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Leggere sciocchezze in internet è ormai diventata la routine giornaliera

6 giugno 2019

Leggo un incredibile articolo intitolato Ora a Elkann resta solo la Cina (Trump permettendo), in cui si ipotizza che Donald Trump dovrebbe aiutare John Elkann (1).

Insomma, l’alfiere del patriottismo (un eufemismo per nazionalismo), cioè il grande Donald Trump, dovrebbe aiutare l’ultimo rappresentante globalista di una dinastia globalista, cioè degli Agnelli (2, 3), il quale a me personalmente ricorda molto il Parini (come del resto gran parte dell’élite globalista, vedi per esempio l’intera House of Windsor), e se non capite non è colpa mia.

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1) Ora a Elkann resta solo la Cina (Trump permettendo)

www.lettera43.it/fca-john-elkann-renault/

2) Quando al danno si unisce la beffa

https://luigicocola.wordpress.com/2014/02/17/quando-al-danno-si-unisce-la-beffa/

3) Imbecillità o raggiro?

https://luigicocola.wordpress.com/2014/02/18/imbecillita-o-raggiro/

Copyright © 2019 Luigi Cocola. Tutti i diritti riservati.

https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Giuseppe_Parini_pastel_on_paper.jpg

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La suprema ipocrisia del mondialismo

28 agosto 2016

Leggo che Sergio Marchionne ha dichiarato:

«” Il perseguimento del mero profitto scevro da responsabilità morale non ci priva solo della nostra umanità ma mette a repentaglio anche la nostra prosperità a lungo termine. Per questo sono convinto che ci troviamo a un bivio cruciale. Creare le condizioni per un cambiamento virtuoso è la sfida del nostro tempo”. Così ha parlato il Ceo di Fca e presidente e Ceo di Ferrari, Sergio Marchionne, alla premiazione della Rotman European Trading Competition, alla Luiss aggiungendo che “la forza del libero mercato in un’economia globale è fuori discussione. Nessuno di noi può frenare o alterare il funzionamento dei mercati e non credo neppure sia auspicabile”, ha detto ancora Marchionne, “questo campo aperto è la garanzia per tutti di combattere ad armi pari. E’ l’unica strada per avere accesso a cose che non abbiamo mai avuto prima. Ma l’efficienza non è – e non può essere – l’unico elemento che regola la vita. C’e’ un limite oltre il quale il profitto diventa avidità e chi opera nel libero mercato ha il dovere di fare i conti con la propria coscienza” [il neretto è mio].»

http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Marchionne-Profitto-senza-responsabilita-mette-a-rischio-prosperita-luiss-leadership-2e03be83-339a-48fc-a673-5859c8320923.html

Vedi anche qui:

http://www.ansa.it/sito/notizie/economia/2016/08/27/marchionne-mercati-senza-morale-agire-con-coscienza_0c16f35f-09a3-45dc-804c-098efb6041d6.html

Un mondialista all’ennesima potenza che afferma: “C’e’ un limite oltre il quale il profitto diventa avidità”!

E che si aspettava Marchionne dall’ultracapitalismo, che è il mezzo usato dal mondialismo?

Spera egli di salvarsi l’anima in questo modo?

Abbia il coraggio delle sue azioni!

Nel 2014 Diego Della Valle disse che “John Elkann è un poveretto e un imbecille”, vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2014/02/18/imbecillita-o-raggiro/

Di Marchionne nessuno al mondo può dire questo.

Quindi egli non ha scusanti.

La sua ipocrisia mi fa vomitare.

Copyright © 2016 Luigi Cocola. Tutti i diritti riservati.

Quando al danno si unisce la beffa

17 febbraio 2014

Leggo quest’articolo di Stefano Zecchi, pubblicato il 15 febbraio 2014 dal Giornale:

Se l’erede Agnelli fa la ramanzina ai bamboccioni

«Le prediche si possono anche ascoltare, seguire e apprezzare se arrivano da un pulpito la cui autorevolezza è dimostrata dalla coerenza della condotta di vita. Insomma, è sempre l’esempio il messaggio decisivo, quello che si può ragionevolmente supporre che gli altri seguano quando si vuole insegnare e indicare le strade da intraprendere. John Elkann, beato lui, è giovane di buona famiglia…

…Ascoltare da chi non si è fatto il sedere quadrato per raggiungere quei risultati che adesso lo hanno portato sul pulpito una predica rivolta ai suoi coetanei sulla necessità di rimboccarsi le maniche, per affrontare l’esistenza con quella decisione che porta all’autonomia, all’autorealizzazione, lo trovo irritante.
È accaduto che il presidente della Fiat Chrysler, invitato dalla Banca Popolare di Sondrio, istituzione che ha il grande merito di proporre alla cittadinanza incontri con importanti personaggi per approfondire questioni sociali ed economiche, ha incontrato gli studenti del capoluogo valtellinese e abbia sferzato il suo uditorio, usando un adagio ormai stantio: basta bamboccioni, viva i giovani che si impegnano veramente nella scuola e nel lavoro per realizzare se stessi e correre liberi per le strade del mondo senza la protezione della famiglia o di chi ne fa le veci. Il bamboccio è una categoria socio-antropologica di cui si è finora ufficialmente servita la politica: in ordine, Padoa Schioppa, Brunetta, Fornero (che ha introdotto un’elegante variante anglosassone).
Adesso ci si mettono anche i cavalieri d’industria, John Elkann, ovviamente, è apparso a tutti i ragazzi sondriesi che, se privi di santi in Paradiso hanno di fronte a sé la disoccupazione, come un fulgido esempio di chi si è fatto dal nulla e che sacrificio dopo sacrificio è diventato quello che è…

…La retorica riempie le frasi, soprattutto dei politici, sui «giovani nostro futuro», senza riflettere sul fatto che i giovani sono il nostro presente che riserva loro la disoccupazione. E se i livelli di disoccupazione giovanile hanno raggiunto vertici assoluti in Europa, la responsabilità è dei bamboccioni? Chi ha bloccato il mercato del lavoro per cui assumere oggi un giovane ha un costo insostenibile? Naturalmente i bamboccioni.
D’accordo, torno a dire, ci sono lavativi che preferiscono non rimboccarsi le maniche, ma per mia esperienza sono davvero una irrilevante minoranza.
La maggioranza è fatta di ragazzi commoventi per la loro dedizione allo studio nella speranza di trovare lavoro e ripagare i genitori di tanti sacrifici: ragazzi che non meritano questa politica e predicatori che dovrebbero vergognarsi di dire tante sciocchezze.»

http://www.ilgiornale.it/news/interni/se-lerede-agnelli-fa-ramanzina-ai-bamboccioni-992687.html

Stefano Zecchi ha assolutamente ragione, semmai gli potrei rimproverare il tono troppo pacato dell’articolo.

E vorrei far notare che se noi andiamo a questi due link:

http://www.bilderbergmeetings.org/governance.html

http://www.bilderbergmeetings.org/former-steering-committee-members.html

ci troveremo i seguenti nomi:

Bernabè, Franco

Monti, Mario

Agnelli, Giovanni

Agnelli, Umberto

Padoa-Schioppa, Tommaso

Cittadini Cesi, Gian G.

Prodi, Romano

Ruggiero, Renato

Valetta, Vittorio

Cosa hanno in comune questi nomi?

È scritto nell’articolo di Giuliano Balestreri, pubblicato da Repubblica il 3 giugno 2013:

Gli italiani al vertice del Bilderberg:
dalla galassia Fiat a Letta e Tremonti

http://www.repubblica.it/economia/2013/06/03/news/

gli_italiani_al_vertice_del_

bildenberg_dalla_galassia_fiat_a_letta_e_tremonti-60276045/

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