Posts Tagged ‘giustizia’

Lo Stato italiano non c’è più

11 aprile 2017

Leggo sul Giornale questo articolo del 24 marzo 2017:

Treviso, giudice inseguito in auto: “Mi armo, lo Stato non c’è più”

«…Il problema della legittima difesa, continua Mascolo, “è un problema di secondo grado – accusa – come quello di asciugare l’acqua quando si rompono le tubature. Il vero problema sono le tubature e, cioè, che lo Stato ha perso completamente e totalmente il controllo del territorio, nel quale, a qualunque latitudine, scorrazzano impunemente delinquenti di tutti i colori”…»

http://www.ilgiornale.it/news/cronache/treviso-giudice-inseguito-auto-mi-armo-stato-non-c-pi-1378712.html

Il 30 settembre 2012 avevo scritto un post intitolato Il collasso cronico dello Stato italiano: cos’è e perché esiste:

«Non c’è alcun dubbio che lo Stato italiano è uno Stato cronicamente collassato (un eufemismo per non dire che è uno Stato fallito).

Questa palese, ma spiacevole, realtà viene taciuta dai politici italiani e da coloro che vivono grazie a questi ultimi, intendo coloro che lavorano nei mass media italiani. Ma anche coloro che costituiscono la cultura italiana tacciono: è un tacere di tutti, una sorta di rimozione collettiva.
E il resto del mondo fa finta di credere che le cose italiane stiano realmente come gli italiani vorrebbero.

Ma l’ingovernabilità, la malagiustizia, la pervasiva corruzione dei politici, l’assenza (salvo eccezioni) di meritocrazia (che è nell’interesse del popolo, perché consente di avere l’uomo giusto al posto giusto), l’istituzione politica delle regioni, la questione meridionale, ecc. ecc., sono tutti sintomi inequivocabili di un’estrema debolezza del potere centrale. Per non parlare poi del piccolo particolare rappresentato dal fatto che la criminalità organizzata controlla vastissime porzioni del territorio dello Stato italiano, ossia almeno diverse regioni.

A questo proposito, occorre ricordare che la definizione universalmente accettata di Stato è quella di Max Weber:

“…lo Stato è quella comunità umana che all’interno di un determinato territorio – quello del «territorio» costituisce un segno distintivo – rivendica per sé (con successo) il monopolio dell’uso legittimo della forza fisica.”
(Max Weber, La politica come professione, Armando, 2005, pagg. 32-33).

Qual è la causa del collasso cronico dello Stato italiano?

Non essendoci in Italia la separazione tra Stato e Chiesa (né tantomeno la cosiddetta soluzione inglese, ossia la subordinazione della Chiesa allo Stato, invenzione antichissima di Costantino il Grande, che fu adottata non solo dagli inglesi, ma anche da altri popoli nordici, p.e. i norvegesi), lo Stato italiano è collassato, perché il principio cardine del Cristianesimo è il divieto assoluto della forza fisica, perfino come legittima difesa (principio che confligge ovviamente con lo Stato)…».

https://luigicocola.wordpress.com/2012/09/30/il-collasso-cronico-dello-stato-italiano-cose-e-perche-esiste/

Vedi anche quest’altro mio post del 2 novembre 2012:

https://luigicocola.wordpress.com/2012/11/02/e-sbagliato-spiegare-i-difetti-della-societa-italiana-in-termini-di-questione-morale/

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Il mondialismo è contro la Ragione

3 febbraio 2015

Il mondialismo, ossia l’internazionalismo di David Rockefeller, è contro la Ragione.

A dimostrarlo è il fatto che esso vuole abolire lo Stato, il quale, invece, è una necessità della Ragione, una necessità razionale.

Infatti non è umanamente possibile eliminare i conflitti attuati per mezzo del potere della forza fisica, il quale, secondo Bertrand Russell, è uno dei tre principali tipi di potere (essendo gli altri due il potere economico e il potere della propaganda).

Non essendo possibile eliminare i conflitti attuati per mezzo del potere della forza fisica, tranne che nei sogni del millenarismo cristiano, allora lo Stato è necessario, in quanto esso è il mezzo naturale e universale per gestire i suddetti conflitti, sia che essi si presentino nella forma di aggressione di stranieri, sia che essi si presentino nella forma di torti reciproci all’interno di una comunità, come scrive Thomas Hobbes.

Nel primo caso lo Stato difende la comunità con l’esercito, nel secondo con la legge.

Infatti le due funzioni essenziali dello Stato sono l’esercito e la legge, concetto sul quale concordano Machiavelli, Hobbes e Bobbio.

Esistono anche funzioni accessorie dello Stato, per esempio le politiche di redistribuzione delle risorse economiche.

Senza Stato, quindi, non può esserci un esercito, ci sarebbe invece, in caso di aggressione di stranieri, una moltitudine di individui che combattono disordinatamente e inefficacemente.

Senza Stato non può esserci legge e giustizia, ci sarebbero solo vendette e faide interminabili.

Senza Stato non può esserci stato sociale, ossia welfare state, ci sarebbe solo sfruttamento del più forte verso il più debole e miseria ovunque.

Questo è ciò che ci aspetta se lo Stato sarà completamente smantellato e distrutto.

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Chi c’è dietro la rivolta dei forconi?

11 dicembre 2013

Mi ero ripromesso di prendermi una pausa e di non scrivere più nulla, per un bel pezzo almeno, ma è difficile rimanere in silenzio quando l’indignazione fa aumentare la pressione arteriosa.

La colpa, in verità, è delle news di Google. O forse mia, che non dovrei leggerle. Fatto sta che mi sono imbattuto, come è accaduto altre volte in passato, in un articolo del Sole24ore, l’ineffabile giornale della Confindustria. Articolo riportato, appunto, dalle news di Google.

L’articolo è il seguente:

Forconi, chi c’è dietro la rivolta? Ecco le cinque ragioni per cui sono scesi in piazza, di Silvia Sperandio:

“Blocchi stradali e ferroviari, assalti urbani, presidi, cortei, volantinaggi. In due giorni, dalle 22 di domenica scorsa, l’Italia si è bloccata a causa della mobilitazione dei «Forconi». Guerriglia urbana a Torino, paralisi dei treni in Liguria, caos a Milano, tensioni in Triveneto e Emilia-Romagna, disagi al Sud, soprattutto in Puglia, Campania e Sicilia. Ma chi c’è dietro questa rivolta di piazza, e quali sono le rivendicazioni portate avanti? Non è facile rispondere [il corsivo è mio]…”

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2013-12-10/-forconi-chi-c-e-dietro-rivolta-ecco-cinque-ragioni-cui-sono-scesi-piazza-172156.shtml?uuid=ABnBcEj

Non è facile rispondere, afferma il Sole24ore.

Invece è facile come bere un bicchiere d’acqua: “dietro questa rivolta di piazzac‘è, in generale, una classe dirigente incapace e, in particolare, una classe politica che regge valorosamente il confronto con quella che causò la Rivoluzione Francese.

È una classe politica che, con l’euro, sta distruggendo l’Italia e gli italiani.

Ecco svelato l’arcano!

————————————–

P.S.: ho letto il commento di un lettore del Sole24ore, il quale, definendosi un liberista convinto, si chiede se i manifestanti vogliano più Stato o meno Stato. Invito chi nutrisse questo dubbio a non confondere fra Stato e statalismo, argomento su cui ho scritto l’anno scorso un post, vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2012/11/07/non-bisogna-confondere-lo-statalismo-con-lo-stato/

Quando si afferma: “Più mercato, meno Stato”, ci si riferisce appunto allo statalismo, non allo Stato.

Per esempio, gli Stati Uniti d’America sono tradizionalmente uno Stato senza statalismo.

Che poi ci sia in Italia un apparato politico sovradimensionato e truffaldino, come lamenta il suddetto lettore, è un’altra cosa ancora e si tratta dell’evidentissimo effetto della corruzione, la quale a sua volta è l’effetto del fallimento dello Stato italiano. In altre parole, la corruzione è dilagante proprio perché in Italia c’è uno Stato cronicamente collassato, uno Stato fallito. Se ci fosse uno Stato degno di questo nome, come accade in tutti gli altri paesi dell’Occidente, la corruzione sarebbe molto minore e l’apparato politico non sarebbe sovradimensionato e truffaldino. Ciò anche in presenza dello statalismo, ossia del welfare state.

Per esempio, in Svezia c’è tradizionalmente un welfare state, ma l’apparato politico non è né sovradimensionato, né truffaldino.

Il nodo della questione è la giustizia: di regola gli uomini non si comportano in modo corretto per pura scelta etica personale, bensì per paura della pena.

Questo concetto risale ad Aristotele ed ha attraversato tutta la storia della filosofia, passando per Hobbes e l’Illuminismo (vedi a questo proposito Nicola Abbagnano, Dizionario di Filosofia, 1971, UTET, pagg. 656-657).

E non ci può essere una giustizia funzionante in uno Stato fallito, perché uno Stato fallito non è in grado di infliggere pene, non è in grado di punire i colpevoli.

Senza una pena (adeguata!) che l’accompagni, una legge è solo un’esortazione o una predica.

Vedi a questo proposito un mio vecchio post:

https://luigicocola.wordpress.com/2012/11/02/e-sbagliato-spiegare-i-difetti-della-societa-italiana-in-termini-di-questione-morale/

Vedi anche qui, dove si parla del collasso cronico dello Stato italiano:

https://luigicocola.wordpress.com/2012/09/30/il-collasso-cronico-dello-stato-italiano-cose-e-perche-esiste/

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L’Italia ha bisogno di una nuova destra

15 ottobre 2013

Nel post precedente ho evidenziato che la sinistra italiana attuale, invece di perseguire il suo scopo legittimo, che è quello di rappresentare e difendere gli interessi della classe lavoratrice, persegue uno scopo illegittimo, che è quello di eliminare lo Stato, adoperando come mezzo l’euro e l’europeismo.

C’è da aggiungere che essa, oltre all’euro e all’europeismo, adopera anche un altro mezzo per eliminare lo Stato: il multiculturalismo e una politica di immigrazione senza freni (vedi ad esempio il Ministro del governo Letta Cécile Kyenge).

Il punto è che lo Stato è indispensabile. Come scrive Norberto Bobbio: “la società senza Stato” è un “salto fuori della storia” (Norberto Bobbio, Stato, governo, società, Einaudi, 1995, pag. 124).

Queste parole di Bobbio sono un modo elegante per dire che lo Stato è indispensabile e che è sempre esistito.

Solo la destra può salvare il popolo italiano dalla catastrofe.

Grillo infatti è fuorigioco: egli non può essere un leader politico a causa della sua fedina penale sporca (un incidente stradale di molti anni fa, per il quale fu condannato in via definitiva per omicidio colposo), che gli impedisce di stare in Parlamento. Senza un leader che li guidi dentro il Parlamento, gli eletti del Movimento cinque stelle non riescono, com’è ben noto, a esprimere una linea politica comune. Di conseguenza, non possono raggiungere alcun obiettivo politico. È come un esercito senza comandante, nel quale ciascuno combatte individualmente, senza coordinazione e senza strategia. È ovvio che tale esercito non può vincere.

Non resta quindi che la destra. Ma la destra italiana è una destra antica, irrazionale e soprattutto incapace di criticarsi e di correggersi. È una destra, infatti, ancora prigioniera del mito di Mussolini.

Eppure trattasi di un leader politico che commise due enormi, immensi, imperdonabili errori:

1) allearsi con Hitler e il nazismo. Per esempio le leggi razziali fasciste, che furono emanate nel 1938, sono una delle nefaste conseguenze dell’alleanza con Hitler. Infatti l’Asse Roma Berlino risale al 1936. L’alleanza con Hitler non era inevitabile, come taluni pensano: altri, come Francisco Franco in Spagna, restarono neutrali.

2) vendere lo Stato italiano per un piatto di lenticchie, ossia vendere il Risorgimento. Di che cosa sto parlando? Dei Patti Lateranensi e della creazione dal nulla dello Stato della Città del Vaticano (1929).

Il punto è che non può esistere uno Stato degno di questo nome se c’è accanto il potere temporale della Chiesa. Lo Stato italiano è uno Stato cronicamente collassato, ossia è uno Stato fallito, proprio a causa di tale potere temporale, come ho spiegato in dettaglio più volte, nei miei post e nei miei due saggi di scienza politica.

Cosa vuol dire “Stato fallito”? Che niente di ciò che è statale funziona, a cominciare dalla giustizia.

In uno Stato fallito non è possibile far funzionare la giustizia. I politici italiani non comprendono questa elementare verità. Se si vuole far funzionare la giustizia italiana, occorre prima (ripeto: prima) realizzare uno Stato che sia tale non solo sul piano formale, ma anche sul piano sostanziale. E per far questo, occorre eliminare il potere temporale della Chiesa di Roma.

Lo Stato italiano attuale, infatti, non è in realtà uno Stato, bensì è un sistema associato Stato-Chiesa, un’entità ibrida che non può funzionare, in quanto lo Stato e la Chiesa sono due istituzioni troppo diverse fra loro. Tanto per fare un esempio: la Chiesa ha l’obbligo evangelico di perdonare, mentre lo Stato può perdonare (p.e. indulti, amnistie, ecc.), ma solo in casi assolutamente eccezionali, altrimenti si finisce nel caos. Che è precisamente la situazione in cui si trova il popolo italiano.

Sia chiaro che non c’è nulla da dire contro il Cristianesimo, anzi! Il Cristianesimo è indispensabile per l’Occidente (e anche per i paesi cristiani orientali, con la Chiesa Ortodossa). Il problema è solo il potere temporale del clero, non il Cristianesimo. Insomma, la Chiesa si deve occupare della religione, lo Stato si deve occupare della politica. È esiziale confondere questi due ruoli.

Contro una sinistra che, illegittimamente, vuole eliminare lo Stato (e ci sta riuscendo benissimo), l’unica salvezza per il popolo italiano è una nuova destra, moderna e razionale, capace di svincolarsi dagli errori del passato e di guardare al futuro.

Una destra che si assuma la responsabilità della nazione. Una destra che incarni la legittimità.

La realtà è questa: o una nuova destra o la catastrofe.

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L’ignoranza della scienza politica contagia anche Wikipedia

10 novembre 2012

Leggendo Wikipedia in italiano alla voce “democrazia” c’è da trasecolare, perché viene affermato che la democrazia è una forma di Stato, invece che una forma di governo, come anche i bambini sanno:

“La democrazia è una forma di stato…”

http://it.wikipedia.org/wiki/Democrazia

Meno male che su Wikipedia in inglese è correttamente riportato che:

“Democracy is a form of government…”

http://en.wikipedia.org/wiki/Democracy

Per chi avesse qualche dubbio sul corretto significato di “government”:

“States are served by a continuous succession of different governments.”

http://en.wikipedia.org/wiki/Government

C’è da rimarcare che le classificazioni delle forme di governo sono parecchie.

Norberto Bobbio, ad esempio, riporta le classificazioni delle forme di governo proposte da Aristotele, Machiavelli, Montesquieu e Kelsen (Norberto Bobbio, Stato, governo, società, Einaudi, 1995, pagg. 95-97).

Ma vediamo cosa personalmente scrive Bobbio della democrazia:

«Dall’età classica ad oggi il termine “democrazia” è sempre stato adoperato per designare una delle forme di governo…»

(Norberto Bobbio, ibid., pag. 126).

Comunque su Wikipedia in italiano è riportato correttamente che:

“Per forma di governo si intende il modello organizzativo che uno Stato assume per esercitare il potere sovrano.”

http://it.wikipedia.org/wiki/Forma_di_governo

Ne discende che senza Stato non vi può essere forma di governo, come ho scritto più volte in post precedenti.

Vedi ad esempio:

https://luigicocola.wordpress.com/2012/08/05/domanda-cose-la-democrazia/

Quindi, volendo abolire in Europa lo Stato, verrà abolita anche la democrazia, come in effetti sta vistosamente e palesemente accadendo.

Una democrazia senza Stato (così come una giustizia senza Stato) può esistere, parodiando Shakespeare, soltanto nei sogni dei nostri filosofi.

In assenza dello Stato ci ritroviamo, come spiega Thomas Hobbes, in una “guerra di tutti contro tutti” (Thomas Hobbes, De cive, Editori Riuniti, 1979, pag. 73 e pag. 87), nella quale ovviamente vincono i più forti: la Germania, le banche, la finanza internazionale, i ricchi.

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È sbagliato spiegare i difetti della società italiana in termini di questione morale

2 novembre 2012

Quando si parla dei difetti della società italiana (che sono molti, gravi e cronici), la spiegazione che usualmente se ne dà è questa: che gli italiani difettano di etica.

Se ne parla, cioè, come se fosse un problema di vizi e di virtù, ossia in termini di questione morale, che è poi un leitmotiv (ma non un monopolio) della sinistra politica italiana.

Un esempio chiarissimo di ciò si trova nel libro Toghe rotte, di cui ho già scritto in un post precedente:

https://luigicocola.wordpress.com/2012/07/10/lignoranza-ci-sta-sommergendo-2/

Toghe rotte è un libro valido e condivisibile finché parla del lavoro dei magistrati italiani (che gli autori conoscono benissimo, essendo, appunto, magistrati italiani), ossia finché non si arriva all’ultimo capitolo, nel quale gli autori dovrebbero spiegare perché la giustizia italiana funzioni così male (come essi stessi hanno ferocemente mostrato nei capitoli precedenti) e illustrarne i rimedi.

Ahimè, questo capitolo, significativamente intitolato dagli autori Il capitolo più difficile, non coglie nel segno, perché essi, ferratissimi in giurisprudenza, difettano assai della conoscenza della scienza politica, che è (ovviamente a mio personale giudizio) l’unico strumento che permetta la comprensione dei fenomeni di cui stiamo parlando.

Che essi conoscano assai poco la scienza politica è dimostrato da questa perla, che si trova a pagina 161 (Toghe rotte, a cura di Bruno Tinti, Chiarelettere Editore, quarta edizione, ottobre 2007):

“…quindi secondo le regole di separazione dei poteri inventate dopo la Rivoluzione francese…”

Questa frase (coll’aggravante del corsivo!) mostra in modo inequivocabile l’ignoranza dei concetti basilari della scienza politica. Sarebbe bastato dare uno sguardo a Wikipedia (alla voce Separazione dei poteri).

Ebbene, in Toghe rotte, a pag. 155, ossia nella seconda pagina dell’ultimo capitolo, noi possiamo leggere qual è, secondo gli autori, il rimedio alla malagiustizia italiana:

“In due parole, e cominciando dalla fine: deve cambiare tutto. Deve cambiare la cultura etica del nostro paese. Debbono cambiare quelli che fanno politica e debbono cambiare i giudici italiani.”

Come si può notare, si parla di “cultura etica”, ossia della questione morale.

Il resto del capitolo non fa che ricamare su tale questione.

E risulta incredibile la contraddizione costituita dal fatto che in tutto il libro, tranne che nell’ultimo capitolo, viene descritta la giustizia italiana come ipergarantista, perdonista e debole, mentre poi proprio nell’ultimo capitolo, nel quale si dovrebbero tirare le somme, si arriva invece ad affermare:

“Non c’è un’alternativa. O c’è una legge e la si rispetta, o la legge che si applica è quella del più forte.” (pag. 155)

“Quindi la «forza» è in concorrenza con la «giustizia».” (pag. 160)

In altre parole la giustizia, secondo gli autori, prescinde dalla forza, anzi è in antitesi con essa.

Ne discende che il rispetto della legge non può essere altro che una pura scelta etica personale.

Questa è una concezione diametralmente opposta a quella espressa dalla teoria dello Stato, secondo la quale:

a) “…lo Stato è quella comunità umana che all’interno di un determinato territorio – quello del «territorio» costituisce un segno distintivo – rivendica per sé (con successo) il monopolio dell’uso legittimo della forza fisica.(Max Weber, La politica come professione, Armando, 2005, pagg. 32-33).

b) La “forza fisica” è il “mezzo specifico” dello Stato (Max Weber, ibid., pag. 32).

c) Le “due funzioni essenziali” dello Stato sono “la milizia e i tribunali” (Norberto Bobbio, Stato, governo, società, Einaudi, 1995, pag. 124).

d) L’idea dell’«estinzione dello stato» è “un’ubbia, una specie di fissazione”, in quanto: “…non vi saranno più matrimoni infelici, incidenti automobilistici, delitti sessuali? E se vi saranno a chi spetterà il còmpito di proclamare la separazione o il divorzio, il risarcimento del danno e la pena, se non a un giudice, e a chi di farle eseguire se non a funzionari muniti di forza?” (Norberto Bobbio, Politica e cultura, Einaudi, 2005, pagg. 158-159).

Perché esistono queste due concezioni diametralmente opposte? Ebbene, si torna sempre, come ho più volte scritto, alla concezione dello stato di natura di Hobbes e a quella dello stato di natura di Locke, i due grandi filosofi inglesi del Seicento.

Se lo stato di natura del genere umano è definibile così: “…la condizione degli uomini fuori della società civile (condizione che si può ben chiamare stato di natura), non è altro che una guerra di tutti contro tutti…” (Thomas Hobbes, De cive, Editori Riuniti, 1979, pagg. 72-73), è ovvio che la questione morale non c’entra un bel nulla con i difetti della società italiana e la causa di questi ultimi risiede nel fatto che lo Stato italiano è uno Stato cronicamente collassato, ossia uno Stato fallito, che non può espletare compiutamente ed efficacemente le sue “due funzioni essenziali”, ossia “la milizia e i tribunali”, come ho scritto in post precedenti.

Vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2012/09/30/il-collasso-cronico-dello-stato-italiano-cose-e-perche-esiste/

Se invece lo stato di natura del genere umano è definibile in questo modo: “…uno stato di pace, buona volontà, mutua assistenza e conservazione…” (John Locke, Due trattati sul governo, Edizioni Plus, 2007, pag. 198), l’uomo è un essere naturalmente buono e mite, e non ha bisogno dello Stato per vivere in armonia coi propri simili. La causa dei difetti della società italiana consiste quindi nel fatto che gli italiani hanno lasciato la via naturale, ossia la retta via, quella del bene, e imboccato una via contronatura, la via del male. In altre parole essi si comportano in modo eticamente riprovevole. Ed è giusto allora parlare di questione morale.

Occorre puntualizzare che mentre la concezione hobbesiana è del tutto laica, quella lockiana è una concezione che può sembrare di natura filosofica, ma che in realtà è di natura religiosa. Leggiamo infatti quest’altro passo di Locke:

“La legge di natura, dunque, costituisce una norma eterna per tutti gli uomini, per i legislatori come per gli altri. Le norme che essi emanano per governare la condotta degli uomini devono, alla stessa stregua delle loro azioni e delle azioni altrui, essere conformi alla legge di natura, ovvero alla volontà di Dio, della quale essa costituisce una proclamazione…” (John Locke, ibid., pag. 270) .

Il grosso difetto della filosofia politica di Hobbes è che egli collega la sua teoria dello Stato con la forma di governo da lui preferita, la monarchia assoluta. Ma questo collegamento non è necessario, anzi è un artificio vero e proprio, che Hobbes adopera pro domo sua, come ho mostrato nei due saggi di scienza politica che ho scritto: Il Leviatano senza spada e Le nuove forme dell’utopia: europeismo e multiculturalismo.

Vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2012/09/21/per-capire-il-disastro-europeo-e-il-disastro-italiano/

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Stato confusionale

19 ottobre 2012

Per caso, compulsando Google, capito su un post che ha come titolo una frase di Agostino d’Ippona:

“UNO STATO SENZA GIUSTIZIA NON E’ ALTRO CHE UNA BANDA DI LADRI”

http://www.cortiledeigentili.com/it/blog/nuovo-umanesimo/item/550-11-uno-stato-senza-giustizia-non-e-altro-che-una-banda-di-ladri.html

Questa frase è diventata d’attualità perché è stata citata recentemente dal papa Benedetto XVI.

Ma la cosa assai divertente è che nel suddetto post c’è, proprio sotto il titolo, una grande immagine.

Cos’è quest’immagine? È quella, famosissima, riportata sul frontespizio della prima edizione (la cosiddetta “Head edition” del 1651) del “Leviatano” di Thomas Hobbes.

Vedi infatti:

http://it.wikipedia.org/wiki/File:Leviathan_gr.jpg

Ora, unire insieme una citazione di Sant’Agostino (il quale, oltreché santo, è anche uno dei 35 Dottori della Chiesa) con il “Leviatano” di Hobbes è cosa al contempo spiritosa e scellerata.

È appena il caso di ricordare che tutto ciò che scrisse Hobbes (l’opera omnia) fu messo all’indice dalla Chiesa di Roma (cioè nell’Index librorum prohibitorum), vedi qui:

http://search.beaconforfreedom.org/search/censored_publications/

Basta inserire il solo cognome, in questo caso Hobbes, e cliccare su Search.

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La giustizia senza Stato: ecco lo stupido e ridicolo concetto che l’intellighenzia italiana ha della giustizia

18 ottobre 2012

Leggo sul Fatto Quotidiano del 16 ottobre Alcune proposte contro il marcio, un articolo di Paolo Flores d’Arcais, direttore di MicroMega.

Con altro titolo, Come sconfiggere il partito dell’impunità, si trova anche in rete:

«Come direbbe Giulio Cesare, “Italia est omnis divisa in partes tres”: il partito della legalità, il partito dell’impunità, il partito dei quaquaraquà. Quest’ultimo è decisivo, poiché denunciando come manichea l’intransigenza nella lotta contro l’impunità, garantisce i “porci comodi” di ladri corrotti e mafiosi. Col belletto della buona coscienza “moderata”, per soprammercato…

…L’impotenza del partito della legalità non è affatto una fatalità, però, come troppi ormai si sono rassegnati a pensare. Possiamo re-agire. Con la mobilitazione e con iniziative istituzionali, utilizzando in sinergia il web, la piazza, le procedure che la Costituzione offre.»

http://temi.repubblica.it/micromega-online/come-sconfiggere-il-partito-dellimpunita/

Come può pensare Flores d’Arcais che una di quelle che Bobbio chiama «le due funzioni essenziali» dello Stato, ossia «la milizia e i tribunali» (Norberto Bobbio, Stato, governo, società, Einaudi, 1995, pag. 124), possa essere svolta efficacemente e compiutamente da parte dello Stato italiano, che è uno Stato fallito, sia per l’antica mancanza di separazione tra Stato e Chiesa, sia perché ha oggi rinunciato alla sua sovranità (del resto immaginaria) in favore di quell’assurdità chiamata Unione Europea?

E infatti nell’articolo suddetto non c’è traccia della parola «Stato».

Suppongo che per Flores d’Arcais sia un termine riprovevole o, forse, rimosso.

Insomma, egli pensa a una giustizia senza Stato!

Egli, nel suo articolo, arriva ad auspicare «pene americane» e «manette agli evasori».

Ma chi, chi in nome di Dio, avrà la forza, «la forza fisica», che è il «mezzo specifico» dello Stato di cui scrive Max Weber (Max Weber, La politica come professione, Armando, 2005, pag. 32), per attuare concretamente le «pene americane» e le «manette agli evasori»?

Solo lo Stato può fare questo!

Lo stupido e ridicolo concetto di una giustizia senza Stato è il tragico risultato del credere fermamente in ciò che Bobbio definisce «un’ubbia, una specie di fissazione», ossia nell’idea dell’«estinzione dello stato» (Norberto Bobbio, Politica e cultura, Einaudi, 2005, pag. 158).

Come ho più volte scritto nei post precedenti, quest’idea dell’inutilità, anzi della dannosità, dello Stato è un mito, che è nato dalla filosofia politica di John Locke e dal quale la sinistra italiana è posseduta.

Come spiega brillantemente Bobbio: «…non vi saranno più matrimoni infelici, incidenti automobilistici, delitti sessuali? E se vi saranno a chi spetterà il còmpito di proclamare la separazione o il divorzio, il risarcimento del danno e la pena, se non a un giudice, e a chi di farle eseguire se non a funzionari muniti di forza?» (Norberto Bobbio, ibid., pagg. 158-159).

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La legge anticorruzione non servirà a nulla

7 ottobre 2012

Leggo che l’appello per la legge anticorruzione lanciato da Repubblica.it ha raggiunto le 280mila firme:

«“Una legge senza compromessi”

appello di Repubblica, 280 mila sì

Crescono le adesioni all’iniziativa del nostro giornale per sollecitare l’approvazione immediata del ddl anti-corruzione. Tra i firmatari anche l’architetto Renzo Piano, l’attore Antonio Albanese, il ct Prandelli, lo scrittore Ammaniti»

http://www.repubblica.it/politica/2012/10/07/news/appello_7_ottobre-44023370/

Ebbene, quandanche fosse emanata una perfetta legge anticorruzione, essa sostanzialmente non servirebbe a niente, perché lo Stato italiano, essendo cronicamente collassato, non è in grado di esercitare compiutamente “le due funzioni essenziali” dello Stato, le quali, come scrive Bobbio, sono: “la milizia e i tribunali” (Norberto Bobbio, Stato, governo, società, Einaudi, 1995, pag. 124).

Ho scritto in dettaglio sulla causa del collasso cronico dello Stato italiano in un post precedente:

https://luigicocola.wordpress.com/2012/09/30/il-collasso-cronico-dello-stato-italiano-cose-e-perche-esiste/

Riassumendo, in Italia non c’è separazione tra Stato e Chiesa e l’effetto di ciò è l’inibizione dell’uso legittimo della forza fisica da parte dello Stato, in quanto il principio cardine del Cristianesimo è il divieto assoluto della forza fisica, perfino come legittima difesa:

“…se uno ti colpisce alla guancia destra, volgigli anche la sinistra.”
(Bibbia Emmaus, Edizioni San Paolo, 1998, Matteo, 5,39)
“Se qualcuno ti percuote su una guancia, porgigli anche l’altra…”
(Bibbia Emmaus, Edizioni San Paolo, 1998, Luca, 6,29)

In altri termini, viene inibito ciò che Max Weber chiama “mezzo specifico” dello Stato, ossia “la forza fisica” (Max Weber, La politica come professione, Armando, 2005, pag. 32).

Le leggi italiane, insomma, hanno un’efficacia assai scarsa, perché, come genialmente scrive Hobbes, i “…patti senza la spada non sono che parole…” (Thomas Hobbes, Leviatano, 2009, Laterza, pag. 139).

La spada è l’antico simbolo biblico della forza (vedi Bibbia Emmaus, pag. 2450).

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Il collasso cronico dello Stato italiano: cos’è e perché esiste

30 settembre 2012

Non c’è alcun dubbio che lo Stato italiano è uno Stato cronicamente collassato (un eufemismo per non dire che è uno Stato fallito).

Questa palese, ma spiacevole, realtà viene taciuta dai politici italiani e da coloro che vivono grazie a questi ultimi, intendo coloro che lavorano nei mass media italiani. Ma anche coloro che costituiscono la cultura italiana tacciono: è un tacere di tutti, una sorta di rimozione collettiva.
E il resto del mondo fa finta di credere che le cose italiane stiano realmente come gli italiani vorrebbero.

Ma l’ingovernabilità, la malagiustizia, la pervasiva corruzione dei politici, l’assenza (salvo eccezioni) di meritocrazia (che è nell’interesse del popolo, perché consente di avere l’uomo giusto al posto giusto), l’istituzione politica delle regioni, la questione meridionale, ecc. ecc., sono tutti sintomi inequivocabili di un’estrema debolezza del potere centrale. Per non parlare poi del piccolo particolare rappresentato dal fatto che la criminalità organizzata controlla vastissime porzioni del territorio dello Stato italiano, ossia almeno diverse regioni.

A questo proposito, occorre ricordare che la definizione universalmente accettata di Stato è quella di Max Weber:

“…lo Stato è quella comunità umana che all’interno di un determinato territorio – quello del «territorio» costituisce un segno distintivo – rivendica per sé (con successo) il monopolio dell’uso legittimo della forza fisica.”
(Max Weber, La politica come professione, Armando, 2005, pagg. 32-33).

Qual è la causa del collasso cronico dello Stato italiano?

Non essendoci in Italia la separazione tra Stato e Chiesa (né tantomeno la cosiddetta soluzione inglese, ossia la subordinazione della Chiesa allo Stato, invenzione antichissima di Costantino il Grande, che fu adottata non solo dagli inglesi, ma anche da altri popoli nordici, p.e. i norvegesi), lo Stato italiano è collassato, perché il principio cardine del Cristianesimo è il divieto assoluto della forza fisica, perfino come legittima difesa (principio che confligge ovviamente con lo Stato):

“…se uno ti colpisce alla guancia destra, volgigli anche la sinistra.”
(Bibbia Emmaus, Edizioni San Paolo, 1998, Matteo, 5,39)
“Se qualcuno ti percuote su una guancia, porgigli anche l’altra…”
(Bibbia Emmaus, Edizioni San Paolo, 1998, Luca, 6,29)

Da puntualizzare che il divieto cristiano della forza non impedisce che quest’ultima possa essere usata a livello privato, individuale, perché in tal caso si tratta di un peccato e quindi è ammissibile. È a livello pubblico che il divieto fa sentire tutta la sua potenza.
Lo Stato non può usare la forza, i criminali (i peccatori) si.
Infatti il divieto cristiano della forza rende la forza illegittima, quindi lo Stato non può usarla, perché lo Stato è il luogo della legittimità.
Senza la legittimità lo Stato non potrebbe esistere, come ci viene ottimamente spiegato da Robert A. Dahl (Robert A. Dahl, Introduzione alla scienza politica, Il Mulino, 1970, pagg. 77-79).
Se la forza fisica diventa illegittima, lo Stato (il luogo della legittimità) non può usarla, perché non può esistere un uso legittimo (vedi la suddetta definizione di Stato di Max Weber) di un qualcosa che di per sé, ossia intrinsecamente, è illegittimo.

Negli altri popoli dell’Occidente lo Stato non è collassato, proprio perché o c’è la separazione tra Stato e Chiesa o c’è la subordinazione della Chiesa allo Stato.
Per quanto riguarda poi i popoli cristiani d’Oriente (p.e. in Russia), c’è solo quest’ultima situazione, perché essi nacquero dall’Impero romano d’Oriente, le cui basi furono create da Costantino il Grande.

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