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Perché si continua a ripetere lo stesso errore?

3 febbraio 2013

Stavo rileggendo Le origini della seconda guerra mondiale di Alan J.P. Taylor (che fu pubblicato per la prima volta nel 1961), quando mi sono imbattuto nel seguente brano.

Chi è Alan J.P. Taylor? Secondo Richard J.B. Bosworth, autore di una nota biografia di Mussolini, è “…il più brillante storico della sua generazione…” (Richard J.B. Bosworth, Mussolini, Mondadori, 2004, pag. 458).

Ecco il brano, nel quale Taylor spiega i motivi della scarsa preparazione militare della Gran Bretagna prima del 1939:

“L’armamento britannico fu ritardato per un motivo diverso [da quello che ritardò l’armamento francese]. Il governo, è vero, affermò a volte d’essere trattenuto dall’antipatriottico pacifismo dell’opposizione laburista; e questa scusa fu ampiamente esagerata più tardi, quando i fatti dimostrarono le insufficienze del governo. In realtà, però, il governo britannico scelse deliberatamente di limitare a una cifra modesta la spesa per gli armamenti…

…Il governo procedé lentamente per ragioni d’indirizzo politico ed economico, assai più che per paura dell’opposizione laburista…

…Hitler voleva scuotere i nervi dei suoi avversari; questi volevano conciliarselo e indurlo a riprendere negoziati pacifici…

…Il governo britannico aveva paura di offendere l’ortodossia economica anche più che di offendere Hitler. Il segreto del vaso di Pandora, che Schacht aveva aperto in Germania e che anche il New Deal americano aveva svelato, gli rimaneva ancora ignoto. Fedele alla stabilità dei prezzi e della sterlina, considerava ogni aumento della spesa pubblica come un gran male, scusabile, ma pur sempre deprecabile, solo in caso di guerra effettiva. Non sospettava nemmeno che la spesa pubblica per qualunque scopo, anche gli armamenti, portasse con sé maggiore prosperità. Al pari di quasi tutti gli economisti contemporanei, tranne naturalmente Keynes, i ministri britannici consideravano la finanza pubblica come se fosse la finanza di un privato. Quando un individuo spende denaro in oggetti superflui, ha meno da spendere altrove, e c’è minore «domanda»; quando lo Stato spende denaro, ciò provoca una maggiore «domanda», e perciò una maggiore prosperità in tuto [sic] il paese. Oggi per noi questo è ovvio; allora lo sapevano in pochi [il corsivo è mio]. Prima di condannare con troppo dispregio Baldwin e Neville Chamberlain, dobbiamo ricordare che ancora nel 1959 un economista fu elevato alla Camera dei Lords per aver predicato quella stessa dottrina della pubblica tirchieria che rese ridicola la politica britannica prima del 1939.”

(Alan J.P. Taylor, Le origini della seconda guerra mondiale, Laterza, 2006, pagg. 165-166).

Leggiamo adesso un brano del recentissimo (settembre 2012) saggio di Federico Rampini di cui ho scritto qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2012/12/17/un-libro-di-federico-rampini-che-parla-della-mmt/

«La Teoria Monetaria Moderna è ben più radicale del pensiero “keynesiano di sinistra” al quale siamo abituati. Perfino due economisti noti nel mondo intero come l’ala radicale, Krugman e Stiglitz, vengono scavalcati dalla Mmt. Stephanie Kelton, la più giovane nella squadra, ha “battezzato” una nuova metafora… ornitologica. Da una parte ci sono i “falchi” del deficit: Angela Merkel, le tecnocrazie (Fmi, Ue), e tutti quegli economisti schierati a destra con il partito repubblicano negli Stati Uniti, decisi a ridurre ferocemente le spese. Per loro vale la falsa equivalenza tra il bilancio di uno Stato e quello di una famiglia, che non deve vivere al di sopra dei propri mezzi [il corsivo è mio]: un paragone che non regge, una vera assurdità dalle conseguenze tragiche secondo la Mmt.»

(Federico Rampini, “Non ci possiamo più permettere uno Stato sociale” (Falso!), Laterza, 2012, pagg. 94-95).

Come si può notare, “la falsa equivalenza tra il bilancio di uno Stato e quello di una famiglia” è un concetto già contenuto in Keynes, dato che Taylor non conosceva certamente la MMT.

Ma il punto è questo: perché quest’errore madornale viene ripetuto ancora oggi?

Viene ripetuto per ignoranza della scienza economica o per altri, inconfessabili, motivi?

Copyright © 2013 Luigi Cocola. Tutti i diritti riservati.

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Un libro di Federico Rampini che parla della MMT

17 dicembre 2012

Trovo in libreria un recentissimo (settembre 2012) saggio di Federico Rampini edito da Laterza. Si intitola:

“Non ci possiamo più permettere uno Stato sociale” (Falso!)

e parla, fra l’altro, della MMT, Modern Money Theory o Modern Monetary Theory, in italiano Teoria Monetaria Moderna.

Chi è Federico Rampini? Cerchiamo in rete:

«Laurea in Economia alla Bocconi, ha lavorato anche a Mondo Economico, L’espresso, Il Sole-24 Ore.»

http://cinquantamila.corriere.it/storyTellerThread.php?threadId=RAMPINI+Federico

«È stato allievo del sociologo liberale francese Raymond Aron, all’Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales di Parigi, e di Mario Monti all’Università Bocconi…

…Si iscrive giovanissimo al Partito Comunista Italiano e inizia la sua attività di giornalista nel 1977 a Città futura, settimanale della Federazione Giovanile Comunista Italiana (FGCI), di cui era segretario generale Massimo D’Alema; dal 1979 scrive per Rinascita, giornale che deve abbandonare nel 1982 dopo avervi pubblicato un’inchiesta sulla corruzione in seno al PCI. In seguito è stato prima vicedirettore del Sole 24 Ore poi capo della redazione milanese e in seguito inviato del quotidiano la Repubblica a Parigi, Bruxelles, San Francisco e Pechino.

Come corrispondente, ha raccontato dapprima le vicende della Silicon Valley; ha lasciato poi gli Stati Uniti per aprire l’ufficio di corrispondenza di Pechino. Ha insegnato alla Berkeley University e all’Università Jiao Tong di Shanghai. Attualmente è inviato per La Repubblica a New York.»

http://it.wikipedia.org/wiki/Federico_Rampini

Sempre cercando in rete, trovo proprio sul sito della Repubblica il brano riguardante la MMT del suddetto saggio sullo Stato sociale:

E se la risposta alla crisi fosse stampare più soldi? – Se il deficit non e’ un peccato la rivoluzione copernicana dei nuovi economisti Usa

“NEW YORK LE GRANDI crisi partoriscono grandi idee. Così fu dopo il crac del 1929 e la Depressione. Per uscirne, l’ Occidente usò il pensiero di John Maynard Keynes, scoprì un ruolo nuovo per lo Stato nell’ economia, inventò le politiche sociali del New Deal e la costruzione del moderno Welfare State. Oggi siamo daccapo…

…Ma dall’ America una nuova teoria s’ impone all’ attenzione. Si chiama Modern Monetary Theory, ha l’ ambizione di essere la vera erede del pensiero di Keynes, adattato alle sfide del XXI secolo. Ha la certezza di poter trainare l’ Occidente fuori da questa crisi. A patto che i governi si liberino di ideologie vetuste, inadeguate e distruttive. È una rivoluzione copernicana, il cui alfiere porta un cognome celebre: James K.Galbraith, docente di Public Policy all’ università del Texas e consigliere “eretico” di Barack Obama. JAMES K. Galbraith è figlio di uno dei più celebri economisti americani, quel John Kenneth Galbraith che fu grande studioso della Depressione e consulente di John Kennedy. Il nuovo Verbo che sconvolge i dogmi degli economisti, assegna un ruolo benefico al deficit e al debito pubblico. È un attacco frontale all’ ortodossia vigente. Sfida l’ ideologia imperante in Europa, che i “rivoluzionari” della Modern Monetary Theory (o Mmt) considerano alla stregua di un vero oscurantismo. Quel che accade in questi giorni a Roma e Atene, l’ austerity imposta dalla Germania, peri teorici della Mmt non è soltanto sbagliata nei tempi (è pro-ciclica: perché taglia potere d’ acquisto nel bel mezzo di una recessione), ma è concettualmente assurda…

…La Teoria Monetaria Moderna fa a pezzi questa bardatura di vincoli calati dall’ alto, la considera ciarpame ideologico. La sua affermazione più sconvolgente, ai fini pratici, è questa: non ci sono tetti razionali al deficit e al debito sostenibile da parte di uno Stato, perché le banche centrali hanno un potere illimitato di finanziare questi disavanzi stampando moneta. E non solo questo è possibile, ma soprattutto è necessario…

…Il “nuovo Keynes” oggi non è un profeta isolato. Galbraith Jr. è solo il più celebre dei cognomi, ma la Mmt è una vera scuola di pensiero, ricca di cervelli e di think tank. Così come la destra reaganiana ebbe il suo pensatoio nell’ Università di Chicago (dove regnava negli anni Settanta il Nobel dell’ economia Milton Friedman), oggi l’ equivalente “a sinistra” sono la University of Missouri a Kansas City, il Bard College nello Stato di New York, il Roosevelt Institute di Washington. Oltre a Galbraith Jr., tra gli esponenti più autorevoli di questa dottrina figura il “depositario” storico dell’ eredità keynesiana, Lord Robert Skidelsky, grande economista inglese di origine russa nonché biografo di Keynes. Fra gli altri teorici della Mmt ci sono Randall Wray, Stephanie Kelton, l’ australiano Bill Mitchell…

…La Teoria Monetaria Moderna è ben più radicale del pensiero “keynesiano di sinistra” al quale siamo abituati. Perfino due economisti noti nel mondo intero come l’ ala radicale che critica Obama da sinistra, cioè i premi Nobel Paul Krugman e Joseph Stiglitz, vengono scavalcati dalla Mmt. Stephanie Kelton, la più giovane nella squadra, ha battezzato una nuova metafora… ornitologica. Da una parte ci sono i “falchi” del deficit: come Angela Merkel, le tecnocrazie (Fmi, Ue), e tutti quegli economisti schierati a destra con il partito repubblicano negli Stati Uniti, decisi a ridurre ferocemente le spese. Per loro vale la falsa equivalenza tra il bilancio di uno Stato e quello di una famiglia, che non deve vivere al di sopra dei propri mezzi: un paragone che non regge, una vera assurdità dalle conseguenze tragiche secondo la Mmt. Poi ci sono le “colombe” del deficit, i keynesiani come Krugman e Stiglitz. Questi ultimi contestano l’ austerity perché la giudicano intempestiva (i tagli provocano recessione, la recessione peggiora i debiti), però hanno un punto in comune con i “falchi”: anche loro pensano che a lungo andare il debito crea inflazione, soprattutto se finanziato stampando moneta,e quindi andrà ridotto appena possibile. Il terzo protagonista sono i “gufi” del deficit. Negli Stati Uniti come nell’ antica Grecia il gufo è sinonimo di saggezza. I “gufi”, la nuova scuola della Mmt, ritengono che il pericolo dell’inflazione sia inesistente. Secondo Galbraith Jr. «l’ inflazione è un pericolo vero solo quando ci si avvicina al pieno impiego, e una situazione del genere si verificò in modo generalizzato nella p r i m a g u e r r a mondiale». Di certo non oggi. Il deficit pubblico nello scenario odierno è soltanto benefico, a condizione che venga finanziato dalle banche centrali: comprando senza limiti i titoli di Stato emessi dai rispettivi governi…”

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2012/02/21/se-la-risposta-alla-crisi-fosse.html?ref=search

Consiglio a tutti di leggere il libro di Rampini.

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