Posts Tagged ‘jacques sapir’

Le idee confuse di Jacques Sapir

21 giugno 2015

Nel 2013 ho scritto un post intitolato Jacques Sapir scopre oggi che l’europeismo è una sorta di religione, vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2013/12/26/jacques-sapir-scopre-oggi-che-leuropeismo-e-una-sorta-di-religione/

In esso ho evidenziato che lo scopo dell’europeismo e del multiculturalismo (quindi dell’euro e delle politiche di immigrazione senza restrizione alcuna) è di eliminare in Europa lo Stato e che questo scopo affonda le sue radici nel Cristianesimo, il quale nacque proprio in antitesi allo Stato romano.

Il 15 giugno 2015 Sapir ha pubblicato nel suo blog questo post:

La Grèce, l’Europe et la souveraineté
http://russeurope.hypotheses.org/3966

e successivamente la traduzione in lingua inglese:

Greece, Europe and sovereignty
http://russeurope.hypotheses.org/3972

Sapir scopre ancora una volta quello che io da tempo ho già scritto, ossia che l’Unione Europea sta eliminando dall’Europa la sovranità, in altre parole lo Stato.

Infatti egli nota che:

“L’Union européenne se présentait comme une construction nouvelle, ni un «super-Etat» ni une simple association. En affirmant péremptoirement, par la bouche de M. Barroso, que l’UE est un projet «sui generis»[3], les dirigeants européens s’exonèrent de tout contrôle démocratique et enterrent ainsi le principe de souveraineté nationale, mais sans le remplacer par un autre principe. C’est le fait du Prince dans toute sa nudité.”

In inglese:

“The European Union was presenting itself as a new construct, neither a «super-State,» nor a mere association. In affirming peremptorily, in the words of M. Barroso, that the EU is a project «sui generis»[3], the European leaders exonerate themselves of all democratic control and in so doing they are burying the principle of national sovereignty, yet without replacing it with anything else. This is the arbitrariness of power in its nakedness.”

Ma questa nudità era ben visibile da tempo, infatti ne ho scritto esaurientemente.

E ancora:

“Cette révélation de la vraie nature de l’Union européenne conduit certains auteurs à la comparer à un «fascisme mou»[6].”

In inglese:

“This revelation of the true nature of the European Union is leading some authors to compare it to a «soft fascism.» [6]”

Ebbene, parlare in questo contesto di “fascisme mou” (“soft fascism”), termine che egli mutua da un articolo su Libération di Laurent de Sutter, La raison délirante de l’Europe, un nouveau fascisme mou?, è, senza mezzi termini, una sciocchezza.

Il fascismo fu storicamente un movimento politico di carattere nazionalista fondato da Benito Mussolini, che fu il capo di un’autocrazia.

La forma di governo, in questo caso l’autocrazia (una delle due possibili forme di governo secondo Hans Kelsen, essendo l’altra la democrazia), è indissolubilmente legata allo Stato.

Non può esserci forma di governo senza Stato: la forma di governo è la forma che lo Stato assume per esercitare il suo potere sovrano.

Tanto è vero che Kelsen, estremizzando come è il suo solito, scrive:

“Il problema centrale della teoria politica è la classificazione dei governi. Da un punto di vista giuridico essa è la distinzione fra i diversi archetipi di costituzioni. Quindi il problema può essere presentato anche come il problema della distinzione fra le diverse forme di Stato.”

(Hans Kelsen, Teoria generale del diritto e dello Stato, Etas, 2009, pag. 288)

L’Unione Europea invece è un’istituzione politica sui generis (qui ha ragione Barroso!), a cui non corrisponde nessuno Stato, sia pure federale.

Né potrà mai corrispondervi, come ho scritto nel 2012 nel mio saggio Le nuove forme dell’utopia: europeismo e multiculturalismo – Come e perché l’Occidente cerca ripetutamente di suicidarsi (pag. 39) e anche in questo blog, vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2015/02/02/un-mio-ragionamento-che-ha-avuto-fortuna/

Il punto nodale della questione è che l’Unione Europea, come ho già detto, è stata creata proprio per distruggere gli Stati europei.

Eliminando lo Stato, si elimina automaticamente la forma di governo: ne consegue che non si può più parlare di democrazia o di autocrazia (e quindi neanche di fascismo).

Come ho scritto in questo blog nel 2012:

Quindi, volendo abolire in Europa lo Stato, verrà abolita anche la democrazia, come in effetti sta vistosamente e palesemente accadendo.

Una democrazia senza Stato (così come una giustizia senza Stato) può esistere, parodiando Shakespeare, soltanto nei sogni dei nostri filosofi.

In assenza dello Stato ci ritroviamo, come spiega Thomas Hobbes, in una “guerra di tutti contro tutti” (Thomas Hobbes, De cive, Editori Riuniti, 1979, pag. 73 e pag. 87), nella quale ovviamente vincono i più forti: la Germania, le banche, la finanza internazionale, i ricchi.”

https://luigicocola.wordpress.com/2012/11/10/lignoranza-della-scienza-politica-contagia-anche-wikipedia/

Insomma, quello che Jacques Sapir e Laurent de Sutter chiamano “fascisme mou”, “soft fascism”, è niente altro che l’hobbesiana “guerra di tutti contro tutti”.

E come scrive ancora Hobbes: “Violenza e frode sono in tempo di guerra le due virtù cardinali.”

(Thomas Hobbes, Leviatano, Laterza, 2009, pag. 103)

Copyright © 2015 Luigi Cocola. Tutti i diritti riservati.

Annunci

L’assordante silenzio della destra italiana

28 dicembre 2013

I nostri fratelli francesi si muovono:

«Adesso però, oltre a tallonare i Pigs, Merkel ha di fronte una sfida politica: la tenuta dell’Unione minacciata dalle spinte anti-euro interpretate al meglio dalla leader francese Marine Le Pen, in testa nei sondaggi per le prossime elezioni europee di primavera.»

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2013-11-20/come-sara-2014-europa-stretta-due-donne-angela-merkel-e-marine-pen-083816.shtml?uuid=ABfAFNe

E l’economista francese di sinistra Jacques Sapir non ha problemi a legittimare Marine Le Pen:

«“Un sacco di politici sono venuti da me, sia Gaullistes che Socialisti. Sono d’accordo con me, ma non vogliono esprimersi pubblicamente. Vogliono che qualcun altro prenda l’iniziativa. Se Marine Le Pen vuole usare il mio lavoro, io non ho alcun problema, “ha detto Sapir.»

http://www.investireoggi.it/economia/la-trionfante-giovanna-darco-francese-promette-di-riportare-il-franco-e-distruggere-leuro/

In Italia invece c’è uno scenario differente.

A tutt’oggi l’unico leader politico italiano che condanni energicamente e senza ambiguità l’euro è Matteo Salvini, che è davvero encomiabile, però è il leader di un partito regionale, la Lega Nord, non di un partito nazionale.

E per quanto riguarda gli economisti italiani, non posso fare a meno di notare che Alberto Bagnai ha la hybris di convincere la sinistra italiana ad abbandonare l’euro, spingendosi fino al punto di affermare che “quello dell’euro è un regime fascista”, affermazione piuttosto ridicola per chiunque abbia studiato storia al liceo, o forse anche alle medie, o forse anche alle elementari.

Ve lo figurate Mussolini propugnare una moneta plurinazionale e che distrugge l’economia nazionale italiana?

Vedi infatti qui un’intervista a Bagnai:

«“Il tonfo ce lo potevamo aspettare. I mercati hanno spesso reazioni emotive. A questo punto il problema è estremamente semplice. Noi sappiamo che lo spread dipende dal comportamento della Bce e quindi fondamentalmente dalla volontà della Germania. I casi sono due. O si instaura a livello europeo un atteggiamento cooperativo di riflessione sulla costruzione europea o, se la decisione sarà quella di manganellare l’Italia con lo spread, un numero sempre maggiore di cittadini capirà che quello dell’euro è un regime fascista [il corsivo è mio] che usa la violenza”.»

http://notizie.tiscali.it/articoli/interviste/13/02/intervista_bagnai_m5s.html

Ed Emiliano Brancaccio non gli è da meno, insistendo che occorre uscire dall’euro da sinistra, vedi qui:

«In questo scenario, possibile che le sinistre rifiutino anche solo di avviare una riflessione sulle decisioni da assumere in caso di precipitazione dell’Unione? Possibile che tuttora manchi una indicazione di massima su una exit strategy dall’euro che permetta di tutelare gli interessi del lavoro subordinato? La questione, si badi bene, è cruciale. Le modalità di abbandono di un regime di cambi fissi come l’eurozona sono infatti molteplici, e ognuna può ricadere in modi diversi sui diversi gruppi sociali. In altre parole: esistono modi “di destra” e modi “di sinistra” di gestire una eventuale uscita dall’euro. E la sinistra è in netto ritardo.»

http://www.emilianobrancaccio.it/2013/07/03/uscire-dalleuro-ce-modo-e-modo-3/

Egregi economisti italiani, la sinistra lotterà per l’euro fino alla morte, fatevene una ragione!

In questo scenario desolante risuona un assordante silenzio: è quello della destra italiana.

A questo proposito mi viene in mente un famoso passo di Giuseppe Prezzolini:

«Lo vedemmo [Machiavelli] accanto a Napoleone I ricordargli nell’orecchio d’essere nato italiano e fargli creare il primo esercito nazionale, nel quale lombardi e veneti, toscani e napoletani combatterono insieme e riabituarono alle armi un popolo di larve e di morti.»

(Giuseppe Prezzolini, Vita di Nicolò Machiavelli fiorentino, Mondadori, 1927, pag. 253).

In internet il libro di Prezzolini su Machiavelli è integralmente disponibile, vedi qui:

https://archive.org/stream/vitadinicolmachi00prez/

vitadinicolmachi00prez_djvu.txt

Ecco, ci vorrebbe un nuovo Napoleone.

Per resuscitare un popolo di larve e di morti.

Copyright © 2013 Luigi Cocola. Tutti i diritti riservati.

Jacques Sapir scopre oggi che l’europeismo è una sorta di religione

26 dicembre 2013

L’economista francese Jacques Sapir scopre oggi che l’europeismo è una sorta di religione.

Ecco il suo articolo originale (del 15 dicembre 2013):

Chez ces gens là, monsieur…

http://russeurope.hypotheses.org/1835

Ed ecco la traduzione italiana pubblicata da Voci dall’estero:

I Sommi sacerdoti del culto dell’euro

Jacques Sapir smaschera le bugie dei politici francesi: nell’eurozona NON va tutto bene, e se i tassi di interesse sul debito nominali sono stabili, quelli reali sono in rapida salita a causa della disinflazione in atto. Ma ormai i politici al governo si comportano come sommi sacerdoti, incapaci di mettere in discussione il culto dell’euro.

http://vocidallestero.blogspot.it/2013/12/i-sommi-sacerdoti-del-culto-delleuro.html

L’articolo di Sapir finisce così:

«Qui è necessaria una piccola precisazione, perché non possiamo immaginare per un solo secondo che il signor Pierre Moscovici, Ministro delle Finanze della Repubblica, possa mentire. Sarebbe gravissimo. Quindi, l’unica spiegazione è l’ignoranza. Non che questo sia meno preoccupante. Come si spiega questa ignoranza, dal momento che è circondato da economisti di ottima reputazione? Stiamo forse vedendo l’effetto di qualche ideologia, che rende queste persone cieche all’evidenza? Dovremmo dunque credere che, in questo campo, vige un atteggiamento fideistico e che il Ministro sia divenuto un sommo sacerdote del culto dell’euro? Ma, come ha detto Jacques Brel nella canzone ‘Ces gens là’ in un versetto: “queste persone non pensano, Signore, pregano”.»

Il 19 aprile 2012 ho pubblicato un saggio di scienza politica, Le nuove forme dell’utopia: europeismo e multiculturalismo – Come e perché l’Occidente cerca ripetutamente di suicidarsi, nel quale ho scritto (pagg. 38-40):

«Oggi, dopo che la storia ha cacciato fuori dalla porta l’anarchismo e il comunismo, le due decrepite ideologie antistato di tipo filosofico, l’idea esiziale di eliminare lo Stato è rientrata dalla finestra con le sembianze dell’europeismo e del multiculturalismo.

Sono queste le nuove forme dell’Utopia, i nuovi nomi di una vecchia illusione.

L’origine e lo scopo dell’europeismo e del multiculturalismo sono gli stessi di quelli dell’anarchismo e del comunismo.

L’origine è il concetto di stato di natura di Locke, lo scopo è quello di eliminare lo Stato...

Dunque, dalla fine del Seicento, ossia da quando Locke pubblicò i “Due trattati sul governo” (30), l’Occidente non fa che sfornare bislacche ideologie, le quali altro non sono che tentativi di eliminare lo Stato.

Essendo lo Stato un’istituzione indispensabile (vedi capitolo 2), l’Occidente in realtà sta cercando ripetutamente e pervicacemente di suicidarsi, non disdegnando peraltro di esportare presso popoli non appartenenti all’Occidente queste sue ideologie suicide.

Quest’impulso di morte dell’Occidente non ha niente a che fare con gli immaginari cicli vitali ineluttabili di cui scrisse Spengler (40), bensì deriva da un solo e unico fattore: il concetto di stato di natura di Locke. Tale concetto ha prodotto nel corso del tempo una sorta di credenza religiosa, o meglio parareligiosa, che consiste nella volontà di eliminare a tutti i costi lo Stato.»

Perché le ideologie antistato suddette hanno questo spiccato carattere religioso? Perché esse derivano tutte dal Cristianesimo, il quale nacque proprio in antitesi allo Stato romano (vedi a questo proposito il mio saggio: Il leviatano senza spada – Una teoria del popolo italiano e del Cristianesimo).

Per approfondire vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2012/10/23/il-mito-della-dannosita-dello-stato/

e qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2013/06/22/la-vera-causa-dell11-settembre/

e qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2013/06/24/di-quale-religione-era-karl-marx/

I popoli cristiani hanno penato moltissimo per conservare la loro religione e al contempo lo Stato, il quale, come spiegato in modo approfondito per la prima volta da Hobbes (Thomas Hobbes, Leviatano, 2009, Laterza, pag. 142), è indispensabile per gestire efficacemente il potere della forza fisica nelle comunità umane.

Così la storia dei popoli cristiani è la storia di un difficile, instabile e altalenante compromesso fra questi due poli, la religione cristiana e lo Stato.

Ma da questo compromesso sono scaturiti in duemila anni due incommensurabili vantaggi: l’eliminazione dello schiavismo e la nascita della scienza, come ho mostrato in dettaglio nei miei due suddetti saggi.

Così, ad un’analisi costi-benefici, il risultato prodotto dal Cristianesimo è nettamente, anzi estremamente, positivo.

Questo però soltanto a patto che il suddetto compromesso sia funzionale e non disfunzionale (vedi a questo proposito Robert K. Merton, Teoria e struttura sociale, 1992, Il Mulino, pagg. 172-173).

Per avere più probabilità di mantenerlo funzionale, occorre essere consapevoli di tutto ciò.

Siamo purtroppo assai lontani da tale consapevolezza.

Le classi dirigenti attuali dell’Occidente ignorano completamente l’argomento, sono come i ciechi del famoso dipinto di Pieter Bruegel il Vecchio, La parabola dei ciechi.

Copyright © 2013 Luigi Cocola. Tutti i diritti riservati.