Posts Tagged ‘max weber’

Due verità misconosciute che il popolo italiano dovrebbe sapere

24 settembre 2019

Il popolo italiano conosce poco, o ignora del tutto, due verità, di cui invece dovrebbe essere pienamente consapevole.

1) La prima verità è il male antico dell’Italia: lo Stato italiano si chiama Stato, ma non è affatto uno Stato.

Trattasi invece di un’associazione Stato-Chiesa, la quale, essendo tale, non è in grado di gestire il potere della forza fisica, potere che è il fondamento dello Stato (come scrisse Max Weber, lo Stato consiste nel “monopolio dell’uso legittimo della forza fisica”).

Da ciò discendono parecchi effetti negativi.

Uno di questi effetti negativi è che le leggi italiane sono buoniste fino al masochismo, tanto buoniste che perdonano tutti i criminali, anche quelli più efferati.

Basti ricordare la recente intervista di Bruno Vespa a Lucia Panigalli, nella quale, come ho ampiamente scritto pochi giorni fa, questa povera donna, che chiede allo Stato italiano giustizia per il passato e protezione per il presente, viene trattata a pesci in faccia dal famoso e potente giornalista, come tutti possono constatare nel video diffuso in internet (che ho riportato nei miei post precedenti).

Perché? Perché ella ha infranto un tabù: in Italia le vittime di reati non possono invocare aiuto, giustizia, protezione e così via, in quanto lo Stato italiano, non essendo affatto uno Stato, ma bensì un’associazione Stato-Chiesa, non può dare nessuna di queste cose.

Non per niente Vespa, a un certo punto dell’intervista, dice testualmente: “Più di questo ho la sensazione che non si possa fare”.

Altro esempio: il caso del “mostro del Circeo”, Angelo Izzo, che lo Stato italiano (o meglio ciò che noi, accettando una falsità, chiamiamo Stato italiano) mise in regime di semilibertà (un efferato assassino in semilibertà!).

Cosa avvenne? Avvenne ovviamente che Angelo Izzo, uscito di galera, uccise di nuovo e cioè uccise due donne, madre e figlia: Maria Carmela e Valentina Maiorano (quest’ultima aveva appena 14 anni), della cui morte è direttamente responsabile ciò che noi chiamiamo falsamente Stato italiano.

Ecco un video in cui Angelo Izzo parla tranquillamente in tribunale di questi due omicidi:

2) La seconda verità è il male moderno dell’Italia, che coesiste con quello antico, ma esso, a differenza di quest’ultimo, è un male che hanno tutti gli europei: l’Unione Europea, lungi dall’essere quello che viene dichiarato pubblicamente, è in realtà il campo di sterminio dei popoli europei.

Infatti i popoli dell’Unione Europea sono oggi sottoposti a un procedimento di sterminio, di cancellazione dalla faccia della terra, mediante:

I) la povertà (l’euro è stato introdotto proprio a tale scopo), II) l’apertura delle frontiere e quindi l’immigrazione senza freni (da cui l’islamizzazione e il meticciato, meticciato di cui ha parlato in termini favorevoli perfino Papa Bergoglio), III) la distruzione della famiglia (per esempio col metodo Bibbiano, ma si possono fare a questo riguardo molti altri esempi).

Queste sono le due verità dell’Italia, altro che le menzogne che raccontano in televisione o nei giornali.

N.B.: tutti i link sono stati verificati in data odierna.

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L’indegna intervista di Bruno Vespa a una donna scampata a un omicidio

19 settembre 2019

«Monta la polemica intorno alla puntata di Porta a Porta di martedì sera durante la quale il conduttore Bruno Vespa ha intervistato una donna sfuggita a un tentativo di femminicidio da parte dell’ex compagno. I social si scatenano contro la sequela di “domande incalzanti” definita da più parti “vergognosa” e “indegna del servizio pubblico”. L’associazione “Giulia – Giornaliste” [questo neretto è mio] attacca il noto collega, reo di aver “dato in pasto al pubblico la sopravvissuta di femminicidio”. Lucia Panigalli vive sotto scorta da quando Mauro Fabbri, con il quale aveva avuto una relazione durata pochi mesi a cui lei aveva messo fine, aveva tentato di ucciderla a coltellate e per questo era finito in carcere. Senza però sollevarla dal pericolo. Durante la detenzione infatti, l’uomo aveva assoldato il compagno di cella, un bulgaro, per finire il lavoro lasciato in sospeso: l’omicidio della donna che aveva osato lasciarlo.

Tornato libero però l’uomo non assolve al compito e anzi denuncia Fabbri (dopo aver intascato i 75 mila euro pagati per l’omidicio ndr) che viene processato ma assolto: il “mandato per l’omicidio” poi non consumato non costituisce reato. Quanto accaduto è gravissimo ma, nonostante ciò, Fabbri ottiene uno sconto di pena per buona condotta. Oggi vive a 4 chilometri dalla casa di Lucia…

“Signora, se avesse voluto ucciderla l’avrebbe fatto”, è una delle frasi pronunciate da Vespa accompagnata da un’espressione sorniona. Scrive Rizzi:

Vespa “perde l’aria grave e rispettosa che aveva poco prima intervistando il potente di turno, Matteo Renzi, e assume un’aria scanzonata e rilassata. Se ne frega che ci sia una sentenza che ha mandato in galera Fabbri per il primo tentato omicidio. Per lui non voleva ucciderla e lo dice interrompendo la donna mentre racconta il primo agguato: l’uomo con il passamontagna che l’aspetta sotto casa e la prende a coltellate, il coltello si spezza e quindi passa ai calci, lei che si divincola e riesce a vederlo in faccia e miracolosamente a scappare. Guardando la foto del volto tumefatto Vespa commenta: ‘In effetti l’aveva ridotta piuttosto male'”.
E continua nella descrizione di quanto accaduto ieri: “La interrompe spesso con domande del tipo ‘Posso chiederle di che cosa si era innamorata?’, che di solito sottintende che è anche un po’ colpa sua se si è scelta un tipo così. E insiste: ’18 mesi sono un bel flirtino però…’. Vespa in tutti i modi prova a minimizzare tra sogghigni e battutine. ‘A differenza di tante altre donne è protetta. Non corre rischi’. Il clou nella frase incredibile: ‘Quindi lui era così follemente innamorato di lei da non volerla dividere se non con la morte, finché morte non vi separi come si dice’. Risata mentre Lucia rabbrividisce e gli risponde che non si può associare la parola amore a quello che le è successo”.

Per l’associazione, Vespa ha violato su tutta la linea la deontologia in particolare il Manifesto di Venezia che, firmato dalla Commissione pari opportunità della Federazione nazionale della stampa, dell’Usigrai e da Giulia Giornaliste, descrive con chiarezza come vanno raccontati i casi femminicidio consumato o tentato sui media, evitando l’empatia con gli assassini e nel rispetto delle vittime, non sottoponendole a un doloroso processo magari per far salire gli ascolti o vendere più giornali.»

Bruno Vespa travolto dalle polemiche: “Ha dato in pasto al pubblico la sopravvissuta di femminicidio”
Social scatenati contro le domande fatte dal giornalista a Lucia Panigalli durante la puntata di Porta a porta. La denuncia di Giulia Giornaliste

(18 settembre 2019)

https://notizie.tiscali.it/cronaca/articoli/vespa-polemiche-sopravvissuta-femminicidio/

«Non è ancora finita: Lucia racconta l’aggressione per filo e per segno. Alla fine Vespa le dice: «Se avesse voluto ucciderla l’avrebbe uccisa, DAI». Lei a quel punto tanto è stupita quasi balbetta. Questa donna, andata in tv a raccontare che dopo dieci anni convive ancora con la paura quotidiana di essere uccisa, si sente quasi costretta a giustificare – elencando nel dettaglio tutte le botte che ha preso e spiegando l’arma si era rotta – perché il suo ex avrebbe potuto effettivamente ucciderla. Conclusione definitiva del signor Vespa, rivolgendosi all’avvocato di lei presente in studio: «La signora per fortuna è protetta, l’aggressore ha il divieto di avvicinarsi alla sua abitazione… Più di questo ho la sensazione che non si possa fare [questo neretto è mio]».

Credo che non ci sia altro da aggiungere, oltre al fatto che aspettiamo le scuse di Vespa, ma che non basteranno. Un’intervista del genere questa donna non se la meritava. Nessuna donna se la sarebbe meritata. Un’intervista del genere non avrebbe dovuto proprio essere trasmessa. Per rispetto di tutte le vittime. E non possiamo accettare che passi inosservata, senza conseguenze per un giornalista che si permette di sminuire la paura di morire di una sopravvissuta, di sorridere mentre lei gli affida il suo terrore, e di non sapere che un tentato omicidio non può essere accostato a un amore folle

L’umiliante intervista di Bruno Vespa a Lucia Panigalli
«Se avesse voluto ucciderla l’avrebbe uccisa!». Il giornalista si è permesso di sminuire la paura di morire di una sopravvissuta a un femminicidio costretta a vivere sotto scorta. E di associare il folle amore a quel tentato omicidio.

(18 settembre 2019)

https://www.letteradonna.it/it/articoli/punti-di-vista/2019/09/18/lucia-panigalli-intervista-bruno-vespa/29023/

«“Lei è fortunata, perché è sopravvissuta. Tante donne vengono uccise”. Polemica per l’intervista fatta martedì sera da Bruno Vespa a Lucia Panigalli, sopravvissuta a un tentativo di omicidio da parte dell’ex compagno nel 2010 e ora sotto scorta. Pubblico, associazioni e utenti social hanno criticato le frasi e i toni utilizzati durante la trasmissione…

…“Dal minuto 01,08,56 Bruno Vespa intervista la signora Lucia Panigalli vittima di un tentativo di.omicidio da parte del ex compagno. Il tono dell’intervistatore tra risolini, negazioni, battutine è semplicemente intollerabile. Questo non è giornalismo, questa è spazzatura”, ha scritto l’associazione Non Una Di Meno Firenze.»

Bufera contro Bruno Vespa per l’intervista a Lucia Panigalli, vittima di violenza
“Se avesse voluto, l’avrebbe uccisa”… “Lei è fortunata, perché è sopravvissuta” sono le frasi incriminate rivolte dal giornalista alla donna, sopravvissuta a un tentativo di omicidio da parte dell’ex compagno

(19 settembre 2019)

https://www.huffingtonpost.it/entry/polemica-per-lintervista-di-bruno-vespa-alla-vittima-di-tentato-femminicidio_it_5d832c4de4b0849d4723a897

Ecco il video di alcuni passi che suscitano forte indignazione dell’intervista di Bruno Vespa a Lucia Panigalli:

Perché Bruno Vespa, un uomo che tutti possono considerare ragionevole ed equilibrato, si scatena in questa riprovevole, assolutamente riprovevole, anzi indegna, aggressione a una povera donna scampata per miracolo a un efferato omicidio e che deve tuttora vivere sotto scorta?

La mia interpretazione è la seguente: Bruno Vespa non è impazzito e non è neanche un bieco maschilista che vuole perdonare un uomo colpevole di aver tentato di uccidere una donna che non voleva più saperne di lui, un uomo che poi, addirittura, in prigione, ha assoldato (e pagato diverse migliaia di euro) un sicario per uccidere la donna che egli non era riuscito a uccidere.

Un uomo che, se la vicenda fosse avvenuta negli Stati Uniti d’America, starebbe a marcire in galera per il resto dei suoi giorni, mentre in Italia oggi è libero, dopo pochissimi anni di carcere, e vive a 4 km da colei che ha tentato ripetutamente di uccidere.

No, Bruno Vespa sta difendendo stupidamente e servilmente lo Stato italiano (non sto parlando qui di globalismo, sto parlando di un male antico dell’Italia), che non è in realtà uno Stato, ma bensì un’associazione Stato-Chiesa, la quale associazione non si comporta, e non si è mai comportata, da vero Stato, le cui “due funzioni essenziali”, come ci ricorda Norberto Bobbio, sono “la milizia e i tribunali”.

Ne ho scritto dettagliatamente in un mio saggio:

«In ultima analisi, non ha senso affermare che lo Stato italiano non funzioni bene, perché non è in realtà uno Stato e di conseguenza non può funzionare come tale.
Ciò che ci sembra una patologia dello Stato, in realtà non è altro che la fisiologia di un sistema associato Stato-Chiesa…

…È evidente che l’unico modo per eliminare l’anomalia italiana è quello di rendere funzionale il compromesso disfunzionale italiano tra forza e caritas.
Occorrerebbe un nuovo Risorgimento.
Purtroppo la realtà italiana attuale differisce dal Risorgimento come la notte dal giorno.
Viviamo in una lunga notte oscura.
Ma la speranza di un nuovo giorno, di un nuovo Risorgimento, non ci può essere tolta.»

Luigi Cocola, Il leviatano senza spada – Una teoria del popolo italiano e del Cristianesimo, lulu.com, 3° ed., 2012, pagg. 56-57

N.B.: tutti i link sono stati verificati in data odierna.

P.S. (22 settembre 2019): per ritornare all’indegna intervista di Bruno Vespa a Lucia Panigalli, cosa vuole quest’ultima? Vuole giustizia per il passato e protezione per il presente: Lucia Panigalli sta chiedendo aiuto e lo chiede ovviamente allo Stato, l’istituzione politica che ha la funzione di difendere la comunità “dall’aggressione di stranieri” (mediante l’esercito) e “dai torti reciproci” (mediante la legge), come scrisse Thomas Hobbes.

Ma lo Stato italiano (a differenza di tutti gli altri Stati del mondo) non può aiutarla, non può offrirle né giustizia né protezione, perché esso è in realtà, come scrivo da anni, un’associazione Stato-Chiesa, la quale associazione è buonista fino al masochismo, tanto buonista da perdonare tutti i criminali.

Formalmente lo Stato italiano è uno Stato, sostanzialmente esso, essendo in realtà un’associazione Stato-Chiesa, non è in grado di gestire il potere della forza fisica (uno dei tre poteri principali indicati da Bertrand Russell, essendo gli altri due il potere economico e il potere della propaganda), potere della forza fisica che è il fondamento dello Stato (come scrisse Max Weber, lo Stato consiste nel “monopolio dell’uso legittimo della forza fisica”).

Allora cosa fa Bruno Vespa? Attacca la vittima che chiede giustizia e protezione. Perché egli vuole difendere lo Stato italiano, l’associazione Stato-Chiesa che c’è (soltanto!) in Italia. Egli vuole difendere questa modalità malsana e fallimentare di organizzazione politica.

Ma si tratta di un’operazione, quella di Vespa, che non può che suscitare l’indignazione generale, perché attaccare la vittima di un tentato omicidio è veramente troppo. E in tutto questo il maschilismo non c’entra assolutamente niente, come invece molti credono (o fanno finta di credere per nascondere il vero problema).

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Nell’UE la politica è morta

4 settembre 2015

Leggo sul Secolo d’Italia del 4 settembre 2015 l’articolo Sui clandestini l’Europa si spacca. L’ungherese Orban guida i ribelli:

Orban è contro l’accoglienza concessa ai rifugiati, «principalmente musulmani»
Prontissima la risposta della cristiano-democratica Angela Merkel: «Se pensiamo ai valori cristiani, allora credo che sia importante difendere la dignità di ogni essere umano là dove è in pericolo». Stessa risposta è arrivata anche dal presidente del Consiglio europeo, il polacco Donald Tusk: «Per me essere cristiano nella vita sociale significa avere dei doveri verso i fratelli in difficoltà».”

http://www.secoloditalia.it/2015/09/immigrazione-orban-europa/

Ebbene, occorre prendere atto che nell’Unione Europea la politica è morta, perché ormai si identifica totalmente con la religione (cristiana).

L’etica della responsabilità, che dovrebbe essere secondo Max Weber l’etica propria della politica, è stata sostituita dall’etica propria della religione: l’etica della convinzione.

È la morte della politica, è la vittoria del millenarismo, è il Secondo Medio Evo.

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Le parole della Ragione sono parole shock

25 luglio 2015

Leggo su Tgcom24 del 25 luglio 2015:

Ungheria, parole shock da premier: “L’Europa non si difende dai migranti”
Viktor Orban continua nella sua opera di chiusura delle frontiere e avverte: “Con i clandestini crescono terrorismo, disoccupazione e criminalità”

http://www.tgcom24.mediaset.it/mondo/ungheria-parole-shock-da-premier-l-europa-non-si-difende-dai-migranti-_2124608-201502a.shtml

A questo punto siamo arrivati: le parole della Ragione sono diventate parole shock.

C’è qualcuno dotato di Ragione che possa considerare errata la seguente proposizione: “Con i clandestini crescono terrorismo, disoccupazione e criminalità”?

Ma nello scenario millenaristico in cui viviamo, simile a quello della caduta dell’Impero romano d’Occidente, la Ragione è sostituita dal pensiero magico-religioso: tutto andrà bene, ci penserà la Divina Provvidenza.

Per comprendere cosa sia la Divina Provvidenza, vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2014/02/14/linternazionalismo-di-rockefeller-e-un-millenarismo/

Ma accogliendo tutte queste genti africane, l’Europa non scomparirà?

Non ha importanza, affermano i millenaristi, l’importante è seguire l’etica della convinzione: dobbiamo seguire il Bene.

Come scrive Max Weber a proposito dell’etica della convinzione: “il cristiano opera giustamente e rimette l’esito nelle mani di Dio” (Max Weber, La politica come professione, 2005, Armando, pag. 103).

Agli occhi dei millenaristi l’etica della responsabilità, l’altra etica indicata da Max Weber, è malvagia, è oscena, è uno shock.

Siamo all’inizio di un Secondo Medio Evo.

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L’unico modo per evitare che l’Islam attacchi l’Occidente

19 gennaio 2014

Ho scritto diversi post sull’attuale conflitto tra Occidente e Islam, conflitto che si è imposto agli occhi di tutti con l’attacco dell’11 settembre 2001.

Credo che il problema principale, se non l’unico, sia quello di evitare che l’Islam attacchi ancora l’Occidente.

Che poi i musulmani non gradiscano la democrazia è un problema da lasciare a filosofi come Bernard-Henri Lévy.

Ebbene, l’unico modo per evitare che l’Islam attacchi ancora l’Occidente è quello di rinunciare all’eliminazione dello Stato, utopia incarnata in passato dall’anarchismo e dal comunismo e attualmente dall‘europeismo e dal multiculturalismo, che sono tutte ideologie antistato.

È difficile rinunciare alle illusioni e ai sogni, ma soltanto quando l’Islam vedrà che l’Occidente non è più debole e inetto com’è attualmente, soltanto allora deporrà le armi.

Gli islamici sono diversi da noi, ma questo non vuol dire affatto che siano stupidi: sono solo diversi.

Ed è una diversità che va rispettata. È una cultura che esiste da circa 1400 anni, ha dimostrato di essere vitale. Perché volete costringerla a cambiare? In nome di cosa?

Tutto ciò non richiede alcuna guerra, alcuna ingerenza negli affari dei paesi islamici.

Richiede invece un cambiamento culturale dell’Occidente.

Perché l’Occidente deve cambiare e l’Islam no?

Perché è l’Occidente che sta sbagliando, è l’Occidente che si vuole suicidare, non l’Islam.

E soltanto quando l’Occidente dimostrerà concretamente di non voler rinunciare allo Stato, ossia alla spada, quella spada che sta sulla bandiera dell’Arabia Saudita, il paese fondamentale dell’Islam, soltanto allora quest’ultimo capirà che è inutile combattere, che non ha alcuna speranza di vittoria.

La spada è l’antico simbolo biblico della forza (vedi Bibbia Emmaus, pag. 2450).

La definizione universalmente accettata di Stato è quella di Max Weber: “…lo Stato è quella comunità umana che all’interno di un determinato territorio – quello del «territorio» costituisce un segno distintivo – rivendica per sé (con successo) il monopolio dell’uso legittimo della forza fisica.” (Max Weber, La politica come professione, Armando, 2005, pagg. 32-33).

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È sbagliato spiegare i difetti della società italiana in termini di questione morale

2 novembre 2012

Quando si parla dei difetti della società italiana (che sono molti, gravi e cronici), la spiegazione che usualmente se ne dà è questa: che gli italiani difettano di etica.

Se ne parla, cioè, come se fosse un problema di vizi e di virtù, ossia in termini di questione morale, che è poi un leitmotiv (ma non un monopolio) della sinistra politica italiana.

Un esempio chiarissimo di ciò si trova nel libro Toghe rotte, di cui ho già scritto in un post precedente:

https://luigicocola.wordpress.com/2012/07/10/lignoranza-ci-sta-sommergendo-2/

Toghe rotte è un libro valido e condivisibile finché parla del lavoro dei magistrati italiani (che gli autori conoscono benissimo, essendo, appunto, magistrati italiani), ossia finché non si arriva all’ultimo capitolo, nel quale gli autori dovrebbero spiegare perché la giustizia italiana funzioni così male (come essi stessi hanno ferocemente mostrato nei capitoli precedenti) e illustrarne i rimedi.

Ahimè, questo capitolo, significativamente intitolato dagli autori Il capitolo più difficile, non coglie nel segno, perché essi, ferratissimi in giurisprudenza, difettano assai della conoscenza della scienza politica, che è (ovviamente a mio personale giudizio) l’unico strumento che permetta la comprensione dei fenomeni di cui stiamo parlando.

Che essi conoscano assai poco la scienza politica è dimostrato da questa perla, che si trova a pagina 161 (Toghe rotte, a cura di Bruno Tinti, Chiarelettere Editore, quarta edizione, ottobre 2007):

“…quindi secondo le regole di separazione dei poteri inventate dopo la Rivoluzione francese…”

Questa frase (coll’aggravante del corsivo!) mostra in modo inequivocabile l’ignoranza dei concetti basilari della scienza politica. Sarebbe bastato dare uno sguardo a Wikipedia (alla voce Separazione dei poteri).

Ebbene, in Toghe rotte, a pag. 155, ossia nella seconda pagina dell’ultimo capitolo, noi possiamo leggere qual è, secondo gli autori, il rimedio alla malagiustizia italiana:

“In due parole, e cominciando dalla fine: deve cambiare tutto. Deve cambiare la cultura etica del nostro paese. Debbono cambiare quelli che fanno politica e debbono cambiare i giudici italiani.”

Come si può notare, si parla di “cultura etica”, ossia della questione morale.

Il resto del capitolo non fa che ricamare su tale questione.

E risulta incredibile la contraddizione costituita dal fatto che in tutto il libro, tranne che nell’ultimo capitolo, viene descritta la giustizia italiana come ipergarantista, perdonista e debole, mentre poi proprio nell’ultimo capitolo, nel quale si dovrebbero tirare le somme, si arriva invece ad affermare:

“Non c’è un’alternativa. O c’è una legge e la si rispetta, o la legge che si applica è quella del più forte.” (pag. 155)

“Quindi la «forza» è in concorrenza con la «giustizia».” (pag. 160)

In altre parole la giustizia, secondo gli autori, prescinde dalla forza, anzi è in antitesi con essa.

Ne discende che il rispetto della legge non può essere altro che una pura scelta etica personale.

Questa è una concezione diametralmente opposta a quella espressa dalla teoria dello Stato, secondo la quale:

a) “…lo Stato è quella comunità umana che all’interno di un determinato territorio – quello del «territorio» costituisce un segno distintivo – rivendica per sé (con successo) il monopolio dell’uso legittimo della forza fisica.(Max Weber, La politica come professione, Armando, 2005, pagg. 32-33).

b) La “forza fisica” è il “mezzo specifico” dello Stato (Max Weber, ibid., pag. 32).

c) Le “due funzioni essenziali” dello Stato sono “la milizia e i tribunali” (Norberto Bobbio, Stato, governo, società, Einaudi, 1995, pag. 124).

d) L’idea dell’«estinzione dello stato» è “un’ubbia, una specie di fissazione”, in quanto: “…non vi saranno più matrimoni infelici, incidenti automobilistici, delitti sessuali? E se vi saranno a chi spetterà il còmpito di proclamare la separazione o il divorzio, il risarcimento del danno e la pena, se non a un giudice, e a chi di farle eseguire se non a funzionari muniti di forza?” (Norberto Bobbio, Politica e cultura, Einaudi, 2005, pagg. 158-159).

Perché esistono queste due concezioni diametralmente opposte? Ebbene, si torna sempre, come ho più volte scritto, alla concezione dello stato di natura di Hobbes e a quella dello stato di natura di Locke, i due grandi filosofi inglesi del Seicento.

Se lo stato di natura del genere umano è definibile così: “…la condizione degli uomini fuori della società civile (condizione che si può ben chiamare stato di natura), non è altro che una guerra di tutti contro tutti…” (Thomas Hobbes, De cive, Editori Riuniti, 1979, pagg. 72-73), è ovvio che la questione morale non c’entra un bel nulla con i difetti della società italiana e la causa di questi ultimi risiede nel fatto che lo Stato italiano è uno Stato cronicamente collassato, ossia uno Stato fallito, che non può espletare compiutamente ed efficacemente le sue “due funzioni essenziali”, ossia “la milizia e i tribunali”, come ho scritto in post precedenti.

Vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2012/09/30/il-collasso-cronico-dello-stato-italiano-cose-e-perche-esiste/

Se invece lo stato di natura del genere umano è definibile in questo modo: “…uno stato di pace, buona volontà, mutua assistenza e conservazione…” (John Locke, Due trattati sul governo, Edizioni Plus, 2007, pag. 198), l’uomo è un essere naturalmente buono e mite, e non ha bisogno dello Stato per vivere in armonia coi propri simili. La causa dei difetti della società italiana consiste quindi nel fatto che gli italiani hanno lasciato la via naturale, ossia la retta via, quella del bene, e imboccato una via contronatura, la via del male. In altre parole essi si comportano in modo eticamente riprovevole. Ed è giusto allora parlare di questione morale.

Occorre puntualizzare che mentre la concezione hobbesiana è del tutto laica, quella lockiana è una concezione che può sembrare di natura filosofica, ma che in realtà è di natura religiosa. Leggiamo infatti quest’altro passo di Locke:

“La legge di natura, dunque, costituisce una norma eterna per tutti gli uomini, per i legislatori come per gli altri. Le norme che essi emanano per governare la condotta degli uomini devono, alla stessa stregua delle loro azioni e delle azioni altrui, essere conformi alla legge di natura, ovvero alla volontà di Dio, della quale essa costituisce una proclamazione…” (John Locke, ibid., pag. 270) .

Il grosso difetto della filosofia politica di Hobbes è che egli collega la sua teoria dello Stato con la forma di governo da lui preferita, la monarchia assoluta. Ma questo collegamento non è necessario, anzi è un artificio vero e proprio, che Hobbes adopera pro domo sua, come ho mostrato nei due saggi di scienza politica che ho scritto: Il Leviatano senza spada e Le nuove forme dell’utopia: europeismo e multiculturalismo.

Vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2012/09/21/per-capire-il-disastro-europeo-e-il-disastro-italiano/

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La giustizia senza Stato: ecco lo stupido e ridicolo concetto che l’intellighenzia italiana ha della giustizia

18 ottobre 2012

Leggo sul Fatto Quotidiano del 16 ottobre Alcune proposte contro il marcio, un articolo di Paolo Flores d’Arcais, direttore di MicroMega.

Con altro titolo, Come sconfiggere il partito dell’impunità, si trova anche in rete:

«Come direbbe Giulio Cesare, “Italia est omnis divisa in partes tres”: il partito della legalità, il partito dell’impunità, il partito dei quaquaraquà. Quest’ultimo è decisivo, poiché denunciando come manichea l’intransigenza nella lotta contro l’impunità, garantisce i “porci comodi” di ladri corrotti e mafiosi. Col belletto della buona coscienza “moderata”, per soprammercato…

…L’impotenza del partito della legalità non è affatto una fatalità, però, come troppi ormai si sono rassegnati a pensare. Possiamo re-agire. Con la mobilitazione e con iniziative istituzionali, utilizzando in sinergia il web, la piazza, le procedure che la Costituzione offre.»

http://temi.repubblica.it/micromega-online/come-sconfiggere-il-partito-dellimpunita/

Come può pensare Flores d’Arcais che una di quelle che Bobbio chiama «le due funzioni essenziali» dello Stato, ossia «la milizia e i tribunali» (Norberto Bobbio, Stato, governo, società, Einaudi, 1995, pag. 124), possa essere svolta efficacemente e compiutamente da parte dello Stato italiano, che è uno Stato fallito, sia per l’antica mancanza di separazione tra Stato e Chiesa, sia perché ha oggi rinunciato alla sua sovranità (del resto immaginaria) in favore di quell’assurdità chiamata Unione Europea?

E infatti nell’articolo suddetto non c’è traccia della parola «Stato».

Suppongo che per Flores d’Arcais sia un termine riprovevole o, forse, rimosso.

Insomma, egli pensa a una giustizia senza Stato!

Egli, nel suo articolo, arriva ad auspicare «pene americane» e «manette agli evasori».

Ma chi, chi in nome di Dio, avrà la forza, «la forza fisica», che è il «mezzo specifico» dello Stato di cui scrive Max Weber (Max Weber, La politica come professione, Armando, 2005, pag. 32), per attuare concretamente le «pene americane» e le «manette agli evasori»?

Solo lo Stato può fare questo!

Lo stupido e ridicolo concetto di una giustizia senza Stato è il tragico risultato del credere fermamente in ciò che Bobbio definisce «un’ubbia, una specie di fissazione», ossia nell’idea dell’«estinzione dello stato» (Norberto Bobbio, Politica e cultura, Einaudi, 2005, pag. 158).

Come ho più volte scritto nei post precedenti, quest’idea dell’inutilità, anzi della dannosità, dello Stato è un mito, che è nato dalla filosofia politica di John Locke e dal quale la sinistra italiana è posseduta.

Come spiega brillantemente Bobbio: «…non vi saranno più matrimoni infelici, incidenti automobilistici, delitti sessuali? E se vi saranno a chi spetterà il còmpito di proclamare la separazione o il divorzio, il risarcimento del danno e la pena, se non a un giudice, e a chi di farle eseguire se non a funzionari muniti di forza?» (Norberto Bobbio, ibid., pagg. 158-159).

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La legge anticorruzione non servirà a nulla

7 ottobre 2012

Leggo che l’appello per la legge anticorruzione lanciato da Repubblica.it ha raggiunto le 280mila firme:

«“Una legge senza compromessi”

appello di Repubblica, 280 mila sì

Crescono le adesioni all’iniziativa del nostro giornale per sollecitare l’approvazione immediata del ddl anti-corruzione. Tra i firmatari anche l’architetto Renzo Piano, l’attore Antonio Albanese, il ct Prandelli, lo scrittore Ammaniti»

http://www.repubblica.it/politica/2012/10/07/news/appello_7_ottobre-44023370/

Ebbene, quandanche fosse emanata una perfetta legge anticorruzione, essa sostanzialmente non servirebbe a niente, perché lo Stato italiano, essendo cronicamente collassato, non è in grado di esercitare compiutamente “le due funzioni essenziali” dello Stato, le quali, come scrive Bobbio, sono: “la milizia e i tribunali” (Norberto Bobbio, Stato, governo, società, Einaudi, 1995, pag. 124).

Ho scritto in dettaglio sulla causa del collasso cronico dello Stato italiano in un post precedente:

https://luigicocola.wordpress.com/2012/09/30/il-collasso-cronico-dello-stato-italiano-cose-e-perche-esiste/

Riassumendo, in Italia non c’è separazione tra Stato e Chiesa e l’effetto di ciò è l’inibizione dell’uso legittimo della forza fisica da parte dello Stato, in quanto il principio cardine del Cristianesimo è il divieto assoluto della forza fisica, perfino come legittima difesa:

“…se uno ti colpisce alla guancia destra, volgigli anche la sinistra.”
(Bibbia Emmaus, Edizioni San Paolo, 1998, Matteo, 5,39)
“Se qualcuno ti percuote su una guancia, porgigli anche l’altra…”
(Bibbia Emmaus, Edizioni San Paolo, 1998, Luca, 6,29)

In altri termini, viene inibito ciò che Max Weber chiama “mezzo specifico” dello Stato, ossia “la forza fisica” (Max Weber, La politica come professione, Armando, 2005, pag. 32).

Le leggi italiane, insomma, hanno un’efficacia assai scarsa, perché, come genialmente scrive Hobbes, i “…patti senza la spada non sono che parole…” (Thomas Hobbes, Leviatano, 2009, Laterza, pag. 139).

La spada è l’antico simbolo biblico della forza (vedi Bibbia Emmaus, pag. 2450).

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Il collasso cronico dello Stato italiano: cos’è e perché esiste

30 settembre 2012

Non c’è alcun dubbio che lo Stato italiano è uno Stato cronicamente collassato (un eufemismo per non dire che è uno Stato fallito).

Questa palese, ma spiacevole, realtà viene taciuta dai politici italiani e da coloro che vivono grazie a questi ultimi, intendo coloro che lavorano nei mass media italiani. Ma anche coloro che costituiscono la cultura italiana tacciono: è un tacere di tutti, una sorta di rimozione collettiva.
E il resto del mondo fa finta di credere che le cose italiane stiano realmente come gli italiani vorrebbero.

Ma l’ingovernabilità, la malagiustizia, la pervasiva corruzione dei politici, l’assenza (salvo eccezioni) di meritocrazia (che è nell’interesse del popolo, perché consente di avere l’uomo giusto al posto giusto), l’istituzione politica delle regioni, la questione meridionale, ecc. ecc., sono tutti sintomi inequivocabili di un’estrema debolezza del potere centrale. Per non parlare poi del piccolo particolare rappresentato dal fatto che la criminalità organizzata controlla vastissime porzioni del territorio dello Stato italiano, ossia almeno diverse regioni.

A questo proposito, occorre ricordare che la definizione universalmente accettata di Stato è quella di Max Weber:

“…lo Stato è quella comunità umana che all’interno di un determinato territorio – quello del «territorio» costituisce un segno distintivo – rivendica per sé (con successo) il monopolio dell’uso legittimo della forza fisica.”
(Max Weber, La politica come professione, Armando, 2005, pagg. 32-33).

Qual è la causa del collasso cronico dello Stato italiano?

Non essendoci in Italia la separazione tra Stato e Chiesa (né tantomeno la cosiddetta soluzione inglese, ossia la subordinazione della Chiesa allo Stato, invenzione antichissima di Costantino il Grande, che fu adottata non solo dagli inglesi, ma anche da altri popoli nordici, p.e. i norvegesi), lo Stato italiano è collassato, perché il principio cardine del Cristianesimo è il divieto assoluto della forza fisica, perfino come legittima difesa (principio che confligge ovviamente con lo Stato):

“…se uno ti colpisce alla guancia destra, volgigli anche la sinistra.”
(Bibbia Emmaus, Edizioni San Paolo, 1998, Matteo, 5,39)
“Se qualcuno ti percuote su una guancia, porgigli anche l’altra…”
(Bibbia Emmaus, Edizioni San Paolo, 1998, Luca, 6,29)

Da puntualizzare che il divieto cristiano della forza non impedisce che quest’ultima possa essere usata a livello privato, individuale, perché in tal caso si tratta di un peccato e quindi è ammissibile. È a livello pubblico che il divieto fa sentire tutta la sua potenza.
Lo Stato non può usare la forza, i criminali (i peccatori) si.
Infatti il divieto cristiano della forza rende la forza illegittima, quindi lo Stato non può usarla, perché lo Stato è il luogo della legittimità.
Senza la legittimità lo Stato non potrebbe esistere, come ci viene ottimamente spiegato da Robert A. Dahl (Robert A. Dahl, Introduzione alla scienza politica, Il Mulino, 1970, pagg. 77-79).
Se la forza fisica diventa illegittima, lo Stato (il luogo della legittimità) non può usarla, perché non può esistere un uso legittimo (vedi la suddetta definizione di Stato di Max Weber) di un qualcosa che di per sé, ossia intrinsecamente, è illegittimo.

Negli altri popoli dell’Occidente lo Stato non è collassato, proprio perché o c’è la separazione tra Stato e Chiesa o c’è la subordinazione della Chiesa allo Stato.
Per quanto riguarda poi i popoli cristiani d’Oriente (p.e. in Russia), c’è solo quest’ultima situazione, perché essi nacquero dall’Impero romano d’Oriente, le cui basi furono create da Costantino il Grande.

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Marcello Veneziani, le regioni e la destra politica italiana

27 settembre 2012

Leggo un post di Marcello Veneziani del 22 settembre sulle regioni:

Mille ragioni per tagliare le Regioni

“Per colpire la casta e i costi esagerati del settore pubblico manca il coraggio civile e radicale di abolire le Regioni. Lo scrivo da tempo. Sono la vergogna d’Italia, persino più del Parlamento (da dimezzare). Il marcio emerso ora è solo la cresta, il costo vero è il raddoppio di tutto: ci permettiamo il lusso di mantenere un doppio Stato, uno centrale e uno federale.

Le Regioni costano l’ira di Dio, moltiplicano il ceto politico e il finanziamento pubblico ai partiti, dispongono di poteri esagerati, divorano risorse, duplicano la burocrazia statale. Anziché accanirsi con gli spiccioli delle Province, è lì che bisogna tagliare.

L’inizio del declino italiano,del suo indebitamento e della crescita vertiginosa della partitocrazia, coincide con la nascita delle Regioni, 1970…

…Una riforma necessaria, risparmiosa e ragionevole, perciò non si farà mai. Non sono in grado di farla né i partiti né i tecnici.

E allora chi? Chi? La domanda risuona nel vuoto.”

http://www.ilgiornale.it/news/mille-ragioni-tagliare-regioni-839805.html

Innanzitutto lei parla solo di denaro (Marx ha agito anche su di lei?) e le sfugge evidentemente la distruzione dello Stato italiano che l’istituzione delle regioni ha comportato (è precisamente a questo scopo che la sinistra italiana impose tale istituzione, perché essa è posseduta dall’utopia di eliminare lo Stato, come ho scritto più volte nei post precedenti).

In secondo luogo, suscita in me grande indignazione la sua vana domanda finale: chi farà mai questa sacrosanta riforma, ossia eliminare le regioni?

Certamente non sarà la destra castrata dal Vaticano della quale lei è uno dei più noti rappresentanti.

Una destra paralitica e fallita. Perché tale è una destra che non difende lo Stato con qualsiasi mezzo possibile e immaginabile, anche a costo di morire, e che evidentemente non prende in considerazione la teoria dello Stato e Max Weber.

È una destra che ha paura “dell’uso legittimo della forza fisica” (Max Weber, La politica come professione, 2005, Armando, pag. 33).

È una destra sostanzialmente contraria allo Stato.

È una destra che tra Chiesa e Stato (una scelta che non si può eludere) sceglie la Chiesa.

Certo, a parole si può dire quello che si vuole, ma le parole non contano, contano i fatti.

Vedi su quest’argomento il mio post del 23 agosto (pubblicato quindi ben prima che scoppiasse lo scandalo della regione Lazio):

La destra politica italiana è una destra fallita

https://luigicocola.wordpress.com/2012/08/23/la-destra-politica-italiana-e-una-destra-fallita/

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