre.

La mia tesi, di cui sto scrivendo da tempo, sia nei miei due saggi che nei post di questo blog, è che l’origine di questa volontà di eliminare lo Stato è il Cristianesimo. Questa tesi può anche essere denominata teoria unificata delle ideologie antistato.

Vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2014/03/20/la-teoria-unificata-delle-ideologie-antistato/

Deve essere chiaro che il Cristianesimo è irrinunciabile, perché, come ho mostrato in dettaglio nei miei due saggi, ci ha dato storicamente due incommensurabili benefici: l’eliminazione dello schiavismo e la nascita della scienza.

Se noi fossimo vissuti prima del Cristianesimo, la nostra vita sarebbe stata priva dei benefici apportati dalla scienza (per esempio l’efficace cura delle malattie da parte della medicina moderna) e saremmo stati esposti al rischio ben concreto di vivere in schiavitù.

Inoltre il genere umano nel suo complesso non può vivere senza religione: pensarla diversamente è solo un atto di arroganza intellettuale ed elitaria, che è possibile riscontrare purtroppo anche in pensatori sommi (per esempio Bertrand Russell).

Del resto il Cristianesimo può convivere benissimo con lo Stato, mediante due artifici alternativi tra loro, uno molto antico e l’altro più recente: la separazione tra Stato e Chiesa e la subordinazione della Chiesa allo Stato (quest’ultimo fu inventato da Costantino il Grande).

Questi due artifici sono usati efficacemente da tutti i popoli dell’Occidente, tranne quello italiano, il che costituisce l’anomalia italiana, come ho scritto più volte.

Però a partire dalla filosofia politica di John Locke (1690) è nato un tipo nuovo di ideologia antistato: sostanzialmente cristiana, ma formalmente filosofica, e verso la quale l’Occidente è indifeso, perché non ne riconosce la natura religiosa e irrazionale.

Nella cultura occidentale si è creata così, nel corso degli ultimi tre secoli, una capziosa e fallace Weltanschauung, la quale tenta di rendere razionale ciò che è invece assolutamente irrazionale: il mito dell’inutilità e della dannosità dello Stato.

Infatti eliminare i conflitti attuati con il potere della forza fisica è impossibile e da questa impossibilità nasce la necessità dello Stato, che è il mezzo naturale per gestire tali conflitti, sia che si tratti di aggressione di stranieri, sia che si tratti di torti reciproci all’interno di una comunità, come ci spiegò per la prima volta in modo approfondito Hobbes (Thomas Hobbes, Leviatano, Laterza, 2009, pag. 140 e pag. 142), ampliando e migliorando un concetto originale di Machiavelli (Niccolò Machiavelli, Il Principe, Rizzoli, 1991, pag. 128).

Il nodo della questione è espresso da Hobbes con queste parole:

“Divergendo, infatti, nelle opinioni concernenti il miglior uso e la migliore applicazione della loro forza, non si aiutano, ma si ostacolano a vicenda e, con la reciproca opposizione, riducono la loro forza a nulla…”

(Thomas Hobbes, op. cit., pag. 140)

Nell’originale inglese:

“For being distracted in opinions concerning the best use and application of their strength, they do not help, but hinder one another, and reduce their strength by mutual opposition to nothing…”

(Thomas Hobbes, Leviathan, prepared for the McMaster University Archive of the History of Economic Thought by Rod Hay, pag. 104, XVII: Of the Causes, Generation, and Definition of a Commonwealth, disponibile su: http://ebookbrowsee.net/gdoc.php?id=52021357&url=9d32467d4831e17f19d83845ff1deac8&c=146451481, data di accesso odierna)

Ho denominato la spiegazione di Hobbes (depurandola dalla sua faziosità politica) Principio di Hobbes in entrambi i miei saggi di scienza politica (Il leviatano senza spada – Una teoria del popolo italiano e del Cristianesimo, pagg. 40-43; Le nuove forme dell’utopia: europeismo e multiculturalismo – Come e perché l’Occidente cerca ripetutamente di suicidarsi, pagg. 19-23).

Lo Stato consiste in questo: nel porre sotto un solo centro di comando (che può essere costituito da un uomo o da più uomini) il potere della forza fisica di tutti i membri di una comunità, perché solo così si può assicurare, per quanto riguarda l’esercito, la coordinazione e la strategia e, per quanto riguarda la legge, la terzietà e l’imparzialità.

Si tratta dunque del modo di gestire efficacemente il potere della forza fisica in tutti i gruppi umani che gestiscono tale potere (anche nei piccoli gruppi e perfino quando non c’è il fattore territorio di cui scrisse Max Weber, per esempio nelle popolazioni nomadi).

Ciò non va confuso con la forma di governo, che è tutt’altra cosa.

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Il compromesso tra forza e caritas

10 gennaio 2014

Nicola Abbagnano nel suo Dizionario di Filosofia alla voce RAGIONE elenca diversi significati del termine, il primo dei quali è:

“Guida autonoma dell’uomo in tutti i campi nei quali un’indagine o una ricerca è possibile. In questo senso si dice che la R. è una «facoltà» propria dell’uomo e che distingue l’uomo dagli altri animali…

Questo è il senso fondamentale, dal quale la parola desume quella potenza di significato che ha fatto di essa, da secoli, l’emblema della ricerca libera. La R. è la forza che libera dai pregiudizi, dal mito, dalle opinioni radicate ma false, dalle apparenze e consente di stabilire un criterio universale o comune per la condotta dell’uomo in tutti i campi. Dall’altro lato, come guida propriamente umana, la R. è la forza che consente all’uomo di liberarsi degli appetiti che ha in comune con gli animali, sottoponendoli a controllo e mantenendoli nella giusta misura. Questa è la duplice funzione che è stata attribuita alla R. sin dai primordi della filosofia occidentale. La polemica di Eraclito e Parmenide contro le opinioni dei più, cioè contro le credenze stabilite, discordi tra loro e fallaci, è condotta in nome di una R. che sia l’unico criterio di guida per tutti gli uomini.”

(Nicola Abbagnano, Dizionario di Filosofia, 1971, UTET, pag. 723)

Il disastro europeo in cui oggi noi, purtroppo, viviamo è il risultato del disprezzo della Ragione.

L’uomo è uno strano essere, capace di usare la Ragione, e anche di ignorarla completamente.

Un essere che riesce a vedere la luce e che, al contempo, può decidere di chiudere gli occhi per non vederla.

Usando la Ragione è possibile comprendere che l’Occidente vive costantemente sul filo di un equilibrio precario, ossia di un instabile compromesso fra le istanze dello Stato (che sono insopprimibili, come spiegato in modo approfondito per la prima volta da Thomas Hobbes, dato che servono a gestire il potere della forza fisica nelle comunità umane) e le istanze cristiane (che sono istanze contrarie allo Stato, dato che il Cristianesimo nacque proprio in antitesi allo Stato romano).

Queste istanze cristiane possono anche presentarsi in forma laicizzata, mantenendo intatto il carattere antitetico allo Stato che è proprio del Cristianesimo.

Come ho evidenziato nel mio saggio di scienza politica Le nuove forme dell’utopia: europeismo e multiculturalismo – Come e perché l’Occidente cerca ripetutamente di suicidarsi, le ideologie antistato di tipo filosofico (comunismo, anarchismo, europeismo, multiculturalismo) hanno la loro origine nel concetto di stato di natura che si trova nei Due trattati sul governo di John Locke (1690).

Secondo Locke l’uomo è un essere virtuoso e razionale, che allo stato di natura vive in armonia coi propri simili.

Ne consegue che lo Stato non serve a nulla, se non ad arrecare oppressione, dolore e danno.

La filosofia politica di Locke è un portato dell’ideologia cristiana, ideologia che troviamo ben teorizzata nel capolavoro di Agostino d’Ippona, La Città di Dio (De Civitate Dei), che risale al 426.

In tale opera Agostino descrive due città: la città di Dio, ossia la città celeste, e la città degli uomini, ossia la città terrena.

“Due amori dunque diedero origine a due città, alla terrena l’amor di sé fino all’indifferenza per Iddio, alla celeste l’amore a Dio fino all’indifferenza per sé.”

(Agostino d’Ippona, La Città di Dio, disponibile su:

http://www.augustinus.it/italiano/cdd/index2.htm,

data di accesso odierna, Libro XIV, 28).

Nell’originale latino:

“Fecerunt itaque civitates duas amores duo, terrenam scilicet amor sui usque ad contemptum Dei, caelestem vero amor Dei usque ad contemptum sui.”

(Agostino d’Ippona, De Civitate Dei contra Paganos, disponibile su:

http://www.augustinus.it/latino/cdd/index2.htm,

data di accesso odierna, Libro XIV, 28)

La città celeste e quella terrena sono mescolate tra loro e ciascuno deve interrogarsi per capire a quale delle due città appartiene.

C’è una lotta tra le due città, lotta che è destinata a finire con il trionfo della città celeste.

Vedi a questo proposito: Nicola Abbagnano, Dizionario di Filosofia, 1971, UTET, pagg. 839-840.

Lo stato di natura di Locke altro non è che la versione laica della città celeste di Agostino.

Le ideologie antistato di tipo filosofico (comunismo, anarchismo, europeismo, multiculturalismo), che nascono tutte dal concetto di stato di natura lockiano, sono quindi anch’esse versioni laiche della città celeste descritta da Agostino d’Ippona.

Tali ideologie hanno in comune lo scopo di eliminare lo Stato, ossia la città terrena di Agostino.

Non comprendere per mezzo della Ragione tutto ciò è esiziale, perché l’instabile compromesso tra la forza dello Stato e la caritas del Cristianesimo, se non è sorretto e guidato dalla Ragione, da compromesso funzionale può facilmente diventare disfunzionale.

Quando tale compromesso diventa disfunzionale, ci si ritrova nel disastro.

Ridurre tutto ciò a materia economica è semplicemente ridicolo: il fallimento dell’euro è solo un epifenomeno, un piccolo particolare del quadro.

Se non si vede il quadro nella sua interezza, non si comprende nulla e quindi non si possono adottare misure preventive razionali.

Se non si adotteranno tali misure, l’Occidente, una volta superato il disastro europeo, andrà inevitabilmente incontro a nuovi disastri, così come è accaduto dopo che si è superato il disastro comunista.

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La vera causa dell’11 settembre

22 giugno 2013

Da circa tre secoli l’Occidente sta cercando di suicidarsi, ossia dalla pubblicazione, nel 1690, dei Due trattati sul governo di John Locke.

Questa è la tesi da me sostenuta nei miei due saggi di scienza politica (la loro icona è visibile sotto il titolo di questo blog) e in molti miei post.

Infatti Locke ha imposto all’Occidente il mito della dannosità dello Stato, come ho scritto in un post precedente:

È dal mito della dannosità dello Stato che, nel Settecento, nasce la filosofia politica di Rousseau e, nell’Ottocento, da un lato quella di Marx e di Engels (il comunismo) e dall’altro quella di Proudhon (l’anarchismo).

Mentre l’anarchismo è semplice da comprendere, non è intuitivo riconoscere il nesso tra comunismo e volontà di eliminare lo Stato. La questione è brillantemente approfondita da Norberto Bobbio e ne ho riferito qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2012/09/04/perche-il-comunismo-e-unideologia-contraria-allo-stato/

Nel Novecento assistiamo poi al fallimento (ampiamente prevedibile) sia dell’anarchismo che del comunismo.

Nello stesso secolo, però, vediamo nascere altre due ideologie aventi la stessa origine (il mito della dannosità dello Stato) e lo stesso scopo (eliminare lo Stato, a qualsiasi costo): l’europeismo e il multiculturalismo.

https://luigicocola.wordpress.com/2012/10/23/il-mito-della-dannosita-dello-stato/

Perché eliminare lo Stato significa suicidarsi? Perché lo Stato è indispensabile, in quanto, come spiegato per la prima volta in modo approfondito da Thomas Hobbes, esso ha la funzione sia di proteggere la comunità dagli attacchi di aggressori stranieri (mediante l’esercito), sia di proteggerla dai torti reciproci (mediante la legge).

È imperativo comprendere che le ideologie antistato sono una faccenda esclusivamente cristiana, come ho evidenziato nei miei due saggi di scienza politica.

Sia nell’Ebraismo che nell’Islam lo Stato non è affatto visto come nemico. Lo stesso era per gli antichi greci e gli antichi romani.

Anche la teoria lockiana, che a prima vista sembra una teoria esclusivamente filosofica, ha una matrice inconfondibilmente religiosa. Leggiamo infatti questo passo di Locke:

“La legge di natura, dunque, costituisce una norma eterna per tutti gli uomini, per i legislatori come per gli altri. Le norme che essi emanano per governare la condotta degli uomini devono, alla stessa stregua delle loro azioni e delle azioni altrui, essere conformi alla legge di natura, ovvero alla volontà di Dio, della quale essa costituisce una proclamazione…” (John Locke, Due trattati sul governo, Edizioni Plus, 2007, pag. 270).

Ma qual è il Dio di cui parla Locke? È ovviamente il suo Dio, ovvero il Dio del Cristianesimo.

È vero che il comunismo fu adottato anche dai cinesi e da altri popoli asiatici non cristiani. Ma questo è accaduto per la peculiarità della teoria marx-engelsiana, la quale prevede sì la scomparsa dello Stato, ma solo nello stadio finale. Nel frattempo c’è la dittatura del proletariato, come spiega brillantemente Bobbio (vedi sopra).

Ciò ha causato la popolarità del comunismo anche in culture asiatiche molto propense, storicamente, alle forme di governo dispotiche (il ben noto dispotismo asiatico ovvero dispotismo orientale, concetto che risale ad Aristotele).

Ritornando ai nostri giorni, a mio giudizio, l’attacco dell’11 settembre 2001 è stato causato proprio dall’esibizione di debolezza dell’Occidente.

È ovvio che se si vuole eliminare lo Stato, le cui funzioni fondamentali sono l’esercito e la legge (vedi Niccolò Machiavelli, Il Principe, 1991, Rizzoli, pag. 128; Thomas Hobbes, Leviatano, 2009, Laterza, pag. 142; Norberto Bobbio, Stato, governo, società, 1995, Einaudi, pag. 124), si diventa deboli, anzi si commette suicidio.

Che poi tale attacco sia stato sferrato negli USA è facile da spiegare: perché gli USA sono il campione dell’Occidente.

È da rimarcare che il Trattato di Maastricht è del 1992 e l’introduzione (non fisica) dell’euro è del 1999. Come hanno affermato economisti di vaglia, l’euro è stato creato proprio per distruggere lo Stato, vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2012/12/19/perche-gli-economisti-non-si-interrogano-seriamente-sulla-volonta-europea-di-distruggere-lo-stato/

Osservatori intelligenti e attenti (e soprattutto non cristiani) avranno certamente compreso nel 1999 che l’Occidente si era indebolito. Non è gratuito quindi concepire l’attacco dell’11 settembre come il colpo del knock-out.

In quest’ottica, insistere sull’europeismo e sul multiculturalismo, vale a dire continuare a esibire la volontà di eliminare lo Stato, potrebbe portare a nuovi attacchi all’Occidente.

Più l’Occidente delegittima lo Stato, più si espone ad attacchi.

È una constatazione elementare, che però sembra sfuggire a molti.

Ed è inutile, o scarsamente utile, affidarsi poi a misure repressive, le quali seguono inevitabilmente una logica reattiva invece che proattiva.

Esse, lungi dal costituire un’esibizione di forza, costituiscono una plateale manifestazione di impotenza.

Come ci spiega il secondo principio della termodinamica, quando si fa la frittata, non è poi possibile ritornare alle uova integre. In inglese mi pare si dica: “you can’t unscramble a scrambled egg”.

Ce lo spiega anche Lewis Carroll:

“Humpty Dumpty sat on a wall:

Humpty Dumpty had a great fall.

All the King’s horses and all the King’s men

Couldn’t put Humpty Dumpty in his place again.”

È proprio così che l’American dream si è trasformato nell’American nightmare.

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È sbagliato spiegare i difetti della società italiana in termini di questione morale

2 novembre 2012

Quando si parla dei difetti della società italiana (che sono molti, gravi e cronici), la spiegazione che usualmente se ne dà è questa: che gli italiani difettano di etica.

Se ne parla, cioè, come se fosse un problema di vizi e di virtù, ossia in termini di questione morale, che è poi un leitmotiv (ma non un monopolio) della sinistra politica italiana.

Un esempio chiarissimo di ciò si trova nel libro Toghe rotte, di cui ho già scritto in un post precedente:

https://luigicocola.wordpress.com/2012/07/10/lignoranza-ci-sta-sommergendo-2/

Toghe rotte è un libro valido e condivisibile finché parla del lavoro dei magistrati italiani (che gli autori conoscono benissimo, essendo, appunto, magistrati italiani), ossia finché non si arriva all’ultimo capitolo, nel quale gli autori dovrebbero spiegare perché la giustizia italiana funzioni così male (come essi stessi hanno ferocemente mostrato nei capitoli precedenti) e illustrarne i rimedi.

Ahimè, questo capitolo, significativamente intitolato dagli autori Il capitolo più difficile, non coglie nel segno, perché essi, ferratissimi in giurisprudenza, difettano assai della conoscenza della scienza politica, che è (ovviamente a mio personale giudizio) l’unico strumento che permetta la comprensione dei fenomeni di cui stiamo parlando.

Che essi conoscano assai poco la scienza politica è dimostrato da questa perla, che si trova a pagina 161 (Toghe rotte, a cura di Bruno Tinti, Chiarelettere Editore, quarta edizione, ottobre 2007):

“…quindi secondo le regole di separazione dei poteri inventate dopo la Rivoluzione francese…”

Questa frase (coll’aggravante del corsivo!) mostra in modo inequivocabile l’ignoranza dei concetti basilari della scienza politica. Sarebbe bastato dare uno sguardo a Wikipedia (alla voce Separazione dei poteri).

Ebbene, in Toghe rotte, a pag. 155, ossia nella seconda pagina dell’ultimo capitolo, noi possiamo leggere qual è, secondo gli autori, il rimedio alla malagiustizia italiana:

“In due parole, e cominciando dalla fine: deve cambiare tutto. Deve cambiare la cultura etica del nostro paese. Debbono cambiare quelli che fanno politica e debbono cambiare i giudici italiani.”

Come si può notare, si parla di “cultura etica”, ossia della questione morale.

Il resto del capitolo non fa che ricamare su tale questione.

E risulta incredibile la contraddizione costituita dal fatto che in tutto il libro, tranne che nell’ultimo capitolo, viene descritta la giustizia italiana come ipergarantista, perdonista e debole, mentre poi proprio nell’ultimo capitolo, nel quale si dovrebbero tirare le somme, si arriva invece ad affermare:

“Non c’è un’alternativa. O c’è una legge e la si rispetta, o la legge che si applica è quella del più forte.” (pag. 155)

“Quindi la «forza» è in concorrenza con la «giustizia».” (pag. 160)

In altre parole la giustizia, secondo gli autori, prescinde dalla forza, anzi è in antitesi con essa.

Ne discende che il rispetto della legge non può essere altro che una pura scelta etica personale.

Questa è una concezione diametralmente opposta a quella espressa dalla teoria dello Stato, secondo la quale:

a) “…lo Stato è quella comunità umana che all’interno di un determinato territorio – quello del «territorio» costituisce un segno distintivo – rivendica per sé (con successo) il monopolio dell’uso legittimo della forza fisica.(Max Weber, La politica come professione, Armando, 2005, pagg. 32-33).

b) La “forza fisica” è il “mezzo specifico” dello Stato (Max Weber, ibid., pag. 32).

c) Le “due funzioni essenziali” dello Stato sono “la milizia e i tribunali” (Norberto Bobbio, Stato, governo, società, Einaudi, 1995, pag. 124).

d) L’idea dell’«estinzione dello stato» è “un’ubbia, una specie di fissazione”, in quanto: “…non vi saranno più matrimoni infelici, incidenti automobilistici, delitti sessuali? E se vi saranno a chi spetterà il còmpito di proclamare la separazione o il divorzio, il risarcimento del danno e la pena, se non a un giudice, e a chi di farle eseguire se non a funzionari muniti di forza?” (Norberto Bobbio, Politica e cultura, Einaudi, 2005, pagg. 158-159).

Perché esistono queste due concezioni diametralmente opposte? Ebbene, si torna sempre, come ho più volte scritto, alla concezione dello stato di natura di Hobbes e a quella dello stato di natura di Locke, i due grandi filosofi inglesi del Seicento.

Se lo stato di natura del genere umano è definibile così: “…la condizione degli uomini fuori della società civile (condizione che si può ben chiamare stato di natura), non è altro che una guerra di tutti contro tutti…” (Thomas Hobbes, De cive, Editori Riuniti, 1979, pagg. 72-73), è ovvio che la questione morale non c’entra un bel nulla con i difetti della società italiana e la causa di questi ultimi risiede nel fatto che lo Stato italiano è uno Stato cronicamente collassato, ossia uno Stato fallito, che non può espletare compiutamente ed efficacemente le sue “due funzioni essenziali”, ossia “la milizia e i tribunali”, come ho scritto in post precedenti.

Vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2012/09/30/il-collasso-cronico-dello-stato-italiano-cose-e-perche-esiste/

Se invece lo stato di natura del genere umano è definibile in questo modo: “…uno stato di pace, buona volontà, mutua assistenza e conservazione…” (John Locke, Due trattati sul governo, Edizioni Plus, 2007, pag. 198), l’uomo è un essere naturalmente buono e mite, e non ha bisogno dello Stato per vivere in armonia coi propri simili. La causa dei difetti della società italiana consiste quindi nel fatto che gli italiani hanno lasciato la via naturale, ossia la retta via, quella del bene, e imboccato una via contronatura, la via del male. In altre parole essi si comportano in modo eticamente riprovevole. Ed è giusto allora parlare di questione morale.

Occorre puntualizzare che mentre la concezione hobbesiana è del tutto laica, quella lockiana è una concezione che può sembrare di natura filosofica, ma che in realtà è di natura religiosa. Leggiamo infatti quest’altro passo di Locke:

“La legge di natura, dunque, costituisce una norma eterna per tutti gli uomini, per i legislatori come per gli altri. Le norme che essi emanano per governare la condotta degli uomini devono, alla stessa stregua delle loro azioni e delle azioni altrui, essere conformi alla legge di natura, ovvero alla volontà di Dio, della quale essa costituisce una proclamazione…” (John Locke, ibid., pag. 270) .

Il grosso difetto della filosofia politica di Hobbes è che egli collega la sua teoria dello Stato con la forma di governo da lui preferita, la monarchia assoluta. Ma questo collegamento non è necessario, anzi è un artificio vero e proprio, che Hobbes adopera pro domo sua, come ho mostrato nei due saggi di scienza politica che ho scritto: Il Leviatano senza spada e Le nuove forme dell’utopia: europeismo e multiculturalismo.

Vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2012/09/21/per-capire-il-disastro-europeo-e-il-disastro-italiano/

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