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Il problema dell’Occidente

18 gennaio 2014

Leggo sul Sole24ore del 7 gennaio 2014 l’articolo Medio Oriente, quindici anni di vuoto di potere Usa di Alberto Negri:

Vuoto di potere in Medio Oriente, così titola il New York Times prendendo atto del clamoroso fallimento della politica estera americana negli ultimi 15 anni. Iraq disintegrato, Siria nel caos, Libano sull’orlo della guerra civile. L’Egitto, dove dopo avere appoggiato i Fratelli Musulmani sostenuti dai turchi e dal Qatar, al potere sono tornati i generali; la Libia, fuori controllo, che ha inghiottito la vita dell’ambasciatore Chris Stevens; per non parlare dell’Afghanistan e dei timori che solleva un ritiro americano visto che non è ancora stato firmato l’accordo di sicurezza con l’ostinato Hamid Karzai...

http://www.ilsole24ore.com/art//2014-01-07/medio-oriente-quindici-anni-vuoto-potere-usa-064441.shtml?uuid=ABVhW3n

Ma è estremamente semplice capire qual è la vera causa del fallimento dell’attuale politica degli Stati Uniti d’America verso i paesi islamici, cioè quella degli ultimi due Presidenti, George W. Bush e Obama.

È l’idea che la Weltanschauung cristiana sia una Weltanschauung naturale e universale, che essa appartenga a tutti i popoli della Terra.

E quindi essere cristiani o musulmani è quasi lo stessa cosa, si tratta solo di differenze formali.

Se le religioni sono sostanzialmente uguali, ne discende che tutto il problema sta nella forma di governo: eliminata l’esecrabile autocrazia (quindi Saddam, Gheddafi, Mubarak, Assad, ecc. ecc.), causa di tutti i mali del mondo, il popolo musulmano automaticamente instaurerà la democrazia.

E vissero tutti felici e contenti.

Questo non è soltanto l’errore di George W. Bush e di Obama, è l’errore dell’Occidente intero.

Infatti è stato Bernard Lewis, un insigne storico inglese, a propugnare l’eliminazione del regime autocratico di Saddam (vedi il suddetto articolo del Sole24ore).

Infatti è stato Bernard-Henri Lévy, il tristemente noto filosofo francese, a spingere Sarkozy ad attaccare Gheddafi.

Vedi qui:

http://www.ilfoglio.it/soloqui/17451

e qui:

http://mondo.panorama.it/Intervista-Bernard-HenrI-Levy

Il problema dell’Occidente non è costituito dai suoi politici, ma dai suoi intellettuali.

Copyright © 2014 Luigi Cocola. Tutti i diritti riservati.

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L’Occidente sta cercando di suicidarsi e Obama si è chiuso in un fortino

15 giugno 2013

Non sarò certo io a negare la legittimità della ragion di Stato. Mi riferisco alle misure prese da Obama nel campo della privacy di internet, misure che sono state vivacemente criticate, vedi ad esempio qui:

http://www.huffingtonpost.it/2013/06/07/usa-spiati-i-giganti-del-web-barack-obama_n_3400806.html

e qui:

http://www.huffingtonpost.com/2013/06/06/nsa-prism-data-mining_n_3399310.html

Ma il punto nodale della situazione non è la legittimità della ragion di Stato, bensì il fatto, evidentissimo, che ormai la posizione di Obama è difensiva. Egli si è chiuso in un fortino. Altro che visione! Altro che sogno!

Perché Obama è arrivato a questo punto? A mio giudizio questo è il risultato obbligato di una totale mancanza di comprensione della vera natura dell’europeismo e del multiculturalismo, temi sui quali, più di un anno fa, ho scritto un saggio di scienza politica: Le nuove forme dell’utopia: europeismo e multiculturalismo – Come e perché l’Occidente cerca ripetutamente di suicidarsi.

Vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2012/09/21/per-capire-il-disastro-europeo-e-il-disastro-italiano/

e anche qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2013/01/27/gli-usa-non-capiscono-che-cosa-stia-succedendo-in-europa/

Insomma, l’Occidente sta cercando di suicidarsi e il suo campione, gli USA, si è chiuso in un fortino.

Come scrisse John Ruskin: “Quality is never an accident; it is always the result of intelligent effort”.

Un “effort” da solo non serve a nulla. Così le misure prese da Obama nel campo della privacy di internet non daranno alcun risultato utile.

Forse pretendo troppo da Obama: pretendo infatti ciò che non mi sarei mai sognato di pretendere da George W. Bush. Ma non è colpa mia che Obama sia arrivato alla presidenza degli USA in un momento storico così tragico. Lui è l’uomo sul campo, suoi sono gli onori e gli oneri.

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