Posts Tagged ‘globalizzazione’

Vorrei ricordare che…

16 novembre 2016

Vorrei ricordare che il 23 febbraio 2015 avevo scritto:

«Questi sono i risultati del sogno mondialista: povertà e guerra.

Il mondialismo è un crimine contro l’umanità.»

https://luigicocola.wordpress.com/2015/02/23/il-mondialismo-e-un-crimine-contro-lumanita/

È del 31 ottobre 2016 il famoso discorso di Peter Thiel in favore di Donald Trump:

https://luigicocola.wordpress.com/2016/11/10/le-contraddizioni-della-silicon-valley/

In tale discorso Peter Thiel parla proprio della povertà e della guerra come ragioni per votare Donald Trump.

È vero che egli non nomina i termini “globalism” (mondialismo in inglese), “New World Order” e neanche “globalization”, ma Trump stesso ha detto:

«We will no longer surrender this country, or its people, to the false song of globalism.

The nation-state remains the true foundation for happiness and harmony. I am skeptical of international unions that tie us up and bring America down, and will never enter America into any agreement that reduces our ability to control our own affairs.»

https://www.donaldjtrump.com/press-releases/donald-j.-trump-foreign-policy-speech

E infine vorrei ricordare che il 7 marzo 2016 avevo scritto:

«Il mondialismo durerà meno del comunismo, una delle altre ideologie antistato, il quale è durato settantaquattro anni: dalla rivoluzione russa del 1917 al dissolvimento dell’Unione Sovietica nel 1991.

Il motivo è semplice da capire: il comunismo, ossia la teoria marx-engelsiana, non solo rimanda l’eliminazione dello Stato a un indeterminato futuro (a differenza del mondialismo), e quindi rimanda sine die i tremendi danni correlati a quest’eliminazione (p.e. l’immigrazione islamica incontrollata), ma oltre a ciò utilizza la via dell’anticapitalismo, invece di quella dell’ultracapitalismo utilizzata dal mondialismo.

Così, nell’ambito dell’economia, se da un lato il comunismo vieta l’arricchimento privato (il che è un elemento negativo), dall’altro sconfigge la povertà (il che è un elemento fortemente positivo), povertà che invece viene inevitabilmente prodotta dall’ultracapitalismo, il quale non è il normale capitalismo, quello a cui siamo stati abituati per molto, moltissimo tempo, ma è un capitalismo ingiusto e distruttivo, cioè un capitalismo privo del contrappeso dello Stato…

In altre parole il mondialismo, come ideologia antistato, è molto più virulento e devastante del comunismo e provoca quindi reazioni contrarie molto più rapide e intense.

Non solo da parte dei popoli nei quali il mondialismo non ha attecchito (praticamente tutti tranne quelli occidentali), ma anche da parte di coloro che Arnold J. Toynbee chiamerebbe “proletariato interno”.

Al momento presente, infatti, i proletariati interni dei popoli storicamente più volitivi e determinati dell’Occidente si stanno vistosamente ribellando al mondialismo che li affligge (vedi Marine Le Pen, Donald Trump, ecc. ecc.) e lo possono facilmente fare perché nella cultura occidentale vige la democrazia: al popolo viene data periodicamente la possibilità di scegliere chi lo governerà per un determinato lasso di tempo. E questa possibilità di scelta non può essere tolta impunemente, perché ciò legittimerebbe una rivoluzione violenta.»

https://luigicocola.wordpress.com/2016/03/07/perche-il-mondialismo-durera-meno-del-comunismo/

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Troppa scienza economica rende ciechi

14 novembre 2016

Rimango stupefatto alle seguenti parole dell’economista Alberto Bagnai, pronunciate dopo la vittoria di Donald Trump alle elezioni presidenziali americane 2016 (al minuto 3.19):

«Il mondo della finanza ha bisogno di una moneta forte, questo succedeva al tempo di Churchill in Inghilterra e succede al tempo di Obama negli Stati Uniti, il mondo dell’industria ha bisogno di una moneta un po’ più debole. La vittoria di Trump viene vista come la vittoria dei diseredati, dell’antiglobalizzazione, o dei razzisti, o della Russia: queste sono tutte scemenze. Trump è un pezzo di establishment, è il pezzo di establishment al quale fa più comodo un dollaro un po’ più debole. Punto.»

Quindi, secondo Bagnai, non c’entra nulla l’argomento “Nationalism vs. Globalism” di cui ha scritto Robert W. Merry nel suo articolo intitolato appunto Trump vs. Hillary Is Nationalism vs. Globalism, 2016 e pubblicato da The National Interest (4 maggio 2016):

https://luigicocola.wordpress.com/2016/06/02/donald-trump-grida-il-re-e-nudo/

E, sempre secondo Bagnai, non c’entrano nulla la povertà e la guerra, come ha detto invece Peter Thiel nel suo famoso discorso in favore di Donald Trump al National Press Club (31 ottobre 2016):

https://luigicocola.wordpress.com/2016/11/10/le-contraddizioni-della-silicon-valley/

No, si tratta solo e semplicemente di un bisticcio tra capitalisti: tra i capitalisti del mondo della finanza e i capitalisti del mondo dell’industria.

Certo, come no.

Troppa scienza economica rende ciechi.

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Donald Trump grida: il Re è nudo

2 giugno 2016

La via capitalista (o meglio ultracapitalista) delle ideologie antistato, come l’ho definita in un post dell’anno scorso, ha diversi nomi e i più diffusi sono: in lingua inglese “globalism”, in lingua francese “mondialisme” e in lingua italiana sia “globalismo” che “mondialismo”.

Quest’ideologia antistato ha imposto una sua truffaldina narrazione in cui si presenta non come ideologia (quale effettivamente è), ma bensì come processo storico ineluttabile, il che significa lanciare questo messaggio: arrendetevi, è inutile qualsiasi resistenza.

Così i nomi truffaldini che essa assume sono: “globalization” in inglese, “mondialisation” in francese e sia “globalizzazione” che “mondializzazione” in italiano.

È un piccolo sporco trucco semantico: i suffissi -tion, -zione formano nomi di azione, mentre i suffissi -ism, -isme, -ismo formano nomi astratti.

In tal modo si vuole sottolineare che trattasi di un processo naturale indipendente dalla volontà umana e non di una costruzione ideologica (che dipende ovviamente da una deliberata volontà).

Questa è una vera e propria frode della propaganda mondialista, come ho scritto più volte:

https://luigicocola.wordpress.com/tag/globalizzazione/

Ma lo sporco trucco semantico non può più essere accettato ed ecco che Donald Trump usa il termine giusto, è come se gridasse: il Re è nudo.

«We will no longer surrender this country, or its people, to the false song of globalism.»

https://www.donaldjtrump.com/press-releases/donald-j.-trump-foreign-policy-speech

Ed ecco come Robert W. Merry giustamente commenta nel suo articolo Trump vs. Hillary Is Nationalism vs. Globalism, 2016 pubblicato il 4 maggio 2016 da The National Interest:

«It’s impossible to say at this early stage in the political season whether Trump, the candidate of the New Nationalism, actually has a chance to win the presidency. But, win or lose, he has shaken up the political system, introduced powerful new rhetoric and opened up a new political fault line between nationalism and globalism that isn’t going away anytime soon. For the globalist elites of America, it’s an entirely new era.»

http://nationalinterest.org/feature/trump-vs-hillary-nationalism-vs-globalism-2016-16041

Per approfondire:

https://luigicocola.wordpress.com/2016/03/07/perche-il-mondialismo-durera-meno-del-comunismo/

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La globalizzazione non esiste

31 Mag 2016

Che la globalizzazione (o mondializzazione) non esista affatto e che sia in realtà una frode della propaganda mondialista lo scrivo da tempo, vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/tag/globalizzazione/

In altre parole non esiste un processo storico ineluttabile (la globalizzazione), bensì un’ideologia (il globalismo o mondialismo).

Ebbene non sono l’unico a pensarla così:

«Il termine globalizzazione perde, però, qualsiasi significato se diventa una nozione di cui si abusa e rischia di essere un alibi per interessi di ogni genere. È necessario non fraintendere il significato di questo processo e delle sue conseguenze epocali. Non sono in gioco forze naturali, ma interessi di gruppi sociali. In senso sociologico la globalizzazione non esiste, è una costruzione ideologica [per ulteriori approfondimenti si veda Touraine A., Comment sortir du liberalisme?, Fayard, Paris, 1999], solo per la sfera finanziaria è possibile parlare legittimamente di integrazione crescente [il neretto è mio].»

Vincenzo Cesareo e Mauro Magatti (a cura di), Le dimensioni della globalizzazione, Franco Angeli, 2000, pag. 91

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Analisi miserevoli III

3 Mag 2016

Leggo su Conflitti e Strategie, pubblicato anche da Sputnik, un recente articolo di Gianni Petrosillo (del 22/04/2016), intitolato La previsione di Brzezinski:

«Gli Stati Uniti non sono più una potenza assoluta anche se mantengono il dominio del cielo, del mare e della terra. Per ora. Tuttavia, la supremazia americana si è indebolita, in virtù dell’emergere di nuovi player geopolitici che, almeno a livello regionale, iniziano a tenerle testa. Per un quindicennio, dall’implosione dell’URSS fino ai primi anni del XXI secolo, gli Usa hanno coltivato il sogno dell’impero e lo hanno giustificato con un apparato ideologico di mascheramento chiamato globalizzazione. La globalizzazione, benché si presentasse, teleologicamente, come un destino inevitabile per tutti i popoli che accedevano alla civiltà (economica, finanziaria, politica, culturale e sociale) era la proiezione di questa supremazia occidentale sullo scenario internazionale. La grande narrazione idealistica si è però sfilacciata con il venir meno del sostrato geopolitico sulla quale si basava: la suddetta egemonia americana. Qualcosa resiste ancora di quell’orizzonte mitico ma sono bagliori di illusioni.»

http://www.conflittiestrategie.it/la-previsione-di-brzezinski

http://katehon.com/it/article/america-declino-la-previsione-di-brzezinski

http://it.sputniknews.com/mondo/20160502/2590481/america-usa-declino-brzezinski.html

Che la globalizzazione (o mondializzazione) non esista affatto e che sia in realtà una frode della propaganda mondialista (frode di cui molti si sono fatti portavoce, p.e. Alain de Benoist) lo scrivo da tempo, vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2016/04/12/il-cicap-luaar-la-propaganda-mondialista-la-ragione-e-i-soldi/

e qui:

https://luigicocola.wordpress.com/tag/alain-de-benoist/

Ma che per Petrosillo tutto si riduca poi a semplice e banale imperialismo degli Stati Uniti d’America mi lascia a bocca aperta dallo stupore.

Com’è possibile non vedere che siamo di fronte all’ennesima ideologia antistato, ossia al mondialismo?

Com’è possibile non vedere il disegno complessivo tracciato dalle ideologie antistato nella storia?

Com’è possibile non vedere che la spiegazione dell’imperialismo USA non collima con la realtà?

Infatti:

perché mai il PCI, il Partito Comunista Italiano, si è trasformato in PD, il partito mondialista italiano per antonomasia?

perché mai coloro che erano fanaticamente comunisti si sono trasformati in fanatici mondialisti?

perché mai il PD è il primo partito d’Italia nei sondaggi odierni?

perché mai dal cattocomunismo si è passati al cattomondialismo?

Vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2016/04/21/da-cattocomunisti-a-cattomondialisti/

Dall’analisi di Petrosillo si evince che tutto ciò è avvenuto perché i comunisti italiani avrebbero fatto all’unisono (tutti quanti!) il salto della quaglia, diventando così lacchè degli imperialisti statunitensi.

Ma questo, date le dimensioni del fenomeno, è assai inverosimile, anzi del tutto impossibile.

Non solo è impossibile che tutta la dirigenza del PCI si sia venduta al capitale, è ancora più impossibile che la base abbia seguito una tale dirigenza.

Si tratta quindi dell’ennesima analisi miserevole della tragica situazione dell’Italia, del disastro europeo e del disastro dell’Occidente intero.

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Il CICAP, l’UAAR, la propaganda mondialista, la Ragione e i soldi

12 aprile 2016

Compulsando Google sono capitato su una pagina del sito del Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sulle Pseudoscienze (CICAP), quella che riporta la recensione di Paolo Cortesi del libro Il governo mondiale e la controchiesa di Pierre Virion:

«L’idea stessa che è alla base del libro, cioè il complotto universale giudeo-massonico, è un’idea vecchia, decrepita, ormai esausta. Nessuno potrebbe negare che la globalizzazione abbia, effettivamente, caratteristiche assai vicine alla congiura planetaria: basti pensare alla struttura verticistica e all’altissimo livello di segretezza di cui si circondano le multinazionali per le loro decisioni fondamentali. Ma attualmente non ha senso interpretare tale fenomeno, assai articolato e complesso, con le categorie assolutamente semplicistiche, riduttive e faziose di Virion.»

https://www.cicap.org/n/articolo.php?id=102061

Sono d’accordissimo con il giudizio negativo sul libro recensito (vedi il mio post precedente).

Purtroppo però, come risulta evidente dal brano che ho citato, anche il CICAP lancia il messaggio (tristemente noto) che non esiste il globalismo, ossia un’ideologia, ma che esiste invece la globalizzazione, ossia un processo storico ineluttabile.

E contro un processo storico ineluttabile non puoi farci proprio niente!

È come se il CICAP affermasse, parafrasando l’Humphrey Bogart del film L’ultima minaccia (Deadline) di Richard Brooks:

«È la storia, bellezza! La storia! E tu non ci puoi far niente. Niente.»

Per capire il piccolo sporco trucco semantico dell’uso del termine “globalizzazione” (o del suo sinonimo “mondializzazione”) al posto del termine “globalismo” (o del suo sinonimo “mondialismo”) vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2015/03/11/loccidente-contro-il-resto-del-mondo/

Insomma quella del CICAP è pura propaganda mondialista!

N.B.: uno dei motti del CICAP è: “Aiutaci a tenere acceso il lume della ragione”.

E il CICAP usa questo motto per chiedere soldi agli italiani:

http://www.cicap.org/n/articolo.php?id=278044

Del resto anche l’UAAR – Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti chiede soldi agli italiani in nome della Ragione:

http://www.uaar.it/uaar/5×1000/

Dell’UAAR ho scritto qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2016/01/21/la-propaganda-mondialista-italiana-nega-levidenza/

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Le sciocchezze che si scrivono sul mondialismo

19 dicembre 2015

Se cerchiamo in internet il significato della parola “mondialismo” (in francese “mondialisme”, in inglese “globalism”), troviamo un mucchio di sciocchezze.

Il mondialismo non è ciò che viene attualmente indicato in quasi tutti i dizionari: essi ne danno una spiegazione fuorviante o addirittura, nei casi peggiori, senza senso alcuno.

Notare che in data odierna in Wikipedia in lingua italiana non esiste né la voce “mondialismo” né la voce “globalismo”, il che è molto significativo.

Il mondialismo non è un complotto demo-pluto-giudaico-massonico e neanche un complotto tout court, come ho mostrato in post precedenti.

Il mondialismo non è un processo ineluttabile della storia; notare che chi sostiene questa sciocchezza usa in genere il termine “mondializzazione”, oppure il sinonimo “globalizzazione”, il che è un piccolo trucco semantico, come ho mostrato in post precedenti.

Il mondialismo non vuole creare un unico Stato mondiale.

Il mondialismo (sono suoi sinonimi: globalismo, internazionalismo liberale, internazionalismo di David Rockefeller) è un’ideologia che vuole eliminare lo Stato dalla faccia della terra e che vuole fare ciò per mezzo dell’ultracapitalismo.

In altre parole, il mondialismo vuole instaurare, per mezzo dell’ultracapitalismo, un Nuovo Ordine Mondiale in cui non esista lo Stato.

Il mondialismo è un’ideologia antistato e come tutte le ideologie antistato è un portato del millenarismo, vedi la mia teoria unificata delle ideologie antistato.

Dato che, come ho scritto più volte, il millenarismo (detto anche chiliasmo) è un fenomeno esclusivo del Cristianesimo, anzi del Cristianesimo occidentale, l’ideologia mondialista si riscontra solo e unicamente in Occidente.

Il mondialismo, in ultima analisi, è un’ideologia di natura religiosa ed essendo tale è contro la Ragione, come ho scritto più volte.

Per un approfondimento, vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2015/02/12/le-tre-vie-delle-ideologie-antistato/

e qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2015/03/05/il-millenarismo-e-un-meme-egoista/

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Fischi per fiaschi

22 agosto 2015

Leggo un articolo di Sandro Magister pubblicato sull’Espresso il 12 agosto 2015, intitolato Da Perón a Bergoglio. Col popolo contro la globalizzazione:

«…Ma il vero “manifesto” politico di papa Bergoglio è stato il lunghissimo discorso tenuto a Santa Cruz, in Bolivia, ai “movimenti popolari” no global dell’America latina e del resto del mondo, da lui convocati attorno a sé per la seconda volta in meno di un anno, la precedente a Roma, in entrambi i casi con in prima fila il presidente “cocalero” della Bolivia Evo Morales…

…Il “popolo” in cui papa Francesco vede l’avanguardia di una rivoluzione mondiale contro l’impero transnazionale del denaro è quello che lui stesso descrive come composto da “cartoneros, riciclatori, venditori ambulanti, sarti, artigiani, pescatori, contadini, muratori, minatori”. Appartiene a questi – dice – il futuro dell’umanità. Grazie a un processo di loro ascesa al potere che “trascenda i procedimenti logici della democrazia formale”.

A giudizio del gesuita James V. Schall, già docente di filosofia politica alla Georgetown University di Washington, il discorso di Santa Cruz è “Bergoglio allo stato puro”, con una visione politica “più vicina a Gioacchino da Fiore che ad Agostino di Ippona”…

…Applauditissimo e con al fianco un compiaciuto Sánchez Sorondo, Vattimo ha perorato la causa di una nuova Internazionale comunista e insieme “papista”, con Francesco come suo indiscusso leader, l’unico capace di guidare una rivoluzione politica, culturale e religiosa contro lo strapotere del denaro, nella “guerra civile” in corso nel mondo che – ha detto – è travestita di lotta al terrorismo ma è in realtà la lotta di classe del XXI secolo contro la moltitudine di tutti gli oppositori al capitalismo…»

http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/1351113

Ho già scritto di questo discorso di Papa Bergoglio nel post precedente.

Sandro Magister non comprende la situazione: il fatto che i millenaristi che seguono la via religiosa per abbattere lo Stato siano in disaccordo con i millenaristi che seguono allo stesso scopo la via ultracapitalista è del tutto secondario e non deve oscurare il fatto di gran lunga più importante.

E cioè che entrambi vogliono, appunto, abbattere lo Stato.

Vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2015/02/12/le-tre-vie-delle-ideologie-antistato/

Scrivere che Papa Bergoglio è contro la globalizzazione, per inciso è più adatto il termine “globalismo” in quanto trattasi di un’ideologia, è assolutamente fuorviante.

Sia la Chiesa di Roma sia i globalisti vogliono portare l’Occidente (e possibilmente il mondo intero) nel Secondo Medio Evo.

E anche Gianni Vattimo ha preso fischi per fiaschi.

Ho già scritto in passato sulla miseria mentale dell’intellighenzia italiana:

https://luigicocola.wordpress.com/2014/03/27/la-tragedia-della-societa-italiana/

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Ancora sul Rapporto ISPI 2015

21 marzo 2015

Ho già scritto circa il Rapporto ISPI 2015, intitolato In mezzo al guado – Scenari globali e l’Italia, a cura di Alessandro Colombo e Paolo Magri, vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2015/03/18/il-rapporto-ispi-2015-riconosce-il-fallimento-del-mondialismo/

Voglio ribadire la grande importanza di quest’analisi dell’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (ISPI).

Da ciò che scrive Alessandro Colombo nel 1° capitolo del Rapporto, capitolo intitolato La crisi generale dell’ordine internazionale, si possono trarre le seguenti deduzioni:

1. Il mondialismo esiste, sebbene in nessuna parte del Rapporto ISPI 2015 venga usata questa parola o il suo sinonimo “globalismo”. Colombo parla invece di “un progetto esplicito d’ingegneria sociale – la transizione al mercato e alla democrazia ‒, ispirato a un universalismo politico e giuridico ereditato dal secolo precedente” (ISPI, In mezzo al guado – Scenari globali e l’Italia, pag. 21), ciò che è chiaramente un eufemismo per indicare il mondialismo. Inoltre egli parla di “Nuovo Ordine Internazionale” (ibid., pag. 20), ossia di Nuovo Ordine Mondiale.

2. Il mondialismo è capeggiato dagli Stati Uniti d’America (ibid., pag. 21).

3. Il mondialismo non è un processo storico ineluttabile, bensì è “un progetto esplicito d’ingegneria sociale”, vedi sopra.

Considerare il mondialismo un processo storico ineluttabile (che quindi è più appropriato chiamare “mondializzazione” o “globalizzazione”) non è affatto una prerogativa della sinistra come in genere si pensa, vedi p.e. cosa scrive Claudio Martini sul blog main-stream.it:

«Le segnalo, per inciso, che il termine “mondialismo” ha una genuina caratura neofascista. Non la sto accusando di nulla, è solo accuratezza etmilogica.
Negli ambienti di sinistra, si parla di “globalizzazione”. Alla fine si tratta di etichette per designare la medesima cosa: il processo di svuotamento della sovranità degli stati.»

http://il-main-stream.blogspot.it/2014/05/i-fascisti-stanno-con-mosca-non-con-kiev.html

Non è così, in realtà anche a destra si parla spesso di mondializzazione o di globalizzazione, vedi p.e. La mondializzazione di Alain de Benoist, il padre della Nouvelle Droite, che è reperibile qui:

http://www.alaindebenoist.com/pages/textes.php?lang=it

Ecco cosa scrive de Benoist:

“Lungi dal rappresentare un’aberrante deviazione dal sistema capitalista, o dal poter essere interpretata come una novità radicale o addirittura come il risultato di un complotto, la mondializzazione si situa infatti nel solco di una dinamica secolare caratteristica della natura medesima del capitalismo. «La tendenza a creare un mercato mondiale è inclusa nel concetto stesso di capitale», osservava Karl Max già nel secolo scorso. Da questo punto di vista, Philippe Engelhard non ha torto quando scrive che «la mondializzazione certamente non è che l’ultimo fuoco d’artificio dell’esplosione della modernità occidentale».”

Appare evidente che de Benoist, in linea con l’uso della parola “mondializzazione”, considera ciò un processo storico ineluttabile e non una dottrina, un’ideologia.

Sul motivo per il quale si usa “mondializzazione” e non “mondialismo” ho scritto qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2015/03/11/loccidente-contro-il-resto-del-mondo/

4. Il mondialismo è fallito (ISPI, op. cit., pag. 20).

5. Il mondialismo è fallito perché ha una “natura eccezionalmente ambiziosa (e irrealistica)” (ibid., pagg. 20-21).

Sono perfettamente d’accordo con i suddetti cinque punti.

Mentre non mi trovo affatto d’accordo (non solo su questo specifico argomento, ma in generale) con Alain de Benoist, il cui primo referente culturale, del resto, è Rousseau, come egli stesso ha esplicitato:

“Ma filiation, s’il en fallait une, ce serait plutôt: Rousseau, la Commune, le socialisme français (surtout Sorel et Pierre Leroux), les non-conformistes des années 30, la Révolution conservatrice allemande, le syndicalisme révolutionnaire italien et le situationnisme. Tirez-en ce que vous voulez”

(Alain de Benoist, Réponses, La Revue du MAUSS, n°13, 1991, pag. 129)

http://www.archiveseroe.eu/benoist-a57664181

E con questo ho detto tutto.

Rousseau è un pessimo filosofo e chi si rifà al suo pensiero, anche solo parzialmente, è fortemente in errore.

Oltretutto l’opera filosofica di de Benoist ha ben poco a che fare con la destra e, dato che le sue prime manifestazioni risalgono al 1968 (ossia ad un tempo, ormai lontano, nel quale la destra era in fortissima crisi), è lecito ritenerla niente altro che un appeasement culturale alla sinistra, appeasement che al giorno d’oggi non ha più alcun senso.

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L’Occidente contro il resto del mondo

11 marzo 2015

L’Occidente è animato attualmente da una pretesa ridicola: quella di voler imporre a tutti gli altri popoli del mondo la sua ideologia antistato, vale a dire il mondialismo.

E si crede molto furbo perché spaccia tale pretesa come processo ineluttabile della storia.

Eccone un esempio:

«In conclusione, se il fenomeno della globalizzazione appare come un fenomeno economico-sociale inevitabile e inarrestabile in quanto legato all’evoluzione della stessa società moderna…»

http://it.wikipedia.org/wiki/Globalizzazione

Notare che non vengono qui usati i termini “mondialismo” o “globalismo”, ma “globalizzazione”, che, avendo il suffisso -zione e non il suffisso -ismo, non è una dottrina, ma bensì un atto, un’azione.

Ho indicato i sinonimi di mondialismo qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2015/02/12/le-tre-vie-delle-ideologie-antistato/

Usare i termini “mondializzazione” o “globalizzazione” è un trucchetto per sottolineare che si tratterebbe di un processo storico ineluttabile e non di una dottrina, di un’ideologia.

La verità invece è che il mondialismo è un’ideologia in piena regola.

Si tratta dello scenario tipico dell’ideologia: che è quello di essere negata da chi vive all’interno di essa.

E questa ideologia, il mondialismo, è un sottoprodotto del Cristianesimo.

Anzi no: ancora peggio, è un sottoprodotto del ramo occidentale del Cristianesimo.

Quello orientale non ha niente a che fare con le ideologie antistato e il perché l’ho spiegato qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2015/02/06/il-problema-del-millenarismo/

Lasciamo andare che il mondialismo sia un’ideologia suicida, dato che ha lo scopo di eliminare quella necessità razionale che è lo Stato: ma anche se non fosse un’ideologia suicida, non è possibile pretendere che tutto il mondo debba accettare la volontà di noi occidentali.

È un vero e proprio delirio di onnipotenza: i non occidentali devono diventare come noi, con le buone o con le cattive.

Anche a costo di ammazzarli tutti.

È la guerra santa dell’Occidente.

L’Occidente contro il resto del mondo.

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