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Perché il terrorismo islamico sta insanguinando il suolo europeo?

20 agosto 2017

Il terrorismo islamico sta insanguinando il suolo europeo:

http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/08/19/attentato-barcellona-3-italiani-tra-14-morti-un-terrorista-fuga-forse-francia-nel-covo-106-bombole-di-butano/3803456/

http://www.corriere.it/esteri/17_agosto_19/due-morti-accoltellati-finlandia-polizia-terrorismo-italiano-feriti-902016a6-84b6-11e7-a2db-15c045197363.shtml

Un tempo il suolo europeo era difeso strenuamente dai suoi abitanti, infatti gli europei sconfissero l’invasione islamica e ricacciarono in Africa e in Medio Oriente i mussulmani con la vittoria di Carlo Martello nella battaglia di Poitiers (nota anche come battaglia di Tours) nel 732, con la vittoria di don Giovanni d’Austria nella battaglia navale di Lepanto nel 1571 e con la vittoria di Giovanni III di Polonia nella battaglia di Vienna nel 1683.

Oggi i discendenti degeneri degli europei che difesero con le armi il proprio territorio, permettendo così in Inghilterra prima la rivoluzione scientifica e poi la rivoluzione industriale (senza le quali, tanto per dirne una, l’informatica e la Silicon Valley non esisterebbero), cosa fanno invece?

Vogliono eliminare gli Stati dalla faccia della terra, predicando l’Open Society e l’eliminazione dei confini degli Stati.

E proprio a questo scopo invocano esplicitamente e permettono concretamente l’invasione islamica dell’Europa e dell’Occidente intero, senza rendersi minimamente conto che gli islamici, non appena diventeranno maggioranza in Occidente, imporranno lo Stato islamico, perché l’Islam, come l’Ebraismo e al contrario del Cristianesimo, non concepisce l’assenza dello Stato, vedi p.e. cosa arriva a scrivere a questo proposito Eugenio Scalfari:

https://luigicocola.wordpress.com/2017/08/15/eugenio-scalfari-e-lislamizzazione-delleuropa/

È importante comprendere l’irrazionalità che anima questi discendenti degeneri degli europei dei secoli passati, altrimenti non è possibile interpretare correttamente il fenomeno in questione e si penserebbe ad altro, p.e. a interessi economici e di potere, come fa p.e. Diego Fusaro:

https://luigicocola.wordpress.com/2017/07/15/il-mondialismo-non-e-una-lotta-di-classe-e-un-delirio-culturale/

Si tratta infatti di un vero e proprio delirio culturale, il cui nome corretto è mondialismo (o anche globalismo, in inglese globalism, in francese mondialisme), delirio culturale che è di origine religiosa neotestamentaria, cioè cristiana.

La sua origine, come quella di tutte le ideologie antistato (vedi la mia teoria unificata delle ideologie antistato), si trova infatti nell’Apocalisse di Giovanni, l’ultimo libro del Nuovo Testamento, come ho mostrato molte volte, vedi p.e. qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2016/07/06/lorigine-del-mondialismo/

Del resto Martin Lutero, che tradusse la Bibbia in tedesco, dichiarò nel 1522 di non ritenere l’Apocalisse di Giovanni un libro canonico: evidentemente ne aveva compreso i pericoli.

Proprio quell’Apocalisse di Giovanni da cui è tratta la bandiera dell’Unione Europea, ossia “12 stelle dorate disposte in cerchio su uno sfondo blu”, vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2015/03/08/lapocalisse-e-lunione-europea/

Ma perché, oltre all’invasione islamica, c’è anche il terrorismo islamico?

Il terrorismo islamico che sta insanguinando l’Europa è un effetto indiretto del mondialismo, che fornisce un ambiente permissivo per l’invasione islamica, in quanto è una caratteristica storica e culturale della cultura islamica imporre con il potere della forza fisica la propria religione e i propri usi e costumi (è il ben noto proselitismo bellico dell’Islam).

Pensare che gli esseri umani, di qualsiasi cultura siano, si comportino tutti allo stesso modo, vuol dire, né più né meno, ignorare l’antropologia culturale e la sociologia, cioè essere ignoranti tout court.

Da tempo infatti scrivo che le élites mondialiste sono élites ignoranti, ma bisogna puntualizzare che tale ignoranza non è il frutto di poco studio, al contrario è il frutto di studi universitari, perché le università occidentali da ben tre secoli, ossia dalla pubblicazione di Two Treatises of Government (1690) di John Locke, il filosofo che convertì in tesi filosofica la tesi religiosa cristiana dell’eliminazione dello Stato, non fanno che propagandare il concetto che lo Stato è inutile, anzi dannoso, e pertanto va eliminato, vedi p.e. qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2012/10/23/il-mito-della-dannosita-dello-stato/

e qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2016/11/18/il-mondialismo-e-un-delirio-culturale/

e qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2017/06/07/lo-spettacolare-e-stupefacente-rimbecillimento-dellintellighenzia-occidentale/

e qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2017/08/07/stato-di-natura-mark-zuckerberg-e-dennis-prager/

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Il mondialismo, la scienza e l’Islam

22 aprile 2017

Leggo sul Corriere della Sera del 20 aprile 2017 un articolo intitolato «La terra? È piatta e il sole le gira attorno». Polemiche in Tunisia:

“…una studentessa tunisina ha lavorato per 5 lunghi anni a una tesi di dottorato destinata finalmente a «rovesciare le leggi di Newton, Keplero e Einstein, vista la debolezza dei loro fondamenti e a proporre una nuova visione della cinematica degli oggetti conforme ai versetti del Corano». Ovvero? Semplice: che la terra è piatta e non si muove di un millimetro: è il sole a girarle attorno…

…Il fatto è che il suo lavoro godeva, com’è naturale, dell’appoggio del suo relatore, il professor Jamel Touir, già membro dell’Assemblea costituente in rappresentanza del partito laburista Ettakatol, il quale in un primo momento ha tentato di difendere l’impianto della tesi incriminata sostenendo che «la studentessa era stata incoraggiata da alcuni ricercatori americani che le hanno inviato delle pubblicazioni della Nasa».”

http://www.corriere.it/scuola/universita/17_aprile_20/terra-piatta-gira-intorno-tunisia-238d072c-25b8-11e7-83cc-292021888e47.shtml

Ignobilmente l’articolo in questione cerca di attenuare lo scandalo facendo notare che anche negli Stati Uniti d’America la scienza è avversata.

Ma in realtà gli USA sono all’avanguardia della scienza e della tecnica, come è ovvio, dato che si tratta dell’unico paese del pianeta a essere andato sulla luna.

Insomma, questo è l’Islam.

L’Islam che il mondialismo ritiene essere una religione come le altre e segnatamente come il Cristianesimo.

Dimenticando un fatto storico fondamentale: che la scienza è nata nell’Europa cristiana, è nata dal Cristianesimo, è un prodotto del Cristianesimo.

Come ho scritto in un vecchio post:

“Occorre puntualizzare che il Cristianesimo presenta sia lati negativi, che possono essere altamente distruttivi (ad esempio il Medio Evo), sia lati positivi, che hanno trasformato il mondo, costituendo la via del cambiamento, ossia la via di ciò che Jacques Monod indica come “una seconda evoluzione, quella culturale” (Jacques Monod, Il caso e la necessità, 1974, Mondadori, pag. 133).

Infatti è nell’ambiente cristiano che nacque e si sviluppò la scienza, laddove perfino il cosiddetto miracolo greco non era riuscito a darle i natali

…La scienza non è niente altro che un prodotto, anche se indiretto, del Cristianesimo e quindi l’Occidente non può rinunciare a questa religione, in quanto tagliare le radici da cui è nato l’albero della scienza sarebbe un’assoluta follia.

Quando noi osserviamo un qualsiasi oggetto fabbricato per mezzo della scienza, ad esempio un treno, un’automobile, un aereo, un computer, ecc. ecc., noi vediamo l’Occidente, o meglio, la potenza del potere creativo dell’Occidente.

Come ho spiegato in dettaglio nel suddetto saggio, questo potere creativo è un effetto, anche se indiretto, dei valori del Cristianesimo.”

https://luigicocola.wordpress.com/2012/07/28/cose-loccidente-2/

E anche:

“L’Occidente, innanzitutto, cos’è? È l’insieme delle culture nate dal crollo dell’Impero romano d’Occidente, crollo che fu provocato dal Cristianesimo (da cui il Medio Evo).

I pilastri dell’Occidente sono storicamente stati: la cultura italiana, quella inglese, quella francese e quella tedesca.

Se si va a leggere un manuale elementare di fisica, molto probabilmente ci si imbatterà in una breve biografia dei più importanti fisici della storia: sarà così possibile notare che quasi tutti appartengono a una delle quattro culture che ho citato.”

https://luigicocola.wordpress.com/2014/09/30/siamo-sullorlo-dellapocalisse/

E anche:

“Nell’ambiente creato in Italia dal Rinascimento, Leonardo e Galileo inventarono il metodo scientifico, ma la rivoluzione scientifica italiana abortì sia a causa delle invasioni straniere, che culminarono nel sacco di Roma del 1527 e che misero fine al Rinascimento, sia a causa del Papato, che condannò Galileo agli arresti domiciliari a vita.

A proposito del metodo scientifico e di Leonardo vedi 2, pagg. 32-33.

Quasi per miracolo, la scienza trovò in Inghilterra l’ambiente favorevole per svilupparsi, grazie al coraggio di Enrico VIII e al genio di Isaac Newton, che nacque proprio l’anno della morte di Galileo (1642).”

https://luigicocola.wordpress.com/2017/03/13/la-nemesi-delloccidente-possiamo-fermarla-con-la-ragione/

Il ritenere che le religioni siano tutte uguali è la dimostrazione lampante che le élites mondialiste sono élites ignoranti, vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2014/09/07/le-elites-delloccidente-sono-elites-ignoranti/

E anche che il mondialismo è contro la Ragione, vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2015/02/03/il-mondialismo-e-contro-la-ragione/

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Il mondialismo e il nazionalismo sono il prodotto di due diverse Weltanschauung

2 aprile 2017

Il mondialismo è il prodotto di una Weltanschauung che possiamo comunemente trovare nei cartoni animati della Disney et similia: gli animali della natura convivono pacificamente.

Se noi invece guardiamo un documentario di David Attenborough, vediamo qualcosa di estremamente diverso, vediamo cioè lo “state of nature” di Charles Darwin, il quale non è niente altro che lo “state of nature” di Thomas Hobbes (come del resto fu notato anche da Karl Marx).

Ho scritto in un vecchio post:

“Molto tempo dopo, un altro grande pensatore, anzi ancor più grande di Hobbes, Charles Darwin, userà hobbesianamente il termine “state of nature” nel suo capolavoro, On the Origin of Species.

Se ci si prende la briga di andare a contare quante volte Darwin usa tale termine nel suo capolavoro (http://www.gutenberg.org/cache/epub/2009/pg2009.txt, data di accesso odierna), si scopre che esso vi compare ben 45 volte…

…In effetti Darwin è proprio hobbesiano, cosa di cui si accorse perfettamente Marx, vedi la sua lettera a Engels del 18 giugno 1862, nella quale egli parla del capolavoro di Darwin:

«E’ il bellum omnium contra omnes di Hobbes…»”

https://luigicocola.wordpress.com/2014/07/05/la-menzogna-senza-fine-delloccidente/

Torniamo sempre, come ho scritto più volte, allo stesso punto, cioè al concetto di stato di natura di Thomas Hobbes e a quello di John Locke.

Hobbes scrive nel 1651:

«The foundation therefore which I have laid standing firme, I demonstrate in the first place, that the state of men without civill society (which state we may properly call the state of nature) is nothing else but a meere warre of all against all; and in that warre all men have equall right unto all things; Next, that all men as soone as they arrive to understanding of this hatefull condition, doe desire (even nature it selfe compelling them) to be freed from this misery [il neretto è mio].»

(Thomas Hobbes, De Cive, Preface to the Reader, Blackmask Online, disponibile su:

http://www.unilibrary.com/ebooks/Hobbes,%20Thomas%20-%20De%20Cive.pdf,

data di accesso odierna, pag. 6)

E ancora:

«Whosoever therefore holds, that it had been best to have continued in that state in which all things were lawfull for all men, he contradicts himself; for every man, by naturall necessity desires that which is good for him: nor is there any that esteemes a war of all against all, which necessarily adheres to such a State, to be good for him [il neretto è mio].»

(Ibid., Chapter 1, XIII, pag. 11)

Quindi secondo Hobbes: the state of nature = a war(re) of all against all

Il termine “warre” è una forma arcaica, o meglio obsoleta, di “war”.

Invece Locke scrive nel 1690:

«And here we have the plain difference between the state of Nature and the state of war, which however some men have confounded, are as far distant as a state of peace, goodwill, mutual assistance, and preservation; and a state of enmity, malice, violence and mutual destruction are one from another. Men living together according to reason without a common superior on earth, with authority to judge between them, is properly the state of Nature [il neretto è mio].»

(John Locke, Two Treatises of Government, Essay Two, Chapter III, 19, prepared by Rod Hay for the McMaster University Archive of the History of Economic Thought, disponibile su:

http://www.efm.bris.ac.uk/het/locke/government.pdf,

data di accesso odierna, pag. 113)

Quindi secondo Locke: the state of nature = a state of peace

Se noi pensiamo che lo stato di natura è quello descritto da Hobbes, ne consegue che lo Stato è necessario → nazionalismo; se invece noi pensiamo che lo stato di natura è quello descritto da Locke, ne consegue che lo Stato non è necessario → mondialismo o globalismo (in inglese globalism, in francese mondialisme).

Infatti se the state of nature = a state of peace, non c’è bisogno dello Stato, la cui funzione essenziale è quella di difendere la comunità dagli aggressori esterni (mediante l’esercito) e dai torti reciproci (mediante la legge).

Di queste due Weltanschauung, la prima, quella di Hobbes, è la Weltanschauung scientifica (di cui scrisse anche Sigmund Freud) e infatti è anche quella di Charles Darwin; la seconda, quella di Locke, non è niente altro che la Weltanschauung religiosa (ovviamente della religione cristiana, dato che Locke era cristiano).

Quando le élites ignoranti del globalismo occidentale farneticano di Open Society, come p.e. George Soros e Mark Zuckerberg, stanno parlando della Weltanschauung religiosa cristiana, che è diventata la Weltanschauung del patrimonio culturale laico dell’Occidente proprio grazie a Locke, che finge di appellarsi alla Ragione, ma che in realtà mistifica la questione, perché egli in realtà si appella alla Weltanschauung religiosa cristiana.

E non sarà il denaro di Soros o di Zuckerberg (David Rockefeller è morto) a cambiare la verità.

Da ricordare infine che un recentissimo studio scientifico pubblicato su Nature dà ragione a Hobbes e a Darwin, smentendo invece le idiozie di Locke e di Rousseau sullo stato di natura:

https://luigicocola.wordpress.com/2016/01/25/smentite-le-idiozie-di-locke-e-di-rousseau-sullo-stato-di-natura/

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Il delirio mondialista di Mark Zuckerberg

18 febbraio 2017

Mark Zuckerberg ha messo per iscritto su Facebook il suo delirio mondialista, intitolandolo Building Global Community:

«ROMA – Costruire una comunità globale”: si intitola così la lunga lettera scritta da Mark Zuckerberg in cui il Ceo di Facebook sottolinea il ruolo della sua piattaforma come “infrastruttura sociale ” del mondo in un periodo storico di crescente isolazionismo e rifiuto della globalizzazione. In quello che sembra un manifesto contro la visione del presidente Usa Donald Trump e la Brexit – senza mai citarli – e più in generale contro i nazionalismi, il giovane imprenditore evidenzia la necessità che l’umanità si unisca in una comunità globale che sia “solidale, sicura, informata, inclusiva e civicamente partecipe”…

…”Richiedono risposte globali anche le nostre sfide più grandi, come fermare il terrorismo, combattere il cambiamento climatico e prevenire le epidemie. Oggi il progresso – conclude Zuckerberg – richiede che l’umanità si unisca non solo in città o nazioni, ma anche come comunità globale”…»

http://www.ansa.it/sito/notizie/tecnologia/internet_social/2017/02/17/da-zuckerberg-manifesto-anti-trump_36595137-4669-4893-be87-ff5678236062.html

Dall’originale inglese:

«…Today we are close to taking our next step. Our greatest opportunities are now global — like spreading prosperity and freedom, promoting peace and understanding, lifting people out of poverty, and accelerating science. Our greatest challenges also need global responses — like ending terrorism, fighting climate change, and preventing pandemics. Progress now requires humanity coming together not just as cities or nations, but also as a global community.

This is especially important right now. Facebook stands for bringing us closer together and building a global community. When we began, this idea was not controversial. Every year, the world got more connected and this was seen as a positive trend. Yet now, across the world there are people left behind by globalization, and movements for withdrawing from global connection. There are questions about whether we can make a global community that works for everyone, and whether the path ahead is to connect more or reverse course…

…It’s an honor to be on this journey with you. Thank you for being part of this community, and thanks for everything you do to make the world more open and connected [il neretto è mio].»

https://www.facebook.com/notes/mark-zuckerberg/building-global-community/10154544292806634

Mark Zuckerberg è palesemente in preda al tipico delirio mondialista, le sue sciocche e ignoranti parole confermano in pieno tutto ciò che ho scritto a proposito del mondialismo e la mia teoria unificata delle ideologie antistato, vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2017/01/23/ulteriori-considerazioni-su-george-soros-e-sulloccidente/

https://luigicocola.wordpress.com/2017/01/20/george-soros-insulta-il-popolo-degli-stati-uniti-damerica/

https://luigicocola.wordpress.com/2016/12/27/confermato-soros-e-zuckerberg-sono-alleati/

Ma il problema non è affatto costituito dalle opinioni di Mark Zuckerberg, egli può avere tutte le opinioni che vuole ed è liberissimo di dirle.

Il problema è che quest’uomo ha troppo potere.

Veramente troppo.

Non dovrebbe mai essere consentito a un uomo solo di avere tutto questo potere, eccetto che per i leader legittimi di un popolo, di una nazione.

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A Clooney non piace Trump? Ma chissenefrega!

12 gennaio 2017

All’élite hollywoodiana non piace Donald Trump: ma è ovvio.

A un nobile francese del Settecento sarebbe mai potuto piacere chi avesse difeso il terzo stato, vale a dire la middle e la working class, vale a dire il popolo?

E così quando George Clooney dice:

«I didn’t vote for him, I don’t support him, I don’t think he’s the right choice.»

https://www.theguardian.com/film/2017/jan/10/george-clooney-voices-support-for-meryl-streep-anti-trump-speech

mi viene spontaneo pensare:

ma chissenefrega!

E Clooney ringrazi il cielo che negli Stati Uniti d’America ci siano elezioni libere e democratiche, altrimenti prima o poi un Robespierre qualsiasi avrebbe fatto giustiziare lui e/o i suoi figli.

Le attuali élites statunitensi sono élites ignoranti, come ho più volte scritto, e hanno perfino dimenticato la United States Declaration of Independence.

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La Ford si piega agli United States of America

4 gennaio 2017

Leggo sul Sole24ore:

Ford, effetto Trump: no a fabbrica in Messico, investirà in Michigan

«LAS VEGAS – Donald Trump non si è ancora insediato alla Casa Bianca, ma gli effetti della sua preannunciata politica di protezionismo si fanno già sentire: la Ford, più volte presa di mira da Trump nella campagna elettorale per i suoi investimenti in Messico, ha annunciato che rinuncerà al previsto investimento da 1,6 miliardi di dollari per una nuova fabbrica oltre confine e ne spenderà invece 700 milioni nello stabilimento di Flat Rock, in Michigan, per produrre veicoli elettrici e a guida autonoma; quest’ultimo investimento porterà alla creazione di 700 nuovi posti di lavoro. La nuova Ford Focus verrà comunque prodotta in Messico, ma nella fabbrica già esistente di Hermosillo…

…La decisione annunciata da Ford arriva a sorpresa: l’amministratore delegato Mark Fields aveva detto il mese scorso che l’azienda «si preparava a lavorare con l’Amministazione Trump sull’agenda di politica commerciale», ma aveva indicato che era troppo tardi per cancellare il progetto di una nuova fabbrica a sud del Rio Grande…»

http://www.ilsole24ore.com/art/motori/2017-01-03/ford-cancella-investimenti-messico-16-mld-$-e-li-trasferisce-michigan–175033.shtml

Quattroruote scrive:

Ford in Messico
Effetto Trump, annullato l’investimento per una nuova fabbrica

«Alla fine l’ha spuntata il presidente eletto Donald Trump, con la minaccia del super-dazio del 35% per le auto prodotte in Messico, e la Ford ha dovuto fare marcia indietro. La Casa americana, entrata (già dalla campagna elettorale) nel mirino del futuro inquilino della Casa Bianca per la delocalizzazione di numerose attività nel Paese, ha annunciato in un comunicato l’annullamento dei piani per aprire una nuova fabbrica a San Luis Potosí.»

http://www.quattroruote.it/news/industria/2017/01/03/ford_effetto_trump_annullato_


l_investimento_per_la_nuova_fabbrica_in_messico.html

E il New York Times:

Ford, Criticized by Trump, Cancels Plans to Build Mexican Plant

«DETROIT — Donald J. Trump has promised to change the way American automakers do business. Less than three weeks before his inauguration as president, he has already knocked the companies on their heels.

In a stunning reversal, Ford Motor, the nation’s second-largest automaker, said on Tuesday that it would scrap plans to build a small-car assembly plant in Mexico that Mr. Trump has repeatedly criticized.»

http://www.nytimes.com/2017/01/03/business/ford-general-motors-trump.html

Come ho sempre sostenuto, la globalizzazione non esiste, è solo una bufala della propaganda mondialista:

«In altre parole non esiste un processo storico ineluttabile (la globalizzazione), bensì un’ideologia (il globalismo o mondialismo).»

https://luigicocola.wordpress.com/2016/05/31/la-globalizzazione-non-esiste/

Vedi anche qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2016/04/12/il-cicap-luaar-la-propaganda-mondialista-la-ragione-e-i-soldi/

e qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2015/03/11/loccidente-contro-il-resto-del-mondo/

Il nodo della questione è il seguente:

chi è il più forte, lo Stato (ossia la sovranità del popolo) o le multinazionali (ossia gli sporchi interessi di pochi miserabili ultracapitalisti, che sono nemici del popolo)?

Chi comanda dei due?

La risposta è ovvia: comanda lo Stato, ossia il popolo, perché il sogno millenarista di eliminare lo Stato è irrealizzabile (lo Stato è una necessità razionale, è un universale culturale), mentre eliminare le multinazionali è possibilissimo, l’umanità può farne benissimo a meno.

Gli ultracapitalisti si rassegnino, a meno che non vogliano arrivare alle ultime conseguenze, che però non saranno certamente a loro favore: essi non possono vincere.

I più intelligenti di loro l’hanno ormai capito.

Del resto, come nota Norberto Bobbio, il potere della forza fisica (che è il potere gestito dallo Stato) è “il sommo potere” (Norberto Bobbio, Stato, governo, società, 1995, Einaudi, pag. 73), esso è superiore al potere economico e al potere della propaganda (gli altri due principali poteri secondo Bertrand Russell).

Non è solo un problema di intelligenza, è anche un problema di ignoranza.

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L’élite fallita non vuole farsi da parte (ovviamente)

10 agosto 2016

Donald Trump, il paladino del popolo oppresso americano, il campione della lotta alla follia criminale del mondialismo, ha bollato con un “failed Washington elite” un gruppo di alti funzionari repubblicani (tra i quali John Negroponte e Michael Hayden) che hanno dichiarato la loro avversione per lui:

“They are nothing more than the failed Washington elite looking to hold on to their power and it’s time they are held accountable for their actions.”

http://www.bbc.com/news/election-us-2016-37016680

Avevo scritto in un vecchio post:

Certo le vecchie élites non se ne andranno di loro spontanea volontà.

Bisogna cacciarle via.

https://luigicocola.wordpress.com/2015/07/10/urge-un-ricambio-delle-elites/

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Ma come ha fatto a capirlo?

3 aprile 2015

Dall’articolo di Nadia Urbinati pubblicato sulla Repubblica del 5 marzo 2015 e intitolato Il populismo di Salvini:

«Gli entusiasti del populismo come mobilitazione contro le élite e le nuove oligarchie farebbero bene a comprendere che le masse non fungono da protagoniste nella strategia populista, ma sono strumenti per consentire un ricambio veloce e dirompente delle élite, o in un partito o nel governo del Paese [il corsivo è mio]. Gli scossoni al sistema non intendono rendere più democratica la democrazia; sono gli scossoni di un’élite contro un’altra con il popolo che fa da detonatore.»

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2015/03/05/il-populismo-di-salvini32.html

Ma come ha fatto a capirlo? Che acume, che intelligenza, che cultura! Si vede che ha studiato Pareto, Mosca e Michels.

Inoltre la Professoressa Nadia Urbinati giudica che tutto ciò manchi di «progettualità»:

«…winnability invece di “progettualità” è il loro paradigma. E in questo scenario senza idealità, molti cittadini e movimenti si immettono nel fiume populista.»

Urbinati, Lei si sbaglia.

Il progetto c’è ed è proprio quello, del resto estremamente palese, di mandare a casa a suon di calci in culo l’élite attuale dell’Occidente e dell’Italia.

Quest’élite ignorante, fanatica religiosa e criminale, che sta distruggendo i popoli dei quali dovrebbe invece essere la guida.

Vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2014/09/07/le-elites-delloccidente-sono-elites-ignoranti/

e qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2015/03/05/il-millenarismo-e-un-meme-egoista/

e qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2014/09/13/lelite-occidentale-e-lelite-italiana-vanno-sostituite/

E non ci sono storie, quest’élite verrà cacciata via.

Il problema non è il se, ma il quando e il come.

Copyright © 2015 Luigi Cocola. Tutti i diritti riservati.

Un paradosso americano

21 settembre 2014

Leggo su Sociologia di Ian Robertson:

“Le culture sono diverse l’una dall’altra, e gli esseri umani passano tutta la vita all’interno della cultura nella quale sono nati. Non conoscendo altri modi di vita, considerano le proprie norme e i propri valori una necessità e non una possibilità…

…Per questo motivo gli individui di ogni società sono affetti da una certa misura di etnocentrismo, cioè dalla tendenza a giudicare le altre culture secondo i criteri specifici della propria. Dovunque le persone sono pronte a dare per scontato che la loro moralità, le loro forme di matrimonio, il loro tipo di vestiario o le loro concezioni della bellezza sono giusti e naturali, che sono i migliori possibili. Ecco qualche esempio di modo di vedere etnocentrico. Le nostre donne portano gli orecchini e si cospargono il volto di cosmetici perché così accrescono la loro bellezza; le donne di altre società si mettono degli ossicini nel naso e si tatuano il volto perché non riescono a capire, nella loro ignoranza, quanto ciò le renda brutte. Noi non mangiamo né gatti né vermi perché sarebbe una cosa crudele o disgustosa; in altre società non si mangia carne di manzo né si beve latte per via di insensati tabù alimentari. Noi copriamo le parti intime del corpo perché siamo dignitosi e civilizzati, in altre società vanno in giro nudi perché sono ignoranti e privi di ogni pudore. Le nostre prodi truppe conseguono vittorie gloriose sul nemico; le orde fanatiche di altre società perpetrano massacri sanguinosi di cui noi siamo le vittime. Le nostre pratiche sessuali sono morali e decenti, quelle degli altri sono primitive o perverse. La nostra religione è la vera fede, la loro è superstizione pagana.”

(Ian Robertson, Sociologia, Zanichelli, Bologna, 1988, pagg. 68-69, traduzione italiana di Sociology, 2nd ed., Worth Publishers, New York, 1981)

Si potrebbe aggiungere (vedi post precedente): la nostra forma di governo, la democrazia, è la migliore in assoluto, la forma di governo di altre società, l’autocrazia, è primitiva e malvagia; noi accettiamo socialmente l’omosessualità perché ciò è giusto e naturale, altre società non l’accettano per via di vecchi e insensati tabù.

Insomma, gli ultimi due Presidenti degli Stati Uniti d’America, George W. Bush e Obama, sono definibili come “ignoranti”, perché hanno ignorato (George W. Bush, che voleva esportare a suon di bombe la democrazia in Afghanistan e in Iraq) e ignorano al presente (Obama) i principi elementari della antropologia culturale e della sociologia.

Non esistono negli Stati Uniti d’America corsi universitari di antropologia culturale o di sociologia?

Certo che esistono, anzi Ian Robertson scrive:

“In questo secolo [il Novecento] il maggior sviluppo della sociologia è avvenuto negli Stati Uniti, dove la disciplina ha radici più profonde che in qualsiasi altro paese.”

(ibid., pag. 16)

Per quanto riguarda l’antropologia culturale, è nota la fondamentale importanza degli autori statunitensi nello sviluppo e nella nascita stessa di questa scienza sociale (mentre la sociologia è nata in Europa).

Ma, a parte gli eccessi degli ultimi due Presidenti, gli Stati Uniti d’America hanno da sempre la pretesa di incarnare la verità e l’idea di essere moralmente obbligati a trasmetterla al resto del mondo: un etnocentrismo all’ennesima potenza.

Un etnocentrismo che è del resto il concetto che sta alla base dell’internazionalismo di David Rockefeller. Questo etnocentrismo esasperato vede la sua origine nell’estremismo religioso, in quanto i Padri Pellegrini del Mayflower erano puritani, una fazione estremista dei protestanti inglesi, vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2014/02/14/linternazionalismo-di-rockefeller-e-un-millenarismo/

Non è paradossale questo? Come hanno potuto l’antropologia culturale e la sociologia svilupparsi così tanto in un paese che ha questa ideologia?

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La differenza fra ratio e mores

15 settembre 2014

La ratio, cioè la ragione, è universale.

I mores, cioè i costumi, non sono universali.

È impossibile imporre i costumi della propria società di appartenenza all’intero genere umano e inoltre ciò produrrebbe inevitabilmente conflitti irrisolvibili, perché ogni società è tenacemente attaccata ai suoi costumi.

I costumi di una società non sono un contorno irrilevante e superfluo, bensì sono il portato di quell’intera società.

In altre parole: i costumi di una determinata società sono funzionali per essa.

Se noi li cambiamo dall’esterno, li rendiamo disfunzionali per quella determinata società.

Tutto ciò è molto ovvio ed elementare, ma attualmente l’Occidente non riesce a comprenderlo.

Anche la preferenza per una forma di governo fa parte dei costumi.

Per esempio, l’Occidente preferisce la democrazia, mentre l’Islam preferisce l’autocrazia.

La democrazia, è vero, permette la libertà politica, ma non è possibile affermare che essa è la migliore forma di governo in assoluto.

È la migliore per quanto riguarda la libertà politica, non la migliore in assoluto, in ogni tempo e in ogni luogo.

Un altro esempio di costumi è il giudizio sociale (accettazione o rifiuto) verso l’omosessualità.

Nella Grecia antica, il cosiddetto miracolo greco (dal quale l’Occidente si picca di discendere), l’omosessualità era socialmente accettata. Con l’avvento del Cristianesimo essa venne rifiutata in modo molto netto e radicale.

Attualmente nell’Occidente, soprattutto negli Stati Uniti d’America, l’omosessualità è ritornata ad essere socialmente accettata.

Ma si tratta di costumi e quindi tale accettazione sociale non può essere imposta a tutte le società del mondo, come vorrebbe fare Obama, vedi questo post di Rodolfo Casadei, intitolato Obama e l’idiozia antropologica di andare a predicare l’indifferenza sessuale agli africani:

«…Un qualunque antropologo culturale spiegherebbe agilmente che l’ostilità degli africani non semplicemente verso l’omosessualità ma, purtroppo, verso le persone degli omosessuali è il portato culturale di un ambiente dove la natura è ancora più forte degli esseri umani, che essa schiaccia periodicamente con epidemie, siccità e guerre per le scarse risorse funzionali alla sopravvivenza. Laddove la semplice sopravvivenza umana è minacciata dalla cieca violenza della natura, dovrebbe essere ovvio che i valori culturali non possono comprendere l’accettazione dell’omosessualità, luogo di rapporti sessuali per definizione infecondi [il corsivo è mio]…

…Quel po’ di coesione che la società africana può ancora vantare oggi, dopo due secoli di modernizzazione contraddittoria, è basata sul principio che ogni essere umano è parte di una corrente vitale che è stata iniziata dagli antenati, e ha il dovere di alimentarla trasmettendo a sua volta la vita attraverso l’unione fra uomo e donna; la poligamia è funzionale all’allargamento maggiore possibile della corrente vitale in questione. Immaginare che gli africani approvino un modello familiare intrinsecamente sterile [il corsivo è mio], che diventa fecondo solo attraverso marchingegni come la fecondazione assistita eterologa e gli uteri in affitto, grazie ai quali si mettono al mondo figli che non appartengono alla corrente vitale dei genitori ufficiali, ma a quella degli sconosciuti che hanno messo a disposizione il loro seme, è una vera idiozia antropologica. Di cui solo giudici liberal e un capo di Stato americano che di africano ha solo il colore della pelle potrebbero essere capaci.»

http://www.tempi.it/blog/obama-africa-senegal-predica-indifferenza-sessuale-idiozia-antropologica

È molto singolare che su Tempi, fondato e diretto da Luigi Amicone, il quale appartiene all’area di Comunione e Liberazione, si faccia (correttamente) del relativismo culturale, mentre Obama, un professore della University of Chicago (fondata da John D. Rockefeller), una delle università più importanti del mondo, si comporti da ignorante in materia di antropologia culturale e di sociologia e ritenga che i costumi debbano essere universali.

O forse no, a pensarci bene non è affatto singolare.

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