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Povero Alberoni

9 luglio 2014

Leggo con un ritardo di due anni un vecchio articolo di Francesco Alberoni, pubblicato sul Giornale l’11 giugno 2012 e intitolato Quegli anglosassoni così poco altruisti:

http://www.ilgiornale.it/news/quegli-anglosassoni-cos-poco-altruisti.html

L’incipit è fenomenale nella sua ridicolaggine:

“Il mondo anglosassone – Inghilterra, Stati Uniti, Canada, Australia- costituisce una civiltà totalmente diversa da quella europea continentale.”

Ah, davvero? Forse Alberoni dimentica che senza lo scisma di Enrico VIII, Isaac Newton, invece di essere nominato baronetto e presidente della Royal Society of London for Improving Natural Knowledge, avrebbe fatto la fine di Galileo, la scienza in Inghilterra sarebbe stata annientata come lo fu in Italia, e noi oggi, probabilmente, andremmo ancora a cavallo.

Avrebbe preferito questo? A giudicare dalle sciocchezze che scrive si direbbe di sì. Perché è evidentemente un oscurantista, una persona contraria alla ragione e alla scienza.

Inoltre è veramente superficiale non distinguere fra inglesi e americani.

Ma egli non si ferma qui:

“Nel Medioevo la gente considerava scientifico solo ciò che era scritto in latino ed aveva l’imprimatur della Chiesa. Gli anglosassoni molto semplicemente leggono solo quello che è scritto in inglese e che è pubblicato da loro. Negli ultimi decenni hanno imposto questo loro modo di pensare anche in Europa. Oggi anche da noi nessuna idea viene considerata scientifica se non è scritta in inglese e approvata dall’accademia anglosassone. L’alta cultura europea, la filosofia, le scienze umane non hanno più niente da dire, sono sparite, ammutolite.”

Queste sono parole di una gravità inaudita, di una persona che ha perso il ben dell’intelletto. È sicuro Alberoni di star bene?

E pensare che una volta, tanto tempo fa, diciamo negli anni 80, mi era personalmente simpatico.

Povero Alberoni, come è invecchiato male…

Copyright © 2014 Luigi Cocola. Tutti i diritti riservati.

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Quando al danno si unisce la beffa

17 febbraio 2014

Leggo quest’articolo di Stefano Zecchi, pubblicato il 15 febbraio 2014 dal Giornale:

Se l’erede Agnelli fa la ramanzina ai bamboccioni

«Le prediche si possono anche ascoltare, seguire e apprezzare se arrivano da un pulpito la cui autorevolezza è dimostrata dalla coerenza della condotta di vita. Insomma, è sempre l’esempio il messaggio decisivo, quello che si può ragionevolmente supporre che gli altri seguano quando si vuole insegnare e indicare le strade da intraprendere. John Elkann, beato lui, è giovane di buona famiglia…

…Ascoltare da chi non si è fatto il sedere quadrato per raggiungere quei risultati che adesso lo hanno portato sul pulpito una predica rivolta ai suoi coetanei sulla necessità di rimboccarsi le maniche, per affrontare l’esistenza con quella decisione che porta all’autonomia, all’autorealizzazione, lo trovo irritante.
È accaduto che il presidente della Fiat Chrysler, invitato dalla Banca Popolare di Sondrio, istituzione che ha il grande merito di proporre alla cittadinanza incontri con importanti personaggi per approfondire questioni sociali ed economiche, ha incontrato gli studenti del capoluogo valtellinese e abbia sferzato il suo uditorio, usando un adagio ormai stantio: basta bamboccioni, viva i giovani che si impegnano veramente nella scuola e nel lavoro per realizzare se stessi e correre liberi per le strade del mondo senza la protezione della famiglia o di chi ne fa le veci. Il bamboccio è una categoria socio-antropologica di cui si è finora ufficialmente servita la politica: in ordine, Padoa Schioppa, Brunetta, Fornero (che ha introdotto un’elegante variante anglosassone).
Adesso ci si mettono anche i cavalieri d’industria, John Elkann, ovviamente, è apparso a tutti i ragazzi sondriesi che, se privi di santi in Paradiso hanno di fronte a sé la disoccupazione, come un fulgido esempio di chi si è fatto dal nulla e che sacrificio dopo sacrificio è diventato quello che è…

…La retorica riempie le frasi, soprattutto dei politici, sui «giovani nostro futuro», senza riflettere sul fatto che i giovani sono il nostro presente che riserva loro la disoccupazione. E se i livelli di disoccupazione giovanile hanno raggiunto vertici assoluti in Europa, la responsabilità è dei bamboccioni? Chi ha bloccato il mercato del lavoro per cui assumere oggi un giovane ha un costo insostenibile? Naturalmente i bamboccioni.
D’accordo, torno a dire, ci sono lavativi che preferiscono non rimboccarsi le maniche, ma per mia esperienza sono davvero una irrilevante minoranza.
La maggioranza è fatta di ragazzi commoventi per la loro dedizione allo studio nella speranza di trovare lavoro e ripagare i genitori di tanti sacrifici: ragazzi che non meritano questa politica e predicatori che dovrebbero vergognarsi di dire tante sciocchezze.»

http://www.ilgiornale.it/news/interni/se-lerede-agnelli-fa-ramanzina-ai-bamboccioni-992687.html

Stefano Zecchi ha assolutamente ragione, semmai gli potrei rimproverare il tono troppo pacato dell’articolo.

E vorrei far notare che se noi andiamo a questi due link:

http://www.bilderbergmeetings.org/governance.html

http://www.bilderbergmeetings.org/former-steering-committee-members.html

ci troveremo i seguenti nomi:

Bernabè, Franco

Monti, Mario

Agnelli, Giovanni

Agnelli, Umberto

Padoa-Schioppa, Tommaso

Cittadini Cesi, Gian G.

Prodi, Romano

Ruggiero, Renato

Valetta, Vittorio

Cosa hanno in comune questi nomi?

È scritto nell’articolo di Giuliano Balestreri, pubblicato da Repubblica il 3 giugno 2013:

Gli italiani al vertice del Bilderberg:
dalla galassia Fiat a Letta e Tremonti

http://www.repubblica.it/economia/2013/06/03/news/

gli_italiani_al_vertice_del_

bildenberg_dalla_galassia_fiat_a_letta_e_tremonti-60276045/

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