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Perché l’Italia è il primo paese dell’Occidente per numero di contagiati dal coronavirus?

23 febbraio 2020

A dir la verità, nel momento in cui scrivo (23 febbraio 2020, ore 8 e 30 a. m., Central European Time), la situazione dell’Italia è ancora peggiore, non si tratta soltanto di essere il primo paese dell’Occidente per numero di contagiati dal coronavirus: i contagiati in Italia sono 79 e in tutto il mondo ci superano soltanto la Cina (76936), la nave Diamond Princess ormeggiata nel porto di Yokohama, che è un caso a parte (634), la Corea del Sud (556), il Giappone (135) e Singapore (85).

Vedi infatti qui:

Coronavirus COVID-19 Global Cases by Johns Hopkins CSSE

https://gisanddata.maps.arcgis.com/apps/opsdashboard

/index.html#/bda7594740fd40299423467b48e9ecf6

In questa triste classifica, dopo di noi c’è Hong Kong (70), Thailandia (35) e USA (35).

Da notare che la Russia, che ha un confine con la Cina lungo 4000 km e qualcosa, ha solo 2 contagiati!

Ma limitiamoci al solo Occidente: perché l’Italia è il primo paese dell’Occidente per numero di contagiati dal coronavirus?

Vediamo cosa dice a questo proposito Walter Ricciardi:

«Come mai in Italia i contagiati sono aumentati di colpo?
«E’ un caso da manuale, in cui una o più persone vengono contagiate da chi arriva da un luogo di epidemia, e poi ci sono dei contagiati secondari con lo stesso tempo di incubazione. Paghiamo il fatto di non aver messo in quarantena da subito gli sbarcati dalla Cina. Abbiamo chiuso i voli, una decisione che non ha base scientifica, e questo non ci ha permesso di tracciare gli arrivi, perché a quel punto si è potuto fare scalo e arrivare da altre località. Inoltre, quando vengono contagiati i medici significa che non si sono messe in campo le pratiche adatte, oltre al fatto che il virus è molto contagioso. Francia, Germania e Regno Unito seguendo l’Oms non hanno bloccato i voli diretti e hanno messo in quarantena i soggetti a rischio, inoltre hanno una catena di comando diretta, mentre da noi le realtà locali vanno in ordine sparso [il neretto è mio]».» (1)

Se anche le realtà locali italiane funzionano male, questo vuol dire che non funziona tutta la catena di comando italiana, non soltanto il governo Conte II (che quest’ultimo non funzioni è palese a tutti).

Perché tutta la catena di comando dello Stato italiano ha dimostrato di essere incompetente nei riguardi del coronavirus?

La spiegazione è la seguente.

Da anni scrivo che l’Italia ha due mali, un male antico e un male moderno (2, 3).

Il male antico dell’Italia consiste nel fatto innegabile, ma da tutti negato (tranne da me), che lo Stato italiano soltanto formalmente è uno Stato: sostanzialmente è un sistema associato Stato-Chiesa (i Patti Lateranensi del 1929, che mai e poi mai avrebbero dovuto essere stipulati, nel 1947 furono addirittura inseriti nella Costituzione della Repubblica italiana per volontà di Alcide De Gasperi e di Palmiro Togliatti). Non essendo lo Stato italiano un vero Stato, ma bensì un sistema associato Stato-Chiesa, esso non è in grado di usare pienamente e senza remore il potere della forza fisica, potere che, come scrisse elegantemente Max Weber, è il “mezzo specifico” dello Stato (2, 3, 4, 5). Quindi il cosiddetto Stato italiano non ha il potere della forza fisica sufficiente a imporre l’interesse pubblico sopra gli interessi privati, attraverso la giustizia (6). Il risultato finale è che in Italia qualsiasi catena di comando dello Stato funziona poco e male.

In un mio saggio di una decina di anni fa ho scritto:

«Che lo Stato funzioni per mezzo del potere della forza fisica spiega l’estremo contrasto (altrimenti inspiegabile) tra il malfunzionamento (che può raggiungere livelli grotteschi) di qualsiasi cosa in Italia sia dello Stato e i successi notevolissimi, a livello di primati mondiali, di alcuni settori dell’industria privata italiana: perché la catena di comando di questi settori funziona per mezzo del potere economico e non per mezzo del potere della forza fisica, che nella cultura italiana è indisponibile, è inibito.
Infatti qualsiasi attività collettiva umana che abbia uno scopo ha bisogno di una catena di comando, esattamente come un’orchestra ha bisogno di un direttore. Anche quelle attività che a prima vista sembrano non averla, in realtà, a ben guardare, ce l’hanno.» (7)

Il male moderno dell’Italia è costituito dall’ideologia mondialista e dall’Unione Europea, che è la punta di diamante, la realizzazione più avanzata, di tale ideologia (2, 3).

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P.S. (24 febbraio 2020, ore 00.30 a. m., Central European Time): adesso l’Italia è il terzo paese al mondo per numero di contagiati dal coronavirus (155 contagiati), dopo la Cina e la Corea del Sud (la nave Diamond Princess non è un paese).

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1) Coronavirus, Walter Ricciardi dell’Oms: “Grave errore non mettere in quarantena le persone arrivate in Italia dalla Cina”
L’accusa: «Una scelta non scientifica, entro due settimane sapremo se saremo difronte a un’epidemia»

23 febbraio 2020

https://www.lastampa.it/cronaca/2020/02/23/news/coronavirus-walter-ricciardi-dell-oms-grave-errore-non-mettere-in-quarantena-le-persone-arrivate-in-italia-dalla-cina-1.38504030

2) I mali dell’Italia non si limitano all’euro

30 agosto 2012

https://luigicocola.wordpress.com/2012/08/30/i-mali-dellitalia-non-si-limitano-alleuro/

3) Due verità misconosciute che il popolo italiano dovrebbe sapere

24 settembre 2019

https://luigicocola.wordpress.com/2019/09/24/due-verita-misconosciute-che-il-popolo-italiano-dovrebbe-sapere/

4) «1.10 Il collasso cronico dello Stato italiano

Il tabù cristiano della forza depotenzia lo Stato italiano, che come tutti gli Stati funziona per mezzo del potere della forza fisica, riducendolo a poco più di una mera apparenza.
Lo Stato italiano esiste dal punto di vista della forma, non esiste dal punto di vista della sostanza.
È uno Stato cronicamente collassato, uno Stato senza forza, uno Stato senza sovranità, uno Stato depotenziato.
Usando la simbologia biblica di Hobbes (16), si può definire lo Stato italiano come un leviatano senza spada.»

Luigi Cocola, Il leviatano senza spada – Una teoria del popolo italiano e del Cristianesimo, 3° ed., lulu.com., 2012, pagg. 28-29

5) «La forza non è, ovviamente, il mezzo normale o unico dello stato, nemmeno per idea, ma è il suo mezzo specifico. Proprio oggi il rapporto tra Stato e forza appare particolarmente intimo. In passato, le più disparate associazioni, a partire da quella familiare, hanno conosciuto la forza fisica come mezzo del tutto normale. Oggi, invece, dovremo dire che lo Stato è quella comunità umana che all’interno di un determinato territorio – questo del «territorio» costituisce un segno distintivo – rivendica per sé (con successo) il monopolio dell’uso legittimo della forza fisica

Max Weber, La politica come professione, Armando, Roma, 2005 (trad. it. di Politik als Beruf, Klett, Stuttgart, 1995), pagg. 32-33

6) Come scrisse Noberto Bobbio, “le due funzioni essenziali” dello Stato sono “la milizia e i tribunali”:

Norberto Bobbio, Stato, governo, società – Frammenti di un dizionario politico, Einaudi, Torino, 1995, pag. 124

7) Luigi Cocola, op. cit., pag. 21

N.B.: tutti i link sono stati verificati in data odierna.

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L’irrazionalità del globalismo viene smascherata dal coronavirus

11 febbraio 2020

Scrivo da tempo che il globalismo è un delirio culturale, come fu un delirio culturale, per esempio, la caccia alle streghe (1450 circa – 1750 circa) (1).

Invece le analisi del mondialismo conformiste e tradizionali ritengono che esso sia perfettamente razionale, anche se deplorevole sul piano etico (2).

Oggi l’epidemia causata dal coronavirus smaschera l’irrazionalità dell’ideologia globalista: il mondialismo è contro la Ragione, come scrivo da tempo (3), anzi possiamo a buon diritto affermare che trattasi di un’ideologia assolutamente stupida.

Paul Craig Roberts (4) scrive:

«If the coronavirus proves to be serious, as it does not appear to be at the present time, many economies could be adversely affected. China is the source of many parts supplied to producers in other countries, and China is the source of the finished products of many US firms such as Apple. If shipments cannot be made, sales and production outside of China are affected. Without revenues, employees cannot be paid. Unlike the financial crisis of 2008, this would be an unemployment crisis and bankruptcy of large manufacturing and marketing corporations.

This is the danger to which globalism makes us vulnerable. If US corporations produced in the US the products that they market in the US and the world, an epidemic in China would affect only their Chinese sales, not threaten the companies’ revenues.

The thoughtless people who constructed “globalism” overlooked that interdependence is dangerous and can have massive unintended consequences. With or without an epidemic, supplies can be cut off for a number of reasons. For example, strikes, political instability, natural catastrophes, sanctions and other hostilities such as wars, and so forth…

…If a deadly coronavirus pandemic or some other one does erupt and there is a world depression, we should be very clear in our mind that globalism was the cause. Countries whose governments are so thoughtless or corrupt as to make their populations vulnerable to disruptive events abroad are medically, economically, socially, and politically unstable.

The consequence of globalism is world instability.»

The Consequence of Globalism Is World Instability

5 febbraio 2020

www.paulcraigroberts.org/2020/02/05/the-consequence-of-globalism-is-world-instability/

Ecco la traduzione in italiano:

«Se il coronavirus si rivela grave, poiché al momento non sembra esserlo, molte economie potrebbero essere influenzate negativamente. La Cina è la fonte di molte parti fornite ai produttori di altri paesi e la Cina è la fonte dei prodotti finiti di molte aziende statunitensi come Apple. Se non è possibile effettuare spedizioni, le vendite e la produzione al di fuori della Cina ne risentono. Senza entrate, i dipendenti non possono essere pagati. A differenza della crisi finanziaria del 2008, si tratterebbe di una crisi di disoccupazione e di un fallimento delle grandi società manifatturiere e commerciali. Questo è il pericolo a cui il globalismo ci rende vulnerabili. Se le società statunitensi producessero negli Stati Uniti i prodotti che commercializzano negli Stati Uniti e nel mondo, un’epidemia in Cina influenzerebbe solo le loro vendite cinesi, non minaccerebbe i ricavi delle società. Le persone sconsiderate che hanno costruito il “globalismo” hanno trascurato che l’interdipendenza è pericolosa e può avere enormi conseguenze indesiderate. Con o senza un’epidemia, le forniture possono essere tagliate per una serie di motivi. Ad esempio, scioperi, instabilità politica, catastrofi naturali, sanzioni e altre ostilità come guerre e così via…

…Se scoppia una micidiale pandemia di coronavirus o di qualosa’altro e c’è una depressione mondiale, dovremmo essere molto chiari nella nostra mente che il globalismo ne sarà stata la causa. I paesi i cui governi sono così sconsiderati o corrotti da rendere le loro popolazioni vulnerabili a eventi dirompenti all’estero sono instabili dal punto di vista medico, economico, sociale e politico. La conseguenza del globalismo è l’instabilità mondiale.»

www.libreidee.org/2020/02/linfluenza-stagionale-uccide-1-000-volte-piu-del-coronavirus/

Giuseppina Perlasca scrive:

«Se la crisi, mantenuta attentamente nascosta, causata dal coronavirus ci insegna qualcosa è che aver voluto disperdere e polverizzare a livello mondiale ogni produzione industriale è stato un clamoroso errore, perché creato una folle interdipendenza facilmente cancellabile dal minimo imprevisto. Allo stesso modo il sogno di svegliarsi a Pechino, pranzare a Roma ed addormentarsi a New York sembra quasi più un incubo, nel momento in cui i voli aerei intercontinentali vengono cancellati.»

Morte della globalizzazione
Come un piccolo imprevisto virale può porre fine a 40 anni di megalomania mondialista

7 febbraio 2020

scenarieconomici.it/morte-della-globalizzazione-come-un-piccolo-imprevisto-virale-puo-porre-fine-a-40-anni-di-megalomania-mondialista/

Del resto l’ideologia globalista è tutta un coacervo di concetti irrazionali ed erronei, per esempio quello di voler eliminare lo Stato allo scopo di instaurare un nuovo ordine di cose, cioè una comunità mondiale basata sulla fratellanza degli uomini (in realtà senza lo Stato la gente si ammazzerebbe di continuo e per futili motivi agli incroci delle strade, proprio perché verrebbe a mancare la protezione dai conflitti attuati per mezzo della forza fisica, protezione che è la funzione essenziale dello Stato e che può essere messa in atto soltanto in un modo, usando cioè la forza fisica, che è il mezzo specifico dello Stato, come scrisse Max Weber, in quanto contro la forza fisica non si può adoperare altro che una forza fisica di segno opposto, 3, 5, 6), per esempio quello di voler eliminare ogni differenza razziale (il meticciato obbligatorio, 7, 8, 9, 10) allo scopo di eliminare i conflitti tra gli esseri umani (in realtà eliminare le differenze di DNA tra gli individui metterebbe estremamente a rischio la specie umana, perché la biodiversità, in inglese biodiversity, è fondamentale per la sopravvivenza di tutte le specie, mentre i conflitti resterebbero tali e quali, essendo causati non dalle differenze di DNA, ma bensì dal fatto che tutti gli esseri viventi, non solo gli esseri umani, competono obbligatoriamente per le stesse risorse, 11), ecc. ecc.

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1) «Il delirio culturale della caccia alle streghe è spesso erroneamente collocato nel Medio Evo, mentre invece esso afflisse l’Occidente, sia quello cattolico che quello protestante, dal Quattrocento al Settecento.

Per esempio il processo delle streghe di Salem, che si svolse in America in ambiente religioso puritano, è del 1692.

Altro che Medio Evo!»

C’è delirio e delirio

14 maggio 2017

https://luigicocola.wordpress.com/2017/05/14/ce-delirio-e-delirio/

2) «Ritornando al concetto assai interessante espresso da Renaud Camus nelle interviste da me citate: tale concetto mostra e sottolinea la pazzia dei mondialisti (“I remplacistes sono pazzi”), i quali non si rendono minimamente conto che la loro rivoluzione, la rivoluzione mondialista, non raggiungerà affatto lo scopo che essi si prefiggono.

Questo è un concetto assente nelle altre interpretazioni del mondialismo, per le quali esso è perfettamente razionale, anzi è addirittura il frutto dell’Illuminismo e della Ragione: è facile quindi capire perché la critica del mondialismo è attualmente il paradiso degli oscurantisti, mentre invece è proprio la Ragione a svelarci la fallacia e la follia del mondialismo.»

Luci e ombre del pensiero di Renaud Camus sul mondialismo

10 febbraio 2018

https://luigicocola.wordpress.com/2018/02/10/luci-e-ombre-del-pensiero-di-renaud-camus-sul-mondialismo/

3) «Il mondialismo, ossia l’internazionalismo di David Rockefeller, è contro la Ragione.

A dimostrarlo è il fatto che esso vuole abolire lo Stato, il quale, invece, è una necessità della Ragione, una necessità razionale.

Infatti non è umanamente possibile eliminare i conflitti attuati per mezzo del potere della forza fisica, il quale, secondo Bertrand Russell, è uno dei tre principali tipi di potere (essendo gli altri due il potere economico e il potere della propaganda).

Non essendo possibile eliminare i conflitti attuati per mezzo del potere della forza fisica, tranne che nei sogni del millenarismo cristiano, allora lo Stato è necessario, in quanto esso è il mezzo naturale e universale per gestire i suddetti conflitti, sia che essi si presentino nella forma di aggressione di stranieri, sia che essi si presentino nella forma di torti reciproci all’interno di una comunità, come scrive Thomas Hobbes.»

Il mondialismo è contro la Ragione

3 febbraio 2015

https://luigicocola.wordpress.com/2015/02/03/il-mondialismo-e-contro-la-ragione/

4) Paul Craig Roberts è un economista americano (Ph.D. in Economics, University of Virginia) ed è stato Assistant Secretary of the Treasury for Economic Policy nel primo mandato di Ronald Reagan. Nel 1987 ha ricevuto la Legion d’Onore.

5) «Lo Stato è «the most violent and aggressive institution humans have ever spawned», proprio perché lo Stato è l’istituzione politica deputata a gestire il potere della forza fisica, che (probabilmente Duncan Whitmore non lo sa) è uno dei tre principali poteri secondo Bertrand Russell: il potere della forza fisica, il potere economico e il potere della propaganda.

Lo Stato è l’istituzione politica che, usando come mezzo il potere della forza fisica, ha lo scopo supremo di difendere la comunità dalle aggressioni esterne e dai torti reciproci interni (per usare la terminologia di Thomas Hobbes), altro che le fesserie di cui scrive Whitmore (che sicuramente non ha mai letto il Leviathan).

Esattamente ciò che Karl Popper, concordando con Hobbes su tale argomento, chiama così:

«teoria protezionistica dello stato» (in inglese «protectionist theory of the state»)

Karl R. Popper, La società aperta e i suoi nemici – Platone totalitario, vol. I, Armando Editore, 1996 (trad. it. di The Open Society and its Enemies – The Spell of Plato, vol. I, Routledge & Kegan Paul, 1969), pag. 148

Karl Popper è il filosofo dell’«Open Society», in italiano «Società Aperta», il termine di cui si è fraudolentemente appropriato il noto criminale mondialista George Soros (Popper non è affatto un mondialista)…»

Lo spettacolare e stupefacente rimbecillimento dell’intellighenzia occidentale II

9 luglio 2018

https://luigicocola.wordpress.com/2018/07/09/lo-spettacolare-e-stupefacente-rimbecillimento-dellintellighenzia-occidentale-ii/

6) «La forza non è, ovviamente, il mezzo normale o unico dello stato, nemmeno per idea, ma è il suo mezzo specifico. Proprio oggi il rapporto tra Stato e forza appare particolarmente intimo. In passato, le più disparate associazioni, a partire da quella familiare, hanno conosciuto la forza fisica come mezzo del tutto normale. Oggi, invece, dovremo dire che lo Stato è quella comunità umana che all’interno di un determinato territorio – questo del «territorio» costituisce un segno distintivo – rivendica per sé (con successo) il monopolio dell’uso legittimo della forza fisica

Max Weber, La politica come professione, Armando, Roma, 2005 (trad. it. di Politik als Beruf, Klett, Stuttgart, 1995), pagg. 32-33

7) «Quel est l’objectif? Cela va faire parler, mais l’objectif, c’est relever le défi du métissage; défi du métissage que nous adresse le XXIe siècle. Le défi du métissage, la France l’a toujours connu et en relevant le défi du métissage, la France est fidèle à son histoire. D’ailleurs, c’est la consanguinité qui a toujours provoqué la fin des civilisations et des sociétés.»

«Ce n’est pas un choix. C’est une obligation. C’est un impératif. On ne peut pas faire autrement au risque de nous trouver confrontés à des problèmes considérables.»

Discours de Nicolas Sarkozy à l’Ecole polytechnique le 17 décembre 2008

https://aphec.fr/?article376

8) Conférence de presse «Egalité des chances et diversité » – Palaiseau, 17 décembre 2008

N.B.: I virgolettati citati alla nota 7) si trovano rispettivamente al minuto 12:09 e al minuto 39.51

9) «He called for coercive methods to promote “métissage,” cultural mixing (which can sometimes include genetic mixing), which he called an “obligation” during a press conference on 17 December 2008.[137]»

Voce “Nicolas Sarkozy” di Wikipedia in lingua inglese

https://en.wikipedia.org/wiki/Nicolas_Sarkozy

10) «Si vuole bloccare quel processo così importante che dà vita ai popoli e che è il meticciato.»

Papa Francesco: “La xenofobia distrugge anche il popolo di Dio”

25 settembre 2019

https://www.repubblica.it/vaticano/2019/09/25/news/papa

_francesco_la_xenofobia_distrugge_anche_il_popolo_di_dio_-236862828/

Per approfondire il concetto di “meticciato” cfr.:

Quello che ha scritto Scalfari è il piano Kalergi

15 febbraio 2018

https://luigicocola.wordpress.com/2018/02/15/quello-che-ha-scritto-scalfari-e-il-piano-kalergi/

11) «Il nodo della questione, compreso appieno da Hobbes, è che nello stato di natura (cioè in assenza dello Stato) gli esseri umani competono obbligatoriamente per le stesse risorse e quindi sono obbligati a combattere tra di loro, sia con la violenza che con la frode (25), esattamente come la biologia scientifica moderna ci mostra che fanno gli altri animali.

Quindi, se gli esseri umani fossero uguali, anzi identici, tra di loro, non cambierebbe niente, perché anche in tal caso continuerebbero a competere obbligatoriamente per le stesse risorse.»

Sull’idea errata che l’uguaglianza totale conduca alla pace nel mondo

12 febbraio 2019

https://luigicocola.wordpress.com/2019/02/12/sullidea-errata-che-luguaglianza-totale-conduca-alla-pace-nel-mondo/

N.B.: tutti i link sono stati verificati in data odierna.

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Lo sfacelo intellettuale e politico dell’Italia

15 gennaio 2020

Il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha detto:

“Sulla Libia la linea italiana è perfettamente coerente: l’unica soluzione sostenibile è quella politica, ogni tentazione di imporre l’opzione militare è destinata al fallimento e comunque inaccettabile”.

e anche:

“L’Italia ha fatto una scelta ben precisa: siamo disponibili a investire tutto il nostro capitale per indirizzare gli attori libici e la comunità internazionale verso una soluzione politica, ma non siamo disponibili a fornire armi o militari per alimentare un conflitto armato”.

Libia, Conte: “L’unica soluzione è politica”

14 gennaio 2020

https://www.adnkronos.com/fatti/politica/2020/01/14/libia-conte-unica-soluzione-politica_knPOoP64Bm4hwICYGVyFJL.html

Il concetto che la politica prescinda dalla forza, anzi sia in antitesi con essa, è un concetto assolutamente errato, che rivela una grande ignoranza di scienza politica – filosofia politica.

Come scrive Max Weber nella sua celeberrima opera intitolata La politica come professione (Politik als Beruf): il potere della forza fisica è il mezzo specifico dello Stato.

“La forza non è, ovviamente, il mezzo normale o unico dello stato, nemmeno per idea, ma è il suo mezzo specifico. Proprio oggi il rapporto tra Stato e forza appare particolarmente intimo. In passato, le più disparate associazioni, a partire da quella familiare, hanno conosciuto la forza fisica come mezzo del tutto normale. Oggi, invece, dovremo dire che lo Stato è quella comunità umana che all’interno di un determinato territorio – questo del «territorio» costituisce un segno distintivo – rivendica per sé (con successo) il monopolio dell’uso legittimo della forza fisica.”

Max Weber, La politica come professione, Armando, Roma, 2005 (trad. it. di Politik als Beruf, Klett, Stuttgart, 1995), pagg. 32-33

E per Norberto Bobbio “le due funzioni essenziali” dello Stato sono “la milizia e i tribunali” (Norberto Bobbio, Stato, governo, società – Frammenti di un dizionario politico, Einaudi, Torino, 1995, pag. 124).

È semplicemente incredibile, anzi intollerabile, che un professore ordinario di diritto privato, qual è Giuseppe Conte, non conosca – o non accetti, è lo stesso – la definizione di Stato fornita da Max Weber, che è la definizione di Stato universalmente accettata, per non parlare di ciò che scrive Norberto Bobbio sullo Stato, sull’esercito e sulla giustizia: questa è la dimostrazione palese e innegabile dello sfacelo intellettuale e politico dell’Italia.

È poi ovvio che l’Italia vada inevitabilmente incontro al disastro più totale, sia per quanto riguarda la Libia, sia per quanto riguarda l’Unione Europea, sia per quanto riguarda qualsiasi altra cosa.

Per un approfondimento vedi:

Nuovo Rinascimento o nuovo Risorgimento?

https://luigicocola.wordpress.com/2017/04/10/nuovo-rinascimento-o-nuovo-risorgimento/

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Stupirsi, a proposito della Libia, come “Alice nel paese delle meraviglie”

12 gennaio 2020

Ma perché molti si stupiscono, come “Alice nel paese delle meraviglie”, dell’incapacità esibita urbi et orbi dal Presidente del Consiglio Giuseppe Conte e dal Ministro degli Esteri Luigi Di Maio per quanto concerne la crisi della Libia?

Ecco cosa scrive a questo proposito il Generale Vincenzo Camporini, ex Capo di Stato Maggiore della Difesa (dal 2008 al 2011):

«Nel discorso del 7 ottobre 2001 con cui annunciava l’avvio delle operazioni militari in Afghanistan, il Presidente George W. Bush citò esplicitamente per il loro supporto la Gran Bretagna, il Canada, l’Australia, la Germania e la Francia, ma non l’Italia, per il semplice motivo che nei giorni precedenti il ministro Martino aveva negato la disponibilità di truppe e mezzi italiani, come pure sarebbe stato tecnicamente fattibile. Peraltro, dopo un anno il nostro Parlamento autorizzò la nostra partecipazione alle operazioni…

…quindi l’impegno militare, importante, ci fu, ma le titubanze politiche [il neretto è mio] non consentirono di incassarne i dividendi né sul piano politico, né su quello dell’immagine.

È una storia esemplare che purtroppo nella storia nazionale si ripete sovente, a partire dall’operazione Desert Shield nel 1991, quando i nostri Tornado si unirono alle operazioni solo a partire dal secondo giorno…

…Quello che sta accadendo nelle due principali situazioni di crisi che ci vedono oggi coinvolti è esemplare. In Iraq l’Italia offre il secondo contingente in termini numerici dopo gli Usa, quasi mille unità con ruoli diversi, che vanno dalla ricognizione aerea, al rifornimento in volo, all’addestramento delle forze di sicurezza e di quelle di polizia irakene, a fronte, ad esempio, dei 160 militari tedeschi; pure, dopo l’operazione con cui è stato ucciso il Gen. Soleimani il Segretario di Stato Pompeo ha avvertito la necessità di contattare varie capitali, tra cui Berlino, ma non Roma; la cosa non sembra avere sconvolto più di tanto i nostri governanti che, nei ritagli di tempo e di energie lasciato dalle estenuanti diatribe sugli affari interni, dalla tassa sulle bevande zuccherate alla crisi Alitalia, ogni tanto lanciano uno sguardo distratto a quanto accade al di fuori del confini nazionali, salvo poi farsi prendere dal panico e reagire o con altisonanti dichiarazioni che richiamano a sacrosanti principi evangelici, ma che non trovano ascolto, o ad azioni di puro scopo mediatico [il neretto è mio] – un esempio il maldestro tentativo dell’8 gennaio di fare incontrare a Roma al-Sarraj con Haftar – che non hanno nessun valore politico aggiunto e danno evidenza di uno sterile velleitarismo…

…Il risultato di tutto ciò è che Roma è sostanzialmente fuori da tutti i giochi, anche da quelli che le interessano più da vicino (che ne sarà della posizione, oggi dominante, di Eni in Libia, quando Erdogan avrà messo definitivamente le mani sulla Tripolitania?) e viene bellamente ignorata anche quando dà un contributo importante alle missioni di stabilizzazione cui partecipiamo [il neretto è mio]

Vincenzo Camporini

In prima linea ma fuori dai giochi. Camporini spiega il paradosso dell’Italia

9 gennaio 2020

https://formiche.net/2020/01/italia-fuori-dai-giochi-politica-estera-camporini/

Scrivo da tempo del collasso cronico dello Stato italiano – un eufemismo per non dire che lo Stato italiano è uno Stato fallito – e che la causa di ciò consiste in un fatto molto semplice, del quale però nessuno, tranne me, scrive: il cosiddetto Stato italiano non è in realtà uno Stato, ma bensì un sistema associato Stato-Chiesa, che, in quanto tale, non è in grado di utilizzare pienamente e senza remore il potere della forza fisica, che è il mezzo specifico dello Stato, come elegantemente scrisse Max Weber (*).

E quindi “altisonanti dichiarazioni che richiamano a sacrosanti principi evangelici” o “azioni di puro scopo mediatico” sono il massimo che può fare lo Stato italiano, che è uno Stato falso, una mera rappresentazione di Stato, a meno che la responsabilità dell’utilizzo del potere della forza fisica non sia di un altro Stato, intendo dire di uno Stato vero.

Soltanto quando uno o più Stati veri iniziano concretamente a utilizzare il potere della forza fisica, solo allora il falso Stato italiano può utilizzarlo a sua volta, fermo restando, ovviamente, che poi gli Stati veri tratteranno il falso Stato italiano per quello che realmente è: uno Stato fittizio, immaginario.

Ecco la corretta spiegazione del “paradosso dell’Italia” di cui scrive il Generale Camporini (non si tratta di “titubanze politiche”, ma di ben altro).

Vedi anche, per esempio:

La Libia è uno Stato fallito? E l’Italia cos’è?

https://luigicocola.wordpress.com/2017/08/16/la-libia-e-uno-stato-fallito-e-litalia-cose/

e

Due verità misconosciute che il popolo italiano dovrebbe sapere

https://luigicocola.wordpress.com/2019/09/24/due-verita-misconosciute-che-il-popolo-italiano-dovrebbe-sapere/

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(*) «La forza non è, ovviamente, il mezzo normale o unico dello stato, nemmeno per idea, ma è il suo mezzo specifico…

…lo Stato è quella comunità umana che all’interno di un determinato territorio – questo del «territorio» costituisce un segno distintivo – rivendica per sé (con successo) il monopolio dell’uso legittimo della forza fisica

Max Weber, La politica come professione, Armando Editore, 2005, pagg. 32-33

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Due verità misconosciute che il popolo italiano dovrebbe sapere

24 settembre 2019

Il popolo italiano conosce poco, o ignora del tutto, due verità, di cui invece dovrebbe essere pienamente consapevole.

1) La prima verità è il male antico dell’Italia: lo Stato italiano si chiama Stato, ma non è affatto uno Stato.

Trattasi invece di un’associazione Stato-Chiesa, la quale, essendo tale, non è in grado di gestire il potere della forza fisica, potere che è il fondamento dello Stato (come scrisse Max Weber, lo Stato consiste nel “monopolio dell’uso legittimo della forza fisica”).

Da ciò discendono parecchi effetti negativi.

Uno di questi effetti negativi è che le leggi italiane sono buoniste fino al masochismo, tanto buoniste che perdonano tutti i criminali, anche quelli più efferati.

Basti ricordare la recente intervista di Bruno Vespa a Lucia Panigalli, nella quale, come ho ampiamente scritto pochi giorni fa, questa povera donna, che chiede allo Stato italiano giustizia per il passato e protezione per il presente, viene trattata a pesci in faccia dal famoso e potente giornalista, come tutti possono constatare nel video diffuso in internet (che ho riportato nei miei post precedenti).

Perché? Perché ella ha infranto un tabù: in Italia le vittime di reati non possono invocare aiuto, giustizia, protezione e così via, in quanto lo Stato italiano, non essendo affatto uno Stato, ma bensì un’associazione Stato-Chiesa, non può dare nessuna di queste cose.

Non per niente Vespa, a un certo punto dell’intervista, dice testualmente: “Più di questo ho la sensazione che non si possa fare”.

Altro esempio: il caso del “mostro del Circeo”, Angelo Izzo, che lo Stato italiano (o meglio ciò che noi, accettando una falsità, chiamiamo Stato italiano) mise in regime di semilibertà (un efferato assassino in semilibertà!).

Cosa avvenne? Avvenne ovviamente che Angelo Izzo, uscito di galera, uccise di nuovo e cioè uccise due donne, madre e figlia: Maria Carmela e Valentina Maiorano (quest’ultima aveva appena 14 anni), della cui morte è direttamente responsabile ciò che noi chiamiamo falsamente Stato italiano.

Ecco un video in cui Angelo Izzo parla tranquillamente in tribunale di questi due omicidi:

2) La seconda verità è il male moderno dell’Italia, che coesiste con quello antico, ma esso, a differenza di quest’ultimo, è un male che hanno tutti gli europei: l’Unione Europea, lungi dall’essere quello che viene dichiarato pubblicamente, è in realtà il campo di sterminio dei popoli europei.

Infatti i popoli dell’Unione Europea sono oggi sottoposti a un procedimento di sterminio, di cancellazione dalla faccia della terra, mediante:

I) la povertà (l’euro è stato introdotto proprio a tale scopo), II) l’apertura delle frontiere e quindi l’immigrazione senza freni (da cui l’islamizzazione e il meticciato, meticciato di cui ha parlato in termini favorevoli perfino Papa Bergoglio), III) la distruzione della famiglia (per esempio col metodo Bibbiano, ma si possono fare a questo riguardo molti altri esempi).

Queste sono le due verità dell’Italia, altro che le menzogne che raccontano in televisione o nei giornali.

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L’indegna intervista di Bruno Vespa a una donna scampata a un omicidio

19 settembre 2019

«Monta la polemica intorno alla puntata di Porta a Porta di martedì sera durante la quale il conduttore Bruno Vespa ha intervistato una donna sfuggita a un tentativo di femminicidio da parte dell’ex compagno. I social si scatenano contro la sequela di “domande incalzanti” definita da più parti “vergognosa” e “indegna del servizio pubblico”. L’associazione “Giulia – Giornaliste” [questo neretto è mio] attacca il noto collega, reo di aver “dato in pasto al pubblico la sopravvissuta di femminicidio”. Lucia Panigalli vive sotto scorta da quando Mauro Fabbri, con il quale aveva avuto una relazione durata pochi mesi a cui lei aveva messo fine, aveva tentato di ucciderla a coltellate e per questo era finito in carcere. Senza però sollevarla dal pericolo. Durante la detenzione infatti, l’uomo aveva assoldato il compagno di cella, un bulgaro, per finire il lavoro lasciato in sospeso: l’omicidio della donna che aveva osato lasciarlo.

Tornato libero però l’uomo non assolve al compito e anzi denuncia Fabbri (dopo aver intascato i 75 mila euro pagati per l’omidicio ndr) che viene processato ma assolto: il “mandato per l’omicidio” poi non consumato non costituisce reato. Quanto accaduto è gravissimo ma, nonostante ciò, Fabbri ottiene uno sconto di pena per buona condotta. Oggi vive a 4 chilometri dalla casa di Lucia…

“Signora, se avesse voluto ucciderla l’avrebbe fatto”, è una delle frasi pronunciate da Vespa accompagnata da un’espressione sorniona. Scrive Rizzi:

Vespa “perde l’aria grave e rispettosa che aveva poco prima intervistando il potente di turno, Matteo Renzi, e assume un’aria scanzonata e rilassata. Se ne frega che ci sia una sentenza che ha mandato in galera Fabbri per il primo tentato omicidio. Per lui non voleva ucciderla e lo dice interrompendo la donna mentre racconta il primo agguato: l’uomo con il passamontagna che l’aspetta sotto casa e la prende a coltellate, il coltello si spezza e quindi passa ai calci, lei che si divincola e riesce a vederlo in faccia e miracolosamente a scappare. Guardando la foto del volto tumefatto Vespa commenta: ‘In effetti l’aveva ridotta piuttosto male'”.
E continua nella descrizione di quanto accaduto ieri: “La interrompe spesso con domande del tipo ‘Posso chiederle di che cosa si era innamorata?’, che di solito sottintende che è anche un po’ colpa sua se si è scelta un tipo così. E insiste: ’18 mesi sono un bel flirtino però…’. Vespa in tutti i modi prova a minimizzare tra sogghigni e battutine. ‘A differenza di tante altre donne è protetta. Non corre rischi’. Il clou nella frase incredibile: ‘Quindi lui era così follemente innamorato di lei da non volerla dividere se non con la morte, finché morte non vi separi come si dice’. Risata mentre Lucia rabbrividisce e gli risponde che non si può associare la parola amore a quello che le è successo”.

Per l’associazione, Vespa ha violato su tutta la linea la deontologia in particolare il Manifesto di Venezia che, firmato dalla Commissione pari opportunità della Federazione nazionale della stampa, dell’Usigrai e da Giulia Giornaliste, descrive con chiarezza come vanno raccontati i casi femminicidio consumato o tentato sui media, evitando l’empatia con gli assassini e nel rispetto delle vittime, non sottoponendole a un doloroso processo magari per far salire gli ascolti o vendere più giornali.»

Bruno Vespa travolto dalle polemiche: “Ha dato in pasto al pubblico la sopravvissuta di femminicidio”
Social scatenati contro le domande fatte dal giornalista a Lucia Panigalli durante la puntata di Porta a porta. La denuncia di Giulia Giornaliste

(18 settembre 2019)

https://notizie.tiscali.it/cronaca/articoli/vespa-polemiche-sopravvissuta-femminicidio/

«Non è ancora finita: Lucia racconta l’aggressione per filo e per segno. Alla fine Vespa le dice: «Se avesse voluto ucciderla l’avrebbe uccisa, DAI». Lei a quel punto tanto è stupita quasi balbetta. Questa donna, andata in tv a raccontare che dopo dieci anni convive ancora con la paura quotidiana di essere uccisa, si sente quasi costretta a giustificare – elencando nel dettaglio tutte le botte che ha preso e spiegando l’arma si era rotta – perché il suo ex avrebbe potuto effettivamente ucciderla. Conclusione definitiva del signor Vespa, rivolgendosi all’avvocato di lei presente in studio: «La signora per fortuna è protetta, l’aggressore ha il divieto di avvicinarsi alla sua abitazione… Più di questo ho la sensazione che non si possa fare [questo neretto è mio]».

Credo che non ci sia altro da aggiungere, oltre al fatto che aspettiamo le scuse di Vespa, ma che non basteranno. Un’intervista del genere questa donna non se la meritava. Nessuna donna se la sarebbe meritata. Un’intervista del genere non avrebbe dovuto proprio essere trasmessa. Per rispetto di tutte le vittime. E non possiamo accettare che passi inosservata, senza conseguenze per un giornalista che si permette di sminuire la paura di morire di una sopravvissuta, di sorridere mentre lei gli affida il suo terrore, e di non sapere che un tentato omicidio non può essere accostato a un amore folle

L’umiliante intervista di Bruno Vespa a Lucia Panigalli
«Se avesse voluto ucciderla l’avrebbe uccisa!». Il giornalista si è permesso di sminuire la paura di morire di una sopravvissuta a un femminicidio costretta a vivere sotto scorta. E di associare il folle amore a quel tentato omicidio.

(18 settembre 2019)

https://www.letteradonna.it/it/articoli/punti-di-vista/2019/09/18/lucia-panigalli-intervista-bruno-vespa/29023/

«“Lei è fortunata, perché è sopravvissuta. Tante donne vengono uccise”. Polemica per l’intervista fatta martedì sera da Bruno Vespa a Lucia Panigalli, sopravvissuta a un tentativo di omicidio da parte dell’ex compagno nel 2010 e ora sotto scorta. Pubblico, associazioni e utenti social hanno criticato le frasi e i toni utilizzati durante la trasmissione…

…“Dal minuto 01,08,56 Bruno Vespa intervista la signora Lucia Panigalli vittima di un tentativo di.omicidio da parte del ex compagno. Il tono dell’intervistatore tra risolini, negazioni, battutine è semplicemente intollerabile. Questo non è giornalismo, questa è spazzatura”, ha scritto l’associazione Non Una Di Meno Firenze.»

Bufera contro Bruno Vespa per l’intervista a Lucia Panigalli, vittima di violenza
“Se avesse voluto, l’avrebbe uccisa”… “Lei è fortunata, perché è sopravvissuta” sono le frasi incriminate rivolte dal giornalista alla donna, sopravvissuta a un tentativo di omicidio da parte dell’ex compagno

(19 settembre 2019)

https://www.huffingtonpost.it/entry/polemica-per-lintervista-di-bruno-vespa-alla-vittima-di-tentato-femminicidio_it_5d832c4de4b0849d4723a897

Ecco il video di alcuni passi che suscitano forte indignazione dell’intervista di Bruno Vespa a Lucia Panigalli:

Perché Bruno Vespa, un uomo che tutti possono considerare ragionevole ed equilibrato, si scatena in questa riprovevole, assolutamente riprovevole, anzi indegna, aggressione a una povera donna scampata per miracolo a un efferato omicidio e che deve tuttora vivere sotto scorta?

La mia interpretazione è la seguente: Bruno Vespa non è impazzito e non è neanche un bieco maschilista che vuole perdonare un uomo colpevole di aver tentato di uccidere una donna che non voleva più saperne di lui, un uomo che poi, addirittura, in prigione, ha assoldato (e pagato diverse migliaia di euro) un sicario per uccidere la donna che egli non era riuscito a uccidere.

Un uomo che, se la vicenda fosse avvenuta negli Stati Uniti d’America, starebbe a marcire in galera per il resto dei suoi giorni, mentre in Italia oggi è libero, dopo pochissimi anni di carcere, e vive a 4 km da colei che ha tentato ripetutamente di uccidere.

No, Bruno Vespa sta difendendo stupidamente e servilmente lo Stato italiano (non sto parlando qui di globalismo, sto parlando di un male antico dell’Italia), che non è in realtà uno Stato, ma bensì un’associazione Stato-Chiesa, la quale associazione non si comporta, e non si è mai comportata, da vero Stato, le cui “due funzioni essenziali”, come ci ricorda Norberto Bobbio, sono “la milizia e i tribunali”.

Ne ho scritto dettagliatamente in un mio saggio:

«In ultima analisi, non ha senso affermare che lo Stato italiano non funzioni bene, perché non è in realtà uno Stato e di conseguenza non può funzionare come tale.
Ciò che ci sembra una patologia dello Stato, in realtà non è altro che la fisiologia di un sistema associato Stato-Chiesa…

…È evidente che l’unico modo per eliminare l’anomalia italiana è quello di rendere funzionale il compromesso disfunzionale italiano tra forza e caritas.
Occorrerebbe un nuovo Risorgimento.
Purtroppo la realtà italiana attuale differisce dal Risorgimento come la notte dal giorno.
Viviamo in una lunga notte oscura.
Ma la speranza di un nuovo giorno, di un nuovo Risorgimento, non ci può essere tolta.»

Luigi Cocola, Il leviatano senza spada – Una teoria del popolo italiano e del Cristianesimo, lulu.com, 3° ed., 2012, pagg. 56-57

N.B.: tutti i link sono stati verificati in data odierna.

P.S. (22 settembre 2019): per ritornare all’indegna intervista di Bruno Vespa a Lucia Panigalli, cosa vuole quest’ultima? Vuole giustizia per il passato e protezione per il presente: Lucia Panigalli sta chiedendo aiuto e lo chiede ovviamente allo Stato, l’istituzione politica che ha la funzione di difendere la comunità “dall’aggressione di stranieri” (mediante l’esercito) e “dai torti reciproci” (mediante la legge), come scrisse Thomas Hobbes.

Ma lo Stato italiano (a differenza di tutti gli altri Stati del mondo) non può aiutarla, non può offrirle né giustizia né protezione, perché esso è in realtà, come scrivo da anni, un’associazione Stato-Chiesa, la quale associazione è buonista fino al masochismo, tanto buonista da perdonare tutti i criminali.

Formalmente lo Stato italiano è uno Stato, sostanzialmente esso, essendo in realtà un’associazione Stato-Chiesa, non è in grado di gestire il potere della forza fisica (uno dei tre poteri principali indicati da Bertrand Russell, essendo gli altri due il potere economico e il potere della propaganda), potere della forza fisica che è il fondamento dello Stato (come scrisse Max Weber, lo Stato consiste nel “monopolio dell’uso legittimo della forza fisica”).

Allora cosa fa Bruno Vespa? Attacca la vittima che chiede giustizia e protezione. Perché egli vuole difendere lo Stato italiano, l’associazione Stato-Chiesa che c’è (soltanto!) in Italia. Egli vuole difendere questa modalità malsana e fallimentare di organizzazione politica.

Ma si tratta di un’operazione, quella di Vespa, che non può che suscitare l’indignazione generale, perché attaccare la vittima di un tentato omicidio è veramente troppo. E in tutto questo il maschilismo non c’entra assolutamente niente, come invece molti credono (o fanno finta di credere per nascondere il vero problema).

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Nell’UE la politica è morta

4 settembre 2015

Leggo sul Secolo d’Italia del 4 settembre 2015 l’articolo Sui clandestini l’Europa si spacca. L’ungherese Orban guida i ribelli:

Orban è contro l’accoglienza concessa ai rifugiati, «principalmente musulmani»
Prontissima la risposta della cristiano-democratica Angela Merkel: «Se pensiamo ai valori cristiani, allora credo che sia importante difendere la dignità di ogni essere umano là dove è in pericolo». Stessa risposta è arrivata anche dal presidente del Consiglio europeo, il polacco Donald Tusk: «Per me essere cristiano nella vita sociale significa avere dei doveri verso i fratelli in difficoltà».”

http://www.secoloditalia.it/2015/09/immigrazione-orban-europa/

Ebbene, occorre prendere atto che nell’Unione Europea la politica è morta, perché ormai si identifica totalmente con la religione (cristiana).

L’etica della responsabilità, che dovrebbe essere secondo Max Weber l’etica propria della politica, è stata sostituita dall’etica propria della religione: l’etica della convinzione.

È la morte della politica, è la vittoria del millenarismo, è il Secondo Medio Evo.

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Le parole della Ragione sono parole shock

25 luglio 2015

Leggo su Tgcom24 del 25 luglio 2015:

Ungheria, parole shock da premier: “L’Europa non si difende dai migranti”
Viktor Orban continua nella sua opera di chiusura delle frontiere e avverte: “Con i clandestini crescono terrorismo, disoccupazione e criminalità”

http://www.tgcom24.mediaset.it/mondo/ungheria-parole-shock-da-premier-l-europa-non-si-difende-dai-migranti-_2124608-201502a.shtml

A questo punto siamo arrivati: le parole della Ragione sono diventate parole shock.

C’è qualcuno dotato di Ragione che possa considerare errata la seguente proposizione: “Con i clandestini crescono terrorismo, disoccupazione e criminalità”?

Ma nello scenario millenaristico in cui viviamo, simile a quello della caduta dell’Impero romano d’Occidente, la Ragione è sostituita dal pensiero magico-religioso: tutto andrà bene, ci penserà la Divina Provvidenza.

Per comprendere cosa sia la Divina Provvidenza, vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2014/02/14/linternazionalismo-di-rockefeller-e-un-millenarismo/

Ma accogliendo tutte queste genti africane, l’Europa non scomparirà?

Non ha importanza, affermano i millenaristi, l’importante è seguire l’etica della convinzione: dobbiamo seguire il Bene.

Come scrive Max Weber a proposito dell’etica della convinzione: “il cristiano opera giustamente e rimette l’esito nelle mani di Dio” (Max Weber, La politica come professione, 2005, Armando, pag. 103).

Agli occhi dei millenaristi l’etica della responsabilità, l’altra etica indicata da Max Weber, è malvagia, è oscena, è uno shock.

Siamo all’inizio di un Secondo Medio Evo.

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L’unico modo per evitare che l’Islam attacchi l’Occidente

19 gennaio 2014

Ho scritto diversi post sull’attuale conflitto tra Occidente e Islam, conflitto che si è imposto agli occhi di tutti con l’attacco dell’11 settembre 2001.

Credo che il problema principale, se non l’unico, sia quello di evitare che l’Islam attacchi ancora l’Occidente.

Che poi i musulmani non gradiscano la democrazia è un problema da lasciare a filosofi come Bernard-Henri Lévy.

Ebbene, l’unico modo per evitare che l’Islam attacchi ancora l’Occidente è quello di rinunciare all’eliminazione dello Stato, utopia incarnata in passato dall’anarchismo e dal comunismo e attualmente dall‘europeismo e dal multiculturalismo, che sono tutte ideologie antistato.

È difficile rinunciare alle illusioni e ai sogni, ma soltanto quando l’Islam vedrà che l’Occidente non è più debole e inetto com’è attualmente, soltanto allora deporrà le armi.

Gli islamici sono diversi da noi, ma questo non vuol dire affatto che siano stupidi: sono solo diversi.

Ed è una diversità che va rispettata. È una cultura che esiste da circa 1400 anni, ha dimostrato di essere vitale. Perché volete costringerla a cambiare? In nome di cosa?

Tutto ciò non richiede alcuna guerra, alcuna ingerenza negli affari dei paesi islamici.

Richiede invece un cambiamento culturale dell’Occidente.

Perché l’Occidente deve cambiare e l’Islam no?

Perché è l’Occidente che sta sbagliando, è l’Occidente che si vuole suicidare, non l’Islam.

E soltanto quando l’Occidente dimostrerà concretamente di non voler rinunciare allo Stato, ossia alla spada, quella spada che sta sulla bandiera dell’Arabia Saudita, il paese fondamentale dell’Islam, soltanto allora quest’ultimo capirà che è inutile combattere, che non ha alcuna speranza di vittoria.

La spada è l’antico simbolo biblico della forza (vedi Bibbia Emmaus, pag. 2450).

La definizione universalmente accettata di Stato è quella di Max Weber: “…lo Stato è quella comunità umana che all’interno di un determinato territorio – quello del «territorio» costituisce un segno distintivo – rivendica per sé (con successo) il monopolio dell’uso legittimo della forza fisica.” (Max Weber, La politica come professione, Armando, 2005, pagg. 32-33).

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È sbagliato spiegare i difetti della società italiana in termini di questione morale

2 novembre 2012

Quando si parla dei difetti della società italiana (che sono molti, gravi e cronici), la spiegazione che usualmente se ne dà è questa: che gli italiani difettano di etica.

Se ne parla, cioè, come se fosse un problema di vizi e di virtù, ossia in termini di questione morale, che è poi un leitmotiv (ma non un monopolio) della sinistra politica italiana.

Un esempio chiarissimo di ciò si trova nel libro Toghe rotte, di cui ho già scritto in un post precedente:

https://luigicocola.wordpress.com/2012/07/10/lignoranza-ci-sta-sommergendo-2/

Toghe rotte è un libro valido e condivisibile finché parla del lavoro dei magistrati italiani (che gli autori conoscono benissimo, essendo, appunto, magistrati italiani), ossia finché non si arriva all’ultimo capitolo, nel quale gli autori dovrebbero spiegare perché la giustizia italiana funzioni così male (come essi stessi hanno ferocemente mostrato nei capitoli precedenti) e illustrarne i rimedi.

Ahimè, questo capitolo, significativamente intitolato dagli autori Il capitolo più difficile, non coglie nel segno, perché essi, ferratissimi in giurisprudenza, difettano assai della conoscenza della scienza politica, che è (ovviamente a mio personale giudizio) l’unico strumento che permetta la comprensione dei fenomeni di cui stiamo parlando.

Che essi conoscano assai poco la scienza politica è dimostrato da questa perla, che si trova a pagina 161 (Toghe rotte, a cura di Bruno Tinti, Chiarelettere Editore, quarta edizione, ottobre 2007):

“…quindi secondo le regole di separazione dei poteri inventate dopo la Rivoluzione francese…”

Questa frase (coll’aggravante del corsivo!) mostra in modo inequivocabile l’ignoranza dei concetti basilari della scienza politica. Sarebbe bastato dare uno sguardo a Wikipedia (alla voce Separazione dei poteri).

Ebbene, in Toghe rotte, a pag. 155, ossia nella seconda pagina dell’ultimo capitolo, noi possiamo leggere qual è, secondo gli autori, il rimedio alla malagiustizia italiana:

“In due parole, e cominciando dalla fine: deve cambiare tutto. Deve cambiare la cultura etica del nostro paese. Debbono cambiare quelli che fanno politica e debbono cambiare i giudici italiani.”

Come si può notare, si parla di “cultura etica”, ossia della questione morale.

Il resto del capitolo non fa che ricamare su tale questione.

E risulta incredibile la contraddizione costituita dal fatto che in tutto il libro, tranne che nell’ultimo capitolo, viene descritta la giustizia italiana come ipergarantista, perdonista e debole, mentre poi proprio nell’ultimo capitolo, nel quale si dovrebbero tirare le somme, si arriva invece ad affermare:

“Non c’è un’alternativa. O c’è una legge e la si rispetta, o la legge che si applica è quella del più forte.” (pag. 155)

“Quindi la «forza» è in concorrenza con la «giustizia».” (pag. 160)

In altre parole la giustizia, secondo gli autori, prescinde dalla forza, anzi è in antitesi con essa.

Ne discende che il rispetto della legge non può essere altro che una pura scelta etica personale.

Questa è una concezione diametralmente opposta a quella espressa dalla teoria dello Stato, secondo la quale:

a) “…lo Stato è quella comunità umana che all’interno di un determinato territorio – quello del «territorio» costituisce un segno distintivo – rivendica per sé (con successo) il monopolio dell’uso legittimo della forza fisica.(Max Weber, La politica come professione, Armando, 2005, pagg. 32-33).

b) La “forza fisica” è il “mezzo specifico” dello Stato (Max Weber, ibid., pag. 32).

c) Le “due funzioni essenziali” dello Stato sono “la milizia e i tribunali” (Norberto Bobbio, Stato, governo, società, Einaudi, 1995, pag. 124).

d) L’idea dell’«estinzione dello stato» è “un’ubbia, una specie di fissazione”, in quanto: “…non vi saranno più matrimoni infelici, incidenti automobilistici, delitti sessuali? E se vi saranno a chi spetterà il còmpito di proclamare la separazione o il divorzio, il risarcimento del danno e la pena, se non a un giudice, e a chi di farle eseguire se non a funzionari muniti di forza?” (Norberto Bobbio, Politica e cultura, Einaudi, 2005, pagg. 158-159).

Perché esistono queste due concezioni diametralmente opposte? Ebbene, si torna sempre, come ho più volte scritto, alla concezione dello stato di natura di Hobbes e a quella dello stato di natura di Locke, i due grandi filosofi inglesi del Seicento.

Se lo stato di natura del genere umano è definibile così: “…la condizione degli uomini fuori della società civile (condizione che si può ben chiamare stato di natura), non è altro che una guerra di tutti contro tutti…” (Thomas Hobbes, De cive, Editori Riuniti, 1979, pagg. 72-73), è ovvio che la questione morale non c’entra un bel nulla con i difetti della società italiana e la causa di questi ultimi risiede nel fatto che lo Stato italiano è uno Stato cronicamente collassato, ossia uno Stato fallito, che non può espletare compiutamente ed efficacemente le sue “due funzioni essenziali”, ossia “la milizia e i tribunali”, come ho scritto in post precedenti.

Vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2012/09/30/il-collasso-cronico-dello-stato-italiano-cose-e-perche-esiste/

Se invece lo stato di natura del genere umano è definibile in questo modo: “…uno stato di pace, buona volontà, mutua assistenza e conservazione…” (John Locke, Due trattati sul governo, Edizioni Plus, 2007, pag. 198), l’uomo è un essere naturalmente buono e mite, e non ha bisogno dello Stato per vivere in armonia coi propri simili. La causa dei difetti della società italiana consiste quindi nel fatto che gli italiani hanno lasciato la via naturale, ossia la retta via, quella del bene, e imboccato una via contronatura, la via del male. In altre parole essi si comportano in modo eticamente riprovevole. Ed è giusto allora parlare di questione morale.

Occorre puntualizzare che mentre la concezione hobbesiana è del tutto laica, quella lockiana è una concezione che può sembrare di natura filosofica, ma che in realtà è di natura religiosa. Leggiamo infatti quest’altro passo di Locke:

“La legge di natura, dunque, costituisce una norma eterna per tutti gli uomini, per i legislatori come per gli altri. Le norme che essi emanano per governare la condotta degli uomini devono, alla stessa stregua delle loro azioni e delle azioni altrui, essere conformi alla legge di natura, ovvero alla volontà di Dio, della quale essa costituisce una proclamazione…” (John Locke, ibid., pag. 270) .

Il grosso difetto della filosofia politica di Hobbes è che egli collega la sua teoria dello Stato con la forma di governo da lui preferita, la monarchia assoluta. Ma questo collegamento non è necessario, anzi è un artificio vero e proprio, che Hobbes adopera pro domo sua, come ho mostrato nei due saggi di scienza politica che ho scritto: Il Leviatano senza spada e Le nuove forme dell’utopia: europeismo e multiculturalismo.

Vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2012/09/21/per-capire-il-disastro-europeo-e-il-disastro-italiano/

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