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Perché si continua a ripetere lo stesso errore?

3 febbraio 2013

Stavo rileggendo Le origini della seconda guerra mondiale di Alan J.P. Taylor (che fu pubblicato per la prima volta nel 1961), quando mi sono imbattuto nel seguente brano.

Chi è Alan J.P. Taylor? Secondo Richard J.B. Bosworth, autore di una nota biografia di Mussolini, è “…il più brillante storico della sua generazione…” (Richard J.B. Bosworth, Mussolini, Mondadori, 2004, pag. 458).

Ecco il brano, nel quale Taylor spiega i motivi della scarsa preparazione militare della Gran Bretagna prima del 1939:

“L’armamento britannico fu ritardato per un motivo diverso [da quello che ritardò l’armamento francese]. Il governo, è vero, affermò a volte d’essere trattenuto dall’antipatriottico pacifismo dell’opposizione laburista; e questa scusa fu ampiamente esagerata più tardi, quando i fatti dimostrarono le insufficienze del governo. In realtà, però, il governo britannico scelse deliberatamente di limitare a una cifra modesta la spesa per gli armamenti…

…Il governo procedé lentamente per ragioni d’indirizzo politico ed economico, assai più che per paura dell’opposizione laburista…

…Hitler voleva scuotere i nervi dei suoi avversari; questi volevano conciliarselo e indurlo a riprendere negoziati pacifici…

…Il governo britannico aveva paura di offendere l’ortodossia economica anche più che di offendere Hitler. Il segreto del vaso di Pandora, che Schacht aveva aperto in Germania e che anche il New Deal americano aveva svelato, gli rimaneva ancora ignoto. Fedele alla stabilità dei prezzi e della sterlina, considerava ogni aumento della spesa pubblica come un gran male, scusabile, ma pur sempre deprecabile, solo in caso di guerra effettiva. Non sospettava nemmeno che la spesa pubblica per qualunque scopo, anche gli armamenti, portasse con sé maggiore prosperità. Al pari di quasi tutti gli economisti contemporanei, tranne naturalmente Keynes, i ministri britannici consideravano la finanza pubblica come se fosse la finanza di un privato. Quando un individuo spende denaro in oggetti superflui, ha meno da spendere altrove, e c’è minore «domanda»; quando lo Stato spende denaro, ciò provoca una maggiore «domanda», e perciò una maggiore prosperità in tuto [sic] il paese. Oggi per noi questo è ovvio; allora lo sapevano in pochi [il corsivo è mio]. Prima di condannare con troppo dispregio Baldwin e Neville Chamberlain, dobbiamo ricordare che ancora nel 1959 un economista fu elevato alla Camera dei Lords per aver predicato quella stessa dottrina della pubblica tirchieria che rese ridicola la politica britannica prima del 1939.”

(Alan J.P. Taylor, Le origini della seconda guerra mondiale, Laterza, 2006, pagg. 165-166).

Leggiamo adesso un brano del recentissimo (settembre 2012) saggio di Federico Rampini di cui ho scritto qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2012/12/17/un-libro-di-federico-rampini-che-parla-della-mmt/

«La Teoria Monetaria Moderna è ben più radicale del pensiero “keynesiano di sinistra” al quale siamo abituati. Perfino due economisti noti nel mondo intero come l’ala radicale, Krugman e Stiglitz, vengono scavalcati dalla Mmt. Stephanie Kelton, la più giovane nella squadra, ha “battezzato” una nuova metafora… ornitologica. Da una parte ci sono i “falchi” del deficit: Angela Merkel, le tecnocrazie (Fmi, Ue), e tutti quegli economisti schierati a destra con il partito repubblicano negli Stati Uniti, decisi a ridurre ferocemente le spese. Per loro vale la falsa equivalenza tra il bilancio di uno Stato e quello di una famiglia, che non deve vivere al di sopra dei propri mezzi [il corsivo è mio]: un paragone che non regge, una vera assurdità dalle conseguenze tragiche secondo la Mmt.»

(Federico Rampini, “Non ci possiamo più permettere uno Stato sociale” (Falso!), Laterza, 2012, pagg. 94-95).

Come si può notare, “la falsa equivalenza tra il bilancio di uno Stato e quello di una famiglia” è un concetto già contenuto in Keynes, dato che Taylor non conosceva certamente la MMT.

Ma il punto è questo: perché quest’errore madornale viene ripetuto ancora oggi?

Viene ripetuto per ignoranza della scienza economica o per altri, inconfessabili, motivi?

Copyright © 2013 Luigi Cocola. Tutti i diritti riservati.

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Un libro di Federico Rampini che parla della MMT

17 dicembre 2012

Trovo in libreria un recentissimo (settembre 2012) saggio di Federico Rampini edito da Laterza. Si intitola:

“Non ci possiamo più permettere uno Stato sociale” (Falso!)

e parla, fra l’altro, della MMT, Modern Money Theory o Modern Monetary Theory, in italiano Teoria Monetaria Moderna.

Chi è Federico Rampini? Cerchiamo in rete:

«Laurea in Economia alla Bocconi, ha lavorato anche a Mondo Economico, L’espresso, Il Sole-24 Ore.»

http://cinquantamila.corriere.it/storyTellerThread.php?threadId=RAMPINI+Federico

«È stato allievo del sociologo liberale francese Raymond Aron, all’Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales di Parigi, e di Mario Monti all’Università Bocconi…

…Si iscrive giovanissimo al Partito Comunista Italiano e inizia la sua attività di giornalista nel 1977 a Città futura, settimanale della Federazione Giovanile Comunista Italiana (FGCI), di cui era segretario generale Massimo D’Alema; dal 1979 scrive per Rinascita, giornale che deve abbandonare nel 1982 dopo avervi pubblicato un’inchiesta sulla corruzione in seno al PCI. In seguito è stato prima vicedirettore del Sole 24 Ore poi capo della redazione milanese e in seguito inviato del quotidiano la Repubblica a Parigi, Bruxelles, San Francisco e Pechino.

Come corrispondente, ha raccontato dapprima le vicende della Silicon Valley; ha lasciato poi gli Stati Uniti per aprire l’ufficio di corrispondenza di Pechino. Ha insegnato alla Berkeley University e all’Università Jiao Tong di Shanghai. Attualmente è inviato per La Repubblica a New York.»

http://it.wikipedia.org/wiki/Federico_Rampini

Sempre cercando in rete, trovo proprio sul sito della Repubblica il brano riguardante la MMT del suddetto saggio sullo Stato sociale:

E se la risposta alla crisi fosse stampare più soldi? – Se il deficit non e’ un peccato la rivoluzione copernicana dei nuovi economisti Usa

“NEW YORK LE GRANDI crisi partoriscono grandi idee. Così fu dopo il crac del 1929 e la Depressione. Per uscirne, l’ Occidente usò il pensiero di John Maynard Keynes, scoprì un ruolo nuovo per lo Stato nell’ economia, inventò le politiche sociali del New Deal e la costruzione del moderno Welfare State. Oggi siamo daccapo…

…Ma dall’ America una nuova teoria s’ impone all’ attenzione. Si chiama Modern Monetary Theory, ha l’ ambizione di essere la vera erede del pensiero di Keynes, adattato alle sfide del XXI secolo. Ha la certezza di poter trainare l’ Occidente fuori da questa crisi. A patto che i governi si liberino di ideologie vetuste, inadeguate e distruttive. È una rivoluzione copernicana, il cui alfiere porta un cognome celebre: James K.Galbraith, docente di Public Policy all’ università del Texas e consigliere “eretico” di Barack Obama. JAMES K. Galbraith è figlio di uno dei più celebri economisti americani, quel John Kenneth Galbraith che fu grande studioso della Depressione e consulente di John Kennedy. Il nuovo Verbo che sconvolge i dogmi degli economisti, assegna un ruolo benefico al deficit e al debito pubblico. È un attacco frontale all’ ortodossia vigente. Sfida l’ ideologia imperante in Europa, che i “rivoluzionari” della Modern Monetary Theory (o Mmt) considerano alla stregua di un vero oscurantismo. Quel che accade in questi giorni a Roma e Atene, l’ austerity imposta dalla Germania, peri teorici della Mmt non è soltanto sbagliata nei tempi (è pro-ciclica: perché taglia potere d’ acquisto nel bel mezzo di una recessione), ma è concettualmente assurda…

…La Teoria Monetaria Moderna fa a pezzi questa bardatura di vincoli calati dall’ alto, la considera ciarpame ideologico. La sua affermazione più sconvolgente, ai fini pratici, è questa: non ci sono tetti razionali al deficit e al debito sostenibile da parte di uno Stato, perché le banche centrali hanno un potere illimitato di finanziare questi disavanzi stampando moneta. E non solo questo è possibile, ma soprattutto è necessario…

…Il “nuovo Keynes” oggi non è un profeta isolato. Galbraith Jr. è solo il più celebre dei cognomi, ma la Mmt è una vera scuola di pensiero, ricca di cervelli e di think tank. Così come la destra reaganiana ebbe il suo pensatoio nell’ Università di Chicago (dove regnava negli anni Settanta il Nobel dell’ economia Milton Friedman), oggi l’ equivalente “a sinistra” sono la University of Missouri a Kansas City, il Bard College nello Stato di New York, il Roosevelt Institute di Washington. Oltre a Galbraith Jr., tra gli esponenti più autorevoli di questa dottrina figura il “depositario” storico dell’ eredità keynesiana, Lord Robert Skidelsky, grande economista inglese di origine russa nonché biografo di Keynes. Fra gli altri teorici della Mmt ci sono Randall Wray, Stephanie Kelton, l’ australiano Bill Mitchell…

…La Teoria Monetaria Moderna è ben più radicale del pensiero “keynesiano di sinistra” al quale siamo abituati. Perfino due economisti noti nel mondo intero come l’ ala radicale che critica Obama da sinistra, cioè i premi Nobel Paul Krugman e Joseph Stiglitz, vengono scavalcati dalla Mmt. Stephanie Kelton, la più giovane nella squadra, ha battezzato una nuova metafora… ornitologica. Da una parte ci sono i “falchi” del deficit: come Angela Merkel, le tecnocrazie (Fmi, Ue), e tutti quegli economisti schierati a destra con il partito repubblicano negli Stati Uniti, decisi a ridurre ferocemente le spese. Per loro vale la falsa equivalenza tra il bilancio di uno Stato e quello di una famiglia, che non deve vivere al di sopra dei propri mezzi: un paragone che non regge, una vera assurdità dalle conseguenze tragiche secondo la Mmt. Poi ci sono le “colombe” del deficit, i keynesiani come Krugman e Stiglitz. Questi ultimi contestano l’ austerity perché la giudicano intempestiva (i tagli provocano recessione, la recessione peggiora i debiti), però hanno un punto in comune con i “falchi”: anche loro pensano che a lungo andare il debito crea inflazione, soprattutto se finanziato stampando moneta,e quindi andrà ridotto appena possibile. Il terzo protagonista sono i “gufi” del deficit. Negli Stati Uniti come nell’ antica Grecia il gufo è sinonimo di saggezza. I “gufi”, la nuova scuola della Mmt, ritengono che il pericolo dell’inflazione sia inesistente. Secondo Galbraith Jr. «l’ inflazione è un pericolo vero solo quando ci si avvicina al pieno impiego, e una situazione del genere si verificò in modo generalizzato nella p r i m a g u e r r a mondiale». Di certo non oggi. Il deficit pubblico nello scenario odierno è soltanto benefico, a condizione che venga finanziato dalle banche centrali: comprando senza limiti i titoli di Stato emessi dai rispettivi governi…”

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2012/02/21/se-la-risposta-alla-crisi-fosse.html?ref=search

Consiglio a tutti di leggere il libro di Rampini.

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Il mito della dannosità dello Stato

23 ottobre 2012

John Locke è un filosofo inglese del Seicento.

La sua definizione di stato di natura del genere umano è questa: “…uno stato di pace, buona volontà, mutua assistenza e conservazione…”

(John Locke, Due trattati sul governo, 2007, Edizioni Plus, II Trattato, Cap. III, 19).

Nell’originale inglese: “…a state of peace, goodwill, mutual assistance, and preservation…”

(John Locke, Two Treatises of Government, Prepared by Rod Hay for the McMaster University Archive of the History of Economic Thought, disponibile su: http://www.efm.bris.ac.uk/het/locke/government.pdf, data di accesso odierna, Essay Two, Chapter III, 19).

Questo irrealistico e puerile concetto di stato di natura del genere umano ha prodotto nel corso dei secoli danni apocalittici, perché ha creato il mito della dannosità dello Stato.

È evidente, infatti, che se l’uomo fosse un essere naturalmente buono e mansueto, come lo descrive Locke, non avrebbe bisogno di alcuna istituzione politica che lo protegga, cioè non avrebbe bisogno dello Stato, le cui due funzioni essenziali sono appunto quelle di proteggere la comunità dagli aggressori esterni (mediante l’esercito) e dai torti reciproci (mediante la giustizia).

Anzi, lo Stato stravolgerebbe e incattivirebbe la natura buona e mansueta dell’uomo.

E potrebbe addirittura essere, lo Stato, niente altro che un pretesto usato da alcuni, per avere più degli altri.

Lo Stato, lungi dall’essere l’istituzione politica che protegge la comunità, sarebbe il Male.

Se lo Stato fosse questo, effettivamente sarebbe giusto eliminarlo, anche a qualsiasi costo (letteralmente).

Il punto è che l’uomo non è affatto un essere naturalmente buono e mansueto.

È dal mito della dannosità dello Stato che, nel Settecento, nasce la filosofia politica di Rousseau e, nell’Ottocento, da un lato quella di Marx e di Engels (il comunismo) e dall’altro quella di Proudhon (l’anarchismo).

Mentre l’anarchismo è semplice da comprendere, non è intuitivo riconoscere il nesso tra comunismo e volontà di eliminare lo Stato. La questione è brillantemente approfondita da Norberto Bobbio e ne ho riferito qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2012/09/04/perche-il-comunismo-e-unideologia-contraria-allo-stato/

Nel Novecento assistiamo poi al fallimento (ampiamente prevedibile) sia dell’anarchismo che del comunismo.

Nello stesso secolo, però, vediamo nascere altre due ideologie aventi la stessa origine (il mito della dannosità dello Stato) e lo stesso scopo (eliminare lo Stato, a qualsiasi costo): l’europeismo e il multiculturalismo.

Cosa significa “a qualsiasi costo”? Significa: “anche a costo di rovinare economicamente intere popolazioni”.

Questa è la spiegazione razionale dell’europeismo.

Infatti essa spiega ciò che nessuno riesce a spiegare in termini razionali: perché la sinistra politica italiana ed europea sia la sostenitrice più accanita dell’europeismo, quando è ormai evidente a tutti che così si va incontro alla rovina economica dei popoli europei e in primis proprio dell’elettorato della sinistra.

Come ho scritto in un post precedente, su questo punto sbaglia perfino un premio Nobel, Paul Krugman:

https://luigicocola.wordpress.com/2012/09/06/la-realta-delle-cose-e-tragica/

Che poi ci siano coloro che ne approfittano (le banche, la finanza internazionale, ecc., ecc.) è ovvio, ma non sono questi a comandare le danze, perché, semplicemente, non ne avrebbero la forza.

È il mito il primum movens.

Cosa dobbiamo fare quindi per non essere rovinati economicamente?

Dobbiamo gettare a mare l’europeismo, il multiculturalismo, l’Unione Europea e l’euro.

Dobbiamo diventare uno Stato vero e proprio (oggi “Stato italiano” è solo un modo di dire), uno Stato sovrano con una sua moneta sovrana.

Cos’è una moneta sovrana?

È una moneta che ha le seguenti caratteristiche: a) è emessa unicamente da uno Stato (p.e. il dollaro è emesso unicamente dagli Stati Uniti), ossia lo Stato ha il monopolio della sua emissione; b) non è convertibile in oro, argento, ecc.; c) ha un tasso di cambio variabile, ossia non fisso.

Attualmente avere una moneta sovrana non è un’eccezione nel mondo.

È la regola.

Quasi tutti i paesi di lingua inglese, ad esempio, hanno una moneta sovrana: Stati Uniti, Canada (il Canada in realtà è bilingue), Regno Unito e Australia.

L’eccezione è l’Irlanda, perché usa l’euro, che non è una moneta sovrana.

Altri esempi di paesi che hanno una moneta sovrana sono la Svizzera, la Norvegia, il Giappone, ecc. ecc.

Il concetto di moneta sovrana (in inglese sovereign currency) è un concetto fondamentale della Modern Money Theory e lo troviamo esposto in modo facilmente comprensibile per i non economisti in L. Randall Wray, Modern Money Theory – A Primer on Macroeconomics for Sovereign Monetary Systems, 4 settembre 2012, Palgrave Macmillan.

Vedi anche qui:

http://neweconomicperspectives.org/p/modern-monetary-theory-primer.html

Chi è L. Randall Wray?

“L. Randall Wray, Ph.D. is Professor of Economics at the University of Missouri-Kansas City, Research Director with the Center for Full Employment and Price Stability and Senior Research Scholar at The Levy Economics Institute.”

http://neweconomicperspectives.org/p/about.html

Vedi anche qui:

http://ideas.repec.org/cgi-bin/htsearch?q=wray

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Aggiornamento del 20 settembre 2013: Sul suddetto motore di ricerca dedicato all’economia (IDEAS) sono riportate 178 pubblicazioni di L. Randall Wray. Tanto per fare un esempio, le pubblicazioni di Alberto Bagnai riportate in tale data da IDEAS sono 18.

Successo della 2° conferenza nazionale sulla Modern Money Theory (MMT) di Rimini

21 ottobre 2012

La 2° conferenza nazionale sulla Modern Money Theory (MMT) di Rimini del 20-21 ottobre (il 27-28 ottobre ci sarà quella di Cagliari) ha avuto un buon successo, tenuto conto delle polemiche che l’hanno preceduta.

Vedi il mio post del 14 ottobre, Barnard, gli economisti americani dell’MMT e Reggio Calabria:

https://luigicocola.wordpress.com/2012/10/14/barnard-gli-economisti-americani-dellmmt-e-reggio-calabria/

Come infatti scrive Roberto Santilli il 20 ottobre, cioè ieri:

«Al convegno non hanno preso parte gli economisti Stephanie Kelton, Marshall Auerback, Bill Black, economisti che avevano segnato, con Parguez e Michael Hudson, il summit dello scorso febbraio, e James Galbraith e Pavlina Tcherneva, per aver scelto di portare la Mmt dal presidente della Regione Calabria Giuseppe Scopelliti, “pluri inquisito – spiega Barnard motivando la decisione di lasciarli fuori dal summit – gravato da una condanna in primo grado, e da altri seri problemi giudiziari, come ampiamente riportato dagli atti e dalla cronaca, che io colpevolmente ignoravo o sottovalutavo”.»

http://www.abruzzoweb.it/contenuti/economia-summit-mmt-disoccupazione-e-crimine-contro-lumanita/496320-327/

Della questione di Reggio Calabria aveva scritto anche l’Huffington Post, sia nell’edizione italiana, sia nell’edizione U.S.:

«Il Viminale ha sciolto per mafia il Comune di Reggio Calabria. E’ la prima volta in 21 anni, da quando esiste la legge, che viene presa una decisione del genere. Una decisione che mette politicamente nei guai l’ex sindaco – ed attuale governatore della Calabria – Giuseppe Scopelliti, già rinviato a giudizio per reati connessi alla sua gestione.»

http://www.huffingtonpost.it/2012/10/09/il-viminale-scioglie-per-mafia-il-comune-di-reggio-calabria_n_1951822.html

«The government of Reggio Calabria, a southern city that is an `ndrangheta stronghold, was dissolved on Tuesday. Three commissioners will run the city until elections in 18 months’ time.»

http://www.huffingtonpost.com/huff-wires/20121010/eu-italy-mafia-arrest/

Comunque, come scrive Roberto Santilli, gli intervenuti al 2° summit MMT di Rimini sono stati «un migliaio», che non sono certo pochi.

Sempre dal post di Santilli apprendiamo che Warren Mosler ha affermato:

«”L’Italia può pagare in Lire, o nella nuova moneta, tutto ciò che è in vendita. Non è possibile esaurirle, le Lire. L’inflazione, come abbiamo giò spiegato, non è un probolema se gestita con una moneta sovrana. Non è un problema neanche la piena occupazione. Essendo inesauribile, la Lira, come ogni moneta posseduta ed emessa da uno Stato sovrano, c’è la possibilità di dare un lavoro a tutti, garantendo uno stipendio decente per vivere bene ai lavoratori”.»

Come si può notare, il punto è lo «Stato sovrano» e la «moneta sovrana».

Interessante anche il post di Roberto Santilli di oggi, cioè del 21 ottobre, dal quale apprendiamo che:

«Prima di iniziare e dopo la performance di Forstater, che ha ‘suonato’ a parole il ‘blues della Mmt’, Barnard ha lasciato la parola a Rossella Giavarini, imprenditrice di Parma e presidente di Reimpresa, associazione che si è fatta promotrice del summit.

“Non lasceremo distruggere le nostre imprese – ha dichiarato la Giavarini – quello che sta succedendo alle nostre aziende è un crimine, ma noi non siamo delle multinazionali potenti, noi siamo persone che hanno lavorato sempre. Chiediamo a tutti gli imprenditori, alle casalinghe, ai giovani, alle persone comuni, di unirsi a noi in questa lotta per salvare l’Italia”.»

http://www.abruzzoweb.it/contenuti/summit-mmt-ultimo-giorno-di-lezioni-e-ora-di-uscire-dalleurocrimine/496384-327/

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Barnard, gli economisti americani dell’MMT e Reggio Calabria

14 ottobre 2012

Paolo Barnard, il noto giornalista, divulgatore e propugnatore della Modern Money Theory, MMT, in agosto aveva annunciato (per il 20-21 ottobre a Rimini e per il 27-28 ottobre a Cagliari) la seconda conferenza nazionale su tale teoria economica, avendo come relatori vari economisti americani sostenitori di quest’ultima, più Alain Parguez, che è francese (la prima conferenza nazionale si era tenuta a Rimini lo scorso febbraio, riscuotendo un buon successo).

In precedenza, era stato proposto a Barnard di organizzare una conferenza a Reggio Calabria. Ma le lunghe trattative per organizzarla hanno poi prodotto una rottura tra Barnard e la maggior parte degli economisti americani di cui sopra, nel senso che Barnard si è alla fine rifiutato, mentre questi ultimi hanno deciso di andarci senza di lui.

Le cose ora stanno così: la seconda conferenza nazionale MMT si terrà nei giorni e nei luoghi suddetti, con gli interventi di Warren Mosler, Mathew Forstater e Alain Parguez, mentre gli altri economisti americani dell’MMT andranno a un convegno che si terrà a Reggio Calabria (e cioè, pare, nella sede del Consiglio Regionale della Calabria).

Ma, quando tutti, o quasi, biasimavano Barnard per la spaccatura prodotta dal suo rifiuto di andare a Reggio Calabria, ecco il colpo di scena.

Il 9 ottobre La Repubblica esce con quest’articolo:

«Il Viminale scioglie per mafia

il comune di Reggio Calabria

Il ministro Cancellieri: “Un atto sofferto, fatto a favore della città”. La pesantissima relazione del Prefetto»

«Reggio Calabria – Il Viminale ha sciolto per mafia il Comune di Reggio Calabria. E’ la prima volta in 21 anni, da quando esiste la legge, che viene presa una decisione del genere. Una decisione che mette politicamente nei guai l’ex sindaco – ed attuale governatore della Calabria – Giuseppe Scopelliti, già rinviato a giudizio per reati connessi alla sua gestione. Lo scioglimento del comune di Reggio Calabria “è stato un atto sofferto fatto a favore della città” ha dichiarato il ministro. Già nominato Commissario Vincenzo Perico, attuale Prefetto di Crotone.»

http://www.repubblica.it/cronaca/2012/10/09/news/scioglimento-44197399/?ref=HREC1-4

Da notare che la notizia è stata ripresa anche dall’edizione italiana dell’Huffington Post:

http://www.huffingtonpost.it/2012/10/09/il-viminale-scioglie-per-mafia-il-comune-di-reggio-calabria_n_1951822.html

Cos’è l’Huffington Post? Vedi qui:

http://it.wikipedia.org/wiki/The_Huffington_Post

Ecco cosa aveva scritto Barnard sull’argomento (prima del 9 ottobre, cioè il 5 ottobre):

«Ho licenziato dalla lista dei relatori, e da future collaborazioni con me in Italia, Stephanie Kelton, Marshall Auerback e James Galbraith, per gravi violazioni di ordine deontologico ed etico. Costoro, assieme agli altri MMT Bill Black e Pavlina Tcherneva, hanno accettato di offrire il prestigio accademico della MMT al Presidente della Regione Calabria Giuseppe Scopelliti (e ad alcuni suoi faccendieri diffamatori e amici di massoni in seconda). Scopelliti è un politico pluri inquisito, gravato da una condanna in primo grado, e da altri seri problemi giudiziari, come ampiamente riportato dagli atti e dalla cronaca, che io colpevolmente ignoravo o sottovalutavo. Mi sono ravveduto, in fretta. Ritengo infatti che se la MMT viene portata in pompa magna, e pubblicamente, a dar lustro a un politico così legalmente compromesso, si rischia la fine della sua credibilità in Italia, di tutto il mio lavoro di tre anni, e di quello di chi ha faticato con me, con un danno tragico al beneficio che la MMT può offrire a questo Paese in crisi disperata. La MMT può e deve andare come consulenza a (quasi) chiunque la richieda, ma non come marchio di prestigio pubblico di un politico o di un partito, meno che meno di quelli indagati o condannati. Significa bollarla e squalificarla per tutto il resto della cittadinanza.

I miei ex relatori Kelton, Auerback e Galbraith, con Black e Tcherneva, non hanno avuto alcuna remora nella loro scelta, devastante, e ciò che più m’indigna è che nel loro Paese – dove per molto meno qualsiasi personaggio pubblico viene distrutto nella reputazione – essi non si sarebbero neppure sognati di compiere una simile scelleratezza. Fra l’altro trovo comico (e indecente), mi si permetta, che il prode criminologo Bill Black siederà pacioso a fianco di un politico già condannato e pluri indagato. In ogni caso essi non posseggono più da questo momento i requisiti di trasparenza ed etica necessari a contribuire a ciò che io, e chi lavora con me, stiamo cercando di costruire in Italia con la MMT. A noi rimangono Warren Mosler, Alain Parguez e Mathew Forstater, un team eccezionale.»

http://www.paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=463

Che ciò sia stato scritto da Barnard prima del 9 ottobre è provato da vari documenti rintracciabili in rete, p.e. questo:

http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=10907

Tirate le somme, in questa vicenda Barnard è risultato vincente, laddove invece l’avevano dato tutti, o quasi, per perdente.

L’uomo è più in gamba di quanto molti pensassero.

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Barnard ha organizzato per ottobre la seconda conferenza italiana sulla MMT

22 agosto 2012

Il 20-21 ottobre 2012 a Rimini

e

il 27-28 ottobre 2012 a Cagliari

si terrà la seconda conferenza italiana sulla Modern Money Theory, MMT.

Per i particolari, si rimanda al sito di Paolo Barnard:

http://www.paolobarnard.info/

I due corni del problema

22 luglio 2012

Nella trasmissione TV di Gianluigi Paragone “L’ultima parola” del 20 luglio 2012 c’era anche Paolo Barnard, il giornalista noto per essersi fortemente impegnato nella divulgazione della Teoria Monetaria Moderna (Modern Monetary Theory, o Modern Money Theory, MMT).

Barnard è assai encomiabile per la passione e l’impegno che profonde nel propagandare soluzioni nuove al disastro economico provocato dall’euro e nel propagandare il concetto che senza lo Stato siamo completamente indifesi nei riguardi del sistema finanziario internazionale.
Vedi:

http://paolobarnard.info/

Ebbene, Barnard, nella suddetta trasmissione TV, ha espresso un concetto fondamentale:

“Lei [si rivolgeva a Maroni] si deve porre la domanda: chi crea la liquidità? Chi crea il bene finanziario? 1. Lo Stato 2. Le banche. Con il sistema euro lo Stato è morto.”

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-562e7042-d847-4816-921b-ec60c4536332.html#p=0

O lo Stato o le banche. Sono questi i due corni del problema.

La sinistra politica italiana, spacciatrice di utopie, ha voluto eliminare lo Stato pensando di realizzare il paradiso in terra, di realizzare l’utopia, e invece, senza lo scudo dello Stato, si è trovata davanti il potere delle banche!
Non che lo Stato sovrano non abbia il potere, ma un conto è un potere che ha lo scopo di difendere la comunità, un altro è un potere al quale della comunità non frega niente, un potere per il quale la comunità è solo un pollo da spennare!

Illuminante, sempre nella suddetta trasmissione TV, anche il breve intervento di Alain Parguez (Professore Emerito di Economia dell’Université de Franche-Comté at Besançon, ed ex consigliere di Mitterrand), il quale ha detto chiaro e tondo che l’euro è stato creato proprio per distruggere lo Stato.

Vedi un altro intervento di Alain Parguez, quello pronunciato a Rimini il 25 febbraio 2012 al seminario sulla Teoria Monetaria Moderna organizzato da Paolo Barnard:

http://www.libreidee.org/2012/05/parguez-con-leuro-si-avvera-oggi-il-sogno-dei-fan-di-hitler/

Focalizziamo l’attenzione su un punto di quest’ultimo intervento di Parguez:
“Cito il direttore generale del ministero delle finanze francese, che appartiene all’ordine monastico dei Benedettini ed è anche il capo dell’Opus Dei francese – fra l’altro, anche la Commissione Europea (come il governo francese) è ampiamente controllata dall’Opus Dei.”

Leggiamo adesso questo passo di Bobbio:
“All’estremo opposto l’ideale della fine della società politica e della classe politica che ne trae un abusivo vantaggio è stato predicato da una concezione che oggi si direbbe tecnocratica dello Stato, come quella esposta da Saint-Simon secondo cui nella società industriale ove protagonisti non sono più i guerrieri e i legisti ma diventano gli scienziati e i produttori, non ci sarà più bisogno della «spada di Cesare». Questo ideale tecnocratico peraltro si accompagna in Saint-Simon con una forte ispirazione religiosa (il nouveau christianisme), quasi a suggerire l’idea che questo salto fuori della storia che è la società senza Stato [il corsivo è mio] non sia pensabile prescindendo da un’idea messianica.” (Norberto Bobbio, Stato, governo, società, Einaudi, 1995, pag. 124).

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