Posts Tagged ‘max weber’

Nell’UE la politica è morta

4 settembre 2015

Leggo sul Secolo d’Italia del 4 settembre 2015 l’articolo Sui clandestini l’Europa si spacca. L’ungherese Orban guida i ribelli:

Orban è contro l’accoglienza concessa ai rifugiati, «principalmente musulmani»
Prontissima la risposta della cristiano-democratica Angela Merkel: «Se pensiamo ai valori cristiani, allora credo che sia importante difendere la dignità di ogni essere umano là dove è in pericolo». Stessa risposta è arrivata anche dal presidente del Consiglio europeo, il polacco Donald Tusk: «Per me essere cristiano nella vita sociale significa avere dei doveri verso i fratelli in difficoltà».”

http://www.secoloditalia.it/2015/09/immigrazione-orban-europa/

Ebbene, occorre prendere atto che nell’Unione Europea la politica è morta, perché ormai si identifica totalmente con la religione (cristiana).

L’etica della responsabilità, che dovrebbe essere secondo Max Weber l’etica propria della politica, è stata sostituita dall’etica propria della religione: l’etica della convinzione.

È la morte della politica, è la vittoria del millenarismo, è il Secondo Medio Evo.

Copyright © 2015 Luigi Cocola. Tutti i diritti riservati.

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Le parole della Ragione sono parole shock

25 luglio 2015

Leggo su Tgcom24 del 25 luglio 2015:

Ungheria, parole shock da premier: “L’Europa non si difende dai migranti”
Viktor Orban continua nella sua opera di chiusura delle frontiere e avverte: “Con i clandestini crescono terrorismo, disoccupazione e criminalità”

http://www.tgcom24.mediaset.it/mondo/ungheria-parole-shock-da-premier-l-europa-non-si-difende-dai-migranti-_2124608-201502a.shtml

A questo punto siamo arrivati: le parole della Ragione sono diventate parole shock.

C’è qualcuno dotato di Ragione che possa considerare errata la seguente proposizione: “Con i clandestini crescono terrorismo, disoccupazione e criminalità”?

Ma nello scenario millenaristico in cui viviamo, simile a quello della caduta dell’Impero romano d’Occidente, la Ragione è sostituita dal pensiero magico-religioso: tutto andrà bene, ci penserà la Divina Provvidenza.

Per comprendere cosa sia la Divina Provvidenza, vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2014/02/14/linternazionalismo-di-rockefeller-e-un-millenarismo/

Ma accogliendo tutte queste genti africane, l’Europa non scomparirà?

Non ha importanza, affermano i millenaristi, l’importante è seguire l’etica della convinzione: dobbiamo seguire il Bene.

Come scrive Max Weber a proposito dell’etica della convinzione: “il cristiano opera giustamente e rimette l’esito nelle mani di Dio” (Max Weber, La politica come professione, 2005, Armando, pag. 103).

Agli occhi dei millenaristi l’etica della responsabilità, l’altra etica indicata da Max Weber, è malvagia, è oscena, è uno shock.

Siamo all’inizio di un Secondo Medio Evo.

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L’unico modo per evitare che l’Islam attacchi l’Occidente

19 gennaio 2014

Ho scritto diversi post sull’attuale conflitto tra Occidente e Islam, conflitto che si è imposto agli occhi di tutti con l’attacco dell’11 settembre 2001.

Credo che il problema principale, se non l’unico, sia quello di evitare che l’Islam attacchi ancora l’Occidente.

Che poi i musulmani non gradiscano la democrazia è un problema da lasciare a filosofi come Bernard-Henri Lévy.

Ebbene, l’unico modo per evitare che l’Islam attacchi ancora l’Occidente è quello di rinunciare all’eliminazione dello Stato, utopia incarnata in passato dall’anarchismo e dal comunismo e attualmente dall‘europeismo e dal multiculturalismo, che sono tutte ideologie antistato.

È difficile rinunciare alle illusioni e ai sogni, ma soltanto quando l’Islam vedrà che l’Occidente non è più debole e inetto com’è attualmente, soltanto allora deporrà le armi.

Gli islamici sono diversi da noi, ma questo non vuol dire affatto che siano stupidi: sono solo diversi.

Ed è una diversità che va rispettata. È una cultura che esiste da circa 1400 anni, ha dimostrato di essere vitale. Perché volete costringerla a cambiare? In nome di cosa?

Tutto ciò non richiede alcuna guerra, alcuna ingerenza negli affari dei paesi islamici.

Richiede invece un cambiamento culturale dell’Occidente.

Perché l’Occidente deve cambiare e l’Islam no?

Perché è l’Occidente che sta sbagliando, è l’Occidente che si vuole suicidare, non l’Islam.

E soltanto quando l’Occidente dimostrerà concretamente di non voler rinunciare allo Stato, ossia alla spada, quella spada che sta sulla bandiera dell’Arabia Saudita, il paese fondamentale dell’Islam, soltanto allora quest’ultimo capirà che è inutile combattere, che non ha alcuna speranza di vittoria.

La spada è l’antico simbolo biblico della forza (vedi Bibbia Emmaus, pag. 2450).

La definizione universalmente accettata di Stato è quella di Max Weber: “…lo Stato è quella comunità umana che all’interno di un determinato territorio – quello del «territorio» costituisce un segno distintivo – rivendica per sé (con successo) il monopolio dell’uso legittimo della forza fisica.” (Max Weber, La politica come professione, Armando, 2005, pagg. 32-33).

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È sbagliato spiegare i difetti della società italiana in termini di questione morale

2 novembre 2012

Quando si parla dei difetti della società italiana (che sono molti, gravi e cronici), la spiegazione che usualmente se ne dà è questa: che gli italiani difettano di etica.

Se ne parla, cioè, come se fosse un problema di vizi e di virtù, ossia in termini di questione morale, che è poi un leitmotiv (ma non un monopolio) della sinistra politica italiana.

Un esempio chiarissimo di ciò si trova nel libro Toghe rotte, di cui ho già scritto in un post precedente:

https://luigicocola.wordpress.com/2012/07/10/lignoranza-ci-sta-sommergendo-2/

Toghe rotte è un libro valido e condivisibile finché parla del lavoro dei magistrati italiani (che gli autori conoscono benissimo, essendo, appunto, magistrati italiani), ossia finché non si arriva all’ultimo capitolo, nel quale gli autori dovrebbero spiegare perché la giustizia italiana funzioni così male (come essi stessi hanno ferocemente mostrato nei capitoli precedenti) e illustrarne i rimedi.

Ahimè, questo capitolo, significativamente intitolato dagli autori Il capitolo più difficile, non coglie nel segno, perché essi, ferratissimi in giurisprudenza, difettano assai della conoscenza della scienza politica, che è (ovviamente a mio personale giudizio) l’unico strumento che permetta la comprensione dei fenomeni di cui stiamo parlando.

Che essi conoscano assai poco la scienza politica è dimostrato da questa perla, che si trova a pagina 161 (Toghe rotte, a cura di Bruno Tinti, Chiarelettere Editore, quarta edizione, ottobre 2007):

“…quindi secondo le regole di separazione dei poteri inventate dopo la Rivoluzione francese…”

Questa frase (coll’aggravante del corsivo!) mostra in modo inequivocabile l’ignoranza dei concetti basilari della scienza politica. Sarebbe bastato dare uno sguardo a Wikipedia (alla voce Separazione dei poteri).

Ebbene, in Toghe rotte, a pag. 155, ossia nella seconda pagina dell’ultimo capitolo, noi possiamo leggere qual è, secondo gli autori, il rimedio alla malagiustizia italiana:

“In due parole, e cominciando dalla fine: deve cambiare tutto. Deve cambiare la cultura etica del nostro paese. Debbono cambiare quelli che fanno politica e debbono cambiare i giudici italiani.”

Come si può notare, si parla di “cultura etica”, ossia della questione morale.

Il resto del capitolo non fa che ricamare su tale questione.

E risulta incredibile la contraddizione costituita dal fatto che in tutto il libro, tranne che nell’ultimo capitolo, viene descritta la giustizia italiana come ipergarantista, perdonista e debole, mentre poi proprio nell’ultimo capitolo, nel quale si dovrebbero tirare le somme, si arriva invece ad affermare:

“Non c’è un’alternativa. O c’è una legge e la si rispetta, o la legge che si applica è quella del più forte.” (pag. 155)

“Quindi la «forza» è in concorrenza con la «giustizia».” (pag. 160)

In altre parole la giustizia, secondo gli autori, prescinde dalla forza, anzi è in antitesi con essa.

Ne discende che il rispetto della legge non può essere altro che una pura scelta etica personale.

Questa è una concezione diametralmente opposta a quella espressa dalla teoria dello Stato, secondo la quale:

a) “…lo Stato è quella comunità umana che all’interno di un determinato territorio – quello del «territorio» costituisce un segno distintivo – rivendica per sé (con successo) il monopolio dell’uso legittimo della forza fisica.(Max Weber, La politica come professione, Armando, 2005, pagg. 32-33).

b) La “forza fisica” è il “mezzo specifico” dello Stato (Max Weber, ibid., pag. 32).

c) Le “due funzioni essenziali” dello Stato sono “la milizia e i tribunali” (Norberto Bobbio, Stato, governo, società, Einaudi, 1995, pag. 124).

d) L’idea dell’«estinzione dello stato» è “un’ubbia, una specie di fissazione”, in quanto: “…non vi saranno più matrimoni infelici, incidenti automobilistici, delitti sessuali? E se vi saranno a chi spetterà il còmpito di proclamare la separazione o il divorzio, il risarcimento del danno e la pena, se non a un giudice, e a chi di farle eseguire se non a funzionari muniti di forza?” (Norberto Bobbio, Politica e cultura, Einaudi, 2005, pagg. 158-159).

Perché esistono queste due concezioni diametralmente opposte? Ebbene, si torna sempre, come ho più volte scritto, alla concezione dello stato di natura di Hobbes e a quella dello stato di natura di Locke, i due grandi filosofi inglesi del Seicento.

Se lo stato di natura del genere umano è definibile così: “…la condizione degli uomini fuori della società civile (condizione che si può ben chiamare stato di natura), non è altro che una guerra di tutti contro tutti…” (Thomas Hobbes, De cive, Editori Riuniti, 1979, pagg. 72-73), è ovvio che la questione morale non c’entra un bel nulla con i difetti della società italiana e la causa di questi ultimi risiede nel fatto che lo Stato italiano è uno Stato cronicamente collassato, ossia uno Stato fallito, che non può espletare compiutamente ed efficacemente le sue “due funzioni essenziali”, ossia “la milizia e i tribunali”, come ho scritto in post precedenti.

Vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2012/09/30/il-collasso-cronico-dello-stato-italiano-cose-e-perche-esiste/

Se invece lo stato di natura del genere umano è definibile in questo modo: “…uno stato di pace, buona volontà, mutua assistenza e conservazione…” (John Locke, Due trattati sul governo, Edizioni Plus, 2007, pag. 198), l’uomo è un essere naturalmente buono e mite, e non ha bisogno dello Stato per vivere in armonia coi propri simili. La causa dei difetti della società italiana consiste quindi nel fatto che gli italiani hanno lasciato la via naturale, ossia la retta via, quella del bene, e imboccato una via contronatura, la via del male. In altre parole essi si comportano in modo eticamente riprovevole. Ed è giusto allora parlare di questione morale.

Occorre puntualizzare che mentre la concezione hobbesiana è del tutto laica, quella lockiana è una concezione che può sembrare di natura filosofica, ma che in realtà è di natura religiosa. Leggiamo infatti quest’altro passo di Locke:

“La legge di natura, dunque, costituisce una norma eterna per tutti gli uomini, per i legislatori come per gli altri. Le norme che essi emanano per governare la condotta degli uomini devono, alla stessa stregua delle loro azioni e delle azioni altrui, essere conformi alla legge di natura, ovvero alla volontà di Dio, della quale essa costituisce una proclamazione…” (John Locke, ibid., pag. 270) .

Il grosso difetto della filosofia politica di Hobbes è che egli collega la sua teoria dello Stato con la forma di governo da lui preferita, la monarchia assoluta. Ma questo collegamento non è necessario, anzi è un artificio vero e proprio, che Hobbes adopera pro domo sua, come ho mostrato nei due saggi di scienza politica che ho scritto: Il Leviatano senza spada e Le nuove forme dell’utopia: europeismo e multiculturalismo.

Vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2012/09/21/per-capire-il-disastro-europeo-e-il-disastro-italiano/

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La giustizia senza Stato: ecco lo stupido e ridicolo concetto che l’intellighenzia italiana ha della giustizia

18 ottobre 2012

Leggo sul Fatto Quotidiano del 16 ottobre Alcune proposte contro il marcio, un articolo di Paolo Flores d’Arcais, direttore di MicroMega.

Con altro titolo, Come sconfiggere il partito dell’impunità, si trova anche in rete:

«Come direbbe Giulio Cesare, “Italia est omnis divisa in partes tres”: il partito della legalità, il partito dell’impunità, il partito dei quaquaraquà. Quest’ultimo è decisivo, poiché denunciando come manichea l’intransigenza nella lotta contro l’impunità, garantisce i “porci comodi” di ladri corrotti e mafiosi. Col belletto della buona coscienza “moderata”, per soprammercato…

…L’impotenza del partito della legalità non è affatto una fatalità, però, come troppi ormai si sono rassegnati a pensare. Possiamo re-agire. Con la mobilitazione e con iniziative istituzionali, utilizzando in sinergia il web, la piazza, le procedure che la Costituzione offre.»

http://temi.repubblica.it/micromega-online/come-sconfiggere-il-partito-dellimpunita/

Come può pensare Flores d’Arcais che una di quelle che Bobbio chiama «le due funzioni essenziali» dello Stato, ossia «la milizia e i tribunali» (Norberto Bobbio, Stato, governo, società, Einaudi, 1995, pag. 124), possa essere svolta efficacemente e compiutamente da parte dello Stato italiano, che è uno Stato fallito, sia per l’antica mancanza di separazione tra Stato e Chiesa, sia perché ha oggi rinunciato alla sua sovranità (del resto immaginaria) in favore di quell’assurdità chiamata Unione Europea?

E infatti nell’articolo suddetto non c’è traccia della parola «Stato».

Suppongo che per Flores d’Arcais sia un termine riprovevole o, forse, rimosso.

Insomma, egli pensa a una giustizia senza Stato!

Egli, nel suo articolo, arriva ad auspicare «pene americane» e «manette agli evasori».

Ma chi, chi in nome di Dio, avrà la forza, «la forza fisica», che è il «mezzo specifico» dello Stato di cui scrive Max Weber (Max Weber, La politica come professione, Armando, 2005, pag. 32), per attuare concretamente le «pene americane» e le «manette agli evasori»?

Solo lo Stato può fare questo!

Lo stupido e ridicolo concetto di una giustizia senza Stato è il tragico risultato del credere fermamente in ciò che Bobbio definisce «un’ubbia, una specie di fissazione», ossia nell’idea dell’«estinzione dello stato» (Norberto Bobbio, Politica e cultura, Einaudi, 2005, pag. 158).

Come ho più volte scritto nei post precedenti, quest’idea dell’inutilità, anzi della dannosità, dello Stato è un mito, che è nato dalla filosofia politica di John Locke e dal quale la sinistra italiana è posseduta.

Come spiega brillantemente Bobbio: «…non vi saranno più matrimoni infelici, incidenti automobilistici, delitti sessuali? E se vi saranno a chi spetterà il còmpito di proclamare la separazione o il divorzio, il risarcimento del danno e la pena, se non a un giudice, e a chi di farle eseguire se non a funzionari muniti di forza?» (Norberto Bobbio, ibid., pagg. 158-159).

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La legge anticorruzione non servirà a nulla

7 ottobre 2012

Leggo che l’appello per la legge anticorruzione lanciato da Repubblica.it ha raggiunto le 280mila firme:

«“Una legge senza compromessi”

appello di Repubblica, 280 mila sì

Crescono le adesioni all’iniziativa del nostro giornale per sollecitare l’approvazione immediata del ddl anti-corruzione. Tra i firmatari anche l’architetto Renzo Piano, l’attore Antonio Albanese, il ct Prandelli, lo scrittore Ammaniti»

http://www.repubblica.it/politica/2012/10/07/news/appello_7_ottobre-44023370/

Ebbene, quandanche fosse emanata una perfetta legge anticorruzione, essa sostanzialmente non servirebbe a niente, perché lo Stato italiano, essendo cronicamente collassato, non è in grado di esercitare compiutamente “le due funzioni essenziali” dello Stato, le quali, come scrive Bobbio, sono: “la milizia e i tribunali” (Norberto Bobbio, Stato, governo, società, Einaudi, 1995, pag. 124).

Ho scritto in dettaglio sulla causa del collasso cronico dello Stato italiano in un post precedente:

https://luigicocola.wordpress.com/2012/09/30/il-collasso-cronico-dello-stato-italiano-cose-e-perche-esiste/

Riassumendo, in Italia non c’è separazione tra Stato e Chiesa e l’effetto di ciò è l’inibizione dell’uso legittimo della forza fisica da parte dello Stato, in quanto il principio cardine del Cristianesimo è il divieto assoluto della forza fisica, perfino come legittima difesa:

“…se uno ti colpisce alla guancia destra, volgigli anche la sinistra.”
(Bibbia Emmaus, Edizioni San Paolo, 1998, Matteo, 5,39)
“Se qualcuno ti percuote su una guancia, porgigli anche l’altra…”
(Bibbia Emmaus, Edizioni San Paolo, 1998, Luca, 6,29)

In altri termini, viene inibito ciò che Max Weber chiama “mezzo specifico” dello Stato, ossia “la forza fisica” (Max Weber, La politica come professione, Armando, 2005, pag. 32).

Le leggi italiane, insomma, hanno un’efficacia assai scarsa, perché, come genialmente scrive Hobbes, i “…patti senza la spada non sono che parole…” (Thomas Hobbes, Leviatano, 2009, Laterza, pag. 139).

La spada è l’antico simbolo biblico della forza (vedi Bibbia Emmaus, pag. 2450).

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Il collasso cronico dello Stato italiano: cos’è e perché esiste

30 settembre 2012

Non c’è alcun dubbio che lo Stato italiano è uno Stato cronicamente collassato (un eufemismo per non dire che è uno Stato fallito).

Questa palese, ma spiacevole, realtà viene taciuta dai politici italiani e da coloro che vivono grazie a questi ultimi, intendo coloro che lavorano nei mass media italiani. Ma anche coloro che costituiscono la cultura italiana tacciono: è un tacere di tutti, una sorta di rimozione collettiva.
E il resto del mondo fa finta di credere che le cose italiane stiano realmente come gli italiani vorrebbero.

Ma l’ingovernabilità, la malagiustizia, la pervasiva corruzione dei politici, l’assenza (salvo eccezioni) di meritocrazia (che è nell’interesse del popolo, perché consente di avere l’uomo giusto al posto giusto), l’istituzione politica delle regioni, la questione meridionale, ecc. ecc., sono tutti sintomi inequivocabili di un’estrema debolezza del potere centrale. Per non parlare poi del piccolo particolare rappresentato dal fatto che la criminalità organizzata controlla vastissime porzioni del territorio dello Stato italiano, ossia almeno diverse regioni.

A questo proposito, occorre ricordare che la definizione universalmente accettata di Stato è quella di Max Weber:

“…lo Stato è quella comunità umana che all’interno di un determinato territorio – quello del «territorio» costituisce un segno distintivo – rivendica per sé (con successo) il monopolio dell’uso legittimo della forza fisica.”
(Max Weber, La politica come professione, Armando, 2005, pagg. 32-33).

Qual è la causa del collasso cronico dello Stato italiano?

Non essendoci in Italia la separazione tra Stato e Chiesa (né tantomeno la cosiddetta soluzione inglese, ossia la subordinazione della Chiesa allo Stato, invenzione antichissima di Costantino il Grande, che fu adottata non solo dagli inglesi, ma anche da altri popoli nordici, p.e. i norvegesi), lo Stato italiano è collassato, perché il principio cardine del Cristianesimo è il divieto assoluto della forza fisica, perfino come legittima difesa (principio che confligge ovviamente con lo Stato):

“…se uno ti colpisce alla guancia destra, volgigli anche la sinistra.”
(Bibbia Emmaus, Edizioni San Paolo, 1998, Matteo, 5,39)
“Se qualcuno ti percuote su una guancia, porgigli anche l’altra…”
(Bibbia Emmaus, Edizioni San Paolo, 1998, Luca, 6,29)

Da puntualizzare che il divieto cristiano della forza non impedisce che quest’ultima possa essere usata a livello privato, individuale, perché in tal caso si tratta di un peccato e quindi è ammissibile. È a livello pubblico che il divieto fa sentire tutta la sua potenza.
Lo Stato non può usare la forza, i criminali (i peccatori) si.
Infatti il divieto cristiano della forza rende la forza illegittima, quindi lo Stato non può usarla, perché lo Stato è il luogo della legittimità.
Senza la legittimità lo Stato non potrebbe esistere, come ci viene ottimamente spiegato da Robert A. Dahl (Robert A. Dahl, Introduzione alla scienza politica, Il Mulino, 1970, pagg. 77-79).
Se la forza fisica diventa illegittima, lo Stato (il luogo della legittimità) non può usarla, perché non può esistere un uso legittimo (vedi la suddetta definizione di Stato di Max Weber) di un qualcosa che di per sé, ossia intrinsecamente, è illegittimo.

Negli altri popoli dell’Occidente lo Stato non è collassato, proprio perché o c’è la separazione tra Stato e Chiesa o c’è la subordinazione della Chiesa allo Stato.
Per quanto riguarda poi i popoli cristiani d’Oriente (p.e. in Russia), c’è solo quest’ultima situazione, perché essi nacquero dall’Impero romano d’Oriente, le cui basi furono create da Costantino il Grande.

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Marcello Veneziani, le regioni e la destra politica italiana

27 settembre 2012

Leggo un post di Marcello Veneziani del 22 settembre sulle regioni:

Mille ragioni per tagliare le Regioni

“Per colpire la casta e i costi esagerati del settore pubblico manca il coraggio civile e radicale di abolire le Regioni. Lo scrivo da tempo. Sono la vergogna d’Italia, persino più del Parlamento (da dimezzare). Il marcio emerso ora è solo la cresta, il costo vero è il raddoppio di tutto: ci permettiamo il lusso di mantenere un doppio Stato, uno centrale e uno federale.

Le Regioni costano l’ira di Dio, moltiplicano il ceto politico e il finanziamento pubblico ai partiti, dispongono di poteri esagerati, divorano risorse, duplicano la burocrazia statale. Anziché accanirsi con gli spiccioli delle Province, è lì che bisogna tagliare.

L’inizio del declino italiano,del suo indebitamento e della crescita vertiginosa della partitocrazia, coincide con la nascita delle Regioni, 1970…

…Una riforma necessaria, risparmiosa e ragionevole, perciò non si farà mai. Non sono in grado di farla né i partiti né i tecnici.

E allora chi? Chi? La domanda risuona nel vuoto.”

http://www.ilgiornale.it/news/mille-ragioni-tagliare-regioni-839805.html

Innanzitutto lei parla solo di denaro (Marx ha agito anche su di lei?) e le sfugge evidentemente la distruzione dello Stato italiano che l’istituzione delle regioni ha comportato (è precisamente a questo scopo che la sinistra italiana impose tale istituzione, perché essa è posseduta dall’utopia di eliminare lo Stato, come ho scritto più volte nei post precedenti).

In secondo luogo, suscita in me grande indignazione la sua vana domanda finale: chi farà mai questa sacrosanta riforma, ossia eliminare le regioni?

Certamente non sarà la destra castrata dal Vaticano della quale lei è uno dei più noti rappresentanti.

Una destra paralitica e fallita. Perché tale è una destra che non difende lo Stato con qualsiasi mezzo possibile e immaginabile, anche a costo di morire, e che evidentemente non prende in considerazione la teoria dello Stato e Max Weber.

È una destra che ha paura “dell’uso legittimo della forza fisica” (Max Weber, La politica come professione, 2005, Armando, pag. 33).

È una destra sostanzialmente contraria allo Stato.

È una destra che tra Chiesa e Stato (una scelta che non si può eludere) sceglie la Chiesa.

Certo, a parole si può dire quello che si vuole, ma le parole non contano, contano i fatti.

Vedi su quest’argomento il mio post del 23 agosto (pubblicato quindi ben prima che scoppiasse lo scandalo della regione Lazio):

La destra politica italiana è una destra fallita

https://luigicocola.wordpress.com/2012/08/23/la-destra-politica-italiana-e-una-destra-fallita/

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La destra politica italiana è una destra fallita

23 agosto 2012

Mentre nei post precedenti ho scritto ampiamente dei difetti della sinistra politica italiana, oggi scriverò di quelli della destra.

La destra politica italiana è una destra fallita, perché è una destra clericale, vale a dire è un ossimoro.
Cos’è un ossimoro?
Vediamo cosa ci dice Wikipedia:

“L’ossimoro (dal greco ὀξύμωρον, composto da ὀξύς «acuto» e μωρός «ottuso»), pronunciabile tanto ossimòro quanto ossìmoro (alla greca), è una figura retorica che consiste nell’accostamento di due termini di senso contrario o comunque in forte antitesi tra loro.”

http://it.wikipedia.org/wiki/Ossimoro

Per esser chiari, vediamo cosa ci dice Wikipedia alla voce “clericalismo”:

“La parola clericalismo indica un agire in senso politico che mira alla salvaguardia e al raggiungimento degli interessi del Clero e, conseguentemente, si concretizza nel tentativo di indebolire la laicità di uno Stato…”

http://it.wikipedia.org/wiki/Clericalismo

Indebolire la laicità dello Stato non vuol dire altro che indebolire lo Stato.

Il punto nodale della situazione è che lo Stato e il Cristianesimo sono in conflitto tra loro.
L’Occidente ha risolto brillantemente questo conflitto o separando lo Stato dalla Chiesa, o mettendo la Chiesa agli ordini dello Stato (la soluzione inglese, che in realtà fu inventata da Costantino il Grande; del resto gli inglesi rivendicano come britannica la madre di Costantino).
A differenza di tutte le altre culture occidentali, in Italia non c’è separazione tra Stato e Chiesa (né, tantomeno, è stata adottata la soluzione inglese).

Approfondiamo l’argomento del conflitto tra Stato e Cristianesimo.

La definizione universalmente accettata di Stato (vedi: Robert A. Dahl, Introduzione alla scienza politica, 1970, Il Mulino, pag. 28 e pag. 211; Ian Robertson, Sociologia, 1988, Zanichelli, pag. 505) è quella fornita da Max Weber:

“…lo Stato è quella comunità umana che all’interno di un determinato territorio – quello del «territorio» costituisce un segno distintivo – rivendica per sé (con successo) il monopolio dell’uso legittimo della forza fisica.” (Max Weber, La politica come professione, 2005, Armando, pagg. 32-33).

Il principio cardine del Cristianesimo è la proibizione assoluta della forza fisica, perfino come legittima difesa:

“…se uno ti colpisce alla guancia destra, volgigli anche la sinistra.”
(Bibbia Emmaus, 1998, Edizioni San Paolo, Matteo, 5,39)

“Se qualcuno ti percuote su una guancia, porgigli anche l’altra…”
(Bibbia Emmaus, 1998, Edizioni San Paolo, Luca, 6,29)

Né l’Ebraismo, né l’Islam sono contro lo Stato, perché né l’uno né l’altro proibiscono la forza fisica.
L’ideologia cristiana è l’unica ideologia antistato che abbia avuto storicamente successo.
Dopo un periodo iniziale di collasso (anzi di scomparsa) dello Stato, che noi usualmente chiamiamo Medio Evo, le culture cristiane (tranne quella italiana) hanno raggiunto un equilibrio soddisfacente, ossia un compromesso funzionale tra forza e caritas.
Invece quello italiano è un compromesso disfunzionale tra forza e caritas, ossia un compromesso sbilanciato a sfavore della forza.

La cultura italiana costituisce una vera e propria anomalia rispetto a tutte le altre culture cristiane, anomalia che ha molte, e gravissime, manifestazioni patologiche: per esempio la proverbiale ingovernabilità dello Stato italiano, la giustizia estremamente inefficiente, e via discorrendo.

Nessuna di queste clamorose manifestazioni patologiche può essere eliminata, come ingenuamente i politici italiani pensano (o almeno mostrano di pensare), perché la loro causa è il collasso cronico dello Stato italiano.  

Lasciando inalterato questo collasso cronico, non è possibile eliminare nulla di nulla.

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