Posts Tagged ‘nazismo’

Paolo Savona, la Germania e la sua politica di potenza

25 maggio 2018

Ho sentito in TV che è in uscita un libro dell’economista Paolo Savona, che forse (speriamo) diventerà Ministro dell’Economia nel nascente governo sostenuto da Matteo Salvini e da Luigi Di Maio.

Questo libro, il cui titolo dovrebbe essere Come un incubo e come un sogno, stando alle anticipazioni riportate dalla stampa, dovrebbe riguardare anche la cosiddetta politica di potenza della Germania.

Ebbene, ho scritto su tale argomento sia nei miei due saggi di scienza politica, sia in questo blog:

«Comunque, se nel Seicento i tedeschi avessero avuto il buon senso di trattare gli Asburgo come gli inglesi trattarono nello stesso secolo gli Stuart (ossia con la prima e la seconda rivoluzione inglese), non ci sarebbero in seguito state né la prima, né la seconda guerra mondiale, la cui remota origine fu la Controriforma degli Asburgo, che distrusse l’unità politica del popolo tedesco e produsse in esso una palese volontà di potenza ipercompensatoria.»

Luigi Cocola, Il leviatano senza spada – Una teoria del popolo italiano e del Cristianesimo, 3° ed., 2012, lulu.com, pag. 33

«Per quanto riguarda la cultura tedesca e quella italiana, esse sono culture difettive. Di ciò ho scritto ampiamente altrove (18, 39).
Il difetto della prima è la mancanza di unità politica (Germania e Austria sono infatti due Stati separati), che ha generato in passato, e continua a generare anche oggi, una palese volontà di potenza ipercompensatoria, per il semplice motivo che in Europa, in assenza di barriere geografiche, l’impulso di coloro che parlano la stessa lingua a unirsi politicamente è irrefrenabile e inestirpabile…

…Bloccare il suddetto impulso significa renderlo ancora più forte e pervasivo, e il risultato, com’è tristemente noto, è quello di stimolare nella cultura tedesca micidiali fantasie di potenza.
La politica di Angela Merkel, ad esempio, è un’evidente politica di potenza, appena mascherata da buone maniere e da sorrisi di circostanza.»

Luigi Cocola, Le nuove forme dell’utopia: europeismo e multiculturalismo – Come e perché l’Occidente cerca ripetutamente di suicidarsi, 3° ed., 2013, lulu.com, pagg. 41-42

Vedi anche, su questo blog, questi due post:

Se lo Stato è indispensabile, bisogna non solo rigettare l’Unione Europea, ma anche attuare un’igiene politica degli Stati europei (28 dicembre 2012)

https://luigicocola.wordpress.com/2012/12/28/se-lo-stato-e-indispensabile-bisogna-non-solo-rigettare-lunione-europea-ma-anche-attuare-unigiene-politica-degli-stati-europei/

La volontà di potenza adleriana della cultura tedesca (27 febbraio 2013)

https://luigicocola.wordpress.com/2013/02/27/la-volonta-di-potenza-adleriana-della-cultura-tedesca/

Del resto questa volontà di potenza della Germania è dichiarata esplicitamente nell’inno nazionale tedesco, che inizia così:

“Deutschland, Deutschland über alles,
über alles in der Welt”

Vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2013/02/06/linno-nazionale-della-germania/

Anche un cretino capirebbe che è stato un enorme sbaglio fare della Germania il perno dell’Unione Europea.

L’ho scritto molte volte, l’élite mondialista è un’élite fuori di testa, contraria alla Ragione, anzi affetta da cretinismo europeista, e per giunta anche molto ignorante.

Copyright © 2018 Luigi Cocola. Tutti i diritti riservati.

Annunci

Le lezioni della storia di cui parla Angela Merkel

26 gennaio 2018

By Nuremberg-1-.jpg:English: Work of the United States Governmentderivative work: Beao (Nuremberg-1-.jpg) [Public domain], via Wikimedia Commons

Era meglio Hitler

10 febbraio 2015

Guardo in televisione la Grecia ridotta in miseria.

Un popolo che discende dal miracolo greco di Platone e Aristotele, il miracolo che sta alla base della nostra civiltà, che non ha più cibo da mangiare e una casa per dormire.

Un’infamia.

Era questo il sogno europeo?

Un sogno infamante?

Era questo il sogno del vecchio Kant?

Era meglio Hitler della Merkel, almeno non era ipocrita, almeno non fingeva.

E i tedeschi non comprendono di essersi coperti d’infamia.

O forse sono felici, perché hanno ritrovato, dopo settant’anni, la loro vera essenza, la loro vera natura.

Copyright © 2015 Luigi Cocola. Tutti i diritti riservati.

???????????????????????

Bundesarchiv, Bild 183-H1216-0500-002 / CC-BY-SA [CC BY-SA 3.0 de], via Wikimedia Commons

Sperando che gli intellettuali americani non siano tutti così

9 maggio 2014

Leggo un articolo di Mattia Ferraresi pubblicato dal Foglio il 17 aprile 2014 e intitolato Il crepuscolo dell’impero americano tradito da Venere:

http://www.ilfoglio.it/soloqui/22899

Si tratta di un’intervista a Donald Kagan, che «…è uno storico dell’antica Grecia e intellettuale conservatore nato in Lituania nel 1932 e cresciuto a Brooklyn. Ha insegnato alla Cornell University e a Yale.».

Donald Kagan è il padre di Robert Kagan (marito di Victoria Nuland): «Kagan è studioso della classicità e pater familias di una dinastia conservatrice. Robert Kagan è l’intellettuale neocon che all’inizio della guerra al terrore condensò la cruciale differenza fra l’America che viene da Marte e l’Europa da Venere…».

Robert Kagan si riferiva chiaramente a un bestseller, Gli uomini vengono da Marte, le donne da Venere, che, come ci informa Wikipedia in italiano, «…ha venduto 6 milioni di copie.»:

http://it.wikipedia.org/wiki/John_Gray_%28psicologo%29

È interessante notare che l’autore, John Gray, «…received an unaccredited PhD degree by correspondence in 1982 from Columbia Pacific University (CPU), a now-defunct university located in San Rafael…», vedi qui:

http://en.wikipedia.org/wiki/John_Gray_%28U.S._author%29

Ma torniamo a Donald Kagan.

Leggo la sua intervista con crescente disapprovazione: «Adesso esagero, ma credo che senza l’intervento dell’America la Prima guerra mondiale non sarebbe mai finita.».

Senza l’intervento dell’America, certamente la prima guerra mondiale non sarebbe finita producendo inevitabilmente il fascismo, il nazismo e la seconda guerra mondiale (non ci sarebbe stato neanche l’Olocausto!), vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2014/02/09/le-folli-decisioni-di-woodrow-wilson/

E ancora:

«Siamo soltanto all’inizio, e la Russia non è ancora abbastanza potente per rappresentare una minaccia chiara e imminente, ma l’aggressività di Putin ha introdotto un senso di paura inedito.».

Aggressività di Putin? Ma è Putin che è stato aggredito dall’Occidente, vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2014/03/05/obama-sta-spingendo-il-mondo-verso-la-terza-guerra-mondiale/

e qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2014/03/09/linternazionalismo-di-david-rockefeller-sara-fermato-dalla-russia-e-dalla-cina/

e qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2014/03/18/con-lucraina-loccidente-ha-gettato-la-maschera/

E ancora:

«Kagan, mente abituata a non soffermarsi sulle cose penultime, mette lo spettacolo poco edificante della debolezza occidentale sullo sfondo di una crisi antropologico-culturale la cui chiave è la “parte soffice del cristianesimo”. “C’è un aspetto problematico nel cristianesimo e per quanto la secolarizzazione avanzi, il cristianesimo non si può sradicare dalla mentalità occidentale. Il punto è questo: la figura di Gesù che predica il sermone della montagna, un insegnamento così utopico che se non fosse così serio e ammirevole sarebbe ridicolo. Il suo potere persuasivo è enorme, chiunque sia cresciuto nella cultura occidentale se lo ritrova da qualche parte nel cuore e nella mente. E’ ammirevole, dicevo, ma è l’opposto di come le cose vanno nel mondo. Non si può eliminare il fatto che gli uomini agiscono virtuosamente in certi casi, ma nelle cose più importanti altre motivazioni prevalgono. Il potere e l’egoismo tendono a dominare le cose umane. Dunque, cosa fanno gli uomini quando hanno questa promessa enorme nel cuore ma allo stesso tempo devono venire a patti con il mondo? L’occidente ha al suo interno questa terribile e affascinante contraddizione. L’islam in questo senso ha un vantaggio filosofico enorme, perché non c’è contraddizione fra la sua visione antropologica e la dominazione politica e militare.».

È evidente che Kagan non ha capito cos’è il Cristianesimo (e la cosa non mi sorprende). Guarda un po’, magari Gesù, invece di ammirare la ricchezza, sarebbe stato favorevole a quel welfare state che Donald Kagan odia tanto:

«Se il professore è duro con l’America guidata dal sedile posteriore, sull’Europa ha posizioni simili a quelle della nuora, Toria Nuland, sottosegretario del dipartimento di stato sorpresa a pronunciare in una telefonata privata le ineffabili parole: “Fuck the Eu”. “L’Europa è pietosa – dice Kagan – il welfare state, e questo è sempre più vero anche in America, l’ha depredata della capacità di pensare chiaramente e criticamente a qualunque cosa. Non è disposta a fare sacrifici di nessun tipo per qualsiasi scopo. Si aspettano soltanto di ricevere qualcosa dallo stato.».

Mi fermo, volutamente, qui.

Copyright © 2014 Luigi Cocola. Tutti i diritti riservati.

Le folli decisioni di Woodrow Wilson

9 febbraio 2014

In post precedenti ho scritto che gli Stati Uniti d’America hanno rovinato l’Europa per ben due volte: quasi un secolo fa, con le folli decisioni prese da Woodrow Wilson alla fine della prima guerra mondiale e attualmente, con il folle progetto internazionalista di David Rockefeller (quindi Bilderberg, Trilaterale, ecc. ecc.).

Approfondirò qui quanto ho già scritto a proposito di Wilson.

Ebbene, le esiziali decisioni di Wilson riguardano due tematiche: l’atteggiamento esageratamente punitivo verso la Germania, che aveva perso la guerra, e il tradimento di un alleato, ossia l’Italia.

Tali decisioni produssero direttamente e inevitabilmente la seconda guerra mondiale, il fascismo e il nazismo.

È vero che poi, nella seconda guerra mondiale, gli americani salvarono il mondo dal nazismo, ma lo salvarono distruggendo un mostro che essi stessi avevano creato.

I morti della seconda guerra mondiale, compreso l’Olocausto, superarono i 50 milioni. Inoltre il mondo intero fu messo in una situazione terribile, perché se i nazisti avessero realizzato un ordigno nucleare, non avrebbero di certo esitato a usarlo in modo intensivo.

Questo fu l’esito diretto e inevitabile delle folli decisioni di Wilson. Ed è errato attribuire ad altri tali decisioni, perché è indiscusso che fu Wilson, ossia gli Stati Uniti d’America, a guidare le decisioni prese alla fine della prima guerra mondiale.

Per quanto riguarda la Germania, basta guardare una cartina politica dell’Europa degli anni compresi tra le due guerre mondiali, per capire cosa fu in realtà il Corridoio di Danzica.

Esso non fu altro che un mezzo per dividere il territorio del popolo tedesco in due parti, per mutilarlo, per spezzarne la continuità. Insomma una versione moderna delle Forche Caudine.

Si immagini cosa sarebbe successo se i tedeschi avessero vinto la guerra e avessero poi diviso in due parti, ad esempio, il territorio del popolo francese.

Inoltre l’idea wilsoniana che la Polonia necessitasse di un accesso al mare è ridicola. La Cecoslovacchia ebbe un accesso al mare? L’Austria ebbe un accesso al mare? L’Ungheria ebbe un accesso al mare?

Ma questo non è tutto. Infatti il grande storico inglese Alan J.P. Taylor scrive:

“…Danzica, città di popolazione tedesca…”

(Alan J.P. Taylor, Le origini della seconda guerra mondiale, Laterza, 2006, pag. 52).

Quindi secondo il principio di autodeterminazione dei popoli così solennemente sostenuto da Woodrow Wilson stesso, Danzica avrebbe dovuto far parte del territorio tedesco.

Invece essa fu tolta alla Germania.

Per quanto riguarda l’Italia, che era un alleato, ci fu un tradimento, come spiega Alan J.P. Taylor:

“La politica americana avrebbe contato meno se le grandi potenze europee fossero state di un solo avviso. Francia, Gran Bretagna e Italia costituivano una coalizione formidabile, nonostante la svalutazione che se ne fece dopo. Avevano retto contro la Germania, pur non riuscendo a sconfiggerla. L’Italia era la più debole delle tre, sia per risorse economiche che per coerenza politica; si era inoltre estraniata dai suoi alleati per il risentimento di non aver avuto la giusta parte delle spoglie belliche: non le era stata data la sua fetta di Impero ottomano, e fu poi gabbata, dopo molte lagnanze, con insignificanti concessioni coloniali. [il corsivo è mio]”

(ibid., pag. 60)

Questo tradimento fu opera di Wilson. E non ha alcuna rilevanza che gli USA non avessero firmato il Patto di Londra, che è del 1915. Non lo firmarono semplicemente perché entrarono in guerra più tardi, nel 1917. Ma è evidente che i patti si fanno per essere rispettati, se non li si rispetta si tratta di un tradimento.

Tradire un alleato è cosa etica e nobile? Eppure Wilson è noto per essere l’alfiere dell’idealismo politico.

E non è finita: Fiume, che non era compresa nel Patto di Londra, era una città di popolazione italiana. Eppure non fu data all’Italia, in contraddizione col principio di autodeterminazione dei popoli.

In definitiva, le decisioni concrete che Wilson prese alla fine della prima guerra mondiale non solo erano di per sé sbagliate, perché avrebbero chiaramente condotto a un nuovo conflitto armato, erano anche contrarie a tutto ciò che egli sosteneva teoricamente. Così al danno si unì anche la beffa, l’irrisione.

Come scrive giustamente Taylor:

“La pace di Versailles difettò fin da principio di validità morale.”

(ibid., pag. 54).

Così la “Vittoria mutilata” (espressione coniata da Gabriele D’Annunzio) non fu affatto un mito, come spesso erroneamente si ritiene, bensì fu un’evidente realtà. Infatti per quanto riguarda l’Italia, né venne applicato il Patto di Londra, né venne applicato il principio di autodeterminazione dei popoli.

E senza l’Impresa di Fiume da parte di D’annunzio (1919), ciò che si intende per fascismo non sarebbe mai nato. Infatti il Partito Nazionale Fascista fu fondato nel 1921. È vero che i Fasci italiani di combattimento nacquero qualche mese prima dell’Impresa di Fiume, ma se è per questo i Fasci di azione rivoluzionaria interventista nacquero nel 1914 e i Fasci dei lavoratori nel 1891. Il punto è che senza l’estetica del poeta Gabriele D’Annunzio, il fascismo sarebbe stato tutt’altra cosa e non avrebbe mai avuto l’enorme impatto sulle masse che invece ebbe.

Intendiamoci: se Fiume fosse stata assegnata all’Italia e/o se il Patto di Londra fosse stato rispettato, ossia se non ci fosse stata la “Vittoria mutilata”, il fascismo, con o senza D’Annunzio, non sarebbe mai sorto, come del resto è ben noto.

Comunque, come i fatti storici si svolsero, l’estetica di D’annunzio appare determinante. Infatti, come scrive Lucy Hughes-Hallett nella sua biografia di D’Annunzio (Lucy Hughes-Hallett, Gabriele d’Annunzio, Rizzoli, 2013), Mussolini imitò tutto ciò che il Vate aveva messo in scena nell’Impresa di Fiume: le camicie nere, il saluto romano, l’urlo «Eia, eia, eia, alalà!», i dialoghi con la folla, le parate in stile militare, ecc. ecc.

Insomma i modelli del fascismo, che furono poi copiati da Hitler (le camicie brune, il saluto nazista, ecc. ecc.).

Copyright © 2014 Luigi Cocola. Tutti i diritti riservati.

Gli USA hanno creato sia il nazismo sia il terrorismo islamico

6 febbraio 2014

Gli Stati Uniti d’America sono maestri nel crearsi i propri mortali nemici, infatti sono stati essi stessi a creare il nazismo e il terrorismo islamico.

Senza le folli decisioni prese da Woodrow Wilson alla Conferenza della pace di Parigi del 1919, il nazismo non sarebbe mai nato (e neanche il fascismo).

Come ho scritto in un vecchio post:

«Dividere il territorio della Germania in due parti tramite il Corridoio di Danzica – una cosa da pazzi, peggio di uno sputo in faccia – fu precisamente la causa della seconda guerra mondiale. È corretto affermare che Wilson fu causa sia della seconda guerra mondiale (con la creazione del Corridoio di Danzica), sia del fascismo, perché senza il suo indegno comportamento verso la delegazione italiana alla Conferenza della pace di Parigi (la quale, umiliata a morte, abbandonò addirittura la Conferenza), non ci sarebbe mai stata l’Impresa di Fiume da parte di D’Annunzio e quindi non sarebbe mai nato il fascismo di Mussolini. E senza Mussolini, Hitler è impensabile. È assai difficile trovare nella storia un individuo che abbia causato più danni di Woodrow Wilson. È molto probabile che egli avesse tendenze sadiche. A riprova del fatto che il premio Nobel per la pace è una buffonata, gliene fu assegnato uno proprio nel 1919.

P.S.: Per chi sia convinto che le rivendicazioni italiane alla Conferenza della pace di Parigi fossero in realtà illegittime, riporto il giudizio di un grandissimo storico inglese, Alan J.P. Taylor.

La politica americana avrebbe contato meno se le grandi potenze europee fossero state di un solo avviso. Francia, Gran Bretagna e Italia costituivano una coalizione formidabile, nonostante la svalutazione che se ne fece dopo. Avevano retto contro la Germania, pur non riuscendo a sconfiggerla. L’Italia era la più debole delle tre, sia per risorse economiche che per coerenza politica; si era inoltre estraniata dai suoi alleati per il risentimento di non aver avuto la giusta parte delle spoglie belliche: non le era stata data la sua fetta di Impero ottomano, e fu poi gabbata, dopo molte lagnanze, con insignificanti concessioni coloniali. [il corsivo è mio]“

(Alan J.P. Taylor, Le origini della seconda guerra mondiale, Laterza, 2006, pag. 60)»

https://luigicocola.wordpress.com/2013/01/20/la-ragione-e-la-paura/

Per quanto riguarda il terrorismo islamico e l’11 settembre, essi non sono altro che il prodotto del folle progetto internazionalista di David Rockefeller (quindi Bilderberg, Trilaterale, ecc. ecc.), vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2014/01/27/quale-sara-il-futuro-delloccidente/

e qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2013/09/02/contro-il-terrorismo-islamico-gli-usa-sbagliano-tutto/

e qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2013/08/25/il-sogno-irrealizzabile-di-un-uomo-molto-ricco-un-mondo-senza-stato/

e qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2013/08/18/senza-lunione-europea-non-ci-sarebbe-mai-stato-l11-settembre/

Copyright © 2014 Luigi Cocola. Tutti i diritti riservati.

L’ignoranza ci sta sommergendo II

19 giugno 2013

Circa un anno fa ho scritto un post sull’ignoranza che ci sta sommergendo, vedi qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2012/07/10/lignoranza-ci-sta-sommergendo-2/

Oggi scriverò di un’altra perla, opera questa volta di Giulio Sapelli:

“La Germania, come ben aveva visto il grande Federico Engels in Po und Rhein, sorge dalla spada d’acciaio degli Junker prussiani che sono gli eredi delle tribù germaniche descritte da Tacito («adorano gli alberi, spezzano il pane con i denti…») che fermarono Roma al vallo di Adriano e cambiarono così la storia d’Europa e del mondo, ponendo di fatto le basi storico-concrete per l’avvento del nazismo secoli e secoli dopo.”

http://www.linkiesta.it/italia-mario-monti

Chi è Giulio Sapelli? Wikipedia ci informa che:

“Giulio Sapelli (Torino, 1947) è uno storico ed economista italiano…

…È attualmente professore ordinario di Storia Economica presso l’Università degli Studi di Milano, dove insegna anche Analisi Culturale dei Processi Organizzativi. È collaboratore del Corriere della Sera e de Il Sussidiario.net.”

http://it.wikipedia.org/wiki/Giulio_Sapelli

Il bello è che più d’uno ha avvertito Sapelli che il “vallo di Adriano” non si trova in Germania (vedi ad esempio con la funzione “trova” del browser i termini “Adriano” e “Tacito” nella pagina web suddetta), ma lui niente, non ha cambiato una virgola.

Per un’analisi razionale del carattere, per così dire, aggressivo del popolo tedesco (intendo per popolo tedesco l’insieme di individui che parlano il tedesco come lingua madre), vedi invece questi miei due post:

https://luigicocola.wordpress.com/2012/12/28/se-lo-stato-e-indispensabile-bisogna-non-solo-rigettare-lunione-europea-ma-anche-attuare-unigiene-politica-degli-stati-europei/

https://luigicocola.wordpress.com/2013/02/27/la-volonta-di-potenza-adleriana-della-cultura-tedesca/

Del resto Wikipedia alla voce “Impero romano” giustamente recita:

“Nella sua massima espansione, l’Impero si estendeva, in tutto o in parte sui territori degli odierni stati di: Portogallo, Spagna, Andorra, Francia, Monaco, Belgio, Paesi Bassi (regioni meridionali), Regno Unito (Inghilterra, Galles, parte della Scozia), Lussemburgo, Germania (regioni meridionali e occidentali), Svizzera, Austria, Liechtenstein, Ungheria, Italia…[il corsivo è mio]”.

http://it.wikipedia.org/wiki/Impero_romano

La stessa Vienna fu costruita dagli antichi romani. Si chiamava Vindobona, vedi qui:

http://it.wikipedia.org/wiki/Vindobona

L’Austria “Fu conquistata da Romani e per secoli fece parte dell’Impero Romano”:

http://it.wikipedia.org/wiki/Austria

È appena il caso di ricordare che Hitler era austriaco.

Come si può quindi ipotizzare (senza parlare poi del Vallo di Adriano) che l’attuale aggressività del popolo tedesco sia causata dal fatto che esso non fu civilizzato dagli antichi romani? Lo fu, eccome.

Copyright © 2013 Luigi Cocola. Tutti i diritti riservati.

La volontà di potenza adleriana della cultura tedesca

27 febbraio 2013

Questo post riguarda un argomento a proposito del quale ho già scritto sia nei miei due saggi di scienza politica (quelli con la copertina verde sotto il titolo del mio blog), sia in questo post precedente:

https://luigicocola.wordpress.com/2012/12/28/se-lo-stato-e-indispensabile-bisogna-non-solo-rigettare-lunione-europea-ma-anche-attuare-unigiene-politica-degli-stati-europei/

La caratteristica volontà di potenza della cultura tedesca (ossia della comunità linguistica tedesca) è il prodotto di una lunga concatenazione di eventi.

L’evento iniziale, il primo anello della catena, è la guerra dei Trent’anni, iniziata da Ferdinando II d’Asburgo allo scopo di eliminare la Riforma Protestante.

Leggiamo un brano della Storia d’Europa del grande storico inglese Herbert A. L. Fisher:

Primum mobile della guerra fu un gesuita coronato. Giudicato alla luce dei mutamenti attuati per sua personale iniziativa, Ferdinando di Stiria (1619-37), divenuto più tardi l’imperatore Ferdinando II, dev’esser considerato come uno dei grandi uomini d’azione del secolo. Fu il primo allievo di un collegio di gesuiti che salisse al trono imperiale; e sulla sua intelligenza angusta, esasperata e permeata della dottrina gesuitica, dominava un’unica passione, un unico scopo: odiava i protestanti e stabilì di sradicarli dai suoi dominii.”

(Herbert A. L. Fisher, Storia d’Europa, 1971, Laterza, vol. II, pag. 201)

La guerra terminò nel 1648 con la pace di Westfalia, nella quale i contendenti si accordarono per un compromesso. In altri termini non vinsero né i cattolici Asburgo, né i protestanti tedeschi.

Il risultato fu la distruzione della preesistente unità politica del popolo tedesco (intendo per popolo tedesco l’insieme di individui di madre lingua tedesca, ossia la comunità linguistica tedesca, ossia la cultura tedesca). Tale unità politica fu frammentata in circa 350 piccoli Stati autonomi.

Leggiamo un altro brano di Fisher:

“Un vero abisso separa la Germania di Federico Barbarossa dalla debole federazione di circa trecento e cinquanta stati (ciascuno dei quali autorizzato a seguire una propria politica finché non si opponesse a quella dell’imperatore) uscita dal congresso di Westfalia. Mentre il Barbarossa esercitava sulla Germania un’autorità reale, anche se irregolare, ora la potenza dell’imperatore, benché riconfermata nell’Austria, nella Boemia e nell’Ungheria, non era che un’ombra fra i tedeschi.”

(Herbert A. L. Fisher, ibid., pag. 222)

È proprio da questa frammentazione che nacque la volontà di potenza ipercompensatoria caratteristica della cultura tedesca, per il semplice motivo che in Europa, in assenza di barriere geografiche (ad esempio il mare), l’impulso di coloro che parlano la stessa lingua a unirsi politicamente è irrefrenabile e inestirpabile.

Ciò probabilmente è causato dal grande numero di lingue esistenti in Europa (a differenza che nelle Americhe): ognuna di queste lingue lotta strenuamente per la propria sopravvivenza e l’impulso a unirsi politicamente è la diretta conseguenza di questa strenua lotta per la sopravvivenza.

È interessante notare che volontà di potenza e ipercompensazione sono concetti fondamentali della psicologia di Alfred Adler, che era di madrelingua tedesca, ossia un tedesco.

Adler ci fornisce un esempio di cosa egli intenda per ipercompensazione: Demostene era balbuziente, ma reagì a tale stato di inferiorità divenendo un grandissimo oratore. Il punto nodale della teoria di Adler è che la reazione a uno stato di inferiorità non mira a una semplice compensazione, ma a una ipercompensazione. Il povero non sogna una banale tranquillità economica, bensì la ricchezza.

È ben noto che il concetto di volontà di potenza nacque con Nietzsche, anch’egli di madrelingua tedesca, ma questi intendeva tale concetto in modo assai differente da come lo intese poi Adler, al cui pensiero io mi sto qui riferendo. E vorrei enfatizzare ciò: la filosofia di Nietzsche mi è completamente estranea, come risulta evidente a chiunque legga i miei due saggi di scienza politica.

È da rimarcare che la filosofia di Nietzsche ha la sua vera origine proprio nel tentativo di fornire al popolo tedesco l’aggressività necessaria a riconquistare manu militari l’unità politica perduta con la pace di Westfalia.

Che la riunificazione politica del popolo tedesco sia stata fortemente propugnata dai suoi filosofi è riconosciuto da tutti, da Bertrand Russell (Bertrand Russell, Storia della filosofia occidentale, 1967, Longanesi, pagg. 958-959) agli storici della Columbia University:

“Ma l’elemento determinante, la concezione della Germania come qualcosa di diverso da un’espressione geografica, derivò soprattutto dalla visione e dalla passione dei filosofi e dei letterati tedeschi.”

(John A. Garraty, Peter Gay, Storia del mondo, a cura della Columbia University, 1973, Mondadori, pag. 755)

Nietzsche però esagerò nell’elaborare concetti di barbarica e ripugnante aggressività e fornì così una base filosofica alla demoniaca ideologia nazista.

Comunque, se nel Seicento i tedeschi avessero avuto il buon senso di trattare gli Asburgo come gli inglesi trattarono nello stesso secolo gli Stuart (ossia con la prima e la seconda rivoluzione inglese), non ci sarebbero in seguito state né la prima, né la seconda guerra mondiale, la cui origine remota fu la Controriforma degli Asburgo, che distrusse l’unità politica del popolo tedesco e produsse in esso una palese volontà di potenza ipercompensatoria.

C’è un modo per eliminare questa adleriana volontà di potenza della cultura tedesca? La ragione ci suggerisce che l’unificazione politica di tutta la comunità linguistica tedesca attuale (intendo la Germania e l’Austria) sia l’unica via che possa portare, col tempo, alla scomparsa di questa tendenza assai deleteria della cultura tedesca, tendenza che provoca tensione in Europa e nel mondo.

Intanto però non bisogna dare modo a tale volontà di potenza di manifestarsi e l’euro fornisce invece lo scenario ideale perché essa si possa manifestare liberamente, come ho già scritto in questo post:

https://luigicocola.wordpress.com/2013/02/06/ecco-come-finiscono-le-utopie/

Da ricordare che, immediatamente dopo la prima guerra mondiale, l’Austria, diventata repubblica, chiese di potersi unificare alla Germania, ma ciò le fu proibito dagli Stati vincitori della guerra.

Fu un enorme errore, fatto perché non si ragiona sulla storia. Eppure Machiavelli ci aveva insegnato proprio questo: a ragionare sulla storia.

Non va ovviamente compresa in questa unificazione la porzione di lingua tedesca della Svizzera, perché il patto sociale del popolo svizzero è del tutto peculiare e non si basa sulla lingua, come ho più volte scritto, ad esempio qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2012/10/01/cretinismo-europeista/

Copyright © 2013 Luigi Cocola. Tutti i diritti riservati.

Clamoroso, il papa tedesco se ne va

11 febbraio 2013

La clamorosa notizia ha invaso tutto il mondo: il papa tedesco, ossia Joseph Ratzinger, annuncia le sue dimissioni.

Una foto del papa tedesco è visibile qui:

https://luigicocola.wordpress.com/2012/10/08/il-vaticano-non-paghera-limu/

È l’unico papa che abbia abdicato oltre a Celestino V.

Vedi per esempio qui:

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2013-02-11/lunico-precedente-celestino-124228.shtml?uuid=AbugqKTH

Celestino V, come recita Wikipedia in italiano, “fu il 192º Papa della Chiesa cattolica dal 29 agosto al 13 dicembre 1294”.

Dante, il padre della lingua italiana, lo pone all’inferno, senza però nominarne il nome:

«Poscia ch’io v’ebbi alcun riconosciuto,

vidi e conobbi l’ombra di colui che fece per viltade il gran rifiuto.»

http://it.wikipedia.org/wiki/Inferno_-_Canto_terzo

Wikipedia in italiano ha qualche dubbio che Dante si riferisca a Celestino V: si vede che l’anonimo estensore di questa voce ha fatto scuole diverse dalle mie, perché al liceo mi dissero che si trattava proprio di costui.

Sono per nascita sia italiano che cattolico e perciò mi sento pienamente in diritto di esternare la mia opinione sull’argomento: è stato un madornale errore fare di un tedesco, che per giunta fu in gioventù nazista, il papa della Chiesa di Roma.

Che sia stato nazista suo malgrado, per semplici ragioni anagrafiche, non è un argomento accettabile: lo fu e questo basta.

Che “Il giovane Joseph Ratzinger fu arruolato a forza dai nazisti, e solo come ausiliario nella contraerea.”, come scrive “La Repubblica” il 17 agosto 2006, non cambia affatto la questione.

Vedi:

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2006/08/17/la-polemica-sullo-scrittore.html

È meglio che i tedeschi se ne stiano a casa loro e non mettano il becco nelle faccende italiane.

E se ciò vi sembra esagerato, guardate una qualsiasi partita di calcio fra la nazionale italiana e quella tedesca: capirete facilmente che quanto sopra non è pensato solo da me.

Copyright © 2013 Luigi Cocola. Tutti i diritti riservati.

Ecco come finiscono le utopie

6 febbraio 2013

L’utopia comunista è finita come tutti sappiamo: oggi l’Unione Sovietica non esiste più.

L’utopia europeista, rappresentata dall’Unione Europea, sta affrontando adesso il giudizio della storia.

C’era solo un modo per dare una possibilità di esprimersi alla politica di potenza, alla Machtpolitik, della Germania: rendere l’economia il mezzo di competizione fra i popoli europei, vincolandoli tutti alla stessa moneta.

Ebbene, proprio questo è stato fatto: hanno edificato lo scenario ideale per la politica di potenza tedesca, ossia l’Unione Europea.

Infatti la guerra è del tutto preclusa, dato che la Germania non è una potenza nucleare (grazie a Dio!), mentre lo sono il Regno Unito e la Francia. Per inciso, questo è vero il motivo della pace in Europa, non l’Unione Europea.

L’utopia europeista (l’Unione Europea) finirà come è finita l’utopia comunista (l’Unione Sovietica): per il suo fallimento economico.

Ma la sua agonia non sarà una passeggiata di salute: ci aspettano “sangue, fatica, lacrime e sudore”.

Per diminuire la durata di tale agonia, non votate alle imminenti elezioni per chi ci ha venduto alla Germania: Monti e Bersani.

Copyright © 2013 Luigi Cocola. Tutti i diritti riservati.