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Considerazioni sul millenarismo

5 maggio 2018

Perché si insiste da più parti sul fatto (falso) che il millenarismo appartenga anche all’Ebraismo?

Perché si vuole scagionare il Cristianesimo dal fatto (vero) che fu tale religione, e non quella ebraica, a far cadere Roma: proprio per scagionare il Cristianesimo da tale accusa Agostino d’Ippona scrisse, dopo il sacco di Roma da parte dei Visigoti (410), De Civitate Dei contra Paganos, in italiano La Città di Dio, nella quale opera presentò la sua interpretazione allegorica dell’Apocalisse di Giovanni, annullando di fatto l’ultimo libro del Nuovo Testamento, come ho già scritto più volte.

Del resto il Cristianesimo aveva raggiunto il suo obiettivo, quello di annientare lo Stato schiavista romano, e quindi esso andava corretto, per renderlo compatibile con la sua ambizione di essere una religione universale, ambizione che non poteva ovviamente prescindere dal concetto dello Stato (perché lo Stato è una necessità della Ragione, anzi è un universale culturale).

Ecco infatti cosa scrive Karl Mannheim:

«The very idea of the dawn of a millenial kingdom on earth always contained a revolutionizing tendency, and the church made every effort to paralyse this situationally transcendent idea with all the means at its command.»

Karl Mannheim, Ideology and Utopia, Routledge & Kegan Paul, 1954, pag. 190

E ancora:

«Revolutionary anarchism, for instance, in which the Chiliastic mentality is preserved in its purest and most genuine form, regards modern times, since the decline of the Middle Ages, as a single revolution.»

ibid., pagg. 202-203

Ma non tutto ciò che scrive Mannheim in Ideology and Utopia è condivisibile.

Ritornando alla domanda con cui ho iniziato questo post, non solo viene spesso affermato che il millenarismo si trova anche nell’Ebraismo, si arriva addirittura ad affermare che esso è «a cross-cultural concept», vedi la voce Millennialism dell’Enciclopedia Britannica, scritta da Richard Landes:

«More broadly defined, it is a cross-cultural concept grounded in the expectation of a time of supernatural peace and abundance on earth.»

https://www.britannica.com/topic/millennialism

Vedi anche la voce Millenarismo dell’Enciclopedia Treccani, scritta da Luciano Pellicani:

«Le scienze sociali hanno altresì elaborato modelli teorici che hanno l’ambizioso obiettivo di individuare le condizioni, i fattori e gli agenti presenti ovunque si produca il fenomeno dell’insorgenza di un movimento millenaristico.»

http://www.treccani.it/enciclopedia/millenarismo_%28Enciclopedia-delle-scienze-sociali%29/

La verità, invece, è che il millenarismo appartiene unicamente e solo al Cristianesimo e non anche all’Ebraismo, all’Islam, al nazismo, ecc. ecc.

Il punto è che l’intellighenzia occidentale non solo vuole oscurare le responsabilità del Cristianesimo nei riguardi delle ideologie antistato (vedi la mia Teoria unificata delle ideologie antistato), vuole anche oscurare la vera natura del mondialismo.

Copyright © 2018 Luigi Cocola. Tutti i diritti riservati.

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Il compromesso tra forza e caritas

10 gennaio 2014

Nicola Abbagnano nel suo Dizionario di Filosofia alla voce RAGIONE elenca diversi significati del termine, il primo dei quali è:

“Guida autonoma dell’uomo in tutti i campi nei quali un’indagine o una ricerca è possibile. In questo senso si dice che la R. è una «facoltà» propria dell’uomo e che distingue l’uomo dagli altri animali…

Questo è il senso fondamentale, dal quale la parola desume quella potenza di significato che ha fatto di essa, da secoli, l’emblema della ricerca libera. La R. è la forza che libera dai pregiudizi, dal mito, dalle opinioni radicate ma false, dalle apparenze e consente di stabilire un criterio universale o comune per la condotta dell’uomo in tutti i campi. Dall’altro lato, come guida propriamente umana, la R. è la forza che consente all’uomo di liberarsi degli appetiti che ha in comune con gli animali, sottoponendoli a controllo e mantenendoli nella giusta misura. Questa è la duplice funzione che è stata attribuita alla R. sin dai primordi della filosofia occidentale. La polemica di Eraclito e Parmenide contro le opinioni dei più, cioè contro le credenze stabilite, discordi tra loro e fallaci, è condotta in nome di una R. che sia l’unico criterio di guida per tutti gli uomini.”

(Nicola Abbagnano, Dizionario di Filosofia, 1971, UTET, pag. 723)

Il disastro europeo in cui oggi noi, purtroppo, viviamo è il risultato del disprezzo della Ragione.

L’uomo è uno strano essere, capace di usare la Ragione, e anche di ignorarla completamente.

Un essere che riesce a vedere la luce e che, al contempo, può decidere di chiudere gli occhi per non vederla.

Usando la Ragione è possibile comprendere che l’Occidente vive costantemente sul filo di un equilibrio precario, ossia di un instabile compromesso fra le istanze dello Stato (che sono insopprimibili, come spiegato in modo approfondito per la prima volta da Thomas Hobbes, dato che servono a gestire il potere della forza fisica nelle comunità umane) e le istanze cristiane (che sono istanze contrarie allo Stato, dato che il Cristianesimo nacque proprio in antitesi allo Stato romano).

Queste istanze cristiane possono anche presentarsi in forma laicizzata, mantenendo intatto il carattere antitetico allo Stato che è proprio del Cristianesimo.

Come ho evidenziato nel mio saggio di scienza politica Le nuove forme dell’utopia: europeismo e multiculturalismo – Come e perché l’Occidente cerca ripetutamente di suicidarsi, le ideologie antistato di tipo filosofico (comunismo, anarchismo, europeismo, multiculturalismo) hanno la loro origine nel concetto di stato di natura che si trova nei Due trattati sul governo di John Locke (1690).

Secondo Locke l’uomo è un essere virtuoso e razionale, che allo stato di natura vive in armonia coi propri simili.

Ne consegue che lo Stato non serve a nulla, se non ad arrecare oppressione, dolore e danno.

La filosofia politica di Locke è un portato dell’ideologia cristiana, ideologia che troviamo ben teorizzata nel capolavoro di Agostino d’Ippona, La Città di Dio (De Civitate Dei), che risale al 426.

In tale opera Agostino descrive due città: la città di Dio, ossia la città celeste, e la città degli uomini, ossia la città terrena.

“Due amori dunque diedero origine a due città, alla terrena l’amor di sé fino all’indifferenza per Iddio, alla celeste l’amore a Dio fino all’indifferenza per sé.”

(Agostino d’Ippona, La Città di Dio, disponibile su:

http://www.augustinus.it/italiano/cdd/index2.htm,

data di accesso odierna, Libro XIV, 28).

Nell’originale latino:

“Fecerunt itaque civitates duas amores duo, terrenam scilicet amor sui usque ad contemptum Dei, caelestem vero amor Dei usque ad contemptum sui.”

(Agostino d’Ippona, De Civitate Dei contra Paganos, disponibile su:

http://www.augustinus.it/latino/cdd/index2.htm,

data di accesso odierna, Libro XIV, 28)

La città celeste e quella terrena sono mescolate tra loro e ciascuno deve interrogarsi per capire a quale delle due città appartiene.

C’è una lotta tra le due città, lotta che è destinata a finire con il trionfo della città celeste.

Vedi a questo proposito: Nicola Abbagnano, Dizionario di Filosofia, 1971, UTET, pagg. 839-840.

Lo stato di natura di Locke altro non è che la versione laica della città celeste di Agostino.

Le ideologie antistato di tipo filosofico (comunismo, anarchismo, europeismo, multiculturalismo), che nascono tutte dal concetto di stato di natura lockiano, sono quindi anch’esse versioni laiche della città celeste descritta da Agostino d’Ippona.

Tali ideologie hanno in comune lo scopo di eliminare lo Stato, ossia la città terrena di Agostino.

Non comprendere per mezzo della Ragione tutto ciò è esiziale, perché l’instabile compromesso tra la forza dello Stato e la caritas del Cristianesimo, se non è sorretto e guidato dalla Ragione, da compromesso funzionale può facilmente diventare disfunzionale.

Quando tale compromesso diventa disfunzionale, ci si ritrova nel disastro.

Ridurre tutto ciò a materia economica è semplicemente ridicolo: il fallimento dell’euro è solo un epifenomeno, un piccolo particolare del quadro.

Se non si vede il quadro nella sua interezza, non si comprende nulla e quindi non si possono adottare misure preventive razionali.

Se non si adotteranno tali misure, l’Occidente, una volta superato il disastro europeo, andrà inevitabilmente incontro a nuovi disastri, così come è accaduto dopo che si è superato il disastro comunista.

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