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Il mondialismo non è una lotta di classe, è un delirio culturale II

30 dicembre 2018

Leggo «La celebrazione del gruppo mondiale neoliberista»: perché il Financial Times ha scelto Soros come uomo dell’anno di Valerija Maslova e Anastasija Rumjantseva, traduzione italiana di «Праздник неолиберальной мировой тусовки»: почему Financial Times выбрала Сороса человеком года, articolo pubblicato su RT il 19 dicembre 2018:

«Gli esperti sottolineano che è del tutto naturale che il quotidiano Financial Times, che tradizionalmente rappresenta gli interessi degli strati benestanti della popolazione, abbia scelto il globalista Soros. Secondo gli analisti, i neoliberisti stanno cercando di dimostrare che mantengono ancora un’influenza nel mondo, anche se è di recente diminuita sensibilmente…

…Il politologo Yury Pochta, Professore di cattedra in politologia comparata presso il RUDN (n.d.T. Università Russa dell’Amicizia tra i Popoli), ha spiegato che la scelta del Financial Times è abbastanza comprensibile, dal momento che l’ordine mondiale neoliberale prevale nel mondo, e gli Stati Uniti “sono a capo di questo progetto internazionale”.

Soros in questo caso è ideologo e realizzatore di successo di queste idee. Si tratta dell’idea di formare una società civile globale, in cui i confini nazionali, religiosi, etnici siano eliminati, vi è completa libertà di movimento del capitale, dove nessun governo nazionale, nessuna tradizione, nessun principio interferisce con l’ottenere il massimo profitto”, ha chiarito l’esperto

…Come chiarito da Jurij Počta, i sostenitori di Soros sono a favore dei migranti nell’UE, perché contribuiscono all’ “indeterminazione della società europea e alla scomparsa dei confini”. Questo, a sua volta, rimuove i confini anche nel movimento del capitale, il che è vantaggioso a chi detiene il potere.

“Quando dicono che è un grande difensore della democrazia liberale, questa è la loro retorica (dei media occidentali. – RT). Se il liberalismo è senza limiti, allora lì non c’è democrazia. I diritti dei pochi individui che hanno raggiunto il massimo successo sono protetti, e tutti gli altri sono perdenti. Questa è una celebrazione del gruppo mondiale neoliberista”, ha concluso Jurij Počta

…Come notato da Alexander Domrin, Professore alla Facoltà di Giurisprudenza dell’HSE (n.d.T. Higher School of Economics), è necessario tener conto che i creatori e gli attuali proprietari del Financial Times britannico rappresentano gli interessi dei ricchi.

“Il Financial Times è uno dei megafoni [degli interessi dei ricchi], e non c’è nulla di sorprendente nel fatto che la pubblicazione definisca Soros l’uomo dell’anno. Certo, questo dà un segnale a tutti gli altri globalisti che dicono, noi non siamo sconfitti, restiamo a capo dell’economia mondiale, George Soros è vivo in eterno, sarà sempre con noi”, ha spiegato Domrin a RT.

Secondo l’esperto, la scelta del Financial Times può essere considerata come una sorta di messaggio: “I globalisti subiscono una sconfitta (come sperano, temporanea) a causa della vittoria di Trump, ma esigono rivincita”.»

https://comedonchisciotte.org/la-celebrazione-del-gruppo-mondiale-neoliberista-perche-il-financial-times-ha-scelto-soros-come-uomo-dellanno/

https://russian.rt.com/world/article/584999-soros-chelovek-goda-financial-times

Ebbene, come è evidente, il suddetto articolo sostiene l’interpretazione del mondialismo come lotta di classe, interpretazione che ho più volte confutato, vedi per esempio qui:

Il mondialismo non è una lotta di classe, è un delirio culturale

https://luigicocola.wordpress.com/2017/07/15/il-mondialismo-non-e-una-lotta-di-classe-e-un-delirio-culturale/

e qui:

Luci e ombre del pensiero di Renaud Camus sul mondialismo

https://luigicocola.wordpress.com/2018/02/10/luci-e-ombre-del-pensiero-di-renaud-camus-sul-mondialismo/

Il nodo della questione è che, quando l’islamizzazione dell’Europa raggiungerà un punto critico, gli islamici prenderanno il potere e allora essi restaureranno gli Stati, cioè annulleranno la volontà dei signori del globalismo come George Soros, che è quella di eliminarli (eliminare i confini degli Stati vuol dire eliminare gli Stati).

Nell’Islam l’eliminazione dello Stato è semplicemente impensabile (come tutti sanno o dovrebbero sapere).

Il mondialismo non ha quindi nulla di razionale e la mia conclusione (mia e di nessun altro) è che il mondialismo è un delirio culturale.

Per accertarsi che sia una conclusione affermata solo da me (al 30 dicembre 2018), basta cercare con Google le seguenti frasi comprese le virgolette:

“il mondialismo è un delirio culturale”

“globalism is a cultural delusion”

“le mondialisme est un délire culturel”.

Copyright © 2018 Luigi Cocola. Tutti i diritti riservati.

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La marcia indietro del “Financial Times”

22 gennaio 2013

Oggi il Financial Times, che il 20 gennaio aveva pubbblicato l’editoriale di Wolfgang Münchau Monti is not the right man to lead Italy (ossia Monti non è l’uomo giusto per guidare l’Italia), fa marcia indietro e pubblica un articolo pro Monti (e quindi pro Bersani che ne vuole continuare l’opera).

Così la voce della ragione, quella dell’editorialista del Financial Times stesso, Wolfgang Münchau, viene oscurata dai poteri forti che stanno dietro l’euro.

Infatti l’articolo del Financial Times di oggi non è la correzione di un errore della ragione, è il richiamo del padrone.

Ma:

“Voce dal sen fuggita

Poi richiamar non vale:

Non si trattien lo strale,

Quando dall’arco uscì”

(Pietro Metastasio, Ipermestra, Atto secondo, Scena prima)

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Il “Financial Times” su Berlusconi la pensa all’incirca come me

21 gennaio 2013

Nel mio post del 18 gennaio, intitolato Berlusconi vuole vincere? Proponga l’uscita dall’euro, ho scritto:

“Berlusconi vuole vincere? Proponga seriamente l’uscita dall’euro. Ne faccia il suo cavallo di battaglia, non si limiti a qualche battutina (da smentire il giorno dopo). Chieda pubblicamente a un economista antieuro italiano, ad esempio Alberto Bagnai o Loretta Napoleoni (i primi che mi vengono in mente), di far parte del suo governo.”

https://luigicocola.wordpress.com/2013/01/18/berlusconi-vuole-vincere-proponga-luscita-dalleuro/

Il 20 gennaio il Financial Times ha pubblicato l’editoriale di Wolfgang Münchau Monti is not the right man to lead Italy.

Il testo originale integrale è reperibile sul blog di Marco Barsotti:

http://innice.typepad.com/blog/2013/01/financial-times-monti-is-not-the-right-man-for-italy-testo-integrale.html

Per la traduzione italiana: Financial Times: Monti non è l’uomo giusto per guidare l’Italia, traduzione integrale a cura di Federica Agostini.

http://www.forexinfo.it/Financial-Times-Monti-non-e-l-uomo

Ringrazio Marco Barsotti e Federica Agostini.

Vediamo dunque alcuni brani dell’articolo di Wolfgang Münchau:

“Like the other countries on the eurozone’s southern rim, Italy faces three options. The first is to stay in the euro and take on alone the burden of full adjustment. By this I mean both economic adjustment, in terms of unit labour costs and inflation; and fiscal adjustment. The second is to stay in the eurozone, contingent on shared adjustment between creditor and debtor nations. The third is to leave the euro. Successive Italian governments have tried a fourth option – stay in the euro, focus on short-term fiscal adjustment only and wait.”

In italiano:

“Come gli altri paesi meridionali della zona euro, l’Italia deve scegliere tra tre opzioni. La prima è quella di rimanere nell’euro e farsi carico del peso necessario al recupero e all’adeguamento fiscale. Intendendo sia l’adeguamento economico, in termini di costi del lavoro e inflazione, sia di bilancio. La seconda opzione è quella di rimanere nella zona euro, ma subordinata alla regolamentazione condivisa tra creditori e Paesi debitori.Terza possibilità: lasciare l’euro. La successione di governi italiani ha inoltre portato avanti una quarta opzione: rimanere nell’euro concentrandosi esclusivamente sul risanamento a breve termine dei conti pubblici e attendere.”

“On the right, the alliance of Mr Berlusconi and the Northern League has been behind in the polls but is making advances. So far, the former prime minister has had a good campaign. He has delivered an anti-austerity message that has struck a chord with a disillusioned electorate. He also keeps criticising Germany for its reluctance to accept a eurozone bond and to allow the ECB to buy Italian bonds unconditionally.

You could interpret this as an option-two stance: insist on symmetrical adjustment or get out. We know Mr Berlusconi only too well, however. He was a prime minister for long enough to have shaped such a debate much earlier. To become credible, he must produce a clear strategy that maps out the choices in detail. All we have now are television soundbites. “

In italiano:

“A destra, invece, l’alleanza di Silvio Berlusconi con la Lega Nord è stata indietro per parecchio tempo nei sondaggi, anche se adesso sembra guadagnare terreno. Sino ad oggi, la campagna elettorale dell’ex presidente è stata buona; il messaggio anti-austerity sembra aver colpito una parte degli elettori più disillusi. Continua, invece, il forte criticismo nei confronti della Germania, da ormai troppo tempo restia alla creazione di bond Europei checonsentirebbero alla BCE di comprare incondizionatamente titoli Italiani.

A questo punto si può interpretare la situazione come un bivio: insistere sugli aggiustamenti simmetrici [tra paesi creditori e paesi debitori] oppure uscire [dall’euro]. Tuttavia, tutti conoscono Berlusconi e questo dibattito è stato aperto già da tempo. Ma per diventare credibile, a questo punto Berlusconi dovrebbe tirare fuori una strategia concreta che tracci nel dettaglio ogni possibilità di scelta futura [compresa quindi l’uscita dall’euro], mentre fino ad oggi l’unica cosa cui abbiamo assistito sono commenti e dibattiti televisivi.”

Insomma Berlusconi non deve restare nel vago, pronto a fare marcia indietro al primo stormir di fronda: lasci perdere i tatticismi politici, prenda il toro per le corna e agisca in modo chiaro e deciso. Altrimenti non è credibile.

Wolfgang Münchau conclude il suo editoriale così:

“Italy still has a few choices open. But it has to make them.”

In italiano:

“L’Italia ha ancora qualche possibilità, ma è ora di scegliere.”

Da notare con grande attenzione ciò che scrive Wolfgang Münchau del futuro di Monti:

“As for Mr Monti, my best guess is that history will accord him a role similar to that played by Heinrich Brüning, Germany’s chancellor from 1930 to 1932. He, too, was part of a prevailing establishment consensus that there was no alternative to austerity.”

In italiano:

“Per quanto riguarda Monti, il mio augurio è quello che la storia gli regali un ruolo simile a quello svolto da Heinrich Brüning, cancelliere tedesco dal 1930 al 1932, anche lui sostenitore dell’idea che non vi fossero alternative all’austerità”.

Leggiamo da Wikipedia: “In piena Grande Depressione e in una situazione economica gravissima per la Repubblica, Brüning perseguì con determinazione, tramite decreti presidenziali emanati in via d’urgenza, una politica di tagli di bilancio e di deflazione, tentando di alleviare il peso del debito estero connesso al pagamento delle riparazioni di guerra decise a Versailles.

Secondo alcune letture la sua politica di rigore provocò un grave aumento della disoccupazione, contribuì ad aggravare il disagio sociale e la condizione dei ceti medi, causando il massiccio spostamento dei medio-bassi verso l’estremismo populista-nazionalista che alimentava l’area politica rappresentata dall’indotto elettorale allora controllato dal partito nazionalsocialista di Adolf Hitler.”

http://it.wikipedia.org/wiki/Heinrich_Br%C3%BCning

Ma allora qual è la migliore possibilità futura di Monti? Eccola (sempre da Wikipedia):

“Dopo l’avvento del nazismo emigrò dapprima nei Paesi Bassi (1934), quindi negli USA, ricoprendo la cattedra di pubblica amministrazione alla Harvard University. Rientrato in patria dopo la seconda guerra mondiale, insegnò economia politica a Colonia dal 1951 al 1954…”

Insomma gli augura di scappare in tempo dall’Italia e di continuare a insegnare all’università!

Lo humour di Wolfgang Münchau è un po’ sinistro, del resto non è inglese, è tedesco…

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Ecco cosa scrivono di Monti il “Financial Times” e il “Daily Telegraph”

15 dicembre 2012

Il 10 dicembre il “Financial Times” ha pubblicato un articolo di Wolfgang Münchau, intitolato “Politics have burst through a Mario Monti bubble”.

Qui c’è l’articolo in inglese riportato sul sito del Politecnico di Torino (in pdf è riportata anche la pagina originale del “Financial Times”):

http://www.swas.polito.it/services/Rassegna_Stampa/dett.asp?id=4028-164205355

Questa è la traduzione italiana:

http://www.investireoggi.it/economia/financial-times-la-politica-fa-scoppiare-la-bolla-monti/

Vediamo soltanto due passi di quest’articolo:

“Ora ci sono due cose che devono essere sistemate in Italia, entrambe profondamente politiche e oltre la portata dei tecnocrati
La prima è quella di invertire immediatamente l’austerità – essenzialmente smantellare il lavoro di Monti. Gli aumenti delle tasse e i tagli alla spesa hanno un effetto controproducente.”

“La seconda priorità è quella di scendere in campo contro Angela Merkel. Una cosa che Mr. Monti non voleva – e non era capace – di fare.”

Personalmente avrei la curiosità di sapere cosa pensano di queste non banali affermazioni del “Financial Times” alcuni attori del teatrino della politica e della cultura italiane, ad esempio l’aspirante Presidente del Consiglio Pier Luigi Bersani e il sedicente maître à penser Aldo Busi, del quale ho scritto in un post precedente:

https://luigicocola.wordpress.com/2012/11/16/unidea-perniciosa/

Vediamo adesso cosa scrive di Monti il “Daily Telegraph” (lo stesso giorno del “Financial Times”, il 10 dicembre):

“Mario Monti’s exit is only way to save Italy

Italy has only one serious economic problem. It is in the wrong currency.”

di Ambrose Evans-Pritchard

http://www.telegraph.co.uk/finance/comment/ambroseevans_pritchard/

9735757/Mario-Montis-exit-is-only-way-to-save-Italy.html

Qui c’è la traduzione italiana:

http://vocidallestero.blogspot.it/2012/12/luscita-di-mario-monti-e-lunico-modo.html

Basterà citare soltanto il titolo e il sottotitolo:

“L’uscita di Mario Monti è l’unico modo per salvare l’Italia

L’Italia ha solo un grave problema economico. Ha la valuta sbagliata. “

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