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Forse mi è venuto l’Alzheimer

25 settembre 2016

«È tornato sul tema del suo ritorno in chiusura di giornata, Grillo, quando ha salutato la folla con il suo intervento conclusivo: «Vi ricordate quando ho fatto un passo di lato? Io non ci ho mai proprio veramente creduto. Ho cercato di dividere il politico dal comico perché voi, la stampa, volevate quella cosa lì», ha aggiunto. Parlando di Renzi lo ha definito: «Questo menomato morale che abbiamo al governo». Ha intonato un blues prima di parlare, poi ha ripercorso, ma in tono più giocoso tutti i temi già affrontati durante la giornata, ricordando spesso Gianroberto Casaleggio che prima sentiva 4-5 volte al giorno, «lo facevo ridere» racconta «e ora lo sento tutti i giorni con sedute spiritiche» [il neretto è mio]. «Volevo fare un passo di lato ma la scomparsa di Gianroberto mi pone di nuovo qua. E ho di nuovo entusiasmo. Mi sto allenando per fare a nuoto da Malta a Palermo», ha concluso Beppe Grillo la prima giornata di “Italia 5 stelle” a Palermo…

…All’ipotesi di farsi da parte per lasciare il campo a un altro leader, Grillo ha risposto di no: «Io farò il capo politico, prenderò delle decisioni, perché alla fine qualcuno deve prendere delle decisioni [il neretto è mio], prima le prendeva Casaleggio e le prendevamo insieme, era diverso. Adesso sono da solo. Ci sono a tempo pieno, non farò nessun passo di lato. Voglio stare con il Movimento fino alle elezioni e vincerle. Vogliamo dimostrare che possiamo governare Torino, Roma, Palermo, Genova, Livorno anche con gli sbagli che abbiamo fatto. Questa storia ci serve e ci dà degli anticorpi».»

http://www.corriere.it/politica/16_settembre_24/grillo-palermo-ora-che-possiamo-vincere-cambiano-legge-elettorale-movimento-5-stelle-73127306-824b-11e6-8b8a-358967193929.shtml

«PALERMO – Nessun passo di lato. Anzi. Beppe Grillo si riprende la guida del M5s anche perché – dirà subito dopo – “io a quel passo di lato” annunciato un anno fa da Imola “non ci ho mai creduto”. Piuttosto, “siamo davanti alla prima fase di un grande esperimento, ci sarà una seconda fase e la inaugureremo stasera”. Il leader del Movimento 5 stelle annuncia la svolta. E riafferma il proprio ruolo al vertice: “Io farò il capo politico – è la vera novità rilanciata nel corso della giornata – e prenderò delle decisioni perché alla fine qualcuno deve prendere delle decisioni [il neretto è mio]. Prima le prendeva Gianroberto Casaleggio e le prendevamo insieme, era diverso. Adesso sono da solo. Ci sono a tempo pieno, nessun passo di lato. Vogliamo dimostrare che possiamo governare Torino, Roma, Palermo, Genova, Livorno anche con gli sbagli che abbiamo fatto. Questa storia ci serve e ci dà degli anticorpi”…

…A salire sul palco di Palermo, oltre a Grillo, anche i membri del direttorio. Roberto Fico (Vigilanza Rai) ha sottolineato: “Quando Beppe dice di tornare alle origini dice che le origini sono fondamentali: quelle sono la bussola del M5s ed è così che si diradano le nebbie. Fedeli a noi stessi”. E poi: “Credo in un movimento senza leader [il neretto è mio], trasparente, orizzontale. Un Movimento che non ha paura di dirsi le cose in faccia”. E, tra gli applausi della platea conclude: “Mai più leader [il neretto è mio], mai più deleghe”.»

http://palermo.repubblica.it/politica/2016/09/24/news/grillo

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Forse mi è venuto l’Alzheimer: non riesco a capire bene quanto riportato dal Corriere della Sera e dalla Repubblica.

È Beppe Grillo il leader del Movimento cinque stelle, come afferma Grillo stesso, oppure il Movimento cinque stelle non ha un leader, come afferma Roberto Fico?

Grillo sente sul serio Gianroberto Casaleggio “tutti i giorni con sedute spiritiche”, oppure è una battuta?

Ho le idee confuse.

Sarà l’Alzheimer.

Oppure lo Zeitgeist, vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2016/08/02/viviamo-in-unepoca-di-rincretinimento/

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Caro Grillo, non è lo smog, è l’ultracapitalismo

28 dicembre 2015

L’ultima trovata di Beppe Grillo (che ha il dono di far andare in vacca perfino le cose più serie del mondo) è quella di imputare allo smog (e anche al sindaco di Milano Giuliano Pisapia, reo di aver “distrutto 573 alberi secolari che davano ossigeno“) il notevole aumento delle morti in Italia nel 2015: che sarebbero ben 68.000 in più che nel 2014, vale a dire l’11,3% in più (stima Istat).

Questa è chiaramente una sciocchezza, come hanno commentato in molti.

Ma Grillo, nello stesso post del 27 dicembre 2015, intitolato Morti di guerra in tempo di pace #68000morti, scrive anche, e giustissimamente, che il problema sono i tagli del governo Renzi al welfare state (ossia allo stato sociale):

«Giovani o vecchi, ci si ammala sempre di più e non ci sono i soldi per le cure nè per le medicine, con la crisi i soldi è meglio usarli per mangiare (alimenti probabilmente contaminati). Si stringono i denti e si tira avanti, ma per poco. Il governo impugna la lunga falce e con la legge di stabilità taglia altri 15 miliardi di euro alla sanità in 3 anni: per gli italiani non c’è scampo. Avvelenati da una politica industriale dell’800, in mutande a causa della crisi e abbandonati dal governo. Premier e ministri non si rendono conto di ciò che accade nel Paese. Litigano per mezzo punto percentuale di PIL e fanno decreti lampo di domenica per salvare le banche mentre passeggiano incuranti sui cadaveri di 68.000 italiani che non hanno saputo proteggere. Sono una sciagura per il Paese, il prezzo della loro spocchia lo stiamo pagando col sangue. Prima se ne vanno e meglio è.»

http://www.beppegrillo.it/2015/12/

morti_di_guerra_in_tempo_di_pace_68000morti.html

Grillo, inoltre, sempre nello stesso post, cita un brano significativo dell’articolo 68 mila morti in più nel 2015? di Gian Carlo Blangiardo, professore di demografia presso l’Università di Milano Bicocca, articolo da cui il comico genovese ha tratto le cifre delle rilevazioni Istat:

«Il dato è impressionante. Ma ciò che lo rende del tutto anomalo è il fatto che per trovare un’analoga impennata della mortalità, con ordini di grandezza comparabili, si deve tornare indietro sino al 1943 e, prima ancora, occorre risalire agli anni tra il 1915 e il 1918: due periodi della nostra storia segnati dalle guerre che largamente spiegano dinamiche di questo tipo. Viceversa, in un’epoca come quella attuale, in condizioni di pace e con uno stato di benessere che, nonostante tutto, è da ritenersi ancora ampio e generalizzato, come si giustifica un rialzo della mortalità di queste dimensioni? E’ solo la naturale conseguenza del progressivo marcato invecchiamento della popolazione italiana o è (anche) un segnale di allarme? Il sistema socio-sanitario, che finora ha permesso un continuo allungamento della vita anche alle età anziane, inizia forse a subire gli effetti di una congiuntura economica meno favorevole? In altre parole ci chiediamo se i tagli alla sanità pubblica, dovuti alla crisi, abbiano accresciuto nel corrente anno il rischio di mortalità nei gruppi tipicamente più fragili: i vecchi e i “grandi vecchi”.»

http://www.neodemos.info/68-mila-morti-in-piu-nel-2015/

Ebbene, questo è uno degli effetti del mondialismo, il quale, come ho scritto più volte, vuole eliminare lo Stato dalla faccia della terra utilizzando come mezzo l’ultracapitalismo.

È chiaro che l’ultracapitalismo eliminerà progressivamente tutto il welfare state oggi esistente ed è altrettanto chiaro che ciò causerà un numero enorme di morti.

Siamo solo all’inizio.

Il mondialismo è quindi un crimine contro l’umanità, come ho già scritto qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2015/02/23/il-mondialismo-e-un-crimine-contro-lumanita/

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Il gusto amaro di aver ragione

13 agosto 2015

Mentre, nel corso degli anni, il dibattito generale è sempre stato focalizzato sull’euro (c’era perfino chi voleva spiegare la crisi economica alle nonne!), già nel 2012 identificavo il problema nella volontà suicida dell’Occidente di eliminare lo Stato:

«Oggi, dopo che la storia ha cacciato fuori dalla porta l’anarchismo e il comunismo, le due decrepite ideologie antistato di tipo filosofico, l’idea esiziale di eliminare lo Stato è rientrata dalla finestra con le sembianze dell’europeismo e del multiculturalismo.
Sono queste le nuove forme dell’Utopia, i nuovi nomi di una vecchia illusione.
L’origine e lo scopo dell’europeismo e del multiculturalismo sono gli stessi di quelli dell’anarchismo e del comunismo.
L’origine è il concetto di stato di natura di Locke, lo scopo è quello di eliminare lo Stato.»

Le nuove forme dell’utopia: europeismo e multiculturalismo – Come e perché l’Occidente cerca ripetutamente di suicidarsi (pagg. 38-39)

Più tardi, nel 2014, scrivevo in questo blog:

«Uscire da Matrix non sarà né facile né indolore.

E sbagliano completamente coloro che pensano si tratti solo di uscire dall’euro.

Ci vorrà un cambiamento ben più grande, ben più radicale.»

https://luigicocola.wordpress.com/2014/03/24/uscire-da-matrix-non-sara-ne-facile-ne-indolore/

Oggi, che il problema non sia solo l’euro, lo stanno ormai comprendendo tutti.

Come ho riportato nel post precedente, perfino quelli del Manifesto scrivono che Papa Bergoglio sta attaccando i popoli europei, il che è tutto dire.

E anche i grillini tuonano contro gli immigrati, vedi qui:

http://www.beppegrillo.it/2015/08/

quattro_proposte_sullimmigrazione_di_vittorio_bertola.html

È sempre più palese che il vero obiettivo è l’eliminazione dello Stato, come io ho sempre sostenuto.

Lo Stato italiano e gli altri Stati europei sono sotto l’attacco incrociato di coloro i quali per eliminare lo Stato utilizzano la via religiosa e di coloro i quali, allo stesso scopo, utilizzano la via ultracapitalista.

Vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2015/02/12/le-tre-vie-delle-ideologie-antistato/

La Cei (Conferenza episcopale italiana) appartiene ovviamente alla prima categoria, vedi qui:

http://www.huffingtonpost.it/2015/08/10/immigrazione-cei-grillo-salvini-piazzisti_n_7964504.html

e qui:

http://www.liberoquotidiano.it/news/personaggi/11819296/Immigrazione–Buonanno–Lega-Nord.html

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L’idea di un referendum sull’euro è un’idea sbagliata

1 gennaio 2014

Alcuni propongono di fare un referendum sull’euro, ad esempio Grillo, vedi il Messaggio di fine anno 2013 di Beppe Grillo:

L’euro non è un tabù, gli italiani attraverso un referendum dovranno decidere se adottarlo o meno.”

http://www.beppegrillo.it/2013/12/

messaggio_di_fine_anno_2013_di_beppe_grillo.html

Da parecchio tempo ormai si dibatte sulla fattibilità concreta e/o sull’opportunità di un referendum sull’euro, basta dare uno sguardo a Google.

Da questo dibattito è emersa più di una ragione per non promuovere l’idea di tale referendum.

Questa, com’è noto, è la posizione di Alberto Bagnai, vedi ad esempio qui:

http://goofynomics.blogspot.it/2012/09/quelli-che-facciamo-il-referendum.html

Bagnai cita Roger Bootle, un economista inglese che il 5 luglio 2012 vinse il Wolfson Economics Prize 2012, indetto sul seguente argomento: “the best exit plan for an EMU member state”.

Vedi qui:

http://en.wikipedia.org/wiki/Wolfson_Economics_Prize

Sia Bagnai, sia Bootle sono contrari a un referendum sull’euro dal punto di vista della scienza economica.

Per la posizione di Bootle vedi qui:

http://www.policyexchange.org.uk/images/WolfsonPrize/

wolfson%20economics%20prize%20winning%20entry.pdf

Dal punto di vista della scienza economica è infatti fortemente indicato uscire dall’euro senza annunci (ossia all’improvviso o quasi), in modo da minimizzare i danni all’economia.

Ma gli economisti non si rendono conto che questo sarebbe possibile solo per un governo autocratico.

È del tutto evidente che uscire dall’euro senza annunci sarebbe meglio, il punto è che in democrazia questo non è possibile.

L’idea del referendum sull’euro è comunque criticabile da un altro punto di vista.

A che serve un referendum se ci sono le elezioni?

L’uscita dall’euro è una decisione politica, sono quindi le elezioni stesse a costituire un referendum.

La legittimità della decisione di uscire dall’euro è fornita dalle libere elezioni democratiche.

Non c’è affatto bisogno di legittimare questa decisione due volte: la prima con le elezioni, la seconda con il referendum.

Altrimenti dovremmo fare un referendum per ciascun punto del programma politico di un partito che vinca le elezioni.

Ma questo Grillo non lo sa?

Il sospetto che Grillo parli di referendum per menare il can per l’aia e rimandare all’infinito l’uscita dall’euro è molto forte, anzi di più.

Le vie per uscire veramente dall’euro sono quindi due: o passare all’autocrazia e fare come dicono gli economisti o votare democraticamente per un partito che condanni energicamente e senza ambiguità l’euro.

A tutt’oggi c’è solo partito ad avere questa posizione: la Lega Nord di Matteo Salvini.

Vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2013/12/16/finalmente-un-leader-italiano-che-condanna-energicamente-e-senza-ambiguita-leuro/

Se nessun altro partito assumerà questa posizione, l’unica è votare alle prossime elezioni la Lega Nord.

Anche se si abitasse, poniamo, in Sicilia.

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Finalmente un leader italiano che condanna energicamente e senza ambiguità l’euro

16 dicembre 2013

Matteo Salvini è stato eletto segretario della Lega Nord.

Come riporta il Corriere della Sera:

Salvini, primo discorso da leader della Lega

«L’euro è un crimine contro l’umanità»

“Matteo Salvini è il nuovo segretario della Lega Nord. Lo ha eletto, dopo le primarie della scorsa settimana, il congresso federale del Carroccio riunito a Torino per alzata di mano.

NUOVO LEADER – Nel suo primo discorso da leader Matteo Salvini ha detto ai militanti leghisti che «l’euro è un crimine contro la nostra umanitá e prima salta l’euro prima posso riprendere la battaglia per l’indipendenza, quindi prima vivere, prima ammazzare il mostro».”

http://milano.corriere.it/milano/notizie/cronaca/13_dicembre_15/salvini-primo-discorso-leader-lega-l-euro-crimine-contro-l-umanita-73aa2104-658b-11e3-95f1-73e6b5fcc151.shtml

Dopo i tentennamenti di Berlusconi (peraltro tipici del personaggio) e l’assurda timidezza di Grillo su tale argomento, finalmente un leader italiano che condanna l’euro senza se e senza ma.

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L’Italia ha bisogno di una nuova destra

15 ottobre 2013

Nel post precedente ho evidenziato che la sinistra italiana attuale, invece di perseguire il suo scopo legittimo, che è quello di rappresentare e difendere gli interessi della classe lavoratrice, persegue uno scopo illegittimo, che è quello di eliminare lo Stato, adoperando come mezzo l’euro e l’europeismo.

C’è da aggiungere che essa, oltre all’euro e all’europeismo, adopera anche un altro mezzo per eliminare lo Stato: il multiculturalismo e una politica di immigrazione senza freni (vedi ad esempio il Ministro del governo Letta Cécile Kyenge).

Il punto è che lo Stato è indispensabile. Come scrive Norberto Bobbio: “la società senza Stato” è un “salto fuori della storia” (Norberto Bobbio, Stato, governo, società, Einaudi, 1995, pag. 124).

Queste parole di Bobbio sono un modo elegante per dire che lo Stato è indispensabile e che è sempre esistito.

Solo la destra può salvare il popolo italiano dalla catastrofe.

Grillo infatti è fuorigioco: egli non può essere un leader politico a causa della sua fedina penale sporca (un incidente stradale di molti anni fa, per il quale fu condannato in via definitiva per omicidio colposo), che gli impedisce di stare in Parlamento. Senza un leader che li guidi dentro il Parlamento, gli eletti del Movimento cinque stelle non riescono, com’è ben noto, a esprimere una linea politica comune. Di conseguenza, non possono raggiungere alcun obiettivo politico. È come un esercito senza comandante, nel quale ciascuno combatte individualmente, senza coordinazione e senza strategia. È ovvio che tale esercito non può vincere.

Non resta quindi che la destra. Ma la destra italiana è una destra antica, irrazionale e soprattutto incapace di criticarsi e di correggersi. È una destra, infatti, ancora prigioniera del mito di Mussolini.

Eppure trattasi di un leader politico che commise due enormi, immensi, imperdonabili errori:

1) allearsi con Hitler e il nazismo. Per esempio le leggi razziali fasciste, che furono emanate nel 1938, sono una delle nefaste conseguenze dell’alleanza con Hitler. Infatti l’Asse Roma Berlino risale al 1936. L’alleanza con Hitler non era inevitabile, come taluni pensano: altri, come Francisco Franco in Spagna, restarono neutrali.

2) vendere lo Stato italiano per un piatto di lenticchie, ossia vendere il Risorgimento. Di che cosa sto parlando? Dei Patti Lateranensi e della creazione dal nulla dello Stato della Città del Vaticano (1929).

Il punto è che non può esistere uno Stato degno di questo nome se c’è accanto il potere temporale della Chiesa. Lo Stato italiano è uno Stato cronicamente collassato, ossia è uno Stato fallito, proprio a causa di tale potere temporale, come ho spiegato in dettaglio più volte, nei miei post e nei miei due saggi di scienza politica.

Cosa vuol dire “Stato fallito”? Che niente di ciò che è statale funziona, a cominciare dalla giustizia.

In uno Stato fallito non è possibile far funzionare la giustizia. I politici italiani non comprendono questa elementare verità. Se si vuole far funzionare la giustizia italiana, occorre prima (ripeto: prima) realizzare uno Stato che sia tale non solo sul piano formale, ma anche sul piano sostanziale. E per far questo, occorre eliminare il potere temporale della Chiesa di Roma.

Lo Stato italiano attuale, infatti, non è in realtà uno Stato, bensì è un sistema associato Stato-Chiesa, un’entità ibrida che non può funzionare, in quanto lo Stato e la Chiesa sono due istituzioni troppo diverse fra loro. Tanto per fare un esempio: la Chiesa ha l’obbligo evangelico di perdonare, mentre lo Stato può perdonare (p.e. indulti, amnistie, ecc.), ma solo in casi assolutamente eccezionali, altrimenti si finisce nel caos. Che è precisamente la situazione in cui si trova il popolo italiano.

Sia chiaro che non c’è nulla da dire contro il Cristianesimo, anzi! Il Cristianesimo è indispensabile per l’Occidente (e anche per i paesi cristiani orientali, con la Chiesa Ortodossa). Il problema è solo il potere temporale del clero, non il Cristianesimo. Insomma, la Chiesa si deve occupare della religione, lo Stato si deve occupare della politica. È esiziale confondere questi due ruoli.

Contro una sinistra che, illegittimamente, vuole eliminare lo Stato (e ci sta riuscendo benissimo), l’unica salvezza per il popolo italiano è una nuova destra, moderna e razionale, capace di svincolarsi dagli errori del passato e di guardare al futuro.

Una destra che si assuma la responsabilità della nazione. Una destra che incarni la legittimità.

La realtà è questa: o una nuova destra o la catastrofe.

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Quello che Paul Krugman non capisce

26 febbraio 2013

Ho letto Austerity, Italian Style, l’ultimo articolo di Paul Krugman, Nobel per l’economia 2008, sul New York Times.

Qui c’è l’articolo originale (uscito il 24 febbraio 2013):

http://www.nytimes.com/2013/02/25/opinion/krugman-austerity-italian-style.html

e qui c’è la traduzione italiana pubblicata su Keynes blog, che ringrazio:

http://keynesblog.com/2013/02/25/krugman-monti-proconsole-della-germania-per-imporre-lausterita-allitalia/

Leggiamo un brano della traduzione italiana:

“E’ probabile che il partito di Mr. Monti arrivi quarto. Non solo ben dietro l’essenzialmente comico Silvio Berlusconi; Monti è dietro a un comico vero, Beppe Grillo, che, pur senza una piattaforma coerente, è diventato una forza politica importante.

E’ una prospettiva straordinaria, e tale da aver scatenato una forte discussione sulla cultura politica italiana. Ma senza cercare di difendere la politica del bunga bunga, vorrei fare l’ovvia domanda: ciò che passa attualmente per maturo realismo che benefici ha portato, esattamente, all’Italia, o alla vicenda europea nel suo insieme?

Poiché Monti era, in effetti, il proconsole messo dalla Germania per imporre l’austerità fiscale su un’economia già in difficoltà, la volontà di perseguire l’austerità senza limiti è ciò che definisce la rispettabilità nei circoli politici europei. Questo andrebbe bene se le politiche di austerità effettivamente funzionassero – ma non è così. E lungi dal sembrare maturi o realistici, i sostenitori dell’austerità suonano sempre più come petulanti e deliranti [il corsivo è mio].

Considerate come si pensava che le cose dovessero funzionare a questo punto. Quando l’Europa ha iniziato la sua infatuazione per austerità, i suoi alti funzionari hanno respinto le preoccupazioni che il taglio della la spesa e l’aumento delle tasse nelle economie depresse fossero in grado di approfondirne la depressione. Al contrario, hanno insistito sul fatto che tali politiche avrebbero effettivamente dato impulso all’economia inspirando fiducia.

Ma la fata fiducia non è comparsa. Le nazioni che hanno imposto una dura austerità hanno subito profonde crisi economiche, e più dura è stata l’austerità, più profonda è stata la crisi. In effetti, questa relazione è stata così forte che il Fondo Monetario Internazionale, con un sorprendente mea culpa, ha ammesso di aver sottovalutato il danno che l’austerità avrebbe inflitto.”

Paul Krugman capisce lucidamente (e ci mancherebbe altro) l’aspetto economico della situazione italiana ed europea: l’austerity non funziona e non può funzionare.

Per inciso, questo Obama non lo capisce: se l’avesse capito, non si sarebbe esposto a brutte figure, come il suo tragico endorsement per Monti, di cui ho scritto in vari post precedenti, ad esempio qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2013/02/15/noi-italiani-non-accettiamo-che-gli-usa-ci-dicano-chi-votare/

Ritornando a Krugman, ciò che egli non capisce è l’aspetto politico (intendo quello relativo alla scienza politica) della situazione italiana ed europea.

Il punto è che egli non capisce cos’è in realtà l’europeismo, la sua vera natura.

Esso non è altro che l’ennesimo tentativo dell’Occidente (dopo l’anarchismo e il comunismo) di eliminare lo Stato.

Questa è la tesi da me sostenuta nei post di questo blog e nei miei due saggi di scienza politica (quelli con la copertina verde sotto il titolo del blog), vedi ad esempio qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2012/07/18/perche-loccidente-cerca-ripetutamente-di-suicidarsi/

Così, quando Krugman predica il verbo di Keynes, giustissimo in sé, non comprende affatto che non è possibile applicarlo all’Unione Europea, a uno scenario, cioè, nel quale non c’è (né ci può essere) lo Stato, come ho spiegato in molti post, vedi ad esempio qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2012/08/05/domanda-cose-la-democrazia/

https://luigicocola.wordpress.com/2012/09/06/la-realta-delle-cose-e-tragica/

https://luigicocola.wordpress.com/2012/11/17/sartori-ed-io-sugli-stati-uniti-deuropa-scriviamo-le-stesse-cose/

https://luigicocola.wordpress.com/2013/01/27/gli-usa-non-capiscono-che-cosa-stia-succedendo-in-europa/

Insomma: No Stato, No Keynes.

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Ho cambiato idea su chi votare

15 febbraio 2013

Fino ad ora avevo sempre scritto che avrei votato per Grillo.

Ma il recentissimo endorsement di Obama per Monti e per chi ne continui la politica di appeasement verso la Germania e l’Unione Europea, vale a dire Bersani, mi ha fatto repentinamente cambiare idea.

Innanzitutto occorre dire forte e chiaro che gli Stati Uniti d’America non hanno più la leadership dell’Occidente: e ciò è solo colpa di Obama, non di altri.

Appoggiando l’europeismo, ossia il suicidio dell’Europa, egli dimostra solo una cosa, ossia che vuole il male dell’Europa, la quale costituisce le radici dell’Occidente.

Senza l’Europa l’Occidente non è niente!

E senza l’Occidente gli Stati Uniti d’America non sono niente!

Il suo tragico endorsement può essere dovuto o a una clamorosa incomprensione della natura destabilizzante e sovversiva dell’europeismo, il quale intende eliminare lo Stato, esattamente come il comunismo, vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2013/01/27/gli-usa-non-capiscono-che-cosa-stia-succedendo-in-europa/

o al fatto che è in malafede e vuole semplicemente distruggere l’Europa.

Personalmente propendo per la prima spiegazione, ma alla fine, quale che sia la causa del suo tragico endorsement, la conclusione degli europei che ragionano non può che essere questa: gli Stati Uniti d’America hanno perso la leadership dell’Occidente.

Forse ha ragione Marine Le Pen quando si dichiara favorevole all’uscita della Francia dalla NATO.

Come italiano, non posso che votare per Berlusconi, il quale, con tutti i suoi difetti, è l’unico che abbia gli attributi per contrastare la Merkel e la Germania.

Chi volete mandare a negoziare gli interessi di noi italiani con la politica di potenza della Germania: Grillo, che non sarà neanche eletto nel Parlamento italiano? Che è un comico di professione? Che è stato condannato in via definitiva per omicidio colposo e quindi non potrà mai essere Presidente del Consiglio?

Ma vogliamo scherzare?

MA VOGLIAMO SCHERZARE?

Siamo ormai in guerra e in questa situazione non possiamo che stringerci attorno all’unico che abbia indubbiamente dimostrato di avere capacità di leadership: Silvio Berlusconi.

Lo stesso Grillo non fa che urlare che siamo in guerra. Ma in guerra ci vuole un comandante!

O volete mandare Bersani a negoziare con la Merkel? Uno che in TV si torce le dita e si passa una mano sulla testa con aria sconsolata? Uno a proposito del quale il “Financial Times” ha scritto:

«Tuttavia Bersani – il cui partito ha sostenuto il governo tecnocratico di Mario Monti per 13 mesi finché il primo ministro non si è dimesso lo scorso Venerdì – ha chiarito che vuole giocare un ruolo di primo piano al livello dell’Unione Europea e ha affermato la sua intenzione di rispettare e dare continuità alle decisioni prese da Monti per affrontare la crisi della zona euro.»

«”Non litigherò con la Germania. Io voglio che l’Italia abbia una seria, franca e amichevole relazione con la Germania basata su argomentazioni razionali e realistiche” ha detto Bersani.»

Vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2012/12/31/una-mia-curiosita-soddisfatta/

A mali estremi, estremi rimedi.

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Le imminenti elezioni italiane e Sofocle

12 febbraio 2013

Appena sveglio, dopo il caffè, leggo, com’è mia abitudine, le news di Google e qui, spesso e volentieri, mi imbatto in un articolo del “Sole24ore”, l’ineffabile giornale della Confindustria, che mi mette di buon’umore, facendomi fare quattro risate.

L’altro ieri era la volta di un articolo di Lina Palmerini, “La «rimonta» di Grillo sul Cavaliere”, nel quale si parla della “tesi” di “Fausto Anderlini sociologo di Bologna, tra i primi ad aver intercettato il grillismo”, tesi “che Roberto Weber, presidente di Swg, condivide”:

“Ma sono soprattutto le ragioni di questo slittamento a destra del voto grillino a impegnare le riflessioni di Anderlini che tira fuori teorie freudiane anche per le urne. «Il popolo di destra, a differenza della sinistra, non elabora i lutti e le sconfitte ma preferisce rimuoverle e riposizionarsi velocemente altrove. Grillo gli consente di fare quest’operazione, un veloce cambio di casacca. Monti, invece, rappresenta esattamente il contrario: ossia, l’eleborazione [sic] del lutto di destra che ammette di aver sbagliato e che ora vuole serietà e rigore. Sono questi i due estremi di chi non sceglierà più il Cavaliere».”

Vorrei commentare che tirare per la giacca Sigmund Freud per le imminenti elezioni italiane è veramente irriverente. Come dice il proverbio: “Scherza coi fanti e lascia stare i santi”.

L’articolo del “Sole24ore”, però, insiste nei paragoni alti:

“Ma alla fine, almeno a Weber, l’appello [di Berlusconi] sembra poco efficace. «Non lo è perché Grillo dice cose di buon senso, anti-sistema, che tutti pensano. In una tragedia greca, il grillismo avrebbe il ruolo del “coro”, una specie di voce della verità mentre Berlusconi ha ormai assunto un’altra veste».”

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2013-02-10/rimonta-grillo-cavaliere-142658.shtml?uuid=Ab2pU3SH

Quest’ultima immagine, sebbene sia indubbiamente piuttosto altina, mi è piaciuta: le imminenti elezioni italiane come una tragedia greca.

Effettivamente è un paragone azzeccato.

Ma se i grillini fanno “il coro greco”, chi fa il protagonista? Berlusconi o piuttosto Bersani? Chi fa la parte del protagonista dell’«Edipo re»? A me sembra proprio che la faccia Bersani, per il ruolo che la storia, il “fato avverso”, gli ha destinato: rappresentare la sinistra, le speranze salvifiche della sinistra, per poi doverle distruggere (la sinistra e le sue speranze) con la hybris dell’euro.

Leggiamo un passo della voce “Edipo re (Sofocle)” di Wikipedia:

“All’inizio della vicenda Edipo è un re carismatico e amato dal popolo, cui era stato offerto il trono di Tebe perché, rispondendo correttamente all’enigma posto dalla Sfinge, aveva liberato la città da quel terribile mostro. Eppure basta un solo giorno perché questo re al culmine della propria fortuna scopra su di sé la macchia grave ed incancellabile di assassino incestuoso, perdendo in questo modo non solo la stima altrui, ma anche la propria. In questi termini, l’Edipo re tratta dunque della fragilità dell’esperienza umana, che può passare, in breve tempo, dal massimo del carisma alla più abissale delle abiezioni [il corsivo è mio].”

http://it.wikipedia.org/wiki/Edipo_re_%28Sofocle%29

Beh, magari parlare di carisma a proposito di Bersani è un po’ troppo…

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È verissimo e io l’avevo già scritto a luglio

9 febbraio 2013

Ieri è uscito sul Blog di Beppe Grillo un post intitolato “La III Guerra Mondiale è in corso“:

«”Io non so con quali armi sarà combattuta la III Guerra Mondiale, ma so che la IV Guerra Mondiale sarà combattuta con pietre e bastoni.” Non sempre Einstein aveva ragione. In questo caso aveva torto. La III Guerra Mondiale è in corso, non si combatte con le atomiche, e qualcuno la sta vincendo, per ora. E la IV non si combatterà con le pietre. La finanza internazionale combatte la sua guerra per il predominio, per lo svuotamento delle democrazie e degli Stati [il corsivo è mio]. E’ un superorganismo che non rende conto a nessuno, che ha a sua disposizione i media, i politici-camerieri, gli stessi governi. La III Guerra Mondiale non si combatte sul campo di battaglia o con le bombe, ma nelle redazioni dei giornali, nelle televisioni, negli uffici all’ultimo piano delle banche, delle agenzie di rating, delle multinazionali…

…La guerra è in corso, il primo modo di combatterla è riconoscerla, prendere coscienza che è in atto, che ha addormentato le nostre menti.»

http://www.beppegrillo.it/2013/02/la_iii_guerra_mondiale_e_in_corso.html

È verissimo. E io l’avevo già scritto a luglio nel mio post “Siamo in guerra e non abbiamo uno Stato che ci difenda!“:

«Senza uno Stato (lo Stato italiano si chiama così, ma non è affatto uno Stato), gli italiani sono oggi prede inermi di un pesantissimo attacco condotto con le armi dell’economia:

“Moody’s declassa il debito sovrano italiano…

…Siamo in guerra, una guerra economica, e non abbiamo uno Stato, uno Stato vero, che ci difenda!»

https://luigicocola.wordpress.com/2012/07/13/siamo-in-guerra-e-non-abbiamo-uno-stato-che-ci-difenda/

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