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George Soros e la distruzione di Israele

30 luglio 2017

Se andrà a compimento il piano di George Soros contro l’Europa, piano di cui ha pubblicamente parlato Viktor Orban (vedi il post precedente), avverrà la “Grande Sostituzione” (“Grand Remplacement”, termine coniato da Renaud Camus), cioè i popoli europei saranno sostituiti da popoli islamici.

Oltre all’immigrazione senza freni, c’è anche il notevolissimo tasso di natalità degli islamici, mentre invece quello dei popoli europei è attualmente molto basso.

Come è noto, Erdogan ha raccomandato ai suoi correligionari in Europa di fare almeno cinque figli:

Erdogan agli immigrati: fate almeno 5 figli, siano loro il futuro dell’Europa

http://www.secoloditalia.it/2017/03/erdogan-agli-immigrati-fate-almeno-5-figli-siano-futuro-delleuropa/

Quando in Europa gli islamici saranno la maggioranza, è evidente che governeranno loro ed è anche evidente che gli arsenali nucleari della Francia e del Regno Unito cadranno nelle loro mani.

La conseguenza prevedibile, a rigor di logica, è che Israele sarà cancellato dalla faccia della terra.

Cosa, del resto, che Ali Khamenei predica dal 1991:

http://www.ilfoglio.it/gli-inserti-del-foglio/2015/10/10/news/2022-addio-israele-88422/

Questo sarà il risultato del delirio mondialista di George Soros, di Mark Zuckerberg e degli altri ebrei internazionalisti, come ce ne sono molti negli Stati Uniti in generale e nella Silicon Valley in particolare.

Copyright © 2017 Luigi Cocola. Tutti i diritti riservati.

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Conseguenze di due interpretazioni del mondialismo

23 luglio 2017

In un precedente post ho esposto una critica all’interpretazione del mondialismo come lotta di classe fornita da Diego Fusaro e ho anche esposto la mia interpretazione del mondialismo come delirio culturale:

https://luigicocola.wordpress.com/2017/07/15/il-mondialismo-non-e-una-lotta-di-classe-e-un-delirio-culturale/

C’è già stato nella cultura cristiana occidentale (Europa e Stati Uniti d’America) almeno un altro delirio culturale: la caccia alle streghe, che è durata dal 1450 circa al 1750 circa (il processo delle streghe di Salem risale infatti al 1692).

La caccia alle streghe è un delirio culturale perché le streghe non esistono.

Analogamente, il mondialismo (o globalismo) è un delirio culturale perché vuole eliminare lo Stato, che invece è una necessità della Ragione, anzi è un universale culturale, esattamente come i riti funebri e il tabù dell’incesto, e infatti è sempre esistito, vedi p.e. qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2016/11/18/il-mondialismo-e-un-delirio-culturale/

e qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2012/08/10/ma-lo-stato-e-sempre-esistito-oppure-e-uninvenzione-recente/

Norberto Bobbio scrive a questo proposito:

“La teoria marx-engelsiana della fine dello Stato è certamente la più popolare ma non è la sola [vedi la mia teoria unificata delle ideologie antistato]. Se ne indicheranno, senza alcuna pretesa di completezza, almeno altre tre [il Cristianesimo, il sansimonismo e l’anarchismo]. Vi è anzitutto, antica e sempre rinascente, un’aspirazione a una società senza Stato d’origine religiosa, comune a molte sette ereticali cristiane che, predicando il ritorno alle fonti evangeliche, a una religione della non violenza e della fratellanza universale, rifiutano l’obbedienza alle leggi dello Stato, non ne riconoscono le due funzioni essenziali, la milizia e i tribunali [il neretto è mio], ritengono che una comunità che viva in conformità dei precetti evangelici non abbia bisogno delle istituzioni politiche. All’estremo opposto l’ideale della fine della società politica e della classe politica che ne trae un abusivo vantaggio è stato predicato da una concezione che oggi si direbbe tecnocratica dello Stato [il neretto è mio], come quella esposta da Saint-Simon secondo cui nella società industriale ove protagonisti non sono più i guerrieri e i legisti ma diventano gli scienziati e i produttori, non ci sarà più bisogno della «spada di Cesare». Questo ideale tecnocratico peraltro si accompagna in Saint-Simon con una forte ispirazione religiosa (il nouveau christianisme), quasi a suggerire l’idea che questo salto fuori della storia che è la società senza Stato [il neretto è mio] non sia pensabile prescindendo da un’idea messianica.”

(Norberto Bobbio, Stato, governo, società, 1995, Einaudi, pagg. 123-124)

Norberto Bobbio parla di Cristianesimo (i Vangeli appartengono al Nuovo Testamento) e non di Ebraismo, come invece fa, erroneamente, Costanzo Preve, vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2017/05/30/sul-puritanesimo-costanzo-preve-ha-torto/

E la concezione “tecnocratica” di Henri de Saint-Simon (che era cristiano, come anche Karl Marx*, Friedrich Engels e Pierre-Joseph Proudhon**) altro non è che il mondialismo predicato da David Rockefeller, dalla Casa Reale dei Paesi Bassi (cioè la Casa d’Orange-Nassau), che sponsorizza il Gruppo Bilderberg dal 1954 a tutt’oggi, da Zbigniew Brzezinski (l’autore di Between Two Ages. America’s Role in the Technetronic Era***), da George Soros, da Mark Zuckerberg, ecc. ecc.

Non ha nessuna importanza che George Soros e Mark Zuckerberg, a differenza degli altri che ho menzionato, siano ebrei: il fatto è che entrambi vivono nella cultura cristiana occidentale (Soros ha perfino un degree di secondo livello in filosofia conseguito alla London School of Economics) e quindi condividono anch’essi il delirio culturale del mondialismo, che è proprio e peculiare della cultura cristiana occidentale.

Notare che i creatori delle ideologie antistato moderne di cui scrive Bobbio non solo sono tutti cristiani, sono anche vissuti tutti pressappoco nello stesso periodo storico: Karl Marx 1818-1883, Friedrich Engels 1820-1895, Henri de Saint-Simon 1760-1825, Pierre-Joseph Proudhon 1809-1865.

Le due interpretazioni del mondialismo che ho citato, quella di Diego Fusaro, il mondialismo come lotta di classe, e la mia, il mondialismo come delirio culturale, hanno conseguenze differenti:

1. il mondialismo come lotta di classe → i mondialisti vogliono ridurre in povertà il popolo → il mondialismo è deviante rispetto all’Etica.

2. il mondialismo come delirio culturale → i mondialisti vogliono eliminare lo Stato, che è una necessità della Ragione, anzi è un universale culturale, esattamente come i riti funebri e il tabù dell’incesto, e infatti è sempre esistito → il mondialismo è deviante rispetto alla Ragione.

Ciò porta a ulteriori conseguenze, che sono notevoli:

per esempio, un militare è obbligato a ubbidire a un comandante in capo (in inglese commander in chief) che sia mondialista e quindi deviante rispetto alla Ragione?

Oppure è obbligato a sollevarlo dal comando?

————–

* Come è ben noto, Karl Marx fu battezzato all’età di sei anni e suo padre si era convertito al Cristianesimo prima della sua nascita.

** Pierre-Joseph Proudhon è il padre dell’anarchismo:

«La nascita dell’A. [Anarchismo] si suole attribuire a Proudhon (1809-65)…»

Nicola Abbagnano, Dizionario di Filosofia, 1971, UTET, pag. 41

*** «Today, the most industrially advanced countries (in the first instance, the United States) are beginning to emerge from the industrial stage of their development. They are entering an age in which technology and especially electronics—hence my neologism “technetronic” *—are increasingly becoming the principal determinants of social change, altering the mores, the social structure, the values, and the global outlook of society.»

Zbigniew Brzezinski, Between Two Ages. America’s Role in the Technetronic Era, The Viking Press, 1970, pag. 5

https://archive.org/details/pdfy-z5FBdAnrFME2m1U4

È evidente l’affinità tra la concezione “tecnocratica” di cui scrive Bobbio e la “Technetronic Era” di cui scrive Brzezinski.

Copyright © 2017 Luigi Cocola. Tutti i diritti riservati.

Ma Netanyahu sa che esiste il mondialismo?

21 luglio 2017

Leggo su Tempi un articolo di Max Ferrari (19 luglio 2017):

Sfogo di Netanyahu con il “gruppo di Visegrad”: «Pazzesco che l’Europa non sostenga Israele»
In visita in Ungheria, pensando di non essere ascoltato, il premier israeliano ha criticato duramente la linea «folle» di Bruxelles verso «l’unico paese che fa i suoi interessi in Oriente»

«L’Europa deve decidere se vuole vivere e prosperare, o andare in rovina e scomparire [il neretto è mio]. L’Unione Europea sta minando la propria sicurezza indebolendo Israele a causa del folle tentativo di porre delle condizioni alla nostra cooperazione su temi vitali». Sono esplosive le dichiarazioni fatte dal premier israeliano Netanyahu al meeting di Budapest coi quattro paesi mittel-europei riuniti in quel “Gruppo di Visegrad” in rotta di collisione con l’Unione Europea sulla questione delle politiche migratorie…”

http://www.tempi.it/sfogo-di-netanyahu-con-il-gruppo-di-visegrad-pazzesco-che-europa-non-sostenga-israele

In inglese:

«“I think Europe has to decide if it wants to live and thrive or if it wants to shrivel and disappear, [il neretto è mio]” he said. “I am not very politically correct. I know that’s a shock to some of you. It’s a joke. But the truth is the truth – both about Europe’s security and Europe’s economic future. Both of these concerns mandate a different policy toward Israel.”»

https://www.theguardian.com/world/2017/jul/19/eu-will-wither-and-die-if-it-does-not-change-policy-on-israel-netanyahu

Ma Netanyahu sa che esiste il mondialismo?

Sa che il mondialismo vuole eliminare gli Stati?

Sa che l’Unione Europea è il prodotto del mondialismo?

E se lo sa, come sicuramente lo sa, perché non lo dice apertamente?

È piuttosto ovvio che l’Europa andrà in rovina e scomparirà, se il mondialismo continuerà ad essere la sua ideologia: essa diventerà uno Stato islamico e non ci vorrà poi molto tempo perché ciò accada.

Vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2017/07/15/il-mondialismo-non-e-una-lotta-di-classe-e-un-delirio-culturale/

È anche piuttosto ovvio che l’Europa mondialista sia contro il sionismo, che è un nazionalismo, e contro lo Stato d’Israele (questa è la sua denominazione ufficiale).

E perché Netanyahu non fa nulla contro gli ebrei internazionalisti, in primis George Soros e Mark Zuckerberg, i quali vogliono eliminare gli Stati e quindi anche lo Stato d’Israele?

Sono proprio George Soros e Mark Zuckerberg i peggiori nemici di Israele!

Il conflitto interno ebraico tra sionisti ed ebrei internazionalisti dovrebbe essere risolto, una volta per tutte, vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2016/05/26/il-conflitto-interno-ebraico/

È inutile che poi Netanyahu si lamenti dell’Unione Europea mondialista.

Il tabù di parlare del mondialismo, evidentemente, contagia anche l’autore dell’articolo, Max Ferrari:

“Paradossalmente quella parte di Europa definita “arretrata e populista” ha da oggi un legame privilegiato con Israele su tante questioni a partire da sicurezza, scambi di tecnologie ed energia (ricordiamo la grande partita dei giacimenti marini di gas scoperti da Israele), mentre l’Europa a trazione franco-tedesca (ma Macron si sta smarcando) si distingue per politiche di chiusura verso i suoi stessi partner orientali, ma anche verso Putin, per non parlare dell’astio verso Trump e Israele e, per converso, di folle apertura verso talune dittature arabe e le loro propaggini europee.”

Non è paradossale affatto, è tutto molto logico e ovvio, basta solo nominare il mondialismo.

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Zuckerberg, serie TV e stato di natura

4 luglio 2017

Pochi giorni fa mi è capitato per caso di vedere alcuni episodi di una nuova e bella serie TV americana, Ray Donovan, in cui recita anche il grande Jon Voight.

Data la sceneggiatura, che è molto hobbesiana, nel senso della guerra di tutti contro tutti (war of all against all, bellum omnium contra omnes), cioè assai in sintonia con lo stato di natura di Thomas Hobbes, mi è venuto in mente, per associazione di idee, l’ultimo comunicato al popolo di Mark Zuckerberg, quello del 22 giugno 2017, intitolato Bringing the World Closer Together, di cui ho già scritto:

«P.S.: notare nel suo comunicato al popolo del 22 giugno come Zuckerberg esprima chiaramente il leitmotiv fondamentale del mondialismo e di tutte le altre ideologie antistato (vedi la mia teoria unificata delle ideologie antistato), cioè che gli esseri umani sono naturalmente buoni (“I always believed people are basically good [il neretto è mio]. As I’ve traveled around, I’ve met all kinds of people from regular folks to heads of state, and I’ve found they almost all genuinely care about helping people”), concetto già espresso nel 1690 da John Locke, quando scrisse la sua errata e ridicola versione dello stato di natura (versione smentita, fra l’altro, anche da un recentissimo studio scientifico pubblicato su Nature, come ho ricordato più volte).»

https://luigicocola.wordpress.com/2017/06/24/mark-zuckerberg-la-nuova-reincarnazione-di-cristo/

Per ulteriori informazioni vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2017/04/02/il-mondialismo-e-il-nazionalismo-sono-il-prodotto-di-due-diverse-weltanschauung/

e qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2016/01/25/smentite-le-idiozie-di-locke-e-di-rousseau-sullo-stato-di-natura/

Il successo, sia di pubblico sia di critica, che sta ottenendo in USA questa serie TV, attualmente alla quinta stagione, pone un grande interrogativo: come è mai possibile che tale successo sia decretato dai connazionali di Mark Zuckerberg?

Come è mai possibile che tale successo avvenga proprio nel paese dove è nato il mondialismo (ad opera di David Rockefeller)?

Basta vedere un solo episodio di Ray Donovan per capire che la suddetta frase di Mark Zuckerberg, “I always believed people are basically good”, è una frase non solo terribilmente errata, ma anche terribilmente ridicola.

Del tipo di quelle che si raccontano ai bambini per non turbare la loro innocenza, ma che gli adulti sanno perfettamente essere false.

Così, all’improvviso, mi sono reso conto di un fatto che non avevo mai preso in considerazione e cioè che le serie TV prodotte negli Stati Uniti d’America sono quanto di più hobbesiano si possa produrre nel mondo dello spettacolo.

Thomas Hobbes ne sarebbe deliziato, se potesse vederle dal paradiso dei filosofi nel quale si trova.

Perché sono la conferma narrativa che non è possibile vivere senza Stato (i confini!!!), dato che senza Stato (le cui due funzioni essenziali, come scrisse Norberto Bobbio, sono l’esercito e la legge) la gente si ammazzerebbe di continuo per le strade, e per futili motivi.

Ho fatto quindi qualche ricerca in internet e le seguenti sono le serie TV prodotte negli USA che narrano di delitti e di crimini e che sono durate almeno dieci stagioni (in data odierna):

20 stagioni

Law & Order

18 stagioni

Law & Order: Special Victims Unit

15 stagioni

CSI: Crime Scene Investigation

14 stagioni

NCIS

12 stagioni

Criminal Minds

Bones

Hawaii Five-O (la vecchia serie, 1968-1980)

Murder, She Wrote (in italiano La signora in giallo)

NYPD Blue

10 stagioni

Columbo (in italiano Colombo)

JAG

CSI: Miami

Law & Order: Criminal Intent

Questo spiega perché, nonostante la propaganda di guerra dei mondialisti, al limite del colpo di Stato, Donald Trump abbia vinto le ultime elezioni presidenziali e sia diventato il 45° Presidente USA.

Questo spiega perché in giugno il partito di Donald Trump abbia vinto in Georgia con Karen Handel (nonostante i democratici abbiano speso una vera fortuna per la campagna del loro candidato Jon Ossoff) e in South Carolina con Ralph Norman:

«La sinistra americana credeva di cavalcare l’ondata di opposizione a Trump: sperava nella perdita di approvazione popolare del tycoon e che le accuse di collusione con i russi si traducessero in un appoggio democratico. Hanno cercato “nazionalizzare” la sfida. Senza successo.

“Gli elettori vogliono che ci concentriamo sui posti di lavoro e sull’economia“, ha detto a Fox News la democratica Cheri Bustos, membro della Camera dei Rappresentanti per lo Stato dell’Illinois. “Russia, impeachment… Non sono questioni su cui la gente vuole che ci concentriamo”.

I democratici non sono riusciti a connettersi con gli americani che lavorano. La politica anti-Trump non ha pagato. E lo stesso Trump, gongolante, lo scrive ancora su Twitter: “L’ostruzionismo non funziona“.

La sinistra ha tradotto questa tornata elettorale in un referendum su Trump. Il verdetto parla chiaro: Trump ha vinto.»

http://www.panorama.it/news/esteri/elezioni-georgia-vittoria-repubblicana-trump/

Non sono d’accordo con la semplicistica analisi di Cheri Bustos, c’è qualcosa di ben più importante delle ovvie considerazioni “sui posti di lavoro e sull’economia”: si tratta dello stato di natura hobbesiano vs. lo stato di natura lockiano.

Mark Zuckerberg si rassegni: egli vuole vendere agli americani un prodotto, “I always believed people are basically good”, cioè lo stato di natura lockiano, che gli stessi americani giudicano, e giustamente, un’assurdità, un’idiozia.

Copyright © 2017 Luigi Cocola. Tutti i diritti riservati.

Mark Zuckerberg, la nuova reincarnazione di Cristo

24 giugno 2017

Mark Zuckerberg è uno degli otto uomini che possiedono la stessa ricchezza di metà della popolazione mondiale:

«Al momento otto uomini possiedono il corrispettivo della ricchezza del 50 per cento della popolazione mondiale. Ecco gli otto miliardari: Bill Gates (75 miliardi di dollari), Amancio Ortega (67 miliardi di dollari), Warren Buffett (60,8 miliardi di dollari), Carlos Slim Helu (50 miliardi di dollari), Jeff Bezos (45,2 miliardi di dollari), Mark Zuckerberg (44,6 miliardi di dollari), Larry Ellison (43,6 miliardi di dollari), Michael Bloomberg (40 miliardi di dollari).»

http://www.internazionale.it/notizie/2017/01/16/otto-uomini-ricchezza-oxfam

Come ho scritto in un post precedente:

«Non dovrebbe mai essere consentito a un uomo solo di avere tutto questo potere, eccetto che per i leader legittimi di un popolo, di una nazione.»

https://luigicocola.wordpress.com/2017/02/18/il-delirio-mondialista-di-mark-zuckerberg/

Zuckerberg il 16 febbraio aveva messo per iscritto su Facebook il suo delirio mondialista, intitolandolo Building Global Community.

Il 22 giugno ha emesso un altro comunicato al popolo, dal titolo di Bringing the World Closer Together:

«…Our lives are all connected. In the next generation, our greatest opportunities and challenges we can only take on together — ending poverty, curing disease, stopping climate change, spreading freedom and tolerance, stopping terrorism [il neretto è mio]. No single group or even country can do that alone. We have to build a world where people come together to take on these big meaningful efforts…

I always believed people are basically good [il neretto è mio]. As I’ve traveled around, I’ve met all kinds of people from regular folks to heads of state, and I’ve found they almost all genuinely care about helping people…»

www.facebook.com/notes/mark-zuckerberg/bringing-the-world-closer-together/10154944663901634/

Ecco cosa aveva scritto il 9 marzo L’Espresso in un articolo di Fabio Chiusi, intitolato Silicon Valley, la nuova Atene:

«…L’opposizione di centinaia 
di aziende tecnologiche al divieto all’immigrazione. Apple, Ibm e Arbnb 
alla guida della protesta contro le discriminazioni dell’amministrazione Trump ai transgender. Bill Gates che vuole tassare i robot contro la disoccupazione da automazione. Elon Musk che propone di aggiungervi un reddito minimo garantito, per colmare 
il gap competitivo tra carne e bit – oltre che trasformare il viaggio su Marte in realtà.

Sono tutti esempi di impegno fortemente politico, nel senso proprio del termine: occupare uno spazio di discussione pubblica, e farlo con progetti sociali di lungo periodo. Nessuno, però, lo sta occupando quanto Mark Zuckerberg. È lui ad avere steso un vero e proprio “manifesto” di seimila parole che, nella riduzione giornalistica di molti, si proporrebbe nientemeno che di “salvare il mondo” [il neretto è mio]…

…Ma non è questo il punto. Il punto è che le ambizioni politiche delle parole, sempre più esplicitamente programmatiche, 
di Zuckerberg vanno perfino oltre. Con 
la sua Chan Zuckerberg Initiative, infatti, si propone nientemeno che di “curare, prevenire o gestire” tutte le malattie esistenti “entro la fine del secolo” [il neretto è mio]. Se 
la ricerca a propulsione statale langue, nei suoi laboratori invece corre a una velocità difficile perfino da computare.

Facebook ha sottratto ai centri di ricerca universitari alcuni dei migliori studiosi del campo, in vertiginosa ascesa, dell’intelligenza artificiale, così che 
oggi il trentaduenne è più credibile di qualunque legislatore quando si propone di curare il male “fake news” tramite algoritmi, invece che a suon di leggi [il neretto è mio]…»

http://espresso.repubblica.it/internazionale/2017/03/07/news/silicon-valley-la-nuova-atene-1.296768

Insomma Mark Zuckerberg è il nuovo Salvatore.

Non più umile falegname, ma tecnocrate ricchissimo.

Egli vuole «”salvare il mondo”», vuole «”curare, prevenire o gestire” tutte le malattie esistenti “entro la fine del secolo”», vuole «curare il male».

È la seconda venuta di Cristo, reincarnato in Mark Zuckerberg.

P.S.: notare nel suo comunicato al popolo del 22 giugno come Zuckerberg esprima chiaramente il leitmotiv fondamentale del mondialismo e di tutte le altre ideologie antistato (vedi la mia teoria unificata delle ideologie antistato), cioè che gli esseri umani sono naturalmente buoni (“I always believed people are basically good [il neretto è mio]. As I’ve traveled around, I’ve met all kinds of people from regular folks to heads of state, and I’ve found they almost all genuinely care about helping people”), concetto già espresso nel 1690 da John Locke, quando scrisse la sua errata e ridicola versione dello stato di natura (versione smentita, fra l’altro, anche da un recentissimo studio scientifico pubblicato su Nature, come ho ricordato più volte).

Vedi infatti qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2017/04/02/il-mondialismo-e-il-nazionalismo-sono-il-prodotto-di-due-diverse-weltanschauung/

e qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2016/01/25/smentite-le-idiozie-di-locke-e-di-rousseau-sullo-stato-di-natura/

e qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2015/03/05/il-millenarismo-e-un-meme-egoista/

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Luttwak: non riusciranno a buttar giù Trump

1 giugno 2017

Leggo su lookoutnews.it un’intervista molto interessante di Luciano Tirinnanzi a Edward Luttwak (31 maggio 2017):

L’America di Trump, dal “Russiagate” alla Merkel. Intervista a Edward Luttwak
La presidenza repubblicana vista dagli occhi del celebre politologo, già consulente strategico del governo degli Stati Uniti. «Non c’è modo di fermare Trump. Ivanka il prossimo presidente»

«Il presidente è alle prese con il cosiddetto “Russiagate”, ma da dove originano le accuse contro Trump e il suo staff, che lo vorrebbero troppo vicino a Mosca?

Sa come si chiama questo? Post-traumatic election disorder. I democratici, e l’opposizione più in generale, sono ancora traumatizzati dalla vittoria di Donald Trump e dalla maniera con cui ha vinto le elezioni. Tutti i commentatori politici erano convinti che avrebbe perso amaramente e che, con lui alla testa dei repubblicani, il partito ne sarebbe uscito distrutto. Invece, Trump non solo ha trionfato, ma ha fatto guadagnare al partito repubblicano sia il Senato che la Camera, e gli ha dato persino due nuovi governatori, cosa che ha permesso al Grand Old Party di raggiungere un numero record di governatori nella storia repubblicana. Solo a quel punto, i democratici hanno compreso quanto i loro calcoli fossero stati sbagliati. La vittoria di Trump, perciò, non è stata ancora digerita dall’élite di Washington, che resta in stato di choc e tenta disperatamente di usare i peggiori metodi del maccartismo (il clima esasperato di sospetto per attività anti-americane e comuniste generatosi nel secondo dopoguerra, ndr).

È questo ad aver generato il caos politico di cui siamo spettatori?

Intorno alla figura di Trump è stata messa in piedi una congiura ed è stata costruita una teoria che lo vorrebbe un agente di Vladimir Putin, secondo una sceneggiatura degna di Hollywood. Ragion per cui ogni contatto di qualsiasi persona vicina al presidente con qualsivoglia russo e in qualsiasi tempo, costituirebbe un comportamento sospetto, se non addirittura delittuoso. In breve, vogliono criminalizzarlo. Ma per simili accuse servono prove solide, mentre qui di prove non ce ne sono. Quindi, dopo tanti discorsi, alla fine tutti gli accusatori di Trump saranno obbligati ad ammettere che non hanno niente di concreto contro di lui. Il cosiddetto “Russiagate”, in definitiva, è una manifestazione isterica che si risolverà tra poco tempo e non avrà alcuna conseguenza o impatto sull’Amministrazione. Donald Trump semplicemente non può essere rimosso [il neretto è mio]…

…Vincendo le elezioni di midterm dopo la rielezione, potrà preparare il terreno per la figlia Ivanka, che diventerà così la prima donna presidente d’America [il neretto è mio] e che è già in apprendistato alla Casa Bianca, dove non a caso ha un proprio ufficio. Questa è anche la ragione per cui l’élite americana tenta di buttarlo giù con ostinazione.»

http://www.lookoutnews.it/trump-edward-luttwak-intervista/

Come si può notare, Edward Luttwak, senza mai nominare in quest’intervista il punto nodale della situazione, e cioè lo scontro acerrimo tra il globalismo (l’élite di Washington) e il nazionalismo (Donald Trump), accetta tranquillamente che vinca quest’ultimo, anzi parla di Ivanka Trump come 46° Presidente USA dopo il doppio mandato del padre.

Altro che Mark Zuckerberg!

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Perché Mark Zuckerberg e Jeff Bezos sono globalisti?

21 maggio 2017

Nonostante che premi Nobel per l’Economia come Joseph Stiglitz e Paul Krugman facciano indecorosamente e servilmente propaganda mondialista, gettando nel fango la loro dignità e i loro premi Nobel, e nonostante che ultraricchi come Mark Zuckerberg e Jeff Bezos (*) vogliano raggirare il popolo americano facendosi alfieri dell’ideologia mondialista, resta un dato di fatto incontrovertibile, che è questo:

il globalismo, il cui scopo è quello di eliminare lo Stato per mezzo dell’ultracapitalismo, comporta necessariamente che il popolo, cioè tutti tranne una piccolissima élite, viva in povertà.

Così stanno le cose e affermare che senza lo Stato ci possa essere contemporaneamente un welfare state, come ha fatto per esempio, senza vergogna alcuna, Joseph Stiglitz, significa insultare l’intelligenza di chi legge queste baggianate, vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2017/05/11/joseph-stiglitz-racconta-menzogne-e-fa-propaganda-mondialista/

Bisogna porsi una semplicissima domanda:

il popolo degli Unites States accetta la povertà?

Certamente no, finché esisterà la democrazia negli United States, cioè finché il popolo americano potrà votare.

Il potere della propaganda ha dei limiti (soprattutto nell’era di internet) che non possono essere superati.

Quindi o negli United States vengono abolite le elezioni e l’élite impone al paese una dittatura esplicita o l’ideologia mondialista cadrà.

Quello che Arnold J. Toynbee denominò a suo tempo “proletariato interno” farà cadere il globalismo, come avevo scritto in un mio post del 7 marzo 2016:

https://luigicocola.wordpress.com/2016/03/07/perche-il-mondialismo-durera-meno-del-comunismo/

—————

(*)

16 Jan 2017

Deborah Hardoon

AN ECONOMY FOR THE 99%
It’s time to build a human economy that benefits everyone, not just the privileged few

New estimates show that just eight men own the same wealth as the poorest half of the world. As growth benefits the richest, the rest of society – especially the poorest – suffers. The very design of our economies and the principles of our economics have taken us to this extreme, unsustainable and unjust point. Our economy must stop excessively rewarding those at the top and start working for all people. Accountable and visionary governments, businesses that work in the interests of workers and producers, a valued environment, women’s rights and a strong system of fair taxation, are central to this more human economy.

“It is four years since the World Economic Forum identified rising economic inequality as a major threat to social stability (1), and three years since the World Bank twinned its goal for ending poverty with the need for shared prosperity (2). Since then, and despite world leaders signing up to a global goal to reduce inequality, the gap between the rich and the rest has widened. This cannot continue. As President Obama told the UN General Assembly in his departing speech in September 2016: «A world where 1% of humanity controls as much wealth as the bottom 99% will never be stable.»

Yet the global inequality crisis continues unabated:

•  Since 2015, the richest 1% has owned more wealth than the rest of the planet (3) [il neretto è mio].

•  Eight men now own the same amount of wealth as the poorest half of the world (4) [il neretto è mio].

•  Over the next 20 years, 500 people will hand over $2.1 trillion to their heirs – a sum larger than the GDP of India, a country of 1.3 billion people (5).

•  The incomes of the poorest 10% of people increased by less than $3 a year between 1988 and 2011, while the incomes of the richest 1% increased 182 times as much (6).

•  A FTSE-100 CEO earns as much in a year as 10,000 people in working in garment factories in Bangladesh (7).

•  In the US, new research by economist Thomas Piketty shows that over the last 30 years the growth in the incomes of the bottom 50% has been zero, whereas incomes of the top 1% have grown 300% (8).

•  In Vietnam, the country’s richest man earns more in a day than the poorest person earns in 10 years (9).

Left unchecked, growing inequality threatens to pull our societies apart. It increases crime and insecurity, and undermines the fight to end poverty (10). It leaves more people living in fear and fewer in hope.

From Brexit to the success of Donald Trump’s presidential campaign, a worrying rise in racism and the widespread disillusionment with mainstream politics, there are increasing signs that more and more people in rich countries are no longer willing to tolerate the status quo [il neretto è mio]…”

http://policy-practice.oxfam.org.uk/publications/an-economy-for-the-99-its-time-to-build-a-human-economy-that-benefits-everyone-620170

Vorrei far notare quanto segue.

«Eight men now own the same amount of wealth as the poorest half of the world» afferma il suddetto Rapporto Oxfam 2017 (disponibile in inglese, francese, spagnolo e portoghese).

E chi sono costoro?

Ce lo dice questo articolo di internazionale.it (16 gennaio 2017), intitolato Otto uomini possiedono la stessa ricchezza di metà della popolazione mondiale:

«Al momento otto uomini possiedono il corrispettivo della ricchezza del 50 per cento della popolazione mondiale. Ecco gli otto miliardari: Bill Gates (75 miliardi di dollari), Amancio Ortega (67 miliardi di dollari), Warren Buffett (60,8 miliardi di dollari), Carlos Slim Helu (50 miliardi di dollari), Jeff Bezos (45,2 miliardi di dollari), Mark Zuckerberg (44,6 miliardi di dollari), Larry Ellison (43,6 miliardi di dollari), Michael Bloomberg (40 miliardi di dollari).»

http://www.internazionale.it/notizie/2017/01/16/otto-uomini-ricchezza-oxfam

Sorge irresistibilmente il dubbio che individui come Mark Zuckerberg e Jeff Bezos abbiano abbracciato l’ideologia mondialista solo e unicamente per conservare (e possibilmente anche accrescere) la propria sproporzionata ricchezza.

Insomma, perché dobbiamo imporre il globalismo (cioè la povertà) a tutto il mondo, magari usando le armi nucleari contro la Russia, dato che essa (giustamente!) si oppone al globalismo (ed essa certamente contrattaccherà usando il suo formidabile arsenale nucleare)?

Semplicemente per far conservare a Jeff Bezos il suo capitale di 45,2 miliardi di dollari e a Mark Zuckerberg il suo capitale di 44,6 miliardi di dollari.

Ecco perché.

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I Founding Fathers e la sedition

18 maggio 2017

Da Wikipedia in inglese:

«Historian Richard B. Morris in 1973 identified the following seven figures as the key Founding Fathers: John Adams, Benjamin Franklin, Alexander Hamilton, John Jay, Thomas Jefferson, James Madison, and George Washington…»

https://en.wikipedia.org/wiki/Founding_Fathers_of_the_United_States

«In 1798, President John Adams signed into law the Alien and Sedition Acts, the fourth of which, the Sedition Act or “An Act for the Punishment of Certain Crimes against the United States” set out punishments of up to two years of imprisonment for “opposing or resisting any law of the United States” or writing or publishing “false, scandalous, and malicious writing” about the President or the U.S. Congress…»

https://en.wikipedia.org/wiki/Sedition

Al giorno d’oggi, a quanto pare, la sedizione non è più un reato.

Anzi, viene ampiamente praticata.

Perché è proprio questa la parola giusta per indicare ciò che sta accadendo negli Stati Uniti: sedizione.

In inglese: sedition.

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Perfino Francis Fukuyama lo dice

17 maggio 2017

Ecco un brano di un’intervista a Francis Fukuyama, l’autore del saggio La fine della storia:

«Vivo da sette anni qui, nel cuore della Silicon Valley e mi rendo sempre più conto che i manager che la guidano non hanno il senso della realtà complessa e contraddittoria del mondo che è fuori dalla bolla di questa valle. Magari sono bene intenzionati, ma ugualmente pericolosi nel perseguimento delle loro utopie perché hanno molto potere economico e di convinzione. Hanno creato monopoli giganteschi che condizionano tutti noi. Bisogna intervenire finché siamo in tempo…»

http://www.corriere.it/esteri/17_maggio_17/fukuyama-trump-presidente-piu-ignorante-anche-colpa-silicon-valley-0b790e26-3a74-11e7-acbd-5fa0e1e5ad68.shtml

Su questo (solo su questo!) sono perfettamente d’accordo con lui.

Questi esaltati della Silicon Valley vanno fermati, finché siamo in tempo.

Ma non mi sembra una cosa facile, per niente.

Chi li può fermare?

Donald Trump non credo proprio, non ne ha il potere.

Forse i militari, se avessero un po’ di sale in zucca e un po’ di coraggio.

È infatti del tutto evidente che, se i globalisti riuscissero a eliminare Trump, sarebbe inevitabilmente ripreso il programma puritano del globalismo: far avverare sulla terra il Regno di Cristo con la spada in pugno.

Il che ci porta alla guerra nucleare con la Russia.

Il programma originale di Hillary Clinton e George Soros.

Che, in ogni caso, sarà ripreso dopo la presidenza Trump.

Sarò pessimista, ma le probabilità di eliminare questo eventuale futuro mi sembrano poche, oggi come oggi.

L’umanità è troppo stupida per poterlo evitare.

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Gli Stati Uniti sono una democrazia fallita?

16 maggio 2017

Sta divampando negli Stati Uniti d’America il conflitto tra l’élite globalista e il popolo, quel popolo che ha eletto legalmente, liberamente e democraticamente Donald Trump come suo 45° Presidente.

«We the People of the United States», così inizia la United States Constitution, come si può vedere in questa foto:

L’élite globalista non ha accettato il risultato delle elezioni legali, libere e democratiche, vuole calpestare la Costituzione, vuole eliminare Donald Trump, e ciò sia per tiranneggiare il popolo, sia per imporre al popolo il delirio culturale del globalismo, delirio culturale da cui essa è posseduta, mentre invece il popolo, eleggendo Donald Trump («Americanism, not globalism, will be our credo»), ha rifiutato nettamente questo delirio culturale, dimostrando assai più buon senso e capacità di giudizio della sua élite.

I fatti dimostrano, a un ritmo sempre più crescente, che l’élite globalista non si fermerà finché non avrà eliminato Donald Trump o con l’impeachment (vedi il caso Nixon) o con l’assassinio (vedi il caso Kennedy).

David Rockefeller, il capo indiscusso dell’élite globalista USA, è morto, ma hanno preso il suo posto altri capitalisti globalisti: George Soros, Mark Zuckerberg, Jeff Bezos, ecc. ecc.

Ecco cosa scrisse David Rockefeller nella sua autobiografia:

«Some even believe we are part of a secret cabal working against the best interests of the United States, characterizing my family and me as “internationalists” and of conspiring with others around the world to build a more integrated global political and economic structure—one world, if you will. If that’s the charge, I stand guilty, and I am proud of it.»

(David Rockefeller, Memoirs, Random House, 2003, pag. 405)

Chi protegge, con il potere della forza fisica, questi capitalisti globalisti, che sono nemici giurati del popolo e perciò nemici giurati degli United States, come lo fu, per sua stessa confessione scritta, David Rockefeller?

L’FBI? LA CIA? Chi???

Siamo in un momento paradossale della storia: il popolo americano ha internet, un mezzo potentissimo di democrazia che i Founding Fathers neanche si sognavano, eppure essi, tra mille difficoltà, riuscirono a produrre la United States Declaration of Independence e la United States Constitution.

Possibile che il popolo americano di oggi non abbia neanche la forza di far rispettare ciò che i Founding Fathers produssero?

Se i capitalisti globalisti riuscissero a eliminare, in un modo o nell’altro, Donald Trump, vorrebbe dire, in modo assolutamente definitivo, che gli Stati Uniti d’America sono una democrazia fallita.

E che quindi la United States Declaration of Independence e la United States Constitution sono soltanto vecchi pezzi di carta, senza valore alcuno.

E anche che il popolo USA è condannato alla povertà, come previsto dal delirio culturale del globalismo, vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2016/08/17/tre-caratteristiche-necessarie-del-mondialismo/

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