Posts Tagged ‘fallimento della destra italiana’

Il fascismo, il futurismo e il mancato svaticanamento dell’Italia

25 febbraio 2017

«…Il Partito Futurista ha come unica religione l’Italia di domani, non ammette mezzi termini, esige senz’altro l’espulsione del Papato…

…Inutile enumerare le ragioni politiche che rendono indispensabile per l’Italia vittoriosa il liberarsi, al più presto, del Papato.

Cavour e Crispi e cento altri italiani hanno dimostrato come il Papato sia in tempo di pace un peso ingombrante e in tempi convulsi o guerreschi un nemico in casa o per lo meno una spia.

Io domando l’espulsione del Papato per sgombrare l’Italia dalla mentalità cattolica…

…Nel caso tipico italiano la Società delle Nazioni favorirà il nostro necessario urgente svaticanamento dell’Italia [il neretto è mio] o lo contrarierà?

That is the question, dear Wilson!…»

(Filippo Tommaso Marinetti, DEMOCRAZIA FUTURISTA – DINAMISMO POLITICO, 1919, Facchi Editore, Milano)

http://www.gutenberg.org/ebooks/author/7634

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«Dinanzi al tradimento di Achille Ratti italiano rinnegato che osa – mascherato da capo dei cattolici ma oramai da tempo operante manifestamente su terreno profano e politico – tentare la coalizione di tutti gli antifascismi del mondo, concretando così l’ennesimo appello dello Stato Pontificio allo straniero, contro la Patria; dinanzi alla imbecillità di quasi tutta la stampa italiana, sentiamo l’alto e irresistibile dovere, in qualità di intellettuali dal temperamento e dalla Fede fascista, di affermare:

1) Che è l’ora di tagliare con la spada il nodo gordiano di un grossissimo equivoco. I fascisti cattolici, cioè gli osservanti, sono una risibile minoranza. La maggioranza degli italiani non è osservante e quindi non appartiene ad alcuna chiesa…

…3) Tutto il Risorgimento è una lotta accanitissima, sanguinosissima, disperatissima, contro il prete che si alleò con tutti i nemici della Patria: l’Imperatore d’Austria, l’Imperatrice Eugenia, i Borboni.

Quattro sono gli uomini giganteschi che il popolo italiano adora in una semplice ma infallibile sintesi:

Garibaldi, Mazzini, Cavour, Vittorio Emanuele.

Garibaldi fu in tutta la sua vita calunniato, perseguitato, schernito, denunciato dai preti. Per un miracolo, perché Iddio lo protesse, non fu assassinato dagli sgherri papalini lanciati infinite volte contro di lui…

…Ebbene: in nome di tutto il sangue versato dagli Italiani per l’Italia, osiamo – dopo una breve illusione di una possibile conciliazione – invocare dal Duce la denuncia del Concordato.

Una volta decaduto il Concordato, il Capo dello Stato Pontificio ritorna ad essere nella situazione di Pio IX dopo la presa di Roma da parte di Vittorio Emanuele…

…Per parte dello Stato italiano, invece, esiste ancora un grande Re Vittorioso e c’è la prodigiosa novità del Duce creatore di un regime possentemente italiano, per il quale la cattura e la condanna dell’italiano rinnegato Achille Ratti e complici non sarebbe che una facile operazione per una Legione di Camicie Nere romane e il portato logico di un rettilineo processo del Tribunale Speciale della Rivoluzione fascista.»

(Emilio Settimelli, Ottone Rosai, Remo Chiti, Alberto Maurizio, Bruno Rosai, Svaticanamento: dichiarazione agli Italiani, 1931, Edizioni Fiorentine, Firenze)

http://www.totalita.it/articolo.asp?articolo=3945&categoria=1&sezione=0&rubrica=

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Il mondialismo e la storia come piano provvidenziale

21 febbraio 2017

Alcuni, per esempio Marco Tarchi, pensano che il mondialismo e l’idea di progresso siano fortemente correlati, ecco infatti alcuni frasi del suo editoriale La sfida metapolitica ai dogmi del pensiero unico mondialista (3 luglio 2016):

«Com’era da aspettarsi, lo spirito del tempo che è andato disegnandosi lungo l’intero corso del secondo dopoguerra sta dando i suoi frutti più maturi. Il connubio fra il culto del progresso diffuso dalle élites intellettuali e la globalizzazione governata dalle élites economico-finanziarie e dalle classi politiche che ne vanno al traino ha prodotto un’accelerazione nei cambiamenti del costume, delle mentalità e dei flussi di trasferimento di uomini, merci e denaro a livello planetario che non ha precedenti nella storia del mondo. L’individualismo celebra quotidianamente nuovi successi e l’ideologia del desiderio illimitato, garantita dal trionfo della logica dei diritti su quella dei doveri, si espande senza trovare ostacoli significativi…

…Inculcare nei cervelli la sensazione di inevitabilità dei fenomeni ai quali si sta assistendo è da sempre un’arma letale nelle mani dei sostenitori del determinismo storico, in particolare di quelli che hanno sposato l’ideologia del progresso. Se le cose sono andate in un certo modo, è il loro argomento-base, è perché dovevano andare in quel modo: la Storia ha un senso inarrestabile, a cui opporsi è pretesa vana, è utopia, è illusione. Senza rendersene conto, è a questo assunto ideologico che stanno aderendo i molti sedicenti “non conformisti” che oggi si sono rassegnati a fenomeni come l’immigrazione di massa, la disgregazione del concetto tradizionale di famiglia, la pretesa di far scomparire nozioni come quelle di sesso e di etnia. I loro ragionamenti vanno tutti in direzione di un accomodamento con la logica del tempo presente, che sperano siano il meno dispendioso o doloroso possibile. E, fiaccando la volontà di resistenza di chi non si è ancora arreso alla loro logica compromissoria, favoriscono i disegni di chi, nella situazione presente, prospera e coltiva i propri interessati disegni.»

http://www.barbadillo.it/57533-leditoriale-di-m-tarchi-la-sfida-metapolitica-ai-dogmi-del-pensiero-unico-mondialista/

Personalmente ritengo che sia errato supporre una correlazione, anche minima, fra il mondialismo e l’idea di progresso.

Esistono varie “interpretazioni «filosofiche»” della storia, fra le quali la storia “come progresso” e la storia “come ordine provvidenziale” (Nicola Abbagnano, Dizionario di Filosofia, 1971, UTET, pag. 838).

La storia come progresso è propria dell’Illuminismo e non può essere confusa con la storia come ordine (o piano) provvidenziale, che è propria invece del millenarismo e del Cristianesimo.

Infatti scrive Abbagnano:

“Il concetto della S. [Storia] come progresso ha come sua caratteristica l’affermazione del carattere problematico o non inevitabile del progresso stesso; giacchè se il progresso è necessario la S. [Storia] è piuttosto un ordine provvidenziale di cui tutti i momenti sono egualmente perfetti in quanto tutti indispensabili alla perfezione o al perfezionamento dell’insieme. La S. [Storia] come progresso problematico è un’idea illuministica…”

(Ibid.)

Abbagnano cita a tale proposito Vico, Voltaire e Kant, e poi scrive:

“Con l’affermazione dell’inevitabilità del progresso, il progresso stesso diventa inconcepibile (come Hegel vide): giacchè se la S. [Storia] è necessaria, ogni momento di essa è tutto ciò che dev’essere e non può essere migliore o peggiore degli altri. La concezione della necessità della S. [Storia] è la concezione della S. [Storia] come piano provvidenziale. La nozione di piano provvidenziale è implicita in ogni millenarismo o chiliasmo (v.): ogni dottrina siffatta include l’idea di uno sviluppo necessario degli eventi umani, sino al raggiungimento di uno stato definitivo di perfezione. Questo fu, per es., il concetto che della S. [Storia] ebbe Origene…

…Ma il primo a formulare chiaramente il concetto del piano provvidenziale è stato S. Agostino…

…Nel sec. XII, la profezia di Gioacchino da Fiore parte dallo stesso concetto della S. [Storia] ed è modellata sulla divisione delle età fatta da S. Agostino.”

(Ibid., pag. 839)

L’interpretazione della storia propria del mondialismo non è affatto quella della storia come progresso, ma bensì quella della storia come piano provvidenziale.

Tanto è vero che, come ho scritto molte volte, il mondialismo, con un banale trucco semantico, si spaccia per “globalizzazione” e cioè per processo storico ineluttabile, ossia inevitabile.

Pertanto, la matrice del mondialismo, o globalismo (in inglese globalism, in francese mondialisme), non è affatto una matrice illuministica, ma bensì una matrice cristiana.

Come è possibile confonderle?

La verità è che la destra italiana non è mai riuscita a svincolarsi dal tragico errore di Benito Mussolini di diventare filoclericale.

Quindi per spiegare l’origine del mondialismo (il quale, come ho scritto molte volte, è il frutto inequivocabile del millenarismo cristiano), la destra italiana deve necessariamente trovare capri espiatori: uno di questi è l’Illuminismo.

Degli altri ho scritto molte volte: ebrei, massoneria, ecc. ecc.

Copyright © 2017 Luigi Cocola. Tutti i diritti riservati.

Perché la destra italiana è in consonanza con l’Islam

21 settembre 2016

É noto che la destra italiana sia in consonanza con l’Islam: il caso Pietrangelo Buttafuoco ne è la dimostrazione vivente.

Non è strano, considerate le pretese identitarie della destra italiana?

Dopotutto, la sede della Chiesa di Roma non si trova in Italia?

Non è Roma la capitale d’Italia?

Non fu Benito Mussolini a stipulare i Patti Lateranensi?

Questa stranezza deve ben avere una spiegazione.

Eccola: la causa della consonanza con l’Islam è da individuarsi nella Weltanschauung della destra italiana, Weltanschauung che è il frutto avvelenato delle peggiori filosofie europee, cioè quella del tradizionalismo (p.e. Evola) da un lato e quella dell’irrazionalismo (p.e. Nietzsche, Sorel, ecc.) dall’altro.

Sono entrambe filosofie avverse alla Ragione, anzi la detestano, la considerano il peggiore dei mali.

E non è affatto infrequente imbattersi, nelle famiglie italiane della borghesia (o più precisamente: nelle famiglie in cui non si è mai votato per il PCI), in atteggiamenti di disprezzo della Ragione e della cultura, ciò che è, precisamente, un triste strascico, un’eredità sciagurata, del fascismo storico.

Ebbene, anche l’Islam è contro la Ragione, direi in modo estremo.

Una prova lampante di ciò ci è fornita dal numero dei mussulmani che hanno ricevuto il Premio Nobel in materie scientifiche: sono solo tre (uno in fisica, due in chimica).

Vedi qui:

https://en.wikipedia.org/wiki/List_of_Muslim_Nobel_laureates

Non c’è altro da dire e non voglio qui dilungarmi in paragoni con altre religioni monoteistiche.

La destra italiana è quindi in consonanza con l’Islam perché entrambi odiano la Ragione.

La destra italiana, in ultima analisi, non è affatto identitaria come finge di essere (non solo per via dell’incompatibilità tra Cristianesimo e Islam, ma anche perché il metodo scientifico è stato inventato qui, in Italia, da chi parlava la nostra lingua, l’italiano!), è una sciagura assoluta per l’Italia e non riuscirà mai a salvarla dal mondialismo (proprio l’Islam viene usato dai mondialisti per eliminare lo Stato!).

Bisogna mettere da parte questa destra.

Bisogna crearne un’altra.

Copyright © 2016 Luigi Cocola. Tutti i diritti riservati.

Cos’è che ci ha salvato dal trionfo del mondialismo?

31 luglio 2015

Il mondialismo è attualmente fallito perché è stato bloccato dalla Russia, dalla Cina e dagli altri paesi non occidentali.

Questo è stato riconosciuto perfino dal Rapporto ISPI 2015, In mezzo al guado – Scenari globali e l’Italia, come ho scritto qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2015/03/18/il-rapporto-ispi-2015-riconosce-il-fallimento-del-mondialismo/

e qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2015/03/21/ancora-sul-rapporto-ispi-2015/

Certo, l’Europa è a tutt’oggi nel disastro europeo causato dal mondialismo, si trova in una tragica condizione, nel pieno di quest’ideologia antistato che la sta distruggendo.

Ma intanto il mondialismo è stato bloccato.

E da che cosa è stato bloccato?

È stato forse bloccato da quel tradizionalismo tanto caro a Dugin e alla destra italiana?

Ma neanche per sogno!

È stato bloccato dalle atomiche di Putin.

Dalla spada di Putin.

Non è con le prediche oscurantiste che si vince nel mondo reale, nella storia.

L’Occidente ha costruito nei secoli il suo eccezionale successo sulla punta della spada, ovvero sulle armi sempre più potenti che gli ha fornito la Ragione.

E la destra italiana vorrebbe rimpiazzare quest’ultima con il tradizionalismo?

Questo è il frutto avvelenato dell’incapacità totale di capire la storia, dell’incapacità totale di interpretare il mondo.

P.S.: Dugin dovrebbe ringraziare il cielo di vivere nell’epoca del benevolo Putin. Se egli fosse vissuto in quella di Pietro il Grande, avrebbe certamente avuto, come dire, seri problemi di sopravvivenza. Com’è noto, Pietro il Grande combatté con mezzi estremi il tradizionalismo e portò di forza la Russia nella modernità.

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Il sommergibile nucleare d’attacco Akula in superficie
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La tara irrimediabile della destra italiana

29 luglio 2015

La destra italiana ha purtroppo una tara irrimediabile: ha una Weltanschauung che rifiuta la Ragione.

Marine Le Pen, per esempio, non è affetta da questa perversione del pensiero e lo dimostra chiaramente in ciò che dice e in ciò che fa.

Rifiutare la Ragione, disprezzarla come chiave interpretativa del mondo, è contro la tradizione culturale dell’Occidente, a cominciare da Parmenide, che circa 2500 anni fa scrisse queste immortali parole: “…giudica con la ragione…”.

Tanto più che il metodo scientifico è stato inventato e applicato per la prima volta proprio da due italiani: Leonardo e Galileo.

I miracoli della scienza e della tecnologia accanto ai quali viviamo non sono doni di Dio o della natura, sono doni della Ragione.

Coloro che disprezzano e rifiutano la Ragione e la modernità siano coerenti: non usino i computer, i cellulari, i televisori e le radio; non usino le auto, i treni, le navi a motore e gli aerei; non si facciano curare con i mezzi della medicina scientifica e non sperino di guarire dalle malattie; non usino i condizionatori d’estate e i termosifoni d’inverno; e così via.

Certo, è più facile e comodo usufruire dei doni della Ragione e contemporaneamente predicare contro di essa.

Finché non cambierà Weltanschauung la destra italiana non potrà che fallire, perché essa ha a che fare con una realtà, quella moderna, che non capisce, che le è estranea.

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L’Italia ha bisogno di una nuova destra

15 ottobre 2013

Nel post precedente ho evidenziato che la sinistra italiana attuale, invece di perseguire il suo scopo legittimo, che è quello di rappresentare e difendere gli interessi della classe lavoratrice, persegue uno scopo illegittimo, che è quello di eliminare lo Stato, adoperando come mezzo l’euro e l’europeismo.

C’è da aggiungere che essa, oltre all’euro e all’europeismo, adopera anche un altro mezzo per eliminare lo Stato: il multiculturalismo e una politica di immigrazione senza freni (vedi ad esempio il Ministro del governo Letta Cécile Kyenge).

Il punto è che lo Stato è indispensabile. Come scrive Norberto Bobbio: “la società senza Stato” è un “salto fuori della storia” (Norberto Bobbio, Stato, governo, società, Einaudi, 1995, pag. 124).

Queste parole di Bobbio sono un modo elegante per dire che lo Stato è indispensabile e che è sempre esistito.

Solo la destra può salvare il popolo italiano dalla catastrofe.

Grillo infatti è fuorigioco: egli non può essere un leader politico a causa della sua fedina penale sporca (un incidente stradale di molti anni fa, per il quale fu condannato in via definitiva per omicidio colposo), che gli impedisce di stare in Parlamento. Senza un leader che li guidi dentro il Parlamento, gli eletti del Movimento cinque stelle non riescono, com’è ben noto, a esprimere una linea politica comune. Di conseguenza, non possono raggiungere alcun obiettivo politico. È come un esercito senza comandante, nel quale ciascuno combatte individualmente, senza coordinazione e senza strategia. È ovvio che tale esercito non può vincere.

Non resta quindi che la destra. Ma la destra italiana è una destra antica, irrazionale e soprattutto incapace di criticarsi e di correggersi. È una destra, infatti, ancora prigioniera del mito di Mussolini.

Eppure trattasi di un leader politico che commise due enormi, immensi, imperdonabili errori:

1) allearsi con Hitler e il nazismo. Per esempio le leggi razziali fasciste, che furono emanate nel 1938, sono una delle nefaste conseguenze dell’alleanza con Hitler. Infatti l’Asse Roma Berlino risale al 1936. L’alleanza con Hitler non era inevitabile, come taluni pensano: altri, come Francisco Franco in Spagna, restarono neutrali.

2) vendere lo Stato italiano per un piatto di lenticchie, ossia vendere il Risorgimento. Di che cosa sto parlando? Dei Patti Lateranensi e della creazione dal nulla dello Stato della Città del Vaticano (1929).

Il punto è che non può esistere uno Stato degno di questo nome se c’è accanto il potere temporale della Chiesa. Lo Stato italiano è uno Stato cronicamente collassato, ossia è uno Stato fallito, proprio a causa di tale potere temporale, come ho spiegato in dettaglio più volte, nei miei post e nei miei due saggi di scienza politica.

Cosa vuol dire “Stato fallito”? Che niente di ciò che è statale funziona, a cominciare dalla giustizia.

In uno Stato fallito non è possibile far funzionare la giustizia. I politici italiani non comprendono questa elementare verità. Se si vuole far funzionare la giustizia italiana, occorre prima (ripeto: prima) realizzare uno Stato che sia tale non solo sul piano formale, ma anche sul piano sostanziale. E per far questo, occorre eliminare il potere temporale della Chiesa di Roma.

Lo Stato italiano attuale, infatti, non è in realtà uno Stato, bensì è un sistema associato Stato-Chiesa, un’entità ibrida che non può funzionare, in quanto lo Stato e la Chiesa sono due istituzioni troppo diverse fra loro. Tanto per fare un esempio: la Chiesa ha l’obbligo evangelico di perdonare, mentre lo Stato può perdonare (p.e. indulti, amnistie, ecc.), ma solo in casi assolutamente eccezionali, altrimenti si finisce nel caos. Che è precisamente la situazione in cui si trova il popolo italiano.

Sia chiaro che non c’è nulla da dire contro il Cristianesimo, anzi! Il Cristianesimo è indispensabile per l’Occidente (e anche per i paesi cristiani orientali, con la Chiesa Ortodossa). Il problema è solo il potere temporale del clero, non il Cristianesimo. Insomma, la Chiesa si deve occupare della religione, lo Stato si deve occupare della politica. È esiziale confondere questi due ruoli.

Contro una sinistra che, illegittimamente, vuole eliminare lo Stato (e ci sta riuscendo benissimo), l’unica salvezza per il popolo italiano è una nuova destra, moderna e razionale, capace di svincolarsi dagli errori del passato e di guardare al futuro.

Una destra che si assuma la responsabilità della nazione. Una destra che incarni la legittimità.

La realtà è questa: o una nuova destra o la catastrofe.

Copyright © 2013 Luigi Cocola. Tutti i diritti riservati.

Marcello Veneziani, le regioni e la destra politica italiana

27 settembre 2012

Leggo un post di Marcello Veneziani del 22 settembre sulle regioni:

Mille ragioni per tagliare le Regioni

“Per colpire la casta e i costi esagerati del settore pubblico manca il coraggio civile e radicale di abolire le Regioni. Lo scrivo da tempo. Sono la vergogna d’Italia, persino più del Parlamento (da dimezzare). Il marcio emerso ora è solo la cresta, il costo vero è il raddoppio di tutto: ci permettiamo il lusso di mantenere un doppio Stato, uno centrale e uno federale.

Le Regioni costano l’ira di Dio, moltiplicano il ceto politico e il finanziamento pubblico ai partiti, dispongono di poteri esagerati, divorano risorse, duplicano la burocrazia statale. Anziché accanirsi con gli spiccioli delle Province, è lì che bisogna tagliare.

L’inizio del declino italiano,del suo indebitamento e della crescita vertiginosa della partitocrazia, coincide con la nascita delle Regioni, 1970…

…Una riforma necessaria, risparmiosa e ragionevole, perciò non si farà mai. Non sono in grado di farla né i partiti né i tecnici.

E allora chi? Chi? La domanda risuona nel vuoto.”

http://www.ilgiornale.it/news/mille-ragioni-tagliare-regioni-839805.html

Innanzitutto lei parla solo di denaro (Marx ha agito anche su di lei?) e le sfugge evidentemente la distruzione dello Stato italiano che l’istituzione delle regioni ha comportato (è precisamente a questo scopo che la sinistra italiana impose tale istituzione, perché essa è posseduta dall’utopia di eliminare lo Stato, come ho scritto più volte nei post precedenti).

In secondo luogo, suscita in me grande indignazione la sua vana domanda finale: chi farà mai questa sacrosanta riforma, ossia eliminare le regioni?

Certamente non sarà la destra castrata dal Vaticano della quale lei è uno dei più noti rappresentanti.

Una destra paralitica e fallita. Perché tale è una destra che non difende lo Stato con qualsiasi mezzo possibile e immaginabile, anche a costo di morire, e che evidentemente non prende in considerazione la teoria dello Stato e Max Weber.

È una destra che ha paura “dell’uso legittimo della forza fisica” (Max Weber, La politica come professione, 2005, Armando, pag. 33).

È una destra sostanzialmente contraria allo Stato.

È una destra che tra Chiesa e Stato (una scelta che non si può eludere) sceglie la Chiesa.

Certo, a parole si può dire quello che si vuole, ma le parole non contano, contano i fatti.

Vedi su quest’argomento il mio post del 23 agosto (pubblicato quindi ben prima che scoppiasse lo scandalo della regione Lazio):

La destra politica italiana è una destra fallita

https://luigicocola.wordpress.com/2012/08/23/la-destra-politica-italiana-e-una-destra-fallita/

Copyright © 2012 Luigi Cocola. Tutti i diritti riservati.

La destra politica italiana è una destra fallita

23 agosto 2012

Mentre nei post precedenti ho scritto ampiamente dei difetti della sinistra politica italiana, oggi scriverò di quelli della destra.

La destra politica italiana è una destra fallita, perché è una destra clericale, vale a dire è un ossimoro.
Cos’è un ossimoro?
Vediamo cosa ci dice Wikipedia:

“L’ossimoro (dal greco ὀξύμωρον, composto da ὀξύς «acuto» e μωρός «ottuso»), pronunciabile tanto ossimòro quanto ossìmoro (alla greca), è una figura retorica che consiste nell’accostamento di due termini di senso contrario o comunque in forte antitesi tra loro.”

http://it.wikipedia.org/wiki/Ossimoro

Per esser chiari, vediamo cosa ci dice Wikipedia alla voce “clericalismo”:

“La parola clericalismo indica un agire in senso politico che mira alla salvaguardia e al raggiungimento degli interessi del Clero e, conseguentemente, si concretizza nel tentativo di indebolire la laicità di uno Stato…”

http://it.wikipedia.org/wiki/Clericalismo

Indebolire la laicità dello Stato non vuol dire altro che indebolire lo Stato.

Il punto nodale della situazione è che lo Stato e il Cristianesimo sono in conflitto tra loro.
L’Occidente ha risolto brillantemente questo conflitto o separando lo Stato dalla Chiesa, o mettendo la Chiesa agli ordini dello Stato (la soluzione inglese, che in realtà fu inventata da Costantino il Grande; del resto gli inglesi rivendicano come britannica la madre di Costantino).
A differenza di tutte le altre culture occidentali, in Italia non c’è separazione tra Stato e Chiesa (né, tantomeno, è stata adottata la soluzione inglese).

Approfondiamo l’argomento del conflitto tra Stato e Cristianesimo.

La definizione universalmente accettata di Stato (vedi: Robert A. Dahl, Introduzione alla scienza politica, 1970, Il Mulino, pag. 28 e pag. 211; Ian Robertson, Sociologia, 1988, Zanichelli, pag. 505) è quella fornita da Max Weber:

“…lo Stato è quella comunità umana che all’interno di un determinato territorio – quello del «territorio» costituisce un segno distintivo – rivendica per sé (con successo) il monopolio dell’uso legittimo della forza fisica.” (Max Weber, La politica come professione, 2005, Armando, pagg. 32-33).

Il principio cardine del Cristianesimo è la proibizione assoluta della forza fisica, perfino come legittima difesa:

“…se uno ti colpisce alla guancia destra, volgigli anche la sinistra.”
(Bibbia Emmaus, 1998, Edizioni San Paolo, Matteo, 5,39)

“Se qualcuno ti percuote su una guancia, porgigli anche l’altra…”
(Bibbia Emmaus, 1998, Edizioni San Paolo, Luca, 6,29)

Né l’Ebraismo, né l’Islam sono contro lo Stato, perché né l’uno né l’altro proibiscono la forza fisica.
L’ideologia cristiana è l’unica ideologia antistato che abbia avuto storicamente successo.
Dopo un periodo iniziale di collasso (anzi di scomparsa) dello Stato, che noi usualmente chiamiamo Medio Evo, le culture cristiane (tranne quella italiana) hanno raggiunto un equilibrio soddisfacente, ossia un compromesso funzionale tra forza e caritas.
Invece quello italiano è un compromesso disfunzionale tra forza e caritas, ossia un compromesso sbilanciato a sfavore della forza.

La cultura italiana costituisce una vera e propria anomalia rispetto a tutte le altre culture cristiane, anomalia che ha molte, e gravissime, manifestazioni patologiche: per esempio la proverbiale ingovernabilità dello Stato italiano, la giustizia estremamente inefficiente, e via discorrendo.

Nessuna di queste clamorose manifestazioni patologiche può essere eliminata, come ingenuamente i politici italiani pensano (o almeno mostrano di pensare), perché la loro causa è il collasso cronico dello Stato italiano.  

Lasciando inalterato questo collasso cronico, non è possibile eliminare nulla di nulla.

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