Posts Tagged ‘libia’

Lo sfacelo intellettuale e politico dell’Italia

15 gennaio 2020

Il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha detto:

“Sulla Libia la linea italiana è perfettamente coerente: l’unica soluzione sostenibile è quella politica, ogni tentazione di imporre l’opzione militare è destinata al fallimento e comunque inaccettabile”.

e anche:

“L’Italia ha fatto una scelta ben precisa: siamo disponibili a investire tutto il nostro capitale per indirizzare gli attori libici e la comunità internazionale verso una soluzione politica, ma non siamo disponibili a fornire armi o militari per alimentare un conflitto armato”.

Libia, Conte: “L’unica soluzione è politica”

14 gennaio 2020

https://www.adnkronos.com/fatti/politica/2020/01/14/libia-conte-unica-soluzione-politica_knPOoP64Bm4hwICYGVyFJL.html

Il concetto che la politica prescinda dalla forza, anzi sia in antitesi con essa, è un concetto assolutamente errato, che rivela una grande ignoranza di scienza politica – filosofia politica.

Come scrive Max Weber nella sua celeberrima opera intitolata La politica come professione (Politik als Beruf): il potere della forza fisica è il mezzo specifico dello Stato.

“La forza non è, ovviamente, il mezzo normale o unico dello stato, nemmeno per idea, ma è il suo mezzo specifico. Proprio oggi il rapporto tra Stato e forza appare particolarmente intimo. In passato, le più disparate associazioni, a partire da quella familiare, hanno conosciuto la forza fisica come mezzo del tutto normale. Oggi, invece, dovremo dire che lo Stato è quella comunità umana che all’interno di un determinato territorio – questo del «territorio» costituisce un segno distintivo – rivendica per sé (con successo) il monopolio dell’uso legittimo della forza fisica.”

Max Weber, La politica come professione, Armando, Roma, 2005 (trad. it. di Politik als Beruf, Klett, Stuttgart, 1995), pagg. 32-33

E per Norberto Bobbio “le due funzioni essenziali” dello Stato sono “la milizia e i tribunali” (Norberto Bobbio, Stato, governo, società – Frammenti di un dizionario politico, Einaudi, Torino, 1995, pag. 124).

È semplicemente incredibile, anzi intollerabile, che un professore ordinario di diritto privato, qual è Giuseppe Conte, non conosca – o non accetti, è lo stesso – la definizione di Stato fornita da Max Weber, che è la definizione di Stato universalmente accettata, per non parlare di ciò che scrive Norberto Bobbio sullo Stato, sull’esercito e sulla giustizia: questa è la dimostrazione palese e innegabile dello sfacelo intellettuale e politico dell’Italia.

È poi ovvio che l’Italia vada inevitabilmente incontro al disastro più totale, sia per quanto riguarda la Libia, sia per quanto riguarda l’Unione Europea, sia per quanto riguarda qualsiasi altra cosa.

Per un approfondimento vedi:

Nuovo Rinascimento o nuovo Risorgimento?

https://luigicocola.wordpress.com/2017/04/10/nuovo-rinascimento-o-nuovo-risorgimento/

N.B.: tutti i link sono stati verificati in data odierna.

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Stupirsi, a proposito della Libia, come “Alice nel paese delle meraviglie”

12 gennaio 2020

Ma perché molti si stupiscono, come “Alice nel paese delle meraviglie”, dell’incapacità esibita urbi et orbi dal Presidente del Consiglio Giuseppe Conte e dal Ministro degli Esteri Luigi Di Maio per quanto concerne la crisi della Libia?

Ecco cosa scrive a questo proposito il Generale Vincenzo Camporini, ex Capo di Stato Maggiore della Difesa (dal 2008 al 2011):

«Nel discorso del 7 ottobre 2001 con cui annunciava l’avvio delle operazioni militari in Afghanistan, il Presidente George W. Bush citò esplicitamente per il loro supporto la Gran Bretagna, il Canada, l’Australia, la Germania e la Francia, ma non l’Italia, per il semplice motivo che nei giorni precedenti il ministro Martino aveva negato la disponibilità di truppe e mezzi italiani, come pure sarebbe stato tecnicamente fattibile. Peraltro, dopo un anno il nostro Parlamento autorizzò la nostra partecipazione alle operazioni…

…quindi l’impegno militare, importante, ci fu, ma le titubanze politiche [il neretto è mio] non consentirono di incassarne i dividendi né sul piano politico, né su quello dell’immagine.

È una storia esemplare che purtroppo nella storia nazionale si ripete sovente, a partire dall’operazione Desert Shield nel 1991, quando i nostri Tornado si unirono alle operazioni solo a partire dal secondo giorno…

…Quello che sta accadendo nelle due principali situazioni di crisi che ci vedono oggi coinvolti è esemplare. In Iraq l’Italia offre il secondo contingente in termini numerici dopo gli Usa, quasi mille unità con ruoli diversi, che vanno dalla ricognizione aerea, al rifornimento in volo, all’addestramento delle forze di sicurezza e di quelle di polizia irakene, a fronte, ad esempio, dei 160 militari tedeschi; pure, dopo l’operazione con cui è stato ucciso il Gen. Soleimani il Segretario di Stato Pompeo ha avvertito la necessità di contattare varie capitali, tra cui Berlino, ma non Roma; la cosa non sembra avere sconvolto più di tanto i nostri governanti che, nei ritagli di tempo e di energie lasciato dalle estenuanti diatribe sugli affari interni, dalla tassa sulle bevande zuccherate alla crisi Alitalia, ogni tanto lanciano uno sguardo distratto a quanto accade al di fuori del confini nazionali, salvo poi farsi prendere dal panico e reagire o con altisonanti dichiarazioni che richiamano a sacrosanti principi evangelici, ma che non trovano ascolto, o ad azioni di puro scopo mediatico [il neretto è mio] – un esempio il maldestro tentativo dell’8 gennaio di fare incontrare a Roma al-Sarraj con Haftar – che non hanno nessun valore politico aggiunto e danno evidenza di uno sterile velleitarismo…

…Il risultato di tutto ciò è che Roma è sostanzialmente fuori da tutti i giochi, anche da quelli che le interessano più da vicino (che ne sarà della posizione, oggi dominante, di Eni in Libia, quando Erdogan avrà messo definitivamente le mani sulla Tripolitania?) e viene bellamente ignorata anche quando dà un contributo importante alle missioni di stabilizzazione cui partecipiamo [il neretto è mio]

Vincenzo Camporini

In prima linea ma fuori dai giochi. Camporini spiega il paradosso dell’Italia

9 gennaio 2020

https://formiche.net/2020/01/italia-fuori-dai-giochi-politica-estera-camporini/

Scrivo da tempo del collasso cronico dello Stato italiano – un eufemismo per non dire che lo Stato italiano è uno Stato fallito – e che la causa di ciò consiste in un fatto molto semplice, del quale però nessuno, tranne me, scrive: il cosiddetto Stato italiano non è in realtà uno Stato, ma bensì un sistema associato Stato-Chiesa, che, in quanto tale, non è in grado di utilizzare pienamente e senza remore il potere della forza fisica, che è il mezzo specifico dello Stato, come elegantemente scrisse Max Weber (*).

E quindi “altisonanti dichiarazioni che richiamano a sacrosanti principi evangelici” o “azioni di puro scopo mediatico” sono il massimo che può fare lo Stato italiano, che è uno Stato falso, una mera rappresentazione di Stato, a meno che la responsabilità dell’utilizzo del potere della forza fisica non sia di un altro Stato, intendo dire di uno Stato vero.

Soltanto quando uno o più Stati veri iniziano concretamente a utilizzare il potere della forza fisica, solo allora il falso Stato italiano può utilizzarlo a sua volta, fermo restando, ovviamente, che poi gli Stati veri tratteranno il falso Stato italiano per quello che realmente è: uno Stato fittizio, immaginario.

Ecco la corretta spiegazione del “paradosso dell’Italia” di cui scrive il Generale Camporini (non si tratta di “titubanze politiche”, ma di ben altro).

Vedi anche, per esempio:

La Libia è uno Stato fallito? E l’Italia cos’è?

https://luigicocola.wordpress.com/2017/08/16/la-libia-e-uno-stato-fallito-e-litalia-cose/

e

Due verità misconosciute che il popolo italiano dovrebbe sapere

https://luigicocola.wordpress.com/2019/09/24/due-verita-misconosciute-che-il-popolo-italiano-dovrebbe-sapere/

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(*) «La forza non è, ovviamente, il mezzo normale o unico dello stato, nemmeno per idea, ma è il suo mezzo specifico…

…lo Stato è quella comunità umana che all’interno di un determinato territorio – questo del «territorio» costituisce un segno distintivo – rivendica per sé (con successo) il monopolio dell’uso legittimo della forza fisica

Max Weber, La politica come professione, Armando Editore, 2005, pagg. 32-33

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Siamo al bivio della storia

10 giugno 2016

Siamo al bivio della storia: tra pochi giorni ci sarà il referendum sulla Brexit e poi, in autunno, le elezioni presidenziali degli Stati Uniti d’America.

Se il Regno Unito uscisse dall’Unione Europea e soprattutto se vincesse Donald Trump su Hillary Clinton, l’umanità intera sarebbe salva.

Non avrei affatto paura se non esistesse l’arma nucleare: il mondialismo è destinato per forza di cose a durare meno del comunismo, come ho scritto qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2016/03/07/perche-il-mondialismo-durera-meno-del-comunismo/

Ma le bombe nucleari purtroppo esistono e se vincesse Hillary Clinton, che ha dimostrato con la Libia di essere una guerrafondaia, anzi una criminale mondialista, lo scenario sarebbe quasi sicuramente, a meno di un miracolo, il seguente:

guerra nucleare tra la NATO e la Russia di Putin.

Una guerra nucleare nel cuore dell’Europa.

La gente sembra non rendersene conto, o forse se ne rende conto, ma è posseduta da un’inarrestabile pulsione di morte.

Che è sicuramente di natura genetica, vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2016/01/25/smentite-le-idiozie-di-locke-e-di-rousseau-sullo-stato-di-natura/

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Se questa donna diventasse Presidente, rischieremmo la guerra nucleare

29 marzo 2016

Stavolta non finirà come in Libia

3 ottobre 2015

Leggo sul Fatto Quotidiano:

Siria, Obama: “Putin sta con Iran e Assad, resto del mondo è in coalizione con noi”

http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/10/02/siria-obama-putin-sta-con-iran-e-assad-resto-del-mondo-e-in-coalizione-con-noi/2091059/

Beh, non è proprio così:

Putin più forte che mai: i cinesi schierano la portaerei Liaoning ed un incrociatore davanti alla costa siriana

http://www.difesaonline.it/mondo-militare/putin-pi%C3%B9-forte-che-mai-i-cinesi-schierano-la-portaerei-liaoning-ed-un-incrociatore

Stavolta non finirà come in Libia.

Gli USA, la Francia e l’Inghilterra non possono più sconvolgere il mondo con le loro demenziali e criminali fantasie politiche.

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Cosa dice Luttwak

27 febbraio 2015

Edward Luttwak è ai miei occhi un intellettuale molto interessante, sebbene abbia in passato sostenuto tesi che personalmente trovo assurde, come per esempio che l’Impero romano d’Oriente non crollò come quello d’Occidente perché aveva strategie più efficaci, vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2014/01/27/quale-sara-il-futuro-delloccidente/

Con tutta evidenza non ha ben compreso il Cristianesimo.

Capire il Cristianesimo è come capire Freud: di fondamentale importanza.

Senza, non è possibile spiegare alcuni aspetti fondamentali della realtà.

Leggiamo tre passi notevoli dell’intervista rilasciata da Luttwak a Claudio Barchesi, vedi qui:

http://www.nannimagazine.it/notizie/economia-e-lavoro/economia/cronaca-economica/25/02/2015/intervista-edward-luttwak-cosi-vi-spiego-il-dominio-dello-spazio-economico/9646

«La sponda meridionale del Mediterraneo è però ormai rovente. È stato un errore rovesciare Gheddafi, in particolare?

“L’intervento umanitario per salvare la Cirenaica vedeva contrari sia gli Stati Uniti sia l’Italia, i soli Paesi a conoscere bene la situazione della Libia. L’idea che togliendo Gheddafi sarebbe arrivata la democrazia era completamente sbagliata: infatti è arrivata l’anarchia”.»

Non mi pare proprio che gli Stati Uniti fossero contrari all’«intervento umanitario» [sic], dato che il primo giorno di guerra, il 19 marzo 2011, poche ore dopo l’attacco francese, furono lanciati ben 112 tomahawk da unità navali statunitensi e britanniche.

Vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2015/02/16/i-tomahawk-di-obama/

È strano come sia diffusa questa rimozione delle responsabilità di Obama nel disastro attuale della Libia.

Ma lo sanno di vivere nell’era di internet?

Veniamo al secondo passo notevole dell’intervista.

«Non meno complessa appare la crisi dell’Ucraina: come uscirne?

“In questo pianeta se l’altro è armato e se non sei pronto a combattere non puoi ottenere granché. Si credeva che le sanzioni avrebbero convinto Putin, ma tutta la politica del leader russo consiste nel sacrificare il benessere economico alla gloria del Paese. I russi sono nazionalisti e il popolo è dalla sua parte. Quindi le soluzioni sono due: o ci si decide al conflitto o si lascia Putin libero di disegnare la carta dell’Ucraina che ha in mente e si trova un modo di uscirne con eleganza”.»

La conclusione (giustissima!) di Luttwak è questa: o si accetta di imbarcarsi in una guerra che, nel cuore dell’Europa, può arrivare al livello nucleare, o l’Occidente deve abbozzare.

Ma questo gli Stati Uniti non lo sapevano?

Oppure hanno analisti dediti all’alcool o ad altre droghe (tipo quella ideologica)?

Il terzo passo notevole dell’intervista è questa frase di Luttwak:

«Una delle caratteristiche centrali del progresso, soprattutto nell’attuale fase storica, è che spesso i grandi innovatori sono del tutto estranei al sistema accademico.»

È assolutamente vero, del resto ciò non è altro che la notissima tesi di Thomas Kuhn.

Infatti io sono del tutto estraneo al sistema accademico.

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I tomahawk di Obama

16 febbraio 2015

Leggo su Formiche un’intervista di Edoardo Petti al generale Camporini, intitolata Ecco tutti i responsabili del caos in Libia. Parla il generale Camporini:

«A chi vanno attribuite le responsabilità maggiori di tutto ciò?

All’iniziativa idiota di defenestrare il raìs libico intrapresa dall’ex presidente francese Nicolas Sarkozy. Accompagnata dall’incapacità di Silvio Berlusconi di fermarla, dall’ignavia di David Cameron che l’ha seguita, dall’inerzia degli Stati Uniti che si fecero trascinare in quell’avventura fornendo mezzi di ricognizione e satelliti [il corsivo è mio].»

http://www.formiche.net/2015/02/14/libia-isis-vincenzo-camporini/

Dai miei ricordi del 2011, non mi pare proprio che gli Stati Uniti si limitarono a fornire “mezzi di ricognizione e satelliti“.

Fornirono ben altro!

E infatti basta usare Google per averne la conferma.

Mi limito a citare Wikipedia e soltanto per quanto riguarda il primo giorno di guerra, il 19 marzo 2011:

«L’intervento francese fu seguito, qualche ora più tardi, dal lancio di 112 missili da crociera tipo “Tomahawk” da unità navali statunitensi (cacciatorpediniere lanciamissili Stout e Barry e sottomarini nucleari Providence, Scranton e Florida al comando dell’ammiraglio Samuel J. Locklear III, che può avvalersi anche delle navi d’assalto anfibio Kearsarge e Ponce[5] e di 15 velivoli[40]) e britanniche (sottomarino nucleare Triumph[41]) nel Mediterraneo (nomi in codice: operazione Odyssey Dawn per quella USA e operazione Ellamy per quella del Regno Unito, ma anch’essa sotto egida USA[6]) per colpire la difesa aerea ed altri obiettivi militari situati nell’ovest del Paese[42].»

http://it.wikipedia.org/wiki/Intervento_militare_in_Libia_del_2011

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Ecco una bella foto di un tomahawk di Obama lanciato contro la Libia il 29 marzo 2011:

US_Navy_110329-N-XO436-010_The_Arleigh_Burke-class_guided-missile_destroyer_USS_Barry_(DDG_52)_launches_a_Tomahawk_cruise_missile_to_support_Joint
By U.S. Navy photo by Mass Communication Specialist 3rd Class Jonathan Sunderman [Public domain], via Wikimedia Commons

L’epic fail dell’Occidente in Libia

15 febbraio 2015

Leggo questo titolo sull’Huffington Post del 13 febbraio:

Isis in Libia, Paolo Gentiloni: “Italia minacciata, pronti a combattere. Bandiera dell’Isis a Roma? Non sottovalutiamo”

E nell’articolo il Ministro degli Esteri chiarisce:

«”Se non si trova una mediazione” in Libia, bisogna pensare con le Nazioni unite a fare qualcosa in più”. L’Italia è “pronta a combattere in un quadro di legalità internazionale”.»

«”Per ora sono farneticazioni propagandistiche quelle che parlano della bandiera dell’Isis su San Pietro, ma sono farneticazioni che non possiamo sottovalutare”. ha continuato.»

http://www.huffingtonpost.it/2015/02/13/isis-libia-gentiloni_n_6679720.html

Ma come! Eminenti intellettuali americani, i neocon, hanno gridato a pieni polmoni che una volta eliminata la dittatura nei popoli islamici, questi avrebbero imboccato la strada della democrazia e della pace.

Ma come! Bernard Henri-Lévy, il grande filosofo francese, ha convinto Sarkozy ad attaccare la Libia.

Ma come! Hillary Clinton ha propugnato la guerra umanitaria preventiva, dichiarando: “abbiamo ogni ragione di temere che se lasciato incontrollato Gheddafi possa commettere atrocità inesprimibili”, vedi qui:

https://blogdellanarca.wordpress.com/2011/09/20/la-nuova-guerra-umanitaria-e-preventiva/

Ma come! Napolitano ci ha esortato a intervenire in Libia, affermando: “Se pensiamo a che cosa è stato il movimento risorgimentale come movimento liberale e rinnovatore non possiamo ammettere che vengono calpestate le speranze di un risorgimento anche nel mondo arabo”, vedi qui:

http://www.ilsole24ore.co.uk/art/notizie/2011-03-18/ovazione-torino-napolitano-folla-113730.shtml?uuid=AaDhvTHD

Ma come! Sarkozy, Cameron e Obama hanno massacrato di bombe la Libia per liberarla dall’infame Gheddafi.

E adesso ci venite a dire che è stato tutto uno sbaglio?

Che bisogna fare un’altra guerra per rimediare alla guerra appena fatta?

Voglio ricordare le parole profetiche di Gheddafi:

“La scelta è tra me o Al Qaeda”

http://www.tgcom24.mediaset.it/mondo/articoli/
articolo504937.shtml

“Il consiglio di sicurezza non è autorizzato a intervenire negli affari interni di un paese. Questa è un’ingiustizia. È una chiara aggressione e c‘è il rischio di conseguenze incalcolabili nel Mediterraneo e in Europa. Vi pentirete nel caso decideste di intervenire nelle nostre questioni interne”.

http://it.euronews.com/2011/03/19/gheddafi-all-europa-non-intromettetevi-ve-ne-pentirete/

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