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Le previsioni sull’Italia di Ambrose Evans-Pritchard

22 dicembre 2013

Il 18 dicembre è stata pubblicata su Voci dall’estero la traduzione italiana di un articolo di Ambrose Evans-Pritchard, uscito il giorno precedente sul Telegraph.

Ecco l’articolo originale:

Italy’s president fears violent insurrection in 2014 but offers no remedy

http://blogs.telegraph.co.uk/finance/ambroseevans-pritchard/100026297/italys-president-fears-violent-insurrection-in-2014-but-offers-no-remedy/

Ed ecco la traduzione italiana (a cura di Carmen):

Telegraph: Il Presidente Italiano teme un’insurrezione violenta nel 2014, ma non propone nessun rimedio

http://vocidallestero.blogspot.it/2013/12/telegraph-il-presidente-italiano-teme.html

Vediamo cosa scrive Ambrose Evans-Pritchard:

«Per ora l’Italia ha evitato un ritorno agli “anni di piombo”, il terrorismo tra gli anni ’70 e i primi anni ’80, quando la stazione ferroviaria di Bologna fu fatta saltare dai fascisti e l’ex premier Aldo Moro fu sequestrato e ucciso dalle Brigate Rosse. Ma questo tipo di violenza non è poi così lontano come la gente pensa. Nel 2011 il capo dell’agenzia fiscale Equitalia è stato quasi accecato da una lettera bomba di matrice anarchica. Da allora ci sono stati ripetuti casi di attacchi dinamitardi.

La mia ipotesi è che ad un certo punto ci sarà un incidente – un po’ come lo scontro tra le truppe francesi e i portuali a Brest nel 1935, quando un lavoratore fu colpito a morte con il calcio di un fucile, mettendo in moto degli eventi che infine costrinsero Laval alle dimissioni e fecero uscire la Francia dal Gold Standard.

A coloro che continuano a insistere che l’Italia deve stringere la cinghia e recuperare competitività tagliando i salari, vorrei obiettare che questo è matematicamente impossibile, in un clima di ampia deflazione o quasi deflazione in tutta l’UEM.

La ragione dovrebbe essere evidente a tutti, ormai. Non è possibile permettere allo stock di debito nominale di salire su una base nominale in contrazione. Una politica del genere fa sì che la traiettoria del debito aumenti in maniera esponenziale. Negli ultimi tre anni il debito Italiano è già aumentato dal 119% al 133% del PIL, in gran parte a causa delle politiche di austerità fiscale.

Sotto le attuali politiche UEM questo rapporto presto sfonderà il 140%, nonostante l’avanzo primario del bilancio Italiano – un livello oltre il punto di non ritorno per un paese senza moneta sovrana o senza una propria banca centrale. Tale è il potere dell’effetto denominatore.»

Insomma, ciò che accadrà è che sorgerà una nuova Italia, un’Italia senza euro.

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